Concetti Chiave
- Dante descrive il destino dell'uomo come una traiettoria obbligata da Dio, influenzata dal libero arbitrio che può portare al peccato.
- L'intelligenza e la coscienza sono elementi distintivi dell'uomo, che gli permettono di controllare gli impulsi naturali e di adottare virtù.
- Boccaccio suggerisce che l'uomo può esistere senza Dio, introducendo il concetto di fortuna come una Dea che decide la sorte dell'individuo.
- La fortuna è presentata come un fattore aleatorio, ma l'uomo ha la capacità di affrontarla e di dominare le avversità attraverso l'ingegno e la virtù.
- Entrambi gli autori evidenziano la centralità dell'uomo nella sua esistenza, ponendo l'accento sulla responsabilità personale nel determinare il proprio destino.
Qual è il destino dell'uomo secondo Dante?
Dante dice che come il fulmine scende verso il basso e il fuoco va verso l’altro, così è il destino dell’uomo, il quale è obbligato a seguire una specifica traiettoria, essendo animato da Dio. Ma l’uomo quando, per libero arbitrio devia la strada, pecca. Al centro come detto c’è l’uomo che è l’elemento naturale nel quale si manifestano dati particolari: quali l’ingegno e l’amore che sono delle componenti che derivano dalla natura, e quindi essendo un suo elemento segue gli istinti della natura, ma avendo l’intelligenza lui si distingue dagli altri elementi. L’intelligenza no serve al altro ce affinare l’amore il quale è un impulso che nell’uomo va controllato e raffinato. L’uomo oltre ad avere l’intelligenza ha pure la coscienza cioè la capacità di distinguere il giusto dallo sbagliato e questa capacità inducono l’uomo intelligente ad assumere delle virtù, vivendo sulla sua pelle una serie di valori alti.
Boccaccio e il concetto di fortuna
Quindi in tutte queste qualità che possiede l’uomo, Boccaccio ci da la dimostrazione che l’uomo può essere senza Dio. Se scompare la provvidenza, compare un concetto che arriva dalla cultura classica, che significa “per caso”; nella novella “Cisti Fornaio” nel VI giorno la fortuna la definisce come una Dea che decide il destino dell’uomo, ma sono al 50% perché l’uomo può gestire la sua vita usando l’intelligenza. Quindi la fortuna può essere favorevole o sfavorevole, quindi qui è Dio fuori dalla vita dell’uomo. L’uomo può superare questa fortuna quando è contraria con l’ingegno e la virtù quindi l’uomo è anche capace di dominare gli eventi che gli si contrappongono.
Domande da interrogazione
- Qual è la visione di Dante sul destino dell'uomo?
- Come si differenzia il pensiero di Boccaccio da quello di Dante riguardo al destino?
- In che modo l'uomo può affrontare la fortuna avversa secondo Boccaccio?
Dante sostiene che l'uomo segue una traiettoria predeterminata da Dio, ma può deviare da essa attraverso il libero arbitrio, commettendo peccati. L'intelligenza e la coscienza permettono all'uomo di distinguere tra giusto e sbagliato, portandolo ad assumere virtù e valori elevati.
Boccaccio introduce il concetto di fortuna, descrivendola come una Dea che influisce sul destino dell'uomo, ma sottolinea che l'uomo ha la capacità di gestire la propria vita attraverso l'intelligenza e la virtù, anche in assenza di Dio.
Secondo Boccaccio, l'uomo può superare la fortuna sfavorevole utilizzando l'ingegno e le virtù, dimostrando così di avere il potere di dominare gli eventi avversi che si presentano nella sua vita.