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Proemio, temi e personaggi dell'Orlando Furioso

Ariosto riassume però il tema che tratterà nel poema nei primi due versi, quando afferma che “canterà”, quindi che parlerà de “le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese”.
Questi primi due versi sono un chiaro riferimento alla letteratura e alla tradizione classica:
1. In primo luogo sono un riferimento virgiliano, in quanto Virgilio nell’Eneide scrisse Arma virumque cano, che significa "Canto le imprese militari e l'eroe"
2. Inoltre possono anche essere interpretati come un riferimento al canto 14esimo del Purgatorio di Dante, in quanto Dante ai versi 109-110-111 scrive:
Le donne e ’ cavalier, li affanni e li agi
che ne ’nvogliava amore e cortesia
là dove i cuor son fatti sì malvagi.
Ariosto quindi si inserisce in una lunga tradizione, spostandosi, però, su un piano completamente diverso. Infatti, nel dare avvio alla propria opera, l’autore mette in prima posizione le donne, a cui seguono i cavalieri, le armi e gli amori. Egli ci propone una struttura alternativa, in alcuni casi ironica, all’interno della quale i ruoli dell’uomo e della donna sono intercambiabili e spesso sovrapponibili. Bradamante, per esempio, è un cavaliere ma anche una donna.

L’Orlando Furioso può essere interpretato come la sublimazione più alta della ricerca dell’oggetto del desiderio. Tutti i cavalieri nell’Orlando ricercano continuamente qualcosa, e l’unica eccezione è il personaggio femminile principale, Angelica, la quale non cerca nulla, e si configura rispetto ai cavalieri come l’oggetto del desiderio. Angelica rappresenta un’eccezione anche perché è l’unica a raggiungere il proprio desiderio. La letteratura viene vista quindi come la sublimazione di una vita che non riesce a sublimare i desideri, e se visualizzata sotto questo aspetto può essere anche vista come un antidoto alla vita, che protegge gli individui, specialmente i più deboli, dalle pulsioni.

Un altro personaggio emblematico è Sacripante. Sacripante è un personaggio secondario introdotto nel primo canto (è il terzo cavaliere che il lettore incontra). Nonostante appunto il suo ruolo secondario, l’importanza di questo personaggio consiste nel fatto che a lui sono riconducibili i due filoni sottostanti al testo:
1. Il primo si riferisce al ciclo il cui tema è l’amore, ovvero il Ciclo Arturiano
2. Il secondo si riferisce al ciclo il cui tema è la guerra, ovvero il Ciclo carolingio

Sacripante rappresenta quindi un tratto di unione tra queste due sfere. I cavalieri combattono sia per l’amore che per la guerra, e spesso si confrontano in duelli. Tuttavia, all’interno del Furioso, i cavalieri si dedicano più “all’amore” che “all’arme”. Sacripante è un personaggio che deriva da una tradizione culturale precisa, infatti era già presente all’interno dell’Orlando Innamorato. Egli è un re saraceno di Circassia, nonché di un fortissimo guerriero. Questo personaggio entra in scena deprecando la fortuna. Infatti, Sacripante è innamorato di Angelica, ma è convinto che, mentre si trovava in Oriente, altri abbiano già colto l’oggetto del suo amore. Il tema della fortuna è un tema molto sentito nella letteratura, ed è trattato da numerosi autori, tra cui Machiavelli, il quale sostiene che il principe debba “costruire gli argini prima che il fiume esondi”; la fortuna secondo Machiavelli può quindi essere dominata, mentre per Sacripante la fortuna è crudele. Tuttavia, la fortuna a cui si riferisce Sacripante è di un altro tenore rispetto a quella di cui parla Machiavelli, in quanto è una fortuna legata all’amore, che gli ha tolto la donna amata. Sacripante irrompe quindi nel poema affermando che la fortuna è a lui avversa; Sacripante in realtà non si rende conto del fatto che la fortuna non gli è avversa, anzi, proprio in quel momento egli si trova in una situazione favorevole. Infatti, improvvisamente si ritrova nella selva nello stesso momento in cui, casualmente, giunge anche Angelica, la quale ha bisogno di un cavaliere che la accompagni e la aiuti ad uscire dalla foresta. Sacripante cerca di approfittare della situazione per abusare di Angelica, ma sopraggiunge cavaliere che lo sconfigge. Si tratta di Bradamante, e in riferimento alla vicenda Ariosto scrive, con un intervento diretto nel testo: “Tu dei saper che ti levò di sella/ l’alto valor d’una gentil donzella”, ovvero: colui che si pensava fosse un cavaliere era in realtà una donna guerriera. A questo punto i ruoli della donna e dell’uomo si invertono: secondo cui la donna è l’essere debole e passivo che deve essere protetto e sostenuto dall’uomo, teoricamente forte e valoroso. In questo caso, abbiamo una donna forte (Bradamante) che salva un’altra donna, e che fa apparire l’uomo (Sacripante) l’essere più debole; quest’ultimo addirittura viene messo in ridicolo perché cade da cavallo (era il disonore più grande per un cavaliere). Quindi Sacripante perde l’onore, il cavallo e, sostanzialmente l’identità. Sacripante non è un cavaliere valoroso, perché le sue imprese non sono mosse da un fine alto, si muove solo per soddisfare un proprio desiderio perlopiù fisico. La tensione tra l’amore platonico e il possesso erotico è uno degli aspetti che accomunano Orlando e Sacripante. Sacripante svolge uno dei temi fondamentali all’interno del poema, quello del potere accecante dell’amore, che determina una percezione distorta e falsa della realtà, porta a comportamenti inadeguati e, in alcuni casi, come quello di Orlando, alla follia. Sacripante può quindi essere considerato come un alter ego in tono minore di Orlando; infatti, all’interno dell’opera, solo loro due vengono nominati distintamente tra i numerosi cavalieri che cercano di conquistare Angelica.
Nel primo canto abbiamo le riflessioni di sacripante (speculari a quelle di Orlando) sulla donna in quanto oggetto del desiderio:
la verginella è simile alla rosa,
ch’in bel giardin su la nativa spina
mentre sola e sicura si riposa,
né gregge né pastor le si avvicina:
(I, 42)

In questi versi e in quelli successivi, la vergine è paragonata a una rosa. Nel momento in cui Angelica rassicura Sacripante, rivelandogli che “la sua rosa non è stata ancora colta”, la donna strumentalizza il cavaliere per raggiungere il suo fine, quello di attraversare la selva senza incorrere in problemi. In questo passaggio, il narratore mette in dubbio la sincerità di Angelica, e intervene affermando: forse era ver, ma non però credibile, in altre parole: “possiamo veramente credere alla verginità di questa donna?”. Quel dubbio che viene insinuato nel lettore, solo nel 19 canto viene risolto scrive: Angelica a Medor la prima rosa/ Coglier lasciò non ancor tocca inante (l’immagine della rosa colta è metafora della vergine “contaminata”, con chiaro riferimento a Catullo). Ancora una volta abbiamo però il rovesciamento del sistema cavalleresco, in quanto è Angelica che prende l’iniziativa e “lascia cogliere” la rosa a Medoro, non Medoro che in modo attivo coglie la rosa. Il fatto che Ariosto ci metta davanti ad un dubbio, è spiegato con il suo intento di mostrare la precarietà del mondo e delle sue regole. Questa precarietà non riguarda soltanto dell’autore o i personaggi, ma anche il lettore, sempre chiamato partecipe nella narrazione, coinvolto in questi gioco di illusioni e di specchi. Calvino chiama questo concetto “lo scricchiolio della storia”, riferendosi al fatto che la vita è precaria, non certa, e l’uomo è costantemente coinvolto in un gioco di specchi, simulazioni, illusioni che costituiscono tra l’altro la materia dell’opera stessa. All’inizio del poema, la ricerca dei personaggi all’interno della finzione corrisponde alla ricerca dell’uomo nella vita reale. Possiamo infatti leggere l’Orlando Furioso come un’opera antropologica, un testo sulla condizione umana nei suoi vari aspetti: Ariosto ci propone una visione molteplice del mondo, una visione basata sull’errore, sulla possibilità dell’errore, e che si rifiuta di stabilire delle sicurezze, delle certezze, e che anzi mette costantemente il lettore in dubbio. Ci troviamo continuamente di fronte all’elemento dell’errore che sta di fianco all’errare, tutti procedono alla ricerca di qualcosa che si sposta continuamente tra la ricerca (errare) e l’errore umano. Ariosto ci fa capire quindi che l’uomo è fragile, l’uomo sbaglia continuamente, e anche noi, nella continua ricerca dei personaggi lungo il poema, abbiamo quella constante sensazione di spaesamento, che è in fondo la vita dell’uomo. In questo modo le illusioni dell’uomo e del narratore vengono espresse nella fragilità dei personaggi che Ariosto rende vittime dei giochi dell’amore.

La situazione di Angelica dà origine a una riflessione del poeta, che scrive: Quel che l’uom vede, Amor gli fa invisibile e l’invisibil fa vedere Amore, ovvero Amore, spiega Ariosto, fa diventare visibile o invisibile le cose del mondo, in altre parole, fa impazzire: tanto è vero che Orlando perde il senno.

Il Furioso rifiuta una visione del mondo ad una sola dimensione: Ariosto propone molteplici visioni del mondo, egli accetta l’errore, l’insicurezza, il dubbio, egli stesso mette il dubbio e in discussione molte volte il lettore; i cavalieri per esempio dovrebbero stare nel campo di battaglia ma stanno nella selva a combattere per una ricerca che non è affine alla loro.
L’eccesso di Orlando porta al parossismo, all'abbandono del controllo. Egli si scompone, perde la sua integrità, questa nuova figura di Orlando stride con quella vecchia: Orlando da paladino della cristianità e modello per gli altri cavalieri diventa una bestia, un animale brutale.
Ariosto afferma inoltre che la follia può cogliere tutti, è un dato costitutivo dell’esistenza, e quella pazzia è la stessa che trova corpo, storicamente nella penisola Italiana, cioè nella situazione politica italiana ai tempi di Ariosto.

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