Concetti Chiave
- Il proemio dell'Orlando Furioso è caratterizzato da uno stile classicheggiante, equilibrato e armonioso, suscitando perplessità nei critici riguardo al rapporto tra stile e stato d'animo di Ariosto.
- Ariosto introduce temi centrali come l'amore e le donne, associandoli a cavalieri e armi, elementi tipici del ciclo epico cavalleresco carolingio e arturiano.
- Il chiasmo presente nella prima ottava sottolinea l'importanza dei temi amorosi, anticipando l'intreccio narrativo dell'opera.
- La dedica a Ippolito Testa, con riferimenti al "Principe" di Machiavelli, sottolinea l'importanza del legame tra Ariosto e il suo patrono, attribuendogli il titolo di "Erculea prole".
- Ariosto fa un parallelo tra la follia d'amore di Orlando e la sua esperienza personale, evidenziando un elemento autobiografico nel poema.
Stile e Critica dell'Orlando Furioso
Il proemio dell'Orlando furioso è suddiviso in ottave. Lo stile generale è classicheggiante, con toni solenni ed aulici, questo lo rende equilibrato, musicale, armonioso... Questo lascia perplessi i critici perchè non si capisce se il suo stile corrisponde al suo stato d'animo: Ariosto così viene definito un uomo equilibrato, che "rimedia" alla sua vita in crisi, con il suo stile classicista.
Temi Principali del Proemio
La prima ottava comincia con un chiasmo (figura retorica: incrocio di parole):
"Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori ..." Le donne vengono associate agli amori, ed i cavalieri con le armi. Ariosto scrive così perchè vuole anteporre l'amore e le donne in ogni cosa. Con questo possiamo affermare che il ciclo del proemio è carolingio (I cavalieri e le armi) ma anche arturiano (le donne e l'amore), fattori tipici e caratteristici del poema epico cavalleresco. Possiamo anche notare che alla fine del secondo verso è presente "io canto", frase caratteristica dei, da poco citati, poemi epici. Inoltre, l'autore in questo modo, fa capire al lettore i temi principali e generali dell'opera. Temi principali e generali perchè l'Orlando furioso è colmo di Entrelacement, ossia intrecci di storie.
Ariosto comincia citando Orlando, cioè il protagonista secondo al quale gireranno tutte le storie. Viene ricordata la follia d'Orlando per amore, ma è presente anche un riferimento autobiografico poichè Ariosto stesso, sta facendo la medesima fine di Orlando: sta diventando pazzo per amore.
Dedica e Riferimenti Autobiografici
E' presente la dedica ad Ippolito Testa, Ariosto si definisce suo servo (riferimento al "Principe" di Machiavelli che nel suo proemio si definisce tale per Lorenzo de' Medici), e spera che il suo poema piaccia moltissimo al primo. Ad Ippolito viene attribuito l'appellativo di "Erculea prole", ovvero, egli fa parte dei discendenti di Ercole I di Ferrara, ma idealmente Ariosto i riferisce all'eroe greco Ercole.
Ariosto fa un riferimento ad Ruggero, discendete della famiglia degli Estensi, elemento già presente nell'Orlando innamorato che, a quanto pare, è anche un antenato di Ippolito.
Domande da interrogazione
- Qual è lo stile del proemio dell'Orlando Furioso e come influisce sulla percezione di Ariosto?
- Quali sono i temi principali evidenziati nel proemio dell'Orlando Furioso?
- Qual è il significato della dedica ad Ippolito Testa nel proemio?
Lo stile del proemio è classicheggiante, con toni solenni e aulici, che conferiscono equilibrio e armonia all'opera. Questo ha portato i critici a interrogarsi se tale stile rifletta lo stato d'animo di Ariosto, descritto come un uomo in crisi che cerca di "rimediare" attraverso il suo classicismo.
I temi principali includono l'amore e le donne, associati ai cavalieri e alle armi, riflettendo un ciclo carolingio e arturiano. Ariosto introduce il protagonista Orlando e la sua follia per amore, suggerendo anche un riferimento autobiografico alla propria esperienza.
Ariosto si definisce "servo" di Ippolito Testa, richiamando il "Principe" di Machiavelli, e spera che il poema piaccia a lui. Ippolito è descritto come "Erculea prole", collegandolo idealmente all'eroe greco Ercole, e si fa riferimento anche a Ruggero, antenato di Ippolito, per sottolineare le radici nobili della sua famiglia.