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L'Orlando furioso


Alla fine del Quattrocento Matteo Maria Boiardo lasciava incompiuto un poema molto apprezzato a Ferrara, "L'Orlando innamorato", poema in cui la tradizione epica del ciclo carolingio incontrava quella cavalleresca del ciclo bretone. La trama si concludeva con l'assedio di Parigi da parte dei Mori, e proprio da qui presero le mosse tantissimi poemi: tra questi poemi vi è "L'Orlando furioso", capolavoro di Ludovico Ariosto. "L'Orlando furioso" è un poema in ottave di endecasillabi suddiviso in 46 canti. La prima edizione dell'opera risale al 1516, e comprendeva solo 40 canti. A questa edizione ne seguirono altre due: la seconda presentava alcune ottave in più, tuttavia fu la terza edizione, quella del 1532, a rappresentare un punto di svolta, soprattutto sul piano linguistico(Ariosto seguì il modello imposto dalle "Prose della volgar lingua" di Pietro Bembo, edite nel 1525). La trama è molto complessa, ma già nel proemio dell'opera (costituito dalle prime 4 ottave del primo canto) l' autore indica i tre filoni narrativi principali dell'opera: quello epico (la guerra tra cristiani e pagani), quello amoroso (che riguarda vari personaggi, ma in particolare l'amore di Orlando per la principessa Angelica, per la quale il paladino letteralmente impazzisce) e quello encomiastico (il pagano Ruggiero, dopo essersi convertito al cristianesimo, sposa la guerriera cristiana Bradamante: i due saranno i capostipiti della casa estense). I protagonisti del poema sono rappresentati come uomini e donne "comuni", vittime delle proprie passioni e delle proprie delusioni; Orlando, il valoroso paladino di Carlo Magno, è un uomo innamorato che conosce il degrado supremo: la pazzia. La pazzia rappresenta una minaccia per l'uomo del Rinascimento, la minaccia di regredire allo stato delle bestie: è su questo che Ariosto riflette e vuol far riflettere il lettore. Il poema segue le vicende di tantissimi personaggi, e per far ciò l'autore si serve di un artificio retorico: l'"entralacement" (il poeta interviene nell'opera per interrompere la narrazione di un evento per trattarne un altro). Una vicenda è così "frammentata" in vari canti, e, di conseguenza, si sovrappongono vari piani temporali. I personaggi, almeno nella prima parte del poema, si imbattono in varie avventure, in cerca di qualcuno o di qualcosa (la "quete" o "inchiesta", tipica dei romanzi cavallereschi); tuttavia questa ricerca si rivela sempre inconcludente e deludente. Ecco allora Orlando e molti altri paladini cercare invano Angelica, la quale sparisce puntualmente davanti ai loro occhi. Il carattere illusorio dei nostri desideri è rappresentato da un movimento circolare, un ritornare sempre al punto di partenza. Alcuni personaggi, come Orlando, non si arrendono nella loro ricerca, e ne escono sconfitti: sono personaggi "ideali", verso i quali Ariosto nutre da una parte stima, mentre dall'altra capisce l'importanza di sapersi adattare alle situazioni e quindi sapersi accontentare (come fanno i personaggi "pragmatici", che si accontentano di oggetti più facili da ottenere). Personaggio "pragmatico" è, per esempio, Angelica, bellissima principessa del Catai, oggetto del desiderio di tantissimi cavalieri sia pagani sia cristiani, che approfitta del suo fascino per ottenere da questi protezione. Verso i suoi personaggi e, più in generale, verso la sua opera, Ariosto assume un atteggiamento ironico. L'ironia serve a smorzare i toni più drammatici (Ariosto sembra dirci che, in fondo, si tratta solo di letteratura, non di realtà ), o a sorridere degli affanni umani (ma l'ironia di Ariosto è sempre "affettuosa", mai critica o polemica). In conclusione, ciò che rende grande Ariosto ancora oggi è la sua conoscenza dell'animo umano: egli comprende non tanto che tutti noi agiamo spinti dalle passioni, ma che spesso queste passioni sono la nostra vera ragione di vita. /center]
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