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Opere

Ariosto scrisse principalmente in volgare,solo alcune poesie sono in latino.Egli scrisse soprattutto l’epica cavalleresca, assumendo un
posto in 1° piano nella letteratura italiana, ma egli si dedicò anche alla produzione satirica.

Satire

Le Satire furono scritte tra il 1517 e il 1524 e sono 7 componimenti in 3° rima, dedicati a parenti e amici, i testi sono autobiografici e lo stile è colloquiale e dimesso. Ariosto qui, svolge una meditazione sul proprio carattere e sui propri difetti. Si parla inoltre degli anni di servizio al cardinale, del viaggio a Roma, della sua carriera da poeta, del suo servizio in Carfagnana ecc.
Rime volgari e Carmi latini
Le Rime sono scritte in volgare e parlando dell’amore, riprendendo il modello petrarchesco e quelli latini, come Orazio e Virgilio.

Commedie

Le commedie sono 5, tutte in endecasillabi sciolti e sono: la Cassaria, i Suppositi, il Negromante,la Lena e i Studenti.Queste opere riprendono gli schemi formali delle commedie latine di Plauto,intrecciandole a situazioni contemporanee.

Lettere

Sono 214 e parlando della vita privata del poeta, parlando anche dei suoi servizi pubblici.

Erbolato

È un opuscolo, che fa una caricatura dei medici del tempo.

I temi

Dopo la morte del padre, per sostenere alla famiglia, fu praticamente costretto alla vita di corte, presso il cardinale Ippolito. La corte di Ferrara, è una corte splendida, ma anche ricca di intrighi, invidie e gelosie, per questo Ariosto dedica le sue lodi a semplici uomini(saggi e intriganti) e non ad eroi. L’ideale di vita di Ariosto è basato su una vita tranquilla e serena, basata sulla libertà,in modo da avere il tempo di dedicarsi alla lettura, alla scrittura e alla famiglia. Egli simboleggia la crisi dell’intellettuale cortigiano,che trova difficoltà a farsi cantore del signore da cui è stipendiato. Per la letteratura, vi deve essere un esercizio libero, dignitoso e autonomo rispetto alle richieste del potere. L’uomo di corte cerca di costruire qualcosa per se, al di là degli obblighi professionali.
Ariosto inoltre, è il primo letterato che non si monumentalizza e che non crea, tramite le sue opere, un’immagine idealizzata di sé e del
proprio lavoro.
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