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Ludovico Ariosto - opere minori


- Epistolario: composto circa tra il 1522 e il 1525, ovvero gli anni passati in Garfagnana. Scrive ad amici, familiari e alla donna amata, un po’ per sentirsi vicino a casa. Ci sono rimaste circa 200 lettere. Al contrario dell’epistolario di Petrarca, che viene sottoposto ad un’accuratissima rielaborazione, quello di Ariosto è molto spontaneo. Le lettere di Petrarca erano una vera e propria opera letteraria, e vogliono dare ai posteri una precisa idea del poeta, mentre quelle di Ariosto sono lettere indirizzate a persone a lui care, in cui racconta le sue emozioni e alcuni episodi della sua vita.
- Liriche in latino: vengono scritte nel 1494 e hanno prevalentemente tono leggero e amoroso. Hanno come riferimenti Catullo, Orazio e Virgilio (per quanto riguarda l’ambientazione). C’è un’unica poesia più impegnativa, ovvero un carmen dedicato ad Alfonso e Lucrezia.
- Liriche in volgare: risentono molto dell’influenza di Bembo (“prose della volgar lingua”) e sono scritte in varie forme metriche: sonetto, madrigale, canzone… Anche queste sono prive di rielaborazione, perché sono state pubblicate postume, senza che avesse il tempo di revisionarle. Alcune di esse hanno tema politico (es. Morte del Cardinale Giovanni delle Bande Nere, oppure la congiura ordita contro Alfonso d’Este). Le altre invece sono dedicate ad Alessandra: sono intime, affettuose, scherzose. Rimpiange per esempio i momenti passati insieme, scherzando, sono intime e esprimono i suoi sentimenti.
- Capitoli: componimenti in terzine dantesche. Sono allegoriche, moralistiche, dottrinali, così come lo erano le opere di Dante.
- Obizzeide: Poema epico. Ce ne sono rimasti dei frammenti. È un’esaltazione di Obizzo, antenato degli Este, allo scopo di celebrare la casata presso cui lavorava.
- Commedie: in questo periodo c’è una grande produzione di commedie, che vengono scritte per intrattenere le corti. In particolare lui prende le commedie di Plauto e Terenzio e le trasforma e adatta in testi in prosa in volgare. Nelle sue commedie ritroviamo quindi i temi tipici di questi autori latini. Le più importanti sono:
-Cassaria (1508 ): da “cassa”, perché al centro della commedia c’è una cassa, che non si sa bene cosa contenga. L’ambientazione è in una città greca, come avveniva per le commedie plautine e di Terenzio (che si ispiravano alla commedia greca nuova). Troviamo il riferimento all’Aulularia di Plauto, in cui c’era la pentola che conteneva l’oro. Spesso utilizzava anche lui la contaminatio, unendo e mescolando pezzi di commedie di autori diversi.
-Suppositi (1509): è incentrata su uno scambio di persona ed è ambientata invece a Ferrara. Con Ariosto si fa un passo importante nel mondo del teatro: si mette fine al teatro libero e autonomo e si segue il modello codificato della commedia latina. Ariosto suddivide infatti le sue commedie in: Prologo e 5 atti divisi in scene. Fa sì che il teatro italiano segua quindi il modello rigorosamente strutturato della letteratura latina. Inoltre seguono le tre unità di Aristotele: di luogo, di azione e di tempo. Per Aristotele una commedia o una tragedia devono svolgersi in un unico luogo, quindi quando qualcosa succedeva in un’altra città non si cambiava ambientazione, ma un messaggero annunciava la notizia. C’è poi l’unità di azione: tutto deve essere incentrato su un’unica trama narrativa, non possono esserci più storie che si intrecciano. Ci si concentra sull’azione di singoli personaggi. Inoltre tutti gli avvenimenti si devono svolgere nell’arco di 24 ore.
Già Ariosto e poi soprattutto Manzoni sentiranno però queste unità come un grande limite, se le sentono strette. Come può essere per esempio che Edipo veda il diffondersi della peste, chiami Tiresia, ricostruisca tutto quello che è accaduto e soprattutto abbia dei moti interiori in cui prende consapevolezza dei gravi errori che ha commesso nella sua vita e arrivi ad accecarsi, tutto in 24 ore.
Sono delle forzature che limitano soprattutto l’evoluzione dei sentimenti, che di solito richiede tempi più dilatati. Ariosto le segue nella prima fase della sua vita, ma da più anziano ne sente i grossi limiti. Ma quello che più di tutti li denuncerà sarà Manzoni.
-Negromante: la inizia nel 1509 e la finisce nel 1528, con una rivisitazione finale. È una commedia che racconta di un negromante, cioè un mago imbroglione e deride i creduloni, le persone irrazionali che si affidano a lui. È una satira che denuncia la credulità in questa falsa magia.
-Lena (1528 ): Lena è una ruffiana, che cerca di combinare dei legami amorosi per guadagnare. È più attenta al suo interesse economico che all’amore di questi ragazzi. In quest’opera Ariosto vuole denunciare la corruzione e la disonestà della società estense. Ha un’affinità con la Mandragola di Machiavelli, che denuncia la corruzione dei costumi. È una analisi lucida e spietata di una società molto corrotta, soprattutto dopo il sacco di Roma da parte dei lanzichenecchi di Carlo V. il saccheggio porta ad un rilassamento dei costumi e ad una corruzione maggiore.
-I studenti: Rimane interrotta e incompleta e verrà completata dal fratello Gabriele e dal figlio, che daranno due finali diversi.
La commedia di Ariosto ha una lingua nuova. È un volgare comico, che cerca di imitare la lingua di Plauto: fonetica, suoni, giochi di parole. È una lingua spesso gergale e dialettale, che cerca di riprodurre il linguaggio parlato.
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