Dante Alighieri

La Vita


Dante Alighieri nacque a Firenze nel 1265 da una famiglia della piccola nobiltà. Nonostante le modeste condizioni economiche, compì studi studi regolari do grammatica, retorica, teologia e filosofia e coltivò un forte interesse per la poesia. Grazie all’amicizia con Guido Cavalcanti, entrò nella cerchia dei poeti stilnovisti. Nel 1285 sposò Gemma Donati, ma la sua esperienza sentimentale e intellettuale si incentrò sulla figura di Beatrice, alla quale dedicò parte rilevante della sua produzione. Nel 1295 si iscrisse all’Arte dei Medici e degli Speziali, per poter intraprendere la carriera politica, in quanto anche gli esponenti della piccola nobiltà potevano partecipare al governo cittadino. In quel momento Firenze era divise tra le fazioni guelfe dei Bianchi e dei Neri Ghibellini. Nel 1300 dante fu eletto priore e, si schierò con i guelfi Bianchi, che detenevano il potere e per garantire la pace, decisero di mandare in esilio Corso Donati, capo dei Neri, e anche Guido Cavalcanti, di parte bianca e amico di Dante. Nel 1301 Dante si recò a Roma allo scopo di scongiurare le mire di Bonifacio VIII, che sosteneva i Neri i quali impadronirono del governo cittadino. Sulla via del ritorno, Dante accusato di baratteria, era stato condannato a una multa, a due anni di confino e all’esclusione a vita dalle cariche politiche. Nel marzo del 1302, la pena fu commutata in condanna a morte in contumacia. Cominciò così per il poeta l’esilio che durò per tutta la vita. Inizialmente il poeta restò in contatto con i fuoriusciti Bianchi e partecipò ad alcuni tentativi di rovesciare il governo fiorentino, però, si allontanò viaggiando per l’Italia. Nel 1310 la discesa in Italia dell’imperatore Arrigo VII illuse i fuoriusciti Bianchi che fosse ormai prossimo il rientro a Firenze, ma la morte improvvisa dell’imperatore pose fine alle loro speranze. Dante, che aveva rinunciato definitivamente alla possibilità di tornare a Firenze nonostante l’amnistia, soggiornò a Verona e infine a Ravenna dove morì il 14 settembre 1321.

Le Opere


Dante scrisse si in Latino sia in Volgare.
Le opere in volgare
Le Rime comprendono testi poetici composti tra il 1283 e il 1307. I componimenti sono raggruppati in sei sezioni, mentre sono escluse dalla raccolta le liriche commentate nella Vita Nova e nel Convivio. La diversità di temi, stili e destinatari consente di seguire l’evoluzione del pensiero e della poetica di Dante e documenta il suo sperimentalismo stilistico e linguistico. La Vita Nova è la prima opera organica di Dante e il primo esempio di prosa poetica in volgare italiano. Si tratta di un porosimetro, cioè di un’opera mista di liriche e brani in prosa, il cui contenuto è l’amore di Dante per Beatrice, dal primo incontro, nel 1274 al 1290, anno della morte di lei. Beatrice viene descritta come una creatura angelica; la Vita Nova è dunque la storia del rinnovamento spirituale del poeta prodotto dall’amore per Beatrice. Iniziato intorno al 1304, il Convivio è una trattazione scientifica in volgare, in cui si alternano parti in prosa e in poesia. Il titolo allude al <<Banchetto>> di sapienza che Dante intende offrire a tutti coloro che non hanno potuto dedicarsi agli studi. Nell’opera si parla di spazio a temi morali e civili, ad argomenti di scienza, teologia e filosofia. Questo giustifica anche l’uso del volgare come mezzo di comunicazione con gli <<illetterati>> allo scopo di rivolgersi a un pubblico più vasto. La Commedia è il racconto in prima persona di un immaginario viaggio compiuto da Dante nei tre regni dell’oltretomba cristiano.
L’inferno è la sede dei dannati in eterno ed è ordinato in tre grandi categorie di peccati, presentate dalla più lieve fino a quella più grave.
Il purgatorio ospita le anime che sono in attesa di accedere al paradiso
Il paradiso, strutturato secondo la cosmologia tolemaica che pone al centro dell’universo la Terra, mostra le anime attraverso i nove cieli e la visione dei beati fino all’Empireo e a Dio. Nel corso di questo viaggio Dante è guidato prima dal poeta latino Virgilio, poi da Beatrice, infine da san Bernardo che intercede per lui presso la Vergine Meria, permettendogli così di contemplare Dio.

Le Opere in latino


Il trattato De vulgari eloquentia, composto tra il 1304 circa e il 1308 è rimasto incompiuto. Dante dà un contributo decisivo alla questione della lingua. Egli passa in rassegna i dialetti italiani dell’epoca per dimostrare come il volgare abbia raggiunto piena dignità letteraria e possa dunque essere usato dagli intellettuali quale lingua di cultura. Nel I libro Dante distingue la prima lingua o lingua naturale, che si apprende fin dalla nascita e dalla lingua artificiale, che si apprende attraverso lo studio. Dopo aver affermato la superiorità del volgare italiano (del “sì”) sui volgari francese (d’”oil”) e provenzale (d’”oc”). Dante inizia l’analisi delle aree dialettali italiane e individua 14 varianti del dialetto, ciascuna delle quali contiene elementi di “nobiltà” non identificabili, con il volgare perfetto che, secondo Dante, deve essere: - «illustre», perché al di sopra di tutti i rozzi volgari italiani; - «cardinale», perché ruotano tutti gli altri volgari italiani; - «aulico», perché è la lingua degna di una reggia; - «curiale», perché è da elaborare dagli uomini di cultura riuniti attorno a un potere centrale. Nel II libro Dante elabora una personale teoria degli stili. La Monarchia è un trattato in tre libri, scritto in seguito al fallimento dell’impresa dell’imperatore Arrigo VII. Dante espose le proprie convinzioni politiche nel trattato, sostenendo la necessità di un impero universale che garantisse pace e prosperità ai popoli e definendo i rapporti tra l’autorità del papa e quella dell’imperatore. Nei primi due libri del trattato dimostra che la monarchia è necessaria al benessere del mondo. Nel terso libro sostiene che l’autorità imperiale deriva direttamente da Dio ed è indipendente da quella papale. L’autorità papale deve essere la guida spirituale dell’umanità, mentre l’autorità imperiale deve essere la guida terrena degli uomini. La raccolta delle Epistole comprende tredici lettere. Quasi tutte le lettere affrontano temi politici e civili, in particolare le tre scritte in occasione della discesa in Italia di Arrigo VII, per esortarlo a restaurare il potere imperiale in Italia.

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