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Osservazioni sullo spazio

Il modo di rappresentare lo spazio in un testo narrativo ha subìto continui cambiamenti nel corso del tempo, condizionato dal contesto storico e culturale, dalle convenzioni proprie dei generi letterari e dalle scelte dei singoli autori. Riportiamo alcuni esempi dai quali risulterà evidente come qualsiasi analisi debba essere ricondotta al contesto storico-letterario di riferimento.


1) Dante Alighieri, Inferno, I, I
La Divina Commedia di Dante (1265-1321) si apre con il racconto dello smarrimento del narratore-protagonista in una selva oscura che rappresenta un’allegoria del peccato nel quale è facile precipitare e perdersi, ma dal quale è difficile uscire. Lo spazio delineato dal poeta è uno spazio allegorico che rimanda costantemente ad una realtà diversa da quella terrena, relativa alla sfera morale-religiosa.
Nella Divina Commedia ogni elemento possiede un significato allegorico, a partire dalla struttura del cosmo nel quale Inferno, Purgatorio e Paradiso sono allineati lungo una direttrice verticale; questa verticalità è un’allegoria del percorso ideale dell’uomo (rappresentato nel poema da Dante) che dalla presa di coscienza del male e del peccato (Inferno) giunge, attraverso un percorso di purificazione (Purgatorio), alla salvezza e alla contemplazione di Dio (Paradiso).


2) Giovanni Boccaccio, Landolfo Rufolo (Decameron, 11,1V)
Con il Decameron di Giovanni Boccaccio (13 13-1375) nasce la novella moderna, nella quale la realtà viene descritta e raccontata per quello che è, in tutti i suoi molteplici aspetti, svincolata da finalità di carattere morale e pedagogico. Anche lo spazio di conseguenza cambia significato, diventa uno spazio concreto, delineato con precisione, che non si limita a fare da sfondo alle avventure del protagonista, ma risulta indispensabile per la piena comprensione degli avvenimenti.

3) Ludovico Ariosto, Orlando furioso, 1,35
La selva descritta da Ludovico Ariosto (1474-1533) nell’Orlando furioso è un paesaggio stereotipato, caratterizzato dalla presenza di boschi intricati, nei quali si aprono ampie radure, dove scorrono limpidi ruscelli e fiorisce una eterna primavera. Al suo interno dame e cavalieri si incontrano e si scontrano, si inseguono, si perdono e si ritrovano, muovendosi in uno spazio labirintico, privo di un centro. Se nella struttura verticale del cosmo dantesco la vita si configura come un percorso lineare dal peccato alla redenzione, lo spazio orizzontale dell’Orlando furioso rimanda invece all’idea di un percorso originale e imprevedibile, che procede attraverso linee tortuose, errori e deviazioni.

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