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Italiano contemporaneo si è allontanato dalla lingua della tradizione letteraria di base fiorentina e toscana.
La ricchezza e la varietà dei dialetti è una conseguenza della frammentazione romanza succeduta all'unità linguistica latina, ma anche della differenziazione etnica della penisola prima dell'unificazione romana.
I dialetti non rappresentano varietà locali della lingua nazionale, né deformazioni o corruzioni di questa, ma derivano dal latino volgare e hanno la stessa dignità della lingua. Molti italiani alternano dialetto e lingua in un rapporto che non viene detto bilinguismo, ma diglossia, cioè scelgono l'uno o l'altro a seconda della situazione comunicativa.

Dialetti settentrionali:
• sonorizzazione delle occlusive sorde
• assenza di consonanti doppie
• caduta di vocali atone
• vocali procheile anteriori (u=y, o=oe) nei gallo-italici

• obbligatorio il pronome personale soggetto davanti al verbo

Dialetti toscani:
• gorgia=pronuncia aspirata di p, t, c

Dialetti mediani:
• differenza tra o e u finale

Dialetti meridionali:
• vocale finale si indebolisce fino alla schwa=indistinct vowel dell'inglese e del francese

elementi in comune tra mediani e meridionali:
• metafonesi=variazione del timbro della vocale tonica in presenza di o/u e i finali
• sonorizzazione delle sorde dopo nasale
• presenza del neutro di materia distinto dal maschile in articoli e pronomi dimostrativi (lo vs lu; chelle vs chille).
• accusativo preposizionale (a+complemento oggetto riferito a persona)

Caratteristiche proprie dell’italiano:
1. importanza delle vocali (italiano lingua della musicalità nel 600/700)
2. libertà di posizione dell'accento tonico
3. alterazione dei nomi con suffissi (vezzeggiativo, accrescitivo...)
4. formazione delle parole attraverso meccanismo della composizione (es. cassapanca)
5. non obbligatoria espressione del pronome soggetto
6. si preferisce sequenza determinato+determinante (il libro di Paolo, non Paul's book)
7. tendenza a concentrare l'informazione non nel verbo (es. tedesco), ma nel sostantivo
8. libertà dell'ordine delle parole


Italiano deriva dal latino volgare, ed è nato dall'elaborazione di una parlata locale (fiorentino) promossa a lingua nazionale. Perché il fiorentino (il termine italiano fu accolto solo nel 700, prima si diceva toscana favella/lingua fiorentina):
− NON per il predominio politico

− alto valore letterario degli scrittori del 300: tale origine colta della nostra lingua spiega perché non c'è grande differenza tra lingua medioevale e moderna (differenza che invece c'è in francese)
− non è lontano dal latino
− posizione mediana fra i vari dialetti
− prestigio di Firenze in altri campi socio-culturali

Fino al 1861 usata solo nello scritto (definita quindi lingua morta) e inoltre era una lingua nota solo a un numero ridotto di persone (competenza attiva): il ridotto uso nel parlato favoriva la stabilità delle strutture linguistiche. Dopo l'unificazione politica l'italiano ha ampliato i propri ambiti d'uso grazie a:
• obbligo scolastico
• emigrazione
• urbanizzazione
• maggiori contatti dei cittadini con gli apparati amministrativi statali
• sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa

Dopo una fase di sistematizzazione grammaticale (fino agli anni 50), il crescente uso orale dell'italiano anche da parte delle masse popolari ha determinato una pressione del parlato sullo scritto, e inoltre Firenze ha perso la posizione di centralità sul piano linguistico a vantaggio di Roma e dei centri industriali del Nord (es. suffisso -aio fiorentino vs -aro romanos in gattara, paninaro, metallaro..).

Italiano Standard
Corrisponde con l'uso linguistico che l'intera comunità dei parlanti riconosce come corretto; quindi è il modello di lingua delle grammatiche. Vi è assenza di uno standard parlato , soprattutto a livello fonetico (a speakers e attori si insegna il fiorentino emendato basato sulla pronuncia colta di Firenze).
Nel 900 vi è un processo di standardizzazione attraverso:
• processo di semplificazione: riduzione degli arcaismi e riduzione della polimorfia=coesistenza di più forme equivalenti (Manzoni)

• processo di normativizzazione=imposizione di una serie di regole specie ortografiche

Variabili
Ogni lingua presenza una serie di differenze dovute a variabili, dette assi di variazione:
1. v. diamesica: lingua del parlato – del trasmesso (parlato a distanza, es. radio, televisione..) - dello scritto
2. v. diacronica: il mutamento linguistico può avvenire:
• per fattori interni al sistema linguistico che determinano l'abbandono di certe forme (abbandono di egli, ella...)
• per processi di grammaticalizzazione (venire usato al posto di essere)
• per processi di lessicalizzazione (c'entra)
• per il contatto con altre lingue (mouse, single..)
3. v. diatopica
4. v. diastratica: dipende dalla posizione sociale del parlante e dipende da:
• età
• genere
• condizioni economiche
• grado di istruzione (l'italiano dei semicolti è stato definito italiano popolare)
5. v. diafasica: legata alla situazione comunicativa e al grado di confidenza che si ha con l'interlocutore → registro stilistico formale o informale.

Le varietà parlate
L’italiano parlato
difficile da individuare perché:
− esistenza di molte varietà regionali
− non esiste uno standard nel parlato diverso da un standard scritto, come avviene in altre lingue. Non esiste una grammatica del parlato, non ci sono regole diverse, ma tra italiano scritto e orale vi è una minore o maggiore frequenza di certi tratti.

Caratteristiche fonetiche:
− aferesi
− iato tende a trasformarsi in un dittongo (es. cielo, igiene..)
− tendenza a elidere l'ultima vocale di una parole prima di una vocale (>Toscana e settentrione). Le apocopi sillabiche invece sono diffuse a Roma e al Sud.

− Riduzioni delle parole (giorno per buongiorno)
− allungamenti nel timbro vocalico: see per sì
− metatesi per evitare nessi difficili da pronunciare

Morfologia:
Il parlato non usa forme alternative allo scritto, ma ne riduce la varietà.
− pronome io più frequente nel parlato
− te anche come soggetto
− lui, lei come soggetto
− dimostrativi rafforzati da avverbi (questo qui)
− regolarizzazione di verbi irregolari (intervenì per intervenne)
− riduzione di modi e tempi (futuro, passato remoto, imperativo)
− imperfetto in espansione al posto del congiuntivo (usato però nell'italiano sorvegliato)

Sintassi:
ordine delle parole: prima elementi già dati dal contesto (tema) poi elementi portatori di info nuove (rema).
− dislocazioni a sinistra: > per prendere la parola e per cambiare argomento. È un'alternativa alla costruzione passiva.
− Dislocazioni a destra: o serve per esplicare il pronome oppure per stabilire un rapporto confidenziale con l'interlocutore.
− Accusativo preposizionale (non guardare in faccia a nessuno diffuso anche al nord)
− tema sospeso: sintatticamente ma non semanticamente slegati dalla frase.
− Frase scissa
− mancati accordi di genere
− diverse congiunzioni subordinanti nello scritto e nel parlato (che usato come subordinante generico, per causali e per altre locuzioni es. a parte che, basta che, una volta che..).
− Avverbi frasali (per dirla in breve, con ogni probabilità...)

La testualità del parlato

− Il testo scritto ha una progressione lineare, mentre quello palato procede in modo epicicloidale, tornando sempre su se stesso.
− Frammentarità formale o tematica
− demarcativi: servono per indicare l'inizio e la fine del discorso
− segnali fatici per assicurarsi il contatto con l'interlocutore
− segnali di sfumatura: per attenuare le affermazioni: consentono al parlante di prendere le distanze dal discorso
− tipo=come
− magari usato con valore eventuale

Lessico:
uso di un lessico ridotto nel parlato (non si usano sinonimi e si usano parole di significato ampio e generico)
− verbi accompagnati da pronomi clitici (volerci, farcela, arrivarci, mi sa)
− uso di perifrasi (donna delle pulizie)
− alterazione
− disfemismi anche riferiti alla sfera testuale

Italiano regionale
=varietà parlata in una determinata area geografica. Individuato nel 1960 da Pellegrini, che divide tra italiano letterario, regionale, dialetto regionale, dialetto locale.
L'italiano regionale nasce dal contatto della lingua nazionale con il dialetto.
Per alcuni studiosi sostengono che i tratti linguistico si stiano estinguendo con un processo di standardizzazione, altri invece pensano che l'italiano regionale sia oggi la varietà comunemente usata dalla maggior parte degli italiani.
Differenze:
− intonazione
− piano fonetico: apertura vocali, sonorità o meno delle fricative s, z
− piano morfo-sintattico: si trovano linee di tendenza ormai comuni a tutti gli italiani regionali
− piano lessicale: tutto il vocabolario relativo alla vita quotidiana è soggetto a interferenze dialettali


Il parlato giovanile:
di base è un italiano colloquiale e informale, su cui si innestano:
− strato dialettale (fico)
− strato gergale (attinge o al lessico tradizionale o conia nuovi termini es. farsi per drogarsi)
− strato proveniente da lingua della pubblicità e dei mass media (anglicismi)
− termini propri del linguaggio settoriale usati anche con valori metaforici

altre caratteristiche:
− accorciamenti
− uso di iperbole anche antifrastica
− gioco di parole
− ideofoni
− per la serie
− non ci posso credere, non esiste
− bella! (Milano e Roma)
− uso di x, +, 6...

La varietà scritta
l'influenza del parlato ha portato uno snellimento anche nello scritto , nonostante il legame con la tradizione sia ancora forte.
Aspetti grafici:
− tendenza all'univerbazione
− tendenza a accentare i monosillabi
− non mettere l'accento sulle parole tronche
− riduzione delle elisioni e delle apocopi
− d eufonica per evitare uno iato
− recupero di k in molte scritture commerciali o politiche
− crescita dell'uso delle virgolette

Aspetti morfologici:
− egli, ella...ancora usati
− usa tutte le forme verbali

Aspetti sintattici:
− SVO
− presente anche qui dislocazione a sinistra, ma non si trovano dislocazioni a destra e temi sospesi
− sì la frase scissa
− subordinazione

Testualità e lessico:
− tendenza alla densità lessicale (ma no ad esempio nei testi burocratici)
− articolazione più complessa e ricca
− lessico più ampio (variatio)

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