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Lettura e versione in prosa di una poesia


Per svolgere in prosa una poesia è necessario anzitutto averla intensa perfettamente.
A tale scopo ascolta attentamente la lettura che ne farà il professore stai attento alle pause ed alle intonazioni di voce: il modo stesso come il professore la leggerà ti aiuterà a comprenderne il senso e la bellezza. Presta poi attenzione alla spiegazione delle parole meno comuni e dei versi più difficili. Se a casa non ricordassi alcune delle spiegazioni udite in classe, nel caso che la poesia si trovi sulla tua antologia, consulta le note esplicative poste a piè di pagina: esse ti saranno di grande aiuto.
Quando avrai afferrato pienamente il significato della poesia, provati anche tu a leggerla ad alta voce facendo sentir bene le pause che avrai prima segnato con una lieve lineetta sul tuo libro. Tieni conto che la virgola indica una pausa breve il; è il punto fermo una pausa più prolungata. Ricorda inoltre che ogni volta che una parola termina per vocale è la seguente inizia per vocale, le due sillabe della lettura si fondono in una sola, abbiamo cioè un elisione. Infatti la divisione metrica delle sillabe di un verso è alquanto diversa della divisione ortografica. Esaminiamo per esempio il seguente verso:
Bel-la-I-ta-lia-a-ma-te-spon-de
Secondo la divisione ortografica essa dieci sillabe; secondo le regole della metrica ne ha solamente otto poiché due sillabe si sono fuse a causa delle elisioni, infatti leggerai:
Bel-l’I-ta-lia-ma-te-spon-de
Nel caso dovessi studiare a memoria la poesia, ricordati che solo se prima avrà imparato a leggerla perfettamente, la saprai poi recitare con garbo. La versione in prosa sarà esercizio conclusivo.
Ecco come dovresti svolgere in prosa per esempio la poesia di Giovanni Pascoli Novembre:

È il mese di Novembre. L'aria è tersa come una gemma e il sole è così chiaro che cerchi con gli occhi gli albicocchi in fiore e ti pare di sentire il profumo amaro del biancospino come in primavera…
Ma il biancospino è secco e gli alberi spogli tendono i rami brulli al cielo ancora sereno, ma già deserto di uccelli e la terra risuona sotto i piedi come fosse vuota.
Attorno tutto il silenzio: solo qualche folata di vento ti porta il fruscio delle foglie secche che cadono negli orti e nei giardini. È l’estate di San Martino: la fredda estate dei morti.

Come vedi, eviterai di aggiungere immagini tue non eliminerai le immagini create dal poeta, non modificherai i concetti da lui espressi, ma li ripeterai in forma più semplice di esplicativa.
Es. invece che gemmea dirai tersa come una gemma; invece che: di nere trame segnano il sereno, dirai tendono i rami brulli verso il cielo ancora sereno, ecc.
Sostituirai alle parole ricercate, altre di uso più comune: invece che prunalbo dirai biancospino, invece che cavo, dirai vuoto.

Aggiungerai alcune parole esplicative necessari: es. “ti par di sentire” il profumo amaro del biancospino “come in primavera”. È l'estate di “San Martino” ecc. Eviterai le rime: invece che ventate, dirai folate di vento. Cercherai però il più possibile di mantenere la bellezza delle immagini e la forza dell’espressione. Bada dunque che la tua prosa non sia né sciatta, né stentata né tanto meno scorretta.

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