Storia dell'Italia dal 1943 al 1945: la caduta del fascismo
La crisi del Fascismo del 1943
Molti storici vedono nella crisi del Fascismo del 1943 e nella resistenza le radici dell'età repubblicana. Il 25 luglio 1943 cade il governo di Mussolini dopo la riunione del Gran Consiglio del Fascismo (esso è un organo di mediazione tra stato e Fascismo). Mussolini, infatti, è messo in minoranza e si vuole che le forze armate ritornino sotto il comando del re (prima, infatti, il loro comando era passato dal re a Mussolini). Questo costituisce un atto di sfiducia nei confronti di Mussolini.
Mussolini dipende dalla fiducia del re. Perciò si reca dallo stesso re convinto di poter ottenere nuovamente la sua fiducia. Il re, però, non gliela concede e lo costringe a dimettersi. Mussolini, dopo le sue dimissioni, viene arrestato ed imprigionato. Mussolini, quindi, cade per opera degli stessi fascisti e della corona.
L'Italia in guerra e le conseguenze
Nel 1943, l'Italia è in crisi dal punto di vista militare. Nel 1940, l'Italia era entrata in guerra dopo la caduta della Francia. Mussolini, quindi, si era convinto che Hitler potesse conquistare in poco tempo tutta l'Europa e, per paura che lasciasse l'Italia fuori dalla spartizione, entra in guerra nel 1940 e non nel 1943 come era stato concordato.
Mussolini, però, teorizza anche la "guerra parallela", una guerra, cioè, non combattuta al fianco della Germania. L'Italia, quindi, si sarebbe mossa da sola su propri teatri di guerra per mostrare la grandezza del suo esercito. La guerra parallela, però, si dimostra subito fallimentare. Inoltre, nel luglio del 1943, gli Anglo-Americani sbarcano in Sicilia. L'Italia, quindi, crolla militarmente.
Il crollo del consenso verso il Fascismo
A causa di questo crollo, la maggior parte della popolazione (anche coloro che prima avevano appoggiato Mussolini) si staccano dal Fascismo, perché si capisce che il vincitore della guerra non sarebbe stata la Germania, ma le forze anglo-americane. Anche i costi della guerra portano al crollo dei consensi verso il Fascismo. La guerra, infatti, ha portato fame soprattutto nelle città e ha provocato numerosi morti anche con i bombardamenti.
Il distacco della popolazione dal Fascismo, quindi, deriva dai disagi economico-sociali provocati dalla guerra e non perché si era maturata una nuova idea politica. Di fronte alla crisi del Fascismo, all'interno del Fascismo stesso e della corona c'è l'idea di salvare la situazione prima che essa peggiori ancora di più. Si pensa, quindi, di salvare la monarchia senza Mussolini, anche perché si temono rivolte popolari. Oltre che nell'ambito monarchico, anche nel mondo ecclesiale ed industriale nasce l'idea di staccare l'Italia dall'alleanza con i nazisti.
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