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Italia - Età giolittiana e riforme

Appunto dettagliato sull'età Giolittiana che descrive le importanti riforme fatte con il governo Giolitti fino alle sue dimissioni nel 1914

E io lo dico a Skuola.net
Età Giolittiana
Nel 1901 Vittorio Emanuele III nominò Zanardelli presidente del Consiglio: Egli era affiancato come ministro degli interni Giovanni Giolitti il quale dominò la vita politica italiana dal 1901 al 1914 tanto che questo periodo venne chiamato età giolittiana.
Zanardelli ormai vecchio e malato lasciò a Giolitti le decisioni più importanti. Giolitti era nato nel 1842 a Mondovì, provincia di Cuneo, era un uomo politico pratico. L’età giolittiana coincise con il decollo della rivoluzione industriale in Italia, infatti grazie ai prestiti delle banche nacquero nuove grandi aziende. Il protezionismo poi difese le industrie dalla concorrenza dei prodotti stranieri. I progressi più evidenti si registrarono nell’industria elettrica, siderurgica e meccanica presente soprattutto nel triangolo industriale formato da Torino, Milano e Genova. Nel settore automobilistico si affermarono la FIAT, la Lancia e l’Alfa Romeo. Nel settore tessile ebbe grande sviluppo l’industria del cotone, L’agricoltura si sviluppò soprattutto nella Pianura Padana.
Nell’età giolittiana la produzione industriale italiana raddoppiò e i segni più evidenti si videro nelle città: l’illuminazione, i trasporti urbani e i servizi pubblici mutarono il modo di vivere della gente. Come sempre non mancavano le contraddizioni: molti operai abitavano in case malsane e il riscaldamento rimaneva un lusso come i servizi igienici che erano per la maggior parte in comune.
La rivoluzione però non toccò l'Italia meridionale e per molti italiani l’unica soluzione possibile, per migliorare il proprio tenore di vita era l’emigrazione. Giolitti aveva di fronte una Italia divisa in due, il nord aveva conosciuto la rivoluzione industriale, ma questo comportava anche grandi problemi. Gli operai assunti sempre più numerosi nelle industrie, iniziarono a protestare perché il loro stipendio era troppo basso, per il modo di lavorare spesse volte pericoloso, per l’orario di lavoro troppo lungo. Dalle proteste si passò ben presto agli scioperi, fino allo sciopero generale: da una parte c'era il nord che chiedeva maggiore democrazia e libertà e dall'altra c'era il Sud che invece, più povero e arretrato, era ancora legato alla tradizione e in molti casi anche alle clientele, cioè ai favori concessi dai politici in cambio di voti.
Giolitti attuò un modo di fare politica chiamato del doppio volto: un volto democratico e aperto nell’affrontare i problemi del nord, e un volto spregiudicato nel trarre vantaggio dalla situazione del sud. Egli per quanto riguarda il Nord non impedì gli scioperi, ma fece in modo che si svolgessero in modo civile, migliorò le norme che regolano il lavoro, ricostruì la cassa nazionale per l’invalidità, tutelò la maternità delle lavoratrici. Invece per il Sud sfruttò la situazione, controllò le elezioni politiche, per far eleggere uomini a lui fedeli a volte Giolitti si servì anche della malavita. La principale riforma dell’Età Giolittiana fu l’approvazione di una nuova legge elettorale, la quale prevedeva il suffragio universale maschile cioè la concessione del diritto di voto a tutti i cittadini maschi, mentre per le donne il diritto di voto fu conquistato nel 1946. Nel 1913 Giolitti strinse con i cattolici un accordo elettorale: il patto Gentiloni. Con tale patto, Giolitti, riuscì a far eleggere al Parlamento più di 300 deputati liberali, molti dei quali erano cattolici. Egli inoltre permise l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche.
Intanto il movimento socialista si era diffuso in Italia già tempo, numerose erano le organizzazioni dei lavoratori che facevano riferimento al pensiero socialista e alla teoria di Marx, secondo cui tutta la storia era una continua lotta di classe, tra oppressori e oppressi, sfruttatori e sfruttati. Nel 1892 venne fondato a Genova il Partito Socialista Italiano. Ben presto al suo interno si formarono due tendenze: la tendenza riformista e quella massimalista. I riformisti ritenevano che si dovesse cambiare la società poco per volta attraverso le riforme, invece i massimalisti (Benito Mussolini) ritenevano che per cambiare la società si dovesse passare attraverso la rivoluzione. Giolitti cercò di allearsi con i socialisti, ma questi ultimi non accettarono. Per quanto riguarda la politica estera Giolitti ritenne opportuno di riprendere i tentativi di espansione coloniale con l’occupazione della Libia, poi vennero occupate alcune isole greche che erano sottomesse ai Turchi. La pace con i Turchi venne firmata nel 1912. La guerra in Libia indebolì il Governo guidato da Giolitti, l’economia tornava ad attraversare un momento di crisi. Giolitti preferì dare le dimissioni per sfuggire agli attacchi dei suoi oppositori e nel 1914 come presidente del Consiglio venne nominato un conservatore, Antonio Salandra. La situazione internazionale stava precipitando nella prima guerra mondiale. All’intervento dell’Italia in questa guerra Giolitti si opporrà, ma inutilmente. L’età giolittiana era veramente finita.
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