Lorep di Lorep
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Età Giolittiana

- 1901: Giolitti è Ministro degli interni.
- 1903: Giolitti è Primo Ministro.

Orientamento politico: Centro-sinistra. Nonostante la politica progressista, rimase sempre un conservatore che vedeva nelle riforme non il mezzo per migliorare la vita del popolo ma un mezzo necessario affinché il popolo non si ribellasse.

Politica interna
Per quanto riguarda la gestione degli affari interni, Giolitti focalizzò la sua attenzione sull’individuazione della criminalità (compito che fu assegnato alle forze armate) e sul comportamento da avere nel caso in cui vi fossero delle manifestazioni.
Dopo attente riflessioni, Giolitti capì che lo Stato non deve mai intervenire durante le manifestazioni popolari perché, in caso contrario, commetterebbe tre errori:

- Economico: impedendo lo sciopero ci si schiererebbe con i proprietari e dunque si causerebbe un blocco della produzione e di conseguenza delle vendite. Bisogna che i salari siano aumentati, affinché gli operai diventino dei veri consumatori.

- Politico: intervenendo, lo Stato guadagnerebbe esclusivamente l’astio del popolo che di conseguenza non appoggerebbe più il Governo.


- Morale (ingiustizia): lo Stato si comporterebbe in maniera iniqua, aiutando chi non ha bisogno di essere aiutato e impedendo a chi necessita la possibilità di essere ascoltati.

Dunque Giolitti assunse una politica neutrale di fronte alle rivendicazioni salariali.
Questo atteggiamento fu utilizzato anche di fronte al primo sciopero generale, organizzato dal PSI nel 1904, dando la possibilità al popolo di notare la violenza esercitata da questi, che, proprio a causa di questo sciopero persero le seguenti elezioni.

Politica Sociale
Fu proprio nell’ambito sociale che Giovanni Giolitti diede un grandissimo contributo. Furono molte le importantissime riforme che segnarono una svolta nella storia italiana.

A difesa dei lavoratori. Nel 1901, quando era ancora Ministro degli Interni, Giolitti riformò le norme vigenti in materia lavorativa. Fu fissato a 12 ore l’orario massimo di lavoro per le donne, mentre a 12 anni l’età minima per il lavoro minorile. Inoltre Giolitti istituì le assicurazioni contro gli infortuni e non solo, fu, infatti, creata la “pensione” senile.

Riforma scolastica
Con la legge Daneo-Credaro del 1911, venne dato un duro colpo all’analfabetismo. Questa riforma prevedeva, infatti, che fosse lo Stato ad occuparsi della costruzione delle scuole e del mantenimento di esse, le scuole elementari diventano dunque statati. Con la legge Coppino l’istruzione elementare era già stata resa obbligatoria, ma non tutti i Comuni erano in grado di offrire questo servizio ai cittadini.

Riforma Elettorale
Con una legge del 1912 venne sancito il suffragio universale maschile: il diritto di voto veniva esteso a tutti i cittadini maschi che avessero compiuto i 21 anni di età e che avessero prestato servizio militare, anche gli analfabeti potevano votare, purché avessero compiuto i 30 anni.


Politica Economica
Anche Giolitti proseguì con una politica protezionista. Egli intervenne a favore dell’esportazione dei prodotti nazionali, diminuendo i dazi doganali, e a favore dello sviluppo dell’agricoltura, esortando l’acquisto di macchinari. Questo però servì soltanto ad aumentare il divario tra Nord e Sud: il Nord, infatti, era in grado di sostenere tali spese, ma il Sud non era ancora pronto e dunque venne ulteriormente penalizzato.
Giolitti cercò di aiutare il Mezzogiorno con dei sussidi, ma questo non servì a creare nuovi posti di lavoro. A causa della questione meridionale, in questo periodo si registrarono grandi flussi migratori verso l’estero, in particolare verso gli U.S.A. e l’Argentina.

La guerra di Libia
Nel settembre 1911, sottoposto a forti pressioni dall’opinione pubblica e dai nazionalisti, spinto dalla voglia di rendere all’Italia la grandezza di un tempo e alla ricerca di nuove occupazioni per gli italiani, Giolitti decide di dare il via ad una spedizione in Libia, che aveva come scopo quello di conquistare questa nazione. Dopo strenuanti battagli, l’Italia sottrae il dominio della Libia agli Ottomani, ma la conquista non fu un successo.
Salvemini la definì “uno scatolone di sabbia”.

Il Patto Gentiloni
Alla vigilia delle elezioni del 1913, Giolitti si rese conto di aver bisogno del supporto di molti più italiani. L’allargamento del suffragio non bastava, c’era bisogno di altro. Il primo Ministro trovò ben presto una soluzione: far votare i cattolici. Dal 1870, anno della presa di Roma, i rapporti tra Stato e Chiesa si erano fortemente incrinati, al punto da spingere la Santa Sede a proclamare il “non expedit”: tutti i cattolici erano tenuti a non partecipare alla vita politica dello Stato. Giolitti sigla con un rappresentante del’ Unione Elettorale Cattolica, Gentiloni, un patto che prevedeva l’impegno dei cattolici ad appoggiare i giolittiani e l’impegno di Giolitti nel garantire i finanziamenti alle scuole private e soprattutto l’opposizione dello Stato nei confronti del divorzio.

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