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D'Annunzio, Gabriele - Vita

Appunto sulle tappe fondamentali della vita del poeta vate pescarese Gabriele D'Annunzio, attivo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento

E io lo dico a Skuola.net
Gabriele D'Annunzio

Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara nel 1863. Compì gli studi liceali a Prato, dove ancora studente, scrisse la prima raccolta poetica “Primovere”. Nel 1881 si stabilì a Roma, dove soggiornò a lungo. A Roma si dedicò al giornalismo, frequentò gli ambienti letterari e i salotti mondani e intrecciò numerose avventure amorose. Si unì in matrimonio con la giovane duchessa Maria Harduin di Galllese , ma ben presto si separò.
La biografia del D’Annunzio è ricca di atteggiamenti ed episodi che rivelano lo sforzo del poeta di costruirsi una vita “inimitabile”, di fare della propria esistenza “un’opera d’arte”, di realizzare in se stesso il “superuomo” che disprezza la vita comune e la società in cui vive e che afferma che, solo pochi uomini “eletti” hanno il diritto di dominare le masse, vale a dire il popolo.
Gli episodi più significativi di questa vita singolare sono : la ricca produzione letteraria (raccolte poetiche, novelle,romanzi, opere teatrali); l’ elezione a deputato nel 1897 (elezione fortemente ricercata perché il mondo potesse capire che egli era capace “ di tutto”); i numerosi amori, la relazione con Eleonora Duse, la più famose attrice del tempo; la vita lussuosa e dispendiosa, da principe rinascimentale nella villa “La Capponcina” presso Firenze; il disprezzo per i creditori che gli sequestrarono la villa e lo costrinsero al “volontario esilio” in Francia; la partecipazione alla Prima Guerra Mondiale; la perdita di un occhio, 1916, in seguito ad un incidente aviatorio; le numerose imprese militari (volo si Vienna); la marcia su Fiume, 1919, alla testa di suoi legionari (effettuata contro la volontà del governo italiano per impedire che la città venisse assegnata alla Jugoslavia.; la ricerca di titoli ufficiali (che il regime fascista gli attribuì creandolo principe di Montenevoso”) e il ritiro nel 1921 nella villa del “Vittoriale”, sul lago di Garda, dal poeta trasformata in un museo delle sue eroiche imprese, dove morì nel 1938.
Le prime raccolte poetiche dannunziane “Primo/vere”e “Cantonovo” contengono versi di tipo tradizionale e risentono dell’influsso del Carducci.
“Cantono” è però dominato più che dai sentimenti, dalla tendenza ad esprimere le sensazioni, i colori, le luci, i profumi che la natura gli suggerisce.
Le prime opere in prosa “Terra vergine” e altri racconti poi raccolti nelle “Novelle della Pescara”, sono dominati dall’influsso del verismo.
Il romanzo “Il piacere” segna l’adesione del D’Annunzio a certe tendenze del Decadentismo europeo. I romanzi “Il trionfo della morte” “Le vergini delle rocce” “Il fuoco”, sviluppano il mito del superuomo.
“Le laudi del cielo, del mare, della terra e degli Eroi” sono il massimo della produzione poetica dannunziana; dovevano comprendere sette libri, a ne furono portati a termine solo cinque.
Il terzo libro delle laude “Alcione” è considerato il capolavoro della poesia dannunziana, un momento di tregua in cui il poeta si libera dal mito del superuomo e aderisce gioiosamente alla vita della natura.
La poesia diventa musica, le parole, più che per il loro significato , sono scelte per il valore musicale e pittorico, cioè colpiscono i sensi del lettore e gli suggeriscono delle impressioni e delle sensazioni.
Ora vi riassumo in breve, la più bella e famosa poesia del D’Annunzio : “La pioggia nel pineto”. Essa ha suscitato in me meravigliose sensazioni uditive, olfattive e visive, mi sono sentita anch’io immersa nella vita di un bosco, poco distante dal mare, che, sotto le innumerevoli dita della pioggia, intonava una meravigliosa sinfonia ed emanava profumi vari e intensi, così intensi da darmi una forte sensazione di stordimento.
Il tema della poesia è la descrizione della pioggia estiva in una pineta, mentre il poeta e la sua donna Ermione, superano le soglie del bosco e vi si incamminano all’interno.
La descrizione è così precisa e particolareggiata che la prima sensazione che si ricava, è quella di percepire con tutta l’acutezza dei sensi i suoni diversi che la pioggia suscita cadendo sulla fitta vegetazione.
Nella poesia, il motivo vero però , non è quello della descrizione della pioggia, ma la metamorfosi del poeta e della sua donna, che definiscono con il fondersi intimamente con la natura.
Il poeta descrive la pioggia nell’armonia dei suoi suoni, quando inizialmente è lieve , poi quando si infittisce, quando infine diventa scrosciante.
Il poeta e la sua donna si abbandonano con gioia alla freschezza della pioggia sino a sentirsi trasformati in piante e frutti cioè in esseri vegetali.
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