Daniele di Daniele
Blogger 27608 punti

vita e opere di Gabriele D’Annunzio

Viene presentata la biografia di uno degli autori più conosciuti della letteratura italiana, Gabriele D'Annunzio nato in Abruzzo, a Pescara nell'anno 1863. Si era stabilito a Roma nel 1881, vivendo nella Capitale italiana molto a lungo. Nella città romana si dedicò inizialmente all'attività giornalistica, ebbe modo di frequentare anche i salotti letterari mondani dell'epoca, ebbe anche varie relazioni amorose. La sua produzione poetica è stata molto prolifica, ha scritto numerose opere come per esempio la raccolta poetica Primovere, la raccolta di opere “La Capponcina”, romanzi molto importanti come per esempio Il Piacere, in cui racconta le vicende del giovane Andrea Sperelli, le sue relazioni amorose. Nell'ambito della sua produzione poetica, Gabriele D'Annunzio scrisse importanti poesie come per esempio il celebre componimento poetico "La pioggia nel pineto", "O falce di luna calante" e tante altre. Il poeta italiano Gabriele D'Annunzio è anche molto conosciuto anche per la sua posizione interventista nell'ambito della celebre campagna di Fiume, città da sempre rivendicata dall'Italia a scapito della Jugoslavia.

Indice

Biografia di Gabriele D'Annunzio
Vita di Gabriele D'Annunzio
Arte e personalità di D'Annunzio
Opere di Gabriele D'Annunzio
O falce di luna calante
Vita e poetica di D'Annunzio
Pensiero di D'Annunzio
Vita e opere di D'Annunzio
Inquadramento storico di D'Annunzio
Alcyone

Biografia di Gabriele D'Annunzio

D’Annunzio nacque a Pescara nel 1863. Compì gli studi liceali a Prato, dove ancora studente, scrisse la prima raccolta poetica “Primovere”. Nel 1881 si stabilì a Roma, dove soggiornò a lungo. A Roma si dedicò al giornalismo, frequentò gli ambienti letterari e i salotti mondani e intrecciò numerose avventure amorose. Si unì in matrimonio con la giovane duchessa Maria Harduin di Gallese , ma ben presto si separò.
La biografia del D’Annunzio è ricca di atteggiamenti ed episodi che rivelano lo sforzo del poeta di costruirsi una vita “inimitabile”, di fare della propria esistenza “un’opera d’arte”, di realizzare in se stesso il “superuomo” che disprezza la vita comune e la società in cui vive e che afferma che, solo pochi uomini “eletti” hanno il diritto di dominare le masse, vale a dire il popolo.
Gli episodi più significativi della vita di D'Annunzio sono: la ricca produzione letteraria (raccolte poetiche, novelle,romanzi, opere teatrali); l’ elezione a deputato nel 1897 (elezione fortemente ricercata perché il mondo potesse capire che egli era capace “ di tutto”); i numerosi amori, la relazione con Eleonora Duse, la più famose attrice del tempo; la vita lussuosa e dispendiosa, da principe rinascimentale nella villa “La Capponcina” presso Firenze; il disprezzo per i creditori che gli sequestrarono la villa e lo costrinsero al “volontario esilio” in Francia; la partecipazione alla Prima Guerra Mondiale; la perdita di un occhio, 1916, in seguito ad un incidente aviatorio; le numerose imprese militari (volo si Vienna); la marcia su Fiume, 1919, alla testa di suoi legionari (effettuata contro la volontà del governo italiano per impedire che la città venisse assegnata alla Jugoslavia.; la ricerca di titoli ufficiali (che il regime fascista gli attribuì creandolo principe di Montenevoso”) e il ritiro nel 1921 nella villa del “Vittoriale”, sul lago di Garda, dal poeta trasformata in un museo delle sue eroiche imprese, dove morì nel 1938.

Le prime raccolte poetiche d Gabriele D'Annunzio “Primo/vere”e “Cantonovo” contengono versi di tipo tradizionale e risentono dell’influsso del Carducci.
“Cantono” è però dominato più che dai sentimenti, dalla tendenza ad esprimere le sensazioni, i colori, le luci, i profumi che la natura gli suggerisce.
Le prime opere in prosa “Terra vergine” e altri racconti poi raccolti nelle “Novelle della Pescara”, sono dominati dall’influsso del verismo.
Il romanzo “Il piacere” segna l’adesione del D’Annunzio a certe tendenze del Decadentismo europeo. I romanzi “Il trionfo della morte” “Le vergini delle rocce” “Il fuoco”, sviluppano il mito del superuomo.
“Le laudi del cielo, del mare, della terra e degli Eroi” sono il massimo della produzione poetica dannunziana; dovevano comprendere sette libri, a ne furono portati a termine solo cinque.
Il terzo libro delle laude “Alcione” è considerato il capolavoro della poesia dannunziana, un momento di tregua in cui il poeta si libera dal mito del superuomo e aderisce gioiosamente alla vita della natura.
La poesia diventa musica, le parole, più che per il loro significato , sono scelte per il valore musicale e pittorico, cioè colpiscono i sensi del lettore e gli suggeriscono delle impressioni e delle sensazioni.
Ora vi riassumo in breve, la più bella e famosa poesia di Gabriele D’Annunzio : “La pioggia nel pineto”. Essa ha suscitato in me meravigliose sensazioni uditive, olfattive e visive, mi sono sentita anch’io immersa nella vita di un bosco, poco distante dal mare, che, sotto le innumerevoli dita della pioggia, intonava una meravigliosa sinfonia ed emanava profumi vari e intensi, così intensi da darmi una forte sensazione di stordimento.
Il tema della poesia è la descrizione della pioggia estiva in una pineta, mentre il poeta e la sua donna Ermione, superano le soglie del bosco e vi si incamminano all’interno.
La descrizione è così precisa e particolareggiata che la prima sensazione che si ricava, è quella di percepire con tutta l’acutezza dei sensi i suoni diversi che la pioggia suscita cadendo sulla fitta vegetazione.
Nella poesia, il motivo vero però , non è quello della descrizione della pioggia, ma la metamorfosi del poeta e della sua donna, che definiscono con il fondersi intimamente con la natura.
Il poeta descrive la pioggia nell’armonia dei suoi suoni, quando inizialmente è lieve , poi quando si infittisce, quando infine diventa scrosciante.
Il poeta e la sua donna si abbandonano con gioia alla freschezza della pioggia sino a sentirsi trasformati in piante e frutti cioè in esseri vegetali.

Vita di Gabriele D'Annunzio

Gabriele D'Annunzio nacque a Pescara nel 1863. Studiò a Firenze presso il Liceo Cicognini e conseguì la licenza liceale, s'iscrisse alla facoltà di lettere di Roma. Dal 1897 al 1903 si dedicò interamente alla produzione teatrale. Nel 1910 si trasferì in Francia dove scrisse testi teatrali in francese. Nel 1925 D'Annunzio ritornò in Italia e partecipò alla Prima Guerra Mondiale come volontario. Promosso tenente colonnello, guidò spericolate azioni tra cui il noto volo su Vienna nel 1918. A guerra finita si fece interprete dell'insoddisfazione per la "vittoria mutilata" e alla testa dei legionari di Ronchi occupò Fiume e nel 1920 proclamò la reggenza del Quarnaro. Nel 1921 lasciò la politica attiva e si stabilì sul Lago di Garda nella villa da lui chiamata il "Vittoriale degli italiani". Nel 1924 Mussolini lo nomina principe di Montenevoso. Morì il 1° Marzo del 1938.


Arte e personalità di D'Annunzio

Come si può notare la vita di Gabriele D'Annunzio è stata caratterizzata dal desiderio di un vivere inimitabile e di non restare mai nell'ombra. Molteplici sono i generi presenti nell'opera dannunziana: poesia lirica, poesia epica, romanzo, novelle, teatro, scritti di critica, cronaca giornalistica, prosa d'arte. Ciò potrebbe dare un'impressione di dispersività della sua produzione, ma in realtà questa è data dalla sua grande apertura mentale, verso i più svariati campi. Egli sa, infatti, combinare modelli antichi e moderni contraffacendoli secondo le proprie strategie. Nei confronti della letteratura contemporanea, egli fu pronto a far proprie le tendenze più recenti; alla fine dell'ottocento, manipolando una serie di letture francesi, finì col costruire una sorta di monumentale enciclopedia del decadentismo europeo, la cui rappresentazione più significativa resta il romanzo "Il piacere", assieme alle raccolte poetiche "Intermezzo di rime", "l'Isotteo" e la "Chimera". Grande importanza rivestì poi in Italia la divulgazione della filosofia nietzscheana e in particolare del motivo del Superuomo. D'Annunzio apprese il pensiero del Superuomo in maniera indiretta e semplificatoria cioè attraverso la mediazione degli spettacoli di Wagner. Egli si rivela inoltre, prima dei futuristi, il letterato italiano più attento alla modernità ed è con Pirandello il primo scrittore italiano ad intuire le grandi capacità espressive del teatro e del cinema e a lavorare per la nascente industria cinematografica.
Un'altra grande capacità del D'Annunzio è quella di sapersi reinventare: egli riesce più volte a rinnovare la propria figura presso l'opinione pubblica come anche a rigenerare la propria creatività in forme nuove. Una costante di tutta l'opera dannunziana è la sua obbedienza all'estetismo decadente, nei suoi due aspetti prevalenti. Per lui, l'estetismo è aspirazione ad un'esistenza di eccezione, al vivere inimitabile, a fare della propria vita un'opera d'arte, infatti, egli mirava ad una fusione tra vita e scrittura: la sua vita assume pose estetizzanti, l'arte ricalca di continuo esperienze esistenziali. Estetismo è anche culto delle sensazioni, culto del corporeo e dell'istintivo, in senso irrazionalistico e anticristiano. Il culto della sensazione tende a collocare la vita dell'uomo dentro la vita della natura assimilando l'una e l'alta in una visione metamorfica; inoltre porta a frantumare la realtà in una miriade di oggetti senza più ordine né gerarchia.
Dall'estetismo dannunziano deriva il programma del poeta inteso come "supremo artefice" ovvero come colui che produce gli oggetti dell'arte sottoponendoli a una lunga elaborazione tecnica. L'arte è per D'Annunzio il prodotto di una mente superiore. Egli stesso si definiva l'"Imagnifico", creatore di immagini, attraverso suoni e parole ricercatissimi. Egli giunge ad un'idea eterna della poesia, come sottratta al tempo: per questo preferisce i termini arcaici e sottolinea i rapporti con le etimologie greche o latine delle parole che usa.
Se l'idea del poeta-artefice sembra avvicinare D'Annunzio alla tradizione classica, egli però, se ne distacca per l'indifferenza che mostra rispetto ai messaggi e ai contenuti, cui la poesia classicistica mirava: l'unico messaggio, è proprio l'assenza di messaggi, in quanto il fine dell'opera d'arte è d'imporre la propria bellezza, suscitando inebrianti sensazioni nei lettori. La parola è tutto, sostituisce il mondo e sta per esso. D'Annunzio si propone quindi come intellettuale di tipo nuovo e ciò diventa un fenomeno di costume.

Opere di Gabriele D'Annunzio

Il primo romanzo dannunziano, Il piacere (1889), nasce nel clima della raffinata e mondana esperienza romana e segna la compiuta espressione del decadentismo italiano. L'autore si autoritrae con ingenuo entusiasmo nel giovane Andrea Sperelli, che disprezza ogni forma volgare di vita. Dominato dall'artificio e dalla finzione, Andrea intrattiene un rapporto ambiguo, ora passionale, ora distaccato, con gli oggetti e le persone che lo circondano. L'autore orienta i lettori verso una sbalordita ammirazione per il bello di cui il romanzo confeziona molteplici immagini, dagli ozi edonistici del protagonista agli scorci monumentali di Roma.
Il Trionfo della morte (1894) è narrato in terza persona con il solito stile fastoso e musicale. Dominano i toni cupi e tutto è pervaso da un senso funereo di orrore. Con questa opera D'Annunzio vuol creare la prosa moderna in cui si fondono scrittura d'arte e lirica, e in cui siano prevalenti i valori formali ed autobiografici.
Il capolavoro del D'Annunzio lirico è costituito dalle Laudi. Motivo unitario delle "Laudi" è la cadenza musicale che esprime in forma di canto continuo l'istintiva felicità originata dalla funzione corporea con la natura. L'Alcione è il terzo libro delle "Laudi" è giudicato il capolavoro della produzione poetica dannunziana. In una serie di ottantotto componimenti di metro e lunghezza varia, lo scrittore celebre la grande estate, da giugno a settembre 1902, e canta soprattutto la parabola discendente della stagione estiva, il suo prossimo esaurirsi nell'autunno e il progressivo venir meno dell'energia vitale e dell'ottimismo. Il poeta si immerge nella natura versiliese e si dissolve in essa: ne interpreta le voci segrete, interroga le misteriose presenze femminili che essa evoca, modula la propria voce all'unisono con l'infinita varietà dei toni e delle voci della pioggia, del mare, del vento. In Alcyone le cose sfumano per lasciare il posto alla musica dei suoni.
Tra le altre opere poetiche citiamo: Primo vere, Canto novo, Il poema paradisiaco. Tra i romanzi ricordiamo: L'innocente, Le vergini delle rocce, Il fuoco, Forse che sì forse che no.


O falce di luna calante

Questa lirica fa parte della giovanile raccolta poetica Canto novo(1982), nella quale D'Annunzio ha cantato la sua gioia di vivere. In questa lirica il poeta parte dalla contemplazione della natura e della quiete notturna quando, sotto il chiarore della luna, il mondo giace in un languido sonno.

O falce di luna calante
che brilli su l'acque deserte,
o falce d'argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mito chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie,
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe 'l vasto silenzio va.

Oppresso d'amor, di piacere,
il popol de' vivi s'addorme...
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mito chiarore qua giù!

Vita e poetica di D'Annunzio

Nato a Pescara nel 1863 morto a Gardone nel 1938.
L'epoca in cui è vissuto Gabriele D'Annunzio non è certo tra le migliori della storia italiana. Il poeta dovette infatti scontrarsi con la dura realtà del periodo totalitaristico che si era imposto ormai in tutto il mondo. Fu parte attiva nella Grande Guerra e morì un anno prima dello scoppio della seconda. Questo periodo fu però arricchito da nuove scoperte scientifiche come la scoperta delle onde elettromagnetiche che si propagavano alla velocità di 300.000 chilometri al secondo; scoperta che portò poi all'invenzione del telegrafo senza fili ad opera dello scienziato italiano Guglielmo Marconi.
Un periodo davvero interessante dal punto di vista storico scientifico e letterario non solo in Italia ma in tutta Europa. Nello stesso periodo in Russia si attuò la Rivoluzione Bolscevica che segnò l'inizio della dittatura di Lenin.

Fin da piccolo fu abituato ad un certo tenore di vita. Frequentò una delle scuole più aristocratiche, ovvero il Collegio Cicognini di Prato. A soli 16 anni debuttò come poeta e scrittore pubblicando la raccolta di versi "Primo Vere". La raccolta esprimeva idee in contrasto con quelle del Collegio e sia per questo motivo che per la sua incapacità di non porsi al di sopra della comunità scolastica e dei docenti, ne fu espulso. La frase che maggiormente rappresenta ciò che è stato è senz'altro questa: "Bisogna fare della propria vita un'opera d'arte" (richiamo ad un celebre aforisma di Oscar Wilde). Si può appurare che l'obiettivo sia stato raggiunto da D'Annunzio visitando "Il Vittoriale", la sua ultima straordinaria, eccentrica residenza dove lusso, arte, sfarzo e cultura regnano sovrane.

La scoperta di NIETZSCHE , il filosofo tedesco che aveva teorizzato il mito del “superuomo”, indirizzò il poeta verso “una vita inimitabile” stravagante ed esibizionista.
Dal 1903 al 1910 accumulò nella sua villa La Capuccina, situata a Settignano, opere d'arte provenienti da ogni parte del mondo. Incurante dei debiti che continuava ad accumulare iniziò presto ad essere tormentato dai creditori che stanchi di attendere di essere pagati cominciarono a perseguitarlo costringendolo a fuggire in Francia. Scoppiata la prima guerra mondiale tornò in Italia arruolandosi come volontario e distinguendosi per alcune clamorose azioni. Nel 1922 si ritirò nella sua villa a Gardone, Il Vittoriale, dove morì a causa di un ictus nel 1938.

Le imprese più clamorose furono sicuramente il volo su Vienna e la presa della città di Fiume.
• All’alba del 9 agosto del 1918, D’Annunzio a bordo del biplano da ricognizione SV10 pilotato dal comandante Natale Palli insieme a 11 aerei dell’ottantasettesima squadriglia della “Serenissima” formata da 11 aerei, 4 dei quali furono costretti a fermarsi prima, sorvolò Vienna e lanciò 50.000 volantini tricolori che ineggiavano al “vento della vittoria che si leva dai fiumi della libertà”. Furono lanciate anche 350.000 copie in tedesco, non con la stessa lirica ma identico significato. L’effetto di quest’impresa sui cittadini viennesi, italiani e di tutta Europa fu enorme e D’Annunzio venne proposto per la medaglia d’oro al valor militare.
• I trattati di pace, dopo la Prima Guerra Mondiale, assegnarono l’Istria all’Italia senza includere il porto di Fiume che, nonostante la maggioranza della popolazione fosse italiana, entrò a far parte della Jugoslavia. I Nazionalisti italiani si sentirono umiliati dalla decisione degli alleati e incolparono il governo italiano di aver accettato questa condizione.
D’Annunzio si fece interprete del malcontento ea capo di un piccolo corpo di volontari occupò la città di Fiume istituendo il governo provvisorio del Quarnaro. Questo di D’Annunzio fu preso dai governanti come un atto di ribellione che doveva essere stroncato velocemente. La fama del poeta, eroe di guerra, era un problema per la rapida risoluzione della questione. Il governo decide di concedere tempo a D’annunzio sperando in una naturale risoluzione della Repubblica. Fu Giovanni Giolitti a risolvere la questione nel 1920 con la firma del Trattato di Rapallo con la Jugoslavia che prevedeva l’indipendenza della città di Fiume.
Fu così che l’impresa di Fiume fallì ma mostrò la debolezza dello stato Italiano messo in difficoltà da un uomo capace di accendere gli animi ardenti delle persone.

Insieme a Giovanni Pascoli, D’Annunzio è il maggior esponente della corrente letteraria del Decadentismo.
I punti fondamentali della poetica di D’Annunzio sono l’esaltazione della propria individualità e del proprio “io” e la mancanza di fiducia nella ragione e nella scienza.
Nelle sue opere dominano la raffinatezza dello stile e il gusto per il tecnicismo formale. L’arte di questo poeta è detta “estetizzante” in quanto mira alla preziosità, alla musicalità del linguaggio e al coinvolgimento dei sensi.
Proprio attraverso questa raffinatezza di linguaggio il poeta esprime il suo complesso rapporto con la natura intesa come forza cosmica da cui è possibile attingere una grande energia vitale.

Primo Vere 1879, Alcyone 1903, Il piacere 1889, Giovanni Episcopo 1891 e L’innocente 1892; in questi ultimi si avverte la lezione di Tolstoj: da studio del profondo a languida ostentazione del morboso.
PRIMO VERE – Primo libro di D’Annunzio pubblicato in prima edizione nel dicembre 1879 e in seconda nel 1880. E’ una raccolta di poesie composte nel periodo in cui frequenta il Reale Collegio Cicognini. Il poeta, sedicenne, dedicò tutta l’estate per redigere la sua opera prima e con l’accordo del padre viene stampato a spese della famiglia.
La prima edizione comprende 26 poesie ciascuna delle quali dedicata ad un membro della famiglia o alla Musa ispiratrice chiamata Lilia.
Con Primo Vere l’autore vuole raccontare la sua giovinezza nel periodo in cui si affaccia per la prima volta alle gioie della vita e dell’amore. Si riscontra l’influenza del Carducci. Lo stesso D’annunzio confessa di essersi ispirato alle Odi Barbare del poeta.

ALCYONE – E’ il titolo di una raccolta di liriche pubblicata nel 1903 ed è considerato il terzo libro delle laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi.
I titoli dei 7 libri si rifacevano alle stelle della costellazione delle Pleiadi: MAYA, ELETTRA, ALCYONE, MOROPO, TAIGETE, ASTEROPE, CELENO.
Di essi uscirono i primi 3 nel 1903 e Merope nel 1912. La raccolta si sviluppa attraverso un ampio percorso culturale di citazioni e riferimenti al repertorio letterario classico italiano, greco e latino. La prima sezione sviluppa elementi duecenteschi, da S. Francesco a Dante passando attraverso il recupero dei motivi virgiliani. Con Alcyone, D’Annunzio, introduce nel panorama letterario italiano la tematica panico-naturalistica, che nella cultura europea risale al romanticismo.

Pensiero di D'Annunzio

Nacque a Pescara nel 1863 e rappresenta il Decadentismo europeo, visse la vita in modo attivo, in modo pieno, con l'intento di farne un'opera d'arte.
Nel 1879 pubblicò la sua prima raccolta di poesie con evidente ispirazione carducciana, non completò gli studi universitari e si trasformò in un dandy sempre presente agli eventi mondani più importanti.
Viveva sempre al di sopra delle sue possibilità economiche, viveva come un divo, circondato da servitori, lusso e sfarzo. Dal punto di vista artistico assimilò tutte le novità della cultura europea dai simbolisti francesi, dal Verismo italiano e dal superomismo di Nietzsche.
Nel 1889 pubblicò "Il piacere" mentre tra le poesie pubblicò nel 1903 "Laudi del cielo, del mare e della terra" del quale fa parte "Alcyone".
Nel 1897 venne eletto deputato alla Camera e sedette tra la destra per protestare contro i provvedimenti reazionari di fine secolo. Successivamente si allontanò dalla politica attiva.
Alla fine della guerra si lanciò nell'impresa di occupare e governare la città di Fiume in attesa che si concludessero i trattati di pace e venisse assegnata all' Italia o alla Jugoslavia.
Intanto nel concreto agire di D'Annunzio presero forma dei rituali che sarebbero diventate parte integrante del regime fascista.
Deluso, il poeta si ritirò a Gardone dove fece ristrutturare e arredare lussuosamente il Vittoriale e dove passò gli ultimi suoi anni.

Poetica: I suoi modelli sono il classicismo carducciano per la poesia e il verismo verghiano per la prosa (modificandone i significati).
Sperimenterà modelli e generi letterari nuovi e diversi ma la sua ricerca si muoverà costantemente attorno alla definizione di uno stile sublime, di un linguaggio con termini mistici e arcaici e dalla rappresentazione di una realtà dominata dalla sensualità.
D'Annunzio vive la sensualità come panismo,cioè alla fusione totale fra uomo e natura, in questa caratteristica risiede l'aspetto più interessante del poeta.
Egli resterà estraneo a ogni atteggiamento problematico e critico nei confronti della condizione umana. La scoperta delle opere di Nietzsche e della sua poetica del superuomo annulleranno qualsiasi atteggiamento critico. In D'Annunzio il pensiero del filosofo tedesco viene banalizzato e forzato all'interno del suo personale sistema di idee. Il superuomo dannunziano è energico, aggressivo e violento, ha un'energia primordiale (prende da Verga), non è vile ma esiste solo la perfezione. Caratteristica della sua superiorità è l' estetismo cioè la cultura della bellezza.
Il passaggio al superomismo è segnato nel romanzo "Il trionfo della morte" del 1894 in cui il protagonista non è più un perdente o un malato ma un superuomo.

Opere: Terra Vergine: 1882, è la prima raccolta di novelle da lui pubblicate. In esse si vede chiaramente la suggestione del Verismo ma nel modello dannunziano.
Verga si rivolge agli strati più bassi mentre D'Annunzio guarda la plebi per ritrovare un' istintualità primitiva che può sopravvivere solo tra la povertà e l'ignoranza.
Le novelle narrano vicende feroci e sono pervase da una sensualità che spesso diventa violenta.
Il piacere:1889, è il primo romanzo di D'Annunzio. Il testo ottiene un enorme successo alimentato dallo scandalo suscitato dai comportamenti immorali del protagonista.
Andrea Sperelli si presenta come una sorta di alter-ego dell'autore, è l'insieme di arte raffinata e di abbandono agli istinti e al degrado morale della società. Venne subito accolto come un manifesto dell'estetismo.
--> Sperelli è un eccentrico e aristocratico dandy che attende di rivedere la sua ex amante Elena e nel frattempo ripensa al tempo passato assieme. Dopo essere stato lasciato da Elena aveva avuto diverse storie tra le quali quella con Maria Ferres.
La relazione con Maria viene vissuta da Andrea come una sorta di risarcimento alla perdita di Elena e arriverà a chiamare Maria, Elena.
Questa, accortasi della situazione fugge,e si ritrova piena di debiti del marito.
Andrea assisterà impotente alla perdita dei beni di Maria e disgustato dalla propria viltà.
Alcyone:1903, fa parte delle Laudi, e indica il nome di una stella. Rappresenta una sorta di diario lirico scritto durante l'estate passata in Versilia.
E' caratterizzato dalla fusione dell'io poetico e della natura, questa metamorfosi lo fa sentire simile a un Dio. Anche sul piano formale l'enfasi e la retorica lasciano il posto alla musicalità del verso e delle parole. In questa raccolta compare ancora il superomismo.

La pioggia nel pineto: è una lirica composta fra luglio e agosto 1902. Quest'opera appartiene all'Alcyone. La poesia è composta da 128 versi divisi in quattro strofe di 32 versi ciascuna. I versi sono liberi, tuttavia ricorrono spesso ternari, il senari e il novenari. I versi sono anche sciolti. Il poeta dà un'immagine raffinatissima e suggestiva di un'atmosfera naturale espressa con una struttura frammentaria dei versi e con la ripetizione di parole e di frasi e dal susseguirsi di sensazioni uditive, visive, olfattive, tattili, ritmate dal ripetersi di due verbi chiave, piove e ascolta in cui, però, le sensazioni uditive prevalgono sulle altre. La poesia, infatti, è una sinfonia musicale perché il poeta sceglie le parole non tanto per il loro significato, quanto per il loro suono. Le strategie tecniche che utilizza per creare musicalità e suggestione sono varie e diversificate e il linguaggio risulta molto ricercato e raffinato. L'autore spezza i legami sintattici e creando una sequenza di effetti sonori con le rime, variamente disposte, le assonanze, le onomatopee e le similitudini.
Il Taci iniziale della poesia è un invito a creare l'atmosfera di silenzio e di ascolto. Il poeta si trova a Marina di Pisa con Ermione, la sua donna amata e, mentre passeggiano in una deserta pineta vicino al mare, li sorprende un fresco temporale estivo. Le gocce, cadendo leggere sui rami e sulle foglie, creano una musica magica e orchestrale, ridestando odori e vita segreta nel bosco. I due amanti si inoltrano sempre più nel fitto della vegetazione e, così circondati, coinvolti e immersi da una sinfonia di suoni, profumi e sensazioni sprigionati dalla pioggia, si sentono parte viva della natura che li circonda, fino ad immedesimarsi con essa stessa e a trasformarsi in creature vegetali. Questa trasformazione inizia nella seconda strofa dove il poeta paragona il volto di Ermione a una foglia e i suoi capelli a una ginestra e si compie nell'ultima strofa dove D'Annunzio definisce Ermione non bianca ma quasi fatta virente, cioè verde, come una pianta. Questa meravigliosa trasformazione, questa immersione totale del poeta e di Ermione nel paesaggio naturale che li circonda è la "favola bella". Una favola perché si tratta di un'illusione momentanea, ma bella perché questo senso di comunione perfetta con la natura è fonte di serenità e di gioia. I temi principali della poesia, infatti, sono tre:la pioggia, la trasformazione o metamorfosi e l'amore.
Ogni strofa termina con il nome della donna Ermione. La poesia si conclude riprendendo i versi che chiudevano la prima strofa. D'Annunzio, superando in questa poesia il peso del tecnicismo formale, della superficialità e della mancanza di profondità, presente, talvolta, nella sua produzione, esprime l'ideale decadente del panismo, cioè della completa fusione tra l'uomo e la natura che lo circonda.

I pastori: Finita l'estate il poeta sembra improvvisamente pervaso da una profonda malinconia e, spaventato dall'imminente autunno, desidera di fuggire, di migrare.
Gli torna alla mente la sua terra d'origine, la terra d'Abruzzi, dove, proprio in quel momento, si sta realizzando una migrazione reale, quella dei pastori che abbandonano i monti per la pianura. Da qui sviluppa una nostalgia per la terra natale. I pastori di d'Annunzio sono personaggi solenni, quasi mitici perché ricordano gli antichi patriarchi.
Attraverso l'uso degli aggettivi l'autore riesce a rendere un'atmosfera arcaica, primitiva, ma al tempo stesso solenne, rituale, quasi religiosa. L'abbondanza di notazioni coloristiche e uditive conferiscono al testo un carattere impressionistico.
Il testo è apparentemente semplice malgrado non manchino termini ricercati lontani dal linguaggio comune e reminescenze letterarie. Questo linguaggio deve dare al lettore un'illusione di evasione dalla quotidianità, di superiorità rispetto alla massa. Spesso è eccessivamente retorico. Lo stile è paratattico.

Notturno: Nel 1916, in seguito a una ferita dovuta ad un ammaraggio di fortuna, perse l'occhio destro. In quel periodo compose Notturno, utilizzando delle sottili strisce di carta contenenti una sola riga ciascuna per scrivere nelle condizioni di completa oscurità impostegli durante la convalescenza. L'opera, pubblicata nel 1921, contiene una serie di ricordi e osservazioni, di riflessioni sulla letteratura, in uno stile spezzato e paratattico nel quale la parola acquista una nuova essenzialità.

Il supplizio dei giacinti: Il poeta è costretto all'isolamento e all'immobilità a causa della sua semicecità sente di perdere la consapevolezza della propria interezza corporea e di sentirsi vivo solo attraverso l'occhio malato e dolente, il punto dove sembrano concentrarsi tutte le sensazioni possibili. Avverte il profumo di giacinti che l'infermiera che lo sta medicando porta con sé. All'allontanarsi della donna, scivola in un nel quale l'immagine dei giacinti spezzati si fonde con il dolore dell'occhio e con il suo lacrimare.
È un altro giorno e attraverso successive analogie tra fiori, creta, sabbia e la statua di un fanciullo etrusco l'autore rivive queste immagini.
Il sapore amaro e metallico delle lacrime dell'occhio infiammato che colano fino alla bocca richiama quello del sale nella bocca dei “pescatori di Pescara”, che escono in mare prima dell'alba.
Il passo si chiude con l'esplosione di una sensazione uditiva: il grido di una rondine rievoca il suono di un cannone e quello delle campane, i cui rintocchi annunciano il ritorno della sera e degli incubi che la accompagnano.
Si tratta di una prosa caratterizzata dalla presenza di elementi ritmici e retorici che la rendono molto simile a una poesia, aspetto accentuato anche dalla versificazione. Il linguaggio è estremamente raffinato, a tratti eccessivo.
Nel Notturno le intrusioni narcisistiche e superomistiche scompaiono, l'artista è completamente solo con se stesso e si abbandona a una sorta di impulso creativo.

Vita e opere di D'Annunzio

Nasce a Pescara nel 1863, da una famiglia benestante che gli permette di frequentare i collegi più esclusivi. D’Annunzio rivela il suo genio poetico fin da giovane: nel 1879 pubblica “primo vere”, e nel 1882 “canto novo”; due raccolte di poesie basate sul modello di Carducci. Va a Roma per frequentare l'università, ma non la segue molto frequentemente, preferisce infatti collaborare con giornali e riviste; ricordiamo il lavoro con “cronaca bizantina”, una rivista letteraria di stampo decadente, e l’esperienza sia come giornalista che come critico mondano. Negli anni successivi pubblica una vasta serie di romanzi, tra i quali “il piacere” edito nel 1889, il cui protagonista è Andrea Sperelli, un nobile esteta, che segue un modello di vita simile a quello di Dorian Grey, e nutrendo forte disprezzo nei confronti della massa ha la consapevolezza di vivere al di sopra di essa; “L'innocente” del 1892, tratta sempre il tema dell’eroe esteta e della nobiltà (ricordiamo però che questi personaggi, nella loro ricerca di una vita esteta ideale, verranno sempre sconfitti); e “Le vergini delle rocce” pubblicato nel 1895, in cui D'Annunzio afferma il suo modello di superuomo,
creato rielaborando le idee Nietzche da cui, secondo molti critici, il poeta ha preso solo la parte più superficiale. A causa della sua vita mondana e sregolata, che lo costringerà a spese troppo esose, sarà costretto a scappare da Roma, inseguito dei creditori. Si stabilisce prima a Napoli, poi a Firenze dove acquista la villa la de “la Capponcina”. In questo periodo si sposa, ma tradirà molto spesso la moglie. Attirato più dalla fama che da vero interesse; nel 1897 entra in politica diventando deputato dei socialisti; nonostante questo non si interessa minimamente dell'incarico e farà molte azioni vistose, che culmineranno con un clamoroso abbandono del Parlamento nel 1900, durante il quale manda tutti platealmente “a fare in culo”, terminando di fatto la sua carriera politica. Nella fase fiorentina inizia una relazione con Eleonora Duse, la più grande attrice italiana di quegli anni, con la quale stringe anche un sodalizio letterario, iniziando a comporre tragedie: ricordiamo “La città morta” del 1900; “Francesca da Rimini” del 1901 e “la famiglia di Iorio” del 1904 che gli daranno un successo grandissimo. Nel 1902 pubblica la raccolta di novelle “novelle della Pescara”, anche se apparentemente quest’opera può sembrare ricalcare lo stile di Verga, in realtà c'è un abisso tra i due: Verga infatti è verista, tratta delle persone vinte nel loro tentativo di migliorarsi e descrive freddamente la situazione di disagio della seconda metà dell’ottocento. D'Annunzio, invece, anche se parla delle vicende di un gruppo di pastori abruzzesi, in realtà, li esalta come popolo ideale, non corrotto ed eroico. Nel 1904 rompe la relazione con Eleonora, smettendo così di comporre tragedie.
D’Annunzio vive a una vita sempre più sregolata e burrascosa, tanto che nel 1910 è di nuovo costretto a scappare a causa dei debiti e dovrà rifugiarsi in Francia per un certo periodo. In questi anni compone la raccolta di poesie “Le laudi”. Alla vigilia della prima guerra mondiale scrive molti articoli sul Corriere della Sera dove dichiara la sua netta posizione a favore degli interventisti. Nel 1915 si arruola come volontario nell’aviazione italiana e sarà artefice di molte azioni vistose; tra cui la più importante fu il volo su Vienna. Durante la guerra ha un incidente, in cui perderà la vista da un occhio; nel periodo di riabilitazione è costretto a stare al buio e in questo tempo scrive un’opera intitolata “notturno”, in cui fa una grande ricerca introspettiva. Nel 1820, con un gruppo di volontari decide di partire per liberare la città di Fiume, riuscirà nell’impresa, ma, l’anno successivo il governo italiano lo costringe ad abbandonare la città. In questi anni sale al potere Benito Mussolini; i due, nonostante abbiano idee politiche abbastanza simili, sono molto diffidenti l’uno nei confronti dell’altro. Per questa ragione D'Annunzio sceglie di non diventare poeta del regime; e si ritira a vita privata nel “Vittoriale”,una villa sul lago di Garda fatta costruire come una sorta di monumento autocelebrativo. In questo periodo scrive un elogio alla campagna d'Etiopia e una satira contro Hitler. Forse a causa della droga, un giorno cade dalla finestra della sua casa; l'incidente gli procurerà vari problemi fisici e una serie di dolori grandissimi a causa dei quali si isolerà sempre più dal resto del mondo e, nonostante un grandissimo seguito di fan, muore nel 1938 completamente solo.

Inquadramento storico di D'Annunzio

D’Annunzio è uno dei più significativi poeti italiani del novecento, a lui va il merito di aver importato in Italia una ventata di rinnovamento, proponendo un nuovo tipo poeta, che impersona l’eroe decadente esteta da lui stesso narrato. Durante la sua vita si è cimentato in tutti i generi letterari; i critici pensano che questo possa essere avvenuto per due ragioni: o perché non è riuscito a trovare la sua strada a causa di una personalità irrequieta, o perché, soffrendo di delirio di onnipotenza, credeva di essere capace di fare qualunque cosa. Questo poeta è vissuto in un momento storico molto intricato: la prima guerra mondiale aveva causato il rafforzamento dell'industria, soprattutto nel Nord Italia, portando alla nascita di problemi sociali, legati sia la classe operaia, sia a quella borghese. La borghesia, infatti, cercava di restare in una posizione di mediocrità, per ottenere un periodo di stasi in cui poter risolvere i propri problemi. Per questo motivo molti borghesi avevano aderito pieni di speranza al positivismo. D'Annunzio troverà proprio tra queste persone il massimo consenso. Lo sviluppo della tipografia, aveva poi reso molto diffusi sia i giornali di gossip, sia i libri basso prezzo. Grazie a questi D'Annunzio diventa strafamoso, sia
per la sua vita privata, che sia per le sue opere. I borghesi vedono in lui l'incarnazione dei personaggi narrati nei suoi libri. D'Annunzio, nonostante si definisse sprezzante della massa e “scrittore per pochi e per scelti”, curava molto la sua immagine pubblica, scegliendo lui stesso le immagini e le copertine dei giornali, e facendo gesta molto eclatanti, capaci di attrarre l’attenzione di tutto il paese. Per questi motivi la critica lo definirà un “aristocratico di massa”. A noi resta la biografia di un personaggio molto contraddittorio, capace di definirsi superiore al resto del popolo, ma, nel contempo, di celebrare con una poesia la festa del primo maggio (festa dei lavoratori).

Alcyone

Questa raccolta di poesie fu scritta a seguito di un'estate passata dal poeta in Toscana. In essa troviamo la presenza di molti elementi, quali la natura, l'estate, il simbolismo, forti riferimenti alla mitologia classica, e la presenza dei sensi. D'Annunzio, infatti, porrà una fortissima ricerca lessicale al centro delle sue opere, e sarà capace di dare grandissima musicalità ai versi. In queste poesie D'Annunzio sviluppa il concetto di panismo: una sorta di religione, che sostiene che qualunque
essere vivente appartenga alla natura, e possa trasformarsi in un suo elemento e, attraverso la metamorfosi, diventare tutt'uno con essa. In questa visione la natura va intesa come una forza vitale, come un organismo vivente, principio e base di tutta la vita. La parola panismo deriva dal dio greco Pan, la divinità della natura.


Autori che hanno contribuito al presente documento: ego94, Giubecca, Mucciii, demetea.

Registrati via email