Daniele di Daniele
Blogger 27530 punti


Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale è una delle liriche tra le più conosciute di Eugenio Montale, la quale fa parte della raccolta poetica nota come Satura e scritta nel 1967 in onore della moglie del poeta italiano Drusilla Tanzi. La poesia si articola in due strofe: la prima strofa è composta da sette versi, mentre la seconda invece è composta da cinque versi. Il verso utilizzato è un verso di tipo libero e piano. Nel testo poetico Eugenio Montale, effettua un dialogo con la moglie Drusilla, rivolgendosi a lei in maniera affettuosa.
Il poeta ricorda con affetto la vita coniugale, rievocata in particolare modo dal gesto dello scendere le scale insieme alla moglie. Si tratta di un gesto quotidiano semplice, ma ricordato da Montale con affetto in quanto un'abitudine della giornata. Viene riportata l'analisi del testo, delle principali figure retoriche presenti, il commento e la parafrasi.

Indice

Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale - Versione alternativa 1
Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale, analisi - Versione alternativa 2
Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale, parafrasi - Versione alternativa 3
Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale, spiegazione - Versione alternativa 4

Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Ecco il testo poetico della celebre poesia di Eugenio Montale Ho sceso dandoti il braccio. Viene anche riportata bene la spiegazione della poesia Ho sceso dandoti il braccio.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.


Parafrasi Ho sceso dandoti il braccio: Ho sceso, aiutandoti e facendomi aiutare, moltissime scale ed ora che tu non ci sei mi sento sempre più solo ed ogni gradino per me è vuoto. Anche vivendo assieme a lungo tempo, io sono infelice in quanto il tempo passato con te e la nostra vita insieme non sono durati abbastanza. Il mio viaggio dura tuttora, e non mi servono più le coincidenze dei treni, le prenotazioni degli alberghi, i viaggi, le umiliazioni della gente che crede che la vita vera sia quella che si vede. Ho sceso moltissime scale aiutandoti e facendomi aiutare, non perché con quattro occhi si vede di più e meglio. Le ho scese con te perché sapevo che tra di noi, i veri occhi che vedevano la realtà più profonda, anche se indeboliti dalla miopia erano i tuoi.

Commento di Ho sceso dandoti il braccio: La metafora del viaggio : Il poeta traccia con tenerezza la figura della moglie in una dimensione di quotidianità, ricordandone l'accentuata miopia, il buon senso e la saggezza. Montale offriva alla moglie il braccio per scendere le scale, metaforicamente condivideva con lei le difficoltà quotidiane nel viaggio della vita e ora, rimasto solo, ne sente la mancanza.
Previdente ed accorta, era Mosca (il soprannome datole affettuosamente dal marito) a fargli da guida e le sue pupille offuscate erano le uniche a vedere: era lei, cioè, a cogliere con gli occhi dell'anima il senso profondo del reale.
La miopia della moglie assume un significato particolare nel momento in cui il poeta sottolinea la propria stanchezza esistenziale: vivendo con lei, egli ha conquistato la capacità di vedere, non teme più gli inganni e gli insuccessi, e ora le preoccupazioni della vita gli, appaiono trappole prive di significato. Attraverso la metafora del viaggio, Montale ribadisce la propria concezione dell'esistenza: la realtà non è quella che si vede con gli occhi e si percepisce con i sensi, fatta di impegni e casualità (coincidenze e prenotazioni), insidie e delusioni (trappole e scorni), ma è qualcosa che va al di là delle apparenze e resta misterioso per l'uomo.

Le caratteristiche dello stile : Il lessico. La lingua prosastica e quasi d'uso comune (coincidenze e prenotazioni sono immagini legate alla metafora del viaggio) non è più spigolosa come nei testi giovanili, il registro linguistico è semplice e colloquiale nell'evocare ricordi sollecitati dalle occasioni più disparate.
La trama fonica. La semplicità del linguaggio non esclude una sapiente struttura: la bipartizione delle strofe è sottolineata dalla ripresa dello stesso verso con una variante (vv. 1, 8), i versi 5-6-7 sono endecasillabi, le rime (crede/vede, due/tue) legano gli ultimi versi di ogni strofa, le assonanze creano echi fonici tra le parole-chiave (scale/offuscate, viaggio/braccio).

Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896 da una famiglia di commercianti; nel 1917 fu obbligato a interrompere gli studi tecnici per andare a combattere al fronte nel corso della Prima guerra mondiale.
Dal 1927 si stabilì a Firenze,
dove prima lavorò presso la casa editrice Bemporad, poi nel Gabinetto letterario - scientifico- filosofico Vieusseux, che diresse per dieci anni. Contrario al regime fascista , fu infatti costretto a lasciare il suo incarico quando espresse apertamente il suo dissenso firmando il Manifesto degli intelletuali antifascisti promosso da Benedetto Croce. Nel 1948 fu assunto come redattore al Corriere della sera e si trasferì a Milano. Nel 1967 fu nominato senatore a vita e nel 1975 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura . Morì a Milano. La sua opera poetica è incentrata , sin dalle prime raccolte , sui temi fondamentali dell'angoscia esistenziale e del "male di vivere" che attanaglia l'uomo , negandoli un qualunque "senso" dell'esistenza . Benchè sensibile all'influenza di vari autori e movimenti politici del Novecento, Montale rimase
sostanzialmente estraneo agli sperimentalismi delle Avanguardie, elaborando una poetica e uno stile del tutto personali. Tra le sue raccolte di poesie ricordiamo Ossi di seppia (1925), Le occasioni , La bufera e altro (1956), Satura, Diario del '71 e del '72, Quaderno di quattro anni. Tra le opere in prosa ricordiamo la Farfalla di Dinard (1956) e numerosi saggi di critica letteraria.
Tra le ultime raccolte di Montale compare Satura (1971). Nel titolo è possibile scorgere un doppio significato: quello di "satira" , cioè di polemica acuta e corrosiva rivolta alle aberrazioni della società moderna priva di valori e disumanizzata dal conformismo e quello di "mescolanza di cose svariate" (dal latino satura), data la molteplicità di temi e di metri. L'atteggiamento del poeta nel confronti della realtà è freddo e distaccato , le sue riflessioni vanno dall'ironia sottile al sarcasmo impietoso. Parallelamente lo stile poetico si fa più arido e prosastico, per testimoniare una realtà degradata.
Si distingue le sezione Xenia (in greco "doni votivi"), dedicata alla moglie, Drusilla Tanzi , scomparsa nel 1963. A lei , affettuosamente soprannominata "Mosca" ( un po' per la petulanza e un po' per le spesse lenti
da miope che le ingrandivano buffamente gli occhi) , il poeta dedica 28 componimenti , nei quali il colloquio con la donna assente si dipana con commossa immediatezza.

Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale, analisi


Questa lirica è scaturita dalla dolorosa solitudine dell'autore: egli solo ora comprende che proprio "Mosca", nonostante la miopia, sapeva scrutare ben più a fondo di lui il mistero delle cose e dell'esistenza , dal momento che la realtà
autentica è quella che si vede. Nonostante le apparenze, dunque, non era lui, con il suo porgerle il braccio nello scendere le scale , a evitarle di incespicare : era "Mosca" a guidare il viaggio di entrambi nella vita.

Ho sceso , dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Questo componimento esprime, in tono commosso , il senso di vuoto e di inutilità che il poeta avverte dopo la morte della moglie, alla quale dedica il suo toccante omaggio poetico. Nella poesia, il periodo trascorso insieme alla donna è espresso metaforicamente da una scale dagli innumerevoli gradini, discesi nel corso di un cammino comune che, troncato dalla morte di lei, appare tuttavia drammaticamente breve a chi è rimasto solo e vede soltanto il vuoto davanti a sè. La metafora si propone nell'immagine dell'inutile viaggio solitario del poeta , al quale le incombenze della quotidianità (le coincidenze, le prenotazioni) denunciano tutta la loro vacuità , e la vana apparenza viene spesso confusa con la realtà.

Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale, parafrasi



Questa lirica è stata scritta da Eugenio Montale ed è un omaggio alla moglie Drusilia Tanzi, di cui il poeta evoca la capacità di cogliere il significato dell’esistenza e al di là delle apparenze. Questa è una dichiarazione d’amore alla moglie, anche se non esplicita. Montale ammette che la moglie è più intuitiva di lui, che è superiore. Quando muore, lui si ritrova solo, accolto da un sentimento di solitudine.
Apparentemente non sembra una poesia ermetica ed è composta da una sola strofa e i versi sono lunghi. I versi sono liberi che cioè non hanno una struttura fissa e di versi che non rimeno tra loro eccetto i versi 6 e 7 caratterizzati da una rima baciata e i versi 3 e 8 che rimano per assonanza.
È presente un’anafora, “ho sceso”, che si ripete a inizio poesia e a inizio verso 8; ci sono molti enjambement. Una frase è presente anche in “Non chiederci la parola”: chi crede che la realtà sia quella che si vede.
Le scale sono metafora di vita e Montale afferma che pur avendo passato molto tempo insieme alla moglie è stato poco.
La poesia ha un tono intimo – colloquiale.

Spiegazione dei versi: Ho passato molto tempo con te, ma ora che non ci sei più mi sento solo.
Anche se abbiamo passato insieme molto tempo, la nostra vita di coppia è stata breve.
La mia vita va avanti, ma non mi occorrono più le coincidenze degli orari ferroviari, le prenotazioni degli alberghi, i viaggi che ero obbligato a fare, le umiliazioni delle persone che credono che la realtà sia quella che si vede.
Abbiamo passato molto tempo insieme, non perché in due si vive meglio (non perché con quattr'occhi si vede di più).
Ho passato la mia vita con te perché ti amavo (tra noi due tu eri quella che “vedevi di più”).

Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale, spiegazione


Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.


Parafrasi: Ho sceso, aiutandoti e facendomi aiutare, moltissime scale ed ora che tu non ci sei mi sento sempre più solo ed ogni gradino per me è vuoto. Anche vivendo assieme a lungo tempo, io sono infelice in quanto il tempo passato con te e la nostra vita insieme non sono durati abbastanza. Il mio viaggio dura tuttora, e non mi servono più le coincidenze dei treni, le prenotazioni, gli inganni, le delusioni della gente che crede che la vita vera sia quella che si vede.
Ho sceso moltissime scale aiutandoti e facendomi aiutare, non perché con quattro occhi si vede di più. Le ho scese con te perché sapevo che tra di noi, i veri occhi anche se indeboliti dalla miopia, erano i tuoi.

Autori che hanno contribuito al presente documento: eddie guerrero, Franco_97, kli, Stress.
Registrati via email