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Montale, poetica e confronto con Ungaretti

Nelle liriche di Montale è ricorrente l'espressione "non" per esprimere la negatività del vivere, negatività totale, neppure la poesia può salvarci. Egli era antiannunziano. Il poeta può solo proporre un distacco dignitoso dalla realtà, una "divina indifferenza", una stoica accettazione della realtà. Negatività quasi dialettica perché oscillante tra la constatazione del male di vivere e la speranza (vana) di poter superarlo. Questa negatività si realizza in due elementi: mare e terra. Il mare è il luogo della vita, la terra è la sede del dolore, della sofferenza, del distacco. La seppia infatti vive nel mare ma giace sulla sabbia. In Ungaretti vi è un'illuminazione , una parola essenziale. Montale, pur essendo ermetico, predilige una parola aspra, pietrosa e un ritmo cadenzato da sillabe "storte e secche come un ramo".
Con la sua poesia torna l'uso del verso tradizionale ma con nuovi esiti. Torna l'uso della sintassi, scomparso in Ungaretti. Inolstre Montale utilizza il correlativo oggettivo: egli assume come simbolo oggetti quotidiani. Il male di vivere è espresso in qualunque oggetto. Ogni paesaggio è visto anche dall'aspetto metafisico, come simbolo dell'esistenza umana. Montale desume questa tecnica da Thomas Elliot, il quale ipotizzò un rapporto tra oggetti esterni e mondo interiore.

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