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Montale, parte della vita

Eugenio Montale rappresenta il massimo poeta del '900 italiano. Con la sua esperienza poetica ha attraversato i momenti più significativi della nostra epoca dal 1920 al 1980. Appare sempre fedele ad una visione personale del mondo, ontologicamente negativa per la precarietà della nostra esistenza. Consapevole che la vita dell'uomo è basata sull'impossibilità di valicare le barriere non vi sono illusioni di salvezza, rifiuta qualunque possibile conforto liberatorio. Montale non cedette mai, il male di vivere è l'elemento fondamentale dell'umanità. Etica visione della vita, rigorosa coscienza morale, sempre fedele alla propria negatività. Nato a Genova nel 1896 in una famiglia appartenente alla media borghesia divenne prima ragioniere e poi si dedicò alla letteratura. Nel '17 combatte nella Prima Guerra Mondiale. Nel primo dopoguerra collabora alle riviste di Piero Gobetti (attivista del partito comunista). Egli trascorreva le sue estati a Monte Rosso che fornisce le immagini alle sue liriche, conobbe in questo luogo Anna degli Uberti, ispiratrice di alcune poesie con il nome di Arletta. Nel 1925 pubblica la raccolta "Ossi di Seppia". Primo momento della ricerca montaliana: consapevolezza della precarietà della vita. Secondo momento: realtà che ci circonda che trascende ogni contingenza. La raccolta poetica è intitolata Ossi di Seppia perché il poeta trovando sulle spiagge ossi di seppia, pensava che questi somigliassero alla vita dell'uomo.

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