Questo appunto di Greco contiene il testo in greco e la traduzione in italiano di un passo tratto dalla Vita di Solone (17) di Plutarco in cui è presente un breve excursus sulle leggi di Dracone.
Testo in greco antico
Πρῶτον μὲν οὖν τοὺς Δράκοντος νόμους ἀνεῖλε πλὴν τῶν φονικῶν ἅπαντας, διὰ τὴν χαλεπότητα καὶ τὸ μέγεθος τῶν ἐπιτιμίων. μία γὰρ ὀλίγου δεῖν ἅπασιν ὥριστο τοῖς ἁμαρτάνουσι ζημία θάνατος, ὥστε καὶ τοὺς ἀργίας ἁλόντας ἀποθνήσκειν, καὶ τοὺς λάχανα κλέψαντας ἢ ὀπώραν ὁμοίως κολάζεσθαι τοῖς ἱεροσύλοις καὶ ἀνδροφόνοις. διὸ Δημάδης ὕστερον εὐδοκίμησεν εἰπὼν ὅτι δι᾿ αἵματος, οὐ διὰ μέλανος, τοὺς νόμους ὁ Δράκων ἔγραψεν. αὐτὸς δ᾿ ἐκεῖνος, ὥς φασιν, ἐρωτώμενος διὰ τί τοῖς πλείστοις ἀδικήμασι ζημίαν ἔταξε θάνατον, ἀπεκρίνατο τὰ μὲν μικρὰ ταύτης ἄξια νομίζειν, τοῖς δὲ μεγάλοις οὐκ ἔχειν μείζονα.
Traduzione in italiano
In primo luogo, quindi, abrogò le leggi di Dracone, tutte tranne quelle sull'omicidio, perché erano troppo severe e le loro pene troppo gravi. Infatti, a quasi tutte le trasgressioni era assegnata una sola pena, cioè la morte, tanto che anche coloro che erano stati condannati per ozio venivano messi a morte, e coloro che rubavano insalata o frutta ricevevano la stessa pena di coloro che commettevano sacrilegio o omicidio. Per questo Demade, in tempi successivi, fece scalpore quando affermò che le leggi di Dracone erano scritte non con inchiostro, ma con sangue. E Dracone stesso, si dice, interrogato sul perché avesse stabilito la morte come pena per la maggior parte dei reati, rispose che, a suo avviso, i reati minori la meritavano, e per i reati maggiori non si poteva trovare una pena più grave.