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Questo appunto di Greco contiene il testo in greco antico e la traduzione in italiano di un brano tratto dal secondo capitolo dell'opera di Senofonte "Ierone o della tirannide" in cui Ierone parla dell'infelice destino dei tiranni.

Indice

  1. Testo in greco antico
  2. Traduzione in italiano

Testo in greco antico

Πρὸς ταῦτα δὲ ὁ Ἱέρων εἶπεν· Ἀλλὰ τὸ μὲν πλῆθος τῶν ἀνθρώπων, ὦ Σιμωνίδη, ἐξαπατᾶσθαι ὑπὸ τῆς τυραννίδος οὐδέν τι θαυμάζω· μάλα γὰρ ὁ ὄχλος μοι δοκεῖ δοξάζειν ὁρῶν καὶ εὐδαίμονάς τινας εἶναι καὶ ἀθλίους· ἡ δὲ τυραννὶς τὰ μὲν δοκοῦντα πολλοῦ ἄξια κτήματα εἶναι ἀνεπτυγμένα θεᾶσθαι πᾶσι παρέχεται, τὰ δὲ χαλεπὰ ἐν ταῖς ψυχαῖς τῶν τυράννων κέκτηται ἀποκεκρυμμένα, ἔνθαπερ καὶ τὸ εὐδαιμονεῖν καὶ τὸ κακοδαιμονεῖν τοῖς ἀνθρώποις ἀπόκειται. τὸ μὲν οὖν τὸ πλῆθος περὶ τούτου λεληθέναι, ὥσπερ εἶπον, οὐ θαυμάζω· τὸ δὲ καὶ ὑμᾶς ταῦτ᾿ ἀγνοεῖν, οἳ διὰ τῆς γνώμης θεᾶσθαι δοκεῖτε κάλλιον ἢ διὰ τῶν ὀφθαλμῶν τὰ πλεῖστα τῶν πραγμάτων, τοῦτό μοι δοκεῖ θαυμαστὸν εἶναι. ἐγὼ δὲ πεπειραμένος σαφῶς οἶδα, ὦ Σιμωνίδη, καὶ λέγω σοι, ὅτι οἱ τύραννοι τῶν μεγίστων ἀγαθῶν ἐλάχιστα μετέχουσι, τῶν δὲ μεγίστων κακῶν πλεῖστα κέκτηνται. αὐτίκα γὰρ εἰ μὲν εἰρήνη δοκεῖ μέγα ἀγαθὸν τοῖς ἀνθρώποις εἶναι, ταύτης ἐλάχιστον τοῖς τυράννοις μέτεστιν· εἰ δὲ πόλεμος μέγα κακόν, τούτου πλεῖστον μέρος οἱ τύραννοι μετέχουσιν. εὐθὺς γὰρ τοῖς μὲν ἰδιώταις, ἂν μὴ ἡ πόλις αὐτῶν κοινὸν πόλεμον πολεμῇ, ἔξεστιν ὅποι ἂν βούλωνται πορεύεσθαι μηδὲν φοβουμένους, μή τις αὐτοὺς ἀποκτείνῃ, οἱ δὲ τύραννοι πάντες πανταχῆ ὡς διὰ πολεμίας πορεύονται. αὐτοί τε γοῦν ὡπλισμένοι οἴονται ἀνάγκην εἶναι διάγειν καὶ ἄλλους ὁπλοφόρους ἀεὶ συμπεριάγεσθαι. Ἔπειτα δὲ οἱ μὲν ἰδιῶται, ἐὰν καὶ στρατεύωνταί ποι εἰς πολεμίαν, ἀλλ᾿ οὖν ἐπειδάν γε ἔλθωσιν οἴκαδε, ἀσφάλειαν σφίσιν ἡγοῦνται εἶναι, οἱ δὲ τύραννοι ἐπειδὰν εἰς τὴν ἑαυτῶν πόλιν ἀφίκωνται, τότε ἐν πλείστοις πολεμίοις ἴσασιν ὄντες. ἐὰν δὲ δὴ καὶ ἄλλοι στρατεύωσιν εἰς τὴν πόλιν κρείττονες, ἐὰν ἔξω τοῦ τείχους ὄντες οἱ ἥττονες ἐν κινδύνῳ δοκῶσιν εἶναι, ἀλλ᾿ ἐπειδάν γε εἴσω τοῦ ἐρύματος ἔλθωσιν, ἐν ἀσφαλείᾳ πάντες νομίζουσι καθεστάναι, ὁ δὲ τύραννος οὐδ᾿ ἐπειδὰν εἴσω τῆς οἰκίας παρέλθῃ ἐν ἀκινδύνῳ ἐστίν, ἀλλ᾿ ἐνταῦθα δὴ καὶ μάλιστα 11φυλακτέον οἴεται εἶναι. ἔπειτα τοῖς μὲν ἰδιώταις καὶ διὰ σπονδῶν καὶ δι᾿ εἰρήνης γίγνεται πολέμου ἀνάπαυσις, τοῖς δὲ τυράννοις οὔτε εἰρήνη ποτὲ πρὸς τοὺς τυραννευουμένους γίγνεται οὔτε σπονδαῖς ἄν ποτε πιστεύσας ὁ τύραννος θαρρήσειε.

Traduzione in italiano

A questo Ierone rispose: «Bene, Simonide, che la moltitudine sia ingannata dalla tirannide non mi sorprende affatto, poiché la folla sembra intuire esclusivamente dalle apparenze (lett. "vedendo") che un uomo è felice, un altro infelice. La tirannide ostenta i suoi tesori apparentemente preziosi sparsi davanti agli occhi del mondo: ma tiene nascosti i suoi mali nel cuore del tiranno, nel luogo in cui sono custodite la felicità e l'infelicità umana. Che questo sfugga all'osservazione della moltitudine, dico, non mi sorprende. Ma ciò che mi sembra sorprendente è che uomini come te, la cui intelligenza dovrebbe darvi una visione più chiara della maggior parte delle cose rispetto ai vostri occhi, siano altrettanto ciechi a ciò. Ma lo so bene per esperienza, Simonide, e ti dico che i tiranni ricevono la minima parte dei più grandi beni e subiscono la maggior parte dei più grandi mali. Così, ad esempio, se la pace è considerata una grande benedizione per l'umanità, ben poca parte di essa spetta ai tiranni: se la guerra è una grande male, di cui i tiranni ricevono la parte maggiore. Innanzitutto, finché il loro Stato non è impegnato in una guerra a cui tutti prendono parte, i cittadini privati ​​sono liberi di andare dove vogliono senza timore di essere uccisi. Ma tutti i tiranni si muovono ovunque come in un paese nemico; in ogni caso pensano di essere tenuti a portare armi ininterrottamente e a portare sempre con sé una scorta armata.
In secondo luogo, in caso di una spedizione contro un paese nemico, i cittadini privati ​​si credono almeno al sicuro non appena tornati a casa. Ma quando i tiranni raggiungono la loro città, sanno di trovarsi ora in mezzo a più nemici che mai. Supponiamo ancora che degli stranieri invadano la loro città con forze superiori; è vero, i più deboli sono consapevoli del pericolo mentre sono fuori dalle mura; tuttavia, una volta dentro la fortezza, tutti si sentono al sicuro. Ma il tiranno non è fuori pericolo nemmeno quando varca le porte del palazzo; anzi, è proprio lì che pensa di dover procedere con la massima cautela. Ancora una volta, per i cittadini privati ​​una tregua o la pace portano riposo dalla guerra; ma i tiranni non sono mai in pace con il popolo soggetto alla loro tirannide, né mai, confidando in una tregua, un tiranno potrebbe essere privo di timore.

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