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Lisia - Discorso di difesa sull'olivo sacro


πρότερον μέν, ὦ βουλή, ἐνόμιζον ἐξεῖναι τῷ βουλομένῳ, ἡσυχίαν ἄγοντι, μήτε δίκας ἔχειν μήτε πράγματα: νυνὶ δὲ οὕτως ἀπροσδοκήτως αἰτίαις καὶ πονηροῖς συκοφάνταις περιπέπτωκα, ὥστ᾽ εἴ πως οἷόν τε, δοκεῖ μοι δεῖν καὶ τοὺς μὴ γεγονότας ἤδη δεδιέναι περὶ τῶν μελλόντων ἔσεσθαι: διὰ γὰρ τοὺς τοιούτους οἱ κίνδυνοι [οἱ] κοινοὶ γίγνονται καὶ τοῖς μηδὲν ἀδικοῦσι καὶ τοῖς πολλὰ ἡμαρτηκόσιν. οὕτω δ᾽ ἄπορος ὁ ἀγών μοι καθέστηκεν, ὥστε ἀπεγράφην τὸ μὲν πρῶτον ἐλάαν ἐκ τῆς γῆς ἀφανίζειν, καὶ πρὸς τοὺς ἐωνημένους τοὺς καρποὺς τῶν μορίων πυνθανόμενοι προσῇσαν: ἐπειδὴ δ᾽ ἐκ τούτου τοῦ τρόπου ἀδικοῦντά με οὐδὲν εὑρεῖν ἐδυνήθησαν, νυνί με σηκόν 2 ἀφανίζειν, ἡγούμενοι ἐμοὶ μὲν ταύτην τὴν αἰτίαν ἀπορωτάτην εἶναι ἀπελέγξαι, 3 αὐτοῖς δὲ ἐξεῖναι μᾶλλον ὅ τι ἂν βούλωνται λέγειν. καὶ δεῖ με, περὶ ὧν οὗτος ἐπιβεβουλευκὼς ἥκει, ἅμ᾽ ὑμῖν τοῖς διαγνωσομένοις περὶ τοῦ πράγματος ἀκούσαντα καὶ περὶ τῆς πατρίδος καὶ περὶ τῆς οὐσίας ἀγωνίσασθαι. ὅμως δὲ πειράσομαι ἐξ ἀρχῆς ὑμᾶς διδάξαι. ἦν μὲν γὰρ τοῦτο Πεισάνδρου τὸ χωρίον, δημευθέντων δὲ τῶν ὄντων5 ἐκείνου Ἀπολλόδωρος ὁ Μεγαρεὺς δωρειὰν παρὰ τοῦ δήμου λαβὼν τὸν μὲν ἄλλον χρόνον ἐγεώργει, ὀλίγῳ δὲ πρὸ τῶν τριάκοντα Ἀντικλῆς παρ᾽ αὐτοῦ πριάμενος ἐξεμίσθωσεν: ἐγὼ δὲ παρ᾽ Ἀντικλέους εἰρήνης οὔσης ὠνοῦμαι. ἡγοῦμαι τοίνυν, ὦ βουλή, ἐμὸν ἔργον ἀποδεῖξαι ὡς ἐπειδὴ τὸ χωρίον ἐκτησάμην, οὔτ᾽ ἐλάα οὔτε σηκὸς ἐνῆν ἐν αὐτῷ. νομίζω γὰρ τοῦ μὲν προτέρου χρόνου, οὐδ᾽ εἰ πάλαι ἐνῆσαν μορίαι, οὐκ ἂν δικαίως ζημιοῦσθαι: εἰ γὰρ μὴ δι᾽ ἡμᾶς εἰσιν ἠφανισμέναι, οὐδὲν προσήκει περὶ τῶν ἀλλοτρίων ἁμαρτημάτων ὡς ἀδικοῦντας κινδυνεύειν.

Traduzione


Prima, o consiglieri, pensavo che fosse possibile a chi lo volesse, conducendo un’esistenza tranquilla, non avere processi o fastidi; ora invece sono incappato in accuse cos’ inaspettate e in accusatori così malvagi che, se mai è possibile, mi sembra che anche coloro che non sono ancora nati debbano temere per le cose che accadranno; infatti a causa di individui simili i processi diventano comuni sia a coloro che non hanno commesso niente di male sia a coloro che hanno commesso molti errori. Il processo poi mi si presenta veramente difficile: fui accusato in un primo momento di aver fatto sparire dal terreno un olivo, e ( gli accusatori) si recarono dagli appaltatori della raccolta dei frutti degli olivi sacri per fare un’inchiesta, dopo che non riuscirono a trovarmi colpevole in nulla per questa via, adesso affermano che io ho fatto sparire un ceppo, ritenendo che per me questa sia l’accusa più difficile da confutare, mentre per loro sia possibile ciò che vogliono. E devo essere processato , lottando per la patria e i miei beni , per le accuse che costui viene ( a lanciarmi) dopo averle meditate, mentre io ho sentito parlare della questione insieme a voi che dovete giudicarla. Tuttavia proverò a informarvi dall’inizio. Era infatti di Pisandro questo terreno, ma essendo stati confiscati i beni di questo, Apollodoro di Megara, ricevendolo in dono dal popolo, continuò a coltivarlo per il resto del tempo, e dopo un poco, prima dei Trenta, Anticle, acquistandolo da lui, lo diede in affitto, io l’ho comprato da Anticleo quando tornò la pace. Ritengo pertanto, o Consiglieri, mio compito dimostrare che, dopo che acquistai il terreno, non si trovavano in esso né un olivo né un ceppo. Ritengo infatti che non giustamente sarei punito per il tempo precedente, neppure se prima ve ne fossero stati moltissimi; se infatti non sono spariti a causa nostra, non è giusto che io affronti un processo per colpe altrui, come se le avessi commesso io .
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