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Vita e opere di Cini Boeri Appunti scolastici Premium

Tesi per la facoltà di Ingegneria architettura e delle scienze motorie, dell'università degli Studi di Kore Enna - Unikore elaborata dall’autore nell’ambito del corso di storia dell'architettura contemporanea tenuto dal professore Marconi dal titolo Vita e opere di Cini Boeri. Scarica il file in formato PDF!

Materia di Storia dell'architettura contemporanea relatore Prof. C. Marconi

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ospitare una moltitudine di ospiti, tra mamme, bambini, suore e bambinaie.

Zanuso vuole creare in questo luogo un piccolo ambiente che rispetti le misure delle azioni umane

che si compiono, reallizando quindi una pianta assolutamente ordinata, e con una chiara separazione

delle diverse funzioni: infatti, partendo dal basso, abbiamo i servizi centrali, il parlatorio e la

cappella nel seminterrato, salendo al pian terreno, ritroviamo gli asili (parte esterna e parte interna),

con i soggiorni e i dormitoi, e i luoghi della direzione, apiano primo vi sono le camere delle madri

con mensa e infermieria, soggiorno e camerate a loro dedicate, in mansarda invece vi sono gli

alloggi per suore e bambinaie e il terrazzo.

Lo studio che Zanuso e Boeri mettono in pratica nella realizzazione di questo progetto, in relazione

con gli arredi, è uno studio dedicato alla definizione dei limiti tra i diversi individui, all'interno di

quelli che vengono definiti "contenitori". Le soluzioni adottate sono piuttosto semplici: per

cominciare non rispecchiano la freddezza di un luogo principalmente clinico e di tipo assistenziale.

La zona dedicata ai bambini è suddivisa in piccole isole; i bagni sono costituiti da sei piccoli wc

posti attorno ad un'unica struttura, che prevede un unico comando di scarico, a questi locali si

accede direttamente dalle camere, e la parete è formata da un'unica mensola a muro che dove si

trovano due bagnetti estraibili, e nella parete di fronte le vasche per i bagnetti. I soggiorni dedicati

ai bambini sono invece composti da lunghi armadi a parete nella quale a parte bassa è destinata al

bambino, mentre quella alta alle bambinaie.

Per i due architetti è di fondamentale importanza l'utilizzo di mobili in serie: infatti nelle camerate

delle madri vi sono letti posti a lisca di pesce, dietro ai quali vi sono mobiletti che hanno triplice

funzione, ossia fiancata, testiera e schermo del letto. L'armadio è costituito da un'unica anta che

dona la privacy diventando un paravento, il tutto corredato poi da scrittoio e lampada.

Le zone di gioco dei bambini invece sono costellate da cubi componibili, che su una faccia

contengono una lavagna, facili da trasportare ed impilare, così da divenire utili strumenti di

insegnamento e di gioco, al loro interno invece vi è lo spazio per riporre i giochi, così da poter

mantenere sempre l'ordine della zona comune. Infine, per quanto riguarda la zona riposino

pomeridiano, sono utilizzate delle brandine sovrapponibili facili da trasportare, per poterle utilizzare

anche in giardino durante una giornata più mite.

In seguito Cini e Zanuso si occuparono di un altro progetto simile, il pensionato delle Carline, che

ospitava ragazze sole. Anche questo progetto è stato sponsorizzato da una ricca signora milanese.

Il lavoro che Cini fece, fu quello di convertire un luogo già esistente, una villa costruita negli anni

'20, in un luogo di accoglienza per sessanta bambine tra i 5 e i 14 anni, e venti giovani donne tra i

15 e i 20 anni, suddiviso in 2 luoghi in base alle fasce d'età delle ospiti. Cini costruì un luogo nuovo,

collegato al primo già esistente, attraverso un vano di scale che ruotava attorno ad un patio

esagonale. Al piano terra vi erano l'ingresso, la cappella e i soggiorni delle due sale, nel

seminterrato le cucine e la mensa, e ai due piani superiori le camere singole, tutte disposte secondo

un sistema a raggiera. La pianta dell'edificio non ricorda né un edificio allargato per ospitare una

comunità, né gli edifici classici dedicati all'istruzione e alla sorveglianza, ma piuttosto ha le

sembianze di una piccola chiesa, dove le navat laterali e il coro ospitanoi dormitoi, concludendosi

con l zona sacra nell'abside. La zona sacra ha una pianta di tipo poligonale, sulle paret, nella zona

degli spigoli, si aprono zone di luce ricoperte di vetro. Sul fondo vi è poi un'apertura all'altezza del

soffito, che permette a chi si trova al primo piano, di partecipare alle funzioni religiose.

Esattamente come per l'asilo di Lorenteggio, anche qui i mobili e l'arredamento non sono

considerati un mero completamento degli spazi interni, il motore che mette in moto il cambiamento

e la suddivisione tra privato e comune.

Le camere dedicate alle bambine sono costituite da due file di letti sistemati nella zona centrale

della stanza, e a doppio pettine, così da poter collegare tra loro due letti tramite un mobile basso con

due cassetti e una mensola ribaltabile per ogni ospite. Le pareti sono rivestite con un rivestimento in

legno di rovere che arriva circa a 140 cm di altezza, esul pavimento una tappezzeria a fiori identica

a quella del soffitto. Nei corridoi, molto lunghi, per non cadere nella monotonia, tutti gli armadi

sono disposti a fisarmonica, per creare movimento e ridurre visivamente la lunghezza percorsa.

Le stanze singole che troviamo nella zona nuova, e dedicate alle giovani donne dai 15 ai 20 anni,

sono di dimensioni minime necessarie al loro utilizzo, e sono separate dalle altre da pareti che

contengono anche gli armadi e il lavandino. Queste stanze hanno una tappezzeria rigata che collega

soffitto e parete di fondo. Il pavimento invece è composto da gomma Pirelli in blu e color havana ad

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alloggi alterni .

La parte già esistente era invece destinata al ricovero delle ospiti più piccole, all'interno di camerate

comuni, con al pian terreno le aule, la lavanderia e il guardaroba.

Lo studio di Zanuso era ricco di giovani talenti: Fredi Drugman, Aldo Rossi e il pittore Bobo

Piccoli, che si occupava dei colori per l'asilo di Lorenteggio. L'ambiente era senza dubbio molto

stimolante. Qui Cini conosce anche Lucio Fontana, che in quel momento si stava occupando del

pensionato delle Carline. Era un personaggio molto particolare, e stava preparando alcune immagini

sacre relative alla Via Crucis.

Nel 1957 allo studio arriva anche Richard Sapper, un capacissimo designer; aveva l'abitudine di

andare in giro con un rotolo di disegni sulla spalla, e Cini gli chiese cordialmente di portarli con le

mani, perchè quell'immagine riportava la sua mente alle scende di guerra e ai militari con i bazooka.

Si era soliti fare feste all'interno dello studio, con protagonisti architetti importanti e donne d'alta

borghesia.

Tra le persone che Cini conosce durante gli anni di lavoro presso lo studio Zanuso vi è Ernesto

8 Manolo De Giorgi, Marco Zanuso architetto, Skira, Milano, 1999, pagg. 228-231;

Rogers , grande amico di Zanuso. Cini lo reputa una persona molto piacevole, colta ed istruita, con

le idee chiare su ogni argomento trattato. Rogers è stato direttore della rivista Casabella dal 1953,

quando riprese la pubblicazione dopo la fine della seconda guerra mondiale, divenne un ottimo

amico della famiglia di Cini Boeri, e la chiamò sul letto di morte, nella sua casa sul Lago di Garda.

Il dopoguerra a Milano fu segnato da grandi costruzioni, che gli architetti del periodo consideravano

di grande interesse, al contrario dei vecchi milanesi, che non trattennero il loro disappunto.

La ricostruzione stava dando a Milano una nuova aria di rinascita, ma dietro di essa si nascondeva

la politica speculativa che fu complice della tristezza cittadina.

Negli ultimi anni '50 e primi anni '60 erano le riviste a permettere la divulgazione di nuovi

materiali, modelli e forme nell'architettura. Tra esse, erano tre quelle che si contendevano il

dibattito: "Casabella" di Ernesto Rogers, "Domus" di Gio Ponti, e "L'architettura" di Zevi.

Queste riviste erano intrise di un buon livello di critica ed informazione, e si occupavano

principalmente dello scenario italiano più che di quello internazionale.

Tra gli avvenimenti più importanti che attiravano ogni anno moltissimi architetti e personaggi del

mestiere c'era il premio Compasso d'Oro, istituito da Cesare Brustio, il proprietario della

Rinascente. Nei decenni successivi l'influenza dei nuovi arrivati argentini, tra i quali vi era Tomás

Maldonado, permise agli architetti italiani di confrontarsi con una cultura del disegno industriale

già avanzata.

Tra i personaggi che Cini incontra in questo periodo vi è Adriano Olivetti. Egli è stato di grande

stimolo per gli architetti dello studio Zanuso. Si era occupato insieme al collega Gardella della

costruzione della mensa all'interno dell'azienda Olivetti, ed è stato uno dei partecipanti alla

creazione della rivista "Comunità".

1.3 L'approccio al progetto

In un'intervista al MAXXI del 9 maggio 2012, L'architetta Cini Boeri racconta il suo metodo

d'approccio ai progetti che ha seguito durante la sua lunghissima carriera, e la sua idea sulla figura

dell'architetto. Cini esordisce con la frase "progettare è una gioia ma anche un impegno", frase

utilizzata anche come titolo dell'incontro.

Cini afferma che la società nella quale viviamo oggi, la figura dell'architetto debba occuparsi non

solo del semplice progetto ma anche e soprattutto di ciò che va al di là del progetto in sè. Secondo

lei la figura dell'architetto deve essere capace di mettersi in relazione con la società nella quale vive,

o più che altro quella in cui vorrebbe vivere, e dovrebbe essere in grado di relazionare il suo

progetto all'ambiente e agli spazi in cui opera, alla politica e all'economia, creando un tutto

armonioso. Cini ha lavorato per circa 50 anni, e si è occupata di moltissimi progetti, la maggior

parte dei quali privati, e non ha mai sentito l'esigenza di preoccuparsi di essere una donna piuttosto

che un uomo. Ha sempre dato il meglio di sè, nella creazione dei disegni, nella realizzazione dei

suoi progetti, nel rapporto con i clienti e le loro necessità, sempre in modo professionale e con il

grande entusiasmo che la contraddistingue.

Ernesto Rogers, direttore della rivista "Casabella", le ha insegnato che la cosa importante per un

architetto non è la propria personalità, ma quella dell'opera che andiamo a realizzare. Non è

importante chi sia il progettista, ciò che è importante è il monumento e la capacità che esso ha di

comunicare la propria anima. L'artista vero, secondo Rogers, lascia un segno sulla sua opera, non si

preoccupa di inciderlo, e questa è la ragione per la quale il progetto deve essere intriso dell'anima

del progettista, ma senza sfociare nel personalismo e nell'egoismo, che è solo un danno per la

società. L'opera sarà originale quando sarà il suo equilibrio esprimerà la sua essenza.

Cini ci parla poi dei cosiddetti "Archistar", questi sono, secondo lei, la maggior parte degli archittti

di oggi. Spesso autoreferenziati, pieni di sè e che non si preoccupano dell'anima dell'opera che

hanno creato. Questi individui, molto spesso, non sono nemmeno architetti.

L'architetto dovrebbe prendersi cura dell'umanità, dando un contributo e migliorando la vita dei

cittadini. Sarebbe meglio che l'architetto avesse in sè la componente artistica, come molti architetti

geniali del nostro tempo, e questi, a ragione, possono essere definiti "archistar".

Cini si è occupata, come abbiamo detto sopra, principalmente di opere private, e soprattutto di case

private, nella quale i suoi clienti avrebbero dovuto passare la vita. La casa, per un individuo, è il

rifugio, la socializzazione, la sicurezza, il luogo di riflessione e quello degli affetti, i loro sogni e i

loro desideri, e l'architetto ha il dovere di occuparsi di dare forma a questi desideri. L'architetta è

convinta che il cliente debba essere ascoltato e capito, accettare il suo modo di pensare anche senza

per forza condividerlo, ma senza subirlo in modo passivo, e condurlo ad un ragionamento

progressista, così da proporgli nuove idee sempre più in linea con la sua cultura, i suoi modi di

vivere e le sue relazioni. L'architettura interna deve essere capace di migliorare la qualità di chi

abita in quegli spazi.

Cini ha lavorato e lavora tutt'ora con grande impegno e dedizione per il suo lavoro, preferendo e

insenando ad essere attivi nella vita e mai passivi, perchè solo con la nostra partecipazione abbiamo

la possibilità di rendere migliore il mondo in cui viviamo.

Oggi più che mai il ruolo dell'architetto è quello di rispondere alle esigenze del nostro pianeta,

preoccupandosi del problema dell'energia, della ricerca di fonti alternative ed umanitarie,

occupandosi e preoccupandosi anche della fame e della povertà del mondo in cui viviamo.

Al momento Cini Boeri si sta occupando di un progetto che lei stessa definisce utopico, ma nella

quale crede fermamente, e spera che i suoi successori prenderanno sul serio come ha fatto lei. Il

progetto è incentrato sulla scuola, una scuola nella quale si insegna l'autonomia come

responsabilità, trasmettendo fin dall'infanzia i valori etici in cui crede. No esistono castighi o premi

nella sua scuola, ma si tratta di una scuola innovativa, sui generis, nella quale le forme hanno un

nuovo significato, e nella quale l'architettura e l'insegnamento si aiutano in modo reciproco. Questa

scuola haaule dalla forma circolare, così da eliminare ogni possibile gerarchia e autorità per chi

insegna. I mobili d'arredo scorrono su binari in curva, così da insegnare ai bambini responsabilità

ma anche libertà.

La sua speranza è quella che qualcuno, dopo di lei, prenderà in mano questo progetto in modo da

realizzarlo, e i suoi consigli sono quelli di lavorare per chi ci richiede l'opera e nn per se stessi,

donare all'opera, se possibile, un significato sociale, e avere una posizione politica nella società in

cui si vive, non per imposizione ma per scelta. Tutto sempre con passione e gioia, ma tanto

impegno.

Cini Boeri ha inserito tutto il suo sapere e l'individualità del suo lavoro all'interno del testo "Le

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dimensioni umane dell'abitazione ", occupandosi principalmente dell'abitazione e delle sue funzioni

e delle necessità di chi la abita.

È necessario analizzare le ragioni umane quando ci si occupa di un progetto di casa, ragioni che

sono sia psicologiche che fisiologiche, alla quale devono necessariamente corrispondere le

dimensioni metriche e ideologiche degli spazi, e di conseguenza, le dimensioni sociali dell'uomo.

La necessità è quella di creare e progettare sempre più frequentemente, con la complicità e

l'intervento di coloro che vivranno l'abitazione in ogni suo spazio. Questo è ciò che la nostra

architetta definisce "ruolo dell'architetto", e che ha sempre seguito e rispettato nella sua lunga

carriera. L'abitante, che può essere definito privilegiato rispetto a chi, ha comunque diritto ad una

casa ma non esplicitamente dedicata a loro, deve essere considerato uno stimolo a scoprire da ciò

che è nuovo e a reinventare quello che riguarda l'uomo e le sue necessità.

Il metodo utilizzato da Cini Boeri, è un metodo atto a provocare e a leggere le richieste e le

domande, a capire quali siano le giuste soluzioni, le prestazioni necessarie di un'abitazione ai giorni

nostri, e gli elementi più importanti che devono essere specchio della realtà sociale che muta

continuamente.

Tutto questo è possibile abbandonando le tipologie abitative standardizzate , con ambienti

precostituiti, ossia ingressi, cucine, corridoi, soggiorni, bani e camere da letto, e sostituendole con

luighi di forma e dimensioni differenti e adatte all'uso e all'interdipendenza. È risaputo che la

società sta cambiando, e che si stanno sviluppando sempre più abitazioni per soddisfare le esigenze

di gruppi non necessariamente familiari. Per questo c'è la necessità di non inserire l'uomo in una

sorta di scatola preconfezionata non adatta alla sua individualità, ma creare ex novo un luogo adatto

9 Cini Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione: appunti per una progettazione attenta alle esigenze fisiche e

psichiche dell’uomo, Franco Angeli, Milano, 1987

alle sue esigenze, identificando il luogo con la sua individualità, e rendendolo partecipe della

realizzazione del progetto.

Questo è il modo di rendere l'individuo soggeto della propria casa, fornendogli gli strumenti per

mantenere una buona salute mentale e fisica, stimolando la sua fantasia, la socializzazione, e

l'appagamento del privato. È per questo che Cini Boeri ritiene necessario che l'architetto progetti

ambienti non conclusi ma adattabili ai cambiamenti e alle differenti realtà che vi si propongono.

Si ritiene quindi necessario, come prima cosa, definire, insieme ai futuri abitanti, le caratteristiche

adatte alla loro vita all'interno della casa, che determino la giusta definizione degli spazi privati e

comuni, la differenziazione equa dei compiti, liberando dalla tradizionale visione dei ruoli,

soprattutto quello femminile, quale dama del focolare.

Bisogna trovare il giusto posto per luoghi privati che soddisfino l'individualità, e luoghi comuni

legando quali zone debbano essere dipendenti l'una dall'altra, eliminando gli spazi morti, creando

luoghi di ricovero oggetti, necessari alla vita civile in una casa.

Si deve così poter dare la possibilità all'uomo di decidere come progettare la propria casa,

aiutandolo a comprendere come abitarla, tenendo conto delle sue aspirazioni e del suo benessere.

Ad esempio, le finestre e i muri sono luoghi che separano e proteggono dalla costrizione e dai

rumori della città, ma dovrebbero rappresentare anche il limite della sua libertà assoluta. L'analisi di

un progetto dovrebbe dipendere dai suoi caratteri di godibilità e fruibilità legati al clima, alla

logistica e ai costumi, e non alla fascia sociale di appartenenza.

Serve quindi essere capaci di fornire all'individuo un luogo dove si stimoli la sua indipendenza,

lontano dalle costrizioni legate alla vita familiare tradizionale.

Cini Boeri, all'interno del suo testo, suddivide la descrizione dei luoghi per spazi, partendo dalla

definizione degli spazi interni. Secondo l'architetta, ogni persona necessità, all'interno della propria

casa, di vivere momenti di attività alternati a momenti di riposo, che possono dare una qualità e una

quantità al tipo di spazi necessari. Per fare questo, Cini si è sempre ispirata alla casa-existenz

minimum, accezione definita dagli architetti razionalisti tedeschi, secondo i quali, un'abitazione

deve sostenere un livello minimo di vita, e dove il termine minimum ha molteplici significati, tra i

quali economico, ambientale, tecnologico e biologico. Secondo Walter Gropius, nella redazione

prodotta per il II congresso internazionale di architettura moderna, "Presupposti sociologici

dell'alloggio minimo (per la popolazione urbana)", propone, attraverso una progettualità razionale,

di unire il momento sociale e quello biologico, dando però privilegio a quello psicologico.

Secondo Le Corbusier, a proposito dell'existenz minimum, definisce l'abitazione un fenomeno di

origine biologica, nella quale ogni vano è delimitato da un involucro che segue la regola statica, e

che se non si tiene conto di queste regole, l'indistria non sarà mai in grado di rendere propria questa

definizione di maison minimum, come oggetto della propria produzione, e l'architetto a sua volta,

non sarà in grado di proporre progetti per l'industria moderna.

La questione, secondo Le Corbusier, è da suddividere in due settori, la vita domenstica, che è

paragonabile alla circolazione, economica, esatta, ed è identificabile con l'architettura moderna, e la

standardizzazione, che invece è la condizione secondo la quale si produce in serie e a baso costo.

Si rende poi necessario anche stabilire la quantità e la qualità dei metri quadrati necessari ad ogni

attività svolta nella casa, definendo tutto ciò che può essere di spreco, e definendo costi e

dimensioni, così da poter fare economia e sfruttare gli spazi in più per altre attività e altri luoghi.

Si suddividono in zona privata e zona comune i luoghi in base alle caratteristiche e al loro utilizzo.

Si rende necessario poi anche un luogo per tutte quelle attività che si svolgono in spazi esterni

all'abitazione, con mense gestite da gruppi alternati, spazi-gioco per bambini, biblioteca, sala

televisione. Oltre a questi, tra gli spazi comuni è necessario anche avere dei boxes per riporre

oggetti di uso saltuario o non più utilizzati, così da non rischiare di occupare i luoghi necessari alle

atività giornaliere, e questi tipi di ricoveri sono i sostituti delle cantine e dei solai, che trovano

sempre meno spazio nelle nell'architettura attuale.

La serie di luoghi sopra descritti, dovrebbe essere presente in ogni progettazione di case urbane con

più abitazioni, ricavando l'area dalla razionale riduzione degli spazi abitativi.

Secondo Cini Boeri quindi, è necessario progettare valutando gli spazi necessari all'arredo, le

aperture degli spazi necessari e dare quindi forma all'architettura. Questo anche perchè la riduzione

degli appartamenti in termini di spazio, permette affitti più equi, e più abitazioni disponibili, e

quindi si rende necessario occuparsi sempre più dell'individuazione di piante di case essenziali, per

rendere l'alloggio sempre più efficiente, anche dal punto di vista economico. Definire però quantità

e qualità degli spazi di una casa urbana, significherebbe bloccare ancora una volta la fisionomia di

queste case. È più utile quindi definire una serie di tipologie ed elementi tipologici, selezionandoli

tra le caratteristiche degli utenti, quelle ambientali e le risorse tecnologiche e renderli più relativi

possibile rispetto alle tendenze ipotizzabili.

La riduzione economica poi, non dipende solo dalla riduzione della superficie abitativa, ma anche e

soprattutto dalla riduzione della fatica gestionale della casa stessa, eliminando ogni pecorso inutile.

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Per rendere una casa funzionale e piacevole, sono necessarie inventiva e fantasia , che non rendono

la casa necessariamente più costosa, ma la rendono sicuramente più abitabile, offrendo a chi vi

abita, gli spazi necessari alla sua privacy, non per forza occupando superfici più ampie di quelle

utilizzate in progetti con piante confuse e spazi inutilizzati o mal utilizzati.

Il fatto di avere la possibilità di pagare per progettare una casa tutta per sè, non significa

necessariamente avere uno spazio adeguato alla propria vita privata, ai propri spazi, e di contro, non

è necessariamente vero che le classi meno agiate non possano avere questo privilegio. I cosiddetti

10 Cini Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione: appunti per una progettazione attenta alle esigenze fisiche e

psichiche dell’uomo, Franco Angeli, Milano, 1987, tavole 3-5, pagg. 51-56;

borghesi infatti, hanno sempre considerato un tratto distintivo la presenza di ambienti ampi

totalmente inutilizzati anche a discapito di luoghi per la propria zona privata, e aldilà delle

possibilità economiche.

Si dovrebbe incoraggiare, attraverso la trasformazione delle persone, la progettazione, proprio dove

le trasformazioni già attuate non sono state in grado di dare forma agli spazi. Naturalmente, come

già abbiamo accennato, la rivoluzione all'interno delle famiglie è molto importante. La donna non si

trova più nella posizione di curatrice del focolare, ma ha gli stessi diritti e delle responsailità di ogni

altro membro della famiglia, così come i figli non sono più oggetti di possesso e soggetti a cure

ossessive, ma istruiti all'autonomia fin da bambini, partecipando in maniera attiva alla gestione

casalinga, ed infine l'uomo, che sia marito, fratello, o in altro legame, non è più considerato colui al

quale sacrificare le fatiche degli altri, ma un membro di pari responsabilità, che aiuti nella gestione

della casa.

Per quanto riguarda invece gli spazi privati, secondo Cini Boeri, sarebbe utile che ognuno di noi

componesse a proprio gusto e secondo le proprie necessità, l'ambiente privato, così da potersi

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dedicare alla propria interiorità e alla cura delle proprie cose. Le norme della Gescal definiscono

le dimensioni, in metri quadri, di ogni spazio abitativo all'interno di una casa, e la camera da letto,

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secondo queste regole, deve essere di circa 8 mq a persona , norma condivisa anche dalla stessa

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architetta. Se le persone all'interno della camera sono due , la necessità vuole almeno 14/15 mq,

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nei quali poter suddividere la stessa in ambienti privati. Per quel che riguarda laltezza dei soffitti ,

si parla di almeno 2,70 m, ma limitabili fino a 2,50m / 2,20 m, secondo le norme vigenti in altri

paesi, e creando quindi la possibilità di economizzare metri cubi di costruzione creando maggiori

spazi personali all'abitante. Naturalmente l'ideale arebbe che fosse lo stesso abitante a definire quale

soluzione abitativa sia la migliore per la sua individualità, e che queste scelte fossero dovute non

tanto a vecchie abitudini ma ad aspirazioni personali. È prevista poi la presenza, per ogni camera da

letto, di un privato locale per l'igiene personale, portando ad una superficie di circa 20/24 mq la

stanza.

Se prendiamo come esempio un nucleo familiare di quattro persone, lo spazio privato si aggirerebbe

intorno ai 40/48 mq, di contro ad una soluzione di tipo tradizionale, nella quale, in 40/42 mq, si

avrebbe una stanza per i genitori, una per i due figli, un bagno unico per tutta la famiglia. Nella

11 Gescal, acronimo di Gestione Case per i Lavoratori, era un fondo destinato alla costruzione ed alla assegnazione di

case ai lavoratori, nato dalla trasformazione del Piano INA-Casa e disciplinato dalla legge 14 febbraio 1963, n. 60

-"Liquidazione del patrimonio edilizio della Gestione I.N.A - Casa e istituzione di un programma decennale di

costruzione di alloggi per lavoratori" pubblicata in G.U. n.44 del 16-2-1963, https://it.wikipedia.org/wiki/Gescal

12 Cini Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione: appunti per una progettazione attenta alle esigenze fisiche e

psichiche dell’uomo, Franco Angeli, Milano, 1987, tavole 6-8, pagg. 58-61;

13 Cini Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione: appunti per una progettazione attenta alle esigenze fisiche e

psichiche dell’uomo, Franco Angeli, Milano, 1987, tavola 10, pag. 65;

14 Cini Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione: appunti per una progettazione attenta alle esigenze fisiche e

psichiche dell’uomo, Franco Angeli, Milano, 1987, tavole 7-10, pagg. 60-65;

prima soluzione, quella proposta da Cini Boeri, ognuno avrebbe un luogo privato con annesso un

bagno personale, riducendo così di sovrapporre i propri disordini e le proprie buone o cattive

abitudini, non dando nulla alla propria persona, quindi l'utilizzo di pochi metri in più e il

raddoppiato numero dei locali da bagno, permetterebbe di ottenere una convivenza più civile.

Questo ci porta quindi a presupporre la necessità di un progetto che preveda le zone comuni al

centro intorno alle quali si dispongono le zone private, evitando l'uso di corridoi e zone utili solo ai

percorsi. L'eventuale creazione di zone non abitabili, potrebbe essere utilizzato come cabina

armadio o ricovero attrezzature per la casa. Per ottenere un progetto flessibile, l'idea dell'architetta

sarebbe quella di evitare la muratura e sostituirla con pannelli scorrevoli da far scorrere secondo le

necessità, oppure pareti in prefabbricato di facile movimento, delineando quindi case non "finite",

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ma in continua trasformazione e adattabilità .

Sfera privata e sfera comune, all'interno di una casa, dovrebbero essere legate, mantenendo

l'equilibrio psicofisico dell'individuo abitante, generando differenti e opposti atteggiamenti. Nella

sfera comune l'uomo condivide i propri interessi, agisce in collaborazione con gli altri abitanti della

casa e sviluppa le proprie capacità associative, per condurre una vita di gruppo soddisfaciente.

Come già dicevamo poc'anzi, l'ideale è quello di disegnare una pianta nella quale gli spazi comuni

si trovino al centro di quelli privati, con una serie di pannelli scorrevoli da aprire o chiudere a

seconda delle attività svolte.

Un luogo importante compreso negli spazi comuni è la cucina. Nella nuova concezione, la cucina

diventa parte integrante del soggiorno, sommando, e a volte riducendo, i metri quadrati complessivi,

utilizzabili quindi per altri spazi privati o comuni. Solitamente la cucina dovrebbe essere i circa 8

mq, ma spesso si arriva anche ad una superficie pari a 12/15 mq. Lo spazio dedicato alle cucine è

uno spazio eccessivo per il tipo di attività svolta al loro interno, e soprattutto negli ultimi decenni, è

diventata un luogo simbolo del lusso, con la presenza di moltissimi macchinari e attrezzature

proprie di cucine da chef. L'architetta propone il binomio cucina-soggiorno, o altrimenti detto

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tuttosoggiorno , nella quale le caratteristiche estetiche devono rispecchiare l'uso corrispondente. La

cucina è un luogo nella quale si dovrebbe vivere in modo sereno e senza nervosismo, e la sua

separazione dagli altri luoghi della casa potrebbe avere semplicissimi scopi pratici, infatti l'utilizzo

di un dislivello tra il pavimento della cucina e il resto della casa può essere utile ad evitare

spiacevoli allagamenti dei macchinari presenti (ad esempio la lavastoviglie), materiali differenti per

una migliore e più veloce pulizia, e pareti attrezzate per essere utilizzate in modo più agevole. È

necessario che ogni persona che entra un cucina abbia la facilità di reperire e di riporre tutto

l'occorrente all'uso. Potrebbe anche essere utile avere dispensa e lavastoviglie (che porta rumori

15 Cini Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione: appunti per una progettazione attenta alle esigenze fisiche e

psichiche dell’uomo, Franco Angeli, Milano, 1987, tavole 15, 16, pagg.74-76;

16 Cini Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione: appunti per una progettazione attenta alle esigenze fisiche e

psichiche dell’uomo, Franco Angeli, Milano, 1987, tavola 17, pagg. 78-81;

spesso fastidiosi al resto della casa), in un luogo separato, magari accanto ad una finestra, e della

grandezza massima di 3/4 mq.

Questo luogo così riconvertito e ripartito può essere vissuto al massimo e in più ore al giorno

rispetto ad un luogo cucina, anche e soprattutto per la presenza di un televisore, che, soprattutto

dagli anni '60 in poi, è diventato un vero e proprio mobile, e non un semplice oggetto da

esposizione. Il tutto può essere completato con una serie di strutture sulla quale possono essere posti

grandi cuscini, e con piani di appoggio per gli oggetti necessari, sostituendo così i classici divani e

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poltrone, spesso molto cari e non sempre funzionali .

Occupiamoci ora di tutte le altre attrezzature all'interno della casa.

È possibile dimostrare come, attraverso l'abbandono delle classiche finiture, di certi vincoli imposti

dai regolamenti di edilizia, e la costruzione di determinati servizi, determina un'economia di

costuzione ma anche un'economia gestionale della casa. Non è così difficile immaginare un abitante

che non riesce, all'interno di misure reali, a trovare arredamenti adatti per i vari locali. La

disposizione delle pareti, la presenza di termosifoni e finestre, determinano una ridotta scelta di

arredamento, obbligando l'abitante, a scegliere, ad esempio, la parete libera per posizionare il letto,

o lo scrittoio, o uno spogliatoio.

Secondo Cini Boeri, per determinare l'uso ottimale di questi luoghi, non è necessario, ad esempio,

procuparsi un letto e un armadio di particoli dimensioni o che celebri una particolare immagine, ma

con armadio e letto appositi, è possibile ottenere un funzionamento ottimale, con un'immagine più

neutra e rispondendo alle esigenze di essenzialità. Lìarchitetta propone il rialzo della parete

destinata al letto, con un gradine di circa 20 cm e una profondità di 100 cm: in questo modo

otteniamo lo spazio per un letto e uno spogliatoio, e la possibilità di apoggiare il materasso

direttamente sul gradone. Questa base potrebbe anche essere sostituita da una base in legno

appoggiato su due spalle ricavate dal muro, di circa 30 cm, con la possibilità di inserire dei grandi

cassettoni al di sotto, creando il posto per la biancheria. Per quanto riguarda lo spogliatoio invece,

non è necessario spendere cifre esorbitanti per un armadio di grandi dimensioni che riduce anche di

molto lo spazio all'interno della stanza, ma è possibile semplicemente ottenere una struttura basata

su un tubo tra 1,30m e 3,20 m, a seconda del numero di persone che occupano la stanza, sulla quale

riporre gli abiti più utilizzati, creando al di solra e al di sotto di essa, una serie di ripiani e cassetti

per la biancheria piegata. Questa soluzione è ottima soprattutto quando ci si trova in una situazione

di riuso di grandi locali.

La questione bagni, tanto discussa, è molto più semplice di quanto si possa immaginare. L'idea è

quella di determinare un ribassamento del piano pavimentale, o, se non possibile, un rialzo della

porta di ingresso, per evitare spiacevoli inconvenienti legati ad esempio, alla rottura degli

17 Cini Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione: appunti per una progettazione attenta alle esigenze fisiche e

psichiche dell’uomo, Franco Angeli, Milano, 1987, tavola 22.4, pag.91;

elettrodomestici, come la lavatrice, e al rischio di allagamento in tutto il resto della casa. I luoghi

per l'igiene personale dovrebbero essere ricoperti, sul pavimento, di resine in poliuretano, in modo

da rendere facile la pulizia ed evitare gli inconvenienti dovuti alla rottura degli elettrodomestici,

come diceva poco sopra. Per quanto riguarda il soffitto, dovrebbe essere costituito da pannelli

porosi per assorbire il vapore, e con luci e aspiratiro già inseriti al suo interno. Lo stesso vale per il

18

piatto doccia, ribassato di 6/7 cm, o con un bordo rialzato della stessa altezza . Ogni lavabo deve

essere fornito di un gradone nella parte posteriore, per poter riporre gli oggetti usati abitualmente, e

la possibilità di inserire un mobiletto con specchio o un semplice specchio.

Tutti questi accorgimenti possono ridurre di molto le spese per l'arredamento dell'abitazione,

utilizzando solo ciò che è strettamente necessario. Un'altra innovazione è quella di utilizzare blocchi

in vetroresina prodotti in serie, di tutte le parti necessarie alla composizione del bagno, quali lavabo,

19

bidet, wc, doccia e accessori vari . La possibilità di creare tutto in serie ridurrebbe di molto i costi,

permettendo così di raddoppiare il numero di questi locali all'interno dell'abitazione.

Anche le porte potrebbero essere semplici e funzionali senza l'uso di controtelai macchinosi,

20

inserendole semplicemente nel muro con profili di ferro .

Purtroppo ancora oggi si pensa che l'arredamento debba essere intriso di valori aggiunti, di poesia,

di miti, di sentimento, e che l'ambiente e il mobilio scelti rendano queste caratteristiche all'uomo. È

quindi compito degli architetti trovare la giusta via, offrendo all'individuo degli ambienti già pronti,

evitando inutili richiami al consumismo e di sfruttare tempo, denaro e spazio per ciò che è più

importante per la sua individualità e il suo rapporto con gli atri membri.

Quando ci si trova di fronte a costruzioni già pronte, il riuso diventa un processo di trasformazione

spesso più complicato di una nuova costruzione. La pratica è stata spesso quella di liquidare i

vecchi proprietari di appartamenti e caseggiati per buttare giù le costruzioni e crearne di nuove a

vantaggio della cosiddetta borghesia. Si sta diffondendo però sempre iù quella per il quale si

preferisce ricoverare temporaneamente in un altro luoghi gli abitanti, e rimette a nuovo le strutture

con ristrutturazioni che ridispongano il modo più razionale tutti gli spazi. Naturalmente è meno

libera la riprogettazione, in quanto questi vecchi edifici sono vincolati da piani e pareti portanti,

nonchè da vani finestra predisposti che deono necessariamente essere rispettati, e che limitano il

risparmio economico di denaro e spazi. Nonostante ciò, il riuso può dare vita a soluzioni ottimali e

confortevoli anche migliori di quelle progettate per una nuova casa; ovviamente è necessaria la

programmazione curata di questi inserimenti, preoccupandosi degli spazi a disposizione, utilizzando

vari accorgimenti, piuttosto che distruggere e ricreare spazi ancora più piccoli e inutilizzabili.

18 Cini Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione: appunti per una progettazione attenta alle esigenze fisiche e

psichiche dell’uomo, Franco Angeli, Milano, 1987, tavole 12 e 28, pagg. 68, 102-103;

19 Cini Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione: appunti per una progettazione attenta alle esigenze fisiche e

psichiche dell’uomo, Franco Angeli, Milano, 1987, tavola 30, pagg. 106-107;

20 Cini Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione: appunti per una progettazione attenta alle esigenze fisiche e

psichiche dell’uomo, Franco Angeli, Milano, 1987, tavola 31, pagg. 108-109;

Questa è sicuramente una valida alternativa per soddisfare la richiesta di affitti più equi, per

ridistribuire in modo socialmente più valido l'edilizia preesistente, sempre che esso non sia legato a

interessi di tipo imprenditoriale, o alla creazione di alloggi esclusivamente per i pochi privilegiati,

con prezzi esorbitanti.

Capitolo 2 Nascita dello studio Boeri. I primi progetti di allestimento.

Cini Boeri decide di iniziare la sua avventura solista da architetto nel 1963. La spinta al

cambiamento è dovuta alle parole di Franca Helg, collaboratrice di Albini, che la intimò ad

affrancarsi per non rischiare incatenata allo Studio Zanuso per tutta la carriera.

Anche Ernesto Rogers fu felice della sua decisione e presa di coscienza, al contrario di Marco

Zanuso, che disse a Cini che "non avrebbe avuto le palle per lavorare da sola", ma non fu così.

Cini si occupa degli ultimi lavori allo Studio Zanuso, e nel 963 apre il suo Studio. I pimi lavori

importanti nel suo Studio furono il negozio Linoleum di Milano e un progetto per la Valigieria

Franzi di Via Nazionale a Roma.

In seguito si occupa di un guppo di case ad Angera, sul Lago Maggiore, e una serie di appartamenti

a Milano. Con la collaborazione con Arflex, azienda già conosciuta nel periodo di lavoro allo Studio

Zanuso, inizia anche ad occuparsi del disegno industriale.

All'interno del suo Studio moltissimi collaboratori hanno dato il loro contribuito, chi è rimasto per

molti anni, chi meno, ma tutti hanno contribuito a creare quello che oggi è lo studio Boeri. Tra di

loro vi sono stati molti italiani ma anche di molte altre nazionalità, tra cui un francese, due

giapponesi, due americani, un australiano e un'inglese. Le persone che sono state di più al fianco di

Cini Boeri in questa avventura sono state sicuramente due ragazze, che arrivarono allo Studio subito

dopo la laurea e rimasero per più di quindici anni, collaborando a molti progetti importanti.

Laura Griziotti, arrivò il giorno dopo essersi laureata. Per Cini era anche troppo seria, molto brava

nel disegno a mano libera, e molto sicura di quello che faceva. Fu un grande aiuto per la

realizzazione di molti progetti importantissimi per quel periodo, tra cui gli Strips. Era l'opposto di

Cini Boeri sul piano caratteriale, ma questo fu molto di aiuto e di appoggio per l'architetta, era in

grado di controllare gli stati di eccessivo entusiasmo dell'architetta, dopo molti anni si sentì pronta

per poter affrontare il lavoro da sola, ed è una persona molto in gamba.

L'altra persona che Cini Boeri ricorda con molto affetto è Barbara Ferrari, anche lei arrivò subito

dopo la laurea, e rimase per quindici anni, a parte il momento della gravidanza. Era già amica dei

figli di Cini Boeri prima dell'università, si impegnò molto e fu di molto aiuto presso lo Studio,

collaborando soprattutto nei progetti di architettura d'interni. Negli ultimi anni Cini Boeri si accorse

che era arrivato il momento di prendere la sua strada, e anche lei aprì il suo studio. Tra i

collaboratori ci furono moltissimi ragazzi, con i quali Cini non ebbe nessun problema di linguaggio,

perchè abituata con tre figli maschi a casa.

Il lavoro nello Studio di Cini Boeri è cambiato, come del resto tutto cambia, con il passare del

tempo. All'inizio si facevano schizzi a mano, facendo così maturare l'idea e il progetto, fino ad

arrivare al progetto e alla creazione dl disegno che poteva convincerla, oggi invece si è passati alla

tecnologia, attraverso l'uso del computer. Cini Boeri è un'architetta di vecchio stampo, sente che il

computer non le basta per esprimere la sua creatività e il suo lavoro.

Ad oggi, il suo Studio è paragonabile ad un treno in piena corsa, sono pochi a lavorare con lei,

lavorano tutti moltissimo, con molto impegno e ognuno con le proprie caratteristiche che lo

distinguono. I suoi collaboratori sono tutti molto giovani, e questo aiuta l'architetta, a suo dire, a

sentirsi meno vecchia, ma sono anche parte integrante dei loro computer, perchè nati in una

generazione che non può farne a meno, e vede il computer come parte integrante della propria vita.

Questo implica quindi, che, a parte la conversazione atta al giudizio, alla proposta o alla modifica

dei progetti, per il resto tutto scorre in modo molto lento, perchè il passaggio dal progetto allo

schermo del pc è molto più lento che con la stesura veloce grazie ad una matitao ad una penna, e

questo determina una fatica in Cini nel seguire i lavori e i cambiamenti di dimensione o carattere

dietro ad uno schermo. Cini Boeri si sente molto limitata dal punto di vista pratico dell'uso del pc,

nonostante un grande entusiasmo nell'accogliere la nuova tecnologia, e questo la porta a cercare "la

magia" dei cambiamenti al pc, senza apprezzare ciò che il computer è davvero.

Cini Boeri vuole che i suoi collaboratori siano poliedrici, che abbiano una vasta cultura che non

ruota solo attorno all'architettura, ma che sia molto più vasta, per questo si intrattiene con loro in

discorsi che spaziano in altri campi, parlando di ciò che ha letto o che ha ha visto o che vorrebbe

vedere. Questo accade soprattutto durante la pausa pranzo, nel momento di massima

socializzazione, nelle quali ognuno si esprime con massima sincerità e attraverso le proprie

caratteristiche. Quando avverte il loro momento di distacco dal suo Studio, pur dispaiciuta per

l'allontanamento, è molto felice della nuova strada che intraprenderanno.

Nel periodo in cui Cini Boeri ha iniziato a lavorare, nel dopoguerra, era molto difficile riuscire ad

emergere, soprattutto essendo donna. Questo però non ha fermato lei, così come non ha fermato

Gae Aulenti, un'altra architetta dell'epoca, grazi al loro forte entusismo e all'energia impiegata per

arrivare alla loro fioritura.

Per Cini Boeri il feminismo non ha portato ai risultati sperati con la battaglia degli anni '60 che si

prodigava per dare una dignità alla donna, ma ha avuto qualche risultato in più nel campo del

lavoro. Infatti secondo l'architetta, programmi come Miss Italia ed affini non fanno altro che

celebrare la fisicità femminile, senza la minima considerazione della cultura femminile. Per quel

che riguarda il mondo del lavoro, lei dice che il risultato è molto leggero, perchè solo il 30% dei

manager è donna, oppure nella politica, a questo dato nemmeno ci arriviamo, e quindi non è un

risultato positivo quello che abbiamo avuto in questi anni. Si spera che le cose possano cambiare in

meglio. 21

Cini Boeri ha viaggiato moltissimo per il suo lavoro: nel libro intervista di Cecilia Avogadro

racconta di quando si è recata a San Diego, a La Jolla, a visitare il Salk Institute d Louis Kahn. Cini

si ritrova in mezzo a due edifici: sulla pavimentazione era presente un taglio lineare al centro, dove

scorreva un piccolissimo ruscello d'acqua che andava a ricongiungersi con l'oceano che a sua volta

si univa al cielo. In quel momento l'emozione è stata indescrivibile, e proprio qui si vedeva il lavoro

in sinergia tra architetto e natura; il confronto con la sua Milano è stato inevitabile. Cini ricorda

anche le sensazioni negative provate in uno dei suoi viaggi di lavoro: si trovava a Brasilia e doveva

fare una lecture all'università. Le avevano proposto di incontrare Niemeyer, ma preferiva prima

vedere dal vivo il suo lavoro, che si trovava fuori dalla città, ad un paio di ore di volo. La zona era

totalmente isolata, e vi erano questi rilievi simili a colline, dove era sorta la "cattedrale nel deserto",

una città imponente che trasudava potere da ogni poro: Brasilia. Era una città praticamente deserta,

dove ogni tanto passava qualche limousine, e piena di palazzi ministeriali enormi, e un'area

abitativa ristretta, dove risiedevano gli operatori dei ministeri. Sulle colline invece, vi erano le

favelas, che circondavano la zona appena descritta come se fossero un anello. Cini Boeri rimase

tanto colpita negativamente da questo forte contrasto tra il potere e la più grande povertà, che si

rifiutò di conoscere Niemeyer, che ai tempi era un politico militante comunista.

Altri ricordi sono quelli legati al Giappone. Insieme al figlio Stefano, fecero una visita di Tokyo con

l'assistente di Kenzo Tange. Erano gli anni 70, e stava nascendo la grande architettura giapponese.

Da lì si spostarono poi in Cina, dove furono ospitati dall'ambasciatore italiano a Pechino: tutti questi

ricordi furono molto piacevoli e accompagnarono Cini nell'evoluzione storica, artistica e

architettonica della Cina Moderna.

La città di Detroit fu un'altra città che lasciò il segno in Cini: fu ospitata nella scuola di design di

21 Cecilia Avogadro, Cini Boeri . Architetto e designer , Silvana Editoriale, Milano, 2003, pag127-129;

Eliel Saarinen, dove tenne anche alcune lezioni. Qui vide le prime case a Los Angeles di Wright, le

archittture di Sullivan a Chicago e le Prairie houses di Mies.

Tutti questi ricordi hanno contribuito a formare la donna che Cini Boeri è oggi, e la sua formazione

professionale.

Il suo lavoro oggi è cambiato molto, un'evoluzione sulla base di mentalità diverse, di modi di vivere

differenti, partendo ogni volta da zero, come se fosse il primo progetto, perchè a Cini non interessa

la notorietà e la gloria, ma solo fare il suo lavoro nel miglior modo possibile. La sua biblioteca non

ospita solo libri di architettura, perchè come è stato detto più volte, Cini Boeri ama lavorare con la

psicologia, con l'anima e l'empatia, e di conseguenza, anche la sua biblioteca spazia come la sua

mente. Per questo si trovano libri di politica, di psicologia, di storia, e pochi romanzi.

Tra i primi progetti di Cini Boeri per il suo Studio privato, dobbiamo citare la Casa alla Maddalena.

Cini Boeri conobbe la Maddalena perchè il loro farmacista gli aveva affittato la casa per le vacanze

estive. La zona era ancora totalmente deserta, perchè non ancora frequentata, e le rocce scendevano

giù in verso il mare. Cini si innamorò subito di quel mare verde e blu. Nel 1965 un cliente, parente

del cognato, gli chiese di scegliere un luogo dove poter costruire una villa, e dopo un giro in barca

dell'isola, decise che il luogo migliore era il golfo dell'Abbatoggia. La zona era piuttosto ventosa,

con raffiche molto forti, per cui Cini pensò ad una struttura con una forma che racchiudesse uno

spazio difeso dai venti. Quindi decise di costruire una villa di forma rotonda, che si sviluppa su un

patio circolare, che si apre sul mare, e che distribuisce le camere in due settori distinti. Uno

costituito dall'alloggio dedicato alla famiglia, con i servizi igienici e la cucina, e il secondo con le

camere per gli ospiti e i servizi relativi. Il patio è la zona di mediazione tra le due parti autonome, e

la parte sottostante, inserita tra le rocce, ospita la cisterna per l'acqua. L'intonaco delle pareti invece

è stato mischiato con la pietra delle rocce, così da avere lo stesso colore. Gli abitanti del luogo la

chiamarono "casa rotonda". Cini avrebbe preferito che fosse ancor più inserita tra le rocce, ma in

seguito alla conclusione dei lavori seppe che una delle rocce fu fatta saltare dall'impresa

22

costruttrice, senza il suo consenso .

Oltre alla casa rotonda, Cini Boeri costruisce anche la casa per la sua famiglia, sempre alla

23

Maddalena. Gli abitanti del luogo la definisco "bunker" , perchè oltre ad avere una forma quadrata,

è stata verniciata di colore grigio scuro, come lo smalto per le navi. La casa si trova nella zona di

massima esposizione del golfo verso la Corsica, ed è stata edificata su un terreno irregolare e

leggermente in pendenza su rocce che giungono fino al mare. Ha una pianta di forma quadrata, ed è

aperta sul lato nord-est verso il mare, dopo il patio che si trova tra due camere e chiuso da una

cancella di legno. Il terreno sottostante non è stato smosso, quindi ogni ambiente della casa poggia

22 http://www.ciniboeriarchitetti.com/architettura/rotonda.html

23 http://www.ciniboeriarchitetti.com/architettura/bunker.html ; Cecilia Avogadro, Cini Boeri. Architetto e designer ,

Silvana Editoriale, Milano, 2003, pagg. 44-50;

sulla roccia e sulla sua quota. Nella parte centrale c'è l'area collettiva, mentre le quattro stanze sono

poste tutte attorno e sono indipendenti con i loro servizi e nella zona d'uscita verso l'esterno.

Moltissimi critici d'architettura hanno scritto di questa casa, tra i quali vi è Jean Francois Chevrier,

che durante un'intervista a Cini Boeri e al figlio Stefano, all'Istituto di Cultura Italiana a Bruxelles,

ha dato una sua particolare lettura della casa bunker legata agli avvenimenti privati di Cini Boeri in

quegli anni e al 68 italiano.

Anche Rogers pubblicò di entrambe le case, definendole coerenti anche dove si potrebbe pensare

che questa coerenza non ci sia.

Un altro importante progetto è quello della Casa nel bosco. Questa casa è stata realizzata nel 1969

ad Osmate, Varese, ed è stata definita così proprio perchè si trova all'interno di un bosco di betulle ,

nei pressi del Ticino. Cini Boeri considera talmente bello il bosco di betulle da non volerlo

"disturbare", e quindi decide di seguire la posizione degli alberi, in modo da far "crescere" la casa in

mezzo ad essi. Le zone di abitazione, ossia le camere dei figli e dei genitori, degli ospiti e le zone

giorno, si differenziano proprio per queste articolazioni, dando forma a differenti insenature che

ospitano alberi. Il muro perimentrale presentail cemento a vista con differenti aperture verso

l'esterno e poche pareti all'interno. La separazione delle varie zone è ottenuta grazie a scorrevoli con

differenti quote.

Nel 1977 fu affidato a Cini il restauro della casa di Gramsci, a Ghilarza, trasformata in un museo.

Ghilarza è un piccolo paesino della città di Nuoro, dove sono presenti poche case in pietra e

nient'altro. In questa occasione Cini Boeri conobbe gli abitanti della sardegna centrale, molto

diversi da quelli che andavano abitando le zone costiere molto più turistiche. La casa era in pietra

ed era molto piccola, su due piani e faceva parte di una serie di case basse, poste su una via stretta,

pavimentata a ciottoli. Al pian terreno vi era la stanza di Gramsci ancora piena di libri, mentre al

puano superiore vi erano altre due stanze, una delle quali era la camera da letto. Poi vi era un cortile

interno che divideva la cucina, che aveva un forno a legna, dal resto della casa. La camera da letto

rimase così com'era , composta da un letto in ferro battuto, uno scrittoio e un catino per potersi

lavare. Al piano terra e nella stanza superiore invece, furono inserite delle teche di vetro nelle quali

erano esposti i suoi scritti , dei libri e alcuni oggetti personali. Per quanto riguarda le spiegazioni,

erano in pannelli di perspex trasparente, impaginati con l'aiuto di Pierluigi Cerri. In un pannello più

grande posto all'ingresso vi era una citazione di una lettera di Gramsci. L'appartamento fu

ristrutturato, la scala fu coperta di ardesia e le pareti imbiancate. Per il resto tutto rimase com'era.

Ogni anno per molti anni Cini Boeri tornò a Ghilarza per visitare il museo durante le

commemorazioni, ispirandole quel silenzioso rispetto che necessitava il luogo.

Nello stesso luogo, pochi anni dopo, Cini ha fatto un altro lavoro, la ristrutturazione della torre

pisana all'ingresso del paese. Furono chiuse con vetri le finestre e l'ingresso sul lato della sala

superiore, destinato a mostre e sculture dedicate alla cultura sarda. Al pian terreno invece fu creata

la zona conferenze per gli incontri con gli artisti. Alle spalle della torre vi era la cosiddetta villana,

una villa, che per la sua immagine, stonava con il paesaggio e metteva in cattiva luce la torre. L'idea

di Cini era quella di creare un muro di separazione tra la villa e la torre, con la funzione di portre al

piano superiore della torre attraverso una tettoia in ferro. Il muro diventava doppio rispetto al suo

spessore nelle vicinanze della strada, così da poter contenere una scala e un ascensore. Il progetto

non fu mai realizzato a causa della caduta dell'amministrazione che presiedeva al momento della

richiesta di ristrutturazione.

Il Pci richiese l'intervento di Cini anche per alcune opere milanesi. Fu incaricata di occuparsi del

progetto di un portale davanti al Castello Sforzesco, e di progettare un "Caffè delle donne" per la

Festa dell'Unità del 1986.

24

La casa in Alsazia è stata progettata nel 1989. la richiesta arrivava da una famiglia tedesca, che

richiedeva una casa nella zona di Porrentruy, una ona molto nevosa. La zona aveva come

caratteristica principale lunghi tetti con pendenze elevate, necessarie per lo smaltimento della neve.

Cini si adattò al paesaggio, creando un tetto molto inclinato, ma con un taglio e una fessura con

vetrata, posta tra una falda l'altra, così da creare lame di luce all'interno della casa. Il tetto si

appoggiava poi al terreno sul retro, così da creare una zona d'ombra per la piscina. I clienti di Cini

solitamente fanno fatica ad adattarsi, almeno inizialmente, ai suoi principi, perchè partono con l'idea

di richiede ed ottenere una "bella casa", senza pensare che Cini intende non solo dare un bella casa,

ma fornire proprio un nuovo modo di vivere, più sereno, più libero e rilassato, basato sul significato

della vita all'interno della casa e sui loro sogni.

Tra i primi progetti di Cini vi è anche il testo "casa per due", scritto nel 1978. in questo testo Cini

Boeri delinea l'approccio che si deve avere con la prima casa, a prescindere dal valore economico

che le viene destinato.

le persone che solitamente decidono di vivere insieme sono due, ed è giusto che rimangano

– due, mantenendo la propria individualità;

la libertà individuale del singolo, è garante di una buona intesa oltre i tre mesi di

– convivenza;

rendere privati alcuni momenti della giornata, che siano dedicati al lavoro, allo svago o al

– relax, mantiene il rispetto del singolo e della coppia;

la facoltà di mantenere privata una parte della propria vita determina la crescita e la

– maturazione dell'individuo, lasciando libera scelta per la condivisione di altri momenti

insieme;

definire una parità assoluta nei compiti da svolgere all'interno della casa , evita crisi,

24 http://www.ciniboeriarchitetti.com/architettura/alsazia.html

25

irritazione e odio reciproco .

L'approccio psicologico di Cini Boeri nel suo lavoro è tratto non solo dall'esperienza personale

vissuta, proponendo l'utile e non l'inutile, dagli insegnamenti di Le Corbusier, ma soprattutto dalla

lunghissima analisi junghiana, che ha influenzato molto il suo modo di vedere e di approcciarsi.

Nel 1986 Cini Boeri partecipa alla mostra " Il progetto domestico" presso la Triennale di Milano.

Viene proposta una tipologia di abitazione dedicata ad una coppia, con luoghi privati e luoghi

comuni. La pianta ha una superficie di circa 90/100 mq, dove si possono svolgere in completa

autonomia i compiti rispettando i momenti in comune. Al di sopra di ogni ambiente, sul disegno,

furono posti dei cubi di vetro che indicavano l'uso dello specifico spazio, e nello stesso momento

veniva proiettato un filamto sul lavoro di Pina Bausch, con alcune scene del suo lavoro

"Kontakthof", dove la coreografa mostrava le dinamiche delle relazioni umane, soprattutto del

rapporto uomo/donna, esprimendosi con la danza, nella quale i ballerini si avvicinavano nei

momenti comuni e si allontanavano per quelli privati. La proposta di Cini interpretava la paura di

una giovane coppia alle prese con una "fusione" di compiti e di vita, e la speranza che si

raggiungessero i mutamenti da lei proposti nel suo lavoro.

Il suo prgetto è stato molto criticato, sicuramente per una sbagliata interpretazione, o semplicemente

26

ignorata perchè non considerata una grande tematica nell'architettura .

A Piacenza, nella zona di Vigolzone, Cini fu incaricata di progettare una villa sulla zona collinare.

Era una casa vacanze. La zona scelta era sulla cima di una collina dove vi erano un rudere e un

albero piccolo, che dominavano la vallata. L'albero mantenne il suo posto, mentre il rustico crollò

durante i lavori, creando la necessità di un nuovo progetto, in quanto il rudere doveva essere

incorporato nel progetto iniziale. La casa che ne derivò fu una duplice dimora, nella quale la prima

parte, in mattoni, era appoggiata sul pianoro dove sorgeva il rudere crollato, mentre la seconda

parte, uguale larghezza, si appoggiava al terreno in pendenza, definendo il doppio volume e i tre

piani. Le due parti uguali erano collegate da una veranda sospesa che si apriva su entrambi i lati.

Guardandola dalla valle ciò che si vedeva era una casa stretta e alta, che sembrava una torre in

mezzo ai campi di grano, e la vetrata posta di fronte era molto distensiva e rassicurante.

Il paesaggio circostante fu risistemato dall'architetto Elena Balsari, che diede un valore aggiunto

alle caratteristiche locali del luogo. Cini Boeri progettò anche la piscina, inseriva nella zona che

scende sul fianco collinare, con un'ampia vetrata che si apre al paesaggio. Fu un lavoro molto

27

rilassante e piacevole, sia per la partecipazione dei clienti che per il paesaggio che era offerto .

Un progetto importante per il quale però ancora non si vede la luce, è quello per il museo all'aperto

25 Tratto da "La casa per due: il parere di Cini Boeri", in "Interni", aprile 1978

26 http://www.ciniboeriarchitetti.com/interior/progetto-domestico.html

27 http://www.ciniboeriarchitetti.com/architettura/villa-vigolzone.html

della Triennale di Milano. Cini Boeri consegnò due progetti in seguito alla proposta: per l'esterno,

propose l'allargamento del prato davanti all'ingresso per arrivare poi nei pressi di viale Milton,

riuscendo ad aggirare il traffico di viale Alemagna, mentre per la parte sul parco Sempione, propose

un museo all'aperto che potesse ospitare mostre di arte contemporanea ed esposizioni temporanee. Il

primo progetto donava una grande area nella quale passeggiare e sostare, e che permetteva di

eliminare il trafficoche si creava in occasione di mostre o incontri, mentre il secondo progetto

permetteva di aggiungere valore alla triennale, oltre al bookshop e alla biblioteca già presenti. Ci

furono tutte le approvazione per i progetti, ma al momento dell'esecuzione, il consiglio di allora

cadde, lasciando tutto nei disegni dell'architetta.

Tra i progetti di disegno industriale dell'architetta abbiamo le sedute Bobo progettate per la Arflex,

nel 1967, in quattro misure differenti, in base all'utilizzo. La molteplicità d'uso è uno dei temi in cui

Cini si è prodigata molto nella sua carriera. Le quattro posizioni progettate erano: una seduta

normale, definita Bobo, e adatta ai più giovani, una per il relax, Bobolungo, una alta, Boboalto,

28

dedicata a chi ha più di cinquant'anni, e la Boboletto per le sedute di analisi .

Per Arflex e Knoll Cini progetta principalmente divani e arredi. Tra i molti ricordiamo Gradual

(1970) progettato per Knoll, un sistema di divani a tre e quattro sedute, stampati in abs, che erano

collegati tra loro attraverso un tavolino triangolare a spicchi ruotabili grazie ad un perno, anche loro

in abs.

Lunario (1970), progettato anch'esso per Knoll, un tavolo con piano ovale in vetro o pietra,

appoggiato su una base di metallo costituita d due differenti parti, per dare la possibilità di regolare

l'altezza.

Doubleface, progettata per Arflex invece, era un sistema di librerie, doppie e girevoli per poter

dividere due ambienti o a muro con una distanza pari a 18 cm.

Uno dei progetti più conosciuti di Cini Boeri per Arflex è il Serpentone. Disegnato nel 1971, è un

divano molto particolare, vendibile a metro, e costituito dall'unione di diversi moduli di schiuma

poliuretanica di 37 cm che vengono stampati ad iniezione permettendo, grazie alla sezione

lamellare, di avere un'ottima flessibilità in curve si concave che convesse. Fu progettato

29

manualmente nello studio di Cini Boeri, e fu un enorme successo.

Un altro importante progetto per Arflex è la "Famiglia degli Strips" progettata nel 1971, e che nel

1978 le regalò il Premio Compasso d'Oro. La prima serie proponeva una facilissima gestione

dell'arredo. Ad esempio il letto, era semplicemente costituito da un materasso con lenzuolo posti

sotto la trapunta apribile con cerniera. Una sorta di sacco a pelo ma con le sembianze di un letto.

Erano tutti prodotti in blocchi schiumati di poliuretano, con una trapunta morbida, sfoderabile e

lavabile in lavatrice. Il successo che ne derivò fu incredibile, con acquisti anche dall'America e pare

28 http://www.ciniboeriarchitetti.com/product/bobo.html

29 http://www.ciniboeriarchitetti.com/product/serpentone.html


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Corso di laurea: Architettura
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Kore Enna - Unikore o del prof Marconi Clemente.

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