Estratto del documento

Università Telematica Pegaso

Master in criminologia e studi giuridici forensi

MA1114 A.A. 2020/2021

La violenza sugli animali

Correlazione con condotta antisociale e/o criminale

Candidato

1

Anno Accademico

2020-2021

Indice

  • Capitolo 1
    • 1.1 Introduzione
    • 1.2 Analisi criminologica dei reati contro gli animali
    • 1.3 Soggetto maltrattante – profilo criminologico
  • Capitolo 2
    • 2.1 Il passaggio dal maltrattamento animale al comportamento deviante
    • 2.2 Tutela penale degli animali: esame di casi giurisprudenziali

Capitolo 1

1.1 Introduzione

L’interesse della criminologia al maltrattamento degli animali, attualmente è relativamente piccolo. All’interno dei report classici sulle tematiche criminali, nella manualista classica e nella maggior parte dei congressi ufficiali non vengono quasi mai presentate relazioni sui crimini contro gli animali. Quando questo avviene, l’abuso di animali è raramente una variabile dipendente autonoma e, solitamente, questi studi si concentrano sul fatto che le persone che abusano degli animali abbiano poi maggiori probabilità di diventare violenti nei confronti degli umani.

Piers Beirne, professore emerito di sociologia e studi giuridici, autore di una prestigiosa rivista “Criminology”, rilevando questa notevole mancanza di attenzione da parte dei criminologi rispetto alla vittimizzazione animale, formula anche delle argomentazioni molto convincenti sulla necessità di portare gli animali al rango delle vittime umane. In primo luogo, la stessa produzione di norme di tutela in materia dovrebbero di fatto rappresentare un obbligo in tal senso.

In molte nazioni il maltrattamento animale è progressivamente passato da qualcosa di socialmente accettabile (normale) a qualcosa di deviante (socialmente riprovevole anche se non formalmente reato) fino a diventare oggi un vero e proprio crimine (un comportamento sanzionato da una norma penale). La legge della maggior parte delle nazioni culturalmente avanzate colpisce infatti attualmente l’uccisione e i comportamenti maltrattanti nei confronti degli animali da compagnia e di molti animali da lavoro. Gli animali vengono quindi formalmente tutelati anche se sono disgiunti da un essere umano (ad esempio sono selvatici). E alla base di tale produzione normativa dovrebbe quindi esserci il convincimento che gli animali possano soffrire fisicamente e psicologicamente degli abusi subiti.

Ad opera della predetta legge, l’uccisione di animali viene sancita come reato di animalicidio punito come comportamento criminoso ai sensi dell’art. 544 bis c.p.: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”. Inizialmente la pena prevista era inferiore (da tre a diciotto mesi di reclusione), successivamente innalzata con la L. nr 201/2012. Ma ciò non è stato sufficiente per prevenire il deprecabile accadimento di terribili vicende di animalicidio che continuano ad affliggere la nostra civiltà. Ancora oggi, in Italia, l’animalicidio nonché il maltrattamento di animali vengono considerati reati di minore allarme sociale nonostante le scienze sociali abbiano evidenziato la stretta correlazione degli atti di violenza posti in essere sugli animali e sui soggetti deboli della società umana (minori-donne-anziani): chi commette atti di violenza sugli animali è maggiormente propenso a commettere atti di violenza sui minori, donne ed anziani, rispetto a chi non ha mai abusato degli animali.

Vi è infatti un legame fra la violenza sugli animali e la violenza domestica sui minori e sulle donne. Esaminando le statistiche è risultato come l’autore di violenza famigliare, in precedenza, avesse dato manifestazioni di crudeltà verso l’animale domestico; la maggior parte dei serial killer hanno commesso i primi atti di crudeltà nei confronti degli animali per poi estendere la violenza verso bambini o donne, considerati anch’essi meri oggetti. Appare evidente come la violenza sugli animali sia un chiaro segnale di atteggiamento antisociale e deviante che non deve essere ignorato dal Legislatore che deve adottare tutte le misure necessarie per condannare tali atti. Solo attraverso il riconoscimento sociale dei diritti degli animali si può superare l’indifferenza legislativa e istituzionale verso tutte le forme di violenza poste in essere a danno dei soggetti deboli.

1.2 Analisi criminologica del maltrattamento contro gli animali

La vera prova morale dell’umanità è rappresentata dall’atteggiamento verso chi è sottoposto al suo dominio: gli animali.

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Scienze giuridiche IUS/17 Diritto penale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher borg90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Universita telematica "Pegaso" di Napoli o del prof Leggiero Antonio.
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