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Valutazione dell'attenzione uditiva nel soggetto adulto - Tesi Appunti scolastici Premium

Tesi di laurea triennale sulla valutazione dell'attenzione uditiva nel soggetto adulto:
-cap. 1: breve presentazione dell'attenzione
-cap. 2: l'attenzione selettiva uditiva
-cap. 3: Test di valutazione dell'attenzione uditiva (PASAT, ASAT, DICHOTIC DIGIT TEST)
-cap. 4: COnfronto tra PASAT e ASAT

Materia di Neuropsicologia relatore Prof. M. Rusconi

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soggetto aveva mostrato un deficit ipsilaterale rispetto alla lesione. In generale, i

risultati medi del test per questo gruppo erano significativamente più bassi per

l’orecchio controlaterale alla lesione rispetto ai punteggi ottenuti all’orecchio

ipsilaterale.

Soggetti con lesioni del tronco cerebrale

Dei 9 soggetti appartenenti a questo gruppo, 6 avevano lesioni limitate ad un

solo lato del tronco cerebrale. Di questi 6 soggetti, 2 avevano ottenuto un punteggio

entro il range di normalità (Criterio I); 1 aveva un deficit solo ipsilaterale; in 2 soggetti i

punteggi erano ridotti bilateralmente e 1 aveva un deficit controlterale.

Dall’analisi dei risultati ottenuti dal test, Musiek osservò che i soggetti con

lesioni a carico della corteccia uditiva primaria avevano uno scarso rendimento nel test,

suggerendo, quindi, il ruolo fondamentale che essa svolgeva nei compiti di ascolto

generale, però, l’orecchio controlaterale

dicotico. In alla lesione emisferica produceva

punteggi significativamente più bassi rispetto all’orecchio ipsilaterale.

Nonostante questo test sia usato primariamente per misurare le funzioni

superiori, il presente studio suggerì che esso era sensibile anche a lesioni del tronco

cerebrale. perdita dell’udito

È altresì interessante notare che una lieve cocleare aveva

effetti minimi sulle performance del test. Anche se solo 4 dei 21 soggetti con perdita

dell’udito cocleare avevano fallito nel test (in accordo con il criterio I), utilizzando il

criterio II, invece, solo 1 soggetto di questo gruppo aveva ottenuto un risultato al di

potrebbe ampliare l’uso

sotto della norma. Questa osservazione del test, ma è di per sé

importante tenere in considerazione il coinvolgimento cocleare, anche se minimo.

Uno dei punti di forza di questo test è la possibilità di essere utilizzato

facilmente in ambito clinico. Infatti, esso richiede pochi minuti per la somministrazione

e il calcolo dei punteggi. Inoltre, se il soggetto non è in grado di rispondere verbalmente

può scrivere le risposte o indicarle su uno schermo posto di fronte a lui. 21

22

3.2 PACED AUDITORY SERIAL ADDITION TEST (PASAT)

Il Paced Auditory Serial Addition Test (PASAT) è uno dei test più utilizzati in

neuropsicologia per la valutazione dei processi attentivi, in compiti con stimoli visivi e

uditivi. Il PASAT fu applicato per la prima volta in ambito clinico nel 1974, quando

Gronwall e Sampson pubblicarono la loro ricerca in merito all’utilizzo del PASAT nella

valutazione degli effetti di lesioni cerebrali di origine traumatica (Traumatic Brain

TBI) sulla velocità di elaborazione dell’informazione. Mentre,

Injury, però, i primi

sviluppi e le prime somministrazioni del test erano legate alle ricerche su pazienti con

TBI, oggi il PASAT è utilizzato anche per la valutazione delle funzioni cognitive nei

pazienti con Sclerosi Multipla o con altre patologie, come sindrome da stanchezza

cronica, depressione, lupus o ancora per valutare gli effetti di un intervento riabilitativo.

Generalmente con l’acronimo PASAT si fa riferimento alla versione tradizionale

del test, cioè quella uditiva; quando invece occorre differenziare la modalità uditiva da

quella visiva, si utilizza l’acronimo PASAT per la prima e PVSAT per la seconda.

Il test consiste nella presentazione di singoli numeri, ai quali il soggetto deve

rispondere sommando le ultime due cifre ascoltate. Ad esempio, se sono presentate le

cifre “3”, “6” e “2”, il soggetto dovrà rispondere “9” e poi “8”, prima, però, che venga

presentato il numero successivo. Gronwall e Sampson presentavano le stesse cifre a

velocità differenti (2.4 s, 2.0 s, 1.6 s, 1.0 s. Inizialmente, la prova veniva somministrata

anche ad una velocità di 0.8 s, ma tale velocità non fu più impiegata perché comportava

un numero troppo basso di risposte corrette). Il test, inoltre, è preceduto da una prova, in

modo che il soggetto possa prendere familiarità con il compito.

Il punteggio finale consiste nel numero di risposte corrette fornite in ogni prova

e nel numero totale di risposte corrette sommate dalle singole prove. Gronwell (1977)

suggeriva di valutare anche il tempo medio utilizzato per produrre la risposta corretta,

ottenuto dividendo il tempo totale di somministrazione della prova per il numero di

risposte corrette, in modo da formulare statistiche che permettessero di confrontare

ricerche che utilizzavano un numero diverso di prove o un numero diverso di cifre per

ciascun item. Un altro tipo di punteggio che può essere calcolato è quello relativo agli

errori, che comprende omissioni, risposte sbagliate e risposte date in ritardo. 23

Uno dei principali problemi che si possono incontrare nella valutazione del

punteggio finale è la possibilità che il soggetto possa ignorare le istruzioni fornite e

utilizzare una strategia definita “chunking” (cioè “suddivisione a blocchi”; si tratta di

una strategia euristica adoperata dal soggetto per semplificare le richieste di un

determinato compito) per far fronte alla crescente difficoltà del compito. Il soggetto,

infatti, all’aumentare della velocità di presentazione degli stimoli, può rispondere

adottando strategie alternative, come sommare due numeri, saltarne uno, sommare

ancora due numeri, ecc. Questa strategia rende il compito più semplice e, quindi, non

permette di valutare in modo efficace processi cognitivi che potrebbero essere

compromessi. Per far fronte a questa possibile strategia, Snyder e Aniskiewicz (1993),

suggerirono di sommare le risposte corrette consecutive, che diminuiscono quando

viene utilizzata la strategia del “chunking”.

La versione originale del PASAT di Gronwall e Sampson (1974) è stata oggetto

di revisione da parte di diversi autori, anche per superare le critiche mosse al lavoro dei

nel determinare con precisione a cosa sia dovuto l’errore a cui il soggetto va

due autori

incontro nell’elaborazione delle informazioni. Infatti, anche se uno dei principali

propositi delle ricerche di Gronwall, era quello di realizzare un test che misurasse la

cui l’informazione in arrivo dai sensi fosse elaborata, il numero di risposte

velocità con

corrette non era in grado di offrire una unità di misura in tal senso. Il difetto di questa

misura può essere attribuito alle limitate capacità del nastro registratore utilizzato da

Gronwall e Sampson (1974) nella loro prima applicazione clinica del test, in quanto

esso permetteva di registrare solo una serie fissa di quattro prove e, di conseguenza, era

più conveniente sommare il numero delle risposte corrette fornite in ciascuna prova.

Con le moderne tecnologie, invece, è possibile modificare alcuni elementi del test, come

l’intervallo tra la presentazione delle cifre ogni volta che il soggetto

aumentare di 20 ms

fornisce una risposta sbagliata, o diminuirlo di 20 ms quando viene data la risposta

corretta. Questi cambiamenti permettono di determinare quando la velocità di

presentazione degli stimoli va oltre le capacità del soggetto di elaborazione delle

informazioni.

24

Variabili demografiche

Nel primo studio di Gronwall e Sampson (1974) l’età non era un fattore rilevante

e tutti i soggetti avevano un’età compresa tra i 17 e i 25 anni; successivamente, nel

1977, Gronwall modificò le norme del test, aumentando il limite massimo di età a 40

anni e includendo anche uno studio condotto esclusivamente con soggetti di età

compresa tra 41 e 55 anni. Da questo studio emerse, però, che questo tipo di test non era

adatto ai soggetti di età superiore a 40 anni in quanto i punteggi ottenuti da questo

gruppo erano notevolmente inferiori rispetto a quelli dei soggetti più giovani. Queste

scoperte anticiparono i risultati di ulteriori studi dai quali emerse che i punteggi ottenuti

nel test diminuivano all’aumentare dell’età.

Ci sono, comunque, alcuni casi che testimoniano come i partecipanti più anziani

abbiano ottenuto punteggi superiori rispetto a quelli più giovani. Ward (1977) e Baird

che l’effetto dell’età poteva

(2004) fornirono la prova essere confuso con la differenza

tra generazioni. Ward, infatti, suggerì che l’attuale generazione di giovani adulti avesse

meno familiarità con i numeri rispetto alla generazione precedente, in quanto, in uno

studio preliminare aveva notato che i soggetti più giovani che non erano esperti in

semplici operazioni aritmetiche, facevano ricorso al conteggio con le dita della mano.

Inoltre Stuss et al. (1987) aggiunsero che questo effetto poteva essere dovuto anche al

differente tipo di educazione ricevuta rispetto agli individui più anziani. Per quanto

riguarda il genere, invece, diversi studi dimostrarono che le performance del PASAT

non erano determinate dal genere e che le differenze di performance tra uomo e donna

erano così minime da non essere rilevanti dal punto di vista clinico (Brittain et al., 1991;

Wiens et al., 1997).

Un’altra variabile presa in considerazione nelle ricerche condotte su questo test è

il QI (Quoziente Intellettivo). Le prime ricerche di Gronwall indicarono che i punteggi

ottenuti nel test non erano correlati con il quoziente intellettivo dei partecipanti.

Ricerche più recenti, invece, utilizzando vari metodi per stimare il QI e coinvolgendo

mostrato che l’intelligenza è un fattore critico per

soggetti di diversa età, hanno

interpretare i risultati ottenuti nel test. Egan (1988), somministrando il test a 28

adolescenti, scoprì che i punteggi più alti conseguiti nel PASAT erano correlati con

quelli più alti ottenuti nella scala WAIS-R. 25

Strettamente connesse a queste evidenze, vi sono anche quelle relative alle

abilità matematiche. Infatti, pur utilizzando cifre dal 2 al 18, è emerso che la

performance al PASAT è influenzata dalle abilità matematiche, sia per quanto riguarda

il numero di errori commessi sia per il tempo impiegato nel fornire la risposta corretta.

(Gronwall & Wrightson, 1981; Hiscock et al., 1998; Royan et al., 2004, Sherman et al.,

1997).

Che cosa misura il PASAT?

In generale, il PASAT è utilizzato per misurare i diversi tipi di processi attentivi.

Nei loro primi studi, Gronwall e Sampson (1974) affermarono che il PASAT

misurava la “capacità di canale”, termine introdotto da Broadbent (1957), per indicare la

velocità del sistema nervoso nella trasmissione delle informazioni. Così, il PASAT fu

inizialmente utilizzato per determinare la velocità di elaborazione delle informazioni.

Molti studi successivi hanno poi supportato questa visione (Deduca, Barbieri-Berger,

Johnson, 1994; Demaree et al., 1999; Madigan et al.,2000). Il PASAT è stato anche

descritto come strumento per misurare l’attenzione sostenuta (Gronwall, 1986; Spreen e

Strauss, 1998) e l’attenzione divisa (Audoin et al., 2003; Chronicle e MacGregor, 1998;

Di Stefano, 1995, ecc.). Ultimamente, si tende a considerare il PASAT come test

multifattoriale in quanto esso richiede l’utilizzo di numerose funzioni cognitive. Ad

esempio, Madigan et al. (2000) affermarono che per completare il test con successo,

erano necessarie funzioni cognitive superiori, tra le quali l’attenzione sostenuta, la

memoria di lavoro e simultaneamente l’esecuzione di alcuni compiti cognitivi in tempi

definiti.

Uno dei più grandi svantaggi di questo test è la sua difficoltà. Spesso è stato

descritto come un compito molto frustrante e che non tiene conto dello stato psicologico

del soggetto, in quanto, senza incoraggiamenti o supporti da parte dello sperimentatore,

può provocare ansia o stress. Per far fronte ad eventuali difficoltà nello svolgimento del

test, alcuni autori (Holdwick and Wingenfeld, 1999; Kinsella, 1998; Lezak, 1995)

suggeriscono che, prima di somministrare il test, è necessario stabilire una buona

relazione medico-paziente e che il paziente sia informato sul fatto che le richieste del

PASAT potrebbero comportare qualche difficoltà o reazioni emotive negative in caso di

errore.

26

Altri autori (Kinsella, 1998; Roman et al., 1991) sostengono che questo test non è adatto

a soggetti molto ansiosi o che soffrono di disturbi da stress post-traumatico. 27

28

3.3 AUDITORY SELECTIVE ATTENTION TEST (ASAT)

L’attenzione selettiva è stata spesso misurata utilizzando compiti di ascolto

nell’ascolto dicotico

dicotico. Il primo tentativo di investigare le differenze individuali

fatto da Gopher e Kahneman (1971), che idearono la prima versione dell’Auditory

fu con l’obiettivo di individuare differenti

Serial Addition Test (ASAT), criteri con i quali

i cadetti della scuola aeronautica fossero giudicati idonei al volo. Questo test, infatti, era

inserito all’interno di una batteria di quindici test psicologici, utilizzata per selezionare i

cadetti al loro ingresso nella scuola di volo che comprendeva, oltre ai test sulle capacità

percettive e psicomotorie, di cui l’ASAT fa parte, anche prove sulle capacità verbali e

intellettive, e un test di personalità. Nonostante l’evidenza che la vista fosse il sistema

di volo, lo sviluppo e l’utilizzo di procedure

sensoriale più importante nelle prestazioni

uditive, piuttosto che visive, era giustificato dai costi ridotti e dalla semplicità nel

fu condotto nell’Air Force in Israele,

realizzare questi test. Lo studio su 100 cadetti e 95

piloti militari, utilizzando un test nel quale al soggetto era richiesto di prestare

attenzione ad uno dei due messaggi presentati simultaneamente alle due orecchie. Ogni

messaggio includeva due parti: dopo una prima indicazione sull’orecchio rilevante per

la prima parte, seguiva una pausa di 8 secondi; al termine di essa il soggetto udiva 24

cifre all’orecchio rilevante, inserite in una stringa di parole, e doveva ripetere ogni cifra

immediatamente dopo averla udita. In seguito riceveva un’indicazione sull’orecchio

rilevante per la seconda parte e, improvvisamente, udiva 3 coppie di cifre in entrambe le

orecchie. Al soggetto, veniva successivamente chiesto di ripetere le cifre che aveva

ascoltato nell’orecchio rilevante. La prima parte del test era volta a studiare il

dell’attenzione selettiva nel canale rilevante, mentre la seconda parte

mantenimento

forniva una misura del rapido orientamento dell’attenzione verso l’orecchio rilevante, a

seguito di un suggerimento.

Il test era semplice per il tipo di campione selezionato in quanto gli allievi della

scuola di volo ottennero buoni risultati e la situazione alla quale furono sottoposti, non

fu particolarmente stressante per loro, anche se generalmente questo test risultò essere

faticoso e richiedeva molta concentrazione. Nel corso della prova venivano individuati

tre tipi di errori: le omissioni di un item, l’intrusione di un item ascoltato nell’orecchio

29

non rilevante ed errori nello spostare rapidamente l’attenzione da un canale informativo

all’altro.

Gopher (1982), qualche anno dopo lo studio condotto con Kahneman (1971),

condusse un’ulteriore ricerca con più di 2000 cadetti della stessa scuola di volo, per

perfezionare l’attendibilità del test, attraverso uno studio diviso in due parti. Nella prima

parte, venivano presentate 16 coppie di item ad entrambe le orecchie, ciascuno dei quali

conteneva una lettera dell’alfabeto ebraico o una cifra compresa tra 0 e 9, e il soggetto

doveva scrivere tutte le cifre che aveva ascoltato nell’orecchio deputato per la prova,

indicato in un messaggio verbale precedente alla prima parte della prova. Nella seconda

parte, dopo che il soggetto aveva ascoltato una o due parole, venivano presentate 3

coppie di cifre ad entrambe le orecchie e al soggetto era richiesto di scrivere solo le cifre

nell’orecchio rilevante che, in alcuni casi, era uguale a quello della prima parte

ascoltate

e in altri, era l’orecchio opposto, segnalato ancora una volta da un messaggio verbale

presentato prima dell’inizio della seconda parte. La durata complessiva del compito era

di circa 35 minuti con un intervallo di 30 secondi tra prima e seconda parte. Rispetto

alla ricerca di Gopher e Kahneman (1971), il test era condotto in gruppi di 12 cadetti e

non individualmente, e ai soggetti era richiesto di scrivere le cifre ascoltate e non di

ripeterle ad alta voce.

Una versione inglese del test fu sviluppata da Mihal e Barrett (1976). In essa

ogni messaggio era diviso in due parti, ciascuna delle quali consisteva in una serie di

coppie di numeri e lettere. Il test era preceduto da un messaggio verbale, che informava

il soggetto sul compito che doveva svolgere, e da quattro esercizi di prova che gli

consentivano di prendere familiarità con il test. Gli esercizi di prova e i 24 messaggi del

test erano basati sulle seguenti caratteristiche: un annuncio verbale forniva

un’indicazione circa l’orecchio rilevante per la prova; dopo 1,5 secondi di pausa,

venivano presentate lettere dell’alfabeto inglese e 16 coppie di numeri compresi tra 1 e

9; i numeri erano presentati ad entrambe le orecchie ad una velocità di circa due coppie

al secondo. Dopo che le sedici coppie erano state presentate, vi era un altro intervallo di

1,5 secondi prima che iniziasse la seconda parte del messaggio contenente tre coppie di

numeri. Queste ultime erano precedute da ulteriori, una o due coppie di lettere. Il

soggetto doveva ripetere le tre cifre presentate all’orecchio rilevante. Ogni messaggio

30

era preceduto da una pausa di 5 secondi, che permetteva al soggetto di prepararsi per il

messaggio successivo.

Durante il test venivano considerati due tipi di errori: gli errori di omissione

venivano commessi quando il soggetto falliva nel riportare le cifre presentate ad uno dei

due canali rilevanti, mentre l’errore di intrusione veniva commesso quando cifre o

lettere non presenti nel messaggio, erano involontariamente riportate dal soggetto. Il test

generava un punteggio totale in termini di risposte corrette o errori, nella prima parte o

nella seconda, oppure in entrambe, nell’orecchio destro o sinistro, o in entrambi. Questa

versione è considerata nell’ambito generale dei test sull’attenzione divisa, in quanto

focalizza l’importanza sull’abilità di attendere l’informazione rilevante, mentre trascura

le interferenze o le informazioni non importanti.

L’ASAT è stato anche utilizzato in studi il cui intento era quello di determinare

l’attenzione selettiva uditiva

se potesse essere un predittore di incidenti stradali, oltre

che in lavori incentrati sullo studio delle performance di volo e di guida, in quanto

le abilità del soggetto di focalizzare l’attenzione sugli aspetti rilevanti del

coinvolge

compito, di spostare rapidamente l’attenzione da un compito all’altro e di dividere le

proprie risorse attentive su compiti da svolgere simultaneamente. Queste abilità, infatti,

sono richieste in compiti complessi, come la guida di un’auto, in quanto richiedono la

percezione, l’identificazione, l’elaborazione, la selezione e la risposta adeguata agli

stimoli provenienti dall’ambiente come i semafori, i segnali stradali, i pedoni, gli altri

veicoli (Winfred Arthur e Jr and Dennis Doverspike, 1992) ma, a differenza dei test

sull’ascolto dicotico e del PASAT, esso è scarsamente impiegato in ambito clinico.

31

32

4. CONFRONTO TRA PACED AUDITORY SERIAL ADDITION

TEST (PASAT) E AUDITORY SELECTIVE ATTENTION

TEST(ASAT)

in precedenza, l’ASAT è scarsamente impiegato in ambito

Come indicato

clinico, in quanto, non solo esso si caratterizza come test attitudinale e, di conseguenza,

da somministrare a soggetti sani, ma richiede anche più tempo per la somministrazione.

Infatti, dal momento che nel PASAT il soggetto deve svolgere un solo compito (somma

di numeri presentati in successione), è più semplice che egli prenda familiarità con la

prova e che, di conseguenza, per effetto della pratica, le sue prestazioni possano

migliorare con il tempo: ciò comporta minor difficoltà e tempo nello svolgimento

complessivo del compito. Nell’ASAT, invece, il soggetto è sottoposto a richieste

cognitive più complesse in quanto è chiamato a svolgere due differenti prove

di cifre e lettere nell’orecchio rilevante e presentazione di cifre in

(presentazione sviluppi l’effetto pratica;

entrambe le orecchie) e, di conseguenza, è meno probabile che

quindi, la somministrazione complessiva risulta più lunga.

Dall’analisi delle ricerche condotte da Gopher e Kahneman (1971), Gopher

(1976) e confrontando l’ASAT e il PASAT, è emerso che

(1982) e da Mihal e Barrett

l’ASAT è un test che comporta maggiori difficoltà per il soggetto, in quanto, all’interno

della stessa somministrazione, egli è chiamato a svolgere più compiti e, quindi, a

mantenere un maggiore livello di concentrazione. Infatti, a differenza del PASAT, in cui

il soggetto deve sommare una serie di cifre presentate ad entrambe le orecchie, senza

alcuna indicazione sull’orecchio rilevante da utilizzare nella prova, nell’ASAT il

mantenere selettivamente l’attenzione sull’orecchio

soggetto sperimentale deve

rilevante per la prova o orientare rapidamente l’attenzione da un orecchio all’altro, a

seconda del suggerimento fornito dallo sperimentatore.

Sebbene l’ASAT sottoponga il soggetto a maggiori richieste di tipo cognitivo, è

importante sottolineare che, diversamente dal PASAT, non richiede particolari

competenze matematiche o familiarità con i numeri. Di conseguenza, semplificando le

prove presenti nel test, ad esempio diminuendo il numero di cifre degli item presentati

l’ASAT potrebbe essere impiegato anche in ambito clinico.

in ciascuna di esse, 33

34 5. CONCLUSIONI

Nell’ambito delle ricerche sull’attenzione e, in particolare, sull’attenzione

selettiva, i test uditivi rappresentano un campo di ricerca ancora aperto, soprattutto per

quanto riguarda il soggetto adulto.

è emerso che i test sull’attenzione

Da questo breve lavoro selettiva uditiva sono

impiegati in ambito clinico, non solo nella valutazione delle funzioni attentive, ma

anche di altri deficit cognitivi, nonché in ambito riabilitativo. Questa osservazione

l’attenzione in generale, non

suggerisce che, come per è facile stabilire quali siano le

strutture cerebrali implicate nella risoluzione di compiti di ascolto dicotico o di somma

di cifre presentate ad entrambe le orecchie, come nel caso del PASAT. Infatti, come è

Test, il PASAT e l’ASAT, implicano compiti

emerso da questa analisi, il Dichotic Digit

in cui sono coinvolte più funzioni cognitive superiori, come l’attenzione sostenuta, la

memoria di lavoro e l’esecuzione contemporanea di più compiti.

Questi test presentano il vantaggio di poter essere somministrati in modo rapido,

con il semplice ausilio di un registratore e di un supporto visivo, sul quale il soggetto

può indicare le risposte corrette, e di poter essere facilmente adattati alle caratteristiche

di ogni singolo individuo. Infatti, le risposte fornite dal soggetto possono essere

riportate verbalmente, o scritte, o indicate su uno schermo posto di fronte a lui, così

come la velocità di somministrazione dei singoli item può essere aumentata o diminuita,

a seconda delle difficoltà di chi svolge il compito o degli obiettivi dello sperimentatore.

Il PASAT era stato inizialmente standardizzato su un campione di 80 adulti di

età compresa tra 17 e 40 anni (Gronwall, 1977), ma ricerche successive dimostrarono

che tale campione era inadeguato sia perché era composto per la maggior parte da

75 % dei soggetti aveva un’età compresa tra 17

soggetti di sesso maschile, sia perché il

e 25 anni. Successivamente, un contributo considerevole alla standardizzazione del test

fu fornito dal lavoro di Brittain et al., Roman et al., Wiens et al. (Brittain et al., 1991,

Roman et al. 1991-1997, Wiens et al. 1997) che utilizzarono un gruppo di soggetti più

Dall’analisi della

omogeneo per età (17-40 anni), sesso e quoziente intellettivo.

non esiste una standardizzazione dell’ASAT e che il

letteratura, invece, è emerso che

campione di riferimento è costituito da cadetti di una scuola di volo e piloti militari di

35

età compresa tra 18 e 30 anni, utilizzato nel primo studio di Gopher D. e Kahneman D.

(1971). Nonostante il PASAT sia stato standardizzato su una popolazione di età

superiore a 17 anni, si può constatare che, con le dovute modifiche, ad esempio

fornendo al soggetto più tempo per dare la risposta corretta e, quindi, per sommare le

oppure presentando solo numeri dall’1 al 9

diverse cifre presentate dallo sperimentatore,

e, quindi, richiedendo capacità di calcolo più elementari, può essere somministrato

anche a una popolazione di età inferiore ai 17 anni.

Inoltre, nonostante le prime ricerche di Gronwall indicassero che i punteggi

ottenuti al test non fossero correlati con il QI, studi più recenti (Egan, 1988) hanno

dimostrato che l’intelligenza è un fattore critico per l’interpretazione dei risultati.

Nonostante il PASAT sia il test più utilizzato in neuropsicologia per la

valutazione dei processi attentivi, è emerso che l’ASAT, pur trattandosi di un test

attitudinale, potrebbe essere facilmente impiegato in ambito clinico per la valutazione

dell’attenzione selettiva uditiva e della capacità di orientare rapidamente l’attenzione da

uno stimolo all’altro, in quanto, rispetto al PASAT, comporterebbe minor stress e ansia,

soprattutto per quei soggetti che presentano difficoltà di calcolo.

In generale, sebbene la facilità con cui possono essere somministrati, questi test

presentano lo svantaggio di essere particolarmente impegnativi e di richiedere molta

concentrazione, soprattutto per i soggetti con lesioni cerebrali. E’ emerso che, senza

incoraggiamenti o supporti da parte dello sperimentatore, questi compiti possono

provocare ansia, stress o l’abbandono della prova. Per ovviare a queste difficoltà, alcuni

autori suggeriscono di stabilire una buona relazione medico-paziente e di informare il

soggetto sulle richieste e le eventuali problematicità che tali compiti potrebbero

comportare.

Questi test, infine, sono stati definiti multifattoriali in quanto coinvolgono più

funzioni cognitive, come la percezione, la selezione, la memoria di lavoro e

di informazioni provenienti da canali sensoriali diversi, consentendo,

l’elaborazione

pertanto, una valutazione globale del soggetto in compiti complessi.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicologiche
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ciccina.ale di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Neuropsicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Rusconi Maria Luisa.

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