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CAPITOLO I

1. L'infortunio in itinere

SOMMARIO: 1.1. Evoluzione storica dell'istituto. - 1.2. Riconoscimento normativo . - 1.3.

L'interpretazione del D.Lgs 38/2000: il criterio della ragionevolezza.

Il riconoscimento normativo dell'infortunio in itinere, in Italia è stato molto

lento. Infatti s'è ottenuto solamente all'inizio del secolo corrente, con il D.Lgs.

38/2000. Nel primo capitolo si definirà l'evoluzione storica che ha portato

questo istituto ad ottenere un riconoscimento legale, ponendo una particolare

attenzione all'interpretazione offerta dai giudici nell'affrontare l'istituto.

1.1 Evoluzione storica dell'istituto

La fattispecie dell'infortunio in itinere ossia la categoria infortunistica

riguardante quegli eventi dannosi verificatesi “nel normale percorso di andata

e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro”, fu per molti anni, in Italia,

oggetto di dibattiti e contenziosi a causa del difficile riconoscimento normativo

ottenuto solo con il decreto legislativo 38/2000.

Viceversa in molti altri paesi, specialmente in quelli dell’area comunitaria,

l’infortunio in itinere era già disciplinato da tempo:

la Francia, paese molto simile all'Italia anche sotto il profilo di tutela

8 1

infortunistica, aveva già riconosciuto tale casistica ancora nei primi anni '50;

si pensi che con la legge n. 2426 del 1946 si prevedeva l'indennizzabilità

dell'infortunio in itinere a condizione che vi fossero le condizioni del nesso

causale tra lavoro ed infortunio e la pericolosità del percorso; è stata poi

ampliata dall’art. 2 della legge 23 luglio 1957,n. 58/819, in cui si allarga la

copertura assicurativa, pur non discostandosi dal sistema generale degli

infortuni sul lavoro.

La Germania contemplava normativamente tale materia con la legge 31

marzo 1942 poi ampliata vent'anni dopo, con la legge 30 aprile 1963. Nella

copertura assicurativa erano incluse anche misure preventive degli infortuni e

il diritto alle prestazioni che si creava al verificarsi dell'infortunio sul lavoro,

includeva prestazioni in natura, come il trattamento terapeutico e indennità di

lesione; prestazioni economiche, come la pensione di invalidità, a favore dei

superstiti e a favore degli orfani.

In Belgio l'infortunio in itinere è disciplinato dal d.l. 13 dicembre 1945,

attualmente in vigore ai sensi della legge 10 luglio 1951, per la quale un

infortunio in itinere che determina la morte del lavoratore dà diritto a:

un'indennità per spese funerarie, una rendita per il coniuge di importo pari al

30 % della retribuzione dell'assicurato, una rendita per i figli di importo pari al

20 % della retribuzione del deceduto, corrisposta fino ai 18 anni, o fino alla

scadenza del diritto agli assegni familiari.

In Lussemburgo con legge 17 dicembre 1925, modificata poi dalla legge 6

1 Murolo E., Infortunio in itinere: indennizzabilità Inail, in “Diritto e pratica del lavoro”, 2013,

n.18, p.1166 ss. 9

settembre 1933, è prevista l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere,

assicurando prestazioni in natura e in denaro e a favore dei superstiti.

Lo stesso si può dire di Spagna e Portogallo che più o meno entro la prima

metà del ventesimo secolo, riconoscevano una tutela legislativa all'infortunio

in itinere. Nonostante la tutela ci fosse, quindi molto tempo prima che in Italia,

non fu, in molti dei paesi citati, rilevato statisticamente alcun infortunio in

itinere (come, ad esempio, nel Regno Unito e nel Portogallo); stati come la

Francia, la Spagna e il Belgio escludevano invece la tutela dei lavoratori

2

autonomi.

Nel nostro Paese, prima dell'entrata in vigore dell'art. 12 del D.Lgs 38/2000, la

copertura assicurativa dell'infortunio in itinere era configurabile solo come

prolungamento dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie

professionali di cui beneficiavano solamente i lavoratori adibiti ad attività

rischiose ricomprese nell'assicurazione stessa. Infatti, il primo intervento

legislativo, è stato attuato a tutela dei marittimi durante il viaggio, effettuato dal

Legislatore nel 1965 attraverso l'art. 6 del T.U., permettendo le prestazioni

infortunistiche «anche se l'infortunio avviene durante il viaggio compiuto per

andare a prendere imbarco sulle navi al servizio delle quali sono arruolate o

per essere rimpatriate nel caso in cui la dismissione dal ruolo abbia avuto

luogo per qualsiasi motivo in località diversa da quella di arruolamento o da

quella in cui esse trovavansi al momento della chiamata per l'imbarco,

sempreché nel viaggio di andata o di ritorno esse non mutino senza ragione

2 Castrica R., Feola T., Di Corato A., Infortuni in itinere: aspetti medico-legali: norme,

giurisprudenza, e dottrina, Giuffrè, 2010, p. 147.

10

l'itinerario prestabilito».

Il legislatore ha tutelato così una specifica categoria di lavoratori, sottoposta a

più rischi rispetto a tante altre tipologie di forza lavoro che, loro malgrado, non

ottennero una tutela effettiva per molto tempo, anche se il Legislatore ha

cercato di rimediare a questa situazione attraverso norme speciali ma sempre

a carattere transitorio, che quindi davano una protezione precaria alla

3

maggioranza dei lavoratori.

Il primo tentativo venne fatto dal Legislatore con la legge 15 del 19 gennaio

1963, nello specifico con l'art. 31, contenente una delega al Governo per

disciplinare la materia in via generale, comprendendo nella tutela

dell'infortunio in itinere gli eventi occorsi a tutti i lavoratori (non specificando

categorie limitate), durante il percorso di andata e ritorno dall'abitazione al

luogo di lavoro con esclusione di deviazioni e/o interruzioni indipendenti dal

lavoro.

Tale tentativo non solo fallì ma provocò anche per molto tempo contenziosi

giuridici riguardanti incostituzionalità dell'operato del Governo, a causa della

mancata attuazione della delega, comportamento in contrasto con l'art. 76

Cost. relativamente agli infortuni in itinere e contrariamente all'art. 38 Cost.,

4

della conseguente assenza di tutela della forza lavoro in tale materia.

Nel 1977, la Corte Costituzionale dichiarò l'insussistenza della questione

d'incostituzionalità dell'azione governativa, in quanto la legge 19 gennaio

3 De Simone A., Gli infortuni sul lavoro e in Itinere: L'occasione di lavoro negli orientamenti

giurisprudenziali, Giuffrè, 2013, p. 362.

4 Corsalini G., Gli infortuni sulle vie del lavoro, Cedam, Padova, 2005, p.47.

11

1963, n. 15, aveva ad oggetto due distinte deleghe: la prima (art. 30) per

modificare le norme vigenti in materia di infortuni sul lavoro, "riordinandole e

riunendole in un solo provvedimento legislativo" e la seconda (art. 31) volta a

dare una disciplina normativa alla fattispecie dell'infortunio in itinere entro un

anno dall'entrata in vigore della legge. Questo termine non fu però rispettato e

la delega concernente l'infortunio in itinere non fu attuata; l'attuale tutela

infortunistica, è infatti formata, dall'applicazione della delega contenuta

nell'art. 30; si parla quindi di una parziale attuazione della delega, non

configurabile in un'atto illegittimo e, come riporta la sentenza n. 8 del

12.1.1977. Secondo la Corte «Non può infatti pretendere il giudice a quo che

il legislatore delegato avesse il dovere di comprendere in detto articolo anche

le modalità riguardanti l'infortunio in itinere così come descritto nell'art. 31

della legge di delega 19 gennaio 1963, n. 15. Per provvedere a quest'ultimo

compito il legislatore aveva una delega particolare, proprio quella indicata nel

citato art. 31, ma di questa non ha inteso far uso e quando ha formulato l'art. 2

del decreto impugnato si é valso per la sua stesura solo della normativa di cui

all'art. 30 che non faceva alcun cenno, né poteva farlo, all'infortunio in itinere,

per la cui disciplina, come si é detto, era stata disposta una delega

particolare. Così essendo, la omissione del legislatore delegato

comporterebbe evidentemente una sua responsabilità politica verso il

Parlamento, non certo una violazione di legge costituzionalmente

apprezzabile. Ne consegue che resta così assorbita la questione riguardante

l'art. 38 della Costituzione nel cui ambito dovranno domani essere comprese

anche le ipotesi di eventi lesivi occorsi in itinere al lavoratore quando tale

12

infortunio sarà, dalla legge, previsto e regolato.»

La stessa Corte affermò, però, che appariva chiara l'esigenza di un sollecitato

intervento del legislatore in materia di previdenza ed assicurazione di tale

5

casistica. Questi infiniti dibattiti e tentativi portarono finalmente, alla

formazione dell'art. 55, comma 1, della legge del 17 maggio 1999, n.144 in

materia Inail, di fatto attuata un anno dopo dall'art. 12 del D.Lgs. 23 febbraio

2000, n. 38 portando così l'Italia, anche se più di 50 anni in ritardo rispetto ai

colleghi europei, ad avere una previdenza legislativa in materia di infortuni in

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itinere.

1.2 Riconoscimento normativo

L'art. 12 del D. Lgs. n. 38/2000 disciplina la tutela assicurativa dell'infortunio in

itinere, come da indicazioni contenute nella legge delega di cui all’art. 55 n. 1,

lettera u, della legge n.144 del 1999, recependo così i principi che la

giurisprudenza ha elaborato nel corso dell'evoluzione del c.d. “diritto vivente”,

ossia il diritto formato dalla giurisprudenza, il quale non è mai stato in grado di

fornire una visione coerente e di offrire un’interpretazione uniforme della

nozione legale riferita all’infortunio in itinere, che nonostante i lunghi dibattiti,

le va riconosciuto il merito di aver posto le linee essenziali per una tutela

normativa, stabilendo testualmente:

" Salvo il caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o,

5 Corte cost.12 gennaio 1977, n. 8, FI, 1977

6 Murolo E., La tutela inail degli infortuni in “itinere”, in “L'infornatore inaz”, 2013, p.4.

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comunque, non necessitate, l'assicurazione comprende gli infortuni occorsi

alle persone assicurate durante il normale percorso di andata e ritorno dal

luogo di abitazione a quello di lavoro, durante il normale percorso che collega

due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro e, qualora non sia

presente un servizio di mensa aziendale, durante il normale percorso di

andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei

pasti. L'interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono

dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o

all'adempimento di obblighi penalmente rilevanti. L'assicurazione opera anche

nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato.

Restano, in questo caso, esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall'abuso

di alcolici e di psicofarmaci o dall'uso non terapeutico di stupefacenti ed

allucinogeni; l'assicurazione, inoltre, non opera nei confronti del conducente

sprovvisto della prescritta abilitazione di guida ".

La trasformazione della mera opera giurisprudenziale in legge non fu

semplice, trattandosi di un'operazione complessa che richiede molta

attenzione, dati gli orientamenti giurisprudenziali non omogenei in materia ed

il Legislatore incontrò grandi difficoltà legate al complesso obiettivo di

cristallizzare in principi rigidi, l'insieme delle risposte, spesso differenti e

contrastanti tra loro, fornite dalla giurisprudenza alle più svariate fattispecie

sviluppatesi in materia, arrivando ad una norma che attraverso un'opera di

definizione della nozione di " infortunio in itinere ", di determinazione delle

condizioni di indennizzabilità e di delimitazione delle situazioni di esclusione

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dalla tutela, colma definitivamente una grave lacuna dell'ordinamento italiano,

dando tutela ad una categoria di infortunio non di certo statisticamente

secondaria ai classici infortuni sul lavoro.

1.3 L'interpretazione del D.Lgs 38/2000: il criterio della

ragionevolezza

Il decreto, se pur sostanzialmente chiaro, contiene delle espressioni imprecise

quali il "percorso normale", le deviazioni o interruzioni “necessitate" dovute a

forza maggiore, ad esigenze improrogabili o all'adempimento di obblighi

penalmente rilevanti, l'uso "necessitato" del proprio mezzo di trasporto, che

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hanno portato a diverse interpretazioni.

Per percorso normale, si intende quello più breve e diretto, in quanto una

deviazione indipendente da motivi lavorativi o la scelta ingiustificata di un

percorso più lungo, configurano un rischio generico comune, interrompendo

così il nesso eziologico tra il lavoro e la strada percorsa, facendo venir meno il

diritto all'indennizzo.

E' necessario, poi, che il normale itinerario sia percorso in orario prossimo a

quello lavorativo, ammettendo interruzioni brevi, tali da non causare un

8

maggiore rischio per il rientro a casa o al posto di lavoro.

Tutti questi elementi vanno analizzati singolarmente, in merito si è espressa la

7 Corsalini G., Gli infortuni sulle vie del lavoro, Cedam, Padova, 2005, p. 49 ss.

8 Castrica R., Feola T., Di Corato A., Infortuni in itinere: aspetti medico-legali: norme,

giurisprudenza, e dottrina, Giuffrè, 2010, p. 273.

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Corte di Cassazione nella sentenza del 24 settembre 2010, n. 20221 per la

quale l'infortunio occorso al lavoratore, nel percorso tra l'abitazione e il luogo

di lavoro, è tutelato anche se il percorso prescelto non sia il “più breve” ma è

sufficiente che il tragitto sia conforme al criterio di “normalità” e che la scelta

operata dal dipendente non sia riconducibile a ragioni personali, estranee

all’attività lavorativa.

Secondo la Cassazione, infatti, il giudice di merito, in tale fattispecie, si è

limitato ad osservare che il tragitto prescelto dal dipendente non risultava

essere il "più breve" per raggiungere il posto di lavoro, «mentre invece

avrebbe dovuto procedere alla verifica della sussistenza del diverso criterio

della "normalità" della percorrenza dell'indicato itinerario tra casa e lavoro,

secondo i principi già enunciati dalla giurisprudenza, ed attualmente codificati

nella L. n. 38 del 2000, art. 12, che riconoscono la copertura assicurativa

qualora il comportamento del lavoratore non sia motivato in base a ragioni del

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tutto personali, al di fuori dell'attività lavorativa.»

Il legislatore, seguendo questo requisito, ha escluso l'indennizzabilità, quando

il lavoratore abbia attuato, un'interruzione o una deviazione non necessitata,

cioè volta a soddisfare interessi personali. Con l'ordinanza n. 1/2005 la Corte

Costituzionale ha dichiarato infondata la questione di costituzionalità della

norma che esclude l'indennizzabilità dell'infortunio in itinere in presenza di

un'interruzione del normale percorso di andata e ritorno, compiuto dal

lavoratore, sostenendo testualmente che «occorre che la soluzione di

9 Cass. 24 settembre 2010, n. 20221 16

continuità nel tragitto compiuto dal lavoratore dalla propria abitazione al luogo

di lavoro, e viceversa, abbia la connotazione e la consistenza di una vera e

propria “interruzione”, per definire la quale occorre tener conto della

giurisprudenza ordinaria, tanto più che il legislatore delegato (art. 55, comma

1, lettera u), della legge n. 144 del 1999, cit.) ha posto, come specifico criterio

direttivo per disciplinare l’infortunio in itinere, proprio il recepimento dei

princìpi giurisprudenziali consolidati in materia; che l’esigenza del rispetto di

tale criterio di delega (art. 76 della Costituzione) richiede di interpretare la

disposizione censurata, posta dal legislatore delegato, in modo che sia in

armonia con la giurisprudenza in materia, secondo la quale una breve sosta,

che non alteri le condizioni di rischio per l’assicurato, non integra l’ipotesi

dell’“interruzione”».

Ha quindi precisato, che tale affermazione non deve assolutamente essere

intesa come ipotesi di soluzione di continuità del tragitto ma deve interpretarsi

nel senso che una breve sosta non integra l'ipotesi ostativa, non modificando

le condizioni di rischio per il lavoratore, con una valutazione che deve tener

conto, però, delle condizioni presenti in ogni fattispecie.

Ne consegue che il lavoratore che interrompa il percorso per pochi minuti (ad

esempio per la consumazione di un caffè), non configura una condotta idonea

a modificare le condizioni di rischio e quindi, continuando a ricadere nel

10

rischio generico aggravato, ha diritto alla copertura assicurativa.

Il Legislatore ha tutelato poi delle situazioni normativamente previste, idonee

10 Casellario Inail, Corte Costituzionale ordinanza n. 1/2005

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a rendere indennizzabile l'infortunio anche se causato in presenza di

un'interruzione o di una deviazione per motivi personali e tale da modificare le

condizioni di rischio: cause di forza maggiore ( per esempio la chiusura di un

tratto di strada nel percorso normale, il guasto del mezzo di trasporto ecc.),

esigenze essenziali e improrogabili (doveri familiari, sociali e morali come

l'accompagnamento dei figli a scuola), l'adempimento di obblighi penalmente

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rilevanti (la necessità di prestare soccorso a terzi o di denunciare un reato).

Infine l'utilizzo del termine “necessitato” (trattando ad esempio di utilizzo

necessitato del mezzo di trasporto privato), specialmente negli ultimi tempi,

non viene inteso come “indispensabile” ma come “giustificato”, in quanto si

tende a rifarsi al principio della ragionevolezza spesso utilizzato nelle

sentenze: «la valutazione delle condizioni che giustificano la scelta del mezzo

proprio da parte del lavoratore è esclusivamente riservata al giudice di merito

e si sottrae a censura in sede di legittimità se congruamente motivata».

L'accertamento dell'esistenza di tale requisito, è effettuato seguendo le Linee

Guida dell'Inail volte a dare un indirizzo per trattare l'infortunio in itinere, in

considerazione delle esigenze lavorative ma anche della vita privata del

lavoratore, diritti sanciti dalla Costituzione, come l'art. 3 che sancisce

l'uguaglianza, il 16 la libera scelta di dimora e residenza e libera circolazione,

gli artt. 32 e 35 riguardanti la tutela della salute, del lavoro e ancora l'art. 36

che assicura un'esistenza libera e dignitosa e gli orari lavorativi conformi ad

essa ed infine, l'art. 38 che sancisce la protezione del lavoratore in caso di

11 Castrica R., Feola T., Di Corato A., Infortuni in itinere: aspetti medico-legali: norme,

giurisprudenza, e dottrina, Giuffrè, 2010, p. 273 ss.

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12

infortuni.

A proposito di quanto detto, è opportuno citare la sentenza della Cassazione

Civile del 18 marzo 2013, n. 6725 riguardante un lavoratore che mentre si

recava sul posto di lavoro a bordo del proprio motoveicolo, aveva subito,

seguendo l'abituale percorso, un incidente con un autoveicolo riportando

lesioni plurime. Esso, affermava di aver avuto necessità di utilizzare il mezzo

privato per poter raggiungere entro le ore 7,00, il posto di lavoro, distante

circa 2 Km dalla propria abitazione, in assenza di altri mezzi idonei di

collegamento, essendo prevista la prima corsa dell'autobus di linea alle ore

7,20 ma la corte d'appello rigettò tale richiesta d'indennizzo affermando che la

scelta di utilizzare un mezzo privato non fosse necessitata, non procedendo,

però, ad un'interpretazione basata sul criterio di ragionevolezza, agendo

senza considerare che la legittimità dell'uso del mezzo privato andava

individuata in relazione ad un criterio di normalità, tenendo cioè conto degli usi

comportamentali riferibili alla società del giorno d'oggi, volta a rendere migliori

risultati sia nelle esigenze familiari che lavorative.

Il principio di ragionevolezza s'è ormai radicato nella giurisprudenza, alla

quale, specie in questa materia si continua a far riferimento per desumere

indicazioni utili per la soluzione di questioni particolari, non rientranti nella

13

generalità e astrattezza della norma.

12 Corsalini G., Gli infortuni sulle vie del lavoro, Cedam, Padova, 2005, p. 61 ss.

13 L.S., Cassazione: infortunio in itinere, no al risarcimento se la scelta di utilizzare il mezzo

privato non è necessitata, in “Studio Cataldi – quotidiano giuridico”, 2012.

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CAPITOLO II

2 Condizioni e limiti di indennizzabilità

SOMMARIO: 2.1. Occasione di lavoro. - 2.1.1. Definizione di occasione di lavoro. - 2.1.2.

rischio generico, rischio specifico, rischio generico aggravato. - 2.1.3. Gli aggravamenti

tipici. -2.2. Luogo dell'infortunio, tempo del percorso e mezzi utilizzati. - 2.2.1. Il luogo di

abitazione. - 2.2.2. Il luogo di lavoro. - 2.2.3. Le pertinenze. - 2.2.4. il luogo di consumazione

dei pasti. - 2.2.5 il tempo del percorso. - 2.2.6. interruzioni e deviazioni. - 2.2.7. i mezzi

utilizzati. 2.3. L'estensione della tutela. - 2.3.1.Gli studenti. - 2.3.2. Ricoverati e detenuti. -

2.3.3. Gli agricoltori. - 2.3.4. Gli artigiani. - 2.3.5. I lavoratori “parasubordinati”. - 2.3.6. I

militari e la “causa di servizio”. - 2.4. Danno biologico e danno differenziale.

L'infortunio in itinere, perché sia indennizzabile, deve avvenire in determinate

condizion; nel secondo capitolo si parlerà dell'occasione di lavoro, condizione

principale e indispensabile che contraddistingue l'infortunio in itinere dagli

infortuni occorsi, in via generale, alla pluralità della popolazione, ponendo

attenzione ai vari tipi di rischio (specifico, generico e generico aggravato); si

analizzeranno poi quegli elementi caratterizzanti l'infortunio in itinere e

l'occasione di lavoro, quali il luogo dell'infortunio, il tempo del percorso e i

mezzi utilizzati, specificando entro quali limiti agisce la tutela; negli anni, in

materia di infortunio in itinere, s'è vista un'estensione soggettiva dei lavoratori

compresi nella tutela; nel seguente capitolo saranno esaminate le categorie

aventi peculiarità diverse tra di loro; si porrà, infine, una particolare attenzione

al danno biologico e al danno differenziale.

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2.1. Occasione di lavoro

2.1.1. Definizione di occasione di lavoro

L'occasione di lavoro è un presupposto necessario per ottenere la tutela di un

infortunio da parte dell'Inail ed è trattata dalla giurisprudenza da molto tempo

prima dell'emanazione del Testo Unico del 1965 sugli infortuni sul lavoro e

malattie professionali. Infatti, già agli inizi del '900, l'occasione, era intesa

come un fatto o un quid, idoneo a porre una data causa in condizione da

produrre un dato evento e, che quindi, l'infortunio derivi dalla combinazione di

due elementi: l'evento idoneo a produrre l'infortunio e il lavoratore; percui il

lavoro dà occasione all'infortunio, che, quindi, avviene in occasione di lavoro.

Si rileva una differenza fondamentale tra il nesso esistente tra il lavoro e il

rischio e quello tra il lavoro e l'infortunio: il rischio ha un nesso causale con il

lavoro, per il quale dal momento in cui vi è un soggetto lavoratore assicurato,

viene ad esistere anche il rischio; l'infortunio a differenza, non ha un nesso

causale, in quanto all'esistenza dell'assicurato non ne consegue l'infortunio,

generato invece da un quid e non dal lavoratore stesso. Il nesso tra il lavoro e

l'infortunio si configura nel rischio. Se ne deduce quindi, che il lavoro è causa

del rischio, ma solo causa occasionale dell'infortunio e non esclusiva.

L'occasione di lavoro è di ampia portata e non limitata al lavoro strettamente

14

parlando (es. forza maggiore, causa di terzi, colpa ecc.).

La stessa Cassazione sostiene, infatti, che l'occasione di lavoro è l'elemento

14 Alibrandi G., Infortuni sul lavoro e malattie professionali, Giuffrè, Milano, 2002, p.322 ss.

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costitutivo dell'infortunio e si realizza ogni volta che l'attività lavorativa, pur

non essendo la causa principale, genera l'occasione dell'infortunio, venendosi

a creare, anche se indirettamente, un nesso eziologico: «l'occasione di lavoro

di cui all'art. 2 del d.P.R. n. 1124 del 1965 non implica necessariamente che

l'infortunio avvenga durante l'espletamento delle mansioni lavorative tipiche in

ragione delle quali è stabilito l'obbligo assicurativo, essendo indennizzabile

anche l'infortunio determinatosi nell'espletamento di attività lavorativa ad

essa connessa in relazione a rischio non proveniente dall'apparato produttivo

ed insito in un'attività prodromica e comunque strumentale allo svolgimento

delle medesime mansioni, anche se riconducibile a situazioni e attività proprie

del lavoratore (purché connesse con le mansioni lavorative)».

Quindi, perchè si possa rilevare un “infortunio in itinere” è sufficiente che il

lavoro sia collegato, anche se occasionalmente, all'infortunio; a conferma di

quanto detto, una prima sentenza portata ad esempio in tale disciplina è

quella del Tribunale di L'Aquila, Sez. Lav., 11 aprile 2011, avente ad oggetto

l'infortunio a danni del lavoratore ricorrente, il quale nel tragitto di ritorno da un

cantiere presso il quale stava momentaneamente svolgendo attività

lavorativa, distante dalla sede dell'impresa circa 50 Km, venne contattato

dall'amministrazione, per andare a riscuotere lo stipendio, per cui il

medesimo, accompagnato dal collega di lavoro fino alla sua autovettura,

parcheggiata nei pressi della sua abitazione e dirigendosi dunque presso il

luogo di lavoro fu vittima di un incidente. Il convenuto, l'Inail, fece opposizione

alla richiesta di risarcimento motivandola con l'esistenza di un mero rischio

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generico non sufficiente a configurare una fattispecie nella categoria degli

infortuni in itinere.

Ma l'occasione di lavoro, rileva il Tribunale, implica qualsiasi esposizione al

rischio, indipendentemente dal grado di esso, attribuendo al lavoro la carica di

fattore occasionale del rischio stesso, con unico limite il rischio "elettivo",

ossia quello estraneo alla attività lavorativa e dovuto ad una scelta arbitraria e

volontaria del lavoratore, una situazione interruttiva del nesso tra lavoro,

rischio ed evento.

Nella fattispecie in esame, appare dunque chiaro che l'occasione di lavoro sia

un elemento presente della stessa, in quanto nel concetto di luogo di lavoro,

rientra sicuramente la sede dell'impresa; la riscossione dello stipendio è

un'attività concernente all'attività lavorativa di per sé sufficiente ad identificare

il requisito del “quid pluris” generante l'indennizzabilità; tale attività è inoltre

dipesa da una telefonata avvenuta dall'amministrazione dell'impresa datrice di

lavoro e non di certo da un'improvvisa volontà del lavoratore; inoltre,

l'infortunio si è verificato alle ore 18.00, contemporaneamente al termine

dell'orario di lavoro ed il dipendente ha giustificato e documentato che l'uso

del mezzo privato era necessitato per la mancanza di mezzi pubblici ricoprenti

tale percorso. Tutti questi elementi provano l'esistenza dell'occasione di lavoro

15

e del diritto all'indennizzo da parte del lavoratore.

Una seconda sentenza che si porta ad esame è la sentenza di Cass. 14

febbraio 2008, n. 3776 la quale riguarda l’infortunio in itinere verificatosi nei

15 Tribunale di L'Aquila, Sez. Lav., 11 aprile 2011.

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confronti di un lavoratore che, a causa dello sciopero dei mezzi di trasporto

pubblico, è stato obbligato ad usare il veicolo privato (moto) per raggiungere il

luogo di lavoro ed alle ore 18.30, nel percorso di ritorno a casa dal lavoro è

stato aggredito da due malviventi con pugni e colpi di arma da fuoco e

rapinato della moto.

La domanda fu respinta, con motivazione indicante l’infortunio non

occasionale al lavoro.

La Corte procede verificando se la rapina possa essere considerata come

evento tutelato nell’infortunio in itinere. La sentenza impugnata, ed anche

l’Inail, non trattano l’argomento, mostrando così di non ritenerlo preclusivo,

ma la Corte verifica comunque la situazione sulla base di tre elementi:

2) L’evoluzione della giurisprudenza in tema di comprensione della rapina

nella occasione di lavoro, facendo riferimento alle prime sentenze in

materia, come ad esempio: la sentenza di Cass. 18 gennaio 1991 n.

430, la quale ha affermato l’indennizzabilità dell’infortunio di un

lavoratore, ferito mortalmente nel corso di una rapina commessa in

occasione dell’acquisto di materiale connesso all'attività lavorativa,

costituente attività strettamente connessa al lavoro e generante quindi

un'occasione di lavoro. La sentenza di Cass. 11 aprile 1998 n. 3747,

riguardante un litigio seguito da morte del lavoratore, con estranei che

volevano derubare il materiale di cantiere, ha riconosciuto

l'indennizzabilità, cassando la sentenza del giudice di merito, il quale

aveva escluso che la lite fosse inerente all'attività lavorativa. Infine, la

24

sentenza di Cass. 23 febbraio 1989 n. 1014, che tratta dell'uccisione di

un custode di un condominio a colpi di arma da fuoco da ignoti durante

lo svolgimento della propria attività lavorativa, stabilendo che sussiste

l'occasione di lavoro data dalla della derivazione di tale fatto da tale

attività.

3) L’estensione della tutela dell’infortunio in itinere: la condotta del

lavoratore deve essere valutata in modo più rigido nell’infortunio in

itinere rispetto all'infortunio sul lavoro, ma ciò si riferisce al

comportamento volontario del dipendente e non all’evento dannoso, la

rapina, un fatto casuale ed imprevedibile.

4) L'evoluzione della nozione di rischio: il requisito dell’occasione di lavoro

implica la rilevanza dell'esposizione a qualsiasi rischio ricollegabile

all'attività lavorativa direttamente o indirettamente con il solo limite del

rischio elettivo.

In tema di occasione di lavoro, rilevano gli eventi dannosi, anche se

imprevedibili ed atipici, indipendenti dal lavoratore. L'utilizzo di un bene

patrimoniale (motocicletta) necessitato, suscettibile di essere oggetto di furto,

forma il nesso con l’iter che rende l’evento tutelabile ed è pertanto

16

riconoscibile l'indennizzo.

Come ultima sentenza, è posta ad esempio la situazione esaminata dalla

Cassazione il 28 maggio - 11 dicembre 2003, con sentenza n.18980 per la

16 Cass. 14 febbraio 2008, n. 3776. 25

quale una cassiera di una banca riportò lesioni invalidanti a causa di un

incidente stradale mentre cercava di tornare alla propria abitazione essendosi

resa conto di essersi dimenticata le chiavi della banca necessarie per aprire la

cassaforte collegata allo sportello Bancomat.

La richiesta è rigettata dal tribunale dichiarando che nella specie non fosse

individuabile alcun infortunio in itinere, in quanto sarebbe stato necessario che

il rischio generico della normale circolazione dei veicoli fosse stato aggravato

da elementi particolari ed aggiuntivi, non essendo sufficiente l’assenza di

rischio elettivo.

La Cassazione ricorda che il requisito della occasione di lavoro, dipende da

ogni esposizione al rischio, (ad eccezione del rischio elettivo), quindi se

l’utilizzo della pubblica strada è necessitato per raggiungere il luogo di lavoro,

si ha un rapporto strumentale tra la mobilità e l'attività lavorativa, che di per sé

è sufficiente ad integrare quel "quid pluris" richiesto per l'indennizzo.

Nella occasione di lavoro rientrano tutti i fatti, anche straordinari e

imprevedibili, che sono connessi all'attività lavorativa.

Per questo, nel caso in esame, la cassiera ha interrotto il viaggio verso il

luogo di lavoro per rientrare alla propria abitazione e recuperare le chiavi, ma

per una necessità dettata da obblighi lavorativi quindi non interrompendo il

nesso di occasionalità tra l'infortunio e il lavoro; inoltre non ha importanza che

l'infortunio sia causato da una dimenticanza della dipendente, in quanto non si

tratta di rischio elettivo prodotto dalla volontà della lavoratrice, ma da una

colpa. Per questi motivi la Corte ha accettato il ricorso della lavoratrice che ha

26

17

diritto all'indennizzo.

Nella materia degli infortuni, anche se il metodo della conditio sine qua non

porta a far ricadere nel lavoro la causa dell'infortunio, non è detto sia

indennizzabile; ponendo l'esempio di un lavoratore che subisce uno scippo

durante il ritorno alla propria abitazione e che, inseguendo lo scippatore

(alterando quindi il normale percorso indennizzabile), si procura un infortunio,

non sarebbe indennizzabile in quanto avrebbe interrotto il nesso eziologico

necessario (occasione di lavoro), pur essendo il lavoro, condizione senza la

18

quale l'evento lesivo non si sarebbe verificato.

A differenza, sarà indennizzato l'infortunio causato al lavoratore dallo

scippatore, nel normale percorso che collega l'abitazione al luogo di lavoro,

infatti, come da sentenza della Cassazione civile, del 10 luglio 2012 n. 11545,

è indennizzabile l’infortunio occorso al prestatore di lavoro in itinere, nel caso

in cui derivi da eventi dannosi, anche atipici ed imprevedibili, indipendenti

dalla condotta volontaria dell’assicurato. Che quindi il rischio del percorso

eseguito dal lavoratore per raggiungere il posto di lavoro è protetto poiché

ricollegabile, seppur indirettamente, allo svolgimento dell’attività lavorativa,

con il limite del c.d. rischio elettivo.

Se ne deduce che il metodo della conditio sine qua non, in ambito di infortuni

non è efficace, in quanto porterebbe ad un'estensione illimitata di fattispecie

19

tutelabili dall'Inail.

17 Cass. 28 maggio - 11 dicembre 2003, n.18980

18 Corsalini G., Gli infortuni sulle vie del lavoro, Cedam, Padova, 2005, p. 13 ss.

19 Rinaldi M., Scippo durante il percorso casa-lavoro? E’ infortunio in itinere (Cassazione

civile , sez. lavoro, sentenza 10.07.2012 n° 11545), in “Altalex”, 2012.

27

2.1.2 Rischio generico, rischio specifico, rischio generico aggravato

Al giorno d'oggi, nel nostro Paese, la mobilità interna si svolge specialmente

su strada, se poi si tiene conto che spesso è legata alla necessità, per un

numero elevato di pendolari, di raggiungere ogni giorno il luogo di lavoro,

spostandosi anche per brevi distanze con mezzi privati, si comprende perché

questo enorme aumento del traffico abbia come conseguenza l'aumento degli

incidenti stradali, con conseguenti aggravamenti economici sul mondo

assicurativo, spesso costretto a porre adeguamenti, delle già onerose tariffe

dei premi.

L'Inail, che a sua volta vede negli incidenti stradali una delle principali cause

dell'aumento di infortuni sul lavoro, è soggetto a costi assai rilevanti.

Anche per questo motivo vengono distinti tre tipi di rischi, per definire in via

generale l'ammissibilità all'indennizzo degli incidenti stradali dall'Inail,

seguendo il presupposto per il quale la risarcibilità riguarda i soli infortuni

professionali, quelli cioè il cui rischio è determinato dal lavoro e che quindi

deve essere il lavoro a creare, in tutto o in parte, il rischio a cui consegue

l’infortunio.

• Rischio generico: sono i rischi derivanti dalla circolazione stradale,

senza alcuna relazione con le attività lavorative, comprendendo

28

indifferentemente tutti i cittadini e per questo motivo non indennizzabili

dall'Inail.

• Rischio specifico: comprende i lavoratori per i quali, la strada,

rappresenta il normale luogo di lavoro ed i rischi della circolazione

stradale hanno un nesso eziologico di causa-effetto con l’attività

lavorativa svolta, perciò gli incidenti così causati sono da considerare

20

come infortuni sul lavoro, indennizzabili dall'Inail.

• Rischio generico aggravato: si manifesta quando esiste la probabilità

del verificarsi dell’evento stesso: tale maggiore possibilità del rischio

deriva dalla stessa attività espletata che costringe il lavoratore ad

esporsi maggiormente a determinati fattori di rischio. Il rischio generico

che incombe su qualsiasi utente della strada è considerato “aggravato”,

idoneo quindi a generare l’infortunio professionale, dal fatto che il

tragitto è finalizzato a raggiungere il luogo di lavoro o a fare ritorno a

casa ed il lavoratore non può esimersi dall’affrontarlo, non avendo

possibilità di scelta diversa. Questo indirizzo riconosce la tutelabilità del

c.d. Infortunio “in itinere”, per il quale lo scopo del percorso (itinere)

eseguito necessariamente dal lavoratore per andare sul luogo di lavoro

o per fare ritorno alla propria abitazione, costituisce il “ quid pluris”

(valore aggiunto) richiesto per l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere,

rispetto al rischio generico che incombe su tutti gli utenti della strada;

infatti una eventuale deviazione, indipendente da ragioni lavorative, ne

20 Murolo E., La tutela inail degli infortuni in “itinere”, in “L'infornatore inaz”, 2013, p.1 ss.

29

esclude l'indennizzabilità in quanto è venuto meno il nesso eziologico

in precedenza stabilito tra il lavoro e la strada percorsa, andando a

ricadere nel campo del rischio generico comune, il cui nesso si colloca

21

tra l'iter e l'interesse personale del lavoratore.

All’interno di questo quadro generale di principi, volto a dare più chiarezza e

determinatezza alla materia, continuano ad esistere dubbi interpretativi,

dipendenti dal significato da attribuire alla nozione di rischio non tutelato in

quanto estraneo all’attività lavorativa. Infatti, se nella teoria, la non

indennizzabilità del rischio generico è cosa nota e pacificamente condivisa,

risulta invece complesso applicare tale principio ai casi concreti, soprattutto,

nelle situazioni in cui il rischio generico è aggravato da questioni lavorative,

trasformandosi in rischio lavorativo idoneo ad esser tutelato. Infatti, sulla

nozione di rischio generico aggravato, coesistono due linee interpretative:

accanto alla impostazione tradizionale, secondo la quale il rischio generico è

tutelato dall'Inail solo nel caso di frequenza del fatto, con conseguente

aumento delle probabilità che l’infortunio si verifichi, si è affermato un altro

movimento interpretativo, secondo cui il rischio generico è aggravato dal

lavoro, e quindi assicurativamente tutelato, se affrontato necessariamente per

finalità lavorative, senza la necessità di altri elementi, dando così esclusiva

rilevanza al nesso tra la condotta del lavoratore e le esigenze lavorative e

sottraendone all’accertamento del grado di rischiosità dato dalla condotta.

21 Corsalini G., Gli infortuni sulle vie del lavoro, Cedam, Padova, 2005, p.38 ss.

30

Questa linea interpretativa ha acquisito importanza sia per gli infortuni derivati

da rischio specifico sia per quelli in itinere e pare quindi idonea a diventare

definitiva.

Possiamo quindi affermare che in materia di occasione di lavoro, la

giurisprudenza ha definito dei principi che possono ormai dirsi consolidati,

secondo i quali, il campo di applicazione della tutela assicurativa può essere

definito:

in modo estensivo, ossia che nella protezione assicurativa rientrano

 tutti gli infortuni conseguenti al rischio, a cui i lavoratori sono esposti in

ragione dello svolgimento delle loro mansioni e ciò che ne è

accessorio, senza la necessità dei caratteri della normalità e tipicità,

che quindi non ricadano necessariamente nel lavoro strettamente

parlando ma è sufficiente che siano ricollegabili “all'atmosfera”

lavorativa.

in modo restrittivo, il rigido indirizzo tradizionale avente alla base

 l'orientamento per il quale la protezione assicurativa cessa nel caso di

infortuni derivanti da un rischio estraneo al lavoro o avente con esso un

nesso marginale, quando cioè intervengono fattori del tutto

22

indipendenti dall'attività produttiva.

2.1.3. Gli aggravamenti tipici

22 De Simone A., Gli infortuni sul lavoro e in Itinere: L'occasione di lavoro negli orientamenti

giurisprudenziali, Giuffrè, 2013, p. 154 ss, 31

La Cassazione ha fissato dei criteri generali per stabilire in materia di

infortunio in itinere, quando esso sia avvenuto in “occasione di lavoro” e

quindi sia indennizzabile dall'Inail, attraverso un'elencazione di situazioni

concernenti aggravamenti tipici; in una prima fase, sita nella seconda metà

del secolo scorso, la giurisprudenza tendeva ad individuare l'aggravamento in

tutti quegli elementi riguardanti la struttura, l'ubicazione e tutti quegli aspetti

meramente materiali del percorso che permetta al lavoratore di raggiungere il

luogo di lavoro. Si parla di tragitti diversi da quelli comuni, aventi particolari

elementi che li facciano contraddistinguere per la propria pericolosità, che

normalmente un soggetto, se non vi fosse costretto per motivi lavorativi, non

avrebbe affrontato (per esempio strade di montagna) e per questo si parla di

percorsi che comportano un aggravamento della rischiosità non rientranti nel

campo del semplice rischio generico.

Altri tipi di aggravamento fanno capo all'infortunio causato dal trasporto di

strumenti e materiali particolarmente ingombranti o pesanti ma con la

necessità che tali situazioni siano verificabili - come da sentenza di Cass. 19

maggio 1978 n. 2488 la quale esclude la risarcibilità dell'infortunio ai danni di

una coltivatrice diretta, vittima di un incidente, verificato mentre in ora

notturna, percorreva a piedi il tragitto verso casa, motivando la richiesta di

indennizzo con l'impedimento datole dalla pesante borsa che trasportava; ma

la Corte ha respinto la richiesta di risarcimento, non solo per il fatto provato

che la strada non comportasse un percorso pericoloso ma ha anche

accertato, attraverso un esame degli elementi stanti all'interno della borsa, il

32

mancato impedimento che essa, secondo la donna, poteva causare,

23

rigettando così il ricorso - o ancora da peculiarità di situazioni che se pur

astrattamente riguardano la generalità dei cittadini, in particolari condizioni di

tempo e luogo, costituiscono un'aggravante del rischio, in quanto il lavoratore

è tenuto ad affrontarlo per questioni lavorative, come ad esempio la

percorrenza di strade di notte o in situazioni meteorologiche particolari, che

producano scarsa visibilità o pericolo di percorrenza dovuto ad esempio al

ghiaccio, è il caso della sentenza di Cassazione del 28 novembre 1998, che

ha riconosciuto la tutelabilità dell'infortunio ai danni di una lavoratrice

scivolata, a causa del ghiaccio, mentre era diretta, alle 5 della mattina, al

luogo di lavoro per svolgere la propria professione riguardante la pulizia degli

uffici, alla fermata dell’autobus.

Va ribadito, però, che il rischio generico della strada è tutelato solo se risulti

incrementato da un “quid pluris”, che in questo caso, è stato individuato nelle

atipiche condizioni stradali causate dal meteo e dalla scarsa visibilità nella

24

quale si può trovare una strada alle 5 della mattina.

In una seconda fase, circa dall'inizio del ventunesimo secolo, la

giurisprudenza, si concentra non più sul fattore oggettivo del rischio, ma sulla

scelta, soggettiva, del lavoratore riguardo al mezzo da utilizzare, utilizzando

come parametro di rischio, quello generato dai mezzi pubblici con quello

25

derivante dall'utilizzo di mezzi di trasporto privati.

23 Marsella L.T., Veccio G., Problemi di coerenza giuridica e di giustizia reale nella disciplina

dell'infortunio in itere, in “Difesa Sociale” n. 4. 1993, p. 150.

24 Cass. 28 novembre 1998 n. 12122

25 De Simone A., Gli infortuni sul lavoro e in Itinere: L'occasione di lavoro negli orientamenti

giurisprudenziali, Giuffrè, 2013, p. 367 ss, 33

In via generale (dato che in tale materia la giurisprudenza ci insegna che ci

sono spesso interpretazioni difformi e contrastanti), l'infortunio derivante

dall'utilizzo del mezzo pubblico non è indennizzabile e lo stesso si può dire

dell'evento lesivo avvenuto nel percorrere il tragitto a piedi; questa situazione

si manifesta perchè sono condizioni che producono rischi generici gravanti su

tutti i cittadini, non comportando nessun elemento che possa rendere più

grave il rischio a cui son sottoposte tutte le persone che utilizzano i mezzi di

trasporto pubblico. A differenza, l'infortunio derivante dall'utilizzo del mezzo

privato (qualunque esso sia: bicicletta, motoveicolo, automobile ecc.-si

considera mezzo privato anche il taxi) è indennizzabile solo nel caso in cui sia

“necessitato”, cioè solo nelle circostanze in cui la zona di abitazione non sia

sufficientemente collegata al luogo di lavoro da mezzi pubblici, non vi sia

un'adeguata copertura degli orari, il trasporto sia troppo oneroso o la distanza

non permetta di percorrere il tragitto a piedi, o ancora, che il tragitto percorso

a piedi o con mezzi pubblici comporti il venir meno dei diritti familiari

comportando disagi rilevanti, per motivi particolari di salute del lavoratore tali

da impedirgli l'utilizzo di mezzi pubblici, oppure quando l'utilizzo del mezzo

privato sia dovuto da esigenze del datore di lavoro; resta invece irrilevante la

proprietà del mezzo di trasporto (per cui un infortunio verificatesi in presenza

di una di queste situazioni è indennizzabile anche se il mezzo risulti rubato).

Tutte queste condizioni rendono l'infortunio indennizzabile, ma al fine di

26

un'eventuale istruttoria, devono essere documentabili.

26 Lontri P., Al lavoro con i mezzi pubblici o a piedi. Cassazione su infortunio in itinere

dell'Inail., in “Infermieristica Forense”, 2013.

34

Pertanto, come da sentenze di Cassazione e dei giudici di merito, l'utilizzo del

mezzo privato “necessitato” è da intendersi non rigidamente, ossia limitandosi

alla mancanza del collegamento dell'abitazione al luogo di lavoro da un

mezzo pubblico, ma in senso più elastico guardando quindi alla ragionevole

convenienza, che ricomprenda tutte quelle condizioni elencate in

27

precedenza.

Come detto più volte, l'interpretazione del giudice in materia, può essere

diversa da fattispecie a fattispecie e spesso questa divergenza è data

dall'utilizzo del criterio della ragionevolezza; a proposito di ciò, di seguito sarà

posta l'analisi di due situazioni apparentemente uguali, ma che attraverso

l'uso di tale metodo decreteranno l'indennizzabilità di una e non dell'altra.

Le sentenze di Cassazione in questione sono la n. 14681 del 13 novembre

2000 e la n. 14715 del 14 novembre 2000 e trattano entrambe dell'infortunio

subito da due lavoratrici mentre si recavano sul posto di lavoro utilizzando la

bicicletta; nella prima decisione ha respinto il ricorso della lavoratrice,

negandole la risarcibilità all'infortunio in quanto aveva ad oggetto un infortunio

subito da una donna di giovane età mentre ritornava in bicicletta a casa dal

lavoro, considerando la breve distanza che collega l'abitazione e il luogo di

lavoro della donna (circa ottocento metri), le favorevoli condizioni climatiche e

la "giovane età" della lavoratrice, per la quale la stessa, sarebbe potuta

andare a piedi invece che in bicicletta e per tali motivi il ricorso è stato

rigettato, facendo riferimento ad un precedente orientamento per il quale non

27 Corsalini G., Gli infortuni sulle vie del lavoro, Cedam, Padova, 2005, p.65 ss.

35

si può concedere l'indennizzo al lavoratore utilizzante la bicicletta per recarsi

al lavoro, se la necessità del ricorso a tale mezzo sia esclusa dalla vicinanza

del posto di lavoro all'abitazione.

La seconda sentenza si occupa della vicenda di un'altra donna lavoratrice che

tornando alla sua abitazione in bicicletta dal posto di lavoro, ha subito uno

scippo con conseguente infortunio. In questo caso è stata riconosciuta la

configurabilità dell'infortunio in itinere e la conseguente indennizzabilità,

comprovata da motivi quali la maggiore velocità del mezzo privato rispetto ai

mezzi pubblici, l'esistenza di piste ciclabili nel tragitto, la variabilità della fine

dell'orario di lavoro della donna, che portava difficoltà nella conciliazione con

gli orari dei mezzi pubblici, in funzione della necessità di far rientro alla propria

abitazione in tempo, per soddisfare le esigenze di una madre di famiglia.

E' quindi necessario che il lavoratore dimostri l'effettiva esistenza di situazioni

idonee a giustificare l'utilizzo del mezzo privato, pena la mancata

28

indennizzabilità dell'infortunio dall'Inail.

2.2. Luogo dell'infortunio, tempo del percorso e mezzi utilizzati

2.2.1 Il luogo di abitazione

L'art. 12 del decreto 38/2000 utilizza il termine “abitazione” per indicare il

28 Varì P., Corte di Cassazione e infortunio in itinere - L'infortunio è configurabile anche nel

caso di lavoratrici che si recano sul posto di lavoro in bicicletta, in “Infogiuridica”, 2011.

36

punto di fine o di inizio dell'iter protetto; questa terminologia, però, in ragione

delle espressioni utilizzate dal codice civile quali “domicilio” e “residenza” non

appare chiara. Secondo l'art. 43 del codice civile per domicilio si intende il

luogo in cui un soggetto ha stabilito la sede principale dei suoi affari e

interessi; la residenza è invece il luogo di abituale abitazione (abituale dimora)

ed è dunque una situazione di fatto, corrispondente al posto in cui un soggetto

abita stabilmente. La dimora è il luogo in cui il soggetto si trova soltanto

temporaneamente (ad esempio il luogo di vacanza).

Il legislatore, nel disciplinare l'infortunio in itinere, prende le distanza da

queste terminologie, utilizzando un vocabolo atecnico come “abitazione”, ma

lo fa appositamente; risponde infatti, all'esigenza di ampliare la tutela del

lavoratore, anche a quelle situazioni in cui il luogo presso il quale un soggetto

si reca facendo ritorno dal posto di lavoro, non coincida con la residenza

formale, permettendo così di potersi dedicare a quei diritti e doveri relativi alla

vita familiare, restando comunque tutelato e finendo quindi per configurare

29

nell'iter protetto, il luogo in cui il soggetto è abitualmente presente.

Per comprendere meglio quanto detto, di seguito si riportano due

interpretazioni giurisprudenziali.

La prima, è ricavata dalla sentenza di Cassazione del 18 aprile 2000 n. 5063

avente ad oggetto la vicenda di un lavoratore, che alla guida della propria

automobile, uscì di strada, al termine della giornata lavorativa, mentre

rientrava alla abitazione della propria fidanzata ed infortunandosi.

29 De Simone A., Gli infortuni sul lavoro e in Itinere: L'occasione di lavoro negli orientamenti

giurisprudenziali, Giuffrè, 2013, p. 404 ss. 37

Esso, essendo residente in una località sita a 45 km di distanza dal luogo di

lavoro, ha eletto a propria dimora la casa della fidanzata, che distanziava 20

km dal luogo di lavoro, comunicandolo al proprio datore.

Il soggetto giustificò l'utilizzo del mezzo privato con la mancanza di mezzi

pubblici che collegassero l'abitazione al posto di lavoro. Inoltre il lavoratore si

recò a casa della fidanzata al termine del lavoro, in ora notturna ed in

situazioni meteorologiche avverse.

Il tribunale osservò che, per riconoscere l'infortunio in itinere, fosse necessaria

la presenza della normalità del percorso e la sussistenza di un nesso

occasionale tra il percorso e l'attività lavorativa, dichiarando quindi che è stata

la libera scelta del lavoratore a causare l'infortunio e che esso sarebbe potuto

andare dalla fidanzata il giorno successivo, più riposato ed in condizioni

meteorologiche migliori, interpretando il comportamento del lavoratore come

la volontà di soddisfare interessi personali, non rilevando, quindi, un nesso

eziologico dell'infortunio con l'attività da esso svolta.

La Cassazione, evidenziò che le sentenze dei giudici di merito e d'appello

relative alla fattispecie in esame, erano prive di interpretazioni basate sulla

ragionevolezza; infatti pare assurdo che, come sostenuto da tali giudici, il

lavoratore avrebbe dovuto recarsi presso la propria famiglia di origine, e

quindi presso il luogo di residenza ben più distante dall'abitazione della

fidanzata per avere una tutela, essendo così esposto a maggiori rischi. Inoltre

se si seguisse tale linea di pensiero, si finirebbe col discriminare le famiglie di

fatto, le quali non avrebbero alcuna tutela in riferimento all'infortunio in itinere.

38

Per tali motivi la Cassazione accoglie il ricorso confermando l'importanza

dell'utilizzo del criterio della ragionevolezza e la possibilità che il luogo di

abitazione possa prevalere sulla residenza anagrafica per ottenere una

30

tutela.

Una seconda sentenza, Cassazione del 13 gennaio 2014, n. 475, ha negato

la tutela assicurativa al lavoratore che, di ritorno dalle ferie, avvenute nella

propria residenza anagrafica presso la casa della propria famiglia (che non

coincide con il domicilio attuale, sito nei pressi del luogo in cui lavora), in

orario notturno, fu vittima di un incidente dal quale ne derivò un infortunio.

L’incidente non è indennizzabile, in quanto non ebbe luogo nel normale

tragitto dalla propria abitazione al luogo di lavoro, ma nel percorso che va

dalla residenza anagrafica al domicilio abituale. Il lavoratore non ha, inoltre,

dato la prova dell’impossibilità di utilizzare un mezzo pubblico né della

necessità di viaggiare durante le ore notturne per far rientro alla propria

abitazione abituale; è irrilevante che il datore fosse stato avvisato dell'orario e

del mezzo utilizzato nel viaggio in quanto la tutela non è esercitata da esso;

queste scelte configurano un rischio elettivo, che non trova tutela in campo

dell'infortunio in itinere, anche se la casa di vacanza coincide con quella di

residenza anagrafica; si ha quindi una chiara manifestazione

giurisprudenziale per la quale ai fini assicurativi in materia di infortunio in

31

itinere, possa valere il domicilio.

La scelta del luogo di abitazione, in relazione a ciò che afferma la Costituzione

30 Cass.18 aprile 2000 n. 5063

31 Cass. 13 gennaio 2014, n. 475 39

con l'art. 16 è libera, però dovrebbe comunque esser stabilita sulla base di

criteri di ragionevolezza, non sempre presi in considerazione dai giudici,

specialmente prima che vi fosse la disciplina normativa dell'infortunio in itinere

data dal D.Lgs 38/2000, infatti si rilevano sentenze contrastanti in cui si

esclude la tutela di un lavoratore che abitava ad una distanza di 75 km dal

luogo di lavoro (Cass. 27 aprile 1982 n. 2589) e un'altra in cui si concede

l'indennizzo ad un assicurato che aveva la propria dimora a 160 km dal posto

di lavoro (Cass. 17 marzo 1986 n.1819).

Le linee guida Inail permettono di dare un significato concreto a tale termine,

stabilendo ragionevole, la distanza casa-lavoro che consenta di conciliare gli

impegni lavorativi con quelli familiari, in modo tale che il viaggio non sia troppo

duraturo da permettere al lavoratore di dedicarsi ai propri impegni

extra-lavorativi, soprattutto quelli relativi alla famiglia.

E' considerata ragionevole, secondo l'Inail una distanza percorribile in non più

di tre ore. Oltre a questi criteri generali, va però tenuto conto delle singole

fattispecie che possono avere motivazioni e caratteristiche diverse tra loro,

come ad esempio la indeterminatezza o la precarietà del lavoro, il possesso di

una casa di proprietà non nelle vicinanze del luogo di lavoro e i costi che

comporterebbero locazioni, per non parlare delle esigenze familiari e delle

situazioni economiche in cui i lavoratori possono versare; infatti, al giorno

d'oggi i costi della vita nei centri urbani, che offrono maggior lavoro non sono

accessibili a tutti e per questo molti son costretti a dar luogo al fenomeno del

40

32

pendolarismo.

Comunque, in generale, la posizione della giurisprudenza è così riassumibile:

− se l'abitazione del lavoratore è sita in luogo diverso dal luogo di lavoro,

il percorso per arrivare ad esso è da considerare “normale” se tale

distanza è ragionevole. (Cass. 2 aprile 1992 n. 4062)

− Se la distanza casa-lavoro non è ragionevole, per esser tutelato e non

incorrere nel rischio elettivo, il lavoratore dovrebbe trasferire la propria

abitazione in una località ragionevolmente vicina al posto di lavoro.

− Se il lavoratore cambia spesso luogo di lavoro e c'è la necessità del

trasferimento di esso di continuo in località anche molto lontane tra loro

(es. cantiere) è ragionevole che esso faccia ritorno alla propria

33

abitazione e famiglia periodicamente, in rapporto alla distanza. Infatti

come da sentenza di Cassazione del 19 dicembre 1997 è stato

indennizzato l'infortunio subito da un lavoratore mentre faceva ritorno

alla propria famiglia a circa 1000 km di distanza, utilizzando il mezzo

privato in modo da non dipendere dalle lunghe tempistiche

caratterizzanti i mezzi pubblici disponibili che avrebbero diminuito il

periodo di permanenza dell'assicurato in famiglia. Però la Corte

specifica che «si riveli ragionevole la scelta di trasferire presso il luogo

34

di lavoro solo la dimora personale e non anche quella della famiglia»

32 Corsalini G., Gli infortuni sulle vie del lavoro, Cedam, Padova, 2005, p. 68 ss.

33 De Simone A., Gli infortuni sul lavoro e in Itinere: L'occasione di lavoro negli orientamenti

giurisprudenziali, Giuffrè, 2013, p. 405 ss.

34 Cass. 19 dicembre 1997 n. 12903 41

2.2.2. Il luogo di lavoro

Con l'espressione “luogo di lavoro”, si intende qualsiasi posto presso il quale il

lavoratore si reca, anche solo occasionalmente, ad esempio per riscuotere la

retribuzione, per effettuare corsi di formazione, per svolgervi le mansioni

impartite dal datore di lavoro, come possono essere la consegna di materiali o

documenti e sostanzialmente quei posti in cui il soggetto svolge attività

lavorativa (è compreso nella tutela l'ambulatorio Inail dove l’assicurato si reca

per sottoporsi a visite mediche, in relazione a precedenti infortuni da esso

35

subiti).

Quindi appaiono tutelabili quelle situazioni che per qualsiasi motivo di lavoro

portano il lavoratore a spostarsi dalla sede lavorativa, l’infortunio incorso

nell’itinerario è riconducibile al lavoro e perciò indennizzabile;

La giurisprudenza è molto restia nel considerare infortunio in itinere, quello

avvenuto in occasione di sciopero, infatti, come da sentenza di Cassazione

del 2 febbraio 1988, n. 956, non può considerarsi avvenuto "in occasione di

lavoro" non solo l'infortunio verificatosi durante lo sciopero ma anche quello di

cui il lavoratore è vittima durante il percorso volto a riprendere il lavoro al

termine dello sciopero, qualificando tale comportamento come un rischio

elettivo, causato da volontà del lavoratore e non da una impartizione del

36

datore di lavoro.

35 Porecca G., La Cassazione sulla definizione di luogo di lavoro, in “PuntoSicuro”, 2012

36 Cass. 2 febbraio 1988, n. 956 42

Al giorno d'oggi, le necessità del lavoratore di spostarsi tra diversi luoghi di

lavoro è sempre più sentita, soprattutto per il fatto del sempre più crescente

numero di lavoratori c.d. parasubordintai, che, avendo più rapporti di lavoro

sono costretti a viaggiare e spostarsi frequentemente, da un luogo di lavoro

37

all'altro, essendo sottoposti, quindi, ad un rischio maggiore di infortunarsi.

A tutela di questa categoria di lavoratori interviene l'art. 5 del D.Lgs. 38/2000

che testualmente: «sono soggetti all'obbligo assicurativo i lavoratori

parasubordinati indicati all'articolo 49, comma 2, lettera a), del decreto del

Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.917, e successive

modificazioni e integrazioni, qualora svolgano le attivita' previste dall'articolo

1 del testo unico o, per l'esercizio delle proprie mansioni, si avvalgano, non

in via occasionale, di veicoli a motore da essi personalmente condotti.

Ai fini dell'assicurazione INAIL il committente e' tenuto a tutti gli

38

adempimenti del datore di lavoro previsti dal testo unico.»

2.2.3. Le pertinenze

Nell'individuazione dell'iter protetto, ossia quello che collega l'abitazione e il

luogo di lavoro, non è da sottovalutare il ruolo che possono assumere le

pertinenze abitative ed aziendali cosa che, concretamente non appare

indifferente; infatti son frequenti i casi di infortuni verificati nel parcheggio di

casa e d'azienda o cadendo sulle scale e via dicendo. Il D.Lgs. 38/2000 non

37 Corsalini G., Gli infortuni sulle vie del lavoro, Cedam, Padova, 2005, p.73 ss.

38 D.Lgs. 38/2000, art. 5 43

specifica nulla in merito, si limita a utilizzare i termini generali di “abitazione” e

“luogo di lavoro” e così, per capire in che modo vadano interpretati gli infortuni

avvenuti in tali ambiti, bisogna guardare all'orientamento giurisprudenziale.

Esso appare molto unanime nel disciplinare tali fattispecie, infatti tende ad

escludere dall'indennizzabilità gli infortuni avvenuti nelle pertinenze sia

aziendali che relative all'abitazione, come sostenuto da Cassazione con la

sentenza n. 9211 del 9 giugno 2003 attraverso cui si è esclusa la tutela di un

infortunio avvenuto ai danni di un lavoratore cadendo dalle scale condominiali

al ritorno dalla giornata lavorativa, sostenendo che L'infortunio in itinere, non

e' configurabile, oltre che nell'ipotesi di infortunio subito dal lavoratore nella

propria abitazione, anche in quella di infortunio accaduto nelle scale

condominiali od in altri luoghi di comune proprietà privata, dato che perchè si

configuri un infortunio in itinere vi è la necessità che si verifichi in strada o

comunque, non in luoghi di esclusiva (o comune) proprietà del lavoratore

39

come possono essere le pertinenze.

Ciò che giustifica tale orientamento è il rischio; infatti, come detto in

precedenza, perchè l'infortunio sia indennizzabile è necessario che derivi da

un “quid pluris”, da un aggravamento che lo contraddistingua dai rischi

generici in cui incombono tutti i cittadini e gli infortuni che avvengono

nell'ambiente domestico sono qualificabili proprio come tali.

Ci sono casi però in cui le “pertinenze” sono soggette a tutela configuratesi

nelle fattispecie in cui l'infortunio avvenga nelle strade di pertinenza a grandi

39 Cass. 9 giugno 2003, n.9211 44

complessi residenziali e condominiali, che son percorse da una pluralità di

persone, non esclusivamente solo dai condomini e quindi aree aperte alla

40

libera circolazione ed equiparabili a strade pubbliche.

Per quanto riguarda le pertinenze aziendali la giurisprudenza tende a rendere

gli infortuni tutelabili non come infortunio in itinere, ma come infortuni sul

lavoro; infatti come da sentenza del 22 maggio 1997 n. 4455 la Cassazione

riconosce l'indenizzabilità dell'infortunio di una lavoratrice che dirigendosi a

timbrare il cartellino sito all'ingresso della sede lavorativa cadde provocandosi

un infortunio, qualificandolo come infortunio sul lavoro e non in itinere, in

quanto non si verificò nel tragitto tra abitazione e luogo di lavoro ma nel cortile

41

aziendale.

Quindi, possiamo riassumere il tutto attraverso le linee direttive dell'Inail del

12 gennaio 2004, che ne chiarisce così la tutelabilità:

• l'infortunio occorso in ambito domestico, comprensivo delle pertinenze

dell’abitazione e dei luoghi condominiali come ad esempio scale e

cortili, non è configurabile come infortunio in itinere;

• se fossero presenti tutte le condizioni, può rientrare nella tutela

l’infortunio in itinere, quelle strade che pur di proprietà privata, sono

destinate all'utilità di una comunità indifferenziata e sono aperte al

traffico di un numero indeterminato di soggetti;

40 Corsalini G., Gli infortuni sulle vie del lavoro, Cedam, Padova, 2005, p.79 ss.

41 22 maggio 1997 n.4455

Cass. 45

• per quanto riguarda il luogo di lavoro, l'infortunio occorso fuori dalle

pertinenze dello stesso luogo di lavoro va inquadrato come infortunio in

itinere, mentre quello verificatosi entro le pertinenze, va configurato

42

come infortunio sul lavoro.

2.2.4. Il luogo di consumazione dei pasti

Come disposto dall'art. 12 del D.Lgs. 38/2000 nei casi in cui non sia presente

presso la sede aziendale un servizio di mensa, è considerato protetto l'iter di

andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di abituale consumazione dei

pasti; è equiparabile alla mensa aziendale, il servizio convenzionato con punti

ristoro nei pressi del luogo di lavoro e costituisce infortunio in itinere quello

verificatosi nel breve percorso tra esso ed il luogo di lavoro.

Bisogna ora distinguere i casi nei quali vi sia o meno la presenza di un

servizio aziendale; Ove sia presente in azienda una mensa, l'orientamento

giurisprudenziale è univoco nel considerare ipotesi di rischio elettivo, la scelta

del lavoratore di consumare il pasto in luogo diverso da quello aziendale o a

quello ad esso convenzionato, in quanto si esporrebbe ad un rischio maggiore

volontariamente, andando ad interrompere il nesso occasionale con la

prestazione lavorativa che offre una soluzione limitativa del rischio di esser

vittima di infortunio ma, il lavoratore, per libera scelta, decide di non usufruire

43

della soluzione e di incorrere in un rischio elettivo.

42 Inail, limiti spaziali del percorso tutelato, istruzioni operative del 12 gennaio 2004

43 Castrica R., Feola T., Di Corato A., Infortuni in itinere: aspetti medico-legali: norme,

giurisprudenza, e dottrina, Giuffrè, 2010, p. 281 ss.

46

Non trova giustificazione il mancato utilizzo della mensa aziendale per

ottemperare a doveri derivanti dalla vita familiare in quanto la breve durata

della pausa pranzo non può essere comprensiva di tali doveri, data anche

l'ormai abituale mancanza da casa nell'ora di pranzo; non è inoltre oggetto di

tutela, la scelta del lavoratore di consumare il pasto in luogo diverso dalla

mensa aziendale per motivi di preferenze alimentari, nemmeno quando

derivino da orientamenti filosofici o religiosi quali possono essere i vegetariani

che non mangiano carne oppure i praticanti dell'ebraismo e dell'islam che non

mangiano carne di maiale; toccherebbe ai servizi di mensa offrire un minimo

di scelta che consenta di poter praticare la propria cultura usufruendo del

diritto di consumare il pasto presso la mensa aziendale, senza esser

sottoposti quindi a rischi maggiori derivanti dallo spostamento in luoghi pasto

44

differenti, in genere non tutelabile.

L'unica eccezione si trova qualora la scelta di consumare il proprio pasto in

luogo diverso, derivi da certificate esigenze di salute, per le quali risulti non

compatibile con la propria situazione fisica, il pranzo in mensa.

Un esempio è dato dalla sentenza di Cassazione del 27 maggio 2009 n.

12326, avente ad oggetto l'infortunio subito da un docente universitario

mentre, di ritorno con la propria vettura, dalla pausa pranzo realizzata presso

la propria abitazione per motivi di salute, subì un incidente mortale. Accertato

il fatto che il professore aveva la necessità di pranzare a casa, in quanto

44 Corsalini G., Gli infortuni sulle vie del lavoro, Cedam, Padova, 2005, p. 82 ss.

47

doveva seguire uno stretto regime dietetico che solo presso l'abitazione

propria poteva fare e che inoltre, gli orari dei mezzi pubblici non gli avrebbero

permesso di raggiungere in tempo la scuola e che quindi l'utilizzo del mezzo

privato era necessitato, la Corte stabilisce l'indennizzabilità del fatto come

45

infortunio in itinere.

Bisogna capire cosa intende il legislatore con il termine luogo di

consumazione dei pasti “abituale”, in quanto c'è da chiedersi cosa

succederebbe se il lavoratore si infortunasse il primo giorno di lavoro non

avendo stabilito ancora un'abitualità oppure se il lavoratore cambiasse luogo

di ristoro; la risposta data dalla giurisprudenza a tali quesiti è che il criterio in

base al quale viene individuato il luogo di consumazione dei pasti è

determinabile in base alla ragionevolezza e alla vicinanza al luogo di lavoro e

comunque non un singolo punto di ristoro ma una località presso la quale il

lavoratore possa scegliere di volta in volta dove pranzare.

Nel caso in cui, l'azienda non disponga di un servizio di mensa, il lavoratore è

assicurativamente tutelato nel tragitto di andata e ritorno dal posto di lavoro al

luogo di abituale consumazione di pasti, che sia l'abitazione o altro luogo da

esso frequentato, non essendo pretendibile che il lavoratore consumi il pasto

portato da casa, sul posto di lavoro.

Nel valutare la tutelabilità della scelta dell'assicurato di pranzare presso la

45 Nardone A.,Va risarcito l'infortunio durante la pausa pranzo, in “Il Sole 24 Ore Scuola” n.

13 del 25 giugno 2009 48

propria abitazione, inoltre, si deve tener conto delle condizioni economiche in

cui versa il lavoratore (dato che il pasto in luoghi di ristoro comporta dei costi),

della distanza tra l'abitazione e il luogo di lavoro e della durata della pausa

46

pranzo verificando che tale scelta sia opportuna e ragionevole.

Infatti, analizzando le seguenti sentenze, si può notare che, il metodo della

ragionevolezza utilizzato dai giudici per determinare o meno l'indennizzabilità

dell'infortunio, in due situazioni simili tra di loro, ha prodotto risultati opposti:

• la prima è la sentenza di Cassazione n. 25742 del 10 dicembre 2007,

con la quale viene riconosciuto l'indennizzo ad un lavoratore che

mentre nell'ora di pausa pranzo si recava in motorino dal luogo di

lavoro alla propria abitazione, fu vittima di un incidente con

un'autovettura riportando un serio infortunio. Il lavoratore sostenne che

fu costretto a raggiungere l'abitazione per il pranzo in motorino perchè

nella sede di lavoro non vi era alcuna mensa aziendale e perchè la

frequenza dei mezzi di trasporto pubblico non gli permetteva di recarsi

a casa e tornare al posto di lavoro, data la fugace durata della pausa

pranzo. L'Inail, il convenuto, sosteneva la non indennizzabilità del fatto,

motivando che, il lavoratore, aveva fatto un uso non necessitato del

mezzo privato, configurandosi quindi un rischio elettivo, che come è

noto, non è tutelabile. La richiesta fu rigettata sia in primo grado che in

appello, a causa della mancanza di prove portate dal lavoratore,

riguardanti circostanze quali gli orari delle corse dei mezzi pubblici, la

46 De Simone A., Gli infortuni sul lavoro e in Itinere: L'occasione di lavoro negli orientamenti

giurisprudenziali, Giuffrè, 2013, p. 416 ss. 49


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in consulente del lavoro e giurista d'impresa
SSD:
Università: Brescia - Unibs
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cla9121 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gestione del personale e sicurezza sul lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Brescia - Unibs o del prof Malzani Francesca.

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