Estratto del documento

Dipartimento di

Scienze cognitive, psicologiche, pedagogiche e degli studi

culturali

Corso di laurea in

SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE (L-24)

MEMORIA, FALSI RICORDI E DISTURBO DA STRESS POST

TRAUMATICO: L’INFLUENZA DEL TRAUMA SU CERVELLO E

MEMORIA

Tesi di Laurea di:

Chiara Modica Relatore:

Chiar.ma Prof.ssa Valentina Cardella

Anno accademico 2020/21 1

Ai miei genitori,

i miei pilastri portanti,

il mio porto sicuro su cui poter contare in tutti i momenti della mia vita.

Al mio fidanzato, mio mentore,

il primo a supportarmi e sostenermi in ogni mia scelta.

A me stessa,

alla mia forza di volontà e tenacia nel raggiungere questo traguardo.

A voi tutti

Grazie per aver creduto in me.

2

INDICE

INTRODUZIONE ............................................................................................................... 5

1. LA MEMORIA: UNA VISIONE GENERALE ................................................. 7

1.1 La memoria e i suoi processi .................................................................................. 7

1.2 I sistemi di memoria ................................................................................................ 9

1.2.1 La memoria sensoriale ......................................................................................... 9

1.2.2 La memoria a breve termine .............................................................................. 10

1.2.3 La memoria a lungo termine .............................................................................. 11

1.3 Le basi neuronali della memoria e il ruolo delle emozioni ................................... 17

2. LA SUSCETTIBILITÀ DELLA MEMORIA: I FALSI RICORDI ............... 19

2.1 Definizione e cause ............................................................................................... 19

2.2 Falsi ricordi testimoniali e “misinformation effect” ............................................. 25

2.3 Ricordi di eventi traumatici: le false memorie autobiografiche ............................ 30

3. IL TRAUMA E LE MEMORIE TRAUMATICHE ........................................ 36

3.1 Il trauma: definizione ed effetti sul cervello ......................................................... 36

3.2 Cenni sulle conseguenze psicopatologiche del trauma ......................................... 40

3.3 La memoria nel “disturbo da stress post-traumatico” ........................................... 43

CONCLUSIONI ................................................................................................................. 50

Bibliografia ......................................................................................................................... 53

Sitografia ............................................................................................................................ 55

3

4

INTRODUZIONE

Da sempre ci affidiamo fedelmente ai nostri ricordi quando raccontiamo storie o avvenimenti

del nostro passato con la certezza che le cose siano andate realmente così come noi le

ricordiamo. L’affidabilità della nostra memoria non viene mai messa in dubbio, eppure non

sempre le cose stanno proprio così, a volte la nostra memoria ci tradisce più di quanto noi

stessi ci aspettiamo. Spesso ciò che noi affermiamo di ricordare con estrema certezza non è

altro che frutto della nostra immaginazione, di suggestioni, racconti o, peggio ancora, frutto

di una ricostruzione errata di un ricordo dovuto ad esperienze fortemente stressanti e

traumatiche. Alcune domande, allora, sorgono spontanee: possiamo fidarci così ciecamente

della nostra memoria? I nostri ricordi sono tutti autentici? È possibile soffrire per traumi mai

accaduti? Partendo da queste domande che da tempo mi accompagnano, cercherò in questa

tesi di dimostrare quanto la nostra memoria può essere facilmente malleabile, essa infatti

non riproduce fedelmente i nostri ricordi, piuttosto mette in atto un processo di ricostruzione

durante il quale possono intervenire fattori interni o esterni che vanno a trasformare i nostri

ricordi, minandone l’autenticità e dando vita, in alcuni casi, a dei ricordi distorti riguardo

eventi realmente accaduti o, addirittura completamente falsi e, quindi, mai accaduti

realmente. L’obiettivo di questa tesi, inoltre, è anche quello di dimostrare la vulnerabilità

della nostra memoria soprattutto quando sottoposta ad esperienze particolarmente stressanti,

come nel caso di un trauma psicologico, costruendo delle vere e proprie memorie

traumatiche, il cui contenuto, vero o falso che sia, può favorire l’insorgenza di disturbi che

necessitano un’attenzione clinica, come nel caso del Disturbo da stress post-traumatico e di

disturbi dissociativi che possono risultare estremamente invalidanti.

Nello specifico, il primo capitolo di questa tesi si occuperà di dare una definizione generale

della memoria, della sua complessa composizione in sottosistemi e dei processi coinvolti

nella costruzione di un ricordo. Infine, vedremo quali sono le basi neuronali della memoria

e quale è il ruolo delle emozioni sui nostri ricordi.

Il secondo capitolo tratterà uno dei temi principali e centrali di questa tesi: l’affascinante

questione dei falsi ricordi e il loro processo di costruzione, analizzando soprattutto le

possibili cause e le vulnerabilità che, in alcuni contesti, possono favorire l’insorgenza di falsi

ricordi. Analizzeremo, inoltre, le due principali forme di false memorie, quelle testimoniali

e quelle autobiografiche, riportando numerosi esempi di studi provenienti dalla letteratura

scientifica che ci dimostreranno quanto la memoria spesso si lasci facilmente influenzare da

5

informazioni fuorvianti, racconti o suggestioni tanto da poter generare anche memorie di

traumi che, in realtà, il soggetto non ha mai vissuto realmente.

Il terzo ed ultimo capitolo, infine, si occuperà di dare una definizione del trauma psicologico

e dell’impatto, estremamente dannoso, che può avere sul nostro cervello e sulla memoria,

producendo dei cambiamenti a livello cerebrale che ci faranno comprendere quanto esso sia

qualcosa di realmente concreto e da non sottovalutare, come spesso si è abituati a fare.

In seguito, verranno affrontate alcune delle conseguenze principali che possono verificarsi

in seguito ad un’esperienza traumatica, in particolare, vedremo cosa sono e come si

presentano le memorie traumatiche, tipiche del Disturbo da stress post-traumatico, e se

quest’ultime possono essere considerate più o meno affidabili rispetto alle memorie normali.

Infatti, se già normalmente siamo abituati a non dubitare dei nostri ricordi personali, questo

vale ancora di più per i ricordi traumatici, i quali però dimostrano di essere soggetti a

distorsioni tanto quanto quelli normali. 6

1. LA MEMORIA: UNA VISIONE GENERALE

La memoria è l’elemento centrale di questo elaborato, per cui è indispensabile capire di cosa

si tratta e quale è la sua modalità di funzionamento. Vedremo, nel seguente capitolo, cosa è

la memoria, delineando in linee generali i processi con cui si costruiscono i ricordi, i sistemi

di cui si compone e, infine, le basi neuronali e il legame con le nostre emozioni.

1.1 La memoria e i suoi processi

Da sempre la memoria è stata oggetto di studio della comunità scientifica in quanto è

considerata come uno dei processi cognitivi più misteriosi, svolgente una funzione

determinante per la nostra esistenza. La sua importanza, infatti, si manifesta in ogni

momento della nostra vita: è grazie ad essa che riusciamo a tenere traccia di tutti gli eventi

che caratterizzano la nostra vita, ci permette di sapere chi siamo e quale è la nostra storia

personale, è alla base della nostra capacità di apprendere e acquisire conoscenze, ed è anche

ciò che ci permette di affrontare situazioni di vita presente e futura attingendo alle

informazioni che derivano dalle nostre esperienze passate. A tal proposito, la memoria gioca

inoltre un ruolo chiave in caso di vissuti traumatici o particolarmente stressanti, come

vedremo nei capitoli successivi. Queste e tante altre sue prestazioni rendono la memoria una

funziona cognitiva fondamentale ma anche altamente complessa. A fronte di questa sua

multifunzionalità, come potremmo definire la memoria? Tra le varie definizioni quella

attualmente più condivisa considera la memoria come “l’insieme dei processi di codifica,

ritenzione e recupero delle informazioni e dei sistemi in cui le informazioni vengono

1

depositate e trattenute” (Vannucci, 2008: p.17-18).

La costruzione di un ricordo, dunque, dipende dall’insieme di tre processi: codifica,

ritenzione e recupero. Vediamo, qui di seguito, quale è la funzione di questi tre processi.

1. Codifica: è il processo attraverso cui le informazioni vengono acquisite,

registrate ed immagazzinate nella memoria. Il processo di codifica viene

influenzato da diversi fattori quali l’attenzione (più attenzione mostriamo ad uno

stimolo maggiore è la probabilità che verrà codificato), le caratteristiche fisiche

di uno stimolo (in questo caso si parla di codifica superficiale), il significato di

1 Fonte: Vannucci M. (2008) Quando la memoria ci inganna, La psicologia delle false memorie, Roma,

Carocci, p. 17-18. 7

un evento (codifica approfondita, fondata su un’analisi semantica dello stimolo),

ma anche da fattori emotivi, cognitivi o motivazionali (ivi, p. 18-19).

2. Ritenzione: è un processo durante il quale i ricordi vengono consolidati nel

tempo, ma qui possono intervenire alcuni processi di ritenzione attraverso cui i

ricordi possono subire alcune trasformazioni dovute all’interferenza del materiale

con ulteriori informazioni acquisite precedentemente (interferenza retroattiva) o

2

acquisite successivamente (interferenza proattiva). Questi processi di ritenzione

possono anche essere utilizzati come strategia per trattenere l’informazione

semplicemente associando la nuova informazione ad una precedente che ci è

familiare. Ad esempio, se dobbiamo imparare a memoria un nuovo numero di

telefono una strategia utile può essere quella di associare ciascun numero ad un

evento personale o a qualcosa che per noi è particolarmente nota o familiare

(ovvero a delle informazioni che fanno parte delle nostre conoscenze pregresse),

in questo modo è più probabile che l’informazione verrà ricordata

successivamente.

3. Recupero: quest’ultimo processo si riferisce alla capacità di ricordare e rievocare

l’informazione successivamente. Durante questa fase, la qualità del ricordo

dipende dalle fasi precedenti di codifica e dall’immagazzinamento

dell’informazione, nonché dalla presenza nel contesto di indizi che permettono

3

di recuperare appropriatamente il ricordo. Ad esempio un odore, un luogo

particolare o una musica possono diventare un indizio potente per il recupero di

un ricordo. Il recupero può essere favorito anche se ci troviamo nello stesso

contesto (ovvero nello stesso luogo, con gli stessi oggetti o con le stesse persone)

in cui abbiamo in precedenza codificato l’informazione da recuperare.

Durante queste fasi possono inoltre intervenire anche fattori interni che, interferendo con la

biochimica cerebrale, alterano il funzionamento della nostra memoria. Lo stress, ad esempio,

derivante da vissuti particolarmente negativi e di forte carica emotiva come traumi, può

ostacolare la memorizzazione di informazioni impoverendo il ricordo dell’episodio

traumatico. Un grave evento traumatico può infatti causare una completa amnesia

dell’evento stesso (amnesia da stress) ma uno stimolo sensoriale legato all’evento

traumatico, come ad esempio il rumore di una frenata, può scatenare nell’individuo una

reazione di paura e portarlo nella condizione di rivivere l’esperienza traumatica, condizione

2 Ivi, p. 19-20.

3 Fonte: www.brainer.it 8

che si verifica nel Disturbo da stress post-traumatico (PTSD), come vedremo nei capitoli

4

successivi (Aglioti S. M., Fabbro F., 2006: p. 61).

Questi tre step, dunque, rappresentano l’intero processo di elaborazione mnestica e ci

dimostrano come i nostri ricordi non sono fedeli riproduzioni delle nostre reali esperienze,

ma piuttosto essi sono delle ricostruzioni. I ricordi, infatti, sono continuamente processati,

destrutturati e ristrutturati e sottoposti a numerose influenze ed interferenze; di conseguenza,

ciò che oggi ricordiamo di un evento passato può essere, in parte, diverso rispetto a ciò che

si ricordava prima o rispetto a ciò che è accaduto realmente.

1.2 I sistemi di memoria

Oltre ai processi precedentemente citati, la memoria presenta una composizione abbastanza

complessa. Siamo abituati a rivolgerci ad essa al singolare come se fosse un unico deposito,

in realtà, la memoria non è un sistema unitario, ma è un sistema dinamico composto da molti

sottosistemi in cui le informazioni vengono codificate. I primi studi scientifici a tal proposito

risalgono al 1890 quando lo psicologo statunitense William James ipotizzò l’esistenza di una

memoria primaria (di breve durata) e di una memoria secondaria (di durata permanente).

(Aglioti S. M., Fabbro F., 2006: p. 57). Queste due componenti della memoria oggi vengono

definite, rispettivamente, Memoria a breve termine e Memoria a lungo termine e

rappresentano la prima importante distinzione della memoria.

Uno dei primi modelli sulla memoria è quello elaborato da Atkinson e Shiffrin (1968), in cui

la memoria viene divisa in tre sistemi: memoria sensoriale, memoria a breve termine

(MBT) e memoria a lungo termine (MLT).

Vediamo, nel dettaglio, quale è la composizione e le proprietà di quest’ultimi sistemi di

memoria.

1.2.1 La memoria sensoriale

La memoria sensoriale è un tipo di memoria a breve termine e costituisce il primo stadio

della memoria che, così come suggerisce il nome stesso, è legata strettamente ai sensi. In

questa fase, infatti, le informazioni sensoriali che derivano dall’ambiente esterno

permangono per un periodo molto breve di tempo che varia da mezzo secondo per le

5

informazioni visive a 3-4 secondi per le informazioni uditive.

4 Fonte: Aglioti S. M., Fabbro F. (2006), Neuropsicologia del linguaggio, Bologna, Il Mulino.

5 Fonte: www.memosystem.it 9

Esistono due principali serbatoi di memoria sensoriale: la memoria iconica o visiva e la

memoria ecoica o uditiva.

La memoria visiva consente di catturare le immagini che giungono nella retina e di

immagazzinare e riconoscere la numerosità degli oggetti attraverso una semplice

occhiata.

La memoria uditiva, invece, cattura i suoni e vengono immagazzinati per pochi

millisecondi. Essa è responsabile anche della nostra capacità di riconoscere le persone a

6

partire dalla voce prima ancora di comprenderne le parole.

1.2.2 La memoria a breve termine

La MBT è lo stadio successivo e si caratterizza per una ridotta capacità di memoria (definito

“span”) che varia dai 5 ai 9 elementi, mantenendo disponibili le informazioni in quantità

limitate per un periodo di tempo molto breve. Nel modello elaborato da Atkinson e Shiffrin

la memoria a breve termine era considerata come un magazzino contenente informazioni

temporanee che, se consolidate, venivano trasmesse nella memoria a lungo termine. Essa

era, dunque, una tappa obbligatoria posta in mezzo tra la memoria sensoriale e la memoria a

lungo termine e da cui l’informazione doveva necessariamente passare per raggiungere la

memoria a lungo termine. Fu successivamente Alan Baddeley, a partire dalla metà degli anni

Settanta, a ribaltare e revisionare questo modello proponendo di sostituire il termine

“magazzino” con il concetto di memoria di lavoro (o working memory) proprio per

sottolineare l’importanza di quest’ultima in molte delle nostre azioni quotidiane che

richiedono, ad esempio, il ragionamento o la comprensione. (Vannucci, 2008: p. 24)

La memoria di lavoro, infatti, oltre a svolgere la funzione di mantenimento transitorio delle

informazioni, svolge anche la funzione di elaboratore cognitivo delle informazioni

7

eseguendo su di esse operazioni mentali (Vannucci, 2008: p. 24). Essa, inoltre, è

caratterizzata da quattro sottosistemi:

1. Esecutivo centrale: un sistema che comanda, coordina e controlla l’informazione

distribuendo le risorse fra i due sistemi subordinati.

2. Taccuino visuo-spaziale: un sistema che si occupa di mantenere ed elaborare

l’informazione visuo-spaziale.

6 Fonte: www.crescita-personale.it

7 Fonte: Vannucci M. (2008) Quando la memoria ci inganna, La psicologia delle false memorie, Roma,

Carocci. 10

3. Circuito fonologico: un sistema che mantiene ed elabora l’informazione verbale

e uditiva. Quest’ultimo è caratterizzato da altri due sottosistemi: il magazzino

fonologico, dove l’informazione permane per pochi secondi, se non viene

mantenuta attiva attraverso un sistema di ripetizione articolatoria, un processo

basato su una ripetizione linguistica interiorizzata della traccia mnestica, grazie

al quale è possibile conservare uno stimolo per più tempo (Aglioti, Fabbro, 2006:

p. 58).

4. Buffer episodico: quest’ultima componente è stata aggiunta successivamente,

nella versione aggiornata del modello, ed ha la funzione di integrare le

informazioni contenute nella memoria a breve termine con quelle della memoria

a lungo termine (Vannucci, 2008: p. 25).

1.2.3 La memoria a lungo termine

La MLT si caratterizza per il fatto di poter contenere una quantità molto elevata di

informazioni per un periodo di tempo teoricamente illimitato. Quest’ultimo sistema non è

unitario, ma si compone di molto sottosistemi che si distinguono tra di loro per il tipo di

informazione ritenuta. La scoperta dei sottosistemi di memoria a lungo termine deriva dallo

studio di pazienti con lesioni cerebrali, come riport

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiaramodica97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia cognitiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Cardella Valentina.
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