UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA TOR VERGATA
MACROAREA/FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA
CORSO DI STUDIO IN
Filosofia
TESI DI LAUREA IN
Estetica
TITOLO
Sull’utilità e il danno della creazione per la vita
Nietzsche e l’idea di creazione
Relatore: Laureanda:
Chiar.mo Prof. matricola: 0306636
Giuseppe Patella Gaiamaria Conti
Anno Accademico 2022/2023
“Noi siamo fatti anche da tutti i nostri innu-
merevoli morti, da tutte le perdite che hanno
scavato nella nostra anima dei vuoti, da tutte
le persone significative che abbiamo incon-
trato e poi perduto: maestri, amori che sono fi-
niti, amici che abbiamo perso. Tutto quello che
è stato e che non è più, che ha marchiato la
nostra vita e si è perduto nel tempo resta in
qualche modo ancora qui perché lo portiamo
dentro noi stessi.” Massimo Recalcati
2
INDICE GENERALE
INTRODUZIONE…………………………………………………………………..4
1. IL RUOLO DELLA CREAZIONE NELLA PRODUZIONE GIOVA-
NILE
1.1 Il valore salvifico della creazione artistica ne La nascita della Trage-
dia……………………………………………………………………9
1.2 Il concettuale come prodotto artistico in Su verità e menzogna in senso
extramorale…………………………………………………………16
1.3 Il ritorno alla naturale creatività umana come antidoto allo storicismo
in Sull’utilità e il danno della storia per la vita……………………...22
2. IL TEMA DELLA CREATIVITÀ NEL PERIODO “ILLUMINISTA”
2.1 La natura creativa dell’uomo al servizio della specie in Umano troppo
umano………………………………………………………………28
2.2 Il Freigeist, compimento della natura artistica ne La gaia
scienza………………………………………………………………36
3. LA CREAZIONE IN COSÌ PARLÒ ZARATHUSTRA
3.1 L’Übermensch: libero creatore di valori……………………………43
3.2 Il Wille zur Macht: distruggere e creare per affermare la vita………50
3.3 L’eterno ritorno dell’uguale: condizione di possibilità di una volontà
creativa……………………………………………………………...56
4. L’ATTIVITÀ CREATRICE NE LA VOLONTÀ DI POTENZA
4.1 Il Wille zur Macht come arte………………………………………...63
4.2 Il prospettivismo nietzschiano: esito scettico o nuova concezione del
reale?..................................................................................................69
CONCLUSIONI……………………………………………………………………75
3
Introduzione
Accingendoci a percorrere i tortuosi sentieri della filosofia nietzschiana, occorre,
in sede introduttiva, illustrare il filo di Arianna che ci aiuterà a sondare il pensiero
dell’«uomo labirintico per eccellenza» .
1
Con il presente lavoro si tenterà di avanzare un’ipotesi di lettura della vasta e caleidosco-
pica produzione di Friedrich Nietzsche alla luce del tema della creazione, declinato, in
alcune opere, in senso estetico e trattato, in altre, in relazione a questioni di ordine gno-
seologico.
Ma per comprendere al meglio cosa si intende per creazione, può, senz’altro, ri-
sultare utile procedere con una ricostruzione storica, seppur sommaria, della genesi e
dello sviluppo dell’idea su cui intendiamo imperniare la nostra indagine.
Ebbene, cominciamo con il precisare che la nozione di creatività legata alla di-
mensione dell’agire propriamente umano ha preso forma soltanto in epoca recente: a ben
vedere, infatti, i Greci non disponevano di alcun termine specifico per designare il dispie-
garsi della forza creativa dell’artista, e questo perché l’attività artistica era concepita come
«capacità di eseguire determinati oggetti» in virtù della «conoscenza delle regole» e
dell’«abilità di applicarle» . Non a caso, pittura e scultura, nel mondo greco rientravano
2
nell’ambito della τέχνη, di quel saper fare, cioè, proprio della pratica artigianale. Soltanto
alla poesia veniva riconosciuto un certo grado di creatività, dal momento che il poeta,
svincolato da qualsiasi legge, si dimostrava capace di «far nascere cose nuove» . Ma,
3
nonostante ciò, il lessico greco risulta comunque sfornito di un termine specifico per ri-
ferirsi all’attività creatrice del ποιητής, in riferimento alla quale ci si serviva del generico
ποιεῖν, “fare”.
Lo stesso valeva per i Romani che, pur disponendo del verbo creare, vi ricorrevano come
ad un sinonimo di facere, senza mai applicarlo all’ambito artistico.
1 E. F , La filosofia di Nietzsche, trad. it. di P. Rocco Traverso, Marsilio, Padova, 1977, p. 12.
INK
2 W. T , Storia di sei idee. L’arte, il bello, la forma, la creatività, l’imitazione, l’esperienza este-
ATARKIEWICZ
tica, trad. it. di O. Burba, K. Jaworska, Aesthetica, Sesto San Giovanni, 2020, p. 170.
3 Ibid. 4
Soltanto nel Medioevo, con la diffusione della prospettiva teologica della creatio ex ni-
hilo, il termine creazione, utilizzato per definire l’atto divino da cui tutto ha avuto origine,
e, pertanto, non più applicabile alle azioni umane, assunse una connotazione precisa, ben
distinta da quella del più comune verbo facere.
È, poi, nel XVII secolo che rinveniamo le tracce di una prima trasposizione della nozione
cristiana di creazione all’ambito artistico, come testimoniano le parole di Baltasar Gra-
cián, che
nel Criticón scrisse: «l’arte è come se fosse un secondo creatore della natura, ha
aggiunto come un altro mondo a quello esistente, gli ha dato una nuova perfezione che
quello di per sé non possiede e, unendosi alla natura, ogni giorno crea nuovi miracoli». 4
Nell’Ottocento, con la temperie culturale del Romanticismo, il connubio tra arte
e creatività si fece via via sempre più saldo, al punto da ridurre l’attività creatrice ad
esclusivo appannaggio di artisti e poeti.
Si è dovuto attendere il XX secolo affinché il concetto di creazione fosse esteso a tutti i
campi della produzione umana, dalla letteratura alla scienza, dalla tecnica alla semplice
ricezione del materiale percettivo, organizzato ed integrato come fosse un’opera d’arte. 5
Ed è proprio al pancreazionismo contemporaneo che dobbiamo guardare al fine di com-
prendere la nozione di creazione cui Nietzsche ricorre nei suoi scritti, senza timore di
incorrere in ingenui anacronismi, giacché abbiamo a che fare con «l’uomo del fato» , che,
6
recando «sulle spalle il destino dell’umanità» , ha profetizzato l’avvenire.
7
E, a questo punto, una volta chiaritaci la nozione guida della nostra indagine, non
resta che illustrare le principali tappe del nostro cammino lungo i tortuosi sentieri del
labirinto nietzschiano.
Nella prima parte dell’elaborato, l’analisi sarà incentrata sulla riflessione nie-
tzschiana dei primi anni Settanta dell’Ottocento: inizieremo, pertanto, prendendo in
4 Ivi, p. 180.
5 Cfr., Ivi, p. 179.
6 F. N , Ecce homo, come si diventa ciò che si è, a cura di R. Calasso, Adelphi, Milano, 2021, p.
IETZSCHE
128.
7 Ivi, p. 126. 5
esame La nascita della tragedia, ove la creazione assume i tratti dell’attività metafisica
8
eminente dell’Essere, che, in qualità di «Dio-artista», «si libera dall’oppressione della
pienezza e della sovrabbondanza, dalla sofferenza dei contrasti in lui compresi» .
9
Si proseguirà indagando il mutamento della prospettiva nietzschiana in seguito all’incri-
narsi dell’orizzonte della metafisica dell’artista. A tal fine, ripercorreremo, in primo
luogo, le dense pagine del breve scritto 10
Su verità e menzogna in senso extramorale, , in
cui il tema della creazione risulta profondamente correlato alla questione della cono-
[…] che
scenza e della verità, definita nei termini di «un mobile esercito di metafore,
sono state trasferite e abbellite, e che dopo un lungo uso sembrano a un popolo solide,
11
canoniche e vincolanti» . In secondo luogo, esamineremo la seconda delle complessive
Sull’utilità e il danno della storia per la vita, 12
quattro considerazioni inattuali, in cui
13
Nietzsche si scaglia con forza contro quella «febbre storica divorante» , tratto tipico della
cultura ottocentesca, che minaccia di sopprimere la naturale creatività umana.
Procederemo, poi, con l’analisi di due tra i testi cardine del così detto periodo
“illuminista” della produzione nietzschiana, Umano, troppo umano e La gaia scienza,
14 15
ove emerge un duplice ritratto della natura intrinsecamente creatrice dell’uomo, ora di-
pinta come mero strumento di conservazione della specie, ora investita, invece, di un
ruolo salvifico. In alcune pagine delle suddette opere, infatti, il filosofo di Röcken, attra-
verso l’adozione del metodo genealogico, si impegna a dimostrare che valori morali e
ideali religiosi altro non sarebbero, in realtà, se non creazioni umane, troppo umane, se-
gretamente volte alla salvaguardia della specie, in seguito cristallizzatesi in sedicenti ve-
rità metafisiche. E, tuttavia, in numerosi passi dei testi presi in esame, è proprio la crea-
zione, ivi declinata in senso estetico, ad assurgere a risorsa irrinunciabile del Freigeist,
intrepido viandante che, risvegliatosi da un lungo oblio, «rivendica a sé il progetto
8 F. N , La nascita della tragedia dallo spirito della musica, ovvero grecità e pessimismo, trad. it.
IETZSCHE
di S. Giametta, Adelphi, Milano, 2018.
9 Ivi, p. 9.
10 F. N , Su verità e menzogna in senso extramorale, in La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e
IETZSCHE
scritti 1870-1873, a cura di G. Colli, M. Montinari, Adelphi, Milano, 1973.
11 Ivi, p. 361
12 F. N , Sull’utilità e il danno della storia per la vita, trad. it. di S. Giametta, Adelphi, Milano, 2021.
IETZSCHE
13 Ivi, p. 4.
14 F. N , Umano, troppo umano, I, trad. it. S. Giametta, Adelphi, Milano, 2013.
IETZSCHE
15 F. N , La gaia scienza e Idilli di Messina, trad. it. F. Masini, Adelphi, Milano, 2021.
IETZSCHE 6
creativo», «riconosce se stesso come colui che pone i valori» . Pascendosi delle dolci
16
illusioni offerte dall’arte, lo spirito libero, «“autocoscienza” dell’Artista» , conquista
17
quella «libertà sopra le cose» , da cui trae la forza e l’audacia necessarie per abitare
18
quell’orizzonte infinito in cui naufraga un’umanità ormai orfana di Dio.
19
Ma la volontà creativa, che riscalda l’animo del Freigeist, si accende, invece,
come fiamma ardente nello spirito combattivo e, al tempo stesso, gioioso dell’Übermen-
sch, inarrestabile legislatore, che, istituendo valori «fedeli alla terra» , traccia nuovi
20
orizzonti di senso; instancabile fanciullo che, assorto nel gioco della creazione, pronuncia
un sacro sì al cospetto della vita «senza-fondo» .
21
E sarà proprio la figura dell’oltreuomo a consentirci di osservare il dispiegarsi del tema
della creazione nell’opera cardine del filosofare nietzschiano, Così parlò Zarathustra, un
libro per tutti e per nessuno.
Giungeremo, quindi, alla quarta ed ultima tappa del nostro percorso speculativo,
che sarà incentrata sull’analisi di alcuni tra gli aforismi destinati all’Hauptwerk - mai
realizzata dal filosofo tedesco - dal titolo Volontà di potenza, tentativo di una trasvaluta-
zione di tutti i valori, poi pubblicata postuma da Elizabeth Förster-Nietzsche, che si preoc-
cupò di raccogliere e ordinare – non senza arbitrarie interpolazioni, stando a quanto ri-
portato dalla critica – gli appunti del fratello. Quella forza creativa, di cui l’Übermensch
22
rappresentava la suprema incarnazione, viene ora assunta come oggetto privilegiato
dell’indagine nietzschiana: la volontà di potenza, «essenza intima dell’essere» , si iden-
23
tifica con il movimento espansivo e auto-superantesi della vita stessa. Così, infatti, inse-
gna Zarathustra:
16 E. F , La filosofia di Nietzsche, cit., p. 63
INK
17 Ibid.
18 F. N , La gaia scienza e Idilli di Messina, cit., p. 147.
IETZSCHE
19 Cfr. Ivi, p.162.
20 F. N , Così parlò Zarathustra, un libro per tutti e per nessuno, a cura di G. Colli, M. Montinari,
IETZSCHE
Adelphi, Milano, 1973, p. 6.
21 Ivi, p. 106.
22
Cfr. F. N , La volontà di potenza, a cura di F. Montinari, P. Kobau, Bompiani, Milano, 1995, p.
IETZSCHE
680.
23 Ivi, p. 144. 7
Ovunque ho trovato un essere vivente, ho trovato anche volontà di potenza […].
E questo segreto mi ha raccontato la vita stessa: «Ecco», disse, «io sono ciò che deve
sempre superare se stessa. […] Qualunque cosa io crei e in qualunque modo io la ami
devo subito diventare avversaria del mio amore: così insegna la mia volontà» .
24
L’attività poietica della volontà di potenza va a coincidere perfettamente con
quella dell’artista: «l’arte», infatti, alla stregua del Wille zur Macht, «non sottostà soltanto
a regole, non ha soltanto leggi da seguire, ma è in se stessa legiferazione e soltanto come
tale è veramente arte» . E, così, metafisica, morale, religione e scienza finiscono per
25
risultare come creazioni menzognere che la volontà di potenza ci fornisce per poter con-
tinuare a vivere in questo mondo «falso, crudele, contraddittorio, tentatore, senza
senso» , l’unico rimastoci dopo il crollo della trascendenza che ha fatto seguito alla
26
morte di Dio.
Giunti a questo punto della nostra disamina, riavvolgendo con cura il nostro pre-
zioso filo di Arianna, avremo modo di notare che l’Α e l’Ω del filosofare nietzschiano si
congiungono in un sol punto: è, difatti, all’insegna del tema della creazione, che la cospi-
cua produzione di Friedrich Nietzsche, si apre e si chiude, dando, così, luce ad una raffi-
nata struttura ad anello. 27
24 F. N , Così parlò Zarathustra, cit., pp. 113,114.
IETZSCHE
25 M. H , Nietzsche, F. Volpi (a cura di), Adelphi, Milano, 2013, p. 136.
EIDEGGER
26 F. N , La volontà di potenza, cit., p. 242.
IETZSCHE
27 A titolo di pura suggestione, si rimarca la centralità della figura dell’anello in di F. N , Così parlò
IETZSCHE
Zarathustra, cit., pp. 232-236. 8
1. IL RUOLO DELLA CREAZIONE NELLA PRODUZIONE
GIOVANILE
1.1 Il valore salvifico della creazione artistica ne La nascita della tragedia
Per comprendere l’origine di un’opera irriverente ed estranea ad ogni convenzione
accademica come La nascita della tragedia occorre, preliminarmente ripercorrere le
tappe dell’itinerario umano e professionale del giovane Nietzsche.
Conclusi gli studi ginnasiali a Pforta, nel 1864 si immatricola presso la facoltà di teologia
dell’Università di Bonn. Tuttavia, dopo appena un anno, vira verso interessi filologici,
trasferendosi a Lipsia. Il 1865 sarà segnato da un incontro fondamentale per la formazione
intellettuale del giovane studioso di Röcken, quello con il pensiero schopenhaueriano:
nell’ottobre-novembre di quell’anno, infatti, Nietzsche legge Il mondo come volontà e
rappresentazione da cui rimarrà profondamente colpito. È, peraltro, in questo periodo che
la vocazione filologica comincia ad incrinarsi, complice l’insofferenza nei confronti dello
sterile ambiente accademico che, in preda ad «una cieca furia collezionistica» , si dimo-
28
stra incapace di «guardare all’antico come un modello da imitare e proseguire» .
29
Non ancora venticinquenne, Nietzsche ottiene la cattedra di Lingua e letteratura greca
presso l’Università svizzera di Basilea, dove instaura sodalizi intellettuali di grande spes-
sore con personaggi del calibro di Overbeck, celebre storico della Chiesa, e dello storico
Burckhardt. Ma, soprattutto, gli anni basileesi saranno segnati dalla frequentazione di Ri-
chard Wagner, altro pilastro dell’impalcatura concettuale che soggiace alla produzione
giovanile del filosofo.
Ci informa a tal proposito Ferraris:
In Wagner, Nietzsche vede un complemento artistico alla vita di studioso, e un
nuovo interlocutore per la propria fede di schopenhaueriano. “A lei e a Schopenhauer io
debbo s
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