Dipartimento di Scienze Umane e Sociali
CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN
COMUNICAZIONE INTERNAZIONALE,
INTERCULTURALE E PUBBLICITARIA
La società della sorveglianza nel XXI
secolo: il
monitoraggio dei dati digitali come
riduzione di umanità
Laureanda
Elisabetta Brozzi
Relatore Correlatore
Prof. Antonio Catolf
A.A. 2019-2020
1
Indice
Introduzione........................................................................................... 3
1. Capitolo Uno....................................................................................... 6
1.1. Da sorveglianza solida a sorveglianza liquida..............................6
1.2. Prevenzione e classifcazione. Una tecnologia che sa "prevedere
il futuro”............................................................................................ 12
1.3. Il ruolo dei cittadini nella società del controllo...........................17
2. Capitolo Due..................................................................................... 20
2.1. Dataveillance............................................................................. 20
2.2. L’elaborazione (s)oggettiva........................................................27
2.3. Il consenso giuridico...................................................................32
3. Capitolo Tre...................................................................................... 35
3.1. La manipolazione del consumo..................................................35
3.2. Una produzione e marketing individualizzata.............................39
3.3. “Vengo visto, dunque sono”. I Social Network............................43
Bibliografa........................................................................................... 50
2
Introduzione
Una famosa frase di Marshall Mcluhan recita: “The more the data
banks record about each one of us, the less we exist”.
Sembra quasi un paradosso. Verrebbe proprio da dire il contrario,
ovvero che con le nuove tecnologie che pervadono la nostra
società, il mondo connesso dalle reti sociali, i nuovi portali che
abbiamo a disposizione per informarci ed esprimerci, non siamo
esistiti,
mai stati presenti, come ora.
Quella di Mcluhan è quasi una provocazione, e ci fa riflettere sul
fatto che solo perché abbiamo più voce, non signifca che siamo
più liberi. Solo perché abbiamo più scelta, non signifca che
siamo meno manipolabili.
Tutto il contrario. Non è mai esistita una società più controllabile
della nostra. Eppure, la cosa sembra non disturbarci affatto.
Sappiamo che in molti aspetti della nostra vita siamo osservati,
ma sappiamo fno a che punto? Sappiamo di essere guardati, ma
sorvegliati?
sappiamo di essere E soprattutto, quanto lo
paghiamo alto il prezzo di questa non curanza?
Étienne de La Boétie, intorno al 1549, interrogandosi sulle cause
che spingono l’uomo non solo al consenso, ma alla volontà di
coustume
servire un tiranno, trova nell’abitudine – la – uno degli
elementi di risposta: «È proprio l’abitudine, come si dice di
Mitridate il quale fnì con l’abituarsi al veleno, che c’insegna a
ingurgitare, senza trovarlo amaro, il veleno della servitù». A
1
questa segue un’altra ragione, anch’essa da prendere in prestito
per l’argomento: l’ignoranza. È il non sapere, il non interessarsi e
non essere curiosi, che ci spinge a convivere, molto spesso, con
Discorso sulla servitù volontaria,
1 Étienne de La Boétie, Milano, Chiarelettere
Editore, 2001. 3
tante e diverse forme di potere. Perché «i libri e l’istruzione più di
ogni altra cosa» spingono ad «odiare la tirannide». 2
Ciò è stato scritto più di cinquecento anni fa, eppure, come
giustamente ci ricorda il flosofo Paolo Flores d’Arcais, un classico
è tale perché travalica le epoche, avanzando quelle domande
radicali a cui il futuro non ha ancora fornito risposta. Ecco
3
perché, rompendo l’abitudine e aprendo libri in più, questo lavoro
si propone di interrogare e di indagare su uno degli aspetti più
rappresentativi della nostra epoca: la sorveglianza digitale.
Una sorveglianza in cui non ci sono più persone in carne ed ossa
che controllano altre; al contrario, è una sorveglianza che non si
vede, non si sente, non ha più confni materiali. Molto più
invasiva, molto più pericolosa.
Una sorveglianza che non «non cresce come un albero, ma
striscia come un’erba infestante» , che si insinua nel nostro
4
presente e, come vedremo, anche nel nostro futuro. L’abitudine e
l’ignoranza sono modi seducenti di vivere la vita, ma dobbiamo
cercare di resistergli, di farci più domande che possiamo.
democrazia della
Viviamo in una società del controllo, in una
sorveglianza, 1984
che ha più aspetti in comune con il di Orwell
di quanti ne vorremmo ammettere. Il nostro obiettivo, allora, è di
aprire una prima porta verso la consapevolezza del mondo in cui
democrazia
viviamo. Della in cui viviamo, di cui Internet
dovrebbe esserne un portatore.
Nella prima parte del lavoro affronteremo l’evolversi del concetto
di sorveglianza - dalle alte mura del Panopticon di Bentham, alla
sorveglianza liquida di Bauman; l’idea della “previsione” – e
ibidem
2 ibidem,
3 p. VII. La versione integrale del saggio di Paolo Flores d’Arcais,
MicroMega,
“Dalla servitù volontaria all’illuminismo di massa”, è apparsa su
n.4, giugno 2011. Sesto potere. La sorveglianza nella
4 Zygmunt Bauman e David Lyon,
modernità liquida, Roma-Bari, Editori Laterza, 2014, p. XII.
4
classifcazione – che essa permette; e il ruolo partecipativo, quasi
entusiasta, di noi cittadini.
Successivamente, nella parte centrale, verrà esaminato lo
strumento che permette un tale controllo: la sorveglianza dei dati
online, e il relativo tracciamento per la costruzione dei nostri
data doubles
“doppi digitali” – i così detti – per mezzo dei quali
avviene la nostra proflazione. Successivamente, vedremo anche
la funzione commerciale di questi Big Data, e quindi il valore che
essi assumono, e il ruolo dei Social Network in tutto questo. Piano
piano ci accorgeremo che i muri del Panopticon non sono più
necessari, perché siamo noi stessi a consegnare la maggior parte
delle informazioni necessarie.
Infne, nell’ultima parte, verrà fatta una riflessione sulla nuova
idea di privacy della nostra società, un’idea secondo la quale il
tenersi qualcosa per sé, il non voler rivelare qualcosa, diventa
non hai niente da nascondere
sospettoso: solo se puoi essere
considerato un “buon cittadino”. Collegato a ciò, vedremo il ruolo
delle App Immuni, inserite nel più ampio contesto del
tracciamento digitale durante la pandemia da Covid-19.
Questo lavoro, così strutturato, vuole far emergere un fatto
determinante: viviamo in una società in cui l’attenzione non è
tanto relativa alle persone come individui, ma all’insieme di dati
digitali che scaturiscono dalla loro continua sorveglianza. Ciò va
ad influire sull’autodeterminazione stessa degli individui: invece
che le persone, si fanno parlare i loro dati, che condizionano il
loro presente, quanto il loro futuro.
Il rischio più elevato, allora, non è tanto una violazione della
privacy, ma una perdita della libertà di azione e di scelta.
5
1. Capitolo Uno
1.1. Da sorveglianza solida a sorveglianza liquida
Il bisogno di esercitare un qualche tipo di controllo sociale, e di
ordine
utilizzare tale controllo per mantenere all’interno di uno
spazio delimitato, è sempre stato presente nelle società.
Classifcazioni, conteggi, raccolta dati: le persone sono sempre
state, in qualche modo, suddivise per classi o categorie. L’idea di
fondo è sempre stata che più conosci una cosa, più la puoi
controllare. Da dove partire allora, per affrontare il complesso
tema della sorveglianza?
Sicuramente possiamo affermare che questa idea di controllo,
come concetto e come base fondante della società, non compare
fno all’età moderna: è da lì, allora, che parte la nostra analisi.
Con le novità portate dalla rivoluzione industriale, e la nascita
dello stato moderno, sono sorte nuove esigenze che richiedevano
la costruzione di una solida struttura organizzativa e di un
apparato burocratico sempre più complesso: un controllo sociale,
e una conseguente raccolta di informazioni sui facenti parte della
società, stava diventando sempre più indispensabile per farla
società della
funzionare. Capiamo allora che la nascita di una
sorveglianza, che come concetto sarà sviluppato tantissimo
6
tempo dopo, è strettamente legata allo sviluppo dello stato-
nazione moderno.
Accanto alla gestione amministrativa però, che durante i secoli
diventerà sempre più strutturata, si sviluppa anche l’idea di una
partecipazione sociale da parte del popolo, che si concretizzerà
poi nel Diciannovesimo secolo. Qui arriviamo ad un punto
centrale: è proprio con lo sviluppo delle moderne democrazie,
che la sorveglianza inizia a prendere la forma che oggi noi
conosciamo. Più lo stato deve considerare il singolo individuo per
i suoi diritti, per garantirgli un trattamento equo e per
permettergli di partecipare attivamente dentro la società, più
deve sapere cose di lui/lei. Possiamo quindi affermare, anche se
può sembrare paradossale, che la sorveglianza così come ci
appartiene oggi si è sviluppata proprio in linea con la nascita
dell’idea di democrazia, poiché una partecipazione democratica
chiedeva in cambio tutta una serie di procedimenti – quali
l’identifcazione, la registrazione e una conseguente
archiviazione dei dati personali – che dovevano toccare l’intera
popolazione.
Facciamo un passo in avanti, che ci permette di comprendere un
altro elemento fondamentale.
Durante il Ventesimo secolo, la ricerca di razionalizzazione e di
ordine all’interno della società – ma soprattutto degli individui
che la compongono – inizia a diventare un obiettivo primario, e la
sorveglianza uno strumento essenziale per raggiungerlo.
Il comportamento umano andava ordinato e controllato; di
conseguenza, ogni tipo di divergenza comportamentale che non
si dimostrava collocabile all’interno di rigide categorie, costituiva
un intralcio all’ordine, e andava isolata e sorvegliata. Foucault,
che ha dedicato un grande lavoro alla ricerca delle origini delle
società disciplinare come evoluzione delle società della sovranità,
parla della «divisione costante tra normale e anormale, cui ogni
7
individuo è sottoposto», e dell’esistenza di «tutto un insieme di
tecniche e di istituzioni che si assumono il compito di misurare,
Panopticon
controllare e correggere gli anormali. […] Il di
Bentham è la fgura architettonica di questa composizione». 5
Arrivati al Ventunesimo secolo, questa rigida divisione non esiste
più. Se esiste, come osservano Bauman e Lyon, riguarda solo le
“zone ingestibili” della società (come prigioni, cliniche
psichiatriche, ecc.), dove lo scopo principale è la neutralizzazione
fsica. Eppure, questa «architettura morale» che ispirava a rifare
il mondo , in qualche modo rappresenta in pieno la sorveglianza
6
contemporanea.
Il progetto di Bentham, infatti, aveva come principale effetto
quello di indurre nel detenuto uno stato cosciente di visibilità,
che assicurava il funzionamento automatico del potere e
induceva così una sorta di autodisciplina. Ciò era derivato dal
fatto che i detenuti, situati nell’anello periferico, erano
totalmente visti, senza mai vedere, mentre dalla torre centrale,
dove erano situati i sorveglianti, si riusciva a vedere tutto, senza
mai essere visti.
Il detenuto quindi non doveva mai sapere se era o no realmente
guardato nel momento attuale, ma doveva essere sicuro di
Panopticon
poterlo essere continuamente. Il - ricavato dal greco,
7
“posto che lascia vedere tutto” – non si trattava di un’idea
destinata ad un certo tipo di persone, bensì ad una qualsiasi
categoria che necessitava di essere controllata, per risolvere
«tutti i problemi esistenti relativi alla sorveglianza» ; poiché il
8
presunto ma costante sguardo, mai confermato ma sempre
possibile, avrebbe indotto l’autodisciplina.
Sorvegliare e punire. Nascita della prigione,
5 Michel Foucault, Torino, Einaudi,
1976, pp. 217-218. Sesto potere. La sorveglianza nella
6 Zygmunt Bauman e David Lyon,
modernità liquida, Roma-Bari, Editori Laterza, 2014, p. XX.
op. cit.,
7 Michel Foucault, pp. 219-220.
Panopticon ovvero la casa d’ispezione,
8 Jeremy Bentham, Venezia, Marsilio
Editori, 2002, p. 36. 8
Il Panopticon deve essere inteso come un modello gerarchizzabile di
funzionamento; un modo per defnire i rapporti del potere con la vita
quotidiana degli uomini. […] Esso è polivalente nelle sue applicazioni
[…]. Ogni volta che si avrà a che fare con una molteplicità di individui
cui si dovrà imporre un compito o una condotta, lo schema panoptico
9
potrà essere utilizzato.
A quasi trecento anni dalla teorizzazione di questo modello, oggi
più che mai l’individuo diventa il principio del proprio
assoggettamento. Come nel Panopticon, oggi l’individuo sa di
essere osservato – però non perché ha fatto qualcosa di male,
ma nella sua quotidianità – e anzi, quasi è felice di esserlo.
Le mura di questa prigione si sono sgretolate, ma il controllo non
si è esaurito, ha solo cambiato forma, è mutato insieme alle
società.
Gli sviluppi tecnologici, infatti, hanno organizzato la sorveglianza
in molti nuovi modi, i quali, anche se hanno perso la loro rigidità
e la loro forma coercitiva, non si devono considerare di minore
effetto: i contorni del Panopticon hanno perso la loro consistenza
architettonica per ricomparire nei nuovi mezzi di comunicazione
e informazione della nostra società. 10
Il sociologo Gary T. Marx, in un importante articolo ante litteram -
The Futurist 11
comparso nel 1985 sulla rivista -, ha analizzato la
struttura della sorveglianza nel passaggio dall’era moderna
all’era postmoderna, sottolineando in particolare, come abbiamo
anticipato, il ruolo determinante della tecnologia all’interno della
società, la quale riesce ormai a spingersi sempre più in
op. cit.,
9 Michel Foucault, p. 224.
10 Marika Surace, “Dalla sorveglianza moderna alla New Surveillance: il ruolo
La
delle tecnologie informatiche nei nuovi metodi di controllo sociale”, in
Rivista – ADIR - L’altro diritto, Pisa, 2005.
11 Gary T. Marx, “The Surveillance Society: The Threat of the 1984-Style
The Futurist,
Techniques”, in Bethesda (USA), giugno 1985.
9
profondità nelle aree fsiche, sociali e personali degli individui.
«Today’s surveillance technology […] hears whispers and
penetrates walls, windows, clouds, and darkness». 12
Egli afferma, senza lasciare spazio a grandi interpretazioni, che
«con la tecnologia informatica, una delle barriere fnali che
impedivano il controllo totale si sta sgretolando: (poiché adesso
c’è la possibilità di) recuperare, aggregare e analizzare grandi
quantità di dati». Allora, conclude l’autore, il compito di una
«to guard against
società che vuole mantenere la libertà, è
manipulation» , proteggersi dalla manipolazione.
13
È proprio in tale articolo che compare per la prima volta il
Surveillance Society
concetto di – società della sorveglianza.
Una società in cui, rispetto a quella moderna del Diciannovesimo
secolo, non è solo lo Stato a raccogliere informazioni personali
per amministrare la nazione, ma anche tanti altri soggetti, come
le aziende commerciali, le agenzie e le organizzazioni. Una
società in cui la sorveglianza non ha più solo uno scopo di
disciplina e sicurezza, ma anche di manipolazione delle
preferenze, delle opinioni, e delle interazioni sociali. La nostra
società.
La società del controllo, così chiamata per la prima volta dal
Poscritto sulle società di
flosofo Gilles Deleuze nel saggio
controllo 14 , che per l’autore va a sostituire le società disciplinari
Sorvegliare e
di Foucault - le quali, a loro volta, per l’autore di
punire, hanno sostituito le società della sovranità.
Quindi, in sostanza, cosa possiamo dedurre da questo
ragionamento sull’evoluzione del “ruolo” della sorveglianza,
dall’epoca moderna ad oggi? Il fatto che una qualche forma di
controllo all’interno delle società c’è sempre stata, ma, poiché il
ibidem. “La tecnologia di sorveglianza odierna sente sussurri e penetra
12
muri, fnestre, nuvole e oscurità”.
ibidem
13 Poscritto sulle società di controllo Pourparler,
14 Gilles Deleuze, in New York,
Columbia University Press, 1990. 10
mondo si evolve e si trasforma, il modo in cui il controllo viene
esercitato all’interno delle società cambia con esso: se prima la
sorveglianza si
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