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Corso di Laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali

SESSUALITA’, POTERE E SGUARDO: BELLA BAXTER TRA

AUTODETERMINAZIONE E NARRAZIONE PATRIARCALE

Relatrice: prof.ssa Nicoletta Vallorani

Elaborato Finale di: Ludovica Francesca Denami

Matr. 992638

Anno Accademico 2023-2024

INDICE

INTRODUZIONE ……………………………………………………………………...3

CAPITOLO 1. LA SESSUALIZZAZIONE DEL CORPO FEMMINILE IN POOR

THINGS! DI ALASDAIR GRAY .......................................................................... 6

1.1 La condizione delle donne vittoriane: tra sfera domestica e

oppressione sociale ...................................................................................... 7

1.2 Alasdair Gray e Poor Things!: creare la vita, creare una donna ..... 14

1.3 Bella Baxter: donna vittoriana o icona moderna? ............................ 19

CAPITOLO 2. DAL ROMANZO AGLI OSCAR: L’ADATTAMENTO

CINEMATOGRAFICO DI YORGOS LANTHIMOS ........................................... 30

2.1 Il film ..................................................................................................... 30

2.2 Le differenze con il romanzo .............................................................. 37

2.3 La ricezione del pubblico: tra consenso e critiche ........................... 42

CAPITOLO 3. LIBERARE IL CORPO FEMMINILE ......................................... 50

3.1 Sex-work: tra stigmatizzazione e lotta femminista ............................. 50

3.2 La rappresentazione del corpo femminile sul grande schermo: il

Male Gaze, la sessualizzazione e la mostruosità femminile .................... 63

BIBLIOGRAFIA ............................................................................................... 76

2

INTRODUZIONE

Questa tesi si propone di analizzare il tema della sessualità, del potere e

dello sguardo maschile (Male Gaze) nel romanzo Poor Things! di Alasdair Gray

e nel suo adattamento cinematografico diretto da Yorgos Lanthimos, con

particolare attenzione alla figura di Bella Baxter. La domanda di ricerca centrale

che guida questo lavoro è: in che modo Bella Baxter, attraverso la sua sessualità

libera e la rappresentazione mostruosa del suo corpo, si muove tra

autodeterminazione e narrazione patriarcale; e come il tema del sex-work

emerge come elemento di resistenza e di critica sociale all’interno di essa?

Attraverso questa indagine, si intende analizzare in che modo il corpo

femminile possa trasformarsi in un terreno di confronto e negoziazione per le

dinamiche di potere e controllo sociale, ma anche in uno strumento di

emancipazione. In particolare, l’attenzione si focalizza sulla rappresentazione del

sex-work come possibile atto di resistenza e ridefinizione identitaria. Bella Baxter,

in questo contesto, emerge come una figura emblematica che sfida i ruoli

tradizionali imposti dalla società, ridefinendo la propria identità attraverso

l’esercizio di una sessualità libera e consapevole e il rifiuto delle convenzioni

tipiche dell’epoca vittoriana. Un elemento centrale della sua autodeterminazione

è rappresentato dalla scelta di svolgere il lavoro di sex-worker, un tema che la

tesi esplora interrogandosi sulla possibilità che tale pratica possa o meno

configurarsi come una forma di empowerment femminile.

La scelta di questo argomento è motivata dalla rilevanza contemporanea

delle questioni legate alla sessualità e alla rappresentazione del corpo femminile

nella letteratura e nel cinema. Poor Things! offre una prospettiva unica e

interessante su queste tematiche, combinando elementi di fantascienza, satira

sociale e critica femminista. In particolare, il personaggio di Bella Baxter, con la

sua sessualità esplicita e il suo percorso di auto scoperta all’interno del contesto

vittoriano che abita, si configura come un caso di studio ideale per esaminare le

tensioni tra il desiderio di autonomia individuale e le strutture patriarcali che

mirano a controllare il corpo e l’identità femminile.

3

Le principali opere analizzate – il romanzo Poor Things! di Alasdair Gray

e l’omonimo film di Yorgos Lanthimos – sono esaminate attraverso un approccio

interdisciplinare che include gli studi di genere, la teoria femminista e la critica

cinematografica e che tiene conto del contesto storico, sociale e culturale in cui

le opere sono state prodotte e recepite dal pubblico. L’analisi del romanzo di Gray

è sostenuta da un approfondimento sul contesto vittoriano, con particolare focus

sulla condizione femminile, sull’ideologia delle sfere separate di Marsh e sulla

figura della New Woman. Il background teorico include il saggio di Laura Mulvey

sullo sguardo maschile nel cinema, le opere di Juno Mac e Molly Smith e Melissa

Gira Grant sul sex-work, le teorie di Barbara Creed sul corpo femminile

mostruoso e gli studi di Chiara Volpato sull’oggettificazione.

La tesi è strutturata in tre capitoli. Il primo capitolo esplora la condizione

delle donne vittoriane nella storia e analizza come la figura di Bella Baxter si

inserisca in questo contesto, ricalcando le orme della New Woman del XIX

secolo. Il secondo capitolo si concentra sull'adattamento cinematografico di

Lanthimos, analizzando le sue scelte registiche e le principali differenze con il

romanzo, in particolare nella rappresentazione del corpo di Bella e della sua

sessualità esplicita. Infine, il terzo capitolo affronta il sex-work come spazio di

potere e oppressione, esaminando le diverse posizioni teoriche femministe e il

modo in cui la sessualità femminile venga costruita e percepita nella società

contemporanea. La discussione si estende alla rappresentazione del corpo

femminile nel cinema, in particolare al ruolo del Male Gaze e al concetto di

mostruosità femminile di Creed, secondo cui le donne verrebbero ritratte come

oggetti di desiderio e paura nella narrazione patriarcale contemporanea.

Lo studio condotto ha evidenziato come la sessualizzazione del corpo

femminile e il dibattito sulla sua rappresentazione siano questioni centrali nella

letteratura, nel cinema e nel discorso femminista contemporaneo. Attraverso

l’analisi di Poor Things! di Alasdair Gray e del suo adattamento cinematografico,

è emerso come il corpo femminile sia storicamente soggetto a una narrazione

imposta, che oscilla tra oggettificazione e autodeterminazione. Bella Baxter

incarna questa ambivalenza: il suo percorso di scoperta e affermazione sessuale,

pur venendo percepito come eccessivo e provocatorio, è in realtà una forma

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radicale di riappropriazione del proprio desiderio e della propria identità. Il

romanzo e il film, pur con approcci differenti, mettono in discussione il concetto

di femminilità codificata e imposta, interrogandosi su cosa significhi essere libere

in una società che tende a disciplinare il corpo femminile attraverso il controllo

morale e politico. Parallelamente, il dibattito sul sex-work ha rivelato la difficoltà

di collocare questa pratica all’interno di una dicotomia rigida tra emancipazione

e sfruttamento. La letteratura femminista analizzata mostra come il sex-work

possa essere allo stesso tempo una strategia di sopravvivenza, una forma di

empowerment o il risultato di strutture oppressive che lasciano alle donne ben

poche alternative. Il sex-work non può essere compreso se ridotto a una

categoria univoca, poiché la sua natura è profondamente intersezionale e legata

a dinamiche economiche, sociali e culturali. Inoltre, la rappresentazione delle

sex-workers è spesso modellata da pregiudizi e stereotipi che ne oscurano la

complessità, negando la possibilità di un discorso autonomo su ciò che significa

svolgere questo lavoro. Il filo conduttore che attraversa i temi trattati è la

questione della libertà femminile e della possibilità, per le donne, di riappropriarsi

della propria narrazione. Se Bella Baxter sfida le norme vittoriane attraverso il

suo desiderio di esplorazione e indipendenza, le sex-workers lottano per il

riconoscimento del proprio lavoro e per la legittimazione delle proprie scelte. In

entrambi i casi, emerge una tensione tra il controllo patriarcale sul corpo

femminile e la volontà di sovvertire i paradigmi imposti.

Questa analisi ha mostrato come la sessualità femminile sia un campo di

battaglia ideologico, in cui il concetto di potere è fluido e in continua ridefinizione.

Il sex-work, come il percorso di Bella, è uno spazio in cui il corpo può essere sia

mercificato che liberato, a seconda del contesto e dell’interpretazione adottata.

Superare le dicotomie tra vittima e agente, tra oggetto e soggetto, è essenziale

per comprendere come la sessualità possa essere sia un luogo di oppressione

che uno strumento di resistenza. 5

CAPITOLO 1. LA SESSUALIZZAZIONE DEL CORPO FEMMINILE

IN POOR THINGS! DI ALASDAIR GRAY

Madre e figlia di sé stessa: è Bella Baxter la protagonista del romanzo di

Alasdair Gray, Poor Things! (1992). Simbolo di trasformazione personale e

sociale, Bella è una donna che incarna le contraddizioni e le possibilità della

modernità. Attraverso di lei, Gray esplora le complessità della condizione umana,

intrecciando temi di scienza, classe, emancipazione sessuale e identità

individuale in una narrazione dallo sfondo gotico che sfida i confini tradizionali del

romanzo vittoriano (Whiteford, 1997, p. 8).

La sessualizzazione del corpo femminile è da tempo una questione

controversa all’interno del dibattito femminista, sollevando interrogativi

sull'agency, sull'autonomia e sulla mercificazione delle donne nelle società

patriarcali. Il dibattito si basa su un binomio che vede, da una parte, l’auto-

sessualizzazione come una forma di empowerment, che permetterebbe alle

donne di riappropriarsi della propria identità e del proprio potere; mentre dall’altra

sarebbe considerabile come una manifestazione di sfruttamento sistemico, che

perpetuerebbe le disuguaglianze di genere e ridurrebbe le donne a oggetto

simbolo del desiderio maschile. Queste domande sono particolarmente rilevanti

nel contesto del sex-work, dove i confini tra scelta e coercizione, empowerment

e sfruttamento, sono spesso sfumati. La tesi esplora queste problematiche

complesse attraverso l’analisi di Poor Things! (1992) di Alasdair Gray e

dell'adattamento cinematografico di Yorgos Lanthimos Poor Things! (2023),

esaminando come queste opere rappresentino la sessualizzazione del corpo

femminile e l'etica del lavoro sessuale. Analizzando il personaggio di Bella Baxter

– una donna riportata in vita attraverso esperimenti scientifici – questa tesi indaga

la tensione tra empowerment e sfruttamento, chiedendosi se il sex-work possa

davvero essere una scelta in una società patriarcale.

Nel corso della mia ricerca, mi sono interrogata sulle modalità attraverso

le quali Alasdair Gray abbia scelto di rappresentare la sessualizzazione del corpo

femminile e l’etica del sex-work all’interno del contesto della società vittoriana.

Tale riflessione è stata condotta, in particolare, attraverso la lente del suo

orientamento politico socialista, un aspetto che verrà approfondito nel corso dello

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studio. Successivamente ho analizzato come Yorgos Lanthimos abbia rielaborato

e reinterpretato tali tematiche per un pubblico contemporaneo. Questa rilettura

moderna solleva interrogativi significativi riguardo agli atteggiamenti odierni verso

il genere e la sessualità, offrendo spunti di riflessione critica sulle continuità e le

discontinuità tra le due epoche.

Per rispondere a queste domande partirò da un’analisi testuale, attraverso

la lettura approfondita del romanzo e la visione del film. L’analisi critica verrà

supportata da una serie di testi teorici di stampo femminista riguardo le

problematiche legate all’oggettivazione femminile (Volpato, 2011) e agli standard

imposti alle donne (Wolf, 2002), oltre che da testi che riportano le testimonianze

di alcune sex-workers forniteci da Melissa Grant (Grant, 2014) e Juno Mac e Molly

Smith (Mac, Smith, 2018). Metterò così a confronto le narrazioni che vedono il

sex-work come una scelta autonoma ed empowering con quelle che lo

interpretano come il risultato di dinamiche economiche e sociali oppressive.

Analizzerò il dibattito accademico e femminista sul tema, evidenziando come il

sex-work si collochi tra autodeterminazione e sfruttamento, e quali siano le sue

implicazioni nel contesto socioculturale contemporaneo. Il discorso sarà

supportato da una ricerca contestuale che farà particolare riferimento al ruolo

delle donne in epoca vittoriana (Abrams, 2001) e all’ideologia delle sfere separate

(Marsh, 2001). Mi soffermerò sulla figura della New Woman, (Corelli, 2009) una

tipologia di donna nuova e controversa, in parte incarnata anche dalla

protagonista di Poor Things! (1992).

1.1 La condizione delle donne vittoriane: tra sfera domestica e

oppressione sociale

Il termine “vittoriano” fu usato alla fine del XIX secolo per riferirsi alla vita

inglese durante il regno della regina Vittoria (1837-1901) (Hellerstein, Erna et al,

1981, p. 1).In questo periodo, il posto di una donna era considerato la casa. La

donna vittoriana ideale doveva essere virtuosa, pia, rispettabile e devota al marito

e a Dio (Abrams, 2001). Con la rivoluzione industriale, si diffuse l'ideologia delle

‘sfere separate’: rinforzata da filosofi sociali come Auguste Comte, Arthur

Schopenhauer, Herbert Spencer, Pierre-Joseph Proudhon e John Ruskin;

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secondo questa prospettiva, gli uomini erano percepiti come competitori nel

contesto economico, mentre alle donne veniva attribuito un ruolo dualistico: da

un lato, esse erano relegate a una funzione ornamentale, assimilabile a oggetti

di ostentazione sociale; dall’altro, erano investite della responsabilità di custodi

spirituali delle anime immortali degli uomini. A partire dal 1860, alla costruzione

sociale si aggiunse la teoria darwiniana della "sopravvivenza del più adatto", che

conferiva una dimensione pseudo-scientifica e poneva gli uomini più in alto sulla

scala evolutiva (Marsh, 2001). Questo modello sociale relegava le donne a un

ruolo domestico, idealizzando la maternità come affermazione della loro identità

e realizzazione personale (Abrams, 2001, p. 3). Tuttavia, questa idealizzazione

nascondeva una realtà di oppressione e disuguaglianza. Le donne della classe

operaia, per esempio, erano spesso costrette a conciliare il lavoro fuori casa con

le responsabilità domestiche, venendo etichettate come negligenti quando non

riuscivano a soddisfare entrambe le esigenze (Abrams, 2001, p. 3). In questo

contesto, il corpo femminile era strettamente legato all'ambiente domestico,

modellato da abiti che ne enfatizzavano fianchi, glutei e seni attraverso l'uso di

corsetti, crinoline e gonne a cerchio. Questo corpo sessualizzato sottolineava la

separazione della donna dal mondo del lavoro, rendendola simbolo vivente della

propria funzione sociale di madre e moglie (Abrams, 2001, p. 3). Le ragazze

solitamente si sposavano tra i 20 e i 25 anni. Tipicamente, lo sposo era più grande

di cinque anni. Non solo questo rafforzava la gerarchia "naturale" tra i sessi, ma

aveva anche un senso economico. Un giovane doveva dimostrare di guadagnare

abbastanza per mantenere una moglie ed eventuali figli prima che il padre della

ragazza desse il suo consenso. Se un giovane era particolarmente pio poteva

riuscire a rimanere casto fino al matrimonio, molti giovani uomini tuttavia

ricorrevano a prostitute. Tutte le principali città avevano quartieri a luci rosse dove

era facile trovare una donna per comprare sesso. Le giovani, invece, non

avevano altra scelta che rimanere caste fino al matrimonio e non potevano

nemmeno parlare con gli uomini a meno che non fosse presente una donna

sposata che fungesse da chaperon (Hughes, 2014).

Libri come il Book of Household Management (1861) di Mrs Beeton

vennero pubblicati e rimasero un bestseller per oltre 50 anni; contenevano

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consigli su come diventare la perfetta casalinga e su come creare un ambiente

domestico che fosse un rifugio accogliente per l’uomo di casa. Le donne della

classe media che, a metà secolo, partorivano ormai ‘confinate’ all’interno della

casa, raggiungevano la vera femminilità se rispondevano emotivamente ai loro

bambini e si legavano a loro attraverso l’allattamento e la costante presenza. Per

una donna, non diventare madre significava essere etichettata come inadeguata,

fallita o in qualche modo anormale. Nelle nuove città industriali come Manchester,

Bradford e Glasgow, i tassi di mortalità infantile erano elevati e la responsabilità

veniva attribuita interamente alle madri: si riteneva che le morti infantili potessero

essere prevenute se le madri indigenti allattavano al seno i loro bambini e

venivano istruite sulla cura neonatale. In realtà, l’alto tasso di mortalità infantile

nelle città industriali era dovuto tanto alla scarsa igiene, all’acqua contaminata, al

sovraffollamento e alla diffusione delle malattie, quanto ai metodi materni, ma

questi erano problemi più difficili da risolvere. Tuttavia, l’ideale della vera

maternità imponeva alle donne di essere costantemente presenti per i loro figli –

implicava un impegno totale alla vita domestica e veniva quindi visto come

incompatibile con le esigenze del mercato del lavoro (Abrams, 2001).

Oltre all’industrializzazione, anche i cambiamenti demografici

influenzarono profondamente la vita delle donne. L’aspettativa di vita aumentò

significativamente tra il 1800 e il 1900 e la crescita delle istituzioni democratiche,

dalle quali le donne erano escluse, contribuì paradossalmente a politicizzarl

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lud0den di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Vallorani Nicoletta.
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