Dipartimento di
LINGUE, LETTERATURE E CULTURE STRANIERE
Corso di laurea in
Lingue e letterature straniere moderne
Classe n. L-11
Maternità e sessualità in Balún Canán di
Rosario Castellanos
Candidato: Relatore:
Giulia MANGILI Chiar.mo Prof. Erminio Corti
Matricola n. 1058451
Anno Accademico
2022/2023 Si mañana no te contesto las llamadas, mamá.
Si no te digo que voy a cenar. Si mañana, mami, no aparece el taxi.
Tal vez estoy envuelta en las sábanas de un hotel,
en una carretera o una bolsa negra. (Mara, Micaela, Majo, Mariana).
Tal vez estoy en una maleta o me perdí en la playa (Emily, Shirley).
No te asustes, mamá, si ves que me apuñalaron (Luz Marina).
No grites cuando veas que me arrastraron (Arlette).
Mamita, no llores si te enteras que me empalaron (Lucía).
Te dirán que fui yo, que no grité, que fue mi ropa, el alcohol en mi sangre.
Te dirán que fue la hora, que estaba sola.
Que mi ex el psicópata tenía motivos, que yo fui infiel, que fui puta.
Te dirán que viví, mamá, que me atreví a volar muy alto en un mundo sin aire.
Te juro, mami, que morí peleando.
Te juro, viejita, que grité tan alto como volé.
Se va a acordar de mí, ma’, sabrá que fui yo quién lo jodió
cuando me vea en el rostro de todas las que le van a gritar mi nombre.
Porque sé, mamá, que no vas a parar.
Pero, por lo que más quieras, no ates a mi hermana.
No encierres a mis primas, no prives a tus sobrinas.
No es su culpa, mamá, tampoco fue mía.
Son ellos, siempre serán ellos.
Lucha por sus alas, por las que me cortaron.
Lucha para que sean libres y vuelen más alto que yo.
Pelea para que griten más fuerte que yo.
Que vivan sin miedo, mamá, tal como viví yo.
Mamita, no llores mis cenizas.
Si mañana soy yo, mamá,
si mañana no vuelvo, destrúyelo todo.
Si mañana me toca, quiero ser la última.
Cristina Torres Cáceres
INDICE
INTRODUZIONE …………………………….……………………….………. 1
1. INTRODUZIONE ALL’AUTRICE E ALL’OPERA ………….………….. 3
1.1 L’autrice ...…………………………………….……………………….……. 3
1.1.1. L’infanzia ……..………….…………………………………………….… 3
1.1.2. La carriera ……………..…………………………..………………….… 3
1.2. Balún-Canán: caratteristiche generali dell’opera …………………………. 4
1.2.1. Genesi, ispirazione e temi ………………………….……………...…….. 4
1.2.2. Trama e personaggi principali …………………….……………………. 6
1.2.2.1. La bambina ………………………...…………….……………………. 7
1.2.2.2. César Argüello …………………………………..………………….…. 8
1.2.2.3. Zoraida Solís …………………………………….….…………………. 9
1.2.2.4. La Tata ………………………………………….…..……………...…. 10
1.2.2.5. Le cugine Argüello …………………………….…………………...…. 11
1.2.2.6. Ernesto ...………………………………………..…..…...……………. 12
1.2.3. Narrazione e struttura ………….……………….……...………………. 12
1.2.4. La questione autobiografica …………………….…...…………………. 13
1.2.5. La questione dell’oralità ………………..………………………………. 14
1.2.6. Riferimenti alla tradizione indigena ……….…………………..……….. 15
1.2.6.1. Spiegazione e significato del titolo ………………....……………...…. 15
1.2.6.2. Epigrafi e libri preispanici ……………………….…………..….…….16
1.2.6.3. Vocaboli provenienti dalla cultura indigena e aspetto linguistico ….... 17
2. CONTESTO STORICO, SOCIALE E LETTERARIO ………..…….… 19
2.1. Contesto storico ………………………………………………..…………. 19
2.1.1. Il porfiriato …………………………………………...………………… 19
2.1.1.1. Dal Porfiriato alla Rivoluzione ……………………………...……….. 21
2.1.2. La Rivoluzione Messicana (1910-1928) ………………………………... 22
2.1.2.1. La Rivoluzione Maderista (1910-1911) …………..……...…………… 22
2.1.2.2. La fase della Guerra Civile e le due fazioni ………………………….. 23
2.1.2.3. Il ritorno all’ordine …………………………………………………… 23
2.1.3. Tra la Rivoluzione e il Cardenismo: i mandati di Portes Gil, Ortiz Rubio e
Rodríguez ……………………………………………………………………… 24
2.1.4. Il mandato di Lázaro Cárdenas del Río (1934-1940) ………………...… 25
2.1.4.1. La Riforma Agraria …………………………………...……………… 26
2.2. Contesto sociale ………………………………………...………………… 27
2.2.1. Le haciendas e i loro attori sociali …………………………………...… 27
2.2.2. La condizione femminile …………………………………………….….. 28
2.2.3. Gli indios: cultura e integrazione ………………………………………. 29
2.3. Contesto letterario ………………………………………………………… 30
2.3.1. La “Novela de la Revolución” ……………………………………….… 30
2.3.2. La “Novela Indigenista” ………………………………………..……… 31
3. “DEBE HABER OTRO MODO DE SER HUMANO Y LIBRE”:
MATERNITÀ E SESSUALITÀ IN BALÚN CANÁN ………………..…… 35
3.1. Maternità e differenze nel rapporto con i figli in base al loro genere ......… 35
3.1.1. La maternità di Zoraida …………………………………………....…… 36
3.1.2. Il rapporto con Mario ………………………………………………..…. 37
3.1.3. Il rapporto con la figlia femmina …………………………...……….….. 38
3.2. La Tata: una visione diversa di maternità ………………………………… 39
3.2.1. La Tata come madre sostitutiva: una “posibilidad de diálogo”? .……... 39
3.2.1.1. La trasmissione della cultura indigena …………………………......... 40
3.3. Donne non conformi ed emarginate: la ricerca di “otro modo de ser humano
y libre” ………………………………………………………………………… 41
3.3.1. Le cugine Argüello ………....…………………………………………… 41
3.3.1.1. Francisca: la mascolinizzazione della donna …….…………….…….. 42
3.3.1.2. Matilde: aborto, “ser” e (auto)colpevolizzazione ………….………… 43
3.3.2. Juana: “la estéril” ……………………………..……………………….. 46
3.4. Doppi standard nell’esperienza della sessualità ………………….………. 48
3.4.1. Sessualità coniugale ed extraconiugale ……………………………….... 48
3.4.2. Abusi nei confronti delle donne indigene …………………………..…… 49
CONCLUSIONI …………………………………………………………….... 51
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA …………………………...…………….. 53
INTRODUZIONE
In questa prova finale, in particolare nell’ultimo capitolo, si è cercato di rispondere
alle seguenti domande: in che modo alcuni personaggi femminili in Balún Canán
di Rosario Castellanos vivono maternità e sessualità rispetto al sistema patriarcale
in cui sono inevitabilmente immersi e in base a quali criteri sono considerati non
conformi al suddetto. Infine, come agiscono - volontariamente o non - per rompere
questi schemi e quali sono le conseguenze di questa loro ribellione al sistema.
Nel primo capitolo viene fornita un’introduzione generale dell’autrice e dell’opera,
soffermandosi sulla complicata definizione di quest’ultima, in quanto pseudo-
autobiografica. Castellanos inserisce sapientemente coincidenze biografiche che
testimoniano il malessere della sua vita, adeguandole però al contesto e ai
personaggi: la noncuranza dei genitori nei suoi confronti, la predilezione per il
figlio maschio, la pressione sociale che la spinge ad adeguarsi ai canoni di
maternità e obbedienza voluti per le donne. Di vitale importanza anche
l’esaltazione della cultura indigena e della sua oralità, da sempre apprezzata e
vissuta in prima persona dall’autrice, nonché la questione della narrazione,
compiuta per due terzi dalla bambina protagonista, alter-ego dell’autrice stessa.
Il secondo capitolo è invece dedicato al contesto storico, sociale e letterario, con
particolare focalizzazione su due attori sociali egualmente emarginati nel Messico
della prima metà del Novecento: donne e indigeni.
Nel terzo capitolo infine, si analizzano nel dettaglio tutte le sfaccettature dei
personaggi femminili selezionati che in qualche modo dimostrano la loro non
conformità al sistema patriarcale: donne nubili, sterili, mascoline, poco inclini alla
maternità o che ci forniscono una diversa interpretazione di maternità. Sono state
anche presentate le conseguenze della violenza sessuale sulle donne indigene e i
vari scenari che questo fenomeno poteva causare nel contesto del rancho
messicano. 1
2
1. INTRODUZIONE ALL’AUTRICE E ALL’OPERA
1.1. L’autrice
1.1.1. L’infanzia
Rosario Castellanos nasce a Città del Messico il 25 maggio 1925.
Primogenita di un infelice matrimonio combinato tra Adriana Figueroa
e César Castellanos, vive all’ombra del fratello minore Benjamín, nato
con il privilegio di essere maschio e perciò meritevole di tutte le
attenzioni dei genitori. Qualche anno dopo, i Castellanos fanno ritorno
a Comitán, luogo d’origine della famiglia, e vi rimangono fino al 1941,
quando la Riforma Agraria del governo cardenista toglie loro i
possedimenti e li obbliga a tornare a Città del Messico. Nel 1933 si
verifica un evento tragico, ma essenziale per la genesi di Balún-Canán,
che quindi va raccontato con precisione. Durante una seduta spiritica,
Adriana e un’amica ricevono una spiacevole rivelazione: uno dei due
bambini morirà prematuramente per volere degli stregoni di Chactajal
(dove si trova il latifondo dei Castellanos). Immediatamente Adriana
esprime la sua preoccupazione pronunciando queste esatte parole: “Ma
non il maschio, vero?”. Esse rimangono impresse nella mente di
Rosario che, all’età di otto anni, assiste alla morte del fratello, colpito
da un’appendicite fulminante. Da questo momento, il senso di colpa
per essere la figlia femmina sopravvissuta e non voluta si farà spazio
nella sua vita e nelle sue opere, alimentato da sentimenti di morte e
inferiorità:
Rosario appare già come un essere schivo e solitario. Si sente brutta,
rifiutata, impossibilitata a realizzarsi come donna, incapace di
raggiungere l’amore. […] La morte è la sua ossessione, l’inferiorità la
sua realtà: è una femmina. Il mondo è prerogativa degli uomini vincenti,
(Rodríguez
forti, aggressivi, maschi. Lo scetticismo la opprime.
Amaya, 1993: 261)
1.1.2. La carriera
Nonostante la perdita prima del fratello e poi dei genitori nel 1948,
Rosario si dimostra sin da giovane una promettente studentessa nonché
3
scrittrice: nel 1948 pubblica la sua prima raccolta di poesie Trayectoria
de polvo e nel 1950 consegue il dottorato in Filosofia con una tesi dal
titolo Sobre cultura femenina. Dal 1953 ottiene diverse cattedre
universitarie e nel 1971 diventa, - fino alla sua morte -, ambasciatrice
del Messico in Israele. Nelle sue pubblicazioni, sia liriche che in prosa,
l’autrice mescola alle storie di donne e indigeni sottomessi la sua
instabilità emotiva:
Su questi elementi generali si articola tutta la poetica di Rosario
Castellanos: l’infanzia e l’adolescenza solitarie trascorse nella regione
di Chiapas, la crudeltà del mondo circostante, la condizione duale degli
indigeni, il mondo ipocrita e superiore di bianchi e ladinos, il ritorno
alla propria regione natale, l’inferiorità di essere donna, la continua
disillusione amorosa, il contrasto maschio/femmina, il viaggio
interiore: tutte muse che si tramutano nei demoni adottati dalla scrittrice
(Rodríguez Amaya,
come obiettivi da esorcizzare con la creatività.
1993: 262)
Tra le sue più importanti opere narrative, oltre Balún-Canán,
ricordiamo: Oficio de Tinieblas (1960), Poesía no eres tú (1971),
Mujer que sabe latín (1973) e le tre opere teatrali Salomé, Judith
(1959) e la postuma El eterno femenino (1976).
Durante la sua tormentata vita, plasmata da concrete esperienze a
contatto con la cultura indigena, si impegna per la sua promozione e
diffusione collaborando con l’Istituto di Scienze e Arti di Tuxtla
Gutiérrez e l’Istituto Nazionale Indigenista.
Rosario muore folgorata a Tel Aviv il 7 agosto 1974, accidentalmente
o forse, come sospettato da molti, volontariamente (Rodríguez Amaya,
1993).
1.2. Balún-Canán: caratteristiche generali dell’opera
1.2.1. Genesi, ispirazione e temi
Un’anticipazione dei temi trattati nell’opera è data dalla stessa autrice
quando, nel 1950, pubblica sulla rivista America il racconto “Primera
Revelación”, un “doloroso, lacerante e crudo documento-finzione
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