Università del Salento
Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali
Corso di Laurea Triennale in Scienze e Tecnologie per l'Ambiente
Tesi di laurea in geografia fisica e geomorfologia
La pericolosità idrogeologica nel comune di Copertino (Provincia di Lecce)
Relatore: Ch.mo Prof. Paolo Sansò
Laureando: Egidio Tondo
Anno Accademico 2022 - 2023
Indice
- Riassunto 4
- Abstract 5
- Introduzione 6
- 1. Lineamenti del clima regionale 7
- 2. Il paesaggio carsico del Salento 9
- 3. I reticoli endoreici del Salento 13
- 4. Caratterizzazione delle forme carsiche denominate vore 21
- 4.1 Classificazione delle vore 21
- 5. Condizionamenti alla rete idrografica e agli inghiottitoi 24
- 6. Caratteristiche geologiche, idrogeologiche e morfologiche del territorio di Copertino 26
- 7. Inghiottitoi carsici ricadenti nel comune di Copertino 35
- 8. Allagamenti nel comune di Copertino 37
- 9. Pericolosità idrogeologica nel territorio comunale di Copertino 39
- 10. Piano di assetto idrogeologico (P.A.I) 40
- 10.1 Modelli d’intervento 42
- Conclusioni 45
- Bibliografia 46
- Siti internet 48
- Ringraziamenti 49
Riassunto
Il territorio di Copertino è situato nella parte occidentale della Penisola salentina in Provincia di Lecce (Puglia). Il locale paesaggio fisico è caratterizzato dalla presenza di basse dorsali morfostrutturali, su cui affiorano le rocce più antiche, delimitate da strette depressioni morfotettoniche in corrispondenza delle quali affiorano unità litostratigrafiche più recenti; l’area urbana di Copertino ricade proprio in una di queste depressioni.
La serie geologica affiorante è rappresentata da diverse unità ascrivibili ad un intervallo temporale compreso tra il Cretaceo Superiore e il Pleistocene Medio: Calcari di Altamura (Cretaceo sup.), Formazione di Galatone (Oligocene sup.), Formazione di Lecce (Oligocene sup.), Calcareniti di Gravina (Pleistocene inf.) e Depositi Marini Terrazzati (Pleistocene medio-sup.).
Il centro urbano di Copertino è stato interessato negli ultimi decenni da una serie di estesi allagamenti. L’8 Novembre 1949, in seguito a piogge torrenziali, si verificarono estesi allagamenti e qualche crollo mentre in data 30 Gennaio 1954 vi furono danni in alcuni punti particolarmente gravi nel territorio compreso tra Copertino e Leverano. Altri eventi registrati nello stesso Comune riguardano danni a fabbricati rurali. A Lecce e nei centri vicini, il 25 Novembre del 1957 la pioggia caduta tutta la notte, causò estesi allagamenti; nuovi eventi si verificarono tra il 5 e il 6 Marzo del 1969, il 31 Marzo del 1973, 23 settembre 1974, dal 17 al 19 Novembre del 1976. Da segnalare, infine gli episodi del 14 Agosto 1995, del 13 Novembre 2004 e del 2 Novembre 2010.
In causa di questi frequenti fenomeni di allagamento l’area urbana di Copertino è stata individuata dall’Autorità di Bacino della Regione Puglia (AdB) con Deliberazione del Comitato Istituzionale n. 74 del 27/12/2007, come un’area ad elevata pericolosità idraulica (AP). D’altra parte, l’Amministrazione Comunale ha predisposto nel 2007 il Piano di Protezione Civile Comunale al fine di prevenire e mitigare gli effetti dei futuri eventi meteorici intensi.
Abstract
The Copertino’s territory, Province of Lecce in Puglia, is located in the western part of the Salento’s Peninsula. The local physical landscape is characterized by the presence of low morphostructural ridges, on which the oldest rocks outcrop, delimited by narrow morphotectonic depressions in correspondence with which more recent lithostratigraphic units emerge; the urban area of Copertino falls into one of these depressions.
The outcropping geological series is represented by several units attributable to a time interval between the Upper Cretaceous and the Middle Pleistocene: Altamura Limestones (Upper Cretaceous), Galatone Formation (Upper Oligocene), Lecce Formation (Upper Oligocene), Gravina Calcarenites (Lower Pleistocene) and Terraced Marine Deposits (Middle-Upper Pleistocene).
The urban centre of Copertino has been affected by a series of extensive floods in recent decades. On 8 November 1949, following torrential rains, there were extensive floods and some collapses, while on 30 January 1954 there was damage in some particularly serious places in the area between Copertino and Leverano. Other events recorded in the same municipality concern damage to rural buildings. On November 25, 1957, in Lecce and nearby towns, the rain that fell all night caused extensive flooding; New events occurred between 5 and 6 March 1969, 31 March 1973, 23 September 1974, and 17 and 19 November 1976. Finally, the episodes of August 14, 1995, November 13, 2004 and November 2, 2010 are worth mentioning. Due to these frequent flooding phenomena, the urban area of Copertino has been identified by the Basin Authority of the Puglia Region (AdB), which with Resolution of the Institutional Committee no. 74 of 27/12/2007 as an area of high hydraulic hazard (AP). On the other hand, in 2007 the Municipal Administration prepared the Municipal Civil Protection Plan in order to prevent and mitigate the effects of future intense weather events.
Introduzione
Il territorio di Copertino, ricadente nella provincia di Lecce (Puglia meridionale), è situato nella parte occidentale del Salento e si estende per 57,76 km2 (Fig.1). Il centro urbano dista 7 km da Lecce in direzione Sud-Ovest ed è posizionato a circa 37 m s.l.m. all’interno di una vasta e articolata depressione che comprende anche i centri urbani di Leverano e Veglie. Questa area depressa è drenata da numerosi inghiottitoi carsici che realizzano il trasferimento delle acque superficiali nel sottosuolo. Per questo l’area urbana di Copertino è stata interessata da numerosi episodi di alluvionamento a seguito di eventi meteorici intensi (Portaluri & Sansò, 2003).
Lo scopo del presente lavoro di tesi è quello di illustrare le particolari caratteristiche geologiche e geomorfologiche che determinano la presenza di una elevata pericolosità idraulica nel territorio di Copertino nonché di illustrare i principali eventi di allagamento verificatisi nel corso dell’ultimo secolo.
Il lavoro di tesi è stato sviluppato in diverse fasi. La prima fase è consistita nella raccolta del materiale bibliografico disponibile nella letteratura scientifica nazionale ed internazionale inerente le caratteristiche geologiche e geomorfologiche dell’area di studio. Nella seconda è stata eseguita l’analisi e la raccolta dei dati in bibliografia nonché del materiale illustrativo che integra il testo della tesi. La terza e ultima fase è consistita nella integrazione dei dati e nella stesura dell’elaborato di tesi. Fig.1 Ubicazione del territorio comunale di Copertino (Provincia di Lecce).
1. Lineamenti del clima regionale
Il Salento è una terra in cui le temperature sono miti e calde in estate, questo è dovuto, oltre alla sua posizione geografica, ad un vento caldo e umido chiamato Scirocco; essendo molto pianeggiante è interessato anche dal vento freddo e secco chiamato Tramontana.
I principali aspetti del clima della Puglia, e quelli della penisola salentina, sono stati oggetto di studi dettagliati (Bissanti 1968; Battista 1974 et Al. 1985). Secondo Bissanti (1968), l’autunno climatologico è la stagione in cui si rompe l’equilibrio barico estivo in gran parte del bacino del Mediterraneo; tale cambiamento, a volte repentino, avviene di norma nella seconda metà d’Ottobre. L’autunno è un periodo regolarmente piovoso e perturbato. A questa “rottura” di pressione, non corrisponde però un incremento della piovosità, poiché le piogge tendono ad aumentare già dalla seconda metà d’Agosto, a causa di temporali occasionali dovuti all’accumulo d’umidità e all’aumento d’instabilità che avvengono verso la fine dell’estate.
In Ottobre riprendono in pieno l’attività ciclonica e le conseguenti precipitazioni; in Puglia (Fig.2) le maggiori precipitazioni avvengono sul Gargano e sul Salento leccese Orientale, mentre le precipitazioni invernali sono particolarmente frequenti nei pressi di Presicce e di Minervino di Lecce. Fig.2 Il canale scolmatore di Porto Badisco poco dopo un evento meteorico intenso. (Fonte: Gianfreda et al., 2002)
Il Salento riscontra piogge medie annue di 700-710 mm; sebbene il versante adriatico riceva molta più pioggia (quasi 800 mm).
I valori percentuali dell’autunno sono massimi nell’estremità Sud-Est del Salento leccese e diminuiscono verso Nord-Ovest e soprattutto col crescere dell’altitudine. Secondo la classificazione di Mennella (1967) il clima della Penisola Salentina può essere definito di tipo adriatico meridionale; la classificazione di Thornthwaite (1948) vede il clima del Salento tipicamente mediterraneo, caratterizzato da un inverno non eccessivamente rigido, con 2 massimi di precipitazione di Novembre e Marzo, e da un lungo periodo secco estivo.
Fondamentale è l’intensa antropizzazione del territorio, che determina un elevato grado di aridità della regione tra le zone più povere del Mezzogiorno sotto il profilo delle risorse idriche. Nell’ambito della penisola si possono individuare almeno 2 subregioni con caratteri abbastanza differenti (Fig.3): il versante ionico con temperature annue più elevate e precipitazioni più basse, ed il versante adriatico che presenta caratteri esattamente opposti. Fig.3 Distribuzione delle precipitazioni medie mensili (colonne blu), temperature minime (linea blu) e massime (linea rossa) registrate presso la stazione meteorologica di Galatina nel periodo 1971-2000. (Fonte: Gianfeda et al., 2003)
2. Il paesaggio carsico del Salento
Il paesaggio carsico del Salento è caratterizzato dalla presenza di complesse forme non coeve, modellate nel corso di più fasi morfogenetiche che hanno originato delle superfici aventi caratteri morfologici peculiari. Tra il Cretaceo e l’Attuale sono stati modellati differenti tipi di paesaggi carsici, in quanto le modalità della carsogenesi sono state condizionate dal variare del clima e dell’assetto strutturale della regione.
Gli aspetti comuni a questi paesaggi carsici riguardano i seguenti punti:
- Sono per lo più paesaggi di “carso tabulare”;
- La potenza delle rocce carsificate è generalmente modesta, in genere non superiore a poche centinaia di m;
- Durante la fase morfogenetica la dinamica del processo carsico era regolata da una netta predominanza della dissoluzione (Fig.4) sugli altri agenti morfogenetici. Fig.4 Camino di dissoluzione carsica con sezione sul piano orizzontale a forma di 8. (Fonte: Leucci et al., 2005)
La fase morfogenetica responsabile del loro modellamento è conseguente all’emersione delle piattaforme carbonatiche di età Triassica-Cretacea avvenuta tra la fine del Cretaceo ed il Paleocene a causa dei movimenti connessi all’orogenesi alpina. Queste forme non sono sempre facilmente inquadrabili in uno schema cronologico; i dati raccolti in questi anni hanno permesso di riconoscere almeno 4 fasi morfogenetiche di tipo carsico succedutesi dalla fine del Cretaceo e responsabili del modellamento del paesaggio carsico (Selleri, 2003):
- Forme presenti sulle unità mioceniche e fossilizzate dalle trasgressioni Plioceniche;
- Forme modellate sulle Calcareniti di Gravina e fossilizzate dalle coperture marine del Pleistocene medio;
- Forme delle Calcareniti di Gravina di cripto carso;
- Forme del Pliocene superiore riferite a precise fasi morfogenetiche.
Tra le forme carsiche più significative ricordiamo: quelle tropicali modellate sui Calcari Cretacei (Cotecchia & Dell’Anna, 1959; Crescenti & Vighi, 1967, et Sansò, 1997), le grotte costiere che si aprono prevalentemente nei Calcari Cretacei e Paleogenici (Centenaro & Alii, 2003) (Fig. 5), le ventarole della Pietra Leccese, i campi di doline e gli imponenti fusi carsici delle calcareniti marnose del Pliocene medio-superiore, i campi di doline e i numerosi ed estesi sistemi carsici che si sviluppano in seno alle calcareniti del Pleistocene inferiore (Selleri & Alii, 2002), le piccole forme di criptocarso presenti sulle calcareniti del Pliocene superiore e del Pleistocene inferiore nei settori mediano ed orientale del Salento (Marsico & Selleri, 2003; Marsico et Alii, 2003). Fig.5 La grotta costiera della Zinzulusa si apre sul litorale orientale del Salento meridionale nei pressi di Castro. (Fonte: mywaytonever-land.com/grotte-nel-salento)
Le regioni grossomodo tabulari e poco elevate sul livello del mare sono state estesamente interessate da una carsificazione di tipo tropicale che può essersi sviluppata per buona parte del Terziario e che è stata interrotta localmente dalle estese trasgressioni Oligo-Mioceniche connesse probabilmente all’insieme di eventi indotti dalle prime fasi di formazione del Mediterraneo. La superficie carsificata modellata è stata estesamente fossilizzata nell’Oligocene e Miocene.
La seconda fase morfogenetica di tipo carsico che ha interessato la Penisola salentina si è verificata nel Pliocene. Tra le più importanti ricordiamo alcune cavità della Pietra leccese (Fig.6) riempite da brecce e conglomerati di probabile età Pliocenica costituiti da frammenti di dimensioni variabili di calcareniti laminitiche, clasti di Pietra leccese, noduli fosfatici, clasti di calcari e calcareniti oligoceniche, bioclasti, immersi in una matrice calcarenitica poco cementata di colore giallognolo. Fig.6 Cavità carsiche a forma di N di Cava Donno (Melpignano, Lecce). Le frecce indicano la posizione dei resti dell’Homo Sapiens, la linea bianca indica le sabbie argillose rossastre scure dell’Olocene, mentre la linea rossa indica le argille rosse del Pleistocene. (Fonte: Pandolfi et al., 2017)
La terza fase morfogenetica è databile tra la fine del Pleistocene inferiore e la prima parte del Pleistocene medio; si è verificata in coincidenza di una fase tettonica caratterizzata da una distensione ed ha dato forma ad un paesaggio contrassegnato da una notevole frequenza e sviluppo delle forme carsiche epigee ed ipogee, il modellamento di questo paesaggio probabilmente è stato condizionato da un livello di base più basso dell’attuale. Questo paesaggio carsico è stato estesamente fossilizzato durante il ciclo sedimentario dei Depositi Marini Terrazzati ed ha subito una parziale riesumazione probabilmente nel corso del Pleistocene superiore; le forme più espresse nel paesaggio carsico attuale sono riconducibili a questa fase morfogenetica.
La fase morfogenetica più recente nota è databile alla fine del Pleistocene medio (Marsico & Selleri, 2003; Marsico & Alii, 2003); questa si è verificata con modalità particolari ed ha dato forma ad un paesaggio diverso dal carso classico. Alla fine del Pleistocene medio su estesi settori della Puglia meridionale, dove affiorano le rocce porose e poco tenaci del Pliocene superiore e del Pleistocene inferiore, si sono originate al di sotto di coperture colluviali permeabili e non carbonatiche delle superfici di criptosoluzione poco evolute, caratterizzate dalla presenza quasi esclusiva di cavità a sviluppo verticale di forma subcilindrica denominate “Solution Pipes”. Lungo la fascia costiera adriatica queste superfici si sono impostate su terrazzi marini di abrasione di età quaternaria. Le superfici di cripto soluzione sono state estesamente scoperte dai processi erosivi lungo la fascia costiera adriatica, mentre nei settori interni della penisola sono esposte solo lungo trincee stradali e fronti di cava.
3. I reticoli endoreici del Salento
La Penisola Salentina presenta un reticolo esoreico poco sviluppato, costituito da alcuni impluvi naturali sfocianti in mare e canali artificiali realizzati per drenare le aree irrigue o per smaltire le acque accumulate in vore. Il canale Asso, che inizialmente defluiva naturalmente verso il recapito finale della voragine Colucce, è stato collegato con un canale deviatore a mare.
I reticoli sono poco gerarchizzati e a causa dell’elevata permeabilità dei litotipi affioranti, il loro deflusso a mare è molto limitato; essi infatti non sono presenti spesso all’imboccatura di un inghiottitoio carsico. Si rinviene di conseguenza un cospicuo numero di bacini delimitati completamente da spartiacque di esigua altitudine: si tratta di bacini endoreici che, in molti casi, data la presenza di coperture argillose anche di discreto spessore, danno origine a zone di allagamento.
Nel Salento sono presenti 8 aree endoreiche (Fig.7) con verso di deflusso omogeneo, separate da linee spartiacque poco evidenti sul terreno o da aree, coincidenti con estesi affioramenti di rocce carbonatiche, dove non esiste un drenaggio superficiale organizzato. Nel perimetro delle 8 aree esistono diversi reticoli che per lo più terminano in corrispondenza di inghiottitoi carsici. Fig.7 I reticoli endoreici del Salento raggruppati in 8 aree con verso di deflusso omogeneo. Inoltre sono riportate le posizioni dei principali inghiottitoi carsici. (Fonte: Sansò & Selleri, 2004)
I singoli bacini idrografici si sviluppano prevalentemente sulle unità non carbonatiche e poco permeabili...
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