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Rischio geotecnico Appunti scolastici Premium

Il file contiene la relazione sulla mappa di rischio geotecnico, appartenente al corso di geologia ambientale e dei materiali del Professor Giordano. Il documento contiene importanti nozioni quali: il rischio geotecnico (cavità sotterranee, frane, cedimento delle fondazioni), la geologia di... Vedi di più

Esame di Geologia ambientale e dei materiali docente Prof. G. Giordano

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ESTRATTO DOCUMENTO

Localizzazione zona CTR 374100

Si analizza ora più in dettaglio il territorio esaminato.

La zona analizzata comprende le seguenti aree:

Est del fiume Tevere: S. Paolo, Marconi, Ostiense, Garbatella, Aventino, Testaccio e la

" parte inferiore del centro storico (Circo Massimo, Colosseo, Colle Oppio, Palatino,

Celio, Campidoglio, P.za Venezia, Corso Vittorio Emanuele, P.za Navona, S. Maria

Maggiore)

Isola Tiberina

" Ovest del fiume Tevere: Corviale, Casetta Mattei, Gianicolense (Monteverde nuovo,

" Monteverde vecchio, Colli Portuensi), Trastevere, Valle Aurelia, Villa Doria-Pamphili,

Valle dei Casali.

I municipi interessati sono l'I, l'XI, il XV, il XVI e il XVIII (tutti in parte).

Fig. 6: Fotografia satellitare zona CTR 374100 - da Google Earth

Dalla relazione tecnica del PRG per i municipi d'interesse è possibile estrapolare una

descrizione generale delle caratteristiche geologiche e morfologiche della zona.

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Geomorfologia

Il territorio del municipio XV e XVI e XVIII è caratterizzato da una morfologia a dolci

colline tagliate dai fossi principali e dalla vasta valle del Tevere. Nell’area più prossima al

centro storico, sono presenti tracce di antiche gallerie, talora utilizzate nei tempi passati come

luoghi di culto o cimiteriali, di cui solo raramente si conoscono le ubicazioni e lo sviluppo e

di cui, talora, si suppone l’esistenza.

Della morfologia naturale del centro storico restano accenni delle colline principali e sono

ancora leggibili le principali aree pianeggianti: Campo Marzio, Campo Vaccino, Valle

Camena, la parte bassa di Trastevere, le zone del Vaticano e Prati, la valle tra l’Aventino e il

Piccolo Aventino e pochi altri elementi. Tutto questo territorio ha subito tali e sostanziali

modifiche con i tagli, i rinterri, le sovrapposizioni millenarie di edifici e, da ultimo con i

muraglioni del Tevere che l’assetto morfologico originario è quasi del tutto obliterato.

Parte della zona coperta dal territorio è ed è stata sede di intensa attività di scavo per il

prelievo di sabbia e ghiaia, sia dai rilievi collinari che dalla piana del Tevere. Meno frequenti

le cave in materiale vulcanico.

Milioni di metri cubici di materiale sono stati estratti dai rilievi collinari.

Da sempre, a meno delle estrazioni in galleria, si è utilizzato il metodo del ritombamento delle

aree di cava con la messa in posto del materiale di scarto della lavorazione e, spesso, prima

della nascita della discarica di Malagrotta, anche di residui solidi urbani.

Seri problemi si manifestano nell’azione di ritombamento:

La superficie topografica dei terreni restituiti all’agricoltura a seguito dei ritombamenti viene

a trovarsi, anche con terreni perfettamente rimodellati, ad una quota inferiore di quella

originaria con un dislivello pari allo spessore del materiale asportato.

I terreni rimessi in sede hanno tempi di consolidazione lunghi e un comportamento alle

sollecitazioni completamente diverso rispetto ai terreni originari che giacevano in profondità

da circa 700.000 anni e avevano subito un processo di consolidazione che ne aveva ridotto il

volume. I materiali di ritombamento sono poco consolidati e facilmente compressibili e,

rispetto ai vicini terreni vergini, hanno caratteristiche tecniche molto scadenti.

Per errata ricostituzione del reticolo idrografico, la parte superficiale dei terreni è spesso

soggetta a fenomeni di erosione accentuata, il più delle volte retrograda, con solchi e fossi in

cui si incanalano le acque di scorrimento superficiale. In alcuni casi si ha poco rispetto del

reticolo idrografico preesistente con riempimento di vallecole e ricostituzione della

circolazione idrica superficiale con tubi alla base dei rilevati che intercettano le valli. La

continuità del banco di ghiaia inferiore viene interrotta e con essa viene interrotta la continuità

della circolazione idrica sotterranea.

A ritombamento terminato, salvo pochi casi, l’ultimo fronte di cava lavorato rappresenta la

parete finale della zona ritombata. Poichè lo spessore del materiale scavato raggiunge anche i

30 metri non sono rari i casi in cui si hanno pareti verticali di 20-30 metri, da un lato, a

modesta distanza da centri abitati o da strade, dall’altro a contatto con terreni di pessime

caratteristiche tecniche. I fronti di cava sono potenzialmente instabili e possono essere

soggetti a dissesti anche gravi.

A parte i problemi delle cave e dei ritombamenti, in gran parte del territorio si evidenziano

solo scarpate con cigli che a volte delimitano versanti a forte pendenza.

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Idrogeologia

Fig. 7: Estratto della carta idrogeologica del Ventriglia, 2002

Affrontando l’aspetto idrogeologico la prima cosa da evidenziare è la contemporanea

presenza nella zona del fiume Tevere, del fosso di Vallerano e del fosso dei Tiradiavoli . Sia

dalla carta geologica 1:10.000 di Roma Funiciello & Giordano 2005 della zona sia dalla carta

idrogeologica redatta dal Ventriglia è possibile osservare i segni che il corso d'acqua. La

superficie della zona come si può notare è dominata da terreni permeabili per porosità da poco

a mediamente permeabili. L'aspetto idrogeologico è da tenere in considerazione soprattutto

nel caso di opere che comportano un drenaggio della falda esistente. Un esempio sono i

cedimenti verificatesi negli edifici in prossimità di Viale Newton a seguito della realizzazione

di parcheggi sotterranei.

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Storia

E' interessante per la comprensione dello sviluppo e utilizzo del territorio in esame effettuare

un excursus sulla storia dei quartieri e delle zone principali dell'area in esame.

Dando per scontata l'importanza e la storia della parte relativa al centro storico, si considera la

storia dei quartieri Gianicolense, Testaccio e Ostiense.

Gianicolense

La zona è sorta intorno a due nuclei inizialmente distinti: Monte Verde Vecchio, che occupa

principalmente la collina tufacea omonima, e Monte Verde Nuovo, che incominciò a formarsi

a valle di questa, verso i Colli Portuensi.

A dispetto del nome, i due nuclei, ormai saldati tra loro, sono praticamente contemporanei:

entrambi furono decisi, nei principali assetti viari, dal piano regolatore del 1909. Mentre

Monte Verde Vecchio ebbe quasi subito la consistenza di "quartiere", Monte Verde Nuovo

rimase fino al dopoguerra in prevalenza campagna e fu completato nelle sue parti negli anni

70. Monte Verde Nuovo ebbe origine dalla lottizzazione della Settecentesca Villa Baldini. Ciò

che rimane della villa è il giardino di largo Alessandrina Ravizza, mentre l'edificio padronale

della villa oggi ospita la scuola elementare "Oberdan".

Intorno ad essa e soprattutto lungo via Giulia di Gallese, rimangono dei bellissimi villini di

inizio '900, tutti con giardino privato, che costituiscono un insieme di grande qualità urbana e

ambientale, simile ad altre zone a villini della Capitale, come per esempio Monte Sacro, i

Parioli, e alcune zone del quartiere Nomentano.

In seguito alle demolizioni operate nel centro della città per volontà del Fascismo, vengono

costruite le Case Popolari di via di Donna Olimpia per gli sfollati del Rione Borgo,

soprannominate sarcasticamente dagli inquilini "i grattacieli". Queste contrastano anche con

l'edilizia successiva, che sarà soprattutto signorile, anche se di pessima qualità.

L'insediamento poi dell' "Ospedale del Littorio", oggi "San Camillo", contribuirà ad attrarre il

ceto medio borghese fatto soprattutto di medici, impiegati statali e professionisti.

A nord del quartiere si apre un grande polmone verde: è la villa Doria-Pamphili, il parco

pubblico più grande di Roma. La villa, che si è originata dalla fusione di diverse vigne nel

Seicento ad opera della nobile famiglia romana dei Doria Pamphili, che la possedette fino agli

anni 70 del 900. Degno di menzione è l'edificio principale della villa: il Casino Seicentesco,

progettato dall'architetto Alessandro Algardi.

Testaccio e Ostiense

Testaccio è il XX rione di Roma. Il nome deriva dal cosiddetto "monte" (mons Testaceus): 35

metri di cocci (testae, in latino) e detriti vari, accumulatisi nei secoli come residuo dei

trasporti che facevano capo al porto di Ripa grande.

Il porto dell'Emporio funzionava fin dall'epoca romana, ed era il punto d'approdo delle merci

e delle materie prime (prioritariamente marmi, grano, vino) che, arrivate via mare dal porto di

Ostia, risalivano il Tevere su chiatte rimorchiate dai bufali (che nel 1842 vennero sostituiti

con rimorchi a vapore).

Nei secoli, i cocci di anfore, che erano i contenitori dell'epoca per la movimentazione di grano

e alimenti liquidi, si accumularono a montagnola: da qui il nome - antico - di monte Testaccio

o Monte dei cocci, e la scelta - moderna - dell'anfora come simbolo del rione.

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Fino alla bonifica e alla riorganizzazione urbana iniziata dopo il 1870, che destinò questo

territorio e quello lungo la via Ostiense fino alla basilica di san Paolo ad attività industriali e

di servizi "pesanti" (ferrovie, mattatoio, mercati generali, fabbrica del gas - per fare degli

esempi) la zona, che pure era dentro le mura, era popolata da contadini poveri e pastori,

soggetta alle alluvioni del Tevere e infestata dalla malaria, che cominciava alle porte di Roma.

Testaccio è un esempio tipico di urbanizzazione industriale, nata come insediamento abitativo,

separato e prossimo, connesso a luoghi di produzione: il rione entro le mura nacque, in effetti,

come propaggine residenziale destinata agli operai addetti alle attività che si vennero

insediando lungo la via Ostiense dalla fine dell'Ottocento. Da questo punto di vista è un

esempio unico, a Roma, di urbanizzazione programmata.

Già il primo piano regolatore di Roma capitale, nel 1873, prevedeva che l'espansione

industriale della città dovesse avvenire nella zona Ostiense: favorivano questa scelta il

territorio pianeggiante e la presenza di varie vie di comunicazione - la via Ostiense appunto, il

fiume con il porto di Ripa, e la ferrovia.

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Analisi

In seguito alle considerazioni precedentemente effettuate è stato possibile redarre una carta

delle diverse pericolosità agenti sul territorio, della vulnerabilità degli elementi (edifici,

strade) e del valore il cui prodotto ha fornito la mappa di rischio risultante.

Valutazione pericolosità

Cedimento fondazioni

La pericolosità che si ricorda essere definita come la probabilità che un dato fenomeno accada

in un determinato spazio con un determinato tempo di ritorno, è stata valutata per l’evento

pericoloso formazione di cedimenti, che si definirà pericolosità “CEDIMENTI”.

Le classi di pericolosità “CEDIMENTI” saranno valutate rispetto a due criteri:

presenza nel sottosuolo di terreni argillosi NC o leggermente sovraconsolidati, elevati

" strati di riporti o terreni generalmente con qualità scadente (ex. torbe) per i quali i

cedimenti sono maggiori

profondità alla quale è possibile trovare strati di questi terreni. Non potendo effettuare

" sondaggi in questa fase preliminare, non si farà riferimento alla reale profondità alla

quale si troveranno argille NC, bensì agli spessori tipici all’interno dei quali la

presenza di strati compressibili influisce sui cedimenti delle strutture.

Fig. 8: Schema pericoli di cedimenti nell'area romana

Per i cedimenti differenziali si è adottato il seguente criterio. Si è considerata una fascia di 200

m a cavallo tra due terreni con compressibilità diverse, come mostrato in figura 8. La

larghezza della fascia di rispetto stata valutata assumendo che la dimensione massima di un

piano di fondazione può essere assunta pari a 100m, quindi che le condizioni di pericolo

sussisteranno quando la struttura si troverà entro 100 m da destra e da sinistra del limite delle

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formazioni. Ne consegue che nelle zone a cavallo tra due tipologie diverse di terreno si è

considerata una fascia di 100 m con pericolosità massima.

I dati per effettuare queste valutazioni sono stati tratti dalle tavole geolitologiche 1:20000 del

recente PRG per ogni municipio d'interesse . In queste è stata fornita una macro-descrizione

delle caratteristiche geotecniche dei terreni dell'area che è stata utilizzata per definire le classi

di pericolosità: CLASSI DI PERICOLOSITA'

CEDIMENTI

Livello Descrizione nel PRG

Pericolosità Scadenti Mediocri Buone/ottime

Caratteristiche C1 X

geotecniche dei

terreni C2 X

C3 X

Tabella 1: Classi di pericolosità per i cedimenti

C1: Formazioni dalle buone caratteristiche tecniche, a volte anche ottime. Indicate nel

" PRG principalmente in depositi travertinosi più o meno compatti, terreni vulcanici

formati da tufi, pozzolane, rari livelli di tufo argillificato e tufi litoidi, con

intercalazione di colate laviche.

C2: Formazioni dalle caratteristiche tecniche generalmente mediocri o dalla elevata

" variabilità. Indicate nel PRG principalmente in terreni sedimentari pre-vulcanici

formati da sabbie più o meno limose ed argille, con intercalati rari livelli ghiaiosi di

modesto spessore e depositi di litorale.

C3: Terreni dalle caratteristiche meccaniche da scadenti a pessime. Indicate nel PRG

" in terreni di riporto o di colmata, alluvioni recenti di riempimento delle incisioni dei

corsi d'acqua principali costituiti da terreni prevalentemente limo-argillosi con livello

di materiale organico, depositi sabbioso argillosi a volte diatomitici di origine fluvio-

lacustre. In questa classe si è inoltre considerata la fascia di terreno che può indurre

problemi di cedimenti differenziale.

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I dati raccolti dal PRG sono stati confrontati con quelli della legenda della carta geologica di

Funiciello e Giordano e con la relazione geologica del Ventriglia del 2002; quest'ultima

classificazione è stata realizzata per una scala maggiore, quindi è utile riportare maggiori dati

di dettaglio:

PRG del 2003 Carta geologica di Roma 1:10000 Carta geologica 1:20000

1:20000 di Funiciello & Giordano del 2005 di Ventriglia

Qu alità Sigla Nom e Classificaz ione Età Spesso re Sigla Classificaz ione

R Riporti Oloc ene fino a 30 m

Sedimenti sabbie limi silts

alluvionali in ricchi di materiale

a1 Oloc ene da 0 a 10 m qa alluvioni attuali

evoluzione organico

depositi siltosi

Scadente / a2 Depos iti alluvionali Oloc ene fino a 60 m qa alluvioni attuali

sabbiosi e siltosi

Pessima argillosi Pleistocene formazione fluvio

VTN Unità di Vitinia sabbie ghiaie limi fino a 20 m fl

medio lacus tre

ghiaia e sabbie, limi Pleistocene formazione fluvio

AUA Unità Aurelia fino a 20 m fl

argillosi medio lacus tre

Pleistocene

VSN2 Unità di Villa Senni Pozz olanelle fino a 30 m Aps Pozz olanelle

medio

Pleistocene

VSN1 Unità di Villa Senni Tufo lionato fino a 25 m Atl Tufo lionato

medio

Succes sione di La Alternanza di Pleistocene

LTT fino a 10 m Sg Tufo stratificato

Mediocre Storta piroclastiti e pomici medio fino a 35 m

Unità delle Pleistocene Pozz olane inferiori

RED Pozz olane Api

(s ondaggio) 15 m

pozzolane rosse medio Conglomerato giallo

(affioramento)

Succ essione di Pleistocene

SKF Piroclastiti fino a 14 m Sl Tufo di sacrofano

Sacr ofano medio

Unità di Tor de Pleistocene

TDC Piroclastiti fino a 15 m Ata Tufi antichi

Cenc i medio

Pleistocene

PGL3a Ghiaie str atificate fino a 35 m qt Sedimenti del siciliano

inferiore

Unità di Ponte Argille grige e limi Pleistocene

PGL3b fino a 5 m qt Sedimenti del siciliano

Galeria sabbiosi inferiore

Buona / Ottima Sabbie e sabbie Pleistocene

PGL3c 4-5 a 10 m qt Sedimenti del siciliano

limose inferiore

Unità di Monte Pleistocene

MCCa Ghiaie fino a 30 m Pm Argille azzurre

Ciocci inferiore

Unità di Monte Argille grige Pleistocene

MAV fino a 45 m Psi Argille grigio-azzur re

Vaticano str atificate inferiore

Tabella 2: Riepilogo formazioni geologiche indicate nelle carte utilizzate

Non si sono considerate zone a pericolosità nulla per cautelarsi dalla variabilità dei dati

disponibili sui terreni di riporto, presenza di falda acquifera con relativi problemi di

oscillazione del livello, generale incertezza sui dati disponibili e loro dettaglio.

Come accennato nella precedente trattazione, la pericolosità della zona del centro storico

compresa dentro le mura Aureliane è stata ridotta alla classe C1 in quanto i terreni hanno

ampiamente accomodato le deformazioni indotte dai carichi che persistono da secoli.

Esempi di elevata pericolosità dovuta a cedimenti di fondazioni sono gli edifici in Viale

Giustiniano Imperatore e la Vasca Navale. Dai sondaggi effettuati nella zona si sono infatti

riscontrati importanti livelli di materiale altamente scadente sul quale sono stati fondati edifici

di carico elevato che nel tempo hanno presentato gravi problemi di stabilità.

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Frane

La pericolosità da frana, come quella di altri fenomeni naturali potenzialmente distruttivi, è

definita come la probabilità che un fenomeno potenzialmente distruttivo di intensità data si

verifichi in un dato periodo di tempo ed in una data area. La pericolosità da frana è quindi la

probabilità di occorrenza di un movimento franoso (nello spazio e nel tempo) riferita ad una

determinata intensità di dissesto.

La definizione incorpora i concetti di frequenza e di intensità del fenomeno. La frequenza si

riferisce alla ricorrenza temporale dell'evento di frana. E' possibile ottenerla attraverso

informazioni storiche (serie storiche), in genere molto difficili da reperire in modo completo

od anche solo sistematico, sia per singole frane che per gruppi di frane od aree in frana.

Al contrario di quanto avviene per altri eventi naturali potenzialmente distruttivi, come ad

esempio i terremoti, per le frane non esiste una misura univoca e riconosciuta dell'intensità o

della magnitudo. E' tuttavia possibile affermare che l'intensità di una frana esprime la capacità

distruttiva del fenomeno e dipende dalle caratteristiche fisiche (cinematiche) e geometriche

(volumetriche) della frana. In prima approssimazione, l'intensità può essere considerata

funzione del proprio volume e della velocità di movimento. Si può calcolare basantosi sulla

stima della velocità e del volume della frana. La velocità di movimento (presunta) è funzione

delle sue caratteristiche tipologiche. Il volume è a sua volte funzione dell'estensione, della

profondità stimata e della tipologia del dissesto.

La valutazione completa ed esaustiva della pericolosità da frana richiede più di una

previsione, ed in particolare:

una previsione spaziale, ossia la definizione di dove essa potrà verificarsi;

" una previsione temporale, ossia la definizione di quando si verificherà;

" una previsione tipologica, ossia la definizione del tipo di frana che si potrà verificare;

" una previsione di intensità, considerando anche il volume e la sua estensione

" verificabile;

una previsione evolutiva, ossia la definizione del possibile scenario evolutivo del

" dissesto

Definita la distribuzione spaziale e la tipologia delle frane e le caratteristiche necessarie a

definire la pericolosità dei movimenti franosi (tipologia, frequenza ed intensità), si delimita

attorno a ciascuna frana un'area di possibile evoluzione del dissesto esistente. La

perimetrazione dell'area a rischio viene effettuata sulla base di considerazioni

geomorfologiche sulla possibile evoluzione della frana legata in particolare allo stile ed alla

distribuzione dell'attività. Lo senario definisce quindi l'area di possibile espansione dei

movimenti franosi esistenti o dell'occorrenza di nuove frane, in base all'intensità e tipologia

del movimento, al grado e tipo di attività dei dissesti presenti, alla morfologia del versante, ed

alle condizioni litologiche locali.

Le aree di possibile evoluzione delle frane sono definite su basi geomorfologiche e non

puramente geometriche, e comprendono sia l'area attualmente riconosciuta in frana, sia le

zone di possibile influenza, diretta od indiretta, della frana stessa. Per le frane a cinematica

prevalentemente lenta (scorrimenti, colate ... ) le aree di possibile evoluzione sono

generalmente limitate alle immediate vicinanze delle frane esistenti. L'evoluzione di questi

dissesti, anche se continua, è generalmente lenta e relativamente prevedibile (nello spazio).

Nel caso di movimenti franosi molto estesi e verificatisi in condizioni morfologiche,

climatiche o sismiche diverse dalle attuali (frane relitte), le aree di possibile evoluzione

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possono coincidere con un intero versante elementare. Per le frane a cinematica rapida (colate

di detrito o di terra) le aree di possibile evoluzione comprendono le pareti rocciose od i tratti

di versanti molto acclivi e le sottostanti aree di accumulo di detrito.

La valutazione della pericolosità da frana presuppone più di una previsione, ed in particolare

può essere effettuata in modo areale, ossia per l'intero territorio oggetto d'indagine o per

singole frane o versanti. La pericolosità viene valutata all'interno delle aree di possibile

evoluzione dei dissesti, mentre nulla è detto sulle condizioni di pericolosità delle aree che, pur

ricadendo all'interno di un versante elementare, sono esterne ad un'area di possibile

evoluzione della frana. In tali aree, frane minori ed in particolare frane superficiali, potranno

comunque verificarsi, anche se con frequenza presumibilmente bassa, inferiore a quella

rilevata nelle aree in frana presenti nel versante elementare.

In questo lavoro, dato il livello di dettaglio, essendo impossibile tecnicamente effettuare

un'analisi accurata, per la valutazione del pericolo da frane le fonti di riferimento sono state le

tavole geomorfologiche 1:20000 del recente PRG, anch'esse confrontate e trasferite sulla carta

geologica di Funiciello & Giordano.

In questo caso sono state definiti 3 livelli di pericolosità:

CLASSI DI PERICOLOSITA'

FRANE

Livello Descrizione nel PRG

Pericolosità Frana attiva Ciglio di scarpata

Tipologia di F0

dissesto F1 X

F2 X X

Tabella 3: Classi di pericolosità per frane

F0: aree estranee a pericoli di franamento (morfologia pressochè pianeggiante),

" assenza di pericolo

F1: aree in corrispondenza o prossime a cigli di scarpata di potenza variabile

" F2: aree di dissesto da frana attiva

"

Le aree prossime a cigli di scarpata sono state delimitate considerando 100 m nel verso della

scarpata e 50 m alle spalle di essa in base ad un criterio empirico a favore di sicurezza, dovuto

al limitato livello di dettaglio dell'analisi in questa sede che giustifica l'omogeneità del livello

di pericolosità nell'area.

Fattori di instabilità sono attribuibili alla presenza di numerosi cigli di scarpate, sia di origine

naturale che antropica, che, ancorché si presentino attualmente in equilibrio, potrebbero, se

sottoposti a sollecitazioni, presentare dei problemi di rischio.

Nella zona in esame i fenomeni franosi noti sono:

Monte Verde, Via Saffi e Villa Sciarra: coinvolte riporti e terreni rimaneggiati,

" scorrimento di tipo rotazionale

Campidoglio, Rupa Tarpea: coinvolto del tufo litoide lionato, frana per crollo

"

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Via Saffi

Il versante orientale del Gianicolo e in particolare modo l’area compresa tra le Mura

Gianicolensi e la scalea di U. Bassi, è stata interessata nel corso del Novecento da diversi

eventi franosi di varia entità.

Per comprendere lo stato di attività del versante è stata ricostruita la cronologia della frana:

1605, S.Pietro in Montorio, in parte ripreso nel 1985

" 1907

" 1915

" 1915-1918, a cavallo della I Guerra Mondiale

" 1922, limitata alla scalea U. Bassi

" 1925, via Dall’Ongaro

" 14/10/1928, l’intero versante

" 1930, evento limitato alla scalea di U. Bassi

" 10/01/1963, l’evento interessa le Mura Leonine a via Saffi

" 1965, via Dall’Ongaro

"

Il versante ha subito delle profonde modifiche antropiche come:

totale rimozione delle coperture arboree

" modificazioni della morfologia al piede e alla sommità del versante

" la messa in posto di estese coltri di materiali di riporto che hanno progressivamente

" modificato le forme del versante

influenza sul deflusso sotterraneo e superficiale delle acque

"

I fattori che hanno innescato il processo di degrado del versante sono stati:

i fattori che hanno contribuito ad aumentare le forze di taglio

" i fattori che hanno determinato una diminuzione della resistenza a taglio del materiale

"

Ovvero:

la rimozione del piede del versante, effettuata per la realizzazione della Stazione

" Trastevere o per il risultato dell'attività della cava di argilla, localizzata in P. Ippolito

Nievo, osservata dalla sovrapposizione tra la carta topografica del 1876 e quella del

1906

la crescente urbanizzazione del Novecento che ha creato un sovraccarico a monte della

" frana, influenzato anche dalla presenza della vegetazione costituita dagli alberi che

contribuisce ad aumentare il peso lungo il versante

la totale alterazione del deflusso superficiale e sotterraneo dovuta alla crescente

" urbanizzazione

l'aumento della pressione interstiziale generata dalle perdite dalle condotte delle acque

" e delle fogne

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Cavità

Nel caso della valutazione della pericolosità conseguente al crollo di una cavità sotterranea

non è possibile eseguire una valutazione sui tempi di ritorno e quindi valutazioni

probabilistiche sul verificarsi dell'evento in un determinato orizzonte temporale.

Tale difficoltà può essere superata se al concetto di pericolosità si sostituisce quello di

pericolo dove non è presente alcun termine probabilistico. Il pericolo di crollo viene infatti a

coincidere con il rischio assoluto che in una determinata area, in un intervallo di tempo

infinito, si determini una voragine.

In relazione alla presenza di cavità ipogee pertanto si definisce il pericolo di voragine con la

sola accezione della minore o maggiore possibilità che possano verificarsi voragini e/o

subsidenze per crollo delle cavità stesse; tale assunzione è assimilabile alle valutazioni del

rischio di frana nella quale non sono date indicazioni temporali del probabile evento franoso.

L'importanza di eseguire una zonazione di pericolo (rischio assoluto di voragine) è

giustificata dalla necessità di individuare zone con maggiori potenzialità di crollo e che

richiedono immediati interventi di risanamento.

Per l'analisi del pericolo da presenza di cavità nel sottosuolo la fonte di riferimento sono state

le tavole geomorfologiche 1:20000 del recente PRG e la carta geologica 1:20000 di Ventriglia

del 2002, anch'esse confrontate e trasferite sulla carta geologica di Funiciello & Giordano.

Sono state indicate anche le cavità puntuali trovate e il tutto è stato combinato in un'unica

rappresentazione, la cui fedeltà è testimoniata da questa immagine:

Fig. 9: Sovrapposizione PRG e carta Ventriglia - cavità

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Per determinare le classi di pericolosità ci si è riferiti alla legenda della carta delle cavità del

Ventriglia: CLASSI DI PERICOLOSITA'

CAVITA'

Livello Descrizione nel Ventriglia

Pericolosità Riscontrate Non riscontrate

Cavità CV0 No Si

CV1 Probabili Si

CV2 Si / Probabili No

Tabella 4: Classi di pericolosità per cavità

CV0: cavità non riscontrate e non riscontrabili

" CV1: zone nelle quali è probabile l'esistenza di cavità sotterranee ma mancano

" segnalazione dirette della loro presenza; la probabile esistenza è deducibile da

elementi indiretti quali morfologia, geologia, possibile sviluppo di cavità già note,

ecc..

CV2: zone nelle quali è molto probabile l'esistenza di cavità sotterranee e sono

" presenti abbondanti segnalazioni di queste con estensione direttamente accertata,

gruppi di cavità tra loro ricollegabili, ecc..

E' importante notare come per le cavità il sistema insediativo non è esclusivamente bersaglio

degli impatti distruttivi originatesi nel sistema ipogeo, ma contiene anche elementi di

incremento della pericolosità del sistema ipogeo stesso: manufatti con fondazioni dirette al di

sopra di cavità (sovraccarichi), vibrazioni del traffico, perdite della rete idrica e/o fognaria

possono portare con incrementi di carico, tensioni dinamiche e scadimento delle

caratteristiche geotecniche dei terreni ad accelerare evoluzioni delle cavità verso condizione

di maggiore instabilità.

Geologia ambientale e dei materiali – A.A. 2007/2008 – Relazione mappa di rischio geotecnico - pag. 32 di 43

Valutazione vulnerabilità

Cedimenti

La vulnerabilità è l’attitudine di un determinato elemento a sopportare gli effetti legati al

fenomeno pericoloso (varia da 0 a 1). Questa vulnerabilità si traduce nel tipo di fondazione

delle strutture che ricadono nella nostra zona, valutare il tipo di fondazione per ciascuna di

esse sarebbe una operazione troppo onerosa per il livello di approfondimento e attendibilità

che ci prefiggiamo, quindi si valuteranno i tipi di fondazione facendo riferimento al periodo in

cui esse sono state edificate e quindi agli standard costruttivi utilizzati all’epoca. Sarà

possibile fare questo utilizzando il nuovo piano regolatore del comune di Roma.

E’ rigoroso ricordare che a parità di fondazioni, gli effetti che i vari tipi di cedimenti hanno su

una struttura dipendono dal comportamento stesso della struttura. Quindi strutture deformabili

o molto rigide contrasteranno meglio un cedimento rispetto ad altre.

Facendo riferimento alle norme tecniche di attuazione, in particolar modo al capitolo secondo

nel quale si tratta il sistema insediativo che ha interessato il comune di Roma, si possono

suddividere il tessuto urbano in periodi di costruzione definendo quindi i Tessuti della Città

storica.

Si intendono per tessuti della Città Storica gli isolati o parti di isolato ad essa appartenenti

costituiti dall’aggregazione di edifici, con relativi spazi aperti di pertinenza e l’esclusione

delle sedi viarie, riconducibili a regole sostanzialmente omogenee d’impianto, suddivisione

del suolo, disposizione e rapporto con i tracciati, nonché di prevalente caratterizzazione

tipologica, formale, costruttiva e funzionale. Rientrano in tali tessuti gli edifici seriali e gli

edifici a tipologia edilizia speciale esprimenti le stesse regole del tessuto di appartenenza.

I tessuti individuati nell’elaborato 2.”Sistemi e Regole”, rapp. 1:5.000, si articolano in:

T1-Tessuti di origine medievale;

T2-Tessuti di espansione rinascimentale e moderna preunitaria;

T3-Tessuti di ristrutturazione urbanistica otto-novecentesca;

T4-Tessuti di espansione otto-novecentesca ad isolato;

T5-Tessuti di espansione otto-novecentesca a lottizzazione edilizia puntiforme;

T6-Tessuti di espansione novecentesca a fronti continue;

T7-Tessuti di espansione novecentesca a lottizzazione edilizia puntiforme;

T8-Tessuti di espansione novecentesca con impianto moderno e unitario;

T9-Edifici isolati;

T10-Nuclei storici isolati.

Utilizzando gli elaborati grafici 1:5.000 concernenti “Sistemi e Regole” l'obbiettivo è stato

quello di individuare i tessuti citati sopra sulla superficie del territorio d'interesse analizzando

per ogni municipio.

Si riportano di seguito la descrizione che forniscono le norme tecniche di attuazione:

Geologia ambientale e dei materiali – A.A. 2007/2008 – Relazione mappa di rischio geotecnico - pag. 33 di 43

T6)

Sono Tessuti di espansione novecentesca a fronti continue i tessuti caratterizzati da una

edificazione intensiva compatta con fronti prevalentemente continue ed allineate su strada,

pianificati e realizzati con il Piano regolatore del 1931 o costruiti dopo il 1960 con piano

particolareggiato approvato.

T7)

Sono Tessuti di espansione novecentesca a lottizzazione edilizia puntiforme i tessuti di edifici

isolati nel lotto con tipologia a palazzina formatisi a ridosso e all’esterno della cinta

muraria, disegnati sulla base di impianti urbani previsti sia dal Piano regolatore del 1909 e

dalle successive varianti tipologiche di sostituzione e di intensificazione della densità

fondiaria, sia dal Piano regolatore del 1931 e dalle successive varianti.

T8)

Sono Tessuti di espansione novecentesca con impianto moderno e unitario i complessi di

edilizia pubblica disegnati, sulla base di impianti urbani previsti dai Piani regolatori del

1931 e del 1962 e successive varianti, secondo i princìpi progettuali del Movimento Moderno

così come interpretati dalla cultura urbanistica e architettonica italiana.

T9)

Sono Edifici isolati gli edifici seriali o speciali che non rivestono un particolare interesse

storico, architettonico o monumentale, collocati in posizione singolare e autonoma rispetto ai

tessuti contigui, nei confronti dei quali presentano un carattere di diversità tipo morfologica e

una frequente mancanza di integrazione dimensionale e funzionale, e generalmente

caratterizzati dalla presenza di aree di pertinenza verdi o pavimentate, riconoscibili e

definite.

Noti i tessuti della zona studio è stata elaborata una classificazione di vulnerabilità basata

sulla relazione esistente tra periodo di edificazione di un edificio e fondazioni utilizzate.

Questo passaggio è stato effettuato valutando l’introduzione nella letteratura tecnica delle

formule necessarie per effettuare un buon dimensionamento di una fondazione.

Detto questo e ricordando il dettaglio ancora superficiale di questo studio, si è ipotizzato

quindi che con il trascorrere degli anni si è passati da fondazioni a sacco, per passare poi a

quelle superficiali ed infine a quelle profonde.

Allo stesso modo si è supposto che con l’evolversi degli studi sulla risposta strutturale degli

edifici si è passati da progetti che non prevedevano una determinata risposta strutturale ad

edifici progettati in modo tale che le loro risposte fossero prevedibili, ad esempio che la

risposta rispetto ai cedimenti fosse quella di una struttura deformabile anziché fragile.

Da quanto detto sopra è stata costruita la tabella riportata di seguito:

Geologia ambientale e dei materiali – A.A. 2007/2008 – Relazione mappa di rischio geotecnico - pag. 34 di 43

CLASSI DI VULNERABILITA'

CEDIMENTI Periodo di cos truzione

Altro T6 T7 T8 T9

TIPOLO GIA DI Prima formula esatta Tessuto ad Tessuto ad

FO NDAZ ION E E con la quale Livello Strutture nei Tessuto ad espans ione espans ione

CO MPOR TAMENTO dimensionare la pericolos ità preced enti espans ione novecentes ca a novecentes ca a Edifici isolati

DELLE STRU TT URE fondaz ione periodi di novecentes ca a lottizz azione lottizzazione

cos truzione fronti continue uniforme uniforme

Ass enza str utture - V0

Strutture a

comp ortamento Ultimo dec ennio V1

deformabile

Fonda zione profonda Berezants ev (1961) V2

Fondazione superficiale Prandtl (1921) V3

Tabella 5: Classi di vulnerabilità per il pericolo di cedimenti

Riferendosi a questa classificazione è importante far notare che classificando una zona come

V1 non si esclude in quel territorio la presenza di fondazioni su pali a comportamento fragile

ne tanto meno fondazioni su plinti; quello che si vuole indicare, a questo livello di

conoscenza, è la capacità tecnologica a disposizione dei progettisti.

Frane e cavità

La vulnerabilità della popolazione alle frane può essere stimata sulla base della presenza di

case, edifici civili, strade, ferrovie, ossia di elementi strutturali ed infrastrutturali utilizzati

dalla popolazione. Questa è quindi considerata vulnerabile in quanto associata alla presenza di

strutture ed infrastrutture. Il livello di vulnerabilità è quindi stimato sulla base dell'utilizzo

(ipotizzato) delle strutture ed infrastrutture da parte della popolazione.

La vulnerabilità del sistema insediativo alle cavità è dovuta alla presenza o meno di edifici,

alla tipologia dei manufatti e delle fondazioni, alla presenza di reti di sottoservizi (in

particolare gas) e alla presenza di reti fognarie ed idriche.

Dato il livello di dettaglio di questo lavoro si considera per le cavità e frane gli eventi di

massima intensità tali da generare il massimo danno in tutte le opere. Strade, edifici, aree

pubbliche reagiscono quindi tutte subendo il danno maggiore e quindi presentano

vulnerabilità massima. Questo, convenzionalmente con la pratica comune, porta a considerare

unificate vulnerabilità e valore esposto nel quale andranno effettuate considerazioni sulle

caratteristiche degli elementi a rischio.

Geologia ambientale e dei materiali – A.A. 2007/2008 – Relazione mappa di rischio geotecnico - pag. 35 di 43

Valutazione valore

Il valore esposto associato al verificarsi di un evento pericoloso è individuabile tramite le vite

umane, il valore economico (infrastrutture e attività), ed artistico che si perderebbe.

Attraverso l’utilizzo del piano regolatore comunale e da conoscenze di base è stato possibile

classificare il territorio in 4 densità abitative e identificare le infrastrutture viarie principali

nonché gli elementi di rilevante interesse storico-archeologico, in modo da definire la

seguente tabella indicativa del valore esposto del territorio:

Tipo Sigla Descrizione

Zone in cui l'assenza degli edifici viene estesa alla

Densità quasi nulla V0 densità abitativa

Zone non interessate da attività residenziali o che non

presentano punti d'interesse primari. Presentano un

Bassa densità V1 tessuto urbano molto rado e caratterizzato da attività

artigianali

Zona residenziale soddisfacente il PRG, con una

Media densità V2 urbanizzazione regolare, caratterizzata da edifici che

non superano i 4-5 piani di elevazione

Zona residenziale con un'urbanizzazione massiccia,

Alta densità V3 caratterizzata da una forte densità di edifici residenziali

che superano i 5 piani di elevazione

Culturale V3 Aree di rilevante interesse storico-archeologico

Infrastrutture V3 Arterie stradali e ferroviare

Variabile

Infrastrutture Strade secondarie (valore a seconda della zona alla quale appartengono in

base alla densità di popolazione)

Tabella 6: Classi di valore

Si assume che in corrispondenza delle infrastrutture viarie siano presenti anche i sottoservizi

prima descritti per la vulnerabilità da cavità e che queste, in un'ottica metropolitana, abbiano

un valore elevato per la loro importanza nella vita di una città. Un esempio di questo è la

chiusura di Viale Tiziano in seguito alla frana del novembre 2007 che ha creato notevoli

disagi alla circolazione, rendendo necessario un rapido intervento di ripristino della viabilità

minima.

Geologia ambientale e dei materiali – A.A. 2007/2008 – Relazione mappa di rischio geotecnico - pag. 36 di 43

Rischio calcolato

Il rischio è stato riassunto in una mappa ottenuta dalla sovrapposizione delle precedenti

mappe: quella di pericolosità, quella di vulnerabilità e quella del valore esposto. Al fine di

determinare la priorità da dare agli interventi sul territorio è necessario associare al rischio

ottenuto sotto forma di mappa un valore numerico. Per fare questo vengono definiti di seguito

i valori da attribuire alle varie classi di pericolosità, vulnerabilità , e valore esposto, con i quali

attraverso una semplice moltiplicazione sarà possibile determinare il valore di rischio

risultante.

Dal prodotto dei valori di pericolosità e di vulnerabilità si possono ottenere tutti i seguenti

valori: PERICOLOSITA' X VULNERABILITA'

CEDIMENTI VULNERABILITA'

V0

PERICOLOSITA' V1 V2 V3

Valori 0 1 2 3

C1 1 0 1 2 3

C2 2 0 2 4 6

C3 3 0 3 6 9

Tabella 7: Tabelle valori pericolosità x vulnerabilità

Per frane e cedimenti i valori di PxV = P in quanto la vulnerabilità è massima in ogni parte del

territorio come detto.

Moltiplicando infine questi dati per gli indici del valore esposto si ha il rischio finale:

VALORI DI RISCHIO

CEDIMENTI VALORE ESPOSTO

PERICOLOSITA' V0

X V1 V2 V3

VULNERABILITA' Valori 0 1 2 3

0 0 0 0 0 0

1 1 0 1 2 3

2 2 0 2 4 6

3 3 0 3 6 9

4 4 0 4 8 12

6 6 0 6 12 18

9 9 0 9 18 27

Tabella 8: Valori di rischio per i cedimenti

VALORI DI RISCHIO

FRANE VALORE ESPOSTO

PERICOLOSITA' V0

X V1 V2 V3

VULNERABILITA' Valori 0 1 2 3

0 0 0 0 0 0

1 1 0 1 2 3

2 2 0 2 4 6

Tabella 9: Valori di rischio per le frane

Geologia ambientale e dei materiali – A.A. 2007/2008 – Relazione mappa di rischio geotecnico - pag. 37 di 43

VALORI DI RISCHIO

CAVITA' VALORE ESPOSTO

PERICOLOSITA' V0

X V1 V2 V3

VULNERABILITA' Valori 0 1 2 3

0 0 0 0 0 0

1 1 0 1 2 3

2 2 0 2 4 6

Tabella 10: Valori di rischio per cavità

Raggruppando i valori si è definita la classificazione finale per la mappa di rischio:

CATEGORIE DI RISCHIO

Valori corrispondenti di rischio

Gruppi Cedimenti Frane e cavità

Nullo 0 0

1 1

2 2

Basso 3

4

6 3

8 4

Medio 9

12 6

18

Alto 27

Tabella 11: Categorie di rischio in base ai valori

Geologia ambientale e dei materiali – A.A. 2007/2008 – Relazione mappa di rischio geotecnico - pag. 38 di 43


PAGINE

44

PESO

2.12 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Il file contiene la relazione sulla mappa di rischio geotecnico, appartenente al corso di geologia ambientale e dei materiali del Professor Giordano. Il documento contiene importanti nozioni quali: il rischio geotecnico (cavità sotterranee, frane, cedimento delle fondazioni), la geologia di Roma, l’analisi (valutazione della pericolosità e della vulnerabilità), proposte d’intervento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria civile
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geologia ambientale e dei materiali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Giordano Guido.

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