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FACOLTA’ DI SCIENZE POLITICHE

CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN SCIENZE POLITICHE

E DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI

TESI DI LAUREA

LA REALE DEMOCRAZIA PARITARIA:

DONNE PROTAGONISTE E NON SEMPLICI “QUOTE”

LAUREANDA​​ ​ ​ ​ ​ ​ RELATORE

Claudia La Rocca​ ​ ​ ​ ​ Chiar.mo Prof.

​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ Roberto De Rosa

_____________________________________________________________________

ANNO ACCADEMICO 2017-2018

Indice

…………………………………………………………………​ pag. 3

Prefazione 1 ……………….​ pag. 6

Capitolo I - La rappresentanza di genere: principi e norme

1.1 Principi internazionali…………………………………………..​…….​ pag. 6

1.2 In Europa……………………………………………………......​…….​ pag. 9

1.3 In Italia………………………………………………………….​…….​ pag. 9

1.4 Rappresentanza di genere fra le regioni………………………………​ pag. 17

……………………...​ pag. 31

Capitolo II - Focus: l’Assemblea Regionale Siciliana

2.1 Cenni storici e struttura……………………………………………....​ pag. 31

…………........​ pag. 38

Capitolo III - Le donne dell’Assemblea Regionale Siciliana

3.1 Le donne del Parlamento siciliano: chi sono………………………....​ pag. 39

3.2 Ritratti: i Presidenti dell’Assemblea Regionale Siciliana…………....​ pag. 70

……………………………………………………………….​ pag. 71

Conclusioni Prefazione

2

Nel mondo solo il 23,3% dei parlamentari è donna. Il dato riportato dal Global

Parliamentary Report 2017 dell’Inter-Parliamentary Union (IPU), ci indica quanto la

questione della rappresentanza di genere in politica e nelle Istituzioni sia ancora attuale.

Per analizzare il fenomeno è necessario partire dal concetto di “democrazia paritaria”,

che rende chiaro il perché sia così importante garantire l’equa presenza delle donne

all’interno delle assemblee elettive.

Riprendendo le parole di Teresa Mattei, una delle poche donne dell’Assemblea

1

Costituente :

“Non vi può essere … un solo passo sulla via della democrazia, che non voglia essere

solo formale ma sostanziale, non vi può essere un solo passo sulla via del progresso civile

e sociale che non possa e non debba essere compiuto dalla donna insieme all’uomo, se si

voglia veramente che la conquista affermata dalla Carta costituzionale divenga stabile

realtà per la vita e per il migliore avvenire d’Italia”.

Troppo spesso, nel comune sentire, l’esigenza della rappresentanza di genere viene

percepita in maniera decisamente distorta. Le donne vengono rappresentate

superficialmente come una minoranza alla ricerca della parità, una “quota” che deve essere

presente quasi più per forma che per sostanza, una “specie protetta” che in politica ha il

ruolo di “autorappresentarsi”, donne che si occupano di donne. Niente di più e niente di

più sbagliato.

Partiamo dal presupposto che il rapporto fra la popolazione maschile e quella

3,65 miliardi di donne

femminile è quasi 1 a 1, nello specifico nel mondo si contano circa

2

contro 3,72 miliardi di uomini , motivo per cui anche le donne rappresentano interessi

generali e non di “minoranza”. L’aumento del numero delle donne all’interno delle

Istituzioni non è sicuramente garanzia di un cambiamento in positivo, ma è una condizione

necessaria alla democrazia stessa e alla sua qualità, poiché chi è chiamato a rappresentare i

1 donne elette all’Assemblea Costituente il 2 giugno del 1946: Adele Bei

Furono 21, su 556 deputati, le

(comunista), Bianca Bianchi (socialista), Laura Bianchini (democristiana), Elisabetta Conci (democristiana),

Maria De Unterrichter Jervolino (democristiana), Filomena Delli Castelli (democristiana), Maria Federici

(democristiana), Nadia Gallico Spano (comunista), Angela Gotelli (democristiana), Angela M. Guidi

Cingolani (democristiana), Leonilde Iotti (comunista), Teresa Mattei (comunista), Angelina Livia Merlin

(socialista), Angiola Minella (comunista), Rita Montagnana Togliatti (comunista), Maria Nicotra Fiorini

(democristiana), Teresa Noce Longo (comunista), Ottavia Penna Buscemi (qualunquista), Elettra Pollastrini

(comunista), M. Maddalena Rossi (comunista), Vittoria Titomanlio (democristiana). Fonte: “Le donne della

Costituente” - Biblioteca del Senato.

2 Dati United Nation “World Population Prospects 2017”.

3

cittadini dovrebbe, per quanto possibile, attraverso la propria personalità, sensibilità,

bagaglio culturale e professionale, rappresentare e interpretare le differenze sociali,

economiche e culturali, la pluralità di bisogni della popolazione.

Ma a cosa è dovuto, nel contesto della rappresentanza politica, il cosiddetto “gender

gap”?

Le cause del divario di genere si possono suddividere e riassumere nei seguenti

ambiti:

-​ il sistema dei partiti politici, a prescindere dai buoni e teorici

fattore politico: 3

propositi enunciati nei vari statuti , di cui presenza è probabilmente determinata dalla

promulgazione della Legge 13/2014, relativa ai finanziamenti pubblici ai partiti e di cui

i partiti politici che intendono avvalersi dei benefici

parleremo in seguito, che prevede che

previsti dalla suddetta norma sono tenuti a dotarsi di uno statuto con determinati requisiti

in merito al raggiungimento della parità dei sessi negli organismi collegiali e per le cariche

non incoraggia nei fatti, quindi nel sistema di reclutamento o nella composizione

elettive,

delle liste, la partecipazione delle donne in politica con la dignità dovuta, che vada oltre la

questione “quota” che “deve” essere assicurata nel rispetto delle leggi vigenti. I partiti

4

sono generalmente funzionali ai loro leader, quasi esclusivamente uomini , la

comunicazione politica stessa è al maschile;

-​ in un contesto in cui vi è già una grande difficoltà nella

fattori sociali:

conciliazione dei tempi casa-lavoro, a causa di politiche a sostegno della genitorialità

molto spesso carenti, appare ancora più difficile trovare un equilibrio fra i “tempi della

politica” e i “tempi delle donne”;

3 Statuti delle maggiori forze politiche italiane in cui si fa riferimento alla rappresentanza di genere:

Movimento 5 Stelle - lettera d) articolo 9 “Comitato di Garanzia”, lettera b) articolo 10 “Collegio dei

probiviri”; Lega Nord - articolo 8 “Organi della Lega Nord”, articolo 28 “Uscite”; Partito Democratico -

commi 5 e 7 articolo 1 “Principi della democrazia interna”; articolo 1-ter “Parità dei sessi”, comma 7 articolo

comma

9 “Scelta dell’indirizzo politico mediante elezione diretta del Segretario e dell’Assemblea nazionale”,

11 articolo 15 “Principi inderogabili per gli statuti regionali”, lettera b) comma 2 dell’articolo 19 “Scelta

delle candidature per le Assemblee rappresentative”, articolo 24 “Conferenza permanente delle donne

democratiche”, comma 1 articolo 37 “Comitato di tesoreria”, commi 2 e 3 articolo 46 “Congressi provinciali

e di circolo”; Forza Italia - comma 3 articolo 9 “Pubblicità ed aggiornamento dell’elenco soci”, articolo 9-bis

“Parità di genere”, lettera a) articolo 14-bis “Metodi elettorali”, articolo 72 “Forza Italia Azzurro Donna”;

Fratelli d’Italia - articolo 2 “Partecipazione”, art. 24 “Patrimonio di funzionamento e bilancio”.

4 Leader delle maggiori forze politiche in Italia nel 2018: Luigi Di Maio per il Movimento 5 Stelle;

Matteo Salvini per la Lega Nord; Maurizio Martina per il Partito Democratico; Silvio Berlusconi per Forza

Italia; Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia. 4

la tendenza a sminuire le proprie capacità e

-​ fattori culturali e psicologici:

competenze da parte delle donne, spesso determinata da stereotipi (per cui il fare politica è

una cosa da uomini) e convinzioni radicate sbagliate dovute al contesto culturale e/o da un

insufficiente supporto da parte dei partiti, della famiglia e della cittadinanza, vedono la

mancanza di autostima come una delle motivazioni della scarsa partecipazione delle donne

in politica. A queste considerazioni, si può affiancare l’assenza di identificazione delle

donne nei confronti dei modelli politici dominanti, molto spesso maschili, nonché l’errata

e conseguente percezione di dover agire “come gli uomini” nel caso si scegliesse di fare

politica.

Alla luce delle considerazioni esposte e osservando la situazione italiana, i dati

aggiornati al Novembre 2016, estrapolati dal database della Commissione europea sulle

donne, rivelano che la rappresentanza di genere sia del 31% all’interno del Governo e del

29,4% in Parlamento, dati che registrano un brusco calo se si analizza la situazione nelle

assemblee regionali.

Per tali motivazioni la presente tesi si focalizzerà sulle regioni a statuto ordinario e

speciale, nonché sulle province autonome, approfondendo come “caso-studio”

per

l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS). Nello specifico, si intende dimostrare che

aumentare l’elezione e relativa presenza delle donne all’interno delle Istituzioni, non sia

sufficiente promulgare delle norme che prevedano le “quote rosa” o la “doppia preferenza

di genere”, ma che il nodo del problema risieda nel contesto culturale (es. differenza

nord-sud) e, soprattutto, dai metodi di reclutamento dei partiti per le composizione delle

liste elettorali, ovvero il reale spazio che si “concede” alle donne per fare politica e/o avere

un ruolo nei processi decisionali.

Il fine è ridare dignità e reale significato alla presenza delle donne in politica,

immaginando donne “protagoniste” e non semplici “quote”.

5

Capitolo I

La rappresentanza di genere: principi e norme

1.1 Principi internazionali

Al fine di delineare il percorso normativo volto a raggiungere un’uguaglianza

sostanziale nel rapporto uomo-donna, si ricorda quanto previsto in ambito internazionale.

Nello specifico, l’articolo 3 della Convenzione adottata dall’Assemblea generale delle

Nazioni Unite nel 1979 per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna

(CEDAW), ci dice che:

Gli Stati parte prendono in ogni campo, ed in particolare nei campi politico, sociale,

economico e culturale, ogni misura adeguata, incluse le disposizioni legislative, al fine di

assicurare il pieno sviluppo ed il progresso delle donne, e di garantire loro, su una base di

piena parità, con gli uomini, l'esercizio e il godimento dei diritti dell'uomo e delle libertà

fondamentali.

Successivamente, determinanti contributi verso l’uguaglianza di fatto li ritroviamo

5

nella Dichiarazione di Pechino del 1995 , il primo testo giuridicamente vincolante sui

diritti delle donne, e il relativo Programma d’azione, di cui si riportano di seguito alcuni

punti rilevanti:

181 [...] Raggiungere l’obiettivo di una paritaria partecipazione delle donne e degli

uomini ai processi decisionali consentirà di creare un equilibrio che rifletta più

accuratamente la composizione della società ed è un presupposto fondamentale per

rafforzare la democrazia e promuoverne il corretto funzionamento [...];

182 [...] I tradizionali modelli organizzativi dei partiti e delle strutture politiche

continuano a costituire una barriera alla partecipazione delle donne alla vita pubblica. Le

donne possono essere scoraggiate dal candidarsi alle cariche pubbliche a causa di

5 La Conferenza di Pechino tenutasi nel settembre del 1995, in occasione del cinquantesimo

anniversario della fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, nonché quarta conferenza

mondiale sulle donne organizzata dall’ONU, ha rappresentato il punto di arrivo di un processo, in cui

si riscontra l’adozione di due documenti, ovvero, La Dichiarazione e una Piattaforma d’Azione

contenente l’analisi di 12 aree critiche e rispettive strategie per perseguire le finalità della Conferenza.

6

comportamenti e pratiche discriminatorie, responsabilità familiari e materne, e dell’alto

costo necessario per la campagna elettorale e l’esercizio di funzioni politiche. Le donne

attive nella politica e nei processi decisionali dei governi e degli organismi legislativi

contribuiscono alla ridefinizione delle priorità politiche sollevando questioni nuove che

riflettono e affrontano i problemi specifici delle donne, i loro valori e le loro esperienze, e

fornendo nuove prospettive ai problemi politici generali. [...]

185 [...] La divisione non paritaria del lavoro e delle responsabilità in casa, fondata

su rapporti di forza disuguali, limita anche la possibilità delle donne di trovare il tempo

per sviluppare le conoscenze richieste per partecipare al processo decisionale in ambiti

pubblici più vasti. Una più paritaria distribuzione di queste responsabilità tra donne e

uomini può fornire non soltanto una migliore qualità della vita per le donne e loro

famiglia, ma anche potenziare le loro opportunità per formare e delineare strategie

politiche, normative e programmi di spesa così che i loro interessi possano essere

riconosciuti e affrontati. [...]

186 La bassa percentuale di donne tra quanti sono chiamati a posizioni di

responsabilità a livello locale, nazionale, regionale e internazionale riflette le strutture e

gli atteggiamenti ostruzionisti che devono essere affrontati per mezzo di misure positive

adeguate. [...]

Inoltre, al fine di “Incrementare la capacità delle donne di partecipare ai processi

decisionali e di assumere ruoli dirigenti”, come suddetto, la Piattaforma d’Azione elenca le

iniziative strategiche da assumere da parte dei “Governi, partiti politici, istituzioni

pubbliche, settore privato, associazioni sindacali, organizzazioni imprenditoriali, organi

regionali e subregionali, organizzazioni internazionali e non governative, e istituzioni

educative”, di cui si riportano di seguito alcuni punti salienti:

190. a) Impegnarsi a definire l’obiettivo di un equilibrio tra i sessi negli

Dai Governi:

organi governativi e nelle commissioni, così come nella pubblica amministrazione e nei

servizi giudiziari, inclusa la previsione di specifici obiettivi e l’applicazione di misure per

aumentare considerevolmente il numero di donne allo scopo di raggiungere una pari

7

rappresentanza di donne e di uomini — se necessario per mezzo di azioni positive — in

tutte le cariche governative e della pubblica amministrazione;

b) Adottare in particolare, se necessario, nei sistemi elettorali misure che incoraggino

i partiti politici a integrare le donne nelle cariche pubbliche elettive e non elettive in

proporzione uguale e agli stessi livelli degli uomini;

c) Proteggere e promuovere gli uguali diritti delle donne e degli uomini alla

partecipazione alle attività politiche e alla libertà di associazione, inclusa la iscrizione a

partiti e organizzazioni sindacali;

d) Prendere in esame l’impatto dei diversi sistemi elettorali sulla rappresentanza

politica delle donne negli organismi elettivi e considerare, dove appropriato, la modifica o

la riforma del sistema elettorale;

e) Controllare e valutare il progresso compiuto nella rappresentanza delle donne

attraverso la periodica raccolta, analisi e diffusione di dati quantitativi e qualitativi sul

numero di donne e uomini che occupano posti di responsabilità a tutti i livelli nei settori

pubblico e privato, e diffondere informazioni sul numero di donne e di uomini impiegati a

diversi livelli dell’amministrazione, su base annuale; assicurare che le donne e gli uomini

abbiano pari accesso a tutti i posti della funzione pubblica e creare meccanismi all’interno

delle strutture governative per la verifica dei progressi compiuti in questo settore; [...]

191. a) Prevedere di riesaminare le strutture e le procedure dei

Dai partiti politici:

partiti allo scopo di eliminare tutte le barriere che direttamente o indirettamente creano

discriminazioni nei confronti della partecipazione delle donne;

b) Prevedere iniziative che consentano alle donne di partecipare pienamente a tutte le

strutture interne di elaborazione delle politiche e ai processi di presentazione di

candidature a posti elettivi e altri;

c) Prevedere l’integrazione della problematica uomo-donna nel loro programma

politico e assicurare la partecipazione delle donne alla guida dei partiti politici in modo

paritario;

195. Da Governi, istituzioni pubbliche, settore privato, partiti politici, associazioni

sindacali, organizzazioni imprenditoriali, organi regionali e subregionali, organizzazioni

a) Assicurare programmi di

internazionali e non governative, e istituzioni educative:

8

formazione per preparare le donne e le ragazze, in particolare quelle

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Scienze politiche e sociali SPS/11 Sociologia dei fenomeni politici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ClayLR di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei fenomeni politici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof De Rosa Roberto.
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