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Corso di studio triennale in scienze motorie

Tesi di laurea

Quando il mondo scolastico entra in un impianto sportivo: considerazioni alla luce delle riforme in materia di istruzione, sicurezza e sport

Laureando: Mirko Mombelli
Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Federica Valeriani
Matricola: MO22000276

Anno Accademico 2024-2025

Quando il mondo scolastico entra in un impianto sportivo: considerazioni in materia di istruzione, sicurezza e sport

Indice

  • Premessa: il perché della mia decisione
  • Introduzione
  • Capitolo 1 L'impianto sportivo
    • Introduzione agli impianti sportivi Pag.11
    • La normativa C.O.N.I. Pag.15
    • La pista di atletica leggera Pag.20
  • Capitolo 2 La scuola entra in un impianto sportivo
    • I rapporti storici tra il mondo della scuola e il C.O.N.I. Pag.29
    • I campionati studenteschi: regolamenti, aspetto sociale, apprendimento e competizione Pag.59
  • Capitolo 3 Aspetto organizzativo
    • Censimento degli impianti sportivi scolastici: storia, prospettive e difficoltà Pag.75
    • Considerazioni relative con la professoressa Giuliana Maria Cassani Pag.91
    • Il programma informatico OLIMPYAWIN: software di "gestione gare sportive scolastiche" ideato dal professore Roberto Romano Pag.99
  • Considerazioni: la Federazione Sportiva Studentesca Pag.106
  • Conclusione Pag.115
  • Bibliografia Pag.117
  • Persone, squadre studentesche e società sportive Pag.120

Introduzione

Quanti sono gli studenti, gli insegnanti, gli atleti e gli allenatori che, una volta all’interno di un impianto sportivo, si chiedono cosa c’è oltre la gara che stanno disputando? Perché si organizzano competizioni sportive scolastiche? Chi si preoccupa di verificare che un impianto rispetti le norme previste dalla legge? Cosa spinge uno studente a competere con la maglia della propria Scuola e induce un insegnante di Educazione Fisica a dedicare le sue conoscenze e le sue risorse per formare e allenare gli studenti?

Le domande sono tante. Non è un segreto, che al giorno d’oggi, lo sport studentesco non viva il suo momento di miglior splendore, sia dal punto di vista organizzativo, che da quello delle adesioni. Invece è certo che il potenziale all’interno della Scuola è molto alto. Cercando di rispondere a queste e ad altre domande rivolgerò l’attenzione anche alla parte organizzativa delle manifestazioni sportive studentesche, con diversi richiami al progetto che tuttora sembra parcheggiato in qualche proposta di legge: “La Federazione Sportiva Studentesca”.

Nel primo capitolo l’introduzione agli impianti sportivi sarà seguita dalla pista di atletica leggera, che diventerà la protagonista della tesi con le relative norme CONI e FIDAL, attinenti l’impiantistica sportiva. Nel secondo capitolo entreranno in gioco riferimenti al rapporto storico, non sempre facile, tra il mondo scolastico e quello delle federazioni, tra il MIM (Ministero Istruzione Merito, un tempo MPI, successivamente MIUR) e il CONI e ne evidenzierò gli aspetti positivi. A seguire troveranno spazio “i regolamenti sportivi studenteschi” e l’aspetto sociale dello sport scolastico, con la prospettiva del passaggio dall’apprendimento alla competizione. La protagonista di questo capitolo sarà: “la manifestazione dei campionati studenteschi”, che nel corso della propria storia ha subito varie denominazioni, ma che in questo elaborato ritrova il suo nome originale.

Nel terzo capitolo prenderò in esame due incontri: il primo con la professoressa di Educazione Fisica Giuliana Maria Cassani, per anni coordinatore regionale delle attività motorie della Lombardia; il secondo con il professore Roberto Romano, anch’egli insegnante di Educazione Fisica, che da oltre trent’anni gestisce le manifestazioni del mondo sportivo scolastico, grazie al programma informatico di gestione gare, di sua creazione: l’OLIMPYAWIN. Sempre in questo capitolo analizzerò l’importanza che potrebbe avere il censimento degli impianti sportivi scolastici.

Concluderò con la parte relativa alla rinascita dei gruppi sportivi studenteschi, un tempo considerati delle vere società sportive, e con quella dedicata alla Federazione Sportiva Studentesca, il cui ruolo potrebbe essere quello della riorganizzazione del sistema sportivo scolastico, mirato non soltanto ad una singola gara all’anno, ma anche con la finalità di recuperare i giovani, coinvolgendoli di più nell’apprendimento delle regole sportive e nel miglioramento del proprio stile di vita. Tutto questo grazie all’Istituzione che in Italia viene, troppo spesso, considerata solo quando è il momento di fare propaganda: la Scuola.

Premessa

Il perché della mia decisione

Il mio percorso. Iniziato sui campi sportivi scolastici ha dato vita alla mia lunga esperienza sportiva e di studio, che di seguito sintetizzo: nella Pallamano, sono entrato in un campo da gioco per la prima volta nel 1985 e l’ultima nel 2025; nell’Atletica Leggera, mi sono allenato in pista per la prima volta nel 1990 e l’ultima l’altro ieri; nella Scherma, ancora oggi competo, seguendo le preziose indicazioni di un bravo maestro e in memoria di chi mi avviato nel mondo dello sport. Per un breve tempo ho giocato anche a Calcio. Breve perché volevano farmi correre in mezzo al campo da gioco, mentre io volevo fare il portiere.

Sono grato a chi, durante il mio percorso, mi ha indirizzato negli allenamenti, sia i professori di Educazione Fisica che gli allenatori federali. Tutti importanti e preparati, tanto da rendermi in grado di diventare allenatore di me stesso e consapevole di dovere molto allo sport scolastico. Nella scelta dell’argomento da analizzare hanno influito sia il Piano Provinciale degli impianti sportivi della Provincia di Brescia del 1989, che il ricordo della medaglia d’oro nazionale ai Giochi della Gioventù di Pallamano, in occasione delle “Colombiadi di Genova”, vinta nel 1992 dai miei compagni della squadra “Pallamano Coccaglio”.

Invece la passione per gli impianti sportivi mi è stata trasmessa da mio padre, per anni coordinatore di Educazione Fisica della Provincia di Brescia, che mi ha portato ad inquadrare pregi e difetti delle strutture nelle quali sono entrato e ancora entro per gareggiare o per allenarmi. Da giocatore di Pallamano, ho avuto la fortuna di potermi allenare insieme alla squadra della Scuola Media del mio paese, che ha vinto la medaglia d’oro nazionale ai Giochi della Gioventù e della quale a livello federale ero uno dei titolari.

L’intuizione dell’allenatore di quel gruppo è stata quella di unire due mondi - quello scolastico e quello di club - per la crescita dei giovani atleti non solo sui campi federali, ma anche nelle gare studentesche, senza mai essere di ostacolo fra loro, anzi favorendo l’entusiasmo quando indossavano la maglia del proprio Istituto. In quel periodo il mondo sportivo scolastico apriva le porte a quello sportivo federale e viceversa. Osservando coloro che organizzavano le gare studentesche negli impianti sportivi scolastici ho imparato: a montare le apparecchiature dei Campionati Studenteschi, a fare lo starter e a gestire il fotofinish all’arrivo, grazie proprio al punto di osservazione e di apprendimento non usuale.

Probabilmente sono stato un privilegiato, poiché venivo coinvolto da mio padre nelle attività e negli argomenti sportivi scolastici. Per questo penso che l’argomento in trattazione sia il risultato diretto di ciò che ho vissuto in campo e in pista. La mia speranza è quella di poter un giorno rivedere gli studenti veri protagonisti del loro percorso sportivo atletico e formativo, con la maglia del proprio Istituto. Come quando il mondo sportivo scolastico aveva il compito di avviarli alle determinate pratiche sportive. Come quando il mondo sportivo federale proseguiva quel compito, votato al miglioramento e al perfezionamento costante dei giovani atleti, nell’ottica generale che “al primo posto c’erano gli studenti”.

Premetto che alcuni riferimenti e parte di ciò che leggerete fanno parte dell’archivio privato affidatomi, con il compito di preservarne il materiale.

Capitolo 1

L'impianto sportivo

1.1 Introduzione agli impianti sportivi

Quante volte abbiamo letto dell’importanza di fornire adeguati impianti sportivi alle realtà scolastiche? Oggi il mondo sportivo studentesco si affida ad impianti comunali già esistenti, perché, all’interno della propria realtà, le norme non sempre attente alle quotidiane esigenze degli utilizzatori (insegnanti e alunni) sembrano aver dimenticato ciò che un impianto sportivo, per essere definito tale, deve avere: le corrette misurazioni dei campi da gara.

Piccole palestre per le attività motorie, palestre scolastiche per giochi di squadra con campi di dimensione amatoriale o impianti studenteschi attrezzati, ma insufficienti per la pratica di discipline sportive individuali, hanno dato vita a numerosi dibattiti, su tutto, sul contrario di tutto e a fraintendimenti. Parlare oggi di giochi di squadra con campi di dimensione amatoriale ci porta indietro di ottant'anni. Eppure, alla fine degli anni ’80, l’incremento degli impianti sportivi scolastici sembrava essere un argomento osservato con interesse da varie realtà: Scuola, Federazioni, Enti di promozione sportiva, Comuni e Regioni, Partiti Politici e società sportive.

Recentemente una trasmissione televisiva, del servizio pubblico, ha analizzato la pianificazione per l’attività motoria pratica e l’edilizia sportiva scolastica in Francia, ma, raramente, gli organi di informazione, non soltanto sportiva, ricordano che anche in Italia esistevano realtà da considerare. Un esempio, in materia di impianti sportivi, è stato la programmazione territoriale della provincia di Bolzano, nella quale è stata realizzata la palestra multifunzionale sotterranea, progettata da (1) Ralf Dejaco.

Attualmente le discussioni a livello politico sullo sport scolastico si riferiscono principalmente alla figura del docente di Educazione Motoria nella Scuola primaria; ma, sarebbe utile rivolgere l’attenzione anche al dettagliato e diffuso piano di palestre - nel rispetto delle nuove norme edilizie - per evitare il ripetersi di errori commessi nel passato, come l’aver fornito impianti di misure ridotte, di fatto poco funzionali o utilizzabili per attività diverse da quelle sportive. Oggi sul territorio nazionale non sono molti gli impianti sportivi scolastici veramente efficienti. Però quando si richiama il modello francese si dimentica che, prima di tutto, si dovrebbero chiarire i ruoli e le competenze delle Istituzioni coinvolte.

L’iniziale grandioso successo dei Giochi della Gioventù, nati nel 1968 dall’idea di Giulio Onesti (2), nel tempo ha purtroppo portato a diverse incomprensioni tra il Ministero della Pubblica Istruzione (oggi Ministero dell’Istruzione e del Merito, dopo una parentesi come MIUR) e il Comitato Olimpico Nazionale Italiano: in concreto si è verificato un allontanamento dagli ideali iniziali.

Valorizzare il nostro patrimonio sportivo, vedere la pratica dello Sport come prevenzione dalle malattie, diffondere l’educazione a stili di vita sani, così come la lealtà e il rispetto delle regole, dovrebbero trovare spazio nel mondo scolastico, invece troppo spesso sono soltanto degli slogan che non portano miglioramenti.

(1) Ralf Dejaco Presidente della FIGH (Federazione Italiana Giuoco Handball) dal 1991 al 1994

(2) Giulio Onesti, Presidente del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) dal 1946 al 1978

Nel 1996 la rivista scolastica, “SCUOLA E DIDATTICA” (3), ha ricordato che, a seguito degli ottimi risultati degli atleti italiani ai Giochi Olimpici di Atlanta1996: “I maggiori e più eclatanti successi sono avvenuti nel Ciclismo, nella Scherma e nel Tiro con l’Arco, specialità che la Scuola spesso non riesce o non può fare”. Nell’articolo sono state messe in luce le difficoltà nell’insegnamento e nell’apprendimento di specialità di non facile diffusione scolastica, sia per questioni di sicurezza che per mancanza di impianti idonei.

Nel corso degli anni lo sport che maggiormente ha trovato ospitalità tra le mura scolastiche è stato l’Atletica Leggera, costantemente alle prese con la contrapposizione tra l’insegnamento delle pratiche motorie e la ricerca di talenti. Nel mondo sportivo scolastico, concetti come lealtà, sacrificio e il risultato secondo le regole hanno sempre trovato terreno fertile, in virtù del fatto che l’apprendimento è sempre stato la prerogativa dello Sport a Scuola. Questo accadeva, soprattutto, in anni durante i quali quello che veniva appreso sui campi scolastici trovava, successivamente, consolidamento nel mondo sportivo federale.

La carenza di idonei impianti sportivi scolastici ha rappresentato un ostacolo, perché il messaggio difficile da far comprendere era - come riportato nell’articolo dalla rivista “SCUOLA E DIDATTICA” - che: “la proposta a Scuola non deve riguardare esclusivamente l'avviamento all'agonismo, ma la conoscenza delle tematiche di base in modo da potere ottenere sia la possibilità di garantire allo studente una reale scelta per il proprio domani sportivo, che di acquisire un insieme di gesti facilmente analizzabili anche da sé stesso”.

(3) SCUOLA E DIDATTICA, qualificata rivista di aggiornamento per gli insegnanti, edita da "La Scuola"

Il ruolo della Scuola come l’Istituzione fondamentale per l’insegnamento all’abitudine al movimento e, contemporaneamente, all’apprendimento delle specifiche discipline, che una volta finita la scuola l’atleta troverà in altri ambienti sul territorio, è stato visto, ad un certo punto e a torto, come un possibile antagonista all’attività federale. Questo cambiamento di vedute iniziava a verificarsi dal momento in cui, negli impianti sportivi, come i Campi Scuola (4), si incontravano atleti scolastici e atleti di società sportive, in spazi sempre più ridotti, di difficile utilizzo e con tempo agli studenti limitato, mentre un vero movimento sportivo avrebbe dovuto e dovrebbe soddisfare le varie tipologie di atleti, in un ambiente in grado di fornire impianti attrezzati, idonei e conformi alle norme di sicurezza.

(4) Campi Scuola, impianti di Atletica Leggera sviluppatisi negli anni ’50 e ’60

Quando la rivista “spaziosport” (5), all’inizio degli anni ’80, si è occupata, con grande attenzione, della situazione delle strutture sportive scolastiche è emersa la necessità di avere impianti adattabili alle varie esigenze, cioè: strutture a favore di diversi tipi di utenza - non necessariamente indirizzate alla competizione, ma in grado di soddisfare anche tale aspetto - con impianti polivalenti, in considerazione dell’aumento dell’interesse dei Campionati Studenteschi (6).

(5) spaziosport, qualificata rivista di impiantistica sportiva, edita dal CONI

(6) Campionati Studenteschi: manifestazioni sportive studentesche nate negli anni ‘50, riservate agli Istituti della Scuola secondaria di secondo grado

Nel 1987, in un articolo pubblicato sulla stessa rivista, l’ingegnere Massimo Guarinieri Canizzaro (7) ha evidenziato che l’incremento del numero degli studenti nella Scuola richiedeva adeguati impianti, sottolineando chiaramente l’importanza del fattore sicurezza. L’immagine del plastico (riprodotta nella pagina successiva), che accompagnava l’articolo, mostra come venivano presentati i progetti delle strutture sportive scolastiche, cioè, spazi dedicati: alla Pallacanestro; alla Pallavolo; alla Pallamano; al Salto in Alto e alla Corsa Piana (veloce), grazie a un rettilineo di 80 metri.

(7) Ingegnere Massimo Guarinieri Canizzaro, Dirigente del MPI, Coordinatore tecnico del Centro Studi Edilizia Scolastica

Nel progetto gli spazi destinati all’attività sportiva e agli spogliatoi erano separati dal resto della struttura scolastica. Le riproduzioni stampate sotto quella del plastico, relative allo stesso complesso, ma estrapolate dall’articolo pubblicato nella rubrica sportiva scolastica “SPORTSCUOLA” (8), mostra che, negli anni ‘80, è stato possibile realizzare quanto promesso, per poter svolgere più discipline sportive.

(8) SPORTSCUOLA, rubrica sportiva scolastica del quotidiano BRESCIAOGGI

Dal 1981 la rivista “spaziosport” si è occupata con particolare attenzione dell’edilizia sportiva scolastica. Concetti come i rapporti tra costi-benefici di un’opera sportiva e i vari tipi di gestione (pubblica, privata o mista) sono stati analizzati in modo preciso e obiettivo, evidenziando due principali aree di criticità: la programmazione sportiva-impiantistica territoriale e i disagi causati dalla manutenzione inadeguata delle strutture.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/02 Metodi e didattiche delle attività sportive

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mirkomom76 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Impianti sportivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof Valeriani Federica.
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