UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELLA BASILICATA
POTENZA
***
SCUOLA DI SCIENZE AGRARIE, FORESTALI, ALIMENTARI ED AMBIENTALI
CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN
SCIENZE FORESTALI E AMBIENTALI
TESI DI LAUREA
IL QBS COME INDICE SEMPLICE PER LA
VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ
BIOLOGICA DEI SUOLI
RELATORE: CANDIDATO:
Prof.ssa Patrizia FALABELLA Tommaso LATRONICO
Matr. 31164
CORRELATORE:
Prof.ssa Donatella BATTAGLIA –
ANNO ACCADEMICO 2016 2017
A mio padre
“Ogni cosa che puoi immaginare,
la natura l’ha già creata”
Albert Einstein
RIASSUNTO
In questa tesi si descrive il QBS-ar come indice sintetico per la
valutazione della Qualità Biologica del Suolo in relazione alla
conservazione della Biodiversità. Inoltre si considera e si descrive il
lavoro svolto presso l’Azienda Agricola Sperimentale Dimostrativa
“Bosco Galdo”, nel Comune di Marsicovetere (PZ), dove si è provveduto
al Biomonitoraggio Ambientale attraverso vari metodi, tra cui il QBS-ar.
ABSTRACT
In this thesis, QBS-ar is described as a synthetic index for the evaluation
of Soil Biological Quality in relation to the conservation of Biodiversity.
“Bosco
In addition, I describe my work done at the Galdo” Experimental
Farm (Marsicovetere, PZ, Southern Italy), where the Environmental Bio-
monitoring was carried out through various methods, including QBS-ar.
INDICE
STRUTTURA DELLA TESI………………...………………................................1
1 STATO DELLE CONOSCENZE…………………................................................2
Cos’è la Biodiversità……………………………………………….............….....2
1.1
1.2 Il biomonitoraggio quale strumento per la conservazione della
forestale………………………………………….……………...….5
biodiversità della biodiversità……………………………...........................5
1.2.1 La conservazione e biomonitoraggio ……………...............................6
1.2.2 Definizione di monitoraggio
Il biomonitoraggio forestale……….......................................................................9
1.2.3 biologici……..……………….………………………......10
1.2.4 Bioindicatori e indici il biomonitoraggio……............................13
1.3 La fauna edafica quale strumento per
edafica…………………..………………...........................13
1.3.1 Definizione di fauna nel suolo………………………………………….…...18
1.3.2 Il ruolo della pedofauna
edafici………………………………………..………….….....19
1.3.3 I microartropodi del suolo……………………….........................20
1.3.4 Bioindicatori e indici biologici
2 INDICE DI QUALITÁ BIOLOGICA DEL SUOLO (QBS-ar) E SUE
APPLICAZIONI………………………………………………………..................23
DELL’INDICE DI QUALITÁ
3 CASO DI STUDIO: APPLICAZIONE ALL’IMPIANTO
BIOLOGICA DEL SUOLO (QBS-ar) IN RELAZIONE
DI BORDI CAMPO MULTIFUNZIONALI……………………………………30
Premessa: l’impianto di multifunzionali………………………….30
3.1 bordi campo
Materiali e Metodi………………………………………..…..............................33
3.2 Area di Studio…………………………...……………………………………....33
3.2.1
3.2.2 Procedimento…………………………………...…………………………….…36
Risultati……………………………………………………………...………….41
3.2.3
4 DISCUSSIONE E CONCLUSIONE…………………..………………...…....….44
BIBLIOGRAFIA……………………………………………………………….…45
ALLEGATI………………………………………………….………………….…51
Allegato 1 Chiave dicotomica per il riconoscimento dei microartropodi
edafici........................................................................................52
Microartropodi edafici………….…………...57
Allegato 2 Schede dei principali
2
3
STRUTTURA DELLA TESI
Nella prima parte della tesi (capitolo 1 - Stato delle conoscenze) vengono introdotti i
concetti di Biodiversità, monitoraggio, biomonitoraggio, indici, indicatori,
bioindicatori e indici biologici, prima in generale e poi in riferimento alla matrice
suolo. Per quel che riguarda il suolo la maggiore attenzione è rivolta al ruolo della
pedofauna ed in particolar modo a quello dei microartropodi edafici. Nell’ultima
parte del primo capitolo vengono illustrati alcuni bioindicatori usati per il
biomonitoraggio dei suoli. alla descrizione dell’Indice della Qualità Biologica del
Il secondo capitolo è dedicato
Suolo (QBS-ar) utilizzato in questo studio e i suoi ambiti di applicazione.
Nel terzo capitolo sono invece illustrati gli obiettivi di questo studio legati a fornire
informazioni sull’effetto dell’impianto di bordi campo multifunzione e multiessenza
(siepi), attraverso l’Indice QBS-ar.
Il quarto capitolo è dedicato alla discussione dei risultati ottenuti confrontandoli con i
valori dati dalla letteratura a disposizione; vengono enunciate le considerazioni a cui
l’utilità
si è potuti arrivare dopo questo studio e si valuta del biomonitoraggio
attraverso indici sintetici per comprendere la complessità dell’ecosistema agro-
nell’ottica di
forestale una gestione sostenibile.
Infine, in allegato sono riportati: una chiave dicotomica utilizzata per il
riconoscimento dei microartropodi edafici (allegato 1); le descrizioni e le illustrazioni
dei microartropodi edafici maggiormente presenti nei campionamenti (allegato 2).
Le attività destinate al lavoro di questa tesi sono state svolte presso il Dipartimento di
Scienze dell’Univesrsità degli Studi della Basilicata, sotto la supervisione della
Professoressa Patrizia Falabella e della Professoressa Donatella Battaglia. Hanno
–
collaborato inoltre il Dottor Mario Campana (ALSIA Agenzia Lucana per lo
Sviluppo e Innovazione in Agricoltura), il Dottor Vincenzo Trotta (Dipartimento di
Scienze dell’Univesrsità degli Studi della Basilicata) e la Dottoressa Rosanna Salvia
(Dipartimento di Scienze dell’Univesrsità degli Studi della Basilicata).
1
1 STATO DELLE CONOSCENZE
Cos’è la Biodiversità
1.1
La biodiversità, o diversità biologica, è definita dalla Conferenza dell'ONU su
ambiente e sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992 (art. 2 della Convenzione sulla
diversità biologica) "ogni tipo di variabilità tra gli organismi viventi, compresi, tra gli
altri, gli ecosistemi terrestri, marini e altri acquatici e i complessi ecologici di cui essi
sono parte; essa comprende la diversità entro specie, tra specie e tra ecosistemi". La
‒ genetica,
Convenzione riconosce, quindi, tre ordini gerarchici di diversità biologica
specifica ed ecosistemica ‒ che rappresentano aspetti abbastanza differenti dei sistemi
viventi.
La diversità genetica si riferisce alla variazione dei geni entro la specie, ossia entro e
tra popolazioni della stessa specie. Essa è alla base e garantisce la diversità agli altri
due livelli, in quanto consente la perpetuazione della vita, ossia il superamento delle
avversità ambientali a cui un organismo o una popolazione possono trovarsi esposti. A
ogni generazione, grazie alla fecondazione e alla ricombinazione, si ha la nascita di
nuovi individui, un certo numero dei quali sarà in grado di rispondere ai cambiamenti
ambientali e assicurare la continuità della popolazione. È classico il caso della
sopravvivenza della farfalla Biston betularia nei bacini minerari della Gran Bretagna a
partire dalla seconda metà del XIX secolo. La sostituzione della forza idrica con quella
a vapore, prodotta col carbone, che costituiva anche il combustibile domestico,
determinò l'accumularsi, sulle costruzioni e sulla vegetazione, di uno strato di polvere
scura, contro cui spiccava il colore chiaro con punti scuri della farfalla, che divenne
così facile preda degli uccelli. La presenza di variabilità per la colorazione delle ali
nell'ambito delle popolazioni di B. betularia consentì agli esemplari più scuri di
sfuggire agli uccelli, di moltiplicarsi e di diventare dominanti.
La diversità specifica si riferisce alla presenza di specie diverse in un territorio e alle
relazioni tra di esse. La ricchezza di specie rappresenta l'indicatore più immediato per
valutare la diversità specifica. La diminuzione numerica e poi la scomparsa di una
specie, cioè l'erosione della variabilità, sono eventi ampiamente divulgati e quelli
contro i quali più facilmente si mobilita l'opinione pubblica. La diversità ecosistemica
si riferisce alla differenziazione di ambienti fisici, di raggruppamenti di organismi,
piante, animali e microrganismi e di processi e interazioni che si stabiliscono tra loro.
La comunità biologica dell'ecosistema si conserva nel tempo, nello spazio e nella
2
funzione, rimpiazzando con nuovi individui e nuove specie gli individui che muoiono
e le specie che scompaiono.
La diversità biologica è di fondamentale importanza per la continuità della vita; essa
consente agli ecosistemi, alle specie e alle popolazioni di adattarsi, superando i
cambiamenti che gli eventi impongono. È una risorsa insostituibile per il genere
umano. Eclatante esempio dell'utilità della diversità biologica sono le foreste tropicali,
ricche di biodiversità e delle quali è nota soprattutto la capacità di assorbire anidride
carbonica e di emettere ossigeno, due gas la cui concentrazione relativa nell'atmosfera
è oggetto di continua e preoccupata attenzione perché influenza grandemente le
caratteristiche atmosferiche. Ma queste foreste rendono all'umanità altri numerosi e
importanti servizi. Un'essenziale funzione della vegetazione, sia naturale che coltivata,
consiste, in effetti, nel restituire all'atmosfera, sotto forma di vapore, acqua che
altrimenti confluirebbe in mare, regolando allo stesso tempo la temperatura ambientale
nel corso di questo ciclo continuo. Una coltura di mais che produca 14 t/ha di
biomassa secca trasferisce dal suolo all'atmosfera nei pochi mesi del suo ciclo oltre
4500 t/ha di acqua; un singolo albero di una foresta tropicale può trasferirne, in un
anno, oltre 100 t. Ma la vegetazione influenza anche lo scorrimento idrico superficiale,
riduce la forza con cui le gocce di pioggia arrivano al terreno e, trattenendo la terra
con le radici, ne evita l'erosione. Il terreno è così in grado di assorbire l'acqua delle
precipitazioni rilasciandola gradualmente a fonti e sorgenti fluviali o percolandola
negli spazi acquiferi profondi. Ma il ruolo della vegetazione dei bacini imbriferi nel
rifornimento di acqua pulita viene ignorato fino a quando la sua mancanza non
provoca gravi inconvenienti. Inoltre, le radici delle piante aiutano a mantenere il
terreno in loco: infatti, negli ecosistemi non modificati dall'uomo la quota di terreno
persa è bilanciata da quella di nuova formazione, misurabile in millimetri per
millennio; mentre, se la copertura vegetale è rimossa, come avviene per
deforestazione, sovrapascolamento o terreno nudo, il terreno viene rapidamente eroso
e ruscellato verso i corsi d'acqua. Il risultato finale è spesso la desertificazione, come è
ben dimostrato da molti deserti di clima temperato e come sta avvenendo con
l'abbattimento delle foreste tropicali. Gli esseri viventi cooperano alla stessa genesi del
terreno, che non è mera polvere di roccia ma un complesso sistema, ricco di flora, di
fauna e di forme inferiori di vita, essenziali per la sua fertilità, fonte di crescita di
colture agrarie e di foreste. Un grammo di terreno forestale può contenere oltre 1
milione di batteri, 100.000 cellule di lieviti, 50.000 ife o spore di funghi. Un grammo
di terreno agricolo può contenere oltre 2,5 miliardi di batteri, 400.000 funghi, 50.000
3
alghe, 30.000 protozoi. Si può insomma dire che una parte non trascurabile della
massa del terreno sia costituita da esseri viventi. Ma più del loro numero è importante
il ruolo che queste forme di vita svolgono. Esse contribuiscono attraverso i loro
cataboliti alla trasformazione in terreno agrario delle particelle derivanti da
logoramento della roccia e alla formazione con i residui della componente chiave del
terreno, l'humus. In tal modo cooperano a determinare e mantenere la struttura del
terreno e a trattenere l'acqua e le sostanze nutritive essenziali per le piante superiori.
Inoltre aggrediscono la massa di materia organica (escrementi, rifiuti urbani e
industriali, residui della vegetazione, animali morti, ecc.) che raggiunge il suolo, la
degradano in sostanze progressivamente meno complesse, fino ad arrivare alle
componenti minerali essenziali per la vita delle piante. È risaputo che una parte
notevole delle perdite di raccolto delle piante coltivate è dovuta a microrganismi del
terreno agenti di malattie delle piante, oppure a insetti e microrganismi che si cibano
di parti di piante. Le popolazioni di questi patogeni sono tenute sotto stretto controllo
a opera di altri organismi, insetti, funghi, batteri e virus, che di esse si alimentano. Ma
un uso improprio dei metodi di lotta contro questi nemici naturali provoca spesso la
crescita incontrollata delle popolazioni di parassiti, con aumento della probabilità di
evoluzione di resistenze sia ai loro nemici naturali sia ai fitofarmaci. È dunque una
lotta coevolutiva tra parassiti e piante, molte delle quali hanno sviluppato la capacità
di produrre metaboliti antimicrobici, alcuni abbastanza noti perché contenuti nelle
spezie, nelle droghe, nei fitofarmaci. Nel sempre più importante campo delle relazioni
tra specie viventi in uno stesso ecosistema, si rilevano però anche casi di Insetti che
svolgono azioni utili per l'uomo, come per esempio nel trasporto di polline nelle
colture di specie allogame. In Malesia l'impollinazione della palma da olio era
tradizionalmente effettuata a mano, fino a quando, alla metà del XX sec., non fu
introdotto dall'Africa occidentale un insetto pronubo che si stima faccia risparmiare
circa 140 milioni di dollari americani all'anno. Anche gli animali superiori hanno un
ruolo importante, per esempio diffondendo semi e così ricostituendo il manto vegetale.
È emblematico quanto avvenuto a Puerto Rico, le cui montagne, quasi interamente
coltivate fino alla Seconda guerra mondiale, a partire dagli anni Cinquanta del XX sec.
furono oggetto di un intenso programma di riforestazione con specie importate; la
fauna e in particolare gli Uccelli, che hanno popolato le nuove piantagioni provenendo
dalle poche foreste naturali rimaste, ne hanno disseminato le specie favorendo la
ricomparsa di aree riforestate con tipiche specie endemiche. Il valore della diversità
interspecifica è particolarmente evidente in agricoltura. Per generazioni, l'uomo ha
4
coltivato una vasta gamma di vegetali e allevato animali con l'intento di ridurre
fluttuazioni di produzione e carestie e diversificare l'alimentazione. Queste specie
costituiscono oggi il materiale utilizzato nella formazione di nuove varietà di piante e
di razze animali, rappresentando altresì la riserva di adattabilità genetica che agisce
per tamponare i cambiamenti ambientali ed economici potenzialmente dannosi: esse
sono quindi la base biologica della sicurezza alimentare in quanto, direttamente o
indirettamente, sostengono la vita di ogni essere umano.
1.2 Il biomonitoraggio quale strumento per la conservazione della biodiversità
forestale
1.2.1 La conservazione della biodiversità
La Convenzione Internazionale sulla Biodiversità siglata a Rio de Janeiro nel 1992 nel
corso del Vertice della Terra, costituisce il quadro principale di riferimento per quanto
concerne la salvaguardia e l'uso sostenibile della Biodiversità. Dopo aver firmato la
Convenzione di Rio, l&
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