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Politica economica – prof. Piergiuseppe Morone

Lezione 1 – Introduzione

Economia politica: ha come obiettivo lo studio delle scelte dei consumatori e produttori.

Politica economica: ha il compito di studiare il problema della scelta applicato al policy maker, colui il quale è chiamato a compiere delle scelte di politica economica.

Consumatore: deve definire cosa consumare, così da individuare la scelta ottima di consumo (che gli consente di massimizzare la propria utilità).

Produttore: deve scegliere cosa produrre (tipologia di output), come produrre (tecnica di produzione), quanto produrre (quantità di output).

Compiute queste scelte, consumatore e produttore si incontrano nel mercato. Da questo incontro tra produttore e consumatore, viene definito l’equilibrio di mercato. A seconda della tipologia di equilibri di mercato avremo:

Equilibri perfettamente concorrenziali

Nei mercati perfettamente concorrenziali, sembra che non sia previsto alcun intervento esterno da parte delle istituzioni.

Equilibri non concorrenziali

Spesso, tali condizioni di ottimalità non si verificano, questo apre a degli spazi per l’intervento pubblico. Quando si pone un problema di scelta, questo implica sempre una scelta tra due opzioni alternative. Se scelgo A, questo avrà una serie di effetti, ma il primo sarà quello di non compiere la scelta B, C e così via. È un problema di individuazione dell’opzione che garantisce il soddisfacimento di alcuni obiettivi.

Problema della scelta

Definire degli obiettivi, individuare nell’ambito di un set di opzioni, quale mi consente di avvicinarmi maggiormente agli obiettivi prestabiliti. La scelta dipende:

  • Dal tipo di obiettivi
  • Dalla mia capacità di individuare l’opzione che maggiormente mi consente di avvicinarmi

Il tutto tenendo conto sia dei diversi effetti di ognuna sia dei vincoli istituzionali e politici.

Perché è importante studiare la diffusione dell’innovazione?

Alla base della teoria microeconomica, vi è un concetto fondamentale: l’immediatezza della diffusione dell’innovazione. Le imprese, cioè, hanno accesso ad una perfetta informazione e alla stessa tecnologia. Ciò significa che, ogni qual volta viene introdotta una nuova tecnologia, questa viene immediatamente acquisita da tutte le imprese che operano sul mercato.

In realtà, l’evidenza empirica mostra una situazione ampiamente differente, in quanto vi sono imprese che si posizionano sulla frontiera tecnologica e altre che, invece, sono più lente nel processo di adozione dell’innovazione.

In conclusione, l’idea di economia positiva, in base alla quale la tecnologia è un fattore trasversale tra le imprese, nella realtà non trova un riscontro immediato. Questo apre a un duplice problema:

  • Capire quali sono le dinamiche che determinano i processi di diffusione dell’innovazione
  • Definire delle politiche per stimolare

Livelli di analisi della politica economica

La politica economica studia il comportamento delle istituzioni pubbliche (ovvero, come queste ultime compiono le proprie scelte). Tale indagine si svolge su tre livelli:

  • Livello delle scelte correnti: Definisce le strategie correnti (giorno dopo giorno) per raggiungere certi obiettivi.
  • Livello delle scelte istituzionali: Definisce quali sono le istituzioni più adatte per raggiungere certi obiettivi. È superiore al livello corrente, anticipa il livello delle scelte correnti.
  • Livello delle scelte sociali: Definisce quali sono gli obiettivi che una società si prefigge di ottenere. È ancora superiore ai due livelli sopra, sono gli obiettivi che una società si prefigge di raggiungere.

Prima compio scelte sociali (desideri del popolo), poi scelte istituzionali (quali istituzioni dovranno mettere in atto la strategia per il raggiungimento degli obiettivi) e poi le scelte correnti (come fare a raggiungere gli obiettivi preposti).

Intervento pubblico

Il mercato lasciato a se stesso fosse in grado di produrre risultati ottimali non si giustificherebbe l’intervento pubblico in economia (concetto di ottimalità). L’intervento pubblico è quindi giustificato se il mercato non è in grado di raggiungere quei livelli di ottimalità e quindi necessita di intervento pubblico.

La politica economica è una forma di intervento pubblico nell’economia. È giustificata se il mercato, lasciato a se stesso, in certe situazioni tende a produrre risultati subottimali (i cosiddetti fallimenti di mercato).

In altre parole: perché intervenire se i risultati ottenuti, in assenza di intervento pubblico, sono già ottimali? La politica economica può essere uno strumento per colmare il divario tra ciò che la società desidera (i cosiddetti desiderata) e la realtà dei fatti.

Per capire quali sono questi desiderata della politica economica, dobbiamo:

  • Definire gli obiettivi socialmente desiderabili (livello delle scelte sociali)
  • Confrontare i desiderata con la realtà per definire:
  • Quali sono le istituzioni più adatte a colmare tale gap (livello delle scelte istituzionali)
  • Quali compiti assegnare a ciascuna istituzione (livello delle scelte correnti)

Lezione 2 – I fallimenti microeconomici (parte 1)

Stato e mercato

Stato e mercato sono due istituzioni. Ciò che ci interessa è la loro interazione, per capire quando vi è uno spazio, per lo Stato, per intervenire negli assetti organizzativi del mercato. In sintesi, quindi, la politica economica si occupa di ricercare quel giusto equilibrio tra Stato e mercato in modo tale che vengano perseguiti gli obiettivi ed i principi verso i quali la società dovrebbe tendere. Abbiamo necessità di definire obiettivi che si ispirano a dei principi e capire se c’è un margine dello Stato per intervenire nel mercato. Lo stato deve intervenire quando il mercato diviene inefficiente ed incapace di perseguire gli obiettivi prefissati.

In quest’ottica, si può capire perché il settore pubblico (Stato) deve intervenire nel momento in cui il mercato non è efficiente (incapace di raggiungere gli obiettivi prefissati) o equo. Distinguiamo due campi di azione (ambiti di intervento), nei quali ci può essere un intervento dello Stato:

  • Efficienza: che attiene al mondo della produzione dello scambio ed alla definizione della quantità di output da produrre. Quindi, ha a che fare con il mondo della produzione e dello scambio. Attiene alla sfera dell’efficienza.
  • Equità: che attiene alla distribuzione di questo output, attiene quindi alla sfera della equità.

Efficienza

L’efficienza può essere intesa in molteplici declinazioni. Distinguiamo tra:

  • Efficienza statica: Ha a che fare con situazioni economiche che non evolve e quindi di natura statica, in cui non vi è una dinamica evolutiva, come la crescita ed i fenomeni di innovazione.
  • Efficienza dinamica: Ha a che fare con situazioni di efficienza in cui, con il passare del tempo, l’equilibrio si modifica. Quindi è un concetto che muta nel tempo.

Il concetto di efficienza statica si suddivide in vari sotto-concetti di efficienza, come l’efficienza allocativa.

Efficienza allocativa

Un’allocazione A è socialmente preferita ad un’altra allocazione B se l’allocazione A è per almeno un individuo preferita e per gli altri individui è indifferente rispetto all’allocazione B (criterio paretiano). Se abbiamo 2 situazioni “A” e “B”, dove in A almeno un individuo sta meglio e nessun altro sta peggio, il criterio paretiano mi spinge verso la situazione A.

Il criterio paretiano implica un giudizio di valore. Se a migliorare la propria condizione è l’individuo più ricco, il passaggio da B ad A è auspicabile, è un miglioramento? Si, se accettiamo dei giudizi di valore (opposto ai giudizi di fatto).

Giudizio di valore

Attiene alla sfera della morale di ciascun individuo o di morale collettiva.

Giudizio di fatto

Che può essere giusto o sbagliato. Tale giudizio di valore si rifà al concetto di individualismo etico, introdotto da Sen nel 1987.

Individualismo etico

Ciascun individuo è il miglior arbitro di se stesso, poiché in grado di valutare autonomamente il proprio stato di benessere. Si ha un miglioramento in termini di efficienza allocativa se anche un solo soggetto vede migliorare la propria posizione, a prescindere dalla posizione di ricchezza nella quale si colloca tale soggetto.

Ottimo paretiano: Un concetto fondamentale e centrale per valutare l’efficienza è quello di ottimo paretiano. Una determinata allocazione è un ottimo paretiano se non esiste nessun altra allocazione dove è possibile migliorare la posizione di un individuo senza peggiorare quella di almeno un altro individuo.

Abbiamo un ottimo paretiano quando non è possibile riallocare le risorse disponibili in modo che almeno un individuo stia meglio e nessun altro stia peggio. In questa situazione abbiamo raggiunto l’ottimo paretiano.

L’ottimo paretiano in una economia di produzione e consumo richiede:

  • L’efficiente allocazione nel consumo dei beni, impossibile riallocare gli output produttivi per migliorare la situazione di un consumatore senza peggiorare quella di un altro (es. attraverso lo scambio di lattine e piatti di pasta).
  • L’efficiente allocazione degli inputs produttivi: impossibile riallocare gli input produttivi da un settore ad un altro, da un’impresa ad un'altra senza peggiorare la produzione in altri ambiti dell’economia.

Efficienza generale

Si intende il combinato disposto dell’efficienza nella produzione e dell’efficienza allocativa.

Altre nozioni di efficienza statica

Efficienza X: capacità di scegliere i programmi di produzione tecnicamente efficienti. In altre parole, si ha efficienza x quando, data la tecnologia più efficiente del momento, devo saperla utilizzare per ottenere il massimo da ciascun input di produzione (quando non avremo lavoratori o macchinari che lavorano al di sotto del proprio potenziale). È una precondizione per l’ottimo paretiano.

Altre nozioni di efficienza dinamica

Efficienza adattiva: si intende la capacità di apprendimento graduale dei problemi e delle risposte corrette. In altre parole, è la capacità di produrre risposte efficienti ai problemi che si pongono dinamicamente nell’attività produttiva.

Capacità innovativa: consiste nella capacità di introdurre innovazioni di prodotto o di processo nella produzione. In altre parole, è la capacità di introdurre dinamicamente (via, via) tecnologie di produzione più efficienti. Non posso introdurre tutte le tecnologie insieme perché domani potrei avere a disposizione delle conoscenze che oggi non ho.

Differenza tra capacità innovativa (dinamica) e efficienza x (statica). Se considero l’efficienza di libri dattiloscritti ed abbiamo una tecnologia degli anni 70 (macchina da scrivere) l’efficienza x sarebbe stata quella di allocare i dattilografi nella maniera più efficiente sia per comodità del comfort del luogo di lavoro, sia per posizionamento macchina da scrivere sia per posizionamento della sedie. L’efficienza dinamica mi porta dalla macchina da scrivere anni 70 alle macchine da scrivere elettroniche, poi quello computerizzate fino all’word processor. Questa è l’efficienza dinamica.

Equità

Vi sono anche in questo caso molte accezioni del termine equità che riguardano:

  • I punti di partenza. Fortemente promosso da Luigi Einaudi.
  • I risultati finali. La distribuzione deve essere uguale non all’inizio (pensiamo alla scolarizzazione per formazione ed istruzione) ma alla fine, che attiene all’output finale che deve essere egualitario.
  • Le procedure distributive. Che non devono avere procedure diseguali fra classi sociali. La distribuzione deve essere uguale non nei punti di partenza (es. scolarizzazione, una società è equa se consente a tutti gli individui di avere uno stesso livello di istruzione). Attiene alle procedure distributive, che non devono incorporare meccanismi sperequativi tra classi sociali, soggetti, popolazioni localizzate in aree geografiche differenti.

Primo teorema dell’economia del benessere

Le condizioni di efficienza paretiana sono realizzate in una particolare configurazione istituzionale costituita da un'economia decentrata di concorrenza perfetta. In altre parole, l'allocazione dell'equilibrio del mercato in concorrenza perfetta è pareto-efficiente. Un mercato di concorrenza perfetta, lasciato libero, produce una situazione ottima in senso paretiano.

Lezione 3 – I fallimenti microeconomici (parte 2)

Equilibrio di concorrenza perfetta

Ricordiamo le caratteristiche del modello di concorrenza perfetta:

Il bene prodotto è omogeneo.

Elementi della concorrenza perfetta:

  • Ogni impresa produce un output identico (il pullover prodotto da A è identico a quello prodotto da B, C, ecc.). Nella realtà, si ha una differenziazione del prodotto (pullover di Armani, pullover Benetton). Non ci deve essere nessuna differenza tra il bene ancorché prodotto da diverse imprese.
  • Le imprese operano in condizione di "informazione perfetta" (garantita la trasparenza di mercato), ossia tutti gli operatori dispongono di informazioni complete. Ogni impresa conosce le condizioni nelle quali producono e operano le altre imprese, i gusti dei consumatori, il numero dei consumatori. Non vi sono asimmetrie informative, ovvero tutte le imprese hanno accesso alle stesse informazioni, complete e perfette. (informazione perfetta e completa e distribuita in modo uguale fra tutte le imprese). Nella realtà colui che opera in un determinato mercato avrà più informazioni su quel mercato rispetto all’operatore che opera in altro mercato e che vuole insinuarsi in esso.

L'asimmetria informativa è una condizione in cui un'informazione non è condivisa integralmente fra gli individui facenti parte del processo economico: dunque una parte degli agenti interessati dispone di maggiori informazioni rispetto al resto dei partecipanti e può trarre un vantaggio da questa configurazione.

  • Le imprese che operano sul mercato hanno una dimensione atomistica, tale da non poter influenzare in alcun modo i prezzi di vendita (le imprese sono price-taker ovvero prende il prezzo come dato). In pratica o produco e vendo a quel prezzo o sono fuori dal mercato. Sostanzialmente questa ulteriore caratteristica della concorrenza perfetta vede ogni operatore come una goccia nell’oceano che non potrà mai influenzare le correnti del mercato. Allo stesso modo se l’imprenditore riesce a produrre e vendere a quel prezzo non avrà problemi all’entrata in quel mercato. Allo stesso modo, in concorrenza perfetta ciascun imprenditore non è in grado di influenzare il prezzo dei beni, che viene stabilito dell’intersezione tra domanda globale e offerta globale (p è un dato esogeno).
  • Non esistono barriere all'ingresso e all'uscita dei concorrenti: non vi sono asimmetrie tra le imprese che, al tempo t, operano in un mercato e le imprese che, al tempo t+1, decidono di entrarvi. In altre parole, le imprese già nel mercato non godono di alcun vantaggio. Nella realtà, molti mercati presentano delle barriere legate ad esempio:
    • Agli elevati costi iniziali da sostenere per poter entrare nel mercato (es. mercato aerospaziale)
    • A norme, leggi (es. licenza per aprire un Autogrill).

Le condizioni di concorrenza perfetta devono inoltre valere per tutti i mercati (completezza dei mercati). Le condizioni per la completezza dei mercati possono essere così sintetizzate:

  • Assenza di esternalità (l’attività di produzione/consumo di A non influisce su quella di B): Si parla di esternalità quando l’attività svolta da un soggetto A influenza un soggetto B senza che vi sia una compensazione economica.
  • Assenza di beni pubblici (non rivalità/non escludibilità per cui non è possibile fissare un prezzo). Sono quei beni caratterizzati dalla non rivalità e dalla non escludibilità, per cui non è possibile fissare un prezzo (es. segnale radio che viene trasmesso in chiaro).
  • Assenza di incertezza o asimmetria informativa (moral hazard/adverse selection). La asimmetria informativa ovvero l’informazione perfettamente uguali per tutti gli operatori ci consente di classificare due ulteriori problemi che caratterizzano i mercati non completi (questi fenomeni si verificano in presenza di asimmetrie informative):

Azzardo morale

Se assicuro la mia automobile contro il furto e l’assicurazione mi dà diritto a un indennizzo pari al valore della macchina, non sono incentivato a prendere alcuna precauzione per non farmela rubare (es. chiuderla dopo averla parcheggiata). Tale comportamento (azzardo morale) si verifica solo in presenza di asimmetrie informative (io dispongo di più informazioni rispetto all’assicuratore). Ovvero quando la scelta viene effettuata da me (chiudere o no l’auto) e nessuno può controllare il mio comportamento.

Selezione avversa

Se l’assicuratore fissa un premio particolarmente elevato, un guidatore molto diligente, che fa tragitti limitati e prende la macchina raramente non sarà incentivato a stipulare un contratto. Il contrario vale per un guidatore distratto, spericolato. In questo caso, l’asimmetria informativa definisce una situazione in cui vengono selezionati i soggetti più a rischio (selezione avversa).

Equilibrio walrasiano

Dati n mercati, l'equilibrio walrasiano si verifica quando esiste un vettore di prezzi P (p1, ... , pn) tale da eguagliare esattamente la domanda D e l'offerta S in ogni mercato.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stefania.curani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Unitelma Sapienza di Roma o del prof Morone Piergiuseppe.
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