Estratto del documento

Indice

  • Introduzione
  • Capitolo primo
    • Il ruolo della globalizzazione nella sicurezza del Mediterraneo
    • I flussi migratori e il concetto di “straniero”
    • La politica comunitaria migratoria
    • La difesa dei diritti umani nel Mediterraneo
  • Capitolo secondo
    • L’origine del fenomeno migratorio in Italia
    • La genesi dei provvedimenti legislativi nella gestione del flusso migratorio
      • Legge Foschi
      • Legge Martelli
      • Legge sulla cittadinanza
      • Decreto Dini
      • Legge Turco-Napolitano
      • Legge Bossi-Fini
    • Italia e Libia: tra collaborazione ed ostilità
    • L’Italia e i nuovi approcci alla riforma migratoria
      • Pacchetto Sicurezza
      • Una nuova disciplina sull’accoglienza dei richiedenti asilo
      • L’approccio italiano nell’Agenda Europea sulla migrazione
      • Decreto Minniti-Orlando
      • Decreto Salvini
      • Decreto Lamorgese
    • I recenti risvolti nazionali nella garanzia della sicurezza territoriale
      • Piano nazionale per la ricerca e il salvataggio in mare
      • Strategia di sicurezza e difesa per il Mediterraneo
      • Decreto Cutro
    • Un’analisi globale del fenomeno migratorio: il caso spagnolo
    • Considerazione finale sulle strategie migratorie nel Mediterraneo
  • Conclusioni
  • Bibliografia
  • Sitiografia

Introduzione

Il Mediterraneo Allargato rappresenta una delle aree geopolitiche più strategiche e complesse a livello globale, oltre che un'area di prioritario interesse nazionale, configurandosi come un sistema geopolitico multidimensionale che funge da cerniera tra mondi diversi.

Il concetto di Mediterraneo Allargato, che incorpora l’Europa continentale, il Medio Oriente e le fasce settentrionali e sub-sahariana del continente africano, si riferisce ad uno spazio geograficamente strategico, che va oltre i confini tradizionali del Mediterraneo, comprendendo paesi, culture e società differenti ma strettamente interconnessi dal punto di vista economico e delle dinamiche securitarie.

Questo bacino, storicamente denominato "mare nostrum", continua ad essere un crocevia vitale di flussi economici, commerciali e sociali, collegando rapidamente ed efficacemente l'area indo-pacifica a quella atlantica.

In un contesto così esteso, la globalizzazione assume un impatto profondo sulle dinamiche di sicurezza generatesi, creando nuove opportunità ma anche nuove vulnerabilità. Da un lato, ha facilitato il commercio internazionale, stimolato gli investimenti e migliorato la connettività tra le nazioni. Dall'altro, ha esacerbato le disparità economiche, aumentato la mobilità umana e intensificato i flussi migratori irregolari. Inoltre, i cambiamenti climatici, accelerati dai processi globalizzanti, hanno contribuito a creare ulteriori tensioni, aggravando le condizioni di vita in molte aree e spingendo migliaia di persone a cercare rifugio altrove.

Il Mediterraneo, dunque, si trova ad affrontare molteplici dinamiche, eterogenee e spesso conflittuali, aggravate da crisi di lunga durata i cui effetti si ripercuotono sull'Europa e, in particolare, sull'Italia. Tali dinamiche includono le numerose pulsioni geopolitiche alimentate da fenomeni di natura sociale, securitaria e climatica, e i caratteri di instabilità regionale acuiti dalle relative minacce alla sicurezza e alla prosperità. Come conseguenza diretta di esse, il perdurante squilibrio demografico aggravato dagli effetti dei cambiamenti climatici e combinato alla cronica precarietà economica e sociale, determina l’aumento nell’area mediterranea dei flussi migratori provenienti dal continente africano e dal Medioriente, attraverso corridoi controllati da organizzazioni criminali, spesso legate a quelle di matrice terroristica e a queste funzionali.

Questa tesi si propone di esplorare, attraverso un approccio multidisciplinare, le complesse dinamiche, passate ed odierne, che influenzano la stabilità dei paesi mediterranei, in quanto, in un contesto di globalizzazione, in cui fenomeni e problematiche locali si riverberano a livello regionale, l’interesse e l’attenzione nazionale deve necessariamente estendersi oltre il bacino Mediterraneo per includere quei Paesi e quelle aree geografiche limitrofe le cui vicende si riflettono sulle alleanze principali adottate, si pensi all’Alleanza Atlantica e l’Unione Europea.

In uno spirito di integrazione e inclusività, le Nazioni Unite hanno adottato un approccio comprensivo e multilivello per affrontare il tema della migrazione, combinando strumenti normativi, assistenza umanitaria, monitoraggio dei diritti umani e promozione della cooperazione internazionale. A partire dalla Convenzione di Ginevra del 1951, ciò che si considera il pilastro del diritto internazionale in materia di protezione dei rifugiati, le Nazioni Unite hanno applicato, infatti, una serie di provvedimenti legislativi per assistere i governi e i migranti nella gestione dei flussi migratori, fornendo supporto logistico, assistenza umanitaria, e promuovendo politiche migratorie ordinarie e rispettose dei diritti umani.

Appare dunque chiaro che la gestione di un fenomeno complesso quale quello migratorio, preveda una politica comunitaria da parte dell’Unione Europea multidisciplinare ed efficiente, mirata alla protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati, la cooperazione con i paesi di origine e di transito, e l'integrazione dei migranti nelle società ospitanti. Nonostante gli sforzi compiuti, la gestione dei flussi migratori rimane una sfida articolata, che richiede una continua cooperazione e adattamento delle strategie per rispondere ai cambiamenti nelle dinamiche migratorie globali.

In particolare, uno degli impegni principali assunti riguarda la difesa dei diritti umani nel Mediterraneo, una questione cruciale data la complessità delle dinamiche migratorie e le numerose crisi umanitarie che caratterizzano la regione. Garantire il rispetto dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati è fondamentale per assicurare l'integrità morale e giuridica delle politiche migratorie dell'UE e per promuovere una gestione umana e sostenibile dei flussi migratori nella regione mediterranea.

Nonostante i numerosi tentativi di concretizzazione di tale obiettivo, le precarie condizioni nei centri di accoglienza, le pratiche di respingimento e i controversi accordi di riammissione con paesi terzi sollevano importanti questioni etiche e legali che mettono in dubbio le reali capacità di affrontare sfide di tale dimensione, seppur i valori di dignità, libertà e giustizia costituiscano il fondamento dell'Unione Europea e della comunità internazionale.

In un’analisi complessiva del fenomeno, la gestione delle migrazioni nel caso italiano gioca un ruolo fondamentale. Questo perché il Mediterraneo Allargato, su cui incidono anche le attenzioni delle grandi potenze globali, è il principale luogo in cui le Forze Armate italiane sono chiamate, a tutela degli interessi nazionali, a condurre attività di cooperazione multilaterale e promuovere operazioni di stabilizzazione e di pacificazione sviluppate in sinergia con Alleati, partner ed Organizzazioni Internazionali.

Le migrazioni hanno da sempre giocato un ruolo cruciale nella storia e nello sviluppo dell'Italia, influenzando profondamente la sua struttura demografica, economica e culturale. Dall'epoca delle grandi ondate migratorie del XIX e XX secolo, quando milioni di italiani emigrarono verso le Americhe e altre parti del mondo, fino ai flussi migratori più recenti diretti verso il territorio italiano, il fenomeno migratorio è stato un fattore determinante per il paese. Anche la gestione di esso ha subito molteplici cambiamenti nel corso dei decenni: partiti da una situazione in cui l’immigrazione avveniva sulla base di accordi bilaterali, in un quindicennio il paese si è trovato di fronte ad una tale crescita dei fattori attrattivi da ritenere vantaggioso un sostanziale allentamento dei controlli sugli ingressi, salvo successivamente, dover ripiegare sull’opzione iniziale di cui solo recentemente si sono iniziati a vedere dei timidi segnali di superamento.

In tal senso, le politiche migratorie, sia nella veste di interventi atti a favorire l’emigrazione che in quella di provvedimenti tesi a gestire l’immigrazione, si sono configurate soprattutto come una risposta alle mutevoli esigenze dei sistemi produttivi e alle preoccupazioni di diversa natura presenti nelle società d’arrivo. Questo adattamento è cruciale per affrontare le sfide demografiche, economiche e sociali che l'Italia continua a fronteggiare: dalla regolazione attraverso accordi bilaterali all'apertura e successiva restrizione dei flussi, fino ai recenti segnali di un approccio più bilanciato, la gestione delle migrazioni rimane una sfida centrale per l’Italia.

Questo anche come riflesso delle diverse dinamiche legislative adottate nel nostro Paese, che rispecchiano le molteplici prospettive elaborate e applicate. In particolare, il fenomeno delle migrazioni ha assunto un interesse maggiore a partire dalle recenti legislazioni, in un’ottica di controllo più ferreo degli ingressi nel nostro Paese, così come le molteplici discipline adottate sul tema dell’acquisizione della cittadinanza, argomento controverso e dibattuto. Tra i decreti di maggiore posizionamento in opposizione al fenomeno, ho inteso porre l’attenzione verso uno dei più recenti, nonché uno dei più criticati: il decreto Salvini. Il decreto legislativo ha introdotto diverse misure riguardanti l'immigrazione, la sicurezza pubblica e il diritto di asilo ma la prospettiva di poca inclusione ha generato non poche dubiosità: esso ha abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari, una forma di protezione che era stata concessa a persone non rientranti nelle categorie di rifugiato o protezione sussidiaria, ma che comunque necessitavano di protezione. Ha reso inoltre possibile revocare la protezione internazionale in caso di reati anche minori, ed ha eliminato la possibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all'anagrafe, rendendo difficile l'accesso a servizi essenziali come la sanità e l'istruzione.

Il Decreto Salvini è stato oggetto di dibattito politico, con molte forze politiche di opposizione che non solo hanno criticato il decreto per la sua durezza e per l'approccio percepito come inumano e inefficace nella gestione del fenomeno migratorio, ma, per alcune caratteristiche, lo hanno anche ritenuto anticostituzionale.

Attraverso i molteplici punti di vista ottenuti, risulta sempre più evidente che molte delle difficoltà che oggi caratterizzano l’Italia di fronte ai nuovi flussi migratori derivano proprio dall’incapacità di creare un quadro di riferimento adeguato e largamente condiviso. Allo stesso tempo, volendo rivolgere lo sguardo verso altre realtà, ho inteso prendere in considerazione un caso analogo all’Italia ma in realtà piuttosto diverso: la Spagna. I due paesi, seppur legati da rapporti di partenariato decennali e similarità culturali, hanno adottato opposte strategie e risposte a causa delle differenze geografiche, storiche, politiche e sociali. La Spagna tende a favorire la cooperazione internazionale e l'integrazione, mentre l'Italia ha spesso adottato un approccio più restrittivo e securitario, influenzato dalle pressioni politiche interne e dalle dinamiche migratorie specifiche del Mediterraneo centrale.

In conclusione, dunque, il percorso delle politiche migratorie dovrebbe prevedere la partecipazione alla creazione di una politica comune dell’Unione, la valorizzazione della condizione migratoria e lo sviluppo di un modello di inserimento ed integrazione per favorire l’acquisizione di una coscienza collettiva che interpreti il fenomeno migratorio come conseguenza ineluttabile delle evoluzioni naturali in termini di globalizzazione.

Capitolo primo

Il ruolo della globalizzazione nella sicurezza del Mediterraneo

La sicurezza è un fenomeno di carattere flessibile che, a seconda degli elementi a cui si riferisce, quali la percezione delle minacce, i valori da proteggere e i metodi utilizzati per la difesa, rileva un’interpretazione differente. A partire dagli anni Ottanta il carattere militare della sicurezza ha rappresentato il fulcro dell’analisi di tale concetto: l’interesse principale del potere statale, infatti, consisteva nell’individuare potenziali minacce provenienti da altre nazioni e nel saperle gestire sviluppando un livello appropriato di capacità difensive.

Tuttavia, dopo la fine della Guerra Fredda e con il conseguente sviluppo della globalizzazione, le minacce, non più limitate esclusivamente al carattere militare, hanno colpito molteplici settori, determinando la necessità di verificare l’impatto da esse prodotto nell’ambito della sicurezza. Problemi globali quali il terrorismo, il crimine organizzato, l'immigrazione illegale e la povertà sono diventati cruciali per la sicurezza dell'umanità, considerati ora altrettanto importanti quanto la tradizionale difesa militare.

Alla base del problema relativo a sfide e minacce che i Paesi devono fronteggiare, e che contestualmente trovano come unica soluzione la via della migrazione, si colloca la disparità tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, il cui termine “Terzo Mondo”, venne adottato per la prima volta durante la conferenza afroasiatica a Bandung nel 1955 per indicare i Paesi dell’Asia, Africa e America Latina appena usciti dal contesto coloniale ed in lotta per l’indipendenza.

Proprio in questi ultimi, le drammatiche condizioni legate a fame, povertà, violenza, disuguaglianze sociali ed instabilità politica, vanno a sommarsi a fattori esogeni allo Stato, e dunque colpi di stato, ribellioni e recessioni, che determinano una conseguente instabilità strutturale di tali Stati, definiti “deboli”. Inoltre, la presenza di minacce alla sicurezza esterne riguarda l’incapacità di questi ultimi di controllare i propri confini e determinare politiche di protezione e contrasto di un possibile flusso migratorio in sviluppo che, a lungo andare, potrebbe destabilizzare l’identità di una nazione.

È in questo contesto che trova applicazione l’adozione di strategie che, da un punto di vista interno, incrementino le spese militari oltre che indebolire le istituzioni statali, e allo stesso tempo, stipulino alleanze con attori esterni nella garanzia di mantenimento di un sistema di difesa comune.

Nel caso del Mediterraneo, esso, insieme all’area del Medio Oriente, costituisce un territorio caratterizzato dalla presenza di numerosi fattori di squilibrio, tra cui la proliferazione delle armi di distruzione di massa e l’incremento su larga scala dell’immigrazione illegale; questi elementi, relazionati ad uno scarso livello di sviluppo economico e ad un forte incremento demografico erroneamente gestito, conducono ad una condizione socioeconomica decisamente instabile.

Tra le varie minacce all’area mediterranea, l'ostacolo principale che impedisce la creazione di una vera comunità è determinato dall’influenza dell'Islam, considerato una presenza negativa per il sistema politico nell'Europa occidentale, in quanto Islam e democrazia sono ritenuti concetti incompatibili tra loro. Inoltre, il fondamentalismo islamico è legato ad un ulteriore fenomeno che costantemente minaccia la sicurezza nel Mediterraneo: il terrorismo. L’incremento delle violenze relative ad esso, soprattutto di natura religiosa, che ancora colpisce l’area del Medio Oriente e del Nord Africa, rappresenta una minaccia alla sicurezza dell’area, e, dato il carattere globale che il fenomeno assume, prevede una lotta univoca attraverso cooperazione internazionale e capacità di formulare politiche comuni tra tutti i Paesi coinvolti, obbiettivo apparentemente remoto da realizzare.

Per una miglior comprensione dei processi di influenza del Medio Oriente nel Mediterraneo, occorre evidenziare come quest’ultimo non abbia confini ben definiti. Infatti, l’area che si estende dallo Stretto di Gibilterra al canale di Suez comprendendo 19 stati distribuiti in 4 subregioni (Europa Occidentale, Balcani e Mar Nero, Medio Oriente e Maghreb) riunisce paesi che, pur affacciando sullo stesso mare, sono ritenuti molto diversi tra loro. Sono gli eventi storici a determinare le differenze tra essi, delineando in particolare una profonda spaccatura tra le due sponde del Mediterraneo: ne è la rappresentazione evidente il divario economico che da un lato vede i paesi del Nord inserirsi in un contesto di integrazione europea favorevole e dall’altro i paesi del Sud che, ancora assoggettati ad un rapporto di dipendenza verso il settentrione, non dispongono di alcuno strumento per esercitare un potere decisionale nel contesto globale.

Appare evidente come, sebbene le due sponde percepiscano le minacce in maniera distinta, l’unica soluzione per superare tale divario sia incrementare i rapporti diretti tra paesi del bacino e stabilire contatti per una maggiore coesione in un’area che necessita di essere rafforzata.

I flussi migratori e il concetto di “straniero”

Il processo migratorio costituisce un fenomeno di antiche origini che riflette i

Anteprima
Vedrai una selezione di 13 pagine su 56
Mare nostrum degli spagnoli e degli italiani: i migranti e la loro gestione Pag. 1 Mare nostrum degli spagnoli e degli italiani: i migranti e la loro gestione Pag. 2
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Mare nostrum degli spagnoli e degli italiani: i migranti e la loro gestione Pag. 6
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Mare nostrum degli spagnoli e degli italiani: i migranti e la loro gestione Pag. 11
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Mare nostrum degli spagnoli e degli italiani: i migranti e la loro gestione Pag. 16
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Mare nostrum degli spagnoli e degli italiani: i migranti e la loro gestione Pag. 21
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Mare nostrum degli spagnoli e degli italiani: i migranti e la loro gestione Pag. 26
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Mare nostrum degli spagnoli e degli italiani: i migranti e la loro gestione Pag. 31
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Mare nostrum degli spagnoli e degli italiani: i migranti e la loro gestione Pag. 36
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Mare nostrum degli spagnoli e degli italiani: i migranti e la loro gestione Pag. 41
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Mare nostrum degli spagnoli e degli italiani: i migranti e la loro gestione Pag. 46
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Mare nostrum degli spagnoli e degli italiani: i migranti e la loro gestione Pag. 51
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Mare nostrum degli spagnoli e degli italiani: i migranti e la loro gestione Pag. 56
1 su 56
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marapiafesta64 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'Europa e del Mediterraneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Foscari Giuseppe.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community