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UNIVERSITÀ TELEMATICA INTERNAZIONALE UNINETTUNO

FACOLTÀ DI PSICOLOGIA

Corso di Laurea in

Processi Cognitivi e Tecnologie

Elaborato finale

In Metodi di intervento nei gruppi e nelle organizzazioni

L’IMPORTANZA DELLE EMOZIONI E DELL’INTELLIGENZA EMOTIVA

NELL’AMBITO SOCIO/EDUCATIVO

Relatore Candidato

Prof.ssa Ballarotto Giulia Fulco Luca

Matr. 453HHHPCT

Anno Accademico

2019/20

INTRODUZIONE 4

CAPITOLO 1: LE EMOZIONI: COSA SONO E COME SI SVILUPPANO? 6

1.1 P ? 6

ERCHÉ LE EMOZIONI SONO IMPORTANTI

1.2 C ( ) 7

ENNI STORICI DIVERSI APPROCCI E TEORIE SULLE EMOZIONI 25

1.3 N EUROBIOLOGIA DELLE EMOZIONI

CAPITOLO 2: LA NATURA DELL’INTELLIGENZA EMOTIVA 29

2.1 A E 29

LFABETIZZAZIONE MOZIONALE

2.2 C ’I E 36

OMPONENTI DELL NTELLIGENZA MOTIVA

2.2.1 Consapevolezza Emotiva 38

2.2.2 Autocontrollo e Autoregolazione Emotiva 43

2.2.3 Motivazione 46

2.2.4 Empatia 50

2.2.5 Abilità Sociali 54

’ 59

2.3 I DIVERSI AMBITI DI APPLICAZIONE DELL INTELLIGENZA EMOTIVA

2.4 I ’ 63

L COSTO DELL ANALFABETISMO EMOZIONALE

CAPITOLO 3: EDUCARE ALL’INTELLIGENZA EMOTIVA 69

3.1 L’ - 69

INTELLIGENZA EMOTIVA NEI DIVERSI CONTESTI SOCIO EDUCATIVI

- 78

3.2 I L RUOLO DELLO PSICOLOGO NEI CONTESTI SOCIO EDUCATIVI

3.2.1 Il ruolo dell’educatore 84

3.3 L’ 89

IMPORTANZA DEL GIOCO NEI PROCESSI DI APPRENDIMENTO

3.4 L 93

A COMUNICAZIONE COME FORMA ESSENZIALE DI RELAZIONE

3.5 L’ IMPORTANZA DELL EMPATIA NELLE ATTIVITÀ LUDICHE E NELLE RELAZIONI TRA 99

COETANEI

3.6 R “ ” 104

IFLESSIONI SULLA MIA ESPERIENZA DA MISTER CON I BAMBINI

CONCLUSIONI 106

BIBLIOGRAFIA 107

2

INTRODUZIONE

Nella società contemporanea, fondata sulla globalizzazione, sul consumismo e sulla

digitalizzazione, cambia il concetto di comunità e per questo vengono meno le certezze del singolo

individuo, il quale spesso si ritrova a dover fronteggiare alla costante ricerca del “senso di

comunità” che corrisponde ad un bisogno primordiale e ancestrale: la vicinanza altrui.

Tale ricerca si evolve in una crisi, in una sorta di individualismo, che sembra in grado di

incrementare il nostro stato di insicurezza verso gli altri.

La società moderna si basa, d’altronde, sulla velocità, sull’efficienza, sul profitto; si parla di stile

di vita consumistico, il tutto anche in relazione ai sentimenti e ai valori della singola persona.

A farne le spese sono soprattutto i giovani, i quali tendono ad abbandonarsi ad un triste realtà,

quella virtuale; in determinate circostanze, essi sono portati a condurre le proprie esperienze di

vita con superficialità, cercando di soddisfare i propri bisogni nella maniera più immediata, spesso

anche da soli e senza alcun appoggio da partire di figure competenti, come insegnanti, educatori,

genitori.

Proprio i genitori ricoprono un ruolo chiave nei primi anni di vita del bambino; i sentimenti non si

tramandano geneticamente, ma si apprendono in famiglia e attraverso la cultura di appartenenza.

Durante i primi anni di vita i bambini vanno seguiti, ascoltati, accuditi, perché una scarsa

attenzione nei loro confronti potrebbe provocare danni ingenti sull’autostima del bambino, e non

solo. Durante l’infanzia è fondamentale utilizzare un corretto “linguaggio emotivo”.

Ci troviamo dunque a dover affrontare l’analfabetismo emotivo, che avanza tra i giovani, spesso

in maniera silenziosa; per fronteggiarlo, è necessario l’utilizzo dell’antidoto più “banale” e comune

tra gli esseri umani: le emozioni.

Una buona dose di intelligenza emotiva consente di ridurre l’ansia e lo stress, permette di

conoscere meglio sé stessi e di prendere decisioni migliori, migliora le relazioni sociali e la

capacità di negoziare all’interno dei conflitti, incrementa la produttività lavorativa avvalendosi

della capacità di leadership, favorisce l’autoregolazione emotiva, una maggiore motivazione,

migliora il benessere psicofisico.

Tutti questi fattori stabiliscono una linea guida per il futuro, per i professionisti e non; in qualche

modo, siamo responsabili del futuro dei nostri giovani.

Il seguente operato trae ispirazione proprio dai bambini, i quali arricchiscono le mie giornate; i

dubbi, la curiosità, i “perché”. Talvolta, ci troviamo impreparati dinanzi all’innocenza dei bambini;

per questo motivo occorre arrivare preparati.

Nel primo capitolo sarà dato ampio spazio alle teorie e alle ricerche che hanno condizionato tutto

il nostro sapere riguardo le emozioni, a partire dalle definizioni di Aristotele e Platone e dalla

contrapposizione tra le due filosofie greche, stoici ed epicurei, passando per Cartesio e il dualismo

4

mente/corpo, fino ad arrivare a Darwin, il quale sottolineò il ruolo primario delle emozioni in

ambito sociale e adattivo.

Seguiranno poi le ricerche contrapposte tra James-Lange e Cannon-Bard, grazie ai quali il focus

di ricerca si è spostato sulle aree deputate alle emozioni: il circuito di Papez, il cervello Trino di

MacLean, le teorie cognitiviste di Schacter e Singer, Ekman e il suo contributo sulle espressioni

facciali, sino agli studi che hanno evidenziato l’importanza del sistema limbico nei processi

emozionali, quindi Ledoux e, Damasio, per l’influenza delle emozioni nei processi decisionali.

Nella conclusione del primo capitolo saranno poi evidenziate le recenti implicazioni riguardo

l’influenza delle emozioni nella nostra vita quotidiana.

Il secondo capitolo sarà invece incentrato sul tema dell’intelligenza emotiva e sull’importanza

dell’alfabetizzazione emozionale per i giovani; si analizzeranno nel dettaglio le componenti

dell’intelligenza emotiva, individuati da Daniel Goleman (1995), i diversi ambiti di applicazione

nei contesti sociali e i costi dell’analfabetismo emozionale.

Nel terzo ed ultimo capitolo saranno trattate nello specifico le diverse forme di educazione

dell’intelligenza emotiva nei diversi contesti socio-educativi: il gioco è uno dei processi di

apprendimento primari, strettamente correlato alla comunicazione, che ci permette di instaurare

una relazione con gli altri; il tutto accompagnato dall’elemento chiave che ci consente di “andare

oltre” nelle relazioni sociali e non: l’empatia.

Inoltre, si è ritenuto opportuno distinguere il ruolo dello psicologo dal ruolo dell’educatore, in

quanto implicano aspetti differenti all’interno dei contesti socio-educativi.

Pertanto, è opportuno saper gestire al meglio il lavoro educativo, al fine di stabilire una corretta

guida per i piccoli; come? Educando alle emozioni. 5

CAPITOLO 1: LE EMOZIONI: COSA SONO E COME SI SVILUPPANO?

1.1 Perché le emozioni sono importanti?

“Ci sono emozioni che tutti viviamo: gioia, paura, rabbia,

disgusto, tristezza. Ti sei mai chiesto dove vivono davvero

queste emozioni? Preparati ad un viaggio che ti porterà

all'interno della tua mente.”

Tratto dal film “Inside Out”,2015.

“È difficile immaginare una vita senza emozioni: viviamo per loro, strutturiamo le circostanze

perché ci diano piacere e gioia, evitiamo le situazioni che portano delusioni, tristezza o dolore”.

Partendo da questa affermazione di LeDoux (1996, p.27), possiamo sostenere l’importanza delle

emozioni, in quanto esse rappresentano una componente fondamentale della vita umana; ogni

giorno proviamo gioia, tristezza, paura, collera, vergogna, ecc., e spesso si alternano,

sovrapponendosi in un breve lasso di tempo.

Come afferma Goleman (1995, p.24) “tutte le emozioni sono, essenzialmente, impulsi ad agire; in

altre parole, piani d’azione dei quali ci ha dotato l’evoluzione per gestire in tempo reale le

emergenze della vita. La radice stessa della parola emozione è il verbo latino MOVEO, ‘muovere’,

con l’aggiunta del prefisso ‘e-’ (movimento da), per indicare che in ogni emozione è implicita una

tendenza ad agire”.

Analizzando la definizione di Goleman, possiamo affermare che la “tendenza ad agire” fa

riferimento alla reazione emotiva che ci fa reagire dinanzi ad uno stimolo, passando quindi

all’azione; tali impulsi caratterizzano le emozioni e ci guidano dalle situazioni più semplici a quelle

più difficili, in modo più o meno sbagliato, sono loro che ci guidano nella vita permettendoci di

sopravvivere.

Secondo Cherubini (2012), possiamo anche definire le emozioni come “risposte complesse a

eventi di particolare rilevanza per la persona, caratterizzate da determinati vissuti soggettivi e da

un’articolata reazione biologica” (p.494).

Le risposte all’emozione variano da situazione a situazione, da persona a persona. Può essere intesa

come un allontanamento dal normale stato di quiete dell’organismo, a cui si accompagna un

impulso all’azione in concomitanza con alcune specifiche reazioni fisiologiche interne, ognuna

delle quali si esprime attraverso una diversa configurazione e designa diverse risposte emotive.

Nello stesso tempo, quindi, l’emozione è una risposta fisiologica, motivazionale, cognitiva e

comunicativa, sempre accompagnata da una dimensione sia soggettiva che sociale. 6

1.2 Cenni storici (diversi approcci e teorie sulle emozioni)

“Tutti sanno che cos’è un’emozione, fino a che non si

chiede loro di definirla. In questo caso sembra che

nessuno lo sappia”.

Fehr, B. & Russell, J. A. (1984)

Partendo da questa citazione, possiamo farci strada sulle diverse teorie e sui diversi autori che

hanno contribuito alla ricerca sulle emozioni. Gli studi risalgono a epoche ben diverse; i filosofi

greci si sono occupati della loro definizione, sentendosi costretti a separare la cognizione

dall’emozione. Questa distinzione tra ragione ed emozioni è finalizzata a relegare la sfera emotiva

ad una dimensione materica, che pone l’uomo allo stesso piano degli animali; pertanto, soltanto la

ragione eleva l’uomo ad un livello più alto. Di conseguenza, le emozioni sono considerate una

sorta di minaccia per la razionalità; “per vivere vite razionali, bisogna eliminarle” (Oatley, 2007,

p.65).

Gli epicurei considerano la filosofia come medicina dell’anima per liberare l’uomo da emozioni

inaccettabili come ira, cupidigia, lussuria, invidia. Il problema risiede nei desideri, negli scopi,

nelle aspirazioni: le emozioni emergono quando questi desideri non vengono soddisfatti. Gli

epicurei formulano una concezione che mantiene il suo valore ancora oggi, ossia “trarre piacere

dal rapporto con gli amici, dalle cose reali, semplici e possibili e non da quelle illusorie, artificiali

e improbabili ed evanescenti” (p.69). È necessario distogliere lo sguardo dal superfluo e dagli

elementi non necessari e illusori, talvolta effimeri.

Gli stoici in un certo senso preconizzavano l’estinzione dei desideri; difatti, i desideri sembrano

pronti a giustificare la propria legittimità. Crisippo, pensava che un’emozione fosse divisa in due

movimenti distinti: il primo, è un riflesso involontario; il secondo movimento è considerato

l’emozione vera e propria, una reazione assennata all’agitazione del movimento antecedente. Per

gli stoici, “eliminando i desideri sbagliati, si sopprime il secondo movimento con cui

assecondiamo un impulso e lo trasformiamo in un’azione deliberata” (p.71).

Secondo Aristotele “le passioni, quando ben esercitate, hanno una loro saggezza; esse guidano il

nostro pensiero, i nostri valori, la nostra stessa sopravvivenza. Esse possono, tuttavia facilmente

impazzire, e questo accade fin troppo spesso. […], il problema non risiede nello stato d’animo in

sé, ma nell’appropriatezza dell’emozione e della sua espressione (Goleman, 1995, p.16). Quindi

le emozioni devono essere appropriate, o meglio proporzionate in base alla circostanza in cui ci

troviamo. Inoltre, per Aristotele “le emozioni rappresentano l’esempio paradigmatico della

dipendenza dal corpo di certi stati dell’anima; ogni emozione è correlata a particolari processi

somatici, ad esempio l’ira con l’ebollizione del sangue intorno al cuore” (Rapp, 2005, p.316).

Aristotele si concentrò sulle emozioni intese come valutazioni: la valutazione è fondamentale per

7

comprendere le emozioni. Platone invece etichetta le emozioni come negative, in quanto legate al

corpo, di cui l’anima è prigioniera; dunque le emozioni sono incontrollabili e rappresentano un

ostacolo per la ragione. Egli stesso sosteneva che le passioni, i desideri e le paure ci impediscono

di pensare. “Per lui, le emozioni erano come cavalli selvaggi che l’intelletto doveva imbrigliare

come un auriga”; “le passioni sono fiere che tentano di evadere dal corpo umano” (LeDoux, p.29;

p.128). Dalla teoria di Platone nasce la contrapposizione tra il mondo delle idee (immateriale e

intangibile) e il corporeo (tutto ciò che è materiale, imperfetto, corruttibile).

Il tema delle emozioni è stato toccato anche dalla religione cristiana “le emozioni sono state a

lungo l’equivalente dei peccati, delle tentazioni alle quali si doveva resistere con la ragione e la

volontà perché l’anima immortale potesse entrare nel regno di Dio” (p.29).

Nella filosofia di Cartesio, anch’essa incentrata sulla contrapposizione mente (res cogitans,

spirituale e indivisibile) e corpo (res extensa, materiale e divisibile), esiste una netta distinzione

tra razionalità ed emozioni, considerate come una sorta di automatismi appartenenti al cosiddetto

“spirito animale” (Descartes, 1649). Il pensare viene immaginato come un processo autonomo che

agisce in maniera completamente indipendente rispetto al corpo; questo concetto è riconducibile

alla proposizione Cogito, ergo sum, Penso, dunque sono. Con questa formula, si esprime la

certezza indubitabile che l’uomo ha di sé stesso in quanto soggetto pensante o res cogitans.

Cartesio non spiega in maniera esaustiva come la res cogitans e la res extensa possano coesistere

contemporaneamente nell’uomo; a tal proposito, ipotizza che il punto di interazione tra mente e

corpo risieda nella ghiandola pineale (oggi epifisi). Essa viene definita sede dell’anima e del senso

comune, in quanto è l’unica parte del cervello che non ha un duplicato ed è collocata all’incirca al

centro della sostanza cerebrale, è mobilissima e di costituzione molle. Secondo Cartesio, alla

ghiandola pineale giungono gli stimoli sensoriali attraverso gli spiriti animali (contenuti nelle

cavità cerebrali); la ghiandola viene così sollecitata ed invia attraverso i nervi gli spiriti animali

nei muscoli, provocando i movimenti del corpo e a sua volta generando le cosiddette percezioni

(sentimenti, emozioni passioni).

Cartesio fino ad oggi ha influenzato, insieme alla cultura Cattolica, il pensiero del mondo

occidentale. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento vennero avviate numerose ricerche

sistematiche e approfondite sui fenomeni emozionali.

La svolta arriva con Darwin (1859; 1872) il padre della teoria dell’evoluzione che con i suoi studi

diede una grande svolta nella moderna indagine empirica sulle emozioni, riuscendo a risolvere il

dibattito razionalità / irrazionalità che contraddistingueva quest’ultime.

La teoria evolutiva di Darwin spiega come ogni organismo presente sulla terra, sia in grado di

adattarsi all’ambiente che lo circonda; tale adattamento, avviene attraverso modificazioni

anatomiche. Le modificazioni non avvengono soltanto dal punto di vista anatomico, bensì,

8

riguardano anche la mente e il comportamento. Per Darwin “una forma di vita cosiddetta inferiore,

come un’ameba, poteva essere altrettanto adatta al proprio ambiente di un essere umano al suo, e

quindi l’umano non sarebbe stato più vicino di altri animali a un quale ideale evolutivo” (LeDoux,

1996, p.129).

Dunque, le emozioni sono fondamentali sia per l’adattamento all’ambiente che per la

sopravvivenza della specie; sono tre i principi dell’evoluzione: sovrabbondanza, variazione,

selezione. In L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali, Darwin scriveva che «ora le

principali azioni espressive mostrate dall’uomo e dagli animali inferiori sono innate o ereditate,

cioè non sono state imparate dall’individuo» (p.130).

Questo dimostra che le emozioni sono il risultato dell’evoluzione della specie umana e, almeno in

parte nelle specie animali superiori, e di conseguenza hanno un carattere comune di universalità.

Egli giunse a questa conclusione osservando la somiglianza di alcune espressioni emozionali in

molte specie di animali; alcune emozioni appaiono sul volto dei bambini piccoli così come negli

adulti; alcune espressioni appaiono identiche sul volto dei bambini ciechi, così come sul volto dei

bambini vedenti; inoltre, alcune espressioni facciali appaiono simili in individui di razze e gruppi

completamente diversificati.

Le emozioni si sviluppano e si evolvono partendo da un potenziale innato proprio dell’uomo,

adattandosi all’ambiente in cui l’uomo si trova a vivere la sua esistenza; senza una stimolazione

adeguata, le emozioni non trovano la loro sana espressione.

Dunque nel corso dell’evoluzione della specie, accanto o in sostituzione alla loro funzione adattiva

originaria, “le espressioni delle emozioni hanno assunto una funzione comunicativa, finalizzata a

indicare esteriormente lo stato emotivo provato dall’individuo” (Cherubini, 2012, p.499); oltre ad

avere una funzione comunicativa, esse riflettono anche uno stato di motivazione o una disposizione

all’azione, utile o meno alla sopravvivenza dell’organismo. Le espressioni emotive

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca96f di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi di intervento nei gruppi e nelle organizzazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica internazionale UNINETTUNO di Roma o del prof Dazzi Nino.
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