L'importanza della valutazione preventiva e del potenziamento linguistico nella scuola dell'infanzia
Tale definizione afferma quanto sia semplice per i soggetti normodotati imparare a leggere e scrivere. Le disabilità d’apprendimento provocano, in bambini intellettualmente vivaci, dei contraccolpi psicologici:
- Perdita dell’autostima
- Chiusura in se stessi
- Ripercussioni negative sulla formazione della sua personalità
- Precoce abbandono scolastico
L’identificazione precoce permette quindi non solo di agire in maniera funzionale al problema relativo alla letto-scrittura ecc, ma anche di prevenire tali contraccolpi che si manifestano maggiormente con le diagnosi tardive.
La dislessia
Anomalie di comportamento: iperattività, depressione infantile, apatia.
Cosa può fare la scuola per evitare ciò?
- Imparare a riconoscere precocemente queste difficoltà con gli screening e le osservazioni degli insegnanti
- Mettere in atto interventi appropriati e specifici per ogni fase di scolarizzazione per garantire l’apprendimento in questi bambini
- Favorire l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata
- Usare adeguate forme di verifica e di valutazione
- Collaborare con la famiglia e con gli specialisti
- Ridurre i disagi relazionali ed emozionali vissuti dagli allievi
Legge 170/210 articolo 3
- È compito delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell'infanzia, attivare, previa apposita comunicazione alle famiglie interessate, interventi tempestivi, idonei ad individuare i casi sospetti di DSA degli studenti, sulla base dei protocolli regionali di cui all'articolo 7, comma 1. L'esito di tali attività non costituisce, comunque, una diagnosi di DSA.
L'importanza della valutazione preventiva
- Prevalenza dei DSL per i bambini dai 3 ai 4 anni intorno al 7,5%
- Prevalenza dei DSA nella popolazione scolastica 3,1%
- L’importanza di una diagnosi precoce e tempestiva dei Disturbi Specifici d’Apprendimento (DSA) nei bambini nelle fasi precedenti alla scolarizzazione, individuando i fattori di rischio dei DSA.
Fattori di rischio per DSA:
- Atipie e/o ritardi dello sviluppo linguistico
- Difficoltà di denominazione rapida
- Familiarità per il disturbo
- Difficoltà di manualità fine
- Difficoltà di memoria a breve termine verbale
- Scambi di lettere e inversioni di lettere
- Scrittura di lettere e numeri speculare
Atipie e/o ritardi dello sviluppo linguistico
I bambini che presentano ancora alterazioni fonologiche dopo il compimento dei 4 anni hanno l’80% di probabilità di sviluppare DSA (Bishop 1992, Stella 2004). L’alterazione fonologica è la difficoltà di programmazione fonologica, quindi una difficoltà linguistica. Un disturbo del linguaggio. I disturbi specifici del linguaggio (DSL) (sembrano essere perché oggi si discute molto su questo aspetto, si pensa entrano in gioco altri fattori) sono il predittore più affidabile della dislessia.
Difficoltà di programmazione fonologica
La ricerca dimostra che esiste una correlazione significativa tra abilità di lettura e abilità linguistiche. Le competenze linguistiche in scuola materna sono i migliori predittori del livello di lettura successivo. Questa correlazione è particolarmente significativa per le abilità di processo fonologico (Liberman e Liberman 2004).
Disturbo fonologico espressivo
Quando la capacità di organizzare le componenti fonologiche che formano le parole si manifesta in ritardo, si sviluppa troppo lentamente o in maniera alterata. Esempi: "cappa" per "scarpa", "areio" per "aereo", ecc.
La dislessia evolutiva
(Definizione dell’International Dyslexia Association) La Dislessia è una disabilità specifica dell’apprendimento di natura neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e/o fluente e da abilità scadenti nella scrittura e nella decodifica. Queste difficoltà tipicamente derivano da un deficit nella componente fonologica del linguaggio che è spesso inattesa in rapporto alle abilità cognitive e alla garanzia di un’adeguata istruzione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere problemi di comprensione nella lettura e una ridotta pratica della lettura che può impedire la crescita del vocabolario e della conoscenza generale. Comorbidità molto diffusa. (Esempio: disturbi dell’attenzione, disturbi motori) Eterogeneità dei casi ha fatto pensare a diversi fattori scatenanti.
Il modello teorico di Ramus (2006)
Riesce a spiegare la comorbidità e la diversità di profili funzionali del dislessico senza rinunciare all’idea di “specificità” e, in particolare, di un deficit fonologico alla base del disturbo di lettura. All’inizio succede che ci sono delle anomalie nelle regioni corticali focali di sinistra le quali provocano un deficit fonologico e difficoltà linguistiche. Ci sono delle condizioni ormonali (alto livello di testosterone fetale) che provocano invece un danneggiamento alle vie talamiche (si occupano della parte sensoriale, visiva, uditiva e motoria); quando questo si verifica possiamo vedere: deficit di percezione uditiva, deficit di percezione visiva e deficit motorio, una comorbidità che spesso si associa ai DSA. Questo modello spiega che si parte da una condizione di un deficit fonologico, ma poi intervengono altri fattori.
Linguaggio verbale
Fonologia: l’insieme delle regole che danno tutte le combinazioni fra i suoni per produrre le parole di una lingua. È il primo sottosistema linguistico che si sviluppa, a due anni il bambino deve avere tutti i suoni della sua lingua madre.
Sintassi: l’insieme delle regole che danno tutte e solo le combinazioni possibili fra le parole per produrre le frasi di una lingua. (Sarebbe la grammatica; si divide in morfosintassi e sintassi propriamente detta. Si deve sviluppare entro i 36 mesi, ma sono ammessi errori anche dopo, è meno prescrittiva della sintassi.)
Lessico: l’insieme delle parole usate da un individuo. Non è il vocabolario, il vocabolario è il vocabolario della lingua italiana, il lessico è il lessico “di Carlotta”, cioè l’insieme delle parole che conosco e che uso. È un sottosistema aperto perché è sempre in espansione (tranne che nell’invecchiamento) dipende dal livello culturale, cognitivo.
Pragmatica: l’insieme degli elementi che rendono il linguaggio verbale interpretabile in un contesto. Sarebbe il significato. È un sottosistema aperto. Grazie ad essa si possono capire le battute di spirito ad esempio, sputa il rospo! Quand’è che il bambino inizia a capire queste battute? Entro gli 8 anni, lo sviluppo della pragmatica è più lento. I disturbi della pragmatica rientrano spesso nei disturbi dello spettro autistico. Essendo il lessico e la pragmatica due sistemi aperti, sono più difficili da rieducare, non esistono interventi specialistici o esercizi specifici. Il lessico si espande attraverso processi educativi.
Disturbi del linguaggio
- Disturbi di codifica fonologica: "cappa" per "scarpa", "areio" per "aereo", ecc.
- Disturbi di codifica sintattica: I bambini corre… vado della mamma
- Disturbi lessicali: lavandino per rubinetto, uso frequente della deissi
- Disturbi pragmatici
La fonologia
Definisce e descrive l’insieme degli elementi e delle regole di combinazione dei suoni che, in ciascuna lingua, servono per la costruzione delle parole. L’italiano ha 30 fonemi che non possono essere combinati fra loro in qualsiasi ordine. Per esempio il fonema [s] può precedere, ma non seguire il fonema [t] stella, storia, ecc., ma non ts.
- È un sistema prescrittivo: è un insieme di regole da rispettare.
- È il primo che si manifesta.
- Si sviluppa a partire da:
- Capacità di discriminazione psico-acustica
- Capacità di categorizzazione fonetica
- Viene sviluppato in gran parte entro il 2o anno di vita.
- Deve essere completato (prescrittività) entro il compimento dei 3 anni (con eventuali disturbi residuali, rotacismo e sigmatismo).
- La padronanza dello sviluppo fonologico deve essere raggiunta entro i 36 mesi (con una tolleranza di 6 mesi).
- Questo elemento prescrittivo è il cut-off tra ritardo e disturbo del linguaggio.
Ampliamento del vocabolario nei primi 2 anni
(Caselli, Pasquale e Stefanini, 2008) Per misurare il linguaggio adesso esistono delle vere e proprie scale di sviluppo.
Lo sviluppo fonologico
- Dai 3 anni in poi il conteggio di parole perde la sua utilità, ma diviene più rilevante l’intelleggibilità di quello che dice.
- “Ketto bibbo” (questo è un bimbo).
Principali fasi dello sviluppo fonologico
- Lallazione canonica, replicazione della sillaba piana CV (ma:ma, Ka:Ka…)
- Sillaba piana variata (bi:bo; po:to; Ke:to…)
- Allargamento del repertorio fonetico
- Comparsa della sillaba complessa CVC (POR--ta) o CCV (SCA--la) o CVV (FIO--re)
Il bambino è in grado di completare queste 4 fasi entro i 3 anni (con una tolleranza di circa 6 mesi).
Disturbo fonologico
Quando la capacità di organizzare le componenti...
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