L’impatto della disuguaglianza sulla crescita
economica
Facoltà di Economia
Dipartimento di Management
Corso di Laurea Triennale in Management e Diritto d’Impresa
Sara Della Folgore
Matricola 1765492
Relatore
Michele Raitano
A.A. 2019-2020 1
2
Indice ................................................................................................................................................. 5
INTRODUZIONE
....................................................................................................................................................... 7
CAPITOLO 1 ......................................................................................................................................... 7
PRINCIPI GENERALI ........................................................................................................ 7
1.1 I L CONCETTO DI DISUGUAGLIANZA .............................................................. 11
1.2 D : ?
ISUGUAGLIANZA DEI REDDITI FUNZIONALE O PERSONALE
.................................................................................... 14
1.3 D
ISUGUAGLIANZA DEL MERCATO DEL LAVORO
............................................................................................................. 18
1.4 D
ISUGUAGLIANZA DI GENERE
1.5 D : ’ “
ISUGUAGLIANZA DELLA RICCHEZZA LA CONCENTRAZIONE DEL REDDITO E L IPOTESI DEL TRICKLE
................................................................................................................................................ 23
”
DOWN EFFECT ..................................................................................................................... 28
1.6 C
ONCETTO DI POVERTÀ
..................................................................................................................................................... 32
CAPITOLO 2 .................................................................................................................... 32
QUESTIONI METODOLOGICHE ........................................................................................ 32
2.1 L
A VARIABILE ECONOMICA DI RIFERIMENTO ............................................................................... 36
2.2 L’ :
UNITÀ DI ANALISI DI RIFERIMENTO LA FAMIGLIA
............................................................................................... 39
2.3 T RASMISSIONE INTERGENERAZIONALE ............................................................ 42
2.4 L : G
A MISURA DELLA DISUGUAGLIANZA IL COEFFICIENTE DI INI
..................................................................................................................................................... 44
CAPITOLO 3 44
UNA SOLUZIONE A TALE DISPARITÀ È POSSIBILE?..............................................................................
................................................................................................... 44
3.1 P ?
ERCHÉ RIDURRE LA DISUGUAGLIANZA ........................ 46
3.2 I L RUOLO DELLO STATO E COME DOVREBBE INTERVENIRE PER RIEQUILIBRARE LA SOCIETÀ
.................................................................................................................................................. 48
CONCLUSIONI ................................................................................................................................................. 50
BIBLIOGRAFIA 3
4
INTRODUZIONE
Lo scopo di questo elaborato è quello di analizzare e spiegare che cos’è la
disuguaglianza, quali sono le principali cause da cui deriva e l’effetto che ha sulla
crescita economica dei paesi. C’è chi sostiene che la disuguaglianza non sia un
problema, anzi, sarebbe necessaria per la crescita economica di un paese; altri invece
sostengono l’opposto, affermando che il livello di disuguaglianza a cui assistiamo oggi
sia davvero eccessivo ed ingiusto.
Nel primo capitolo analizzeremo alcuni concetti di base, spiegando dapprima cosa si
intende per disuguaglianza, successivamente sposteremo l’attenzione ad alcune cause
generatrici di tale disparità, come vedremo, la disuguaglianza è determinata da più
componenti, la principale, sono i redditi, di seguito si analizzeranno altri componenti
importanti come la disuguaglianza del mercato del lavoro, di genere e della ricchezza,
soffermandoci sulla teoria del “trickle-down effect”. Infine, si analizza “la coda bassa”
della distribuzione, ovvero i poveri, delineando alcuni concetti di povertà.
Nel secondo capitolo ci soffermeremo sulle variabili prese come riferimento per
analizzare il benessere economico di individui e famiglie. Vedremo poi che la famiglia è
ritenuta l’unità di riferimento più adeguata per valutare il tenore di vita individuale e
capiremo quanto e come contano le condizioni economiche ai fini della mobilità sociale
intergenerazionale. Infine, forniremo una descrizione del coefficiente di Gini, indice
attraverso cui si misura la concentrazione della ricchezza.
Nel terzo, ed ultimo, capitolo si spiega perché la disuguaglianza andrebbe ridotta,
proponendo delle conclusioni fornite da istituzioni ed esperti. Si parla brevemente del
ruolo dello Stato e del potere/dovere del governo di arginare questa disparità, in
quanto, una società più equa sarà possibile solo con un suo intervento nell’economia.
Come vedremo, solo istituzioni forti possono “permettersi” di contrastare una tematica
così complessa come quella della disuguaglianza, al contrario, istituzioni deboli sono
vittime di corruzione ed incapaci di farsi carico del problema dell’iniquità.
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6
CAPITOLO 1
PRINCIPI GENERALI
1.1 Il concetto di disuguaglianza
Il termine disuguaglianza identifica tutte le differenze dei livelli di benessere derivanti
principalmente dalle disparità nel livello dei redditi, dei consumi, nell’accesso
all’assistenza sanitaria, nell’istruzione e nella speranza di vita. La disuguaglianza che
affrontiamo oggi nonostante sia diversa, di per se non è qualcosa di inedito, in quanto,
la concentrazione di potere economico e politico raggiungeva picchi estremi nelle
società occidentali precedenti allo sviluppo del capitalismo. In quei tempi, la
spiegazione e giustificazione della disuguaglianza era di natura religiosa ovvero chi si
trovava in cima alla scala sociale era li per volere divino. Obiettare ciò significava
mettere in discussione l’ordine sociale, se non addirittura il volere di Dio. Non appena il
concetto di diritto divino fu disapprovato, chi deteneva il potere cercò altre basi in
grado di giustificare la propria posizione, tentando di conformare il modo di pensare
generale, per rendere plausibili disparità di reddito che altrimenti sarebbero risultate
antipatiche. Tra le varie spiegazioni fornite dagli economisti, la teoria economica che
finì per prevalere a partire dalla seconda metà del XIX secolo fu definita teoria
marginalista della produzione. Secondo tale spiegazione, le ricompense di caduno
venivano calcolate in proporzione ai contributi individuali apportati alla società.
Possibilità di impiego di risorse e tecnologia influenzavano ovviamente la produttività
dei singoli individui favorendo chi, con il tempo, aveva acquisito abilità rare e preziose,
rispetto a coloro che non disponevano di capacità specifiche alcune. Questa teoria, da
sempre, ha avvantaggiato i ricchi. Le prove della sua legittimità, tuttavia, rimangono
deboli. Prendendo a riferimento gli States, notiamo che, nonostante le difficoltà e le
restrizioni cui l’America era sottoposta, i dirigenti aziendali sono riusciti
incredibilmente a mantenere elevati i loro salari indipendentemente dal livello dei
servizi offerti, mentre una fetta significativa della popolazione è piombata nella nuova
povertà. Al contrario, quanti hanno apportato novità positive per il progresso della
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nostra società, tra cui pionieri della comprensione genetica e pionieri dell'era
dell'informazione, hanno ricevuto una miseria rispetto ai responsabili delle innovazioni
finanziarie che hanno spinto l’economia globale sull'orlo della rovina. Il motivo
principale per cui il fulcro dell’attuale dibattito sulla disuguaglianza è rappresentato
dall’accesso alle ‘risorse economiche’ (disuguaglianza economica), più che dall’accesso
alle risorse sociali e naturali, consta nel fatto che in un mondo dominato dalla
“moneta”, l’accesso alle risorse materiali (di lusso e basilari) e immateriali (servizi come
quelli per l’educazione, il divertimento, l’istruzione) dipende fortemente dall’accesso e
disponibilità di risorse economiche. I caratteri della disuguaglianza sono molti, diversi e
di rado isolati tra loro: situazione economica e geografica, religione, razza, genere,
concentrazione della ricchezza e delle risorse finanziarie nelle mani di pochi. La crisi
economica e finanziaria ha inflazionato l'utilizzo del termine "disuguaglianza"; in linea
generale quello che viene percepito è che il suo eccessivo accrescimento è un processo
da limitare, poiché promotore di profonde tensioni sociali. Trattando la questione in
questo modo, però, il concetto di disuguaglianza va a combaciare con il diverso peso
del portamonete nelle tasche di ciascuno riducendo il tutto ad una questione
unicamente economica. Il che è da considerare riduttivo in quanto non tutti i tipi di
disuguaglianza possono essere ricondotti alla disponibilità di moneta, né tutte
rappresentano un qualcosa di negativo ma, al contrario, sono tasselli rilevanti tipici
della natura umana che permettono di definirci come individui. Quello che ostacola il
progresso economico non sono le disuguaglianze in se, ma quelle ritenute infondate,
ingiuste ed eccessive. Una certa misura di disuguaglianza è necessaria per premiare le
capacità, il talento, la responsabilità di assumersi i rischi d’impresa e la volontà di
innovare; ma i livelli estremi a cui assistiamo oggi minano lo sviluppo e il progresso
senza investire nel potenziale di milioni di persone. La disuguaglianza estrema
impedisce lo sviluppo economico, paralizza la mobilità sociale, corrompe la politica,
incita conflitti e violenza, spreca talenti, soffoca le potenzialità e mina le fondamenta
stesse della società. Il peggioramento repentino della disuguaglianza economica
contrasta l’eliminazione della povertà globale, ragione per cui il futuro si restringe
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doppiamente per chi è “disuguale”. Al giorno d’oggi troppe persone non hanno
accesso all’acqua potabile pulita e non hanno cibo a sufficienza per le proprie famiglie;
molti si ammazzano di lavoro per riuscire appena a sopravvivere. Appartenendo a
gruppi sociali meno avvantaggiati, con progetti di vita ridotti, la risorsa più a rischio
per tali persone diviene la capacità di aspirare a un futuro migliore, una capacità
individuale le cui caratteristiche risultano invece come difetti o mancanze da chi detiene
il potere sociale e l'accesso all'opinione pubblica. Questo divario che si è creato tra le
varie componenti della società sfocia nella disuguaglianza generalizzata e
nell’instabilità che dall’economia si ripercuote sull’intera struttura sociale. Le
conseguenze sono deleterie per tutti. Solo contrastando l’esasperata concentrazione di
ricchezza e potere nelle mani dei super ricchi è possibile migliorare le condizioni di vita
della maggioranza della popolazione. Evidente è, infatti, la disuguaglianza tra chi
detiene il potere e quanti sono tenuti a conformarsi così come la tendenza, sempre più
marcata, di distribuire le risorse, di cui una società dispone, in maniera fortemente
disomogenea. Le risorse sociali disponibili, corrispondono a diversi tipi di ricchezza che
la società produce: da quella economica, culturale alla ricchezza in termini di prestigio e
di potere sugli altri. Non esiste, di fatto, una società in cui l’accesso e la pronta
rintracciabilità delle risorse sia garantita equamente a tutti gli individui. L’impossibilità
di eliminare fenomeni di potere e di autorità nella società rende la disuguaglianza un
elemento costantemente presente e che interessa tutti i paesi del mondo. Negli ultimi
trent’anni la parte di ricchezza detenuta da pochi è aumentata dappertutto e con essa la
quota di povertà distribuita tra il resto della popolazione. A dimostrarlo sono i dati
raccolti da Oxfam, secondo cui ottantacinque persone posseggono una ricchezza pari a
quella di tre miliardi e mezzo di individui. La ricchezza globale, in crescita tra giugno
2018 e giugno 2019, resta fortemente concentrata al vertice della piramide
distributiva: l’1% più ricco, sotto il profilo patrimoniale, deteneva a metà 2019 più del
doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone. In Italia una persona
su quattro è a rischio povertà. Oltre 5 milioni di persone vivono in uno stato di povertà
assoluta: non hanno cibo a sufficienza, riscaldamento e abiti adeguati, mezzi per
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curarsi, informarsi, istruirsi. Nel nostro Paese il 5% più ricco della popolazione possiede
quanto il 90% più povero. Nel 2017 il 12,1% dei minori ha vissuto in povertà assoluta
(Oxfam, 2020). Ne deriva che la disuguaglianza va combattuta non solo per ragioni
etiche, ideologiche o sociali, ma anche per motivi strettamente economici, in quanto
l'eccessiva concentrazione della ricchezza soffocherebbe la crescita economica
danneggiando le prospettive di ripresa per tutti. Estremi livelli di disuguaglianza
economica sono sempre pericolosi perché minacciano l’efficacia degli impegni nel
ridurre l’estrema povertà e generano un’instabilità sociale non indifferente.
Grafico 1: Percentuale di ricchezza detenuta dal 10% più ricco della popolazione adulta, Italia, 1995-2016
In Italia, nel 1995, il 10% più ricco della popolazione (circa 5 milioni di adulti) concentrava nelle proprie mani circa la
metà della ricchezza netta del Paese. Nel 2016 questa quota superava il 60%.
Fonte: elaborazioni basate su Acciari, P. Alvaredo, F., Morelli S. “The concentration of personal wealth in Italy” in
base ai risultati preliminari presentati alla First WID.world conference, Paris School of Economics, 14, 15 dicembre
2017. Dati forniti da S. Morelli. 10
1.2 Disuguaglianza dei redditi: funzionale o personale?
Il reddito disponibile equivalente (somma di tutti i redditi di mercato: lavoro
dipendente, rendita, autonomo, capitale), percepito dai membri di un nucleo familiare,
al lordo dei trasferimenti pubblici e al netto delle imposte, è la misura solitamente presa
a riferimento per stabilire il benessere individuale e la disuguaglianza della sua
distribuzione. Nelle analisi distributive, per capire i meccanismi alla base delle
disuguaglianze, è opportuno distinguere:
Redditi familiari disponibili: ottenuti dai redditi di mercato detraendo le imposte ed
• aggiungendo i trasferimenti operati dal welfare state;
Redditi individuali da lavoro: dipende dall’interazione di alcuni importanti fattori:
• quante ore si lavora abitualmente a settimana, quanto si lavora nel corso di un anno
(unità solitamente presa a riferimento nelle analisi distributive) e quanto si riceve di
salario per ora lavorata;
Redditi familiari di mercato: non è altro che la sommatoria di tutti i redditi da lavoro
• e non percepiti dai componenti di un nucleo familiare.
Nella valutazione della disuguaglianza di reddito si fa riferimento sia a come il
prodotto si distribuisce fra i fattori produttivi (salari e profitti) – si parla in tal caso di
disuguaglianza funzionale – sia a come i redditi si distribuiscono fra le famiglie o gli
individui – si parla in tal caso di disuguaglianza personale.
1
La disuguaglianza funzionale calcola quanta parte del reddito nazionale viene
appropriata dai lavoratori. L’indicatore maggiormente utilizzato è il “wage share” il
quale esprime la parte di reddito nazionale ricevuta in aggregato dai salariati.
In passato l’interesse della teoria economica è stato rivolto, in particolar modo, alla
disuguaglianza funzionale, con l’ipotesi che bastasse vedere quanto in media veniva
ricevuto dai lavoratori per dedurre considerazioni sulla distribuzione dei redditi.
1 I contenuti di questo paragrafo sono tratti principalmente da Raitano, M. (2020). Disuguaglianza e Povertà. In
Dispensa per il corso di Politica Economica. Sapienza Università di Roma
11
Essendo infatti, di solito, i profitti ricevuti solo da individui abbienti, un calo della wage
share (crescita di quota di prodotto che va ai percettori di profitti) segnala un
indebolimento relativo del lavoro e un ampliamento della disuguaglianza della
popolazione.
Tuttavia, le evoluzioni delle economie odierne hanno messo in evidenza come non basti
guardare alla wage share ed ai salari medi per avere un quadro approfondito
dell’andamento della distribuzione dei redditi. Valori importanti, che possono
muoversi diversamente anche a parità di wage share sono, la disuguaglianza fra i
lavoratori, il ruolo delle imposte e dei trasferimenti, il numero di percettori di reddito
da lavoro nelle famiglie nonché la crescente quota di famiglie che riceve, oltre al reddito
da lavoro, reddito da capitale (interessi su titoli).
Per queste ragioni, la teoria economica odierna, sia empirica che teorica, sta destinando
prevalente attenzione alla disuguaglianza personale.
Grafico2: Le dinamiche della wage share dal 1960 sino al 2016.
Fonte: Economia e Politica https://www.economiaepolitica.it/il-pensiero-economico/quota-salari-e-regime-
di-accumulazione-in-italia/ 12
Osservando i dati si osserva un generale andamento decrescente della quot
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