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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PAVIA

Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali

Corso di Laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali

L’EUROSCETTICISMO E I PRINCIPALI PARTITI

EUROSCETTICI ITALIANI: LEGA, FRATELLI

D’ITALIA E MOVIMENTO 5 STELLE

Relatore

Chiar.ma Prof. Pansardi Pamela Tesi di laurea di

Bellazzi Camilla

Matricola n° 466644

ANNO ACCADEMICO 2021/2022

INDICE

Introduzione 2

Capitolo 1 - La nascita e la diffusione dell’euroscetticismo 4

1.1 L’euroscetticismo: dal Trattato di Maastricht in poi 4

1.2 Il successo dei partiti euroscettici: le origini del 7

dissenso

1.3 Il ruolo degli elettori e dei media nella nascita dei 10

partiti euroscettici

1.4 I diversi tentativi di classificazioni dei partiti 13

euroscettici

1.5 Come misurare il grado di euroscetticismo 16

Capitolo 2 – L’emergere dell’euroscetticismo in Italia 19

2.1 La composizione del Parlamento Europeo 19

2.2 I risultati delle elezioni europee del 26 maggio 2019 23

2.2.1 La Lega 24

2.2.2 Fratelli d’Italia 26

2.2.3 Movimento 5 Stelle 27

2.3 L’euroscetticismo in Italia: il distacco fra l’Unione 30

Europea e l’opinione pubblica italiana

2.4 I dati dell’eurobarometro 31

Conclusione 35

Bibliografia 37

Sitografia 40

Ringraziamenti 42

1

INTRODUZIONE

Nell’ultimo decennio, l’euroscetticismo è passato dall’essere un’ideologia

di nicchia tipica dei partiti agli estremi dell’asse politico, ad essere un

fenomeno sempre più diffuso e ormai integrato alla struttura delle nostre

società, tanto da diventare l’ideologia sulla quale si basano i programmi e

gli obbiettivi dei numerosi partiti che ora etichettiamo come euroscettici.

Questi partiti, in passato lontani dal Governo, sono riusciti ad accrescere

la propria popolarità incanalando il dissenso dei cittadini in seguito alla

politicizzazione del processo d’integrazione europeo, in particolare alla

crisi economica che l’Europa faticò a gestire. In Italia, in particolare, il

fenomeno dell’euroscetticismo ha trovato voce nei principali partiti

euroscettici: Lega, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle, cioè alcuni fra i

partiti vincitori dei seggi nel Parlamento Europeo nelle elezioni del 26

maggio 2019.

L’analisi e lo sviluppo di questo argomento è frutto del mio vivere in prima

persona l’attuale situazione in Italia, con l’obbiettivo di comprendere

meglio le origini, le cause e le conseguenze di questo fenomeno.

L’euroscetticismo è stato argomento di ricerca di molti studiosi che hanno

cercato di definirne il significato in modo chiaro e preciso, delineando le

caratteristiche, le dimensioni e gli elementi che lo contraddistinguono.

Inoltre, hanno studiato l’origine e la formazione dei partiti euroscettici e

antisistema riuscendo a fornire elementi per distinguerli.

Questa tesi è organizzata in due capitoli. Nel primo capitolo, prima di

analizzare nel dettaglio la presenza del fenomeno in Italia e i rispettivi

partiti euroscettici, inizialmente è stata data una definizione di

euroscetticismo spiegandone le origini e le cause. In seguito, è stata

studiata la comparsa e le caratteristiche dei partiti euroscettici, descrivendo

il ruolo che i cittadini e i media hanno giocato nella loro formazione.

2

Il secondo capitolo si concentra invece sulla presenza della corrente

euroscettica in Italia, descrivendone i principali partiti e la loro rispettiva

collocazione all’interno del Parlamento Europeo.

Per concludere, si è tentato di dare una risposta alla domanda circa il

successo dei partiti euroscettici in Italia, utilizzando i risultati del

sondaggio Eurobarometro, per misurare il livello di soddisfazione dei

cittadini italiani nei confronti dell’Unione Europea.

3

CAPITOLO 1

LA NASCITA E LA DIFFUSIONE

DELL’EUROSCETTICISMO

1.1 L’euroscetticismo: dal Trattato di Maastricht in poi

L’euroscetticismo non è un concetto univoco. Nonostante una sua prima

definizione sia riscontrabile sulle pagine dell'inglese “The Times”, che già

1

negli anni '80 lo definiva come “il rigetto da parte dei media e

dell’opposizione pubblica britannica delle presunte ingerenze dell’Unione

Europea nelle vita politica del paese” tutt’ora un concetto dai margini non

ben definiti. 2

Secondo Salvati , l’origine di questo fenomeno è da ricercarsi proprio in

quegli anni, quando si intensificò l’utilizzo del termine “euroscetticismo”

grazie al discorso di Bruges del Primo Ministro inglese Margaret Thatcher,

3

discorso che mirava a contenere il processo di integrazione politica .

Fu però negli anni ’90 che questo fenomeno acquistò una dimensione più

ampia. Fino al trattato di Maastricht, entrato in vigore nel 1993, il processo

di integrazione era stato appoggiato dai cittadini europei secondo la linea

4

del permissive consensus , cioè una situazione per cui esisteva una sorta

di tacita approvazione da parte dei cittadini nel delegare alle élite politiche

la gestione del processo, delle modalità e dei relativi obbiettivi

Eugenio Salvati, Il Parlamento Europeo tra crisi del processo di integrazione e

1

politicizzazione dell’UE, Mondadori Università, 2019.

Eugenio Salvati, Il Parlamento Europeo tra crisi del processo di integrazione e politicizzazione

2

dell’UE, Mondadori Università, 2019.

Cécile Leconte, Understanding euroscepticism, Palgrave Macmillan, New York 2010.

3

Simon Usherwood Nick Startin, Euroscepticism as a persistent phenomenon, in “Journal of

Common Market Studies” 51 (2013), pp. 1- 16.

4 Leon N. Lindberg, Stuart A. Scheingold, Europe’s would be a polity: patterns of change in the

European community, Englewood Cliffs, N.J.: Prentice-Hall, 1970.

4

dell’integrazione; l’esistenza di questo consenso implicito era

condizionata dalla depoliticizzazione del processo.

Con il trattato di Maastricht, invece, diventa evidente la dimensione

politica dell’integrazione e l’idea di Unione politica per via degli obbiettivi

di democratizzazione del sistema comunitario e il rafforzamento del ruolo

del Parlamento Europeo. Questo portò all’apertura della fase del

constraining dissensus, dove ciò che prima era un consenso implicito da

parte dei cittadini, ora diventava motivo di ostilità e materia di confronto

politico. Ciò si notò per la prima volta dagli esiti dei referendum, in

Francia e in Danimarca, sulla ratifica del trattato di Maastricht. Questo fu

la conferma di come il tacito consenso non poteva più essere dato per

scontato perché avrebbe portato al rischio di far diventare l’Unione

Europea il capro espiatorio della scontentezza dei cittadini europei.

Con l’abbandono definitivo del progetto di Costituzione europea nel 2007,

imposto dalla vittoria del no al referendum in Francia e nei Paesi Bassi e

con la scelta da parte dell’Irlanda di non ratificare il Trattato di Lisbona

nel 2008, si verificò un arresto nel processo di riforma istituzionale che

enfatizzò le difficoltà politico-istituzionali dell’Unione Europea.

Queste complicazioni furono poi aggravate dalle crisi economiche del

2008 che l’Unione Europea faticò a gestire, ciò accelerò la formazione e

il consolidamento della rete di partiti e movimenti politici contrari

5

all’integrazione sovranazionale e permise a queste ostilità di diffondersi

e integrarsi nelle società, tanto da diventare argomento di opinione e

6

dibattito pubblico .

Manuela Caiani, Nicolò Conti, In the Name of the People: The Euroscepticism of the Italian

5

Radical Right, Perspectives on European Politics and Society, 2014, 15:2, pp. 183-197.

Simon Usherwood Nick Startin, Euroscepticism as a persistent phenomenon, in “Journal of

6

Common Market Studies” 2013, 51: pp. 1- 16.

Nathalie Brack Nicholas Startin, Introduction: Euroscepticism, from the margins to the

mainstream, in “International Political Science Review” 36(3), 2015: pp. 239-249.

5

Dopo le crisi economiche del 2008, quindi, quello che era considerato un

movimento marginale e un’ideologia radicata nei partiti di nicchia, diventò

un fenomeno di massa che ottenne grande attenzione da parte dei media e

dai cittadini europei. Questo sentimento di diffidenza fu incentivato dai

partiti euroscettici che, alle elezioni europee del 2014, fornirono la prova

concreta di come questo fenomeno fosse ormai politicizzato.

Nonostante l’euroscetticismo sia ormai una presenza diffusa e incastonata

nella struttura delle società europee, il significato del concetto del termine

non è ancora univoco e ben definito. Secondo Leconte, il problema nel

definire cosa sia l’euroscetticismo deriva anche dal fatto che si ha ancora

difficoltà a chiarire cosa sia l’Unione Europea stessa e, soprattutto, dalla

difficoltà nel determinare le basi del sostegno verso l’integrazione.

Quest’ultima complicazione deriva dal fatto che questo concetto è

connesso a due dimensioni: l’opposizione nei confronti di un regime

politico e del processo di integrazione e l’esistenza dell’ideologia che

sostiene questa ostilità dandone conferma in termini valoriali. Queste due

dimensioni possono essere a loro volta declinate in due analisi di ricerca:

una sul comportamento dei partiti (cercando di analizzare il tipo e

4

l’intensità dell’ostilità che il partito esprime) e una sul comportamento

degli elettori.

In questo capitolo approfondirò le radici dell’euroscetticismo e le origini

del dissenso dei confronti dell’Unione Europea, andrò a descrivere il peso

dei media e il ruolo che gli elettori hanno nella portata di questo fenomeno,

più precisamente quali sono gli avvenimenti e le variabili che spingono i

cittadini a sostenere i partiti euroscettici. Inoltre, proverò a dare una

definizione di “partito euroscettico” basandomi sul lavoro di diversi

studiosi e descrivendo gli elementi, gli obbiettivi e le proprietà che

rendono un partito euroscettico. Infine, spiegherò quali sono le variabili

da analizzare per calcolare il grado di euroscetticismo in Europa.

6

1.2 Il successo dei partiti euroscettici: le origini del dissenso contro

l’Unione Europea 7

Come sostenuto da Salvati , il cambiamento avvenuto negli anni ’90 dopo

l’entrata in vigore del Trattato di Maastricht può essere visto come un

cambiamento di tipo strutturale. Esso ha permesso, infatti, che si creasse e

istituzionalizzasse la frattura politica pro/anti integrazione.

In questo contesto, inizialmente furono i partiti dell’estrema destra che si

posero come obbiettivo la difesa dei valori delle comunità nazionali. La

La diffusione di posizioni anti-integrazione fra i partiti di estrema destra,

e, addirittura, la nascita di veri e propri partiti anti-integrazione, come lo

UKIP britannico, significò una sfida ai partiti tradizionali in quanto,

nonostante fossero partiti ai margini del Governo, avevano la capacità di

capitalizzare elettoralmente lo scontento dei cittadini.

Furono soprattutto i partiti di nicchia, infatti, ad assumere posizioni

euroscettiche approfittando del fatto che i partiti tradizionali, per via delle

loro dimensioni e della presenza al Governo, non potevano permettersi di

assumere posizioni radicali.

Nel quadro politico europeo, quindi, la competizione politica iniziava a

strutturarsi sulla base di due fratture: la classica divisione destra/sinistra e

quella pro/anti integrazione.

8

Hooghe e Marks delinearono queste fratture in una dimensione unica che

permise di racchiudere policy issues di un certo rilievo che sfuggivano alla

Eugenio Salvati, Il Parlamento Europeo tra crisi del processo di integrazione e politicizzazione

7

dell’UE, Mondadori Università, 2019.

Liesbet Hooghe, Gary Marks, Multi-level governance and European integration, Rowman &

8

Littlefield Pub Inc, 2001.

Liesbet Hooghe, Gary Marks, Multi-level governance, Oxford University, 2004.

Liesbet Hooghe, Gary Marks, A postfunctionalist theory of European integration: from

permissive consensus to constraining dissensus in “British Journal of Political Science” 39(1),

(2009): pp. 1-23.

Liesbet Hooghe, Gary Marks, Cleavage theory meets Europe’s crises: Lipset, Rokkan, and the

transnational cleavage, in “Journal of European Public Policy” 25 (1) (2018), pp. 109-135.

7

classica distinzione destra/sinistra: la dimensione GAL/TAN, dove la

prima significa Green/Alternative/Libertarian mentre la seconda

Traditional/Authoritarian/National.

La differenza fra le due dimensioni si trova nelle tematiche che

racchiudono. Il polo GAL abbraccia temi come l’ambientalismo, il rispetto

dei diritti umani, i valori legati al cosmopolitismo e quegli aspetti legati ad

aree su cui l’Unione Europea esercita un’autorità: i partiti collocati vicino

a questa dimensione tendono a appoggiare il processo di integrazione

europeo. Il polo TAN include invece temi come i valori e l’identità

nazionale (e la loro relativa difesa), la lotta all’immigrazione e tutti gli

aspetti che rappresentano i motivi di contrasto contro il processo di

integrazione europeo, inviso ai partiti che occupano questa dimensione.

Lo spazio politico europeo può essere considerato il prodotto fra queste

due fratture concatenate che sono riuscite a mettere insieme le posizioni

9

sull’economia e quelle sui valori comunitari e identitari .

I primi studiosi che tentarono di valutare l’impatto di questa frattura

10

furono Taggart e Szczerbiak . Essi sostennero che il rafforzamento di

questa divisione e il suo peso nella vita politica nazionale è strettamente

collegata alla tipologia di partito. Come detto in precedenza, i partiti

collocati in un’area periferica rispetto al Governo riescono a prendere

posizioni più radicali rispetto ai partiti mainstream perché sono meno

vincolati all’Unione Europea e quindi possono esprimere il loro dissenso

con una maggiore intensità. Inoltre, l’ideologia euroscettica può essere

utile a questi partiti in quando possono utilizzarla per ottenere voti, e

Kriesi et. Al., West European politics in the age of globalization, Cambridge University Press,

9

2008.

Paul A. Taggart, A touchstone of dissent: euroscepticism in contemporary Western European

10

party systems, in “European Journal of Political Research” 33 (1998), pp. 363-388.

Paul A. Taggart, Populism and the pathology of representative politics, in “Mény Y., Surel Y.

(eds) Democracies and the Populist Challenge”, Palgrave Macmillan, London, 2002.

Aleks Szczerbiak, Paul A. Taggart, Opposing Europe? The comparative party politics of

Euroscepticism, Oxford University Press, Oxford; New York, 2008.

8

quindi raggiungere il centro del sistema. Prendere in considerazione la

tipologia di partiti permette di analizzare meglio le ostilità contro il

processo di integrazione sia dei partiti di destra, che lo rifiutano e lo

considerano una causa di indebolimento per la nazione, sia dei partiti di

11

sinistra che lo considerano come l’espressione del neoliberismo .

L’intensità dei dissensi nei confronti dell’Unione Europea da parte dei

partiti è condizionata da due fattori: il momento storico e la fase vissuta

dal processo di integrazione. Agli arbori di questo percorso le maggiori

ostilità provenivano dall’ala sinistra, radicale e socialdemocratica che

considerava nemico comune l’idea del mercato unico europeo e vedeva

l’integrazione una minaccia per la capacità regolativa dello Stato

12

nazionale e le posizioni sul welfare .

In seguito a Maastricht l’ideologia euroscettica si è spostata verso la destra

radicale che temeva la burocrazia europea e lo spirito cosmopolita e

libertario che rischiava di ledere le identità nazionali. Questi partiti, con

nemici e ideologie diverse, trovano un punto di convergenza

nell’obbiettivo finale (la disintegrazione dell’Unione Europea) e su

tematiche come il nazionalismo (economico di sinistra e culturale di

destra) che è alimentato dalla volontà di questi partiti di ergersi come

difensori degli interessi e dell’integrità nazionale.

Secondo Salvati, la proposta politica di questi partiti, quindi, si fonda su

due elementi: la difesa delle sovranità e la difesa dell’identità nazionale.

Secondo i partiti euroscettici, infatti, il processo d’integrazione europeo ha

portato all’impoverimento dei cittadini europei, in quanto è un percorso

Piero Ignazi, The silent counter-revolution, in “European Journal of Political Research” 22(1),

11

(1992), pp. 3-34.

C. de Vries, E. E. Edwards, Taking Europe to its extremes: extremist parties and public

euroscepticism 1973-2010, in “Party Politics” 15(1), (2008), pp. 5-28.

Erika van Elsas, Woulter van der Brug, The changing relationship between left-right ideology

12

and Euroscepticism, in “European Union Politics” 16(2), (2015), pp. 194-215.

9

che è riuscito a penetrare nei confini funzionali e amministrativi degli stati.

Il nuovo centro politico di Bruxelles ha parzialmente indebolito lo Stato

nazionale nelle sue funzioni fondamentali e, di conseguenza, ciò ha portato

a un impoverimento dei sistemi di welfare, a un aumento della

disoccupazione, a una recessione economica e a un aumento delle

diseguaglianze socioeconomiche fra i cittadini.

Non è difficile immaginare come ciò abbia contribuito alla crescita delle

ostilità nei confronti dell’Unio

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Scienze politiche e sociali SPS/03 Storia delle istituzioni politiche

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