L’EDUCAZIONE ESTETICA DI SCHILLER E LA SUA
INTERPRETAZIONE DA PARTE DI HEIDEGGER
Introduzione pag. 2
Capitolo 1 estetica dell’uomo
Le Lettere sull’educazione di Schiller pag. 4
1 - Estetica e politica (lettere 1-9) pag. 6
2 - I tre impulsi (lettere 10-17) pag. 13
3 - I quattro stadi (lettere 18-22) pag. 18
4 - La realizzazione effettiva dello stato estetico (lettere 23-27) pag. 23
Capitolo 2
Heidegger interprete di Schiller pag. 33
L’educazione libertà dell’essere integrale
1 - e lo stato estetico: pag. 33
La forma: essenza dell’arte bella
2 - pag. 46
Conclusione pag. 61
Bibliografia pag. 77 1
L’educazione estetica di Schiller e la sua interpretazione da parte
di Heidegger
Introduzione
Argomento della tesi saranno le Lettere sull'educazione estetica dell'uomo di Schiller, in
particolare il ruolo che queste hanno avuto in Heidegger per la sua critica all'estetica e in vista
del superamento della metafisica. Ci concentreremo, innanzitutto, sulle Lettere di Schiller e il
contenuto delle stesse. Divideremo l'argomentazione sulle lettere, affrontata nel primo
capitolo, in 4 paragrafi: il primo fa riferimento al gruppo di lettere dalla 1 alla 9, in cui
Schiller presenta la questione che sarà dibattuta, quella estetica, come di necessaria
risoluzione in vista del problema politico, centrale nella sua epoca. Nel secondo paragrafo,
comprendente le lettere dalla 10 alla 17, centrale è la presentazione dei due impulsi, quello
dell’uomo che
sensibile e quello razionale. La trasformazione politica, nonché individuale,
deve recuperare la sua armonia, presentata come necessaria nella prime lettere, però non può
essere fondata sulla sensibilità, perché è ciò che dobbiamo superare e nemmeno sulla morale,
perché è ciò che dobbiamo raggiungere; si rende necessaria allora la presenza di un
intermediario che è appunto l’arte e il bello dell’arte, che qui fa per la prima volta la sua
comparsa motivando la necessità di educare l’uomo esteticamente per trasformarlo
socialmente. L’arte e l’unione del sensibile e del razionale nell’uomo in essa sono il
presupposto per la buona riuscita del cambiamento politico e del raggiungimento della libertà.
Il terzo paragrafo fa, poi, riferimento alla lettere dalle 18 alla 22 e riguarda più precisamente il
percorso che l’uomo deve seguire, attraverso quattro stadi, per tornare ad essere quello che
integralmente se stesso nell’unione di sensibilità e ragione. Nell’ultimo
deve, cioè ad essere
gruppo di lettere, infine, Schiller si dedica a mostrare come lo stato estetico possa realizzarsi
empiricamente, nella sua realtà effettiva. L'argomentazione procede, nel secondo capitolo, con
2
l' Introduzione all'estetica di Heidegger, ciò che rimane degli appunti dei partecipanti al
seminario che Heidegger stesso tenne all'Università di Friburgo su Schiller e più precisamente
sulle sue Lettere. Ciò che Heidegger mette in evidenza è la capacità di Schiller di recuperare
la portata ontologica dell’arte e della bellezza, ossia il suo essere mezzo per il recupero della
realtà effettiva e integrale dell’uomo, che deve essere sensibile e razionale, per non rimanere
imprigionato nello stato del bisogno, ma entrare nella storia e nello stato morale. La tesi sarà
chiusa da una conclusione in cui saranno messi meglio in evidenza i punti di contatto e di
divergenza fra i due filosofi, nonché l’utilità che le hanno costituito all’interno del
Lettere
progetto della filosofia di Heidegger, seguito da una breve impressione personale. 3
Capitolo 1
Le Lettere sull'educazione estetica dell'uomo di Schiller
Vediamo adesso il contenuto dell'opera di Schiller per poter capire poi su cosa lavora
Heidegger e come interpreta questo autore.
La finzione epistolare delle Lettere di Schiller rimanda a un pre-testo, che ne
costituisce il nucleo originario, una serie di lettere indirizzate al principe Augustenburg.
Costui aveva concesso a Schiller nel 1791 una borsa di studio per alleviare le precarie
condizioni economiche del poeta, che aveva dovuto lasciare l'attività accademica per una
malattia. Schiller voleva, allora, rendere conto al suo benefattore dello stato delle sue ricerche
estetico-filosofiche con questa serie di lettere sull'arte e sulla bellezza. Le lettere, però,
andarono perdute in un incendio e quando, per desiderio del principe, che gli aveva chiesto
una copia della missive perdute, si accinse a una revisione e a un sostanziale ampliamento
delle lettere, ne scaturì il testo delle Lettere sull'educazione estetica dell'uomo.
Schiller nelle Lettere parte da Kant per andare oltre Kant, sviluppandolo in senso
antropologico. L'interesse principale di Kant, infatti, è la morale, mentre quello che interessa a
Schiller è raggiungere attraverso l'arte e il bello l'armonia dell'uomo (l’"unilaterale
valutazione morale" è contrapposta da Schiller alla "valutazione antropologica completa"). Il
problema del mondo moderno, infatti, è la mancanza della totalità armonica dell'individuo e
dello stato, che sono scissi e lacerati. Come risolvere i mali della modernità senza perdere il
progresso? Passando attraverso il problema estetico, perché è attraverso la bellezza dell'arte
La tesi kantiana secondo cui l’ideale di bellezza
che si arriva alla libertà. si può rintracciare
solo nella figura umana e coincide con l’espressione della moralità ha preparato il luogo
teorico per la determinazione dell’essenza dell’arte in senso pedagogico-morale. 4
L’arte, in Schiller, comincia a essere improntata sull’opposizione tra realtà e
apparenza e, dunque, non è vista più come perfezionamento o mascheramento, idealizzazione
della realtà, bensì come qualcosa di autonomo con un suo proprio dominio e, anzi, là dove
comanda l’arte valgono le leggi della bellezza e i limiti della realtà vengono superati. L’arte
non è una modificazione della realtà e non è nemmeno qualcosa che riguarda l’imitazione,
l’inganno, l’illusione, perché ciò implicherebbe un risvegliarsi alla realtà e alla verità, ma
piuttosto l’esperienza estetica vede in ciò che esperisce la verità autentica stessa. Per questa
sua portata ontologica l’arte è ciò attraverso cui superare il problema politico.
La necessità è quella di trasformare lo stato di natura in uno stato morale, ma, poiché
non si può sacrificare il primo, che già esiste (la società fisica), per il secondo, che è solo un
ideale, bisogna cercare un fondamento che renda la società indipendente dallo stato di natura
che si vuole abolire. Questo fondamento non può essere trovato nel carattere naturale
dell'uomo, che distrugge più che conservare, ma non può essere trovato nemmeno nel
carattere morale dell'uomo, dato che è ciò che deve essere fondato. Si tratta allora di
allontanare il primo dalla materia per avvicinarlo al secondo e generare così un terzo carattere,
affine a entrambi, che costituisca il fondamento (questo terzo carattere vedremo essere,
appunto, lo stato estetico). Ciò che conta, infatti, è l'armonia fra carattere naturale e morale,
l'uno non deve affermarsi solo grazie al sacrificio dell'altro, dato che la volontà dell'uomo
deve rimanere libera fra inclinazione e dovere, ma piuttosto gli impulsi devono essere in
accordo con la ragione per pervenire a una legislazione universale. Quando l'uomo all'interno
avrà riunito armonicamente ragione e impulsi, allora lo Stato sarà solo l'interpretazione
esterna di questo istinto bello, dell'armonica legislazione interna dell'uomo. Come si capisce,
1
dunque, per poter cambiare lo stato bisogna prima educare esteticamente gli uomini.
1 L’educazione estetica,
Cfr. F. Schiller, Über die ästetische Erziehung des Menschen, trad. a cura di G. Pinna,
Palermo, Aesthetica, 2009. 5
1 - Estetica e politica (lettere 1-9)
Schiller dà il via alla sue lettere dichiarandone semplicemente il tema: i risultati della sua
ricerca sul bello e sull'arte. Per quanto possa sembrare inattuale e indice di disinteresse per il
benessere della società, trattare di estetica in un periodo in cui tutta la ricerca filosofica è
“l'utile è il grande
rivolta a edificare una vera libertà politica, in un periodo in cui idolo del
2
tempo” e le conquiste spirituali dell'arte non hanno più alcun peso, così non è. Questa
impostazione, ci dice Schiller, non è giustificata solo dalla sua inclinazione, ma anche sulla
base di principi: per risolvere nell'esperienza il problema politico bisogna passare per il
3
problema estetico, poiché è attraverso la bellezza che ci si incammina alla libertà.
Quel che distingue l'uomo dagli animali è che egli non si arresta a ciò che la natura ha
“trasformare
fatto di lui, bensì possiede la capacità di l'opera del bisogno in opera della sua
4
libera scelta e di elevare la necessità fisica a necessità morale”. L'uomo, quindi, non può e
non deve essere soddisfatto dello stato di bisogno in cui è posto dalla sua destinazione
naturale, bensì deve attribuirsi uno scopo ultimo, adeguare ad esso ogni cosa e così
trasformare lo stato di natura in uno stato morale. Lo stato di natura, inteso da Schiller come
uno stato in cui tutto è diretto dalla forza e dagli impulsi sensibili anziché da leggi, se è
sufficiente per l'uomo fisico, è in contraddizione con l'uomo morale; ma se la ragione
sopprime lo stato di natura, come deve fare necessariamente se vuole sostituirgli il proprio,
mette a rischio l'uomo fisico e reale e l'esistenza della società per una società solo possibile,
per quanto moralmente necessaria. Il grande problema è, dunque, che per la dignità dell'uomo
non può essere messa a rischio la sua esistenza. Come già accennato, dunque, qui Schiller
2 Ivi, seconda lettera, p. 24.
3 Il periodo a cui Schiller si riferisce è il periodo di crisi intellettuale e politica determinato in Germania dalla
Rivoluzione francese, che incitava da ogni parte alla libertà.
4 Ivi, terza lettera, p. 26. 6
espone l'unica soluzione a questo problema: bisogna cercare un fondamento che renda la
società indipendente dallo stato di natura che si vuole abolire. Questo fondamento non può
essere trovato nel carattere naturale dell'uomo, che, egoista e violento, distrugge più che
conservare, ma non può essere trovato nemmeno nel carattere morale dell'uomo, che, in base
alle premesse, è ciò che deve essere fondato. Si tratta allora di allontanare il primo dalla
materia per avvicinarlo al secondo e generare così un terzo carattere, affine a entrambi, che
“il
costituisca il fondamento e che apra passaggio dal dominio delle mere forze alla signoria
5
della legge”.
“Solo il prevalere di un tale carattere in un popolo può rendere innocua la
trasformazione dello Stato secondo principi morali e solo un tale carattere può garantire la
6
durevolezza”. Gli impulsi dell'uomo devono essere sufficientemente in accordo con la
ragione per convenire a una legislazione universale, dato che la volontà deve mantenere una
facoltà di scelta. Ogni essere umano individuale, dice, porta in sé un puro uomo ideale ed
essere in accordo con l'unità di questo costituisce il grande compito della sua esistenza. Tale
“la
essere umano puro, nella sua unità, è rappresentato dallo Stato, forma obiettiva e per così
7
un’unità”.
dire canonica in cui la molteplicità dei soggetti tende a trovare Ma questo può
formarsi in due modi. Il primo è l'unilaterale valutazione morale, dove la ragione è soddisfatta
se la sua legge vale incondizionatamente, per cui gli basta raggiungere l'ideale anche a prezzo
della sottomissione dell'individuo empirico da parte dell'individuo morale e dell'annullamento
degli individui da parte dello Stato. Il secondo è la valutazione antropologica completa, in cui
l'ideale deve essere raggiunto senza costrizioni e senza sottomissione di una parte, bensì con
armonia di natura e morale, con libera scelta della volontà. Schiller sostiene la valutazione
5 Ivi, p. 27.
6 Ivi, quarta lettera, p. 27.
7 Ibidem. 7
antropologica completa dato che il suo obiettivo è prima di tutto l'armonia dell'uomo, dalla
quale poi scaturirà naturalmente la morale, ma ciò che non deve accadere è che il carattere
di quello naturale, bensì “lo
morale si affermi a sacrificio Stato deve estendere il regno
invisibile della moralità senza spopolare il regno del fenomeno e rispettando l'individuo sia
8
come soggettivo e specifico”.
come oggettivo e generico che Quando l'uomo all'interno avrà
riunito armonicamente ragione e impulsi, allora lo Stato sarà solo l'interpretazione esterna di
questo istinto bello, dell'armonica legislazione interna dell'uomo; altrimenti il cittadino diviso,
lacerato fra i due impulsi, incapace di darsi autonomamente una legislazione, dovrà essere
sottomesso dallo Stato ad un controllo tirannico delle leggi, il che deve essere assolutamente
evitato. “si
L'ideale, per Schiller, è l'uomo colto che fa amica la natura e ne onora la libertà,
9 mentre selvaggio è colui che “sprezza
limitandosi a imbrigliarne l'arbitrio”; l'arte e riconosce
10 “si
la natura come proprio sovrano”, al contrario barbaro è chi fa gioco della natura e la
11
disonora”.
Schiller analizza, ora, la situazione a lui contemporanea trovandola completamente
inadatta, in base ai presupposti sopra stabiliti, ad accogliere la possibilità morale di una simile
armonia e incapace di dare vita allo Stato morale. Ciò che serve è sì una rivoluzione politica
ma senza incorrere negli eccessi della Rivoluzione francese: selvaggio scatenamento degli
istinti da una parte (popolo in rivolta), iperintellettualismo astratto dall'altra (illuminismo).
Nella sua epoca si ritrovano entrambi gli estremi della decadenza umana. Nelle classi inferiori
e più numerose vediamo gli istinti rozzi che si scatenano puntando al loro soddisfacimento
8 Ivi, p. 29.
9 Ibidem.
10 Ibidem.
11 Ibidem. 8
bestiale; mentre la degenerazione morale non può essere evitata nemmeno dalla cultura, dato
che riguarda anche le classi civilizzate, dove, anzi, indigna in maggior misura, quasi fosse
12
giustificata dall’intelletto.
Vero è che ogni popolo per procedere nella civilizzazione deve, attraverso un primo
abuso della ragione, distaccarsi dalla natura, ma in vista di un ritorno ad essa, attraverso la
ragione stessa. Nella cultura greca ritroviamo una perfetta unità di fantasia e ragione ma,
allora, non vi era ancora stata una netta scissione dei domini di sensi e ragione. Al contrario la
società moderna è disgregata e in essa ragione e sensi si trovano a essere veri e propri nemici:
13
“è stata la civiltà stessa a infliggere all’umanità moderna queste ferite”. Non esiste più lo
Stato greco nel quale ogni individuo godeva di un'esistenza indipendente ma se necessario
“Un
poteva diventare totalità, questo ha lasciato spazio allo Stato moderno: ingranaggio
ingegnoso, in cui dalla giustapposizione di pezzi, infiniti ma privi di vita, si forma nel tutto
una vita meccanica. Sono stati scissi lo Stato e la Chiesa, le leggi e i costumi, il piacere dal
lavoro, il mezzo dal fine, lo sforzo dalla ricompensa. Eternamente incatenato soltanto a un
14
singolo frammento del tutto, l'uomo stesso si forma solo come un frammento”.
Ma in questo tipo di organizzazione lo Stato rimane estraneo ai cittadini, questo si
pone di fronte all’umanità senza comprenderla come una molteplicità di individui, e così i
cittadini a poco a poco si stancheranno di sottostare a quelle leggi che così poco sentono
proprie. Così l'umanità moderna è oppressa non solo nella sua scissione interna ma anche
“per
dall'esterno. Ma quanto poco gli individui ricavino da questa frammentazione, il genere
15
umano non avrebbe potuto progredire in altro modo”. Per sviluppare nell'uomo le sue
12 Cfr. Ivi, quinta lettera, p. 30.
13 Ivi, sesta lettera, p. 33.
14 Ibidem.
15 Ivi, p. 35. 9
“solo
molteplici predisposizioni non vi era altro modo che contrapporle l'une alle altre. Infatti
per il fatto che nell'uomo le singole forze si isolano e si arrogano una giurisdizione esclusiva,
entrano in conflitto con la verità delle cose e costringono il senso comune, che altrimenti
poggia con pigra moderazione sull'apparenza esteriore, a penetrare nella profondità degli
16
oggetti”. Tale antagonismo delle forza è il grande strumento della civiltà, ma soltanto lo
strumento, poiché finché esso persiste non la si è ancora raggiunta. Se, dunque, il mondo nel
suo complesso guadagnerà da questa separazione delle facoltà in termini di progresso, è
indubbio che coloro che vivono la frammentazione non ricaveranno da essa nulla di utile: in
questo modo, dice Schiller, gli uomini dell'epoca moderna sarebbero gli schiavi dell'umanità,
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