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Leadership Comunicazione e Storytelling. Nicolas Sarkozy dal ministero degli Interni alla presidenza della Repubblica

Analisi teorica del marketing politico, della comunicazione politica e delle teorie della comunicazione politica. Analisi approfondita del contesto francese (da De Gaulle ad Hollande). Successivo focus sulla comunicazione di Nicolas Sarkozy, parole usate (quali e con quale frequenza), gestualità, figura, eccetera. Professoressa Sofia Ventura. Votazione finale: 110 e lode

Materia di Leadership e comunicazione relatore Prof. S. Ventura

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gli studenti, tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni, e tra gli impiegati del settore

117

pubblico . I commercianti e i piccoli imprenditori, i più colpiti dalla crisi economica francese,

33

dalla burocrazia e dalla tassazione, hanno votato in massa (82%) per Sarkozy . La candidata

socialista ha riscosso maggior successo tra l’elettorato femminile (48%) che però non ha

33

danneggiato Sarkozy che è stato votato sia da uomini che da donne in egual misura .

2. La strategia comunicativa vincente di Nicolas Sarkozy

Sono diversi gli elementi che hanno portato Nicolas Sarkozy alla vittoria: il suo progetto

energico, basato sulla “rottura” con lo stile politico dei suoi predecessori, è riuscito a convincere

la maggioranza degli elettori; il superamento del tradizionale cleavage destra/sinistra gli ha

permesso di imporsi come rassembleur super partes; la capacità determinante di tenere unita

la destra, di attirare una parte sia dell’elettorato centrista sia dell’estrema destra di Le Pen.

Inoltre, la corretta individuazione del malessere della società francese gli ha permesso di

costruire un progetto politico basato sul ripristino di valori come l’autorità, l’educazione, la

morale, il lavoro.

2.1 La rupture e le rassemblement

Come già accennato in precedenza, uno dei temi più importanti che caratterizza la

comunicazione di Nicolas Sarkozy è quello della rupture, la rottura, che viene proposta ai suoi

collaboratori come idea portante della sua narrazione [Ventura 2012, 65]. Già in Témoignage

il concetto viene sviluppato: nel capitolo VII, Sarkozy parla di “rompere con ciò che ci

indebolisce”, “rompere con la menzogna” e con il politicamente corretto che impedisce di dare

alle cose il loro vero significato, “rompere con il ritardo francese”, “rompere con i principi

formalistici”, “rompere con il pensiero unico” [Sarkozy 2007, 181 – 215]. La rottura è

necessaria perché “la Francia deve riprendersi il posto di primato e di guida” a livello

internazionale [Gentile 2008, 10]. La rottura che desidera “non è la rottura con la Francia che

amiamo […], è una rottura con il metodo, con il modo con cui facciamo politica da anni. È una

rottura con quest’immobilismo che va contro i nostri ideali, i nostri valori e una certa idea della

Francia. È la rottura infine […] con questa disperazione che ci svuota dall’interno e apre larghi

117 The Independent, 8 maggio 2007,

http://questionscritiques.free.fr/edito/Independent/John_Lichfield/electorat_francais_080507.

htm 57

squarci ad estremismi di ogni tipo. […] Questa rottura non ha nulla di inquietante, non è il

rifiuto delle convinzioni di una volta, ma la volontà di cambiare metodo e, più di ogni altra

cosa, una fonte di energia per farlo” [Sarkozy 2007, 181 – 183]. La rottura passa per una volontà

di rinnovamento, per una ricerca di modernità che però non va a dissipare i preziosi valori

francesi di ordine, lavoro e merito [Gentile 2008, 11]. La rottura per Sarkozy è anche, e

soprattutto, rottura rispetto alle élites politiche francesi [Ventura 2012, 66]. È lui stesso a

presentarsi come qualcosa di diverso rispetto a loro, “un bastardo perché non proveniente dalla

vecchia borghesia, un bastardo perché un po’ meticcio, un bastardo perché non diplomato nelle

migliori scuole” [Brochet cit. in Ventura 2012, 66]. Durante il discorso di investitura il 14

gennaio a Porte de Versailles, Sarkozy dichiara “ma France, c'est celle de tous ceux qui ne

croient plus à la politique parce qu'elle leur a si souvent menti. Je veux leur dire: aidez-moi à

118

rompre avec la politique qui vous a déçu pour renouer avec l'espérance” . Sarkozy non è

l’unico però ad essersi presentato come “altro”: quasi tutti i candidati, per convincere e attirare

l’elettorato francese sempre meno fiducioso nella politica, si sono presentati come indipendenti

dal proprio partito sostenitore [Bertrand, Dézé, Missika 2007, 96]. In questo modo sono riusciti

a presentarsi nella loro interezza, senza essere “ridotti” a meri esponenti del loro schieramento

politico [Ibidem, 96]. La critica anti establishment diventa elemento comune tra Ségolène e

Sarkò, esponenti dei partiti sistemici, che, grazie a questo posizionamento conflittuale, sono

riusciti a rubare voti e togliere argomentazioni e spazio sui media ai candidati di estrema sinistra

e estrema destra [ibidem, 96]. Ségolène Royal è rimasta ai margini del suo partito per tutta la

durata della sua campagna, difficile vederla circondata dagli “elefanti”, e ha insistito sul suo

essere donna per apparire ancor più lontana e diversa da loro. Per Nicolas Sarkozy le cose sono

state più complicate in quanto presidente del partito di maggioranza in Parlamento e ministro

dell’Interno appena dimissionato. Per riuscire a presentarsi comunque come outsider entra

apertamente in conflitto con il presidente Chirac e il Primo ministro Raffarin.

La rupture viene realizzata non solo a livello concettuale, ma anche sul piano linguistico. Viene

rivendicato il parler vrai, in contrasto con la langue de bois, il “politichese” incomprensibile.

Sarkozy non ha mai cessato di voler dire e di voler riabilitare alcune parole che sembravano far

paura: “autorità”, “disciplina”, “sforzo”. La parola, imbrigliata fino ad oggi, viene liberata

[Mayaffre 2012, 206]. Fondamentale è da questo punto di vista il discorso pronunciato a Meaux

del 13 aprile 2007, poco prima della tornata elettorale: “Vous en avez assez de la pensée unique

118 “La mia Francia è quella di quanti non credono più nella politica, perché ha così spesso

mentito. Voglio dir loro: aiutatemi a rompere con la politica che ha deluso per riavere la

speranza” (traduzione mia) Video dell’evento e del discorso di investitura

http://www.dailymotion.com/video/xpdra_segolene-congres-investiture-ps_news 58

et du politiquement correct. Vous en avez assez que l'on ne puisse plus avoir le droit de dire

qu'un voyou est un voyou. Vous en avez assez que l'on ne puisse pas parler de la nation sans

être accusé de nationalisme. […] Vous en avez assez que l'on ne puisse pas évoquer la France

qui souffre sans être immédiatement taxé de populisme. […] Vous en avez assez et je vous

comprends. Je veux en finir avec cette pensée unique qui est le point de rencontre de tous les

renoncements, de tous les sectarismes, de toutes les arrogances. Je veux vous rendre votre

liberté. Votre liberté de choix. Votre liberté de parole. Votre liberté de penser. À force de ne

plus rien oser dire, à force de ne plus rien oser imaginer, à force de ne plus rien vouloir, la

politique a fini par fabriquer sa propre impuissance. Le résultat, c'est une République qui

119

s'effrite, une démocratie qui s'abîme, des citoyens qui désespèrent et perdent confiance. ” .

Sarkozy rivendica l’utilizzo di parole forti, come “égorger”, sgozzare, e di termini che

producono una forte reazione per la loro violenza intrinseca che l’elettorato non aveva mai

sentito prima, specie pronunciate dal candidato del partito maggioritario [Ibidem, 212]. Più

sono scioccanti, più vengono ripetute. Sarkozy preferisce “voyous”, teppista, a delinquente e

“racaille”, marmaglia/canaglia, a teppista; preferisce dire “violeur”, violentatore, piuttosto che

criminale e “sérial violeur”, violentatore seriale, al solo violentatore; “cancer”, cancro, viene

preferito a disfunzionamento; e così via [Ibidem, 218]. L’estremismo lessicale è palese.

La rottura con la langue de bois, passa anche per l’utilizzo di frasi brevi (circa il 30% più corte)

rispetto a quelle dei suoi avversari, differenza che si nota molto in occasione del dibattito

televisivo Sarkozy-Royal, in cui la candidata socialista ha utilizzato periodi lunghi e ricchi di

subordinate mentre Nicolas ha preferito rispondere con frasi brevi, dirette e incisive [Cavet et

Jean Véronis cit. in Pigliapochi 2003, 124]. I discorsi di Sarkozy sono concisi e chiari, grazie

all’impiego di parole semplici e all’utilizzo del linguaggio tipico dei media audiovisivi [ibidem,

124]. Si ritrova un uso ossessivo della ripetizione: l’utilizzo di essa ha un effetto preciso

sull’auditorio che, colpito con più efficacia, è più ricettivo, attento e attivo [ibidem, 125]. Un

119 “Voi siete stanchi del pensiero unico e del politicamente corretto. Voi siete stanchi di non

avere più il diritto di dire che un delinquente è un delinquente. Voi siete stanchi del fatto che

non si possa parlare di nazione senza esser accusati di nazionalismo. […] Voi siete stanchi del

fatto che non si possa più parlare della Francia che soffre senza essere immediatamente accusato

di populismo. […] Voi siete stanchi e io lo capisco. Io voglio chiudere con questo pensiero

unico che è il punto di incontro di tutte le rinunce, di tutti i settarismi, di tutte le arroganze.

Voglio ridarvi la vostra libertà. La vostra libertà di scelta. La vostra libertà di parola. La vostra

libertà di pensiero. A forza di non osare più dire nulla, a forza di non immaginare più nulla, a

forza di non volere più nulla, la politica ha finito per fabbricare la propria impotenza. Il risultato

è una Repubblica fatiscente, una democrazia che è danneggiata, dei cittadini che si disperano e

perdono la fede” (traduzione mia) Discorso http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-04-13 59

esempio di ciò lo possiamo trovare nella ripetizione del “ça ne peut pas durer”, questo non può

durare, frase citata spesso durante la campagna, o nella ripresa continua della parola “Francia”.

Nel discorso a Caen del marzo 2007, per esempio, Sarkozy pronuncia la parola Francia più di

cento volte: “La France ce n'est pas une race, la France ce n'est pas une ethnie. La France

c'est tous les hommes qui l'aiment, qui sont prêts à défendre ses idées, ses valeurs, à se battre

pour elles. La France elle est dans les têtes et dans les coeurs. La France est partout où ses

valeurs sont vivantes dans la tête et dans le coeur des hommes.La France c'est un rêve de

civilisation. La France c'est un rêve d'unité. La France c'est un rêve d'émancipation. La France

120

c'est un rêve de grandeur et d'universalité” . Un altro esempio può essere quello del discorso

già citato di Perpignan del febbraio 2007, articolato attorno al “c’est fini”: “L’autorité? […]

L'autorité? [...] Mai 68 est hélas passé par là. À bas l'autorité! C'était cela le programme de

mai 68. [...] À bas l'autorité! Cela voulait dire: L'obéissance de l'enfant à ses parents, c'est fini!

Démodé! La supériorité du maître sur l'élève, c'est fini! Ringard! La soumission à la loi, c'est

fini! Dépassé! Le pouvoir de police, c'est fini! Le respect de l'État et de ceux qui le représentent,

c'est fini! L'amour de la patrie, la fidélité à la France, à son drapeau, la gratitude vis-à-vis de

ceux qui ses sont battus pour elle, c'est fini! La morale, c'est fini! L'humilité devant le savoir,

devant les grandes oeuvres de l'esprit humain, c'est fini! La hiérarchie des valeurs, c'est fini!

La politesse, la courtoisie, le respect pour la personne âgée, pour la femme! C'est fini! À bas

121

l'autorité! Cela voulait dire: désormais tout se vaut” .

Altro elemento è l’utilizzo del discorso verbale, anche se questo non è propriamente un

elemento “nuovo”, poiché in linea con il cambiamento del linguaggio politico in atto dalla

seconda metà del XX secolo nelle democrazie occidentali [Pigliapochi 2010, 125]. Al contrario

120 “La Francia non è una razza, la Francia non è una etnia. La Francia è tutti gli uomini che

l’amano, che sono pronti a difendere le idee, i valori, e a battersi per lei. La Francia è nella testa

e nei cuori. La Francia è ovunque dove i suoi valori sono vivi nella testa e nei cuori delle

persone. La Francia è un sogno di civiltà. La Francia è un sogno di unità. La Francia è un sogno

di emancipazione. La Francia è un sogno di grandezza e di universalità” (traduzione mia)

Discorso http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-03-09

121 “L’autorità? […] Il maggio ’68 è ahimè passato per là. Abbasso l’autorità! Questo è stato il

programma del maggio ’68. […] Abbasso l’autorità! Questo voleva dire: l’obbedienza del

bambino verso i suoi genitori, è finita! Obsoleta! La superiorità dell’insegnante sullo studente,

è finita! Vecchio stile! La sottomissione alla legge, è finita! Superata! Il potere della polizia, è

finito! Il rispetto dello stato e di chi lo rappresenta, è finito! L’amore per la patria, la fedeltà

alla Francia, alla sua bandiera, la gratitudine verso coloro che hanno combattuto per essa, è

finita! La morale, è finita! L’umiltà davanti al sapere, davanti alle grandi opere dello spirito

umano, è finita! La gerarchia dei valori, è finita! Gentilezza, cortesia, rispetto per gli anziani,

per la donna! È finita! Abbasso l’autorità! Ora tutto è permesso!” (traduzione mia) Discorso

http://sites.univ-provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-02-23

60

di quello nominale, il discorso verbale vede la concentrazione dell’importanza della frase nei

verbi e non nelle parole. Il discorso, in questo modo, dà l’impressione di un maggiore

dinamismo e movimento, al contrario di quello nominale, astratto, tecnocratico e distaccato

[Calvet e Véronis cit. in Ventura 2012, 44]. Anche l’utilizzazione di verbi coniugati in prima

persona, con un “je” forte e deciso, si inscrivono in una tendenza moderna, e non solo di

Sarkozy, di personalizzazione e di centralità del leader. Quando utilizza invece il “vous”,

l’intento è quello di stimolare l’adesione e il sostegno a quello che sta per proporre: spesso

infatti è accompagnato da verbi come “écoutez”, ascoltate, “savez”, sapete, che richiamano

l’attenzione dell’ascoltatore e rinforzano il contatto con esso [Pigliapochi 2010, 126].

Se al momento della sua teorizzazione, nel settembre 2005, la rupture era da leggersi soprattutto

come elemento di discontinuità con l’era Chirac, il concetto ha subito via via una lenta

metamorfosi fino a tramutarsi in rupture tranquille, rottura tranquilla, durante la campagna

elettorale [Marchi 2007, 527]. A partire dall’investitura a Porte de Versailles, i discorsi del

candidato hanno cominciato a distinguersi dai precedenti in quanto caratterizzati da un tono più

“istituzionale” e “presidenziale” [Ibidem, 527]. Sarkozy è consapevole che per presentarsi come

credibile futuro presidente, non può solo essere elemento di contrasto e di rottura ma deve anche

apparire come rassembleur, una figura capace di unire e al di sopra delle parti. Prediligendo un

tono più pacato, cerca di trasmettere l’immagine di sicurezza e tranquillità, caratteristiche che i

francesi cercano in un presidente [Gentile 2008, 11] Questo intento è visibile in svariati discorsi,

nel discorso di investitura, per esempio, dove afferma: “Ma France, c'est celle de tous ces

Français qui ne savent pas très bien au fond s'ils sont de droite, de gauche ou du centre parce

122

qu'ils sont avant tout de bonne volonté” . Sarkozy, sulla scia di De Gaulle, si dichiara “né di

destra, né di sinistra ma per la Francia” ossia rigorosamente al di sopra delle parti [Ibidem, 11].

La sua volontà di superare le divisioni, i cleavages della società e l’aspirazione a situarsi al di

sopra dei partiti, si realizza anche grazie al racconto della France eternelle, una storia fatta di

eroi di destra e di sinistra, e che, grazie alla strategia di triangolazione, entrano nel discorso per

loro qualità indipendenti dall’appartenenza politica.

122 “La mia Francia è quella di tutti i francesi che non sanno molto bene se sono di destra, di

sinistra o di centro perché sono prima di tutto di buona volontà” (traduzione mia) Video

dell’evento e del discorso di investitura http://www.dailymotion.com/video/xpdra_segolene-

congres-investiture-ps_news 61

2.2 La France eternelle

L’inserimento di elementi storici negli interventi Sarkozy è uno dei cambiamenti introdotti da

Henri Guaino: attraverso essi viene narrata una versione della storia semplificata ed eroica della

France eternelle, tramite il racconto delle gesta di protagonisti collettivi e individuali [Ventura

2012, 46 - 47]. Durante gli spostamenti da candidato, molti dei discorsi tenuti nella provincia

hanno fatto riferimento alle popolazioni locali, “eredi di una gloria antica e dimenticata”

123

[Salmon 2009, 171]. Per questo rende omaggio ai catalani nel discorso a Perpignan , agli

124 125 126

abitanti della Normandia , quelli della Piccardia e a quelli dell’Alsazia , insieme a tanti

altri, per ringraziarli del loro ruolo storico, così importante per la Francia, e che non sarà

dimenticato. Ma non sono solo le varie popolazioni locali ad essere citate nei discorsi di

Sarkozy: largo spazio trovano (e troveranno) anche i singoli, eroi a volte anche poco conosciuti.

127

In visita a Nantes nel marzo 2007, ricorda Enrico IV per la sua audacia , a Lille evoca la

128

memoria di Roger Salengro , politico francese suicida dopo la campagna calunniosa contro

di lui da parte dell’estrema destra, a Bordeaux ricorda Montaigne che incarna l’umanesimo

129

rinascimentale , a Porte de Versailles racconta di Guy Môquet, ragazzo di diciassette anni

130

fucilato dai nazisti . Non importa che essi siano riconducibili ad una sfera politica di destra o

di sinistra, Sarkozy interpreta le loro storie e le mette al servizio della sua narrazione. A Lille

nel marzo 2007, ribadisce che “il n'y a pas une histoire de France de droite et une de gauche,

131

il y a une histoire de France car il n'y a qu'une France” . È la strategia di triangolazione che

permette di sottrarre all’avversario le proprie tematiche e i propri eroi per attribuire loro un

123 Discorso di Perpignan http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-02-23

124 Discorso a Caen http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-03-09

125 Discorso a Saint-Quentin http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-01-25

126 Discorso a Strasbourg http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-02-21

127 Discorso a Nantes http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-03-15

128 Discorso a Lille http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-03-28

129 Discorso a Bordeaux http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-03-01

130 Le Monde, 15 gennaio 2007, http://www.lemonde.fr/societe/article/2007/01/15/le-

discours-d-investiture-de-nicolas-sarkozy_855369_3224.html

131 “non c’è una storia di sinistra o una storia di destra, c’è una storia di Francia perché non

c’è che una Francia” (traduzione mia). Discorso http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-03-28 62

nuovo significato [Campus, Ventura 2009, 44]. Il problema però è che “se è inevitabile che un

uso politico della storia porti a offrirne una visione parziale e semplificata, il sincretismo che

caratterizza la narrazione di Sarkozy-Guaino esclude però in maniera quasi totale la complessità

e porta a proporre un racconto rassicurante da manuale di scuola primaria” [Ventura 2012, 52].

I personaggi appaiono “piatti”, senza le sfaccettature realistiche, esaltati per alcuni frammenti

della loro vita, di modo da essere utili al racconto. Quando infatti Sarkozy cita Jaurès nel suo

discorso di investitura del gennaio 2007, ritaglia alcuni aspetti (l’intellettuale dreyfusardo e

difensore del lavoro), mentre ne dimentica altri, come i suoi studi su Marx: “Toulouse, qui a

compris depuis bien longtemps que la gauche d'aujourd'hui n'avait plus grand-chose à voir

avec la gauche de Jaurès […]. Pour Jaurès, le travail était une valeur. La gauche d’aujourd’hui

n’aime pas le travail, la preuve, c’est qu’elle empêche ceux qui veulent travailler plus pour

gagner plus davantage de pouvoir le faire. La gauche, en dévalorisant le travail, a trahi Jaurès”

132

afferma nell’incontro del 12 aprile a Tolosa . Tralasciando le trascuratezze storiche, l’intento

di Sarkozy è quello di rendere la storia Francese facilmente fruibile e rassicurante, suscitando

emozioni e identificazione nell’ascoltatore con il racconto di essa [Ibidem, 53]. A volte sembra

comunque che le incursioni in territorio avversario ci siano più per polemizzare e “stuzzicare”

che per fondare realmente un discorso [Cock, Madeline, Offenstadt, Wahnich cit. in Mayaffre

2012, 144] ma, indipendentemente da questo, la riuscita della manovra non è in discussione.

2.3 I temi cardinali

Uno dei pilastri fondamentali dei discorsi elettorali di Sarkozy è la morale. Questa parola è

utilizzata 127 volte nei cinque mesi effettivi di campagna elettorale, quando invece i suoi

avversari o non l’utilizzano mai, come Bayrou, o molto poco, come Ségolène Royal (solo 11

volte) [Mayaffre 2012, 106]. La parola è presente già dal discorso di investitura del 14 gennaio,

quando il candidato propone la diagnosi della situazione di un Paese attraversato da una crisi

morale, fino alla vigilia del primo turno in cui Sarkozy conclude la campagna dicendo che “pour

la première fois depuis trente ans, on parle de morale dans une campagne électorale. Pour la

première foi depuis trente ans, il ressort du dèbat èlectoral que la France n’est pas confrontée

132 “Tolosa, che ha compreso da lungo tempo che la sinistra di oggi non ha più gran cose in

comune con la sinistra di Jaurès […]. Per Jaurès, il lavoro è stato un valore. La sinistra oggi

non ama il lavoro, la prova è che impedisce a quelli che vogliono lavorare di più per

guadagnare di più di poterlo fare. La sinistra, svalutando il lavoro, ha tradito Jaurès […].”, “la

gauche grida: Jaurès è mio! Signor segretario del partito socialista [Hollande], se l’eredità è

possibile per voi, deve esserlo per ogni francese” (traduzione mia) Discorso http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-04-12 63

133

à une simple crise de moral, mais à une véritable crise morale” [Ibidem, 107]. La morale è

utilizzata per rinviare a principi universali che tutti gli individui condividono, elementi come la

responsabilità di ciascuno in quanto uomo contro le convenzioni sociali contestabili [Ibidem,

111]. È grazie all’introduzione del concetto di morale e all’uso di esso che Sarkozy riesce a far

stare insieme tante tematiche diverse, tante proposte programmatiche, ed articolare i valori che

intende promuovere e che per lui sono fondamentali: il lavoro, l’autorità, la sicurezza [Ibidem,

108].

Le travail. L’esempio che più colpisce è quello del valore lavoro, che Sarkozy riesce a

coniugare con la morale. “Notre modèle républicain est en crise. Cette crise est avant tout

morale. Au coeur de celle-ci il y a la dévalorisation du travail. Le travail c'est la liberté, c'est

l'égalité des chances, c'est la promotion sociale. Le travail c'est le respect, c'est la dignité, c'est

134

la citoyenneté réelle. Avec la crise de la valeur travail, c'est l'espérance qui disparaît” ,

afferma la sera della sua investitura a candidato presidente. Il 15 marzo a Nantes, in linea con

il discorso precedente, afferma: “ma convinction est que la France traverse une crise morale

135

et que cette crise porte un nom: la crise du travail” . Sarkozy indica quindi un ritorno al

passato perduto, le riforme proposte mirano spesso a contestare misure recenti e a restaurare un

ordine antico presentato come più performante [Ibidem, 52-53]. Il lavoro per Sarkozy non si

riduce alla ricezione del salario, è qualcosa che “merita” una ricompensa, è una attività morale

emancipatrice, quasi religiosa [Ibidem, 56].

Sarkozy e Ségolène hanno due visioni opposte del concetto di impiego: se per il primo è un

dovere e allo stesso tempo una possibilità e opportunità, per la seconda è invece un diritto e una

necessità [Caliciuri 2007, 1]. Da visioni profondamente diverse derivano programmi

diametralmente opposti. La proposta di Royal si basa sulla garanzia di un salario minimo di

15000 euro perché è in questo modo che si offre a tutti la possibilità di investire il denaro in

133 “per la prima volta dopo trent’anni si parla di morale in una campagna elettorale. Per la

prima volta dopo trent’anni, è il dibattito elettorale che la Francia non è di fronte ad una

semplice crisi di morale ma a una vera crisi morale”

134 “Il nostro modello repubblicano è in crisi. Questa crisi è prima di tutto morale. Al centro di

essa vi è la svalutazione del lavoro. Il lavoro è la libertà, è pari opportunità, è la promozione

sociale. Il lavoro è il rispetto, è la dignità, è la cittadinanza reale. Con la crisi del valore-

lavoro, è la speranza scompare.” (traduzione mia) Le Monde, 15 gennaio 2007,

http://www.lemonde.fr/societe/article/2007/01/15/le-discours-d-investiture-de-nicolas-

sarkozy_855369_3224.html

135 “la mia convinzione è che la Francia attraversa una crisi morale e che questa crisi porta un

nome: la crisi del lavoro” (traduzione mia) Discorso http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-03-15 64

attività a lunga scadenza [Ibidem, 2]; inoltre prevede il mantenimento della legge delle 35 ore,

che gioverebbe alla qualità di vita dei cittadini, e l’indennità del 90% dello stipendio per il

primo anno di disoccupazione [Ibidem, 2]. Al contrario, per Sarkozy la legge delle 35 ore è una

136

follia e la sinistra con essa ha “dévalorisé le travail et démoralisé la France qui travaille” ,

mettendo in crisi il modello repubblicano. Ognuno dovrebbe poter decidere da solo se e quanto

lavorare oltre all’orario minimo, perché quelli che vogliono guadagnare di più devono avere la

possibilità di lavorare di più. Secondo Sarkozy, nel lavoro come negli altri ambiti della vita, la

responsabilità individuale e la meritocrazia sono elementi centrali: ognuno paga e riceve in base

a quello che fa. Lo Stato ha il compito di garantire a tutti una parità di condizioni iniziali, non

di fare assistenza. Sarkozy vede la società francese divisa in maniera manichea: ci sono “quelli

che si alzano presto” e “gli assistiti”, più o meno esplicitamente stigmatizzati come “parassiti”

[Bertrand, Dézé, Missika 2007, 85]. La situazione lavorativa francese viene delineata per

esempio nel discorso a Bercy pronunciato tra il primo e il secondo turno: “Je suis allé à la

rencontre des Français, révolté par le fait que de plus en plus de travailleurs ne puissent pas

faire vivre dignement leur famille avec leur salaire. Quand on ne peut pas faire vivre sa famille

alors qu'on travaille tout le mois, on est condamné à la désespérance, parce que le travail en

137

France n'est pas assez récompensé, pas assez valorisé et pas assez considéré” . Questo tema

continuerà ad essere centrale anche nei discorsi da presidente, discorsi che verranno analizzati

nel capitolo successivo.

La sécurité. Una manovra simile a quella dell’avvicinamento tra i concetti di morale e di lavoro,

lo si ritrova a proposito della sicurezza, tema largamente affrontato da ministro dell’Interno.

Spesso il tema durante la campagna elettorale viene presentato come una questione di moralità,

perché Sarkozy si scaglia con fermezza contro racaille e voyous mentre accusa la sinistra di

lassismo, diventando incarnazione della immoralità. Su questa linea è fondamentale il discorso

di Nizza del 30 marzo, pronunciato dopo che l’arresto di un viaggiatore senza biglietto alla gare

du Nord ha provocato scontri violenti durati diverse ore tra polizia e diverse decine di

136 “de-valorizzato il lavoro e demoralizzato la Francia che lavora” (traduzione mia). Le Monde,

22 gennaio 2007, http://www.lemonde.fr/societe/article/2007/01/22/la-valeur-travail-au-dela-

du-slogan-un-enjeu-de-societe_857949_3224.html

137 “Sono andato ad incontrare i francesi, in rivolta per il fatto che sempre più lavoratori non

possono far vivere dignitosamente la loro famiglia con il loro stipendio. Quando non si è in

grado di mantenere la propria famiglia mentre si lavora tutto il mese, si è condannati alla

disperazione perché il lavoro in Francia non viene ricompensato, non è valorizzato, non è

sufficientemente considerato” (traduzione mia) Discorso http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-04-29 65

138

giovani . “Prendre la défense du fraudeur. Toujours trouver des excuses à ceux qui ne

respectent rien. Voilà ce que j’appelle la faillite morale d’une certaine gauche! Absoudre le

fraudeur, alors que c’est le travailleur qui a des fins de mois difficiles qui paie à sa place. Voilà

ce que j’appelle la faillite morale d’une certaine gauche! Prendre systématiquement contre la

police, contre la gendarmerie, le pari des voyous et des casseurs qui cherchent le moindre

prétexte, pour terroriser, pour piller, pour détruire. Voilà ce que j’appelle la faillite morale

d’une certaine gauche! Cette gauche qui voudrait nous faire croire que les voyous qui ont tout

cassé à la gare du Nord étaient juste révoltés par l’injustice, cette gauche-là a perdu tout sens

139

moral” . Prosegue poi attaccando lo slogan “l’ordine giusto” di Ségolène Royale “Maintenant

au moins, on sait ce que c’est l’ordre juste. [...] L’ordre juste c’est lorsqu’on trouve normal de

frauder, d’insulter la police, de frapper les passants, de casser les vitrines, de brûler la voiture

de son voisin, de voler ce qu’on ne peut pas se payer parce qu’on ne veut pas travailler. L’ordre

juste c’est le moralisme qui se retrouve toujours du côté des voyous contre les victimes, contre

l’autorité, contre la propriété. L’ordre juste c’est toujours trouver des excuses pour ne jamais

140

avoir à punir. L’ordre juste c’est toujours trouver de bonnes raisons aux délinquants” .

L’autorité. Spesso la parola morale è avvicinata anche a quella di autorità, altro tema caro a

Sarkozy. “Pour résoudre la crise française, il faut d’abord […] restaurer l’autorité de

141

l’État” [Mayaffre 2012, 120]. L’autorità andrebbe restaurata non solo a livello statale ma

anche in altri ambiti come quello della famiglia e della scuola. L’insegnante deve tornare ad

138 Libération, 28 marzo 2007, http://www.liberation.fr/societe/2007/03/28/comment-un-

controle-de-billet-a-degenere-a-la-gare-du-nord_13717

139 “Prendere le difese del truffatore. Sempre trovare scuse per quelli che non rispettano niente.

Ecco quello che io chiamo il fallimento morale di una certa sinistra! assolvere il truffatore,

mentre è il lavoratore che ha fine del mese difficili che paga al suo posto. Ecco quello che io

chiamo il fallimento morale di una certa sinistra! Sistematicamente contro la polizia, contro la

gendarmeria, e prendere le parti dei teppisti e degli assassini che cercano qualsiasi scusa, per

terrorizzare, per saccheggiare, per distruggere. Ecco quello che io chiamo il fallimento morale

di una certa sinistra! Questa sinistra che vorrebbe farci credere che i teppisti hanno rotto tutto

alla gare du Nord erano semplicemente indignati per l’ingiustizia, quella sinistra là ha perso

ogni senso morale” (traduzione mia) Discorso

http://www.desinfos.com/IMG/pdf/DiscoursNice30mars2006_1_-2.pdf

140 “Adesso almeno, si sa che questo è l’ordine giusto. […] L’ordine giusto è quando si trova

normale di rubare, insultare la polizia, colpire i passanti, rompere le vetrine, di bruciare la

vettura del vicino, di rubare ciò che non si può pagare perché non si vuole lavorare. L’ordine

giusto è il moralismo che si ritrova sempre dal lato dei teppisti contro le vittime, contro

l’autorità, contro la proprietà. L’ordine giusto è trovare sempre delle scuse per non dover mai

punire. L’ordine giusto è trovare sempre buone motivazioni ai delinquenti.” (traduzione mia).

http://www.desinfos.com/IMG/pdf/DiscoursNice30mars2006_1_-2.pdf

141 “Per risolvere la crisi francese, bisogna restaurare l’autorità dello Stato” (traduzione mia)

66

avere un ruolo di educatore primario, come evidenzia nel già citato discorso di Perpignan del

febbraio 2007 o nel discorso a Maison-Alfort il 2 febbraio 2007: “derrière la question

nationale, derrière la question sociale, derrière la question économinque, il y a la question

scolaire. […] Il n’y a pas d’autre choix que de restaurer l’autorité du professeur et le

142

respect” . La scuola viene quindi vista come soluzione a tutti i tipi di crisi che stanno

attraversando la Francia, il mezzo per raddrizzare la società. Il processo educativo passa non

solo dalla scuola, ma anche dalla famiglia. Il ruolo educativo dei genitori nei confronti dei figli

è di grande importanza, in quanto primi educatori: “Les parents sont les premiers éducateurs

de l’enfant. La famille joue un rôle décisif dans le développement intellectuel, moral et affectif

de l’enfant. [...] Il faut en finir avec cet autre aspect de l’idéologie de 68 qui tient l’influence

de la famille pour forcément néfaste. Il faut en finir avec la mise en accusation systématique de

la famille. C’est dans la responsabilisation de la famille et non dans son affaiblissement que se

trouve la clé de beaucoup des problèmes que nous rencontrons avec une partie de la

143

jeunesse” . Il venir meno dell’autorità, a scuola e fuori, ha una origine che Sarkozy individua

nel maggio ’68. La condanna del periodo sessantottino è già presente in Témoignage e si ritrova

spesso nei discorsi della campagna presidenziale. Il maggio ’68 è utilizzato per datare il crollo

del sistema che invece Sarkozy intende restaurare. Gli esempi sono tanti: il discorso a Metz,

quello di Perpignan, il discorso a Digione e quello a Bercy. Tutti hanno in comune la condanna

verso ciò che il maggio ’68 ha portato: lassismo, fine del rispetto per le autorità, il livellamento

verso il basso, gli scioperi indiscriminati e senza regole che ostacolano il corretto

funzionamento della democrazia.

Molti degli aspetti analizzati in questo capitolo possono essere ritrovati in Sarkozy presidente:

i suoi discorsi fanno ancora riferimento alla France eternelle e ai suoi eroi, rimangono centrali

il tema della morale, del lavoro e della scuola. Altri aspetti invece subiranno modifiche, per gli

142 “Dietro alla questione nazionale, dietro alla questione sociale, dietro alla questione

economica, dietro alla questione morale, c’è la questione scolastica. […] Non c’è altra scelta

che di restaurare l’autorità del professore e il rispetto” (traduzione mia). Nouvel Observateur,

3 febbraio 2007, http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/elections-

2007/20070203.OBS0401/verbatim-le-discours-de-nicolas-sarkozy.html

143 “I genitori sono i primi educatori del bambino. La famiglia gioca un ruolo decisivo nello

sviluppo intellettuale, morale e affettivo del bambino. […] Dobbiamo farla finita con quell’altro

aspetto dell’ideologia del ’68 che considera l’influenza della famiglia necessariamente dannosa.

Dobbiamo mettere fine alle accuse sistematiche alla famiglia. È con la responsabilizzazione

della famiglia e non con l’indebolimento che si trova la chiave per modi dei problemi che

incontriamo con una parte dei giovani” (traduzione mia) Nouvel Observateur, 3 febbraio 2007,

http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/elections-2007/20070203.OBS0401/verbatim-le-

discours-de-nicolas-sarkozy.html 67

obblighi richiesti dal nuovo ruolo istituzionale. 68

IV. LA PRESIDENZA

Questo quarto capitolo si concentra sul periodo che va dal 16 maggio 2007 al 15 maggio 2012

durante il quale Sarkozy ha ricoperto il ruolo di presidente della Repubblica. Facendo

riferimento a interviste, dichiarazioni e articoli di giornale, analizzerò elementi di continuità e

discontinuità tra la comunicazione del candidato rispetto a quella da presidente.

1. L’Eliseo

Il 6 maggio 2007, Sarkozy trionfa alle elezioni e diventa il sesto presidente della V Repubblica

francese, succedendo a Jacques Chirac. Festeggia nel lussuoso hotel ristorante Fouquet’s, del

gruppo Lucien Barrière, all’angolo tra gli Champs-Élysées e l’Avenue George V, una proprietà

di un amico di vecchia data, Dominique Desseigne [Pinçon e Pinçon 2010, 15]. Alla cena sono

presenti amici “importanti” del neo presidente: Martin Bouygues, presidente delegato del

gruppo omonimo attivo nell’immobiliare e nelle comunicazioni; Bernald Arnauld, presidente

di LVMH (Moët Hennessy-Louis Vuitton); Vincent Bolloré, presidente di Havas e del Groupe

Bolloré, [ibidem, 15 – 18]. Il giorno successivo, Sarkozy sale, insieme a Cécilia e al figlio

Louis, sul jet privato messo a disposizione da Bolloré per raggiungere Malta e godersi qualche

giorno di relax sullo yacht di 60 metri Paloma, anch’esso di proprietà dell’amico [Ibidem, 19].

Le polemiche per la “vacanza da miliardari” non si fanno attendere, i socialisti accusano

144

Sarkozy di arroganza e di mancanza di buon gusto . Se per François Hollande il problema sta

nello stile della vacanza, bisogna ammettere che questo è perfettamente in linea con le parole e

le azioni passate di Sarkozy, candidato che, convinto sostenitore del “travailler plus pour

145

gagner plus”, non ha nessuna intenzione di scusarsi . “On était prévenu. M. Sarkozy n'a

146

jamais dit qu'il serait le président des petits pauvres. C'est le président du CAC 40” , afferma

147

il senatore socialista Jean-Luc Mélenchon . Di ritorno a Parigi, Sarkozy dà energicamente via

al suo quinquennio presidenziale.

144 Nouvel Observateur, 9 maggio 2007, http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/elections-

2007/20070509.OBS6243/polemique-sur-les-vacances-de-luxe-de-sarkozy.html

145 L’Express, 9 maggio 2007, http://www.lexpress.fr/actualite/politique/affaire-du-yacht-

sarkozy-ne-voit-pas-la-polemique_464386.html

146 Il CAC 40, Cotations Assistées en Continu, è il principale indice azionario della borsa

francese di Parigi. Si calcola in rapporto al valore delle 40 prime società francesi in termini di

capitalizzazione di mercato http://www.cac40info.com/quest-ce-que-le-cac-40/

147 “Siamo stati avvertiti. Sarkozy non ha mai detto che sarebbe stato il presidente dei piccoli

poveri. È il presidente del CAC 40” (traduzione mia). Nouvel Observateur, 9 maggio 2007,

69

L’inizio del mandato è caratterizzato dall’entusiasmo, Sarkozy gioisce narcisisticamente della

propria elezione ed è ancora convinto che niente può fermare il suo volontarismo [Mayaffre

2012, 156 – 157]: “ce que j'ai dit pendant la campagne, j'y croyais et j'y crois toujours, je le

148

dis à tous ceux qui auraient tendance à l'oublier” afferma a 30 giorni dall’ elezione . Nei

primi mesi di mandato questo volontarismo si traduce in una quantità considerevole di riforme,

per lo più gradite: i ricchi e gli industriali hanno visto la diminuzione delle tasse di successione,

la detassazione degli straordinari e l’abbassamento dello scudo fiscale che impedisce

un’imposizione sui redditi maggiore del 50% [Fayette 2012, 2]; il ceto medio e le classi popolari

hanno ottenuto detrazioni fiscali sugli interessi legati al mutuo per l’acquisto o la costruzione

149

della prima casa , misure introdotte da un Sarkozy desideroso di fare della Francia “un paese

150

di proprietari” . Sarkozy da uomo politico temuto, talvolta detestato, diventa, all’inizio del

mandato, un presidente apprezzato dalla maggioranza della popolazione [Maigret 2008, 73].

Per esempio, un sondaggio realizzato all’inizio del settembre 2007, evidenzia come la politica

sociale sia stata piuttosto ben accolta dai francesi (il 51% degli intervistati si dice

151

soddisfatto) . Siamo in piena “sarkolatria”: il “Sarko-Gnome” diventa “Sarko-Le-Beau-

Grosse-L’Excitant”, Sarkozy il bello e l’entusiasmante: l’immagine di uomo dinamico,

iperattivo, i sorrisi marcati, la performatività dei discorsi pronunciati e il carisma, lo fanno

apparire come una guida agli occhi dei francesi [ibidem, 73 - 75].

http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/elections-2007/20070509.OBS6243/polemique-sur-

les-vacances-de-luxe-de-sarkozy.html

148 “in quello che ho detto durante la campagna, ci credevo e ci credo ancora, lo dico a tutti

quelli che hanno la tendenza a dimenticare” (traduzione mia). Le Figaro, 21 giugno 2007,

http://www.lefigaro.fr/politique/2007/06/21/01002-20070621ARTFIG90222-

nicolas_sarkozy_s_engage_personnellement_sur_tous_les_fronts_et_invite_sa_majorite_a_l_

audace.php

149 misure previste dalla legge TEPA, per il lavoro, l’occupazione e il potere d’acquisto,

promulgata il 21 agosto 2007

https://www.legifrance.gouv.fr/affichTexte.do?cidTexte=JORFTEXT000000278649&categor

ieLien=id

150 Le Monde, 24 agosto 2007, http://www.lemonde.fr/societe/article/2007/08/24/achat-

immobilier-le-montant-du-credit-d-impot-est-double-la-premiere-

annee_947168_3224.html#JJho5yEgeAWV8HyV.99

151 Opinionway, settembre 2007, http://www.opinion-way.com/pdf/pj2581-ajis-

les_premiers_pas_de_nicolas_sarkozy_vf.pdf 70

Un governo all’insegna dell’ouverture. Senza troppa sorpresa, il 17 maggio, François Fillon è

152

nominato Primo ministro da Nicolas Sarkozy . Poco dopo la nomina e la cerimonia di rito,

ecco i due “atleti” che discutono mentre fanno jogging al Bois de Boulogne, parco di Parigi,

scortati dalla polizia e seguiti da fotografi e giornalisti [Jost e Muzet 2008, 34]. Il giorno dopo,

18 maggio, è già pronta la lista di ministri che entreranno a far parte del primo governo Fillon:

la promessa di formare un governo “snello” è stata mantenuta, con la nomina di soli 15 ministri,

153

sette dei quali donna . Inattesa è stata invece l’ouverture a personalità politiche del Partito

Socialista e dell’Udf: se ci si aspettava che fosse mantenuta la promessa di essere un presidente

rassembleur, essa ha trovato una concretizzazione inaspettata nella presenza di personalità di

schieramenti opposti all’Ump sia per la creazione del governo sia per la nomina di collaboratori

all’Eliseo. Hervè Morin, presidente del gruppo dell’Udf all’Assemblea Nazionale, è stato

nominato ministro della Difesa, Bernard Kouchner, socialista, ministro degli Esteri, e Eric

Besson, fino a pochi mesi prima segretario nazionale all’Economia del Partito socialista, è stato

154

nominato segretario di Stato per la Valutazione delle politiche pubbliche . Inoltre,

inaspettatamente, vengono nominate ministro della Giustizia e segretario di Stato ai Diritti

dell’uomo rispettivamente Rachida Dati, donna di origine magrebine, e Rama Yade, donna di

origini africane, dimostrando una volontà di apertura anche verso le minoranze [Maigret 2008,

103]. “L’ouverture pour moi, c’est la compréhension, c’est le respect, c’est l’amour des

155

autres” . Nonostante le difficoltà di far lavorare insieme personalità così diverse e qualche

156

reazione infastidita all’interno all’Ump , la strategia dell’apertura sembra essere stata, almeno

all’inizio, una mossa vincente, che ha permesso a Sarkozy sia di proseguire la rupture con il

precedente inquilino dell’Eliseo, Chirac, al governo circondato da fedeli, sia di spiazzare la

sinistra lasciandola senza argomentazioni [Brizzi 2008, 326]. La manovra ovviamente ha

attirato anche l’attenzione delle testate giornalistiche, garantendo una prima pagina positiva su

quasi tutti i quotidiani del giorno successivo alle nomine [Kuhn 2010, 7]. Nel tempo però sono

152 Le Monde, 17 maggio 2007, http://www.lemonde.fr/societe/article/2007/05/17/nomme-

premier-ministre-francois-fillon-peaufine-avec-nicolas-sarkozy-son-equipe-

gouvernementale_911145_3224.html

153 Il Sole 24 Ore, 18 maggio 2007,

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Attualita%20ed%20Esteri/Esteri/2007/05/Gove

rno-francese-Kouchner.shtml?uuid=aabc14c6-051c-11dc-b111-00000e25108

154 http://www.france-politique.fr/gouvernement-fillon-2007.htm

155 “L’apertura per me, è la comprensione, il rispetto, l’amore verso gli altri” (traduzione mia).

Le Nouvel Observateur, 24 aprile 2007, http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/elections-

2007/20070424.OBS3756/le-discours-de-nicolas-sarkozy-a-dijon.html

156 Le Figaro, 6 luglio 2007, http://www.lefigaro.fr/politique/2007/07/06/01002-

20070706ARTFIG90189-ouverture_l_ump_grince_sarkozy_veut_continuer.php 71

emerse inevitabilmente le difficoltà di mettere d’accordo personalità di orientamenti diversi,

specie quando si è trattato di progetti simbolici come la legge sull’immigrazione dell’autunno

2007, causa di scontro tra Fillon e Fadela Amara, nominata segretario di Stato nel rimpasto del

giugno 2007 a seguito delle elezioni amministrative [Maigret 2008, 104 – 105]. Il tema dell’

“apertura” scomparirà dai discorsi di Sarkozy alla fine del 2008 [Mayaffre 2012, 163], fino ad

157

arrivare, nell’autunno 2010, ad un nuovo rimpasto governativo, con ancora a capo Fillon ,

rimpasto che vedrà l’accantonamento delle personalità coinvolte attraverso la strategia

dell’ouverture, ma necessario per compattare la destra in vista delle nuove elezioni

presidenziali.

1.1 Sarkozy, il presidente “hyper”

Giunto all’Eliseo, il neo presidente adatta la strategia che ben gli è riuscita negli anni precedenti

al nuovo ruolo istituzionale: il dinamismo, l’onnipresenza sul territorio, l’uso intensivo dei

media e l’immagine di uomo politico attivo e instancabile continuano ad essere gli elementi

centrali della strategia che definiranno la sua hyperprésidence.

L’hyper-performance. Il 16 maggio 2007, dopo la cerimonia del passaggio di potere tra Chirac

e Sarkozy, il neo presidente si mette in contatto con Angela Merkel per assicurarsi della solidità

dell’asse franco-tedesco. Il giorno dopo, si reca a Tolosa per una colazione con i lavoratori di

Airbus, ma ritorna a Parigi per mezzogiorno per presiedere il primo Consiglio dei ministri e,

successivamente, per una intervista con la famiglia di Ingrid Betancourt [Jost e Muzet 2008,

34]. Nel pieno dell’estate, dopo aver dialogato al mattino con i sindacati di Alter-Lucent

all’Eliseo, interviene a Strasburgo su temi europei, mentre il giorno dopo si reca a Marsiglia

per l’inaugurazione di una linea di tram, e il giorno dopo ancora, prima della partenza per il

Portogallo per incontrare il presidente brasiliano insieme a quello portoghese, presiede il

Consiglio dei ministri a Parigi [Ibidem, 34 – 35]. Sarkozy non cessa di fare tutto e di parlare di

tutto: di politica, di economia, di sé stesso e del suo rapporto con il potere, della sua vita privata,

di cultura e addirittura di sport, partecipando al Tour de France (seduto nell’auto del direttore

sportivo) e interessandosi alla coppa del mondo di rugby [Mayaffre 2008, 12]. La volontà

evidente continua a essere quella di una presenza costante sul territorio per comunicare ai

francesi che i poteri forti sono tornati ad occuparsi dei bisogni dei cittadini, cambiando “la

157 Libertiamo, 16 novembre 2010, http://www.libertiamo.it/2010/11/16/sarkozy-e-il-nuovo-

governo-fillon-ouverture-adieu/ 72

158

concezione della presidenza” : il 29 maggio 2007, durante una riunione dell’Ump a Hauvre,

dichiara: “le principal obstacle au changement réside davantage dans la tentation de

l’attentisme qui a déjà provoqué l’échec de tant de gouvernements qui, à force de donner du

159

temps au temps, ont fini par ne plus avoir de temps devant eux” . Con gli spostamenti

continui, con le immagini di manager che ascolta ma poi decide autonomamente, con quelle di

uomo forte e sportivo, ripreso mentre corre e mentre guida la barca al lago Wolfeboro, Sarkozy

dona il sogno e il mito dell’iper-performance [Jost e Muzet 2008, 51]. Sarkozy è iper-

performante nel lavoro, è forte fisicamente, sembra avere il dono di sdoppiarsi, e, grazie al

“travailler plus pour gagner plus”, è pure ricco. Inoltre, le sue parole e le sue azioni sembrano

avere una dimensione ulteriore: quando si reca a Tolosa, per incontrare i sindacati e i lavoratori

d’Airbus, si ha l’impressione che i problemi si stiano già risolvendo, quando riceve all’Eliseo

160

il padre del piccolo Enis sembra che il tasso di criminalità sia già diminuito, e, quando parla

con Angela Merkel o con Vladimir Putin, sembra che le tensioni tra i paesi siano almeno in

parte appianate. Anche i luoghi in cui si reca sono carichi di significato: il ruolo del presidente

è sia quello di “aller là ou ça ne va pas”, come i luoghi dell’insofferenza sociale o i luoghi dei

drammi, vedi la gendarmeria di Malakoff teatro di una sparatoria, sia quello di recarsi “ou ça

va”, dove le cose vanno, come i luoghi della sicurezza e della difesa, quelli della riuscita, della

France qui travaille, della Francia che vince [ibidem, 46 – 49]. Ciascuno di questi luoghi è

l’occasione perfetta per indirizzare discorsi di diverso tipo ai compatrioti, di parlare di e a

differenti “France” che compongono la nazione: la France qui souffre, la France qui se

souvient, la France qui travaille, la France qui gagne, la France qui investit [ibidem, 49].

Insomma, Sarkozy presidente non rinuncia al movimento e all’imperativo di agire: un approccio

che i francesi sembrano apprezzare.

L’hyper- médiatisation. Da ministro dell’Interno, Sarkozy si era già guadagnato una certa

visibilità mediatica. I suoi interventi sul campo e le sue dichiarazioni venivano ampiamente

riportate dai mezzi di informazione, sia grazie all’abilità del ministro di “creare l’evento” sia

158 The Economist, 10 gennaio 2008, http://www.economist.com/node/10498956

159 “Il principale ostacolo del cambiamento risiede nella tentazione dell’aspettare e vedere,

che ha già provocato il fallimento di tanti governanti che a forza di dare tempo al tempo,

hanno finito per non avere più tempo davanti a loro […] per spezzare i nodi, bisogna colpire

forte, dobbiamo agire su tutti i fronti!” (traduzione mia). Le Figaro, 30 maggio 2007,

http://www.lefigaro.fr/politique/2007/05/30/01002-20070530ARTFIG90199-

sarkozy_tout_ce_que_j_ai_dit_je_le_ferai.php

160 L’Express, 20 agosto 2007, http://www.lexpress.fr/actualite/societe/sarkozy-recoit-le-pere-

du-petit-enis_466111.html 73

perché quelle storie erano interessanti agli occhi dei media in quanto piene di drammi, ricche

di immagini di forte impatto visivo e legate all’insicurezza, tema al centro delle preoccupazioni

dei francesi. Diventato presidente, Sarkozy adatta al nuovo ruolo istituzionale le strategie del

news management, già parzialmente sperimentate.

Se Sarkozy non è il primo presidente a muoversi sul territorio, la differenza con i predecessori

sta nell’annuncio di ogni spostamento, che viene raccontato e fotografato dai media in modo

che immagini e parole pronunciate arrivino ai cittadini. Per gestire questa “inondazione

mediatica”, anche all’Eliseo Sarkozy si circonda di un entourage di esperti di comunicazione e

pubblicitari. All’inizio del mandato, a parlare con la stampa erano David Martinon, portavoce

dell’Eliseo, Claude Guéant, segretario generale dell’Eliseo, e Henri Guaino, consigliere

speciale e mente dietro la scrittura dei discorsi: il loro compito era spiegare le decisioni del

161

presidente, specialmente le più difficili . In seguito, altri importanti consiglieri sono apparsi

sulla scena, alla vigilia della prima conferenza stampa del capo dello Stato: Catherine Pégard,

caporedattrice del settimanale Le Point, diviene un consigliere chiave nella gestione

dell’immagine del presidente [Duplan e Pellegrin 2008 cit in Kuhn 2010, 3]; Frank Louvrier,

collaboratore di Sarkozy dal 1997, viene nominato consulente per la stampa e direttore della

comunicazione dell’Eliseo [Allegranti e Ventura 2014, 88]. L’attenzione per il lavoro di

squadra prosegue quindi anche negli anni di presidenza, caratterizzata dalla pratica della

riunione mattutina e quotidiana con i collaboratori all’Eliseo [Ibidem, 89].

Un elemento strategico del rapporto con i mezzi di informazione è sicuramente il legame

personale che il presidente intrattiene con diversi proprietari dei più importanti media. Alcuni

pensano che occupi un “posto da qualche parte tra Berlusconi e Putin”, perché “non ha bisogno

di emulare Berlusconi nell’acquisizione dei titoli [di giornale]: i suoi amici lo faranno per lui”

[Kirby 2010, 23]. Sarkozy può vantare diverse “amicizie importanti”: quella con Arnauld

Lagardère, considerato come un fratello, capo del gruppo Lagardère e, tra le altre cose,

proprietario di Paris Match, di Le Journal du Dimanche, della stazione radio Europe 1 e Europe

2; quella con Bernard Arnault, proprietario di Les Échos e Radio Classique; quella con Vincent

Bolloré, già nominato, proprietario del canale Direct 8 e del giornale Direct Soir, oltre che

presidente del consiglio di amministrazione di una delle più grandi compagnie che si occupano

di comunicazione e pubblicità; quella con Serge Dassault, proprietario di Le Figaro e L’Express

[Musso 2008, 38 - 39].

161 Politique.net, 10 gennaio 2008, http://www.politique.net/2008011002-les-conseillers-de-

sarkozy-mignon-guaino-pegard-louvrier.htm 74

Oltre che con i proprietari dei mainstream media, Sarkozy intrattiene rapporti anche con i

giornalisti politici, i quali, interessati ad avere notizie direttamente dall’Eliseo, permettono al

presidente di avere una sorta di controllo sulle news. Per fare un esempio, la disputa con i

sindacati è passata in seconda pagina all’annuncio, fatto lo stesso giorno, della fine del

162

matrimonio con Cécilia, la Première Dame . Nonostante il corteggiamento reciproco, il

rapporto con la stampa comunque, non sarà sempre tutto rose e fiori. che alcuni dei giornalisti

che non piacciono al presidente vengano sostituiti o rapidamente allontanati [Kuhn 2010, 6]. È

il caso del direttore del quotidiano online Le Journal de Dimanche, rimosso dopo che un suo

163

blogger aveva fatto circolare notizie infondate sull’infedeltà del presidente , o quello di

Patrick Poivre d’Avoir, presentatore di TF1 allontanato dal suo posto di lavoro dopo aver

chiesto a Sarkozy, prima del suo primo G8, se non si sentisse un “bambino nervoso che entra

nell’area giochi dei ragazzi grandi” [Ibidem, 6]. Un altro giornalista francese si è trovato a dover

affrontare una pena detentiva per l'utilizzo di un video di Sarkozy che urla a un ingegnere nello

164

studio di France Télévisions per non aver detto "ciao" . Anche se in molti casi non ci sono

prove di un intervento diretto del presidente nella rimozione dagli incarichi, molti di essi sono

a lui imputabili [ibidem, 6]. “Per lui”, scrive Le Canard Enchaîné, “la buona stampa è la stampa

che obbedisce agli ordini” [Kirby 2010, 27].

Interessante è la scelta di Sarkozy di mettere in scena con insistenza la propria vita privata.

Contrariamente ai suoi predecessori, che hanno lottato contro i media che tentavano di violare

la loro privacy, Sarkozy utilizza volutamente i dettagli intimi della sua vita privata [ibidem, 12].

Sa che le foto che destano più curiosità, e che restano meglio impresse, non sono quelle degli

incontri ufficiali, ma quelle sullo yacht di Bolloré, quelle con Cécilia e il figlio Louis, quelle

che gli vengono scattate mentre fa jogging e che compaiono sul Paris Match, su Voici e su

Closer, insomma tra le pagine della presse people [Jost e Muzet 2008, 119 – 121]. L’intento

nell’esposizione della vita privata è quello di umanizzare la propria figura e giocare sull’intimità

rivelatrice: le persone sono interessate a conoscere i dettagli delle vite dei politici per capire il

grado di autenticità dei comportamenti da essi tenuti in pubblico [Maigret 2008, 113 – 114] ma,

nel contesto dell’hyper-médiatisation, la scelta di consentire alla stampa di fotografare il

presidente in pantaloncini e mentre bacia la nuova fidanzata/ex modella/pop star Carla Bruni

162 trasmissione radio BBC, 17 luglio 2010,

http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/from_our_own_correspondent/8826485.stm

163 trasmissione radio BBC, 17 luglio 2010,

http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/from_our_own_correspondent/8826485.stm

164 trasmissione radio BBC, 17 luglio 2010,

http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/from_our_own_correspondent/8826485.stm 75

rappresenta una opportunità e allo stesso tempo un vincolo, che può diventare un gioco

rischioso.

L’hyper-présidentialisation. Nel giugno 2007, su TF1 e davanti ai parlamentari della

maggioranza riuniti all’Eliseo, Sarkozy cerca di dare coerenza alle promesse fatte durante la

165

campagna elettorale, specie per quanto riguarda le riforme in campo economico e fiscale . I

166

giornalisti sono spiazzati dall’onnipresenza del presidente che vuole “agir sur tout” : Sarkozy

parla da presidente, da capo del partito, da capo della maggioranza e, a tratti, anche da ministro

dell’Economia e delle Finanze, annunciando la sua partecipazione al consiglio Ecofin, il

summit dei ministri dell’Economia dei Ventisette, e l’intenzione di “expliquer la stratégie

167

budgétaire de la France” .

Come abbiamo visto, la personalizzazione del potere in Francia è ormai avviata all’arrivo di

Sarkozy e il neo presidente non ha fatto altro che radicalizzare le dinamiche già presenti

rafforzando, dal punto di vista politico-istituzionale, la figura presidenziale [Ventura 2012, 144

– 147]. Ciò è avvenuto a livello costituzionale con l’avvio di una serie di riforme in grado di

rimodulare gli assetti interni all’esecutivo, in relazione al parlamento, e di ridefinire i rapporti

tra Primo ministro e presidente, volendo superare le ambiguità dell’assetto politico-istituzionale

della Quinta repubblica deficitaria di una chiara distinzione dei due ruoli [Casella 2012, 2]. La

stesura di una proposta di riforme è affidata ad una Commissione nominata da Sarkozy e

capeggiata dall’ex Primo ministro Balladur [Ibidem, 2]. La premessa del processo di riforma

avviato con il comitato Balladur sta nel riconoscimento dei poteri di fatto acquisiti dal

presidente, attribuendogli esplicitamente la definizione della politica della nazione e

lasciandone al governo la sola “conduzione” [Ventura 2009, 162]. La revisione costituzionale

che entrerà in vigore nel luglio del 2009, però, non comporta una “razionalizzazione

dell’effettivo rapporto tra il presidente da un lato e il primo ministro e l’esecutivo dall’altro”;

165 Le Figaro, 21 giugno 2007, http://www.lefigaro.fr/politique/2007/06/21/01002-

20070621ARTFIG90222-

nicolas_sarkozy_s_engage_personnellement_sur_tous_les_fronts_et_invite_sa_majorite_a_l_

audace.php

166 “agire su tutto” (traduzione mia). Le Figaro, 21 giugno 2007,

http://www.lefigaro.fr/politique/2007/06/21/01002-20070621ARTFIG90222-

nicolas_sarkozy_s_engage_personnellement_sur_tous_les_fronts_et_invite_sa_majorite_a_l_

audace.php

167 “spiegare la strategia di bilancio della Francia” (traduzione mia). Le Figaro, 21 giugno 2007,

http://www.lefigaro.fr/politique/2007/06/21/01002-20070621ARTFIG90222-

nicolas_sarkozy_s_engage_personnellement_sur_tous_les_fronts_et_invite_sa_majorite_a_l_

audace.php 76

essa, più che altro, investe il ruolo del parlamento che vede ampliarsi le proprie funzioni di

controllo e gli strumenti che gli consentono di contribuire con più efficacia alla scrittura delle

leggi [Ibidem, 162]. È paradossale che proprio Sarkozy, l’hyperprésident, sia stato l’ispiratore

di una riforma che va nella direzione di un riequilibrio dei poteri tra presidente, governo e

parlamento [Ibidem, 163].

Se a livello costituzionale non ci sono stati cambiamenti volti al rafforzamento della figura

presidenziale a discapito del Primo ministro, nella prassi Sarkozy intende colmare il deficit di

leadership della precedente “oziosa” presidenza Chirac, ridando vigore alla pratica della

“presidenza governante” [Ibidem, 145]. L’intera attività del governo appare energica e di diretta

emanazione dell’Eliseo: i ministri ricevono una lettre de mission che riporta gli obiettivi da

raggiungere, collegati al plan d’action gouvernamentale, e sulla base dei quali saranno valutati

i risultati [Casella 2012, 4]. I ministri devono quindi rispondere direttamente del loro operato

al presidente anche perché da lui scelti, anziché dal Primo ministro. François Fillon viene

definito un “collaboratore” (“le Premier ministre est un collaborateur, le patron, c’est moi […]

168

Je suis payé pour décider, je décide”), togliendo i dubbi sul rapporto gerarchico istauratosi .

Sono sempre di più le occasioni in cui Sarkozy guida in prima persona l’iniziativa politica,

scavalcando il Primo ministro e l’intero esecutivo: vola a Bruxelles per sostenere e difendere la

Francia a un meeting tra ministri delle Finanze, si assume il compito di negoziare con i sindacati

la riforma dell’università, decide e comunica l’intenzione dello Stato di vendere un altro 3%

169

del gigante dell’elettricità EDF, cogliendo di sorpresa il ministro dell’Economia . “Pochi

ministri hanno una vera autonomia”, afferma un alto funzionario, “non ho mai lavorato sotto

170

una presidenza così centralizzata” . Questo interventismo in più ambiti è reso possibile dalla

presenza dei numerosi consiglieri e collaboratori, chiamati all’Eliseo, che vanno a formare una

sorta di “governo parallelo” e consentono a Sarkozy di “ricoprire pressoché tutti gli ambiti di

policy” [Ventura 2009, 148 - 149]. Svariati progetti di riforma sono stati partoriti dal “governo

parallelo”, creando talvolta attriti con i ministeri competenti [ibidem, 150].

Sempre in linea con l’accentramento di potere, molto importante è il cambiamento che Sarkozy

opera per consolidare il proprio dominio sul partito. Le dimissioni da leader del partito da parte

del presidente non appena eletto è una pratica da sempre adottata nella V Repubblica francese

168 “Il Primo ministro è un collaboratore, il capo sono io […] sono pagato per decidere, io

decido” (traduzione mia). Le Figaro, 23 agosto 2007,

http://www.lefigaro.fr/politique/2007/08/23/01002-20070823ARTFIG90230-

pour_le_chef_de_l_etat_fillon_est_un_collaborateur.php

169 The Economist, 10 gennaio 2008, http://www.economist.com/node/10498956

170 The Economist, 10 gennaio 2008, http://www.economist.com/node/10498956 77

[Ventura 2007, 7]. Queste dimissioni, però, non comportano un indebolimento del dominio del

presidente sul partito, che mantiene nella maggior parte dei casi il controllo sulla scelta del

nuovo capo del partito [Ibidem, 7]. Sarkozy ha fatto una scelta originale: annuncia un progetto

di riforma per il partito che vede la sostituzione della figura di presidente con un organo di

direzione collegiale [Petitifils 2007, 57]. Questa riforma ha lo scopo di disinnescare ogni

potenziale opposizione interna al partito e di assicurarne a Sarkozy il controllo nonostante le

dimissioni da capo del partito dopo la conquista della carica presidenziale [Ibidem, 57]. In

questo modo Sarkozy riesce a garantirsi l’appoggio dell’Ump anche per i cinque anni di

governo, emarginando le minoranze ed eliminando la possibilità di un conflitto con un futuro

nuovo presidente. L’esperienza politica gli ha insegnato che l’appoggio del partito è

fondamentale per mantenere legittimità e porsi come leader indiscusso [Ibidem, 61]: per questo

decide di mantenere un rapporto costante con l’Ump attraverso incontri periodici con il gruppo

parlamentare e incontri settimanali con i dirigenti, pratiche del tutto nuove per l’inquilino

dell’Eliseo [Ventura 2009, 150].

2. La fine della “luna di miele”

Durante i primi mesi del mandato presidenziale, Sarkozy non ha tradito l’immagine costruita

durante la campagna elettorale: determinazione e attivismo continuano a distinguerlo - le

Canard Enchaîné lo soprannomina “SuperSarko” - e i discorsi pronunciati continuano a giocare

sul registro emozionale [Pigliapochi 2010, 129]. Secondo quanto registrato dall’istituto TNS

Sofres che monitora il livello di popolarità nei cinque anni di presidenza, nel luglio 2007,

Sarkozy godeva di un indice di gradimento pari al 65%, ma già dal settembre dello stesso anno

il consenso inizia a calare vertiginosamente, e nel complesso, dalla fine dell’estate, si registra

171

un indice di gradimento dall’andamento altalenante che però non supererà mai il 41% . Al

ritorno dalle vacanze, infatti, sono cominciate critiche più consistenti da parte dei media e, mese

dopo mese, il dinamismo del presidente è stato percepito come la causa principale di un’azione

confusa e talvolta poco efficace. I cantieri di riforme non portati a termine, le scommesse

avventate e la mancanza di risultati concreti in materia di economia, sicurezza e immigrazione,

hanno in effetti alimentato il malcontento della popolazione, di pari passo con la percezione

che la strategia di hyper-médiatisation e di hyper-activisme fossero esagerate e inopportune

[Ibidem, 129]: di conseguenza si accentua anche lo scarto tra la concezione del ruolo

171 TNS Sofres, cote de confiance – Nicolas Sarkozy, http://www.tns-

sofres.com/dataviz?type=1&code_nom=sarkozy 78

presidenziale che ha il popolo francese e il modo in cui Sarkozy esercita la figura di capo di

Stato [Ventura 2012, 75].

2.1 Sarkò la star e la crisi d’immagine

L’eccessiva esposizione mediatica è sicuramente uno degli elementi che più hanno contribuito

al calo di popolarità di Sarkozy. A differenza dei predecessori, che misuravano con cura le loro

apparizioni pubbliche, non passa giorno che il nuovo presidente non compaia sui media,

impegnato nelle attività più varie [Brizzi 2008, 333]. Se qualsiasi azione viene accuratamente

riportata e fotografata, allora non creano stupore le parole di Cécilia, che disse di avere

“l’impressione di vivere in un teatro, in una fiction” [Salmon 2008, 177].

I francesi non hanno molto gradito i comportamenti tenuti da Sarkozy, specie per quanto

riguarda la vita privata, secondo alcuni utilizzata per distogliere l’attenzione dal mancato

completamento di alcune riforme promesse [Pigliapochi 2010, 129]. Un sondaggio effettuato

172

da Opinionway per Le Figaro, realizzato a due settimane dal matrimonio con la Bruni e a 4

mesi dal divorzio con Cécilia, evidenzia come sia essenzialmente la gestione della vita privata

173

a danneggiare l’immagine e l’indice di gradimento del presidente . Per l’82% degli

intervistati, il comportamento di Sarkozy è ritenuto “sbagliato”, tenuto conto del suo ruolo

174

istituzionale . Forse perché dopo la storia del “cuore spezzato” del presidente, i francesi non

erano ancora pronti all’arrivo così veloce di una nuova fidanzata e, poco tempo dopo, Première

175

Dame (anche se lui aveva avvertito che “avec Carla, c’est du sérieux” ). Anche la stampa

sembra esser stata colta impreparata: Thierry Desjardins, giornalista di Le Figaro, ha scritto nel

suo libro, pubblicato nel 2009, un capitolo piuttosto duro verso il presidente che ha introdotto

Carla “troppo velocemente…decisamente troppo velocemente…e con la volgarità più orribile”

[Kirby 2010, 15]. L’indice di gradimento di Sarkozy è sceso quando sono state diffuse le

immagini della coppia in giro per il mondo, felice e abbronzata a Cap Negre, in Francia, o in

172 Le Monde, 2 febbraio 2008, http://www.lemonde.fr/politique/article/2008/02/02/nicolas-

sarkozy-et-carla-bruni-se-sont-maries_1006810_823448.html

173 Le Figaro, 14 febbraio 2008, http://www.lefigaro.fr/politique/2008/02/14/01002-

20080214ARTFIG00604-la-vie-privee-principal-reproche-fait-a-sarkozy.php

174 Opinionway, 14 febbraio 2008, http://www.lefigaro.fr/politique/2008/02/14/01002-

20080214ARTFIG00604-la-vie-privee-principal-reproche-fait-a-sarkozy.php

175 “Con Carla, è una cosa seria” (traduzione mia). Libération, 8 gennaio 2008,

http://www.liberation.fr/france/2008/01/08/avec-carla-c-est-du-serieux_14964 79

176

Egitto mano nella mano . “Les Français ont le sentiment que Nicolas Sarkozy s'occupe moins

d'eux que de sa vie privée”, spiega il direttore degli studi politici di Opinionway Bruno

177

Jeanbart .

Inoltre, è apparso stridente anche il modo di porsi di “Sarko la star” rispetto alla richezza e ai

ricchi [Ibidem, 74]. La vacanza sul lussuoso yacht di Bolloré, il viaggio in jet in Egitto,

l’orologio Rolex, gli occhiali da sole alla moda, le cene al Fouquet’s e il nuovo aeroplano in

178

stile “Air Force One” , gli sono valsi il soprannome di “président bling-bling”. In un contesto

di grave preoccupazione per la situazione economia e la diminuzione del potere d’acquisto, le

scelte “lussuose” del presidente hanno provocato reazioni negative nell’opinione pubblica

[Teinturier 2008 cit in Ventura 2012, 74]. “Sono finiti i giorni dei leader cupi, distaccati e sobri

della Repubblica francese, sono benvenute le celebrità e i visitatori multi-miliardari”, scrive il

179

Time . Un membro conservatore del parlamento, spiega: "sappiamo che Nicolas Sarkozy è

un politico brillante e leader capace, ma c'è una differenza tra l'essere il presidente della Francia

180

e essere un punto fermo delle riviste come spalla di Johnny [Hallyday]" . “Sarkozy si è

impigliato negli ingranaggi della pipolisation, quando invece l’arte di ogni presidenziabile e di

ogni presidente in Francia riposa proprio sulla abilità nel mostrare che ha un solido passato e

possiede la maturità richiesta dalla funzione, sulla sua capacità di trovare un equilibrio tra la

postura del capo di stato e l’altrettanto indispensabile calore del contatto umano” [Ventura

2012, 75]. Sarkozy viene visto “comme n'étant pas de la même étoffe que celle dont sont censés

181

être faits les présidents français", afferma Xavier Rolland, analista di affari esteri . Un

182

presidente francese deve essere grande, degno, raffinato, riflessivo, in grado di distinguersi .

176 The Telegraph, 8 gennaio 2008,

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/1574973/Nicolas-Sarkozy-to-marry-Carla-

Bruni.html

177 Le Figaro, 14 febbraio 2008, http://www.lefigaro.fr/politique/2008/02/14/01002-

20080214ARTFIG00604-la-vie-privee-principal-reproche-fait-a-sarkozy.php

178 Le Monde, 11 novembre 2010, http://www.lemonde.fr/politique/article/2010/11/11/air-

sarko-one-un-avion-devenu-symbole-du-bling-bling-presidentiel_1438521_823448.html

179 The Time, 20 dicembre 2007,

http://content.time.com/time/world/article/0,8599,1697098,00.html

180 The Time, 20 dicembre 2007,

http://content.time.com/time/world/article/0,8599,1697098,00.html

181 “come di non esser fatto della pasta di cui dovrebbero essere fatti i presidenti francesi”

(traduzione mia). Le Monde, 25 gennaio 2012,

http://www.lemonde.fr/europe/article/2012/01/25/nicolas-sarkozy-au-dela-du-bling-

bling_1634163_3214.html

182 Le Monde, 25 gennaio 2012, http://www.lemonde.fr/europe/article/2012/01/25/nicolas-

sarkozy-au-dela-du-bling-bling_1634163_3214.html 80

183

Il crollo nei sondaggi, unito alla sconfitta dell’Ump alle elezioni comunali e cantonali ,

tenutesi a marzo del 2008, producono un cambiamento notevole nella comunicazione del

presidente. La nuova strategia prevede un “far parlare gli altri”, concentrando la comunicazione

presidenziale e la copertura mediatica in contesti più ufficiali e istituzionali, come il G8 del

maggio 2011 o il summit sulla crisi greca nel luglio dello stesso anno, nel tentativo di operare

una normalizzazione della figura presidenziale [Ibidem, 76]. Anche la nomina di “leader

europeo dell’anno” alla fine del 2008, grazie soprattutto alla buona gestione della crisi tra

Russia e Georgia, lo ha aiutato a calarsi nella dimensione sacrale del suo incarico, andando a

consolidare l’immagine austera e rigorosa che ci si aspetta da un presidente della Repubblica

[Mandonnet e Vignogne 2008 cit in Pigliapochi 2010, 130] I riflettori vengono allontanati dalla

vita privata, il presidente non fa più parlare di sé per le vacanze extra lusso, la nuova Première

Dame Carla Bruni entra meglio nel ruolo istituzionale [Ventura 2012, 76 - 77]. Se da una parte

però Sarkozy acquista in statura presidenziale, sembra aver perso molto in performance

discorsiva [Mayaffre 2012, 175]. Le dichiarazioni fatte dopo l’annuncio, un po’ in ritardo, della

candidatura alle presidenziali del 2012 si sono scontrate con i risultati del quinquennio e, in

aggiunta, sono apparse prive di quel pathos carismatico dell’uomo che si era presentato come

volontarista e che si trova a dover sostituire il “vouloir faire” con il “devoir faire” [ibidem,

177 – 178]. Alla vigilia delle elezioni del 2012, nonostante gli venga riconosciuta una certa

statura presidenziale, solo l’8% di coloro che intendono votarlo vede in lui un uomo capace di

rappresentare un cambiamento, cavallo di battaglia che gli aggiudicò la vittoria alle precedenti

elezioni [Ventura 2012, 78]. La capacità di cambiamento verrà invece riconosciuta allo sfidante

socialista François Hollande, che diverrà nuovo presidente della Repubblica.

2.2 La crisi economica

Il 2008 non è stato un anno economicamente critico solo per la Francia. La crisi finanziaria,

nata negli Stati Uniti nel 2007 e che ha trovato le sue premesse in uno sviluppo finanziario privo

di vincoli in un clima di deregolamentazione dei mercati, si è trasmessa, un anno dopo,

all’economia reale [Spaventa 2009]. Il rallentamento che ha subito la crescita si è trasformato

in recessione, a causa di una forte caduta della produzione industriale e dei volumi del

commercio [Ibidem]. Con il tempo, le difficoltà hanno continuato ad aggravarsi e la crisi ha

trovato il suo culmine nel settembre 2008, quando il Tesoro e le autorità monetarie degli Stati

183 Le Parisien, 29 marzo 2008, http://elections.leparisien.fr/elections-municipales-

2008/actualite-resultats-direct-municipales/7029-sarkozy-dope-lump.php 81

Uniti hanno consentito che la Lehman Brothers andasse in bancarotta: il Dow Jones, principale

indice della borsa di New York, ha perso più di 504 punti, più di quanti ne perse dopo l’attentato

184

alle Twin towers . Il fallimento di Lehman Brothers non è stata la causa principale della crisi,

ma il momento in cui essa è diventata più acuta, risultando chiaro che, molto presto, avrebbe

185

investito l’Europa e raggiunto proporzioni globali .

Sarkozy si è dovuto precocemente scontrare con questa crisi senza precedenti su scala

internazionale. Nel 2007 la crescita francese ha subito un rallentamento, che, secondo le

previsioni, sarebbe proseguito nell’anno successivo [Brizzi 2010, 331]. Durante la conferenza

stampa nel gennaio 2008, un Sarkozy innervosito chiede alla platea di giornalisti “qu'est-ce que

vous attendez de moi, que je vide des caisses qui sont déjà vides, ou que je donne des ordres à

des entreprises à qui je n'ai pas à donner d'ordres? Si c'est cela votre conception de la politique,

186

[…] on ne parle pas de la même chose” . Una confessione di impotenza che non ci si aspetta

187

dal presidente del potere d’acquisto .

La legge Tepa non ha dato i risultati sperati, criticata e tramutata dalla propaganda

dell’opposizione socialista nella “legge per i ricchi” e per gli amici industriali del président

188

bling-bling . Grande fiducia è stata allora riposta nella Commission pour la libération de la

croissance française o Commissione Attali, dal nome del suo presidente Jacques Attali, ex

consigliere speciale di Mitterand, composta da esperti di nazionalità, professione e credo

politico diversi tra loro. Il 23 gennaio 2008 la Commissione ha riferito le condizioni per la

189

liberazione della crescita francese tramite un rapporto contenente più di 300 proposte, tra cui

il rilancio dell’immigrazione (lavorativa) grazie ad un rilascio più flessibile dei visti e la

190

soppressione progressiva dei dipartimenti . Ad affossare le speranze per una ampia riforma è

stata l’arrendevolezza del presidente che, di fronte alle due giornate con manifestazioni di

protesta per un rapporto Attali che prevede anche l’apertura alla concorrenza per tassisti,

184 Il Post, 15 settembre 2012, http://www.ilpost.it/2012/09/15/lehman/

185 Il Post, 15 settembre 2012, http://www.ilpost.it/2012/09/15/lehman/

186 “cosa vi aspettate da me, che svuoti le casse [dello Stato] che sono già vuote, o che dia ordini

alle aziende a cui non devo dare ordini? Se questa è la vostra concezione della politica, […] noi

non stiamo parlando della stessa cosa” (traduzione mia). Discorso http://discours.vie-

publique.fr/notices/087000082.html

187 L’Express, 22 aprile 2011, http://www.lexpress.fr/actualite/politique/que-reste-t-il-du-

sarkozysme_985678.html

188 L’Occidentale, 6 maggio 2008, http://www.loccidentale.it/articoli/17065/sarkozy-luci-e-

ombre-di-un-anno-di-governo

189 Testo completo http://www.lefigaro.fr/assets/pdf/attali.pdf

190 Le Figaro, 18 gennaio 2008, http://www.lefigaro.fr/economie/2008/01/18/04001-

20080118ARTFIG00537-les-propositions-phares-de-la-commission-attali.php 82

farmacisti, notai e veterinari, ha fatto marcia indietro, mostrandosi incapace di determinare il

cambiamento promesso [Ibidem, 332].

Secondo quanto scritto da Delattre e Levy nel libro “un quinquennat à 500 milliards”, dal

momento in cui Sarkozy si è insediato, il debito della Francia è aumentato di 630 miliardi euro,

passando da 1.150 a 1.780 miliardi nel 2012. Secondo le due autrici però sarebbe avvenuto non

a causa della crisi economica, che sarebbe dovuta costare “solamente” 109 miliardi, ma delle

191

politiche presidenziali . Sicuramente il presidente ha saputo affrontare problematiche che i

suoi predecessori non si sarebbero mai sognati di toccare, come il mercato del lavoro, le

università, la rappresentanza sindacale e l’importante questione delle pensioni, senza riuscire a

192

tirarne fuori esiti all’altezza delle aspettative : i suoi tentativi di tagliare le spese dello stato,

“mammut” e ingombrante, non hanno dato grandi risultati né aperto grandi prospettive.

A minare la credibilità del presidente e a far dubitare della sua capacità di rappresentare

nuovamente il cambiamento alle elezioni successive, è stato quindi un mix di elementi: le

critiche all’immagine bling-bling e alla cattiva gestione della vita privata si sono unite ai giudizi

negativi sulle questioni economiche, sul discusso pacchetto fiscale del 2007, sulla legge TEPA,

sulla diminuzione del potere d’acquisto dei francesi, sui provvedimenti fiscali finanziati a

193

credito [Fayette 2012, 3 - 4], sul coinvolgimento in scandali quali quello Woerth-Bettencourt ,

194

sul contributo finanziario di Gheddafi alla sua campagna elettorale .

3. I discorsi presidenziali

Una volta raggiunta la presidenza, i discorsi di Sarkozy rimangono in linea con quelli

pronunciati durante la campagna elettorale: per fare un esempio, da discorsi come quello

195

pronunciato a Bordeaux nel novembre 2011 , quando Sarkozy “dichiara guerra” ai truffatori

191 Le Point, 14 gennaio 2012, http://www.lepoint.fr/economie/500-milliards-envoles-en-cinq-

ans-14-01-2012-1419082_28.php

192 Le Point, 14 gennaio 2012, http://www.lepoint.fr/economie/500-milliards-envoles-en-cinq-

ans-14-01-2012-1419082_28.php

193 Secondo Claire Thibout, ex contabile di Liliane Bettencourt, ereditiera miliardaria del

gruppo l’Oréal, una somma di 150.000 euro sarebbe stata consegnata nel 2007 a Eric Woerth,

tesoriere della campagna presidenziale di Sarkozy. Inoltre, secondo alcune testimonianze,

Sarkozy avrebbe fatto visita più volte durante la campagna ai Bettencourt. Sarkozy resta ancora

oggi accusato con di appropriazione indebita. Le Parisien, 26 gennaio 2016,

http://www.leparisien.fr/espace-premium/actu/chronologie-interactive-sarkozy-et-l-affaire-

des-ecoutes-26-01-2016-5487499.php

194 Le Parisien, 26 gennaio 2016, http://www.leparisien.fr/espace-premium/actu/chronologie-

interactive-sarkozy-et-l-affaire-des-ecoutes-26-01-2016-5487499.php

195 http://discours.vie-publique.fr/notices/117002492.html 83

196

e punta il dito contro una sinistra “complice” nella giustificazione di tali crimini , attinge allo

stesso serbatoio lessicale e argomentativo utilizzato nel 2007. Il presidente continua a godere

della propria elezione legittimatrice fino all’anno successivo, il 2008: “quant à moi, je ne

déclenche pas l'enthousiasme...bon eh bien écoutez, ne pas déclencher l'enthousiasme et faire

31,5% au premier tour, qu'est-ce que ça aurait été si je déclenchais l’enthousiasme? Faire 53%

au deuxième tour, qu'est-ce que ça aurait été si en plus on m’aimait? Honnêtement, cela se

discute. […] Il y a 85% des français qui votent, vous trouvez que ce n'est pas de l'enthousiasme

ça? En tout cas, c'est un enthousiasme dont je me satisfais” dichiara durante una conferenza

197

stampa televisiva a inizio 2008 .

I discorsi pronunciati da presidente continuano ad avere una essenza verbale, che vede cioè la

concentrazione dell’importanza della frase nei verbi e non nelle parole, come quelli dei suoi

predecessori Mitterand e Chirac, con i continui “je vous en dirai plus”, “moi, je pense”, “je

déclare”, anche se con un aumento del protagonismo: Sarkozy pronuncia il pronome “je” in

media ogni 35 parole [Mayaffre 2012, 157]. A differenza dei suoi predecessori però c’è una

“valorizzazione” della parola: utilizza alcuni termini in modo ripetuto per dare maggiore ritmo

e incisività al discorso e per ripoliticizzare il dibattito attorno a parole chiave, restituendo

concetti politici dopo un abuso di verbi e avverbi dei precedenti inquilini dell’Eliseo. I nomi

sono scelti accuratamente: l’obiettivo dei discorsi sarkozysti è quello di colpire e amplificare le

reazioni dell’ascoltatore. Per questo motivo le parole utilizzate sono forti e anticonformiste

come “autorité”, “ordre”, “les violences”, “l’immigration”, “cancer” e “la délinquance”.

“Quand Lehman Brothers a fait fallite, vous croyez que ça a touché quel es banques

américaines? Toutes les banques européennes ont été impactées. On veut lutter contre le

paradis fiscaux, ce cancer, les voleurs, les menteurs, ceux qui dissimulent” afferma Sarkozy

riproponendo elenchi di parole chiare e nette in una intervista televisiva con il presidente

198

americano Obama .

196 “Trop longtemps, mes chers compatriotes, il fut de bon ton, dans certains milieux, de nier

la fraude” – “per troppo tempo, miei cari compatrioti, è stato di moda, in certi ambienti, negare

la frode” (traduzione mia) [Mayaffre 2012, 191]

197 “Quanto a me, non scateno l’entusiasmo…Beh, ascoltate bene, non scatenare l’entusiasmo

e fare il 31,5% al primo turno, cosa sarebbe stato se non avessi scatenato l’entusiasmo? Fare il

53% al secondo turno, cosa sarebbe stato se le persone in più mi avessero amato? Onestamente

questo è discutibile […] l’85% dei francesi ha votato, voi trovate che questo qui non sia

entusiasmo? In ogni caso, si tratta di un entusiasmo che mi soddisfa” (traduzione mia). Discorso

http://discours.vie-publique.fr/notices/087000082.html

198 “Quando Lehman Brothers ha fallito, voi credete che ciò ha toccato solo le banche

americane? Tutte le banche europee sono state coinvolte. Si vuole lottare contro i paradisi

84

Oltre ad essere caratterizzati da un ampio uso di parole forti, i discorsi del presidente Sarkozy

sono pieni di domande, per lo più retoriche, che danno al discorso un aspetto aperto e dialogante

oltre che autosufficiente, visto che si compone già del “botta e risposta”. Infatti, spesso le

domande che Sarkozy si pone anche durante le interviste, sono impostate di modo da rendere

difficile una risposta diversa rispetto a quella che poi, pochi secondi dopo, offre lui stesso.

Inoltre, Sarkozy pone questioni alle quali accetta di rispondere, e utili all’impostazione

dell’argomentazione a suo favore. Mayaffre ha contato circa un migliaio di domande nel

199

corpus , cioè una frase interrogativa ogni 10 frasi affermative o negative, utilizzate sia nei

comizi sia durante interviste e conferenze stampa [Ibidem, 236]. È facile notare un utilizzo

eccesivo del “pourquoi”, e di conseguenza del “parce que”, e dell’“est-ce que?”, utilizzati per

enfatizzare l’interrogazione: “combien de personnes nous avons accueillies, combien de

personnes nous voulons accueillir, pourquoi ce secret, pourquoi cette chape de plomb,

pourquoi d'un côté les hystériques de l'immigration zéro, et pourquoi de l'autre les poseurs en

générosité absolue? […] et pourquoi faut-il défendre l'indépendance du Liban? Parce que le

Liban est un symbole de la diversité. Et pourquoi faut-il défendre Israël, outre que c'est un fait

200

politique majeur du 20ème siècle? Parce que c'est un symbole de la diversité” . Spesso, per

rendere le domande più schiaccianti, quasi mettendo con le spalle al muro l’interlocutore,

invece che formulare la domanda in questo modo, Sarkozy procede con la sua tesi per poi

concludere con un “oui ou non?” che impone all’interlocutore una risposta affermativa nella

stragrande maggioranza dei casi:“d’abord Sangatte, personne ne s’en était occupé que je m’en

201

occupe, oui ou non?” . Famoso esempio dell’utilizzo incalzante del “oui ou non” è

l’intervista con Claire Chazal, su Canal +, del 16 novembre 2010, in cui un Sarkozy un po’

arrogante chiede “Oui ou non, madame Chazal, la Commission a-t-elle dit ce qu'a fait la France

est légale? Oui ou non?” e alla mancata risposta della giornalista, dopo qualche secondo incalza

“je n'ai pas entendu votre réponse”, costringendo la giornalista a rispondere “sans doute, oui,

fiscali, questo cancro, i ladri, i bugiardi, quelli che dissimulano/nascondono” (traduzione mia).

https://www.youtube.com/watch?v=l71mqqMuD7w

199 Corpus di riferimento Mayaffre 2012, 21 - 24

200 “quante persone che abbiamo accolto, quante persone noi vogliamo accogliere, perché

questa segretezza, perché questo muro di silenzio, perché da un lato gli isterici

dell'immigrazione zero, e perché dall'altra chi sta per la generosità assoluta? [...] E perché

bisogna difendere l'indipendenza del Libano? Perché il Libano è un simbolo della diversità. E

perché bisogna difendere Israele, oltre ad essere un importante fatto politico del ventesimo

secolo? Perché è un simbolo della diversità” (traduzione mia) http://discours.vie-

publique.fr/notices/087000082.html

201 “Sangatte, nessuno se ne è occupato prima di me, si o no?” (traduzione mia)

http://discours.vie-publique.fr/notices/087002141.html 85

bien sûr” e quindi, nonostante il tentativo di controbattere di quest’ultima poco dopo, Sarkozy

la ferma continuando a chiederle incalzante “oui ou non?” per poter procedere poi con la sua

202

argomentazione .

Guardando alle parole pronunciate nel quinquennio si nota come Sarkozy scelga di continuare

a porre l’accento sui temi cardine che hanno caratterizzato i discorsi passati, lavoro, sicurezza

e immigrazione, integrandoli con elementi e temi nuovi.

La sécurité. Nicolas Sarkozy ha fatto della politica di sicurezza la punta di diamante del suo

successo a partire dal 2002. Le considerazioni sulla delinquenza caratterizzano i suoi discorsi

come mai avevano caratterizzato quelli dei predecessori: parole come “caïd”, capo banda, o

“trafiquant”, trafficante, sono sconosciute nei discorsi presidenziali, mentre sono impiegate

significativamente da Sarkozy, così come i termini “barbares”, barbari, “pédophiles”, pedofili,

“héroïne”, eroina, “agression”, aggressione [Ibidem, 71 e 75]. Non tralascia precisioni a volte

inquietanti nel racconto della realtà, come quando descrive i tumulti del novembre 2007 a TF1-

France 2, durante il quale amplia la narrazione con dettagli riguardanti le singole vittime: “nous

avons eu quatre-vingt-deux blessés. Je pense particulièrement à un fonctionnaire de police,

jeune, courageux, qui a perdu un œil parce qu’un voyous lui a tiré à hauteur de la tête, que la

balle est passée sous la visière. Je pense à ce commissaire de police, extraordinaire, que j’ai

203

vu avec sa femme enceinte à ses côtés, qui a été lynché à coups de barre de fer ”. In una

società descritta come sempre più violenta, il compito del presidente è proteggere i più

vulnerabili (“On peut parfaitement assurer la liberté, […] et en même temps assurer le devoir

204

de protection des plus vulnérables” ) e chi sta facendo il proprio lavoro (“je me dois en tant

205

que Chef de l'Etat de défendre l'intégrité physique de gens qui ne font que leur travail” ) :

arkozy si pone come elemento indispensabile per la sicurezza e la tranquillità, una operazione

S

in cui risulta credibile e che gli riesce in virtù del suo passato da flic de France. “Je ne céderai

202 “Si o no, signora Chazal, la Commissione ha detto che quello che ha fatto la Francia è legale?

Si o no?”, “non ho sentito la vostra risposta”, “senza dubbio, si, sicuro” (traduzione mia)

https://www.youtube.com/watch?v=hs-sObDuxP8

203 “Abbiamo avuto 82 feriti. Penso in particolare a un funzionario della polizia, giovane,

coraggioso, che ha perso un occhio perché un delinquente ha sparato all’altezza della testa.

Penso a questo commissario di polizia straordinario, che ho visto con la sua compagna incinta,

che è stato linciato a colpi di sbarra di ferro” (traduzione mia)

https://www.youtube.com/watch?v=ampcm6ngoYA

204 “noi possiamo perfettamente assicurare la libertà […] e allo stesso tempo garantire il dovere

di proteggere i più vulnerabili” (traduzione mia). http://discours.vie-

publique.fr/notices/097000426.html

205 “io come capo dello Stato devo difendere l’integrità fisica delle persone che fanno il proprio

lavoro” (traduzione mia). http://discours.vie-publique.fr/notices/097000998.html 86

206

pas un millimètre de terrain sur la question de la sécurité qui est ma prioritè ” e “le premier

207

des droits républicains ”. “La sécurité n'est pas tout mais sans la sécurité, il n'y a rien: pas

208

de développement, pas de progrès social, pas de progrès économique. Rien” .

Rilanciando il tema securitario, Sarkozy trova nuova legittimazione e protezione dalle critiche

per le scelte in ambito economico, per la turbolenta vita privata e per il coinvolgimento negli

scandali giudiziari. In un certo senso, rinuncia ad essere il presidente del potere d’acquisto e

ritorna ad essere il primo flic de France, di cui la nazione ha bisogno. Nel discorso di Tolone

del 2011, che pure aveva come oggetto principale la crisi del debito, il presidente ha introdotto

comunque il tema dell’immigrazione, ribadendo l’intenzione di non accettare “une immigration

209 210

incontrôlée” : viene ripreso quanto già trattato nel famoso discorso di Grenoble il 30 luglio

2010, in cui per la prima volta il problema dell’insicurezza veniva collegato esplicitamente

all’immigrazione, non sufficientemente controllata, segnando una cesura rispetto al passato

[Ventura 2011, 825]. La repressione, che si concretizza in un maggior controllo dei flussi

migratori e in un presidente che deve costantemente vigilare, veniva presentata a Grenoble

211

come la sola soluzione ai problemi della sicurezza . Il nuovo accostamento tematico

insicurezza/immigrazione avvicina l’elettorato più di destra, timoroso rispetto al fenomeno

dell’immigrazione, allontanando però parte degli elettori della destra moderata [Ibidem, 825].

La spiegazione di questo cambiamento di posizione, può essere rintracciata nella volontà di

attirare l’elettorato del Front National, che durante la presidenza ha sostenuto sempre meno

Sarkozy, in vista delle elezioni presidenziali del 2012 [Ibidem, 825]. D’altra parte questa

212

droitisation allontana colleghi e elettori della destra più moderata.

206 “Non cederò un millimetro sulla questione della sicurezza che è la mia priorità”

(traduzione mia). Le Figaro, 15 ottobre 2009,

http://www.lefigaro.fr/politique/2009/10/15/01002-20091015ARTFIG00664-ce-n-est-pas-

mon-fils-qui-est-vise-c-est-moi-.php

207 “il primo dei diritti repubblicani” (traduzione mia). http://discours.vie-

publique.fr/notices/107000876.html

208 “la sicurezza non è tutto, ma senza la sicurezza, non c’è nulla: nessuno sviluppo, nessun

progresso sociale, nessun progresso economico. Nulla.” (traduzione mia) http://discours.vie-

publique.fr/notices/107000876.html

209 https://www.scribd.com/doc/74481113/Discours-de-Nicolas-Sarkozy-a-Toulon-01-12-

2011

210 Le Figaro, 27 marzo 2014, http://www.lefigaro.fr/politique/le-scan/2014/03/27/25001-

20140327ARTFIG00084-le-discours-de-grenoble-de-nicolas-sarkozy.php

211 Le Monde, 1 dicembre 2011, http://www.lemonde.fr/idees/article/2011/12/01/l-imposture-

dix-annees-de-politique-de-securite-de-nicolas-sarkozy_1611444_3232.html

212 Borloo esce dall’UMP, Fillon si rifiuta di partecipare al dibattito sull’Islam 87

213

Valutare i risultati della politica securitaria di Nicolas Sarkozy non è semplice . Misurare

l’evoluzione del tasso di delinquenza è difficile e le statistiche presentate dalle forze di polizia

e dalle gendarmerie non danno una rappresentazione fedele della realtà poiché si basano sulla

loro attività e su quella della magistratura, spesso sotto pressione per “migliorare il proprio

214

tasso di risposta penale” . Secondo il sociologo Sebastian Roché, specializzato in questioni

securitarie, globalmente l’arrivo di Nicolas Sarkozy non ha apportato alcun miglioramento

215

decisivo nella lotta contro le violenze : il numero di crimini e delitti contro le persone è

216

aumentato del 34% . Se si guardano il totale di rapine, che da sole rappresentano quasi la metà

dei reati registrati ogni anno, si nota effettivamente una loro diminuzione del 25%; ma se si

prende in considerazione il numero delle rapine a mano armata, si scopre che sono in costante

217

aumento, e nel 2008 raggiungono livelli da record, con un aumento del 15,36% .

La laicità. Già al ministero degli Interni, Sarkozy ha dimostrato una forte attenzione alla

questione della religione e della laicità dello Stato, fondamentale nella moderna Repubblica

francese. Essa è il risultato di centinaia di anni di sforzi atti a ridurre la presenza e l’autorità

morale della Chiesa dalle istituzioni, nella volontà di rendere la religione una questione privata,

riguardante il singolo individuo. Da presidente, a differenza dei suoi predecessori, Sarkozy ha

affrontato la questione di petto, rompendo con la tradizione e con i precedenti presidenti.

Il 20 dicembre 2007 Sarkozy vola a Roma per incontrare Papa Benedetto XVI in Vaticano,

rompendo con la tradizione e con il suo predecessore che nel 1996 rifiutò di partecipare alla

218

messa tenuta da Giovanni Paolo II a Reims . In questa occasione Sarkozy pronuncia il famoso

213 Le Nouvel Observateur, 21 Aprile 2010,

http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/20100421.OBS2809/politique-de-securite-de-

sarkozy-un-bilan-difficile-a-lire.html

214 Le Monde, 1 dicembre 2011, http://www.lemonde.fr/idees/article/2011/12/01/l-imposture-

dix-annees-de-politique-de-securite-de-nicolas-sarkozy_1611444_3232.html

215 Le Nouvel Observateur, 21 Aprile 2010,

http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/20100421.OBS2809/politique-de-securite-de-

sarkozy-un-bilan-difficile-a-lire.html

216 Le Nouvel Observateur, 21 Aprile 2010,

http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/20100421.OBS2809/politique-de-securite-de-

sarkozy-un-bilan-difficile-a-lire.html

217 Le Nouvel Observateur, 21 Aprile 2010,

http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/20100421.OBS2809/politique-de-securite-de-

sarkozy-un-bilan-difficile-a-lire.html

218 Le Figaro, 21 dicembre 2007, http://www.lefigaro.fr/politique/2007/12/21/01002-

20071221ARTFIG00011-sarkozy-defend-les-racines-chretiennes-de-la-france.php 88

219

discorso nella basilica di San Giovanni in Laterano , primo volta in cui affronta da presidente

il tema religioso e definisce chiaramente la sua posizione a riguardo. In un tentativo di seppellire

220

la “guerra tra le due France”, quella clericale e quella rivoluzionaria , e riavvicinare la

Repubblica francese alla Chiesa cattolica dopo la separazione sancita dalla legge del 1905, il

discorso di Laterano è costruito su una rilettura conciliante della storia della Francia, narrata

attraverso le sue radici cristiane. Sarkozy insiste sul ruolo del Cristianesimo nella formazione

della nazione francese, della sua cultura e etica: “les racines de la France sont essentiellement

chrétiennes” martella Sarkozy, “j'assume pleinement le passé de la France et ce lien particulier

221

qui a si longtemps uni notre nation à l'Eglise” . Cita Pascal, Bossuet, Péguy, Claudel, e

222

teologi come Congar e Lubac , in un discorso che ricorda quelli pronunciati durante la

campagna elettorale quando visitava le regioni francesi e ne citava gli eroi. Successivamente il

presidente si è rivolto ai “cattolici che credono”, portatori di speranza, di valori e che non hanno

paura (“ce que j'ai le plus à cœur de vous dire, c'est que dans ce monde paradoxal, obsédé par

le confort matériel tout en étant de plus en plus en quête de sens et d'identité, la France a besoin

de catholiques convaincus qui ne craignent pas d'affirmer ce qu'ils sont et ce en quoi ils

223

croient” ), nominando i monaci di Tibhirine e il vescovo Claverie, ucciso in Algeria nel

224

1996 , e ai membri del clero francese, ringraziati per i “sacrifici” sopportati. Conferma

225

l’utilità della commission État-Eglise catholique creata nel 2002 da Lionel Jospin al fine di

226

accettare “le principe d'un dialogue institutionnel régulier avec l'Eglise catholique” .

219 Discorso di Latran http://www.dailymotion.com/video/xblbis_20-decembre-2007-sarkozy-

et-la-laic_news

220 Le Monde, 21 dicembre 2007, http://www.lemonde.fr/politique/article/2007/12/21/nicolas-

sarkozy-veut-remettre-la-religion-au-c-ur-de-la-vie-de-la-cite_992142_823448.html

221 “le radici della Francia sono essenzialmente cristiane”, “io mi assumo pienamente il passato

della Francia e questo legame particolare che a lungo ha legato la nostra nazione alla Chiesa”

(traduzione mia) http://www.dailymotion.com/video/xblbis_20-decembre-2007-sarkozy-et-la-

laic_news

222 Le Monde, 21 dicembre 2007, http://www.lemonde.fr/politique/article/2007/12/21/nicolas-

sarkozy-veut-remettre-la-religion-au-c-ur-de-la-vie-de-la-cite_992142_823448.html

223 “Quello che ho più a cuore di dirvi, è che, in questo mondo ossessionato dalla comodità

materiale, la Francia ha bisogno di cattolici convinti che non hanno paura di dire quello che

sono e ciò in cui credono” (traduzione mia) http://www.dailymotion.com/video/xblbis_20-

decembre-2007-sarkozy-et-la-laic_news

224 Discorso di Latran http://www.dailymotion.com/video/xblbis_20-decembre-2007-sarkozy-

et-la-laic_news

225 Le Monde, 21 dicembre 2007, http://www.lemonde.fr/politique/article/2007/12/21/nicolas-

sarkozy-veut-remettre-la-religion-au-c-ur-de-la-vie-de-la-cite_992142_823448.html

226 “il principio di un dialogo istituzionale regolarizzato con la Chiesa cattolica” (traduzione

mia) http://www.dailymotion.com/video/xblbis_20-decembre-2007-sarkozy-et-la-laic_news

89

I cattolici non sono mai stati “trattati cosi bene” da un presidente francese, che promette

“partout où vous agirez, dans les banlieues, dans les institutions, auprès des jeunes, dans le

227

dialogue interreligieux, dans les universités, je vous soutiendrai” .

La laicità non è, secondo Sarkozy, in questo modo messa in discussione, né è messa in

discussione la legge del 1905. Quello che Sarkozy propone è un nuovo tipo di laicità, che

chiama “positiva” e che non volta le spalle al concetto tradizionale di laicità francese. La laicità

positiva è la risposta alla diffusa ostilità verso la religione legata alla crescita del

fondamentalismo, che ha il compito di riconosce le correnti spirituali del paese, piuttosto che

228

escluderle . “Una persona che crede, è una persona che spera, ed è nell’interesse della

229

Repubblica che vi siano molte donne e uomini che nutrono speranza” .

Il concetto di laicità positiva è stato ribadito e ulteriormente sviluppato un anno dopo, durante

la visita del Pontefice in Francia, invitato da Sarkozy e ospitato all’Eliseo. In un monastero nel

cuore di Parigi, Sarkozy, davanti a 700 intellettuali e artisti, ha sostenuto apertamente che la

laicità è sì fondamentale, ma non deve essere intesa come una forza ostile che vieta di parlare

230

di Dio o di fede . La laicità positiva permette alla religione di contribuire alla creazione di una

società etica, perché avere un dialogo con le religioni è “legittimo per la democrazia e rispettoso

231

della laicità” .

La decisione di Sarkozy di incontrare Benedetto XVI in Vaticano e il successivo ricambio di

invito, possono essere visti come una operazione per riconquistare i cattolici conservatori

232

francesi, voti decisivi all’elezione presidenziale del 2007 ma che sono andati a perdersi con

233

il proseguire del mandato .

227 “ovunque agirete, nelle periferie, nelle istituzioni, vicino ai giovani, nel dialogo

interreligioso, nelle università, io vi sosterrò” (traduzione mia). Le Figaro, 21 dicembre 2007,

http://www.lefigaro.fr/politique/2007/12/21/01002-20071221ARTFIG00011-sarkozy-defend-

les-racines-chretiennes-de-la-france.php

228 Le Monde, 21 dicembre 2007, http://www.lemonde.fr/politique/article/2007/12/21/nicolas-

sarkozy-veut-remettre-la-religion-au-c-ur-de-la-vie-de-la-cite_992142_823448.html

229 The Christian Science Monitor, 15 settembre 2008,

http://www.csmonitor.com/World/Europe/2008/0915/p01s01-woeu.html

230 The Christian Science Monitor, 15 settembre 2008,

http://www.csmonitor.com/World/Europe/2008/0915/p01s01-woeu.html

231 The Christian Science Monitor, 15 settembre 2008,

http://www.csmonitor.com/World/Europe/2008/0915/p01s01-woeu.html

232 Le Nouvel Observateur, 9 ottobre 2010, http://rue89.nouvelobs.com/2010/10/09/a-bon-

entendeur-salut-sarkozy-est-catholique-et-il-prie-170281

233 Samuel Pruvot, giornalista di Famille Chrétienne ha dichiarato "En 2007, Nicolas Sarkozy

annonce qu'il ira se recueillir dans un monastère après son élection, et le monastère se

transforme en yacht de Vincent Bolloré. Les catholiques n'ont pas oublié ça" – “nel 2007,

Nicolas Sarkozy annuncia che sarebbe andato a meditare in un monastero dopo la sua 90

La politica religiosa in termini di laicità ha subito dei mutamenti durante il quinquennio.

234

Secondo Stéphanie le Bars, Sarkozy è passato dalla laicità positiva al “laicismo restrittivo” .

Tre anni di mandato e qualche dibattito sull’Islam dopo, la visione “positiva” della laicità ha

infatti subito vari mutamenti fino a trasformarsi in un approccio restrittivo nei confronti della

religione: i credenti sono stati invitati nel dicembre 2009 a mantenere una “humble discrétion”,

umile discrezione, e, nel febbraio 2011, Sarkozy ha supportato un dibattito incentrato sui reali

235

o presunti effetti del principio di laicità sull’Islam , dando l’impressione della messa in atto

di una laicismo a due velocità. Quello che si percepisce è una laicità positiva per le religioni

storicamente presenti in Francia, come quella Cristiana cattolica e quella Ebraica, mentre una

laicità con dei vincoli, soprattutto pubblici, per le altre, specie per quella musulmana. Durante

il mandato presidenziale quindi, il laicismo comincia a tradursi in realtà in un bisogno di

controllo della religione, o almeno di alcune delle sue manifestazioni pubbliche. Questo

236

cambiamento può essere spiegato alla luce di alcuni eventi: tra questi il referendum svizzero

237

sui minareti , percepito dal presidente francese come un segno di un profondo cambiamento

dell’opinione pubblica europea nei confronti della religione islamica, e l’ascesa del Front

National nei sondaggi.

La politique de civilisation. “Avec 2008, une deuxième étape s’ouvre: celle d’une politique qui

touche davantage encore à l’essentiel, à notre façon d’être dans la société et dans le monde, à

notre culture, à notre identité, à nos valeurs, à notre rapport aux autres, c’est-à-dire au fond à

tout ce qui fait une civilisation. Depuis trop longtemps la politique se réduit à la gestion, restant

à l’écart des causes réelles de nos maux qui sont souvent plus profondes. J’ai la convinction

que, dans l’époque où nous sommes, nous avons besoin de ce que j’appelle une politique de

elezione, e il monastero si trasforma uno yacht di Vincent Bolloré. I cattolici non hanno

dimenticato ciò” (traduzione mia). Marianne, 24 Marzo 2016,

http://www.marianne.net/sarkozy-les-cathos-danse-du-ventre-reprend-100241327.html

234 Le Monde, 15 aprile 2011, http://www.lemonde.fr/idees/article/2011/04/15/la-laicite-

positive-face-aux-risques-de-la-laicite-restrictive_1508256_3232.html

235 Le Monde, 15 aprile 2011, http://www.lemonde.fr/idees/article/2011/04/15/la-laicite-

positive-face-aux-risques-de-la-laicite-restrictive_1508256_3232.html

236 Con il referendum il popolo svizzero ha votato contro la costruzione di nuovi minareti sul

proprio territorio, misura al fine di «mantenere la pace fra i membri delle diverse comunità

religiose». Il Corriere della Sera, 29 novembre 2009,

http://www.corriere.it/esteri/09_novembre_29/svizzera-referendum-minareti_a2840e68-dce1-

11de-8223-00144f02aabc.shtml

237 Il minareto è la torre, simile al campanile nelle chiese cristiane, dalla quale il muezzin,

cinque volte al giorno, chiama i fedeli alla preghiera.

http://www.treccani.it/enciclopedia/minareto/ 91

civilisation. […] Notre vieux monde a besoin d’une nouvelle Reinaissance. Eh bien, que la

France soit l’âme de cette Renaissance! Voici mon vœu les plus cher pour cette année qui

238

vient ”. Cosi finiscono gli auguri ai francesi il 31 dicembre 2007, ridando ossigeno al concetto

della “civilizzazione”, già introdotto da Sarkozy durante la campagna elettorale ma che trova

più spazio in questi primi anni di presidenza.

È difficile definire con chiarezza che cosa Sarkozy intenda per politica di civilizzazione. Essa

è in generale la risposta corretta a certe domande, tra cui “come rimettere le persone al centro

della politica?”, “come ri-umanizzare?”, “come mettere il cambiamento al servizio

239

dell’uomo?” in riferimento ad una “civiltà” francese da rinnovare, tramite una restaurazione

di alcuni valori, tra cui l’uguaglianza, il diritto per tutti di cure mediche di alto livello e la

nobilitazione del lavoro. Secondo il presidente, ci sono delle riforme che permettono di

rispondere a queste domande, le cui linee guida sono indicate l’8 gennaio durante una

conferenza stampa organizzata all’Eliseo. A livello istituzionale, Sarkozy vorrebbe che il

preambolo della Costituzione garantisse l’uguaglianza tra uomini e donne, per garantire il

rispetto della diversità e le risorse che da essa possono derivare; a livello economico, Sarkozy

afferma la necessità di misurare la crescita francese tramite altri indicatori, rispetto ai soliti

indicatori economici, perché “nous avons besoin de prendre en compte la qualité et pas

seulement la quantité pour favoriser un autre type de croissance”; a livello di sanità pubblica ,

il presidente fa appello a un “cambiamento completo nella gestione della struttura ospedaliera”

da attuare nel 2008, con un migliore utilizzo degli ospedali poco utilizzati per garantire a tutti

accesso a cure di qualità, indipendentemente da mezzi, territorio e luogo di residenza; a livello

di lavoro infine e di potere d’acquisto, temi immancabili, il capo dello Stato si dichiara a favore

di un aumento della partecipazione e degli incentivi che possono permettere ai lavoratori di

ricevere direttamente i benefici del loro contributo al successo delle imprese perché “il n'est

pas acceptable qu'une entreprise qui fait beaucoup de bénéfices ne récompense pas ses

240

salariés” . Il tema del lavoro quindi viene trattato ancora una volta come elemento di

238 “Con il 2008 si apre una seconda tappa: quella di una politica che tocca l’essenziale, il nostro

modo di essere nella società e nel mondo, la nostra cultura e identità, i nostri valori, in sostanza

tutto quello che fa una civiltà. Da troppo tempo la politica si ridure alla gestione, lontana dai

mali reali più profondi. Sono convinto che abbiamo bisogno di una politica di civiltà. […] Il

nostro vecchio mondo ha bisogno di una nuova Rinascita. Ebbene, che la Francia sia l’anima

di questa nuova Rinascita! Ecco il mio più caro augurio per questo anno che viene” (traduzione

mia). http://www.ina.fr/video/3523000001045 (dal minuto 06:43)

239 Le Monde, 8 gennaio 2008, http://www.lemonde.fr/politique/article/2008/01/08/m-sarkozy-

detaille-sa-politique-de-civilisation_996873_823448.html

240 “Abbiamo bisogno di prendere in considerazione la qualità e non soltanto la quantità per

favorire un altro tipo di crescita”, “non è accettabile che una impresa che ottiene molti benefici

92

realizzazione personale, come azione emancipatrice. È in questo quadro di esaltazione del

lavoro, del “lavorare di più per guadagnare di più”, che la crescita della disoccupazione, dall’8%

ad oltre il 9% nel 2012, diventa il più grande scacco della presidenza Sarkozy, concorrendo in

maniera determinante alla mancata rielezione [Mayaffre 2012, 51].

3.1 Le parole della crisi 241

A partire dalla crisi della borsa nel 2008, diventata crisi del debito sovrano nel 2011 , i soggetti

economici si impongono. Le scelte lessicali riflettono la situazione economica e nei discorsi di

Sarkozy ricorrono nuove parole quali “prezzi”, “crisi”, “debito”, finora scarsamente presenti

nei discorsi presidenziali.

Quattordici mesi dopo l’effettivo inizio della crisi, Sarkozy pronuncia il famoso discorso del

242

25 settembre a Tolone . Il presidente aveva stimato che i francesi potevano essere “pronti ad

ascoltare la verità”: “dire la vérité aux Français c'est leur dire que la crise n'est pas finie, que

ses conséquences seront durables, que la France est trop engagée dans l'économie mondiale

pour que l'on puisse penser un instant qu'elle pourrait être à l'abri des événements qui sont en

train ni plus ni moins que de bouleverser le monde. […] Dire la vérité aux Français, c'est leur

dire que la crise actuelle aura des conséquences dans les mois qui viennent sur la croissance,

243

sur le chômage, sur le pouvoir d'achat” . Il presidente prosegue elencando le politiche e le

non ricompensi i suoi dipendenti” (traduzione mia). Le Monde, 8 gennaio 2008,

http://www.lemonde.fr/politique/article/2008/01/08/m-sarkozy-detaille-sa-politique-de-

civilisation_996873_823448.html

241 “Ce que l'on appelle la crise de la dette souveraine qui frappe l'Europe de plein fouet, c'est

la même crise qui se poursuit. C'est la crise de la dette privée qui se prolonge en crise de la

dette publique. C'est la même crise, qui après avoir frappé les banques, frappe les États” – “ciò

che chiamiamo crisi del debito sovrano che scuote l’Europa, è la stessa crisi che continua. È la

crisi del debito privato che si prolunga nella crisi del debito pubblico. È la stessa crisi che dopo

aver scosso le banche, scuote gli Stati” (traduzione mia). Discorso di Tolone 2011. Le Figaro,

27 marzo 2014 http://www.lefigaro.fr/politique/le-scan/2014/03/27/25001-

20140327ARTFIG00086-le-discours-de-nicolas-sarkozy-a-toulon-en-2011.php

242 Le Figaro, 30 novembre 2011, http://www.lefigaro.fr/conjoncture/2011/11/30/04016-

20111130ARTFIG00749-toulon-2008-quand-nicolas-sarkozy-parlait-deja-de-la-crise.php

243 “Dire la verità ai francesi è dire loro che la crisi non è finita, che le sue conseguenze saranno

durature, che la Francia è troppo coinvolta nell’economia mondiale perché si pensi che possa

essere al riparo da eventi che stanno, né più né meno, modificando profondamente il mondo.

[…] Dire la verità ai francesi, è dir loro che la crisi attuale avrà delle conseguenze nei prossimi

mesi sulla crescita, sulla disoccupazione, sul potere d’acquisto” (traduzione mia). Le Nouvel

Observateur, 20 settembre 2008,

93

scelte di natura economica, dalla necessità di inquadrare i compensi dei dirigenti, perché

ingiusto che beneficino di “paracaduti d’oro” nonostante gli errori commessi, alla promessa di

non accettare un “aumento delle imposte e delle tasse, che ridurrebbe il potere d’acquisto dei

francesi”; dalla promessa da parte dello Stato di garantire il sistema finanziario francese, alla

soppressione di più di 30.000 posti di lavoro nel pubblico impiego, necessari “pour retrouver

des marges de manœuvre et pour préparer l'avenir, les dépenses de fonctionnement de l'Etat

244

doivent diminuer” . Oltre all’elenco degli interventi sul piano interno, Sarkozy ha anche

ampliato il discorso alle tematiche internazionali ed ha ribadito, riferendosi implicitamente alla

politica sui tassi di interesse condotta dalla Banca centrale europea, che l’Europa ha il compito

di “pensare a degli obiettivi della politica monetaria”, di “riflettere sulla dottrina della

245

concorrenza” e “sugli strumenti di politica economica” . Inoltre, introducendo un tema grande

e insidioso, il presidente afferma che la gestione della finanza mondiale deve essere rimessa in

causa: “le mal est profond et qu'il faut remettre à plat tout le système financier et monétaire

246

mondial” . È, inoltre, in questo discorso di Tolone che Sarkozy sviluppa la questione del

capitalismo che ha due facce, una buona e una cattiva, una vera e una falsa. Il capitalismo

cattivo, all’insegna degli eccessi e delle derive, dei finanzieri e degli speculatori, va combattuto,

mentre va riabilitato quello virtuoso o “morale” degli imprenditori e dello sforzo [Mayaffre

2012, 225]. “L'idée de la toute puissance du marché qui ne devait être contrarié par aucune

règle, par aucune intervention politique, était une idée folle. L'idée que les marchés ont toujours

raison était une idée folle. [...] On a laissé les banques spéculer sur les marchés [...]. On a

financé le spéculateur plutôt que l’entrepreneur [...]. Ce système a creusé les inégalités, il a

démoralisé les classes moyennes et alimenté la spéculation sur les marchés de l'immobilier, des

matières premières et des produits agricoles. Mais ce système, il faut le dire parce que c'est la

http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/20080925.OBS2654/sarkozy-la-crise-aura-des-

consequences-sur-la-croissance-l-emploi-et-le-pouvoir-d-achat.html

244 “per riconquistare spazio di manovra e per prepararsi al futuro, le spese di funzionamento

dello Stato devono diminuire” (traduzione mia). Le Nouvel Observateur, 20 settembre 2008,

http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/20080925.OBS2654/sarkozy-la-crise-aura-des-

consequences-sur-la-croissance-l-emploi-et-le-pouvoir-d-achat.html

245 Le Nouvel Observateur, 20 settembre 2008,

http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/20080925.OBS2654/sarkozy-la-crise-aura-des-

consequences-sur-la-croissance-l-emploi-et-le-pouvoir-d-achat.html

246 “Il male è profondo e che fa rimettere in causa tutto il sistema finanziario e monetario

mondiale” (traduzione mia). Le Nouvel Observateur, 20 settembre 2008,

http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/20080925.OBS2654/sarkozy-la-crise-aura-des-

consequences-sur-la-croissance-l-emploi-et-le-pouvoir-d-achat.html 94

247

vérité, ce n'est pas l'économie de marché, ce n'est pas le capitalisme” . Il discorso continua

con un elogio del capitalismo che, se regolato, può essere messo al servizio e allo sviluppo della

248

società, come pure la concorrenza che riduce i prezzi a vantaggio dei consumatori .

L’anticapitalismo quindi non è una soluzione e il collettivismo ha provocato tali e tanti disastri

249

in passato che sarebbe un enorme ed evidente errore storico solo pensare di ripristinarlo .

Bisogna moralizzare il capitalismo, sistema nel quale il merito, il lavoro e lo sforzo devono

prevalere e sono premiati.

Altro importante discorso, molto atteso e che segna il quinquennio del presidente è pronunciato

tre anni dopo, sempre a Tolone, davanti a migliaia di spettatori, tra cui molti militanti arrivati

250

con gli autobus dell’Ump . Nel 2011, dopo aver ammesso implicitamente l’impossibilità di

mantenere le promesse fatte nel 2008 sulla riforma del sistema capitalistico, ha parlato di una

251

“paure [qui] est revenue”, “la peur pour la France de perdre la maîtrise de son destin” . Le

difficoltà non sono sparite ed è l’eccessivo indebitamento dei paesi dell’eurozona, combinato

252

con l’aumento dei tassi di interesse, a essere messo soprattutto in discussione . Nel 2008

Sarkozy si chiedeva come l’Unione Europea dovesse affrontare la crisi economica, qualche

anno dopo è stata la crisi greca a dargli una riposta: la zona euro reagisce con i mezzi che ha a

247 “L’idea dell’onnipotenza del mercato che non dovrebbe essere vincolato da nessuna regola,

da alcun intervento politico, è una idea folle. L’idea che i mercati abbiano sempre ragione, è

una idea folle. […] È stato permesso alle banche di speculare sui mercati […]. Abbiamo

finanziato gli speculatori anziché gli imprenditori. […] Questo sistema ha scavato le

disuguaglianze, demoralizzato le classi medie e alimentato la speculazione sui mercati

immobiliari, delle materie prime e dei prodotti agricoli. Ma questo sistema, bisogna dirlo perché

è la verità, non è l’economia di mercato, non è il capitalismo” (traduzione mia). Le Monde, 25

settembre 2008, http://www.lemonde.fr/politique/article/2008/09/25/le-discours-de-nicolas-

sarkozy-a-toulon_1099795_823448.html

248 Le Monde, 25 settembre 2008, http://www.lemonde.fr/politique/article/2008/09/25/le-

discours-de-nicolas-sarkozy-a-toulon_1099795_823448.html

249 Le Monde, 25 settembre 2008, http://www.lemonde.fr/politique/article/2008/09/25/le-

discours-de-nicolas-sarkozy-a-toulon_1099795_823448.html

250 Le Monde, 1 dicembre 2011, http://www.lemonde.fr/election-presidentielle-

2012/article/2011/12/01/pour-nicolas-sarkozy-l-europe-n-est-plus-un-

choix_1612121_1471069.html

251 “una paura che è tornata”, “la paura per la Francia di perdere il controllo del suo destino”

(traduzione mia). Le Monde, 1 dicembre 2011, http://www.lemonde.fr/election-presidentielle-

2012/article/2011/12/01/pour-nicolas-sarkozy-l-europe-n-est-plus-un-

choix_1612121_1471069.html

252 Le Figaro, 30 novembre 2011, http://www.lefigaro.fr/conjoncture/2011/11/30/04016-

20111130ARTFIG00749-toulon-2008-quand-nicolas-sarkozy-parlait-deja-de-la-crise.php 95

portata di mano, andando a peggiorare piuttosto che a migliorare, confermando quanto lo stesso

253

Sarkozy aveva intuito nel 2008 quando invitava l’Europa a riflettere .

Al di là delle promesse e delle posizioni programmatiche, quello che emerge analizzando il

discorso di Tolone è che esso è la riproduzione parola per parola dei discorsi di campagna del

2007 [Ibidem, 190], cosa che vale per molti dei discorsi pronunciati nel quinquennio, specie a

fine mandato: quello che cambia è il volontarismo presidenziale. Se durante la campagna

elettorale e nei primi mesi del mandato la Francia poteva contare su un presidente che ripeteva

254

quasi ossessivamente i “je” e gli “je veux” , con il passare degli anni e l’arrivo delle difficoltà

economiche, vediamo i “volere” e i “voler fare” trasformati in “dover fare”, avvolti da una

ammissione di impotenza. Il presidente appare schiacciato dagli eventi esterni, e i discorsi si

concentrano sulla necessità di rispondere agli attacchi più che sul suo volontarismo, le

promesse, l’immagine forte. Oltre a ciò bisogna sempre ricordare che il declino dei “je” è dato

anche dalla volontà di incarnare diversamente il ruolo istituzionale, facendo parlare di più gli

altri e acquisendo statura presidenziale, nel tentativo di rimediare a quella saturazione mediatica

non gradita ai francesi.

Oltre a ciò, andando ad analizzare i discorsi si nota come, specialmente dal 2010 in poi, venga

dato un ampio spazio alla France qui souffre, alle sofferenze e ai drammi. Insistendo su questi

aspetti dolorosi e poi proponendo una risposta politica, gli elettori hanno l’impressione che esso

stia dando una risposta a delle emozioni private e intime, riavvicinandosi al popolo [Ibidem,

289]. Ad esempio di ciò, la famosa intervista televisiva del 16 ottobre 2010, in cui presenta “le

chantier de la dépendance”, riguardo alla malattia di Alzheimer, come un nuovo elemento

portante della propria politica: “est-ce que ces gens auront les moyens de rester chez eux, avec

des personnes pour s’occuper d’eux, quand on est dépendant? Quand on n’est pas autonome,

on en n’est pas moins un être humain. On souffre, on a sa conscience. Et ce n’est pas parce

qu’on est obligé d’être lavé, ou d’être soigné, qu’on n’est pas un être humain. […] Parce que,

quand vous vivez dans soixante mètres carrés, comment vous faites pour prendre votre vieille

mère ou votre vieux père, qui ne peut pas rester seul, ne peut pas se laver, ne peut pas manger?

Qu’est-ce qu’on fait? Ma réponse? Je souhaite – je prends mes responsabilités – la création,

pour la première fois depuis la Libération, d’un nouveau risque, d’une nouvelle branche dans

253 Le Figaro, 30 novembre 2011, http://www.lefigaro.fr/conjoncture/2011/11/30/04016-

20111130ARTFIG00749-toulon-2008-quand-nicolas-sarkozy-parlait-deja-de-la-crise.php

254 Ciò si può notare con evidenza negli auguri ai francesi del 31 dicembre 2007

http://www.ina.fr/video/3523000001045 96

255

la sécurité sociale, le cinquième risque ” [Ibidem 291]. In questo passaggio sono riassunte

molte delle caratteristiche che ho già evidenziato: le domande retoriche e le risposte immediate,

l’uso del “je”, le parole forti che mancano di pudore nel trattare un tema così delicato,

l’obiettivo di muovere le emozioni dell’ascoltatore che con molta probabilità ha o avrà un

genitore anziano e capisce a cosa Sarkozy si sta riferendo. Lo stesso utilizzo della compassione

viene fatta per i discorsi riguardanti il tema della sicurezza. Non è una novità, anche durante il

ministero dell’Interno e la campagna elettorale Sarkozy utilizzava la paura e la sofferenza per

manipolare i sentimenti dell’opinione pubblica, di modo da non lasciare indifferente nessuno.

Per questo si serviva e si serve di parole come “teppista”, “violentatore seriale”, “stupro”,

ripetute più volte, e il racconto di fatti di cronaca nera che toccano tutti nel proprio intimo anche

256

perché particolarmente shoccanti, come il dramma di Laetitia Perrais , ricordata più volte

anche a distanza di anni.

Nonostante i cambiamenti apportati alla comunicazione di Sarkozy, il tentativo di restituire una

immagine più consona al ruolo ricoperto, Sarkozy arriva al maggio 2012, mese delle nuove

257

elezioni presidenziali, potendo contare solamente sul 37% di tasso di gradimento . Il

volontarismo del presidente va sfumando, le parole sembrano perdere di efficacia nonostante

la scelta di espressioni forti, di domande che mantengano l’attenzione dell’ascoltatore, e le

aspettative deluse minano la sua credibilità. Alle elezioni gli elettori “puniscono” Sarkozy. A

trionfare è la promessa di una presidenza “normale”, portata avanti dal candidato socialista, e

prossimo presidente, François Hollande.

255 “Queste persone avranno i mezzi per restare a casa loro, con persone che si occupano di loro

quando non si è indipendenti? Quando non si è autonomi, non si è meno esseri umani. Si soffre,

si ha la propria coscienza. E non è perché si è obbligati a essere lavati, o essere puliti, che non

si è esseri umani. […] Perché quando vivete in sessanta metri quadri, come fate a prendere il

vostro vecchio padre o la vostra vecchia madre che non possono restare soli, non possono

lavarsi, non possono mangiare? Cosa si fa? La mia risposta? Auspico – e mi prendo le mie

responsabilità – la creazione per la prima volta dopo la Liberazione, di un nuovo rischio, di un

nuovo ramo della sicurezza sociale, il quinto rischio” (traduzione mia)

256 Le Figaro, 26 ottobre 2015, http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2015/10/26/01016-

20151026ARTFIG00301-meurtre-de-laetitia-perrais-la-perpetuite-requise-contre-tony-

meilhon.php

257 TNS Sofres – Cotes de popularités des Présidents et Premiers ministres, Nicolas Sarkozy,

http://www.tns-sofres.com/dataviz?type=1&code_nom=sarkozy 97

98

CONCLUSIONE

“La politica è scrivere una storia condivisa da coloro che la fanno e coloro ai quali è destinata.

Non si forma un paese senza essere capaci di raccontare una storia”, ha dichiarato Henri Guaino

in una intervista a Le Monde, mentre riassumeva il ruolo da lui giocato nell’elezione

presidenziale [Salmon 2008, 170]. Tramite il racconto, il politico deve risvegliare emozioni

latenti, produrre identificazione, fare riferimento alla comunità a cui si rivolge e alle sue

speranze, e restituire, tramite la narrazione autobiografica, un’immagine di sé convincente.

Sarkozy, come altri leader tra cui Obama, Berlusconi e Bush, ha fatto largo uso della narrazione

per comunicare una certa visione del paese, del futuro e di sé stesso, già quando ricopriva il

ruolo da ministro dell’Interno.

A Place Beauvau, con l’aiuto di una équipe devota e ossessionata dalla cultura del risultato,

elabora una strategia comunicativa vincente che ne fa il protagonista indiscusso della scena

politica francese. Il suo parler vrai conquista l’opinione pubblica, e, a chi lo accusa di un

linguaggio inappropriato con quei “racaille” e “nettoyer au kärcher”, risponde prontamente

che bisogna finirla con l’ipocrisia e il politicamente corretto che impedisce di chiamare le cose

con il loro vero nome e di dar loro il vero significato. Sarkozy racconta, con le “parole vere”,

una realtà semplificata di opposizioni manichee: il giusto e lo sbagliato, il vero e il falso, il bene

e il male, dividendo la società in maniera netta, tra nous e eux. Quel nous inclusivo gli permette

di avvicinarsi al popolo francese e di portare con sé quella parte che lavora, che ama la Francia,

i “giusti” da proteggere, stanchi del lassismo sessantottino e di una sinistra che ha smesso di

stare dalla parte dei lavoratori. Sarkozy si pone come attore principale sulla scena, leader

volontaristico, che sa, che comprende e che tutto può sapere [Artufel e Duroux 2006, 55]: “je

sais”, “je connais”, “je comprends”, “j’ai voulu”. L’iperattivismo, il sorriso tirato sul viso, il

timbro di voce incisivo, il ritmo del discorso, lo sguardo dritto, la postura di un corpo affaticato

ma pronto a fare il passo successivo, rafforzano la sua immagine di uomo ambizioso e

determinato a fare la differenza e a rendere di nuovo la Francia grande. Il successo di Sarkozy

poggia anche su uno studio e una forte attenzione ai sondaggi di opinione. Non è un caso che i

temi affrontati e la modalità con cui si approccia ad essi, rispondano ai bisogni e alle richieste

dei francesi. Secondo un sondaggio TNS Sofres del gennaio 2006, i francesi ritengono

importante la capacità di un presidente di comprendere i loro problemi quotidiani, di prendere

99

258

decisioni, di ascoltare e di essere determinato . Tutti aspetti che Sarkozy riesce ad incarnare,

muovendosi iperattivamente sul territorio, visitando i luoghi dei drammi, dando l’impressione

di occuparsi personalmente di tutto. Quando reagisce con “le poing fermé” alle sommosse delle

banlieues del maggio 2005, risponde a quella fetta di popolazione inquieta riguardo la

situazione securitaria (quasi 3 francesi su 5 considerano l’insicurezza come un fenomeno che

259

non cessa di aggravarsi ). Quando si presenta come il presidente del potere d’acquisto,

risponde ai cittadini spaventati dalla situazione economica francese, tra le preoccupazioni

diffuse per la diminuzione del potere d’acquisto (44%) e per l’aumento della disoccupazione

260

(72%) . 261

In un clima così pessimista, come registrato dall’Eurobarometre 66 , e caratterizzato da una

disillusione verso i politici che hanno perso la credibilità circa la loro capacità di cambiare le

262

cose, trovare soluzioni e mantenere le promesse fatte , cambiamento e rottura con il passato

vengono chiamati a gran voce. Sarkozy riesce in questa rupture, elemento che diviene portante

nella sua narrazione. La rupture è con ciò che indebolisce, con la menzogna, con il

politicamente corretto, con il pensiero unico [Sarkozy 2007, 181 – 215] e con il suo

predecessore, Chirac, con il quale entra apertamente in conflitto. “Non è la rottura con la Francia

che amiamo […], è una rottura con […] il modo con cui facciamo politica da anni. È una rottura

con quest’immobilismo che va contro i nostri ideali, i nostri valori e una certa idea della

Francia.”, scrive in Témoignage [Ibidem, 181 – 183]. La rupture viene realizzata, oltre che a

livello concettuale, anche sul piano linguistico, rivendicando ancora quel parler vrai che lo

aveva caratterizzato negli anni precedenti, fatto di parole forti che i francesi non avevano mai

sentito pronunciare da un candidato presidente. Più le parole sono scioccanti, più esse vengono

ripetute, inserite in frasi brevi di poche subordinate, dirette ed incisive, volte ad impressionare

l’elettorato.

258 TNS Sofres, 30 gennaio 2006, http://www.tns-sofres.com/publications/les-attentes-des-

francais-a-legard-du-prochain-president-de-la-republique

259 TNS Sofres, 10 luglio 2006, http://www.tns-sofres.com/publications/observatoire-de-la-

securite-2006

260 TNS Sofres, 30 marzo 2005, http://www.tns-sofres.com/publications/les-preoccupations-

des-citoyens-consommateurs-mars-2005

261 Sondaggio Eurobarometre 66, Automne 2006, Rapport National France, Commissione

Europea

http://ec.europa.eu/COMMFrontOffice/PublicOpinion/index.cfm/Survey/getSurveyDetail/yea

rFrom/2006/yearTo/2006/surveyKy/584

262 Sondaggio di Le Monde cit. in Marchi 2007, 526 100

Ad un certo punto, però, qualcosa cambia: Sarkozy e il suo entourage si rendono conto che per

presentarsi come potenziale credibile futuro presidente, è necessario che i discorsi prendano

una piega diversa. Per questo motivo, dall’investitura a Porte de Versailles, il tono diventa più

pacato, l’immagine trasmessa un po’ più tranquilla, con l’obiettivo di mostrarsi diverso rispetto

al passato e ai suoi predecessori, ma allo stesso tempo capace di rassembler e di porsi al di

sopra delle parti. Sulla scia di De Gaulle, Sarkozy si dichiara “né di destra, né di sinistra ma per

la Francia” [Gentile 2008, 11]. Nel racconto della storia della France eternelle, infatti, entrano

eroi indipendentemente dalla riconducibilità ad una o all’altra appartenenza politica poiché “il

n'y a pas une histoire de France de droite et une de gauche, il y a une histoire de France car il

263

n'y a qu'une France” . I personaggi vengono offerti in una versione parziale e semplificata,

esaltati solo per alcuni frammenti della loro vita, di modo da essere utili al racconto e non

entrare in conflitto con le tematiche affrontate dal candidato: Jaurès, ad esempio, è citato nel

discorso di investitura del gennaio 2007 come intellettuale dreyfusardo e difensore del lavoro,

mentre vengono dimenticati i suoi studi su Marx. L’obiettivo di Sarkozy però non è dare una

versione accurata della storia di Francia, quanto piuttosto quello di restituire una propria visione

della storia francese, più fruibile, rassicurante, ed emozionante oltre che capace di suscitare

identificazione. Per questo nel racconto della France eternelle ampio spazio è dato anche alle

popolazioni locali, eredi di una gloria antica a dimenticata [Salmon 2009, 171]: la Normandia,

la Piccardia, l’Alsazia, insieme ad altre, vengono ringraziate per il loro valore storico

indimenticabile. L’inserimento di questi elementi storici nei discorsi di campagna è un

cambiamento suggerito da Henri Guaino, consigliere di Sarkozy, che ricopre un ruolo tra quello

dello spin doctor e quello dello “psicanalista” [Ventura 2012, 43].

Attento alle rilevazioni dei sondaggi e alle preoccupazioni dei francesi, non stupisce che i temi

centrali dei discorsi siano il lavoro e la sicurezza. Al lavoro viene dato un valore morale: la

frase “travailler plus pour gagner plus” non si riferisce soltanto al lavorare di più per ricevere

uno stipendio più alto, ma mira piuttosto a rivalorizzare il lavoro, dando la possibilità ad ognuno

di essere libero di lavorare di più e guadagnare di più per emanciparsi e per promuoversi

socialmente. Si scaglia contro le 35 ore, che svalorizzano il lavoro e demoralizzano la France

264

qui travaille . La meritocrazia e la responsabilità individuale sono elementi centrali, in

contrasto con l’assistenzialismo della gauche che produce “parassiti” [Bertrand, Dézé, Missika

263 “non c’è una storia di sinistra o una storia di destra, c’è una storia di Francia perché non

c’è che una Francia” (traduzione mia). Discorso http://sites.univ-

provence.fr/veronis/Discours2007/transcript.php?n=Sarkozy&p=2007-03-28

264 Le Monde, 22 gennaio 2007, http://www.lemonde.fr/societe/article/2007/01/22/la-valeur-

travail-au-dela-du-slogan-un-enjeu-de-societe_857949_3224.html 101

2007, 85]. Anche la sicurezza viene presentata come una questione di moralità: la sinistra viene

descritta come immorale perché prende le difese del truffatore, trovando scuse e spiegazioni

per chi non rispetta niente, accusando invece la polizia. In un clima di insicurezza crescente,

scagliarsi contro i truffatori e chi li difende si rivela l’impostazione vincente del problema.

Giunto all’Eliseo la strategia comunicativa del ministro e del candidato presidente, viene

adattata al nuovo ruolo istituzionale. La fiducia riposta in Sarkozy è molto alta, registrandosi

265

attorno al 65% e restando tale fino all’inizio dell’autunno 2007 . I buoni risultati nei sondaggi

non sono necessariamente da imputare ad uno “stato di grazia” dato dalla vittoria ancora recente

alle elezioni, quanto piuttosto a una comunicazione e ad un attivismo presidenziale molto

apprezzati, coerenti con la campagna appena conclusasi. L’apertura di diversi cantieri di

riforma, il dinamismo, l’onnipresenza sul territorio, la politica dell’ouverture e la grande

266

reattività del presidente, sono non solo apprezzate dall’elettorato di destra e di estrema destra ,

ma anche da parte di quello di sinistra. Gli elettori della gauche lo apprezzano perché

“énergique” e “courageux”: il 54% lo considera “proche de leurs préoccupations”, il 67%

267

“ouvert au dialogue” e il 59% lo vede come un presidente “rassembleur” . Queste percentuali

non vanno lette come un’adesione da parte dall’elettorato di sinistra, in disaccordo con la

visione presidenziale su svariate questioni tra cui l’immigrazione, la politica fiscale e il lavoro,

ma piuttosto come un apprezzamento nato anche grazie alla politica d’apertura nella

composizione del governo.

Con il passare dei mesi le cose cominciano a cambiare: se nel settembre 2007 il livello di fiducia

verso Sarkozy si registra ancora attorno al 64%, nel maggio 2008, in soli 8 mesi, c’è una brutale

268

caduta nei sondaggi di 32 punti percentuali . Il 2008 è un anno segnato dalla contestazione da

parte della stampa dell’opinione pubblica francese, scettica nel credere ad una reale possibilità

di cambiamento, delle riforme intraprese nel primo anno di presidenza e dall’arrivo della crisi

economica, nata negli Stati Uniti nel 2007 e acutizzatasi dopo il fallimento della Lehman

Brothers. Sarkozy, investito dalla crisi e dalle critiche, cerca di affrontare la situazione

265 TNS Sofres, 4 maggio 2011, http://www.tns-sofres.com/sites/default/files/2011.05.04-

sarkozy.pdf

266 I simpatizzanti di destra e di estrema destra lo sostengono, rispettivamente con il 90% e

l’80%, apprezzando l’attivismo del presidente. TNS Sofres, 4 maggio 2011, http://www.tns-

sofres.com/sites/default/files/2011.05.04-sarkozy.pdf

267 TNS Sofres, 28 agosto 2007, http://www.tns-sofres.com/publications/nicolas-sarkozy-le-

bilan-des-100-jours

268 TNS Sofres, 4 maggio 2011, http://www.tns-sofres.com/sites/default/files/2011.05.04-

sarkozy.pdf 102

proponendo una serie di riforme volte prima di tutto al contenimento dei danni di una recessione

economica senza precedenti. Si scaglia contro la finanza mondiale, da lui giudicata poco

“morale”, che ha bisogno di essere ripensata e controllata, puntando su una riabilitazione della

parte virtuosa del capitalismo. Questo, infatti, grazie alla concorrenza, permette di ridurre i

prezzi a vantaggio dei consumatori, quella del libero mercato e della valorizzazione di lavoro e

merito.

Le proposte di Sarkozy e le parole pronunciate a Tolone nel 2008 non sono però sufficienti a

frenare le critiche: tra le più gravi accuse rivolte a Sarkozy ci sono quelle riguardanti la

mancanza di risultati concreti nell’aumento del potere d’acquisto, punto forte della campagna

elettorale, e nella diminuzione dell’occupazione (la disoccupazione dall’8,8% è passata al 7,9%

269

nel 2008 ). Inoltre, l’iperattivismo e l’ipermediatizzazione del presidente cominciano ad

essere percepite come le cause principali di un’azione confusa e talvolta poco efficace. Dopo

dieci mesi di presidenza, la percentuale di chi pensa che il presidente sia troppo presente sui

media comincia a salire, passando dal 40% dell’agosto 2007 al 46% (figura 1).

Figura 1

“Diriez-vous que Nicolas Sarkozy est trop présent dans les médias ou qu’il a raison de vouloir expliquer en

permanence sa politique?” - TNS Sofres, 3 gennaio 2007, http://www.tns-

sofres.com/sites/default/files/031207_sarkozy.pdf

Ad essere sotto accusa è anche lo stile del nuovo capo di Stato, poco presidenziale e molto

bling-bling, che non esita a rendere pubblica la propria vita privata diventata quasi una soap

269 TNS Sofres, 4 maggio 2011, http://www.tns-sofres.com/sites/default/files/2011.05.04-

sarkozy.pdf 103

opera, tra il divorzio con Cécilia in ottobre e la liaison con Carla Bruni conclusasi con il

270

matrimonio nel febbraio del 2008 . “Sarkozy si è impigliato negli ingranaggi della

pipolisation quando invece l’arte di ogni presidenziabile e di ogni presidente in Francia riposa

proprio sulla abilità nel mostrare che ha un solido passato e possiede la maturità richiesta dalla

funzione” [Ventura 2012, 75]. Con Sarkozy, la pipolisation esplode e niente viene lasciato

segreto: le vacanze lussuose, gli allenamenti al parco, la sofferenza per la fine del matrimonio

con Cécilia e la successiva, quasi immediata, felicità durante le vacanze in Egitto accanto alla

nuova fiamma, poi moglie, Carla. Sarkozy rimane intrappolato nei meccanismi della

pipolisation, incapace di avere controllo assoluto sulla propria narrazione a causa, anche, di una

inflazione di contro-racconti, prodotti dai vecchi e dai nuovi media in lizza per assicurarsi il

successo della propria versione, e che nel tempo vanno a minare la credibilità presidenziale

[Salmon 2014, 110]. “Così come l’inflazione monetaria rovina la credibilità di una valuta,

l’inflazione di storie alla lunga erode la credibilità di un narratore politico” [Ibidem, 55].

Con il tempo le difficoltà economiche e sociali non fanno che aumentare: la disoccupazione

passa dal 7,9% dell’autunno del 2008 al 9,6% un anno dopo e la situazione economica

internazionale diviene disastrosa, tra la crisi greca e la dimostrazione d’impreparazione

dell’Unione Europea di fronte ad essa. A peggiorare la situazione si aggiungono anche diversi

scandali che investono il presidente e ne minano l’onestà, tra cui l’affaire Woerth-Betancourt.

I cambiamenti nella comunicazione e nella strategia politica sarkozysta nel 2008 possono essere

letti come un tentativo di rispondere alla fragilità di chi prima viene osannato e poi di colpo

criticato fino ad essere punito senza apparente possibilità di riscatto.

Se si osservano le curve di popolarità dei presidenti della Quinta Repubblica (figura 2), è

possibile notare che se in precedenza queste tendevano ad avere un andamento altalenante, con

Sarkozy la curva mostra invece una tendenza costante verso il basso [Ventura 2016, 108].

270 Un sondaggio effettuato da Opinionway per Le Figaro, realizzato a due settimane dal

matrimonio con la Bruni e a 4 mesi dal divorzio con Cécilia, evidenzia come la vita privata stia

danneggiando l’immagine e l’indice di gradimento del presidente. Le Figaro, 14 febbraio 2008,

http://www.lefigaro.fr/politique/2008/02/14/01002-20080214ARTFIG00604-la-vie-privee-

principal-reproche-fait-a-sarkozy.php 104

Figura 2

TNS Sofres, 4 gennaio 2011, http://www.tns-sofres.com/sites/default/files/2011.05.04-sarkozy.pdf

Questa perdita costante di fiducia è legata a due tipi di fenomeni: da una parte si lega

all’impotenza di Stati e presidenti di fronte alla crisi economica del 2008, dall’altra

all’iperpresidenza che per controllare l’agenda mediatica ha finito per romanzare il quinquennio

[Salmon 2014, 55]. Inoltre, è importante considerare il contesto in cui la presidenza di Sarkozy

si colloca: l’opinione pubblica francese appare, specialmente negli anni recenti, sempre più

sfiduciata [Ventura 2012, 108]. Come mette in luce lo studio di Cevipof, a partire dal 2009, la

mancanza di fiducia non si riversa solo verso le singole personalità politiche, ma anche nei

confronti delle istituzioni francesi e degli attori del sistema politico, tra cui i partiti (figura 3).

Se da una parte resta elevata quella riposta nelle istituzioni politiche locali, dall’altra il

presidente della Repubblica, il primo ministro e i deputati europei non ne godono di altrettanta.

Nel dicembre 2015 il 39% degli intervistati prova diffidenza nei confronti della politica, mentre

il 33% addirittura disgusto (23% nel 2010) [Ibidem, 109]. 105

Figura 3

Cevipof, Baromètre de la confiance politique, vagues 1-7

http://www.cevipof.com/fr/le-barometre-de-la-confiance-politique-du-cevipof/tendances/confiances/

Non stupisce che, dopo le critiche per l’eccessiva mediatizzazione, la nuova strategia messa in

atto da Sarkozy preveda il “far parlare gli altri”, concentrando la comunicazione presidenziale

e la copertura mediatica in contesti più ufficiali e istituzionali, in occasioni come il G8 e il

summit sulla crisi greca del 2011, limitando dichiarazioni e quindi la presenza sui media

[Ibidem, 76]. I riflettori vengono allontanati dalla vita privata, il presidente non fa più parlare

di sé per le cene al Fouquet’s o per le vacanze in yacht, in un tentativo di normalizzazione della

figura presidenziale. I discorsi tornano a concentrarsi sui temi rifugio di immigrazione e

sicurezza, decidendo di incarnare nuovamente il ruolo di primo flic de France piuttosto che del

presidente del potere d’acquisto. Nell’agosto 2010, dopo i disordini di Grenoble e la morte di

un Rom che aveva cercato di forzare un posto di blocco della polizia, pronuncia un discorso

rimasto famoso per il tono marziale utilizzato e per aver per la prima volta legato esplicitamente

il tema della delinquenza con quello dell’immigrazione. La droitisation della politica di

271

Sarkozy se da una parte mira a riavvicinare l’elettorato di estrema destra , dall’altra è causa

dell’allontanamento dell’elettorato di destra più moderato e dell’arrivo di una pioggia di critiche

da parte di quello della sinistra, che prima per qualche aspetto lo aveva apprezzato.

271 in questo allontanamento gioca un ruolo fondamentale l’elezione nel gennaio 2011 di Marine

Le Pen a leader del Front National 106

I cambiamenti apportati da Sarkozy nel tentativo di restituire una immagine più consona al

ruolo ricoperto, di affrontare la crisi economica e di riavvicinare parte dell’elettorato che lo

aveva sostenuto, non danno i frutti sperati. Per incarnare meglio ciò che i cittadini si aspettano

da un presidente della Repubblica, Sarkozy perde quegli elementi che davano forza ed efficacia

alle sue parole. I discorsi del 2007 non erano solo false promesse elettorali, ma una vera e

propria pretesa di azione sulla realtà e indici di una forte volontà di cambiamento. “Je veux être

le président de…”, ripete 170 volte Sarkozy nel solo 2007 [Mayaffre 2012, 177]. Nel 2012 però,

queste dichiarazioni di intento si scontrano con le realizzazioni e i fallimenti del quinquennato:

al candidato della rupture, del cambiamento, delle decisioni, si sostituisce un presidente che è

272

costretto a “dire la verità ai francesi” , rassegnato al “dover fare”. Ciò che si nota analizzando

i discorsi del quinquennato è il cambiamento dello storytelling sarkozysta: se nel primo anno

di presidenza è in linea con quello di campagna per intensità, questioni affrontate e pathos

carismatico, nel tempo questo perde di tono ed efficacia, anche se alcune caratteristiche del

discorso rimangono, come il riferimento alla storia della France eternelle. I discorsi sempre più

spesso sono concentrati sulla necessità di rispondere alle critiche dell’opinione pubblica e della

273

stampa, continue ed incessanti, e le proposte fatte sembrano incantatorie e finte .

Sarkozy ha trasgredito nel linguaggio, nei gesti e nella fisionomia, ed è andato contro ciò che i

francesi si aspettano da un presidente: l’eccessiva esposizione mediatica, i comportamenti da

personaggio dello star system e la fine del periodo da rassembleur dato da un marcato

spostamento a destra, sono aspetti che hanno giocato un ruolo importante nella sconfitta alle

successive elezioni, a favore del candidato “normale” François Hollande.

272 Le Nouvel Observateur, 20 settembre 2008,

http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/20080925.OBS2654/sarkozy-la-crise-aura-des-

consequences-sur-la-croissance-l-emploi-et-le-pouvoir-d-achat.html

273 Libération, 2 dicembre 2011, http://www.liberation.fr/france/2011/12/02/sarkozy-a-toulon-

un-discours-d-amnesie_779033 107

DISCORSI ANALIZZATI

Discorso a Seine-Saint-Denis, 7 maggio 2002

Discorso di Parigi ai direttori e responsabili della polizia nazionale, 26 giugno 2002

Discorso all’Assemblea Nazionale, 16 luglio 2002

Discorso a Martigues, 14 settembre 2002

Intervista televisiva (100 minutes pour convaincre), 9 dicembre 2002

Intervista televisiva (France 2), 6 marzo 2003

Discorso a Parigi, 13 aprile 2004

Discorso a La Baule, 16 luglio 2004

Intervista televisiva (100 minutes pour convaincre), 31 marzo 2005

Discorso a Nimes, 9 maggio 2006

Discorso al Senato, 6 giugno 2006

Discorso di investitura a Porte de Versailles, 14 gennaio 2007

Discorso a Saint-Quentin, 25 gennaio 2007

Discorso a Maison – Alfort, 2 febbraio 2007

Discorso a Strasburgo, 21 febbraio 2007

Discorso a Perpignan, 23 febbraio 2007

Discorso a Bordeaux, 1 marzo 2007

Discorso a Caen, 9 marzo 2007

Discorso a Nantes, 15 marzo 2007

Discorso a Lille, 28 marzo 2007

Discorso a Nizza, 30 marzo 2007

Discorso a Tolosa, 12 aprile 2007

Discorso a Meaux, 13 aprile 2007

Discorso a Metz, 17 aprile 2007

Discorso di Digione, 23 aprile 2007

Discorso a Bercy, 29 aprile 2007

Dibattito televisivo tra Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy, 2 maggio 2007

Discorso a Le Havre, 29 maggio 2007

Discorso in Corsica, 28 agosto 2007

Discorso all’Eliseo, 20 giugno 2007

Intervista televisiva, 29 novembre 2007

Discorso nella basilica di San Giovanni in Laterano, 20 dicembre 2007 108

Auguri di capodanno, 31 dicembre 2007

Conferenza stampa, 8 gennaio 2008

Discorso a Parigi, 8 gennaio 2008

Intervista televisiva (France 3), 30 giugno 2008

Discorso a Tolone, 25 settembre 2008

Discorso a Parigi, 13 febbraio 2009

Intervista televisiva (Europe 1), 1 aprile 2009

Discorso al Parlamento riunito in Congresso, 22 giugno 2009

Intervista a Le Figaro, 15 ottobre 2009

Discorso di Grenoble, 30 luglio 2010

Intervista televisiva, 16 ottobre 2010

Intervista televisiva (Canal +), 16 novembre 2010

Discorso a Bobigny, 20 aprile 2010

Intervista televisiva con Obama (TF1), 4 novembre 2011

Discorso a Bordeaux, 15 novembre 2011

Discorso di Tolone, 1 dicembre 2011 109


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in mass media e politica
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cla.gonnellisocial di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Leadership e comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Ventura Sofia.

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