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Alma Mater Studiorum Università di Bologna

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DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA E COMUNICAZIONE FILCOM

·

Corso di Laurea magistrale in Scienze Filosofiche LM-78

KANT E IL NEWTONIANESIMO

Spazio, tempo e analogia

Relatore: Laureando:

Chiar.ma Prof.ssa Paolo Sciarretta

Annarita Angelini

Anno Accademico 2020/2021

Newton e Kant:

Spazio, tempo e principio di analogia

Paolo Sciarretta

marzo 2022 Dedica

Abstract

contenuto in inglese

Sommario

I concetti di spazio, tempo e analogia, fili rossi di un dibattito trasversale tra scienza

e filosofia in epoca moderna, risultano essere un costante motivo di confronto tra fisica

e filosofia. Dopo una breve analisi del pensiero di Newton e Hume, verranno ripercorsi

i principali snodi storico-concettuali dell’eredità di Newton, attraverso una ricostruzione

delle principali correnti del newtonianesimo europeo — dai philosophes a Hume — che

hanno avuto un’influenza più o meno diretta con Kant, prestando particolare attenzione

alle regulae philosophandi e all’uso del principio di analogia e dell’induzione.

Successivamente, verranno ripercorsi i legami teorici tra fisica e gnoseologia attraverso

i concetti di spazio e tempo, a partire dagli scritti giovanili kantiani. Dell’incontro-scontro

tra Newton e Kant verrà analizzato il modo in cui la prospettiva kantiana muti progressiva-

mente innestando nella filosofia trascendentale spunti di riflessione provenienti dal dibattito

fisico e scientifico dell’epoca.

Infine, si ripercorrerà la via interpretativa secondo la quale il tentativo kantiano di sus-

sunzione dei residui conoscitivi in un unico sistema mira a costituire una nuova sintesi ri-

spetto alla prima critica. Sotto il segno di un’unità sistematica tra la prima e la terza critica,

si vedrà come il concetto di analogia, evoluto e rivisitato appositamente per quest’ultima,

assumerà un significato metodologico centrale sul piano della finalità naturale e morale.

Kant, Newton, spazio, tempo, causalità, induzione, analogia,

Keywords:

fisicoteologia

Indice

1 Newton e il newtonianesimo 1

1.1 Le . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1

regulae philosophandi

1.2 Hume, il “Newton della morale”? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8

1.2.1 Newton e Hume . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9

1.2.2 Hume e Kant . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14

2 Lo spazio e il tempo oltre Newton 22

2.1 Il newtonianesimo dei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22

philosophes

2.2 La fisica degli scritti giovanili . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29

3 Fisica e gnoseologia nella KdRV 32

3.1 Verso le forme pure di S e T . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32

3.2 Spazio e tempo nella . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35

KdRV

3.2.1 Lo spazio dell’estetica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35

3.2.2 Il tempo dell’estetica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37

3.2.3 e di spazio e tempo . . . . . . . . . . . . 40

Realität Wirklichkeit

3.2.4 Spazio e tempo: l’esito del confronto con Newton . . . . . . . 45

3.3 Schema e anticipazioni della percezione . . . . . . . . . . . . . . . . . 51

3.4 Analogie dell’esperienza: tempo e causalità . . . . . . . . . . . . . . . 53

4 Principio di analogia nella KdU 55

4.1 L’architettonica come forma di continuità . . . . . . . . . . . . . . . . 55

4.2 Il problema logico dell’analogia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56

4.3 L’analogia come inferenza del giudizio . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56

4.4 Euristica e fisicoteologia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 57

5 Questioni aperte 59

6

Bibliografia i

Prefazione

Lo su temi di spazio, tempo, causalità, analogia e induzione non solo

standpoint

è determinante rispetto al modo in cui i temi vengono affrontati, ma nasce, per

definizione, da due prospettive distinte. L’idea di attaccare la natura con metodo

scientifico e linguaggio matematico è ben diversa dall’individuazione dei limiti del-

la ragione in forma critica. Tuttavia, la convergenza fisico-filosofica sembra essere

necessaria per due motivi: in prima battuta, per valutarne la portata su pensie-

ro kantiano attorno all’asse Newton-philosophes-Hume; secondariamente, in quanto

innervata di trasversalità e mutue ingerenze di cui se ne vogliono cogliere le radici

storico-concettuali; e, non ultimo, per l’estrema varietà della trattazione di temi co-

me spazio, tempo causalità, analogia e induzione dovuta ad un’intrinseca ricchezza

epistemologica del tutto lontana da quella di concetti-relitto di un’età tramontata.

Di certo, gli effetti dell’eredità newtoniana sono tutt’ora tangibili, soprattutto se si

considera l’influenza che il mondo di Newton, con il suo perenne sviluppo, ha avuto

nell’immagine che molti di noi hanno dell’universo.

L’obiettivo del presente studio consta nel toccare i principali snodi teorici che

intaccano, più o meno direttamente, le riflessioni kantiane. Tenere i concetti al

passo della storia e del contesto dovrebbe evitare il per cui sarebbe da un

bias

lato l’ampiezza dei temi, e dall’altro la selezione accurata degli argomenti a far

risultare Kant un newtoniano o Newton un anti-kantiano e viceversa.

ante litteram,

Il confronto testuale vuole qui collegare spunti di riflessione senza la pretesa di

stabilire una precisa eredità newtoniana su Kant, ma soltanto una rete concettuale,

non spuria di cortocircuiti, che permea, ora come allora, il dibattito scientifico.

i

Capitolo 1

Newton e il newtonianesimo

Non sono ancora riuscito a dedurre dai fenomeni

la causa di queste proprietà della gravità e hypoteses non fingo.

Qualunque cosa che non si deduce dai fenomeni

deve essere chiamata ipotesi;

e le ipotesi, sia metafisiche, sia fisiche,

sia delle qualità occulte, sia meccaniche

non hanno spazio nella filosofia sperimentale.

(Principia, Scolio generale, p.95)

regulae philosophandi

1.1 Le

L’avversione di Newton rispetto alle ipotesi è uno stereotipo che riflette un ideale

newtoniano di stampo positivista che non tiene conto né delle evidenze storiche,

né delle reali inclinazioni filosofiche del fisico inglese. Sebbene il primo paragrafo

dell’Optice e il passo dello sopra citato sembrano non lasciare spazio ad

1 Scholium

interpretazioni diverse, non si può ignorare uno dei cambiamenti più radicali tra la

prima e la seconda edizione dei se nella prima le

Principia: regulae philosohandi

erano inframezzate dalla descrizione del sistema solare sotto il nome di Hypoteses,

nella seconda i principi metodologici e le ipotesi descrittive dei pianeti vengono

suddivise, fin dal paratesto, rispettivamente in e — come si può

rules phaenomena

evincere dalla “gesuitica” traduzione inglese del 1729.

1 «Mi propongo, in questo libro, non di spiegare le proprietà della luce delle ipotesi, bensì di

provarle con le ragioni e gli esperimenti.» 1

1. Newton e il newtonianesimo 1.1. Le regulae philosophandi

Sfortunatamente, le varie stampe dei non conservano in nota o a mar-

Principia

gine le scelte editoriali operate dal suo autore, né fino ad ora è stato compiuto un

lavoro filologico di confronto testuale tra le varie pubblicazioni dell’opera. Eppure,

l’evoluzione di pensiero che emerge dai manoscritti, accuratamente sintetizzata da

, è necessaria per capire il percorso mentale che culmina nelle tre edizioni

2

Koyré

dell’opera (1687, 1713, 1726). Qui di seguito elenco le regole nella versione della

seconda edizione :

3 4

REGOLA I (Principio di parsimonia)

Delle cose naturali non devono essere ammesse cause più numerose di quelle

che sono vere e bastano a spiegare i fenomeni.

Causas rerum naturalium non plures admitti debere, quam quae et, verae sint

et earum phaenomenis explicandis sufficiant.

REGOLA II (Principio di generalizzazione analogico-causale)

Perciò le cause degli effetti naturali del medesimo genere sono le stesse.

Ideoque effectuum naturalium ejusdem generis eaedem sunt causae.

REGOLA III (Dalle qualità dei corpi ai principi generali)

5

Le qualità dei corpi che non possono essere aumentate e diminuite, e quelle

che appartengono a tutti i corpi sui quali è possibile compiere esperimenti,

devono essere ritenute qualità di tutti i corpi.

Quatitates corporum quae intendi et remitti nequeunt, quam quaeque corpori-

bus omnibus competunt in quibus experimenta instituere licet, pro qualitatibus

corporum universorum habendae sunt.

Delle quella alla quale, stando alla prefazione di Cotes, si deve prestare

regulae

più attenzione è la seconda, in quanto «assioma per eccellenza» di tutta la filo-

sofia; secondo «dogmatica, seppure per altri aspetti, era risultata anche

Gilardi,

2 Newtonian studies; trad. it. Studi Newtoniani, Einaudi, Torino 1983, VI.

Alexandre Koyré,

Le Regulae philosophandi di Newton, pp. 291-303.

3 La scelta di riportare la seconda edizione e non la prima, dipende dal fatto che soltanto in

quest’ultima Newton separò le regole del pensiero dalle altre ipotesi sul sistema solare. Inoltre,

com’è noto, nella seconda edizione vi è l’aggiunta Scholium generale e cambiamenti sensibili rispetto

alla prima che, peraltro, ebbe una tiratura limitatissima. Nelle versioni alla seconda edizione ci

saranno varianti che non cambieranno né l’ordine, né la struttura interna del testo.

4 Le parentesi sono una mia aggiunta.

5 Le qualità dei corpi secondo Newton sono l’estensione, la durezza, l’impenetrabilità e la

mobilità. Lo sarebbe anche la gravitazione se la si potesse sperimentare costantemente.

2

1. Newton e il newtonianesimo 1.1. Le regulae philosophandi

la formulazione originaria della II regola, quella del 1687: in essa infatti Newton

aveva fatto tutt’uno tra descrizione e prescrizione, senza considerare la possibilità

di un duplice piano dell’analogia, ovvero di un suo manifestarsi a livelli distinti e

non necessariamente interdipendenti» . Infatti nella terza edizione dei

6 Principia,

curata dal Pemberton e pubblicata nel 1726, la seconda subì

regula philosophandi

una modifica sostanziale:

Perciò, finché può essere fatto, le medesime cause vanno attribuite ad effetti

naturali dello stesso genere.

Ideoque effectuum naturalium ejusdem generis eaedem assignandae sunt cau-

sae, quatenus fieri potest.

Prima di formulare il celebre Newton tentò una serie di

quatenus fieri potest,

varianti della seconda versione. In ordine cronologico:

• al posto di vi era

assignande assumendae;

• tentò di aggiungere le parole: «nisi quatenus diversitas ex phaenominis pate-

facta sit, hae causae phaenomenis explicandis sufficiant»

• sostituisce il precedente periodo con: «nisi con «nisi

quatenus diversitas» forte

diversitas aliqua»;

• elimina la precedente modifica scrivendo al suo posto: «nisi diversitas aliqua

ex phaenomenis patefacta sit»;

• Si arrese al «quatenus fieri potest».

Lo sforzo per evitare la versione a stampa della II edizione e delle successive

sembra essere consistente. Infatti, quale sarebbe il criterio secondo il quale una filo-

sofia sperimentale sarebbe legittimata ad assumere le cause come un dato a ?

priori

Come potrebbe una generica dei fenomeni — in qualche modo (aliqua)

diversitas

(resa accessibile, svelata, manifestata) — essere enunciata come un saldo

patefacta

e certo principio metodologico? Se Newton non avesse apportato le suddette modifi-

che, si sarebbero venute a porre questioni non di poco conto sulla legittimità di uno

dei passi più letti proprio dai filosofi. Infatti, quale sarebbe stato il discrimine della

6 «Hume Newton e il “Principio di analogia”», Rivista di filosofia neo-

Roberto Gilardi,

scolastica, vol. 80, 1 (1988), pp. 63-104, p. 72. 3

1. Newton e il newtonianesimo 1.1. Le regulae philosophandi

che avrebbe permesso di distinguere ed ordinare effetti secondo causalità?

diversitas

In che senso i fenomeni avrebbero reso accessibile la generalizzazione a cause dello

stesso genere? Sono i fenomeni a contenere le leggi della natura o le cause generali

vanno riconfigurate in base ai corrispettivi fenomenici?

Non è questa la sede per rispondere ad ognuna di queste domande. Sta di fatto

che l’universo newtoniano non soffre del vizio di realismo ingenuo: sembra che non

vi sia un ordine immediatamente corrispondente tra il piano oggettivo delle cose e

quello soggettivo delle idee. In altre parole, il mondo di Newton è sì idealizzato

e conforme ad essere matematizzato, ma tale processo non è spontaneo: si dovrà,

infatti, seguire la seconda regola come principio metodologico, poiché non è detto

che ad uguali effetti corrispondano uguali cause . Ecco che il piano emi-

7

a priori

nentemente prescrittivo della regola emerge sul piano ipotetico-descrittivo. Vale a

dire, il compito del filosofo della natura consiste nello sforzo teorico di riconoscere

empiricamente il genere a cui appartengono gli effetti per poi sussumere quest’ultimi

a cause definite dal genere in questione.

Quel che è assolutamente vietato è correggere i risultati imperfetti che proven-

gono da un certa casistica fenomenica osservabile e misurabile per mezzo di ipotesi.

Infatti, stando alla terza regola, la gravità stessa è considerata come una proprietà

osservabile sperimentalmente e, tuttavia, non insita nei corpi materiali, come inve-

ce lo è l’inerzia. Detto altrimenti, a partire dai principi del moto e dall’esperienza

scientifica (ipotesi, osservazione, misurazione, esperimento) posso inferire, per ana-

logia, che dal moto della luna intorno alla terra e al sole — descritto attraverso la

e spiegato con l’esistenza della forza

legge di gravitazione universale m m

=

F G 1 2

2

r

di attrazione reciproca —, si può ammettere la gravità come principio universale,

valido anche per il medio e il microscopico.

Comincia a prendere senso il celebre motto newtoniano secondo il quale hypo-

Newton non intende escludere le ipotesi dalla ricerca scientifica

theses non fingo.

come presupposto fondamentale di una teoria, ma si ripromette di non servirsi di

finzioni per determinare un universo insondabile empiricamente. Non si possono ex

compiere inferenze sperimentali. In altre parole, non si può, dunque, adottare

falso

un’immagine del mondo non conforme alla realtà per poi ottenere sperimentalmente

buone previsioni, come nel caso della teoria tolemaica e dei calcoli di Ticone.

Insomma, le ipotesi che non hanno un riscontro sperimentale sono bandite; quello

7 Ibidem. 4

1. Newton e il newtonianesimo 1.1. Le regulae philosophandi

che lo hanno sono ammesse. Di qui la polisemia del termine “ipotesi”. Per Newton,

la parola “ipotesi” si dice in molti sensi. Essa può essere una:

• congettura, chimera della mente non verificabile sperimentalmen-

supposition,

te;

• spiegazione valida solo per un particolare tipo di fenomeno;

ad hoc

• inferenza derivante da evidenze sperimentali.

Dunque, ammettere l’ipotesi secondo le prime due accezioni significherebbe “finge-

re” ipotesi. Infatti, soltanto nell’ultimo senso, l’ipotesi non solo è concessa ma è

fondativa della spiegazione scientifica.

Per quanto riguarda l’ipotesi della gravità, mai definita tale da Newton , si hanno

8

buone ragioni per ammetterla come causa generale dell’attrazione reciproca dei corpi

perché le prove fisico-matematiche, dimostrabili induttivamente, reggono l’ipotesi;

e, viceversa, le ipotesi trovano una conferma sperimentale. Come corollario, si ha

che se non si può sempre fornire una legge che spieghi i fenomeni attraverso la

causalità naturale risulta impossibile fare a meno dell’inferenza induttiva. Tale

imprescindibilità va giustificata: a partire dal 1726, anno della morte di Newton,

alle tre regole se ne aggiunse una quarta.

REGOLA IV (Ineliminativismo dell’inferenza induttiva)

Nella filosofia sperimentale, le proposizioni ricavate per induzione dai feno-

meni, devono, nonostante le ipotesi contrarie, essere considerate vere o ri-

gorosamente o quanto più possibile, finché non interverranno altri fenomeni,

mediante i quali o sono rese più esatte o vengono assoggettate a eccezioni.

Questo deve essere fatto affinché l’argomento dell’induzione non sia eliminato

mediante ipotesi.

In philosophia experimentali contra propositiones ex phaenomenis per induc-

tionem collectas non sunt disputandum ab Hypothesibus. Nam si argumenta ab

Hypothesibus contra Inductiones 3 admitterentur, argumenta inductionum in

quibus tota philosophia experimentalis fundatur per hypotheses contrarias sem-

per everti possent. Si propositio aliqua per inductionem collecta nondum sit

8 A conclusione della discussione della III regula, Newton scrive: «Non affermo affatto che la

gravità sia essenziale ai corpi. Con forza insita, intendo solo la forza d’inerzia. Questa è immutabile.

La gravità allontanandosi dalla terra, diminuisce». Dunque la gravità, a differenza dell’inerzia, non

è insita nei corpi ma è il risultato di una relazione tra corpi definita da un’equazione: per questo

motivo non è altro che una «forza matematica». 5

1. Newton e il newtonianesimo 1.1. Le regulae philosophandi

satis accu

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Glp01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Stanghellini Giovanni.
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