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I luoghi dell'abbandono come risorsa paesaggistica

Tesi di fondamenti di progettazione architettonica. Analisi della aree dismesse all'interno del comune di milano utilizzate per riscoprire la città con una nuova risorsa paesaggistica attraverso lo studio dei lavori di pietro porcinai. tesi che è stata valutata con il massimo dei punti dalla commissione

Materia di Fondamenti di progettazione architettonica relatore Prof. P. Mestriner

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ESTRATTO DOCUMENTO

Aree delimitate da barriere infrastrutturali

Tessuto urbano consolidato

Cintura ferroviaria

Localizzazione di aree delimitate da barriere mente localizzate in zone fortemente urbanizzate attualmente

infrastrutturali edificate che si intende liberare attraverso una demolizione delle

volumetrie esistenti, per restituire uno spazio aperto alla città.

Vengono considerate aree di risulta data la loro dimensione e lo

scarso irraggiamento e quindi restano inutilizzate;

- I vuoti urbani di grandi dimensioni, che non si presentano

come dei vuoti nella cortina edilizia bensì come degli interi isolati

lasciati liberi, nei quali non vi sono barriere architettoniche

rilevanti.

Per ognuno di questi temi sono stati prodotti dei grafici che

mostrano, per ogni singola categoria, la localizzazione delle

aree trattate. Ai grafici sono affiancati delle sezioni che intendo-

no illustrare in modo più chiaro la tipologia di area che si sta

studiando. Grazie a questo lavoro è stato possibile individuare

varie opzioni di intervento, sia per modalità che per localizzazio-

ne, diverse a seconda delle aree individuate.

Nel grafico riguardante le annessioni ai grandi parchi milanesi si

20 Vuoti urbani interstiziali

Tessuto urbano consolidato

Localizzazione dei vuoti urbani interstiziali

possono visualizzare quindi le aree che si inseriscono nel Parco

Sud e nella zona di Milano Due. Quest’ultime sono localizzate

tutte verso il lato est e sud-est del comune di Milano. Le suddet-

te aree hanno una vastissima estensione superficiale e sostitui-

scono aree semi costruite ormai abbandonate da tempo, le

forme che assumono sono in alcuni casi semplici e altre volte

molto articolate, questo dipende proprio dal contesto urbano in

cui ci si trova.

Il terzo grafico, quello riguardante le aree localizzate vicino agli

scali ferroviari, evidenzia tutta la maglia ferroviaria della città e

rappresenta le superfici che vanno a occupare alcuni scali non

più utilizzati. Queste aree, seguendo la conformazione dei binari,

si sviluppano principalmente in lunghezza, di conseguenza

coprono una grande superficie in modo lineare. Tutti gli scali

ferroviari della città sono caratterizzati dalla presenza di questi

luoghi ricchi di potenziale, e sicuramente possono fornire a

Milano un'occasione fondamentale di miglioramento e di 21

Vuoto urbano di grandi dimensioni

Tessuto urbano consolidato

Localizzazione di vuoti urbani di grandi dimensioni rinascita se sfruttati adeguatamente. L'area con la superficie

verde riconvertibile maggiore è quella adiacente a Porta Garibal-

di, ma come si può vedere nel grafico anche lo scalo della

Stazione Centrale, di Lambrate, di Porta Romana e infine di

Porta Genova potranno avere grandi zone verdi parallele ai

binari. È dunque evidente come gli scali ferroviari siano una

realtà preponderate e sicuramente possono essere uno spunto

per una profonda riflessione sul valore che i luoghi dell'abban-

dono possono avere per la città.

Nello schema della categoria dei vuoti urbani interstiziali sono

presenti tutte le aree di piccole dimensioni localizzate all’interno

della città consolidata. Nello schema si vedono queste piccole

aree localizzate puntualmente in tutte le zone della città. Le zone

che contano più vuoti urbani interstiziali riconvertibili sono le

zone 3 e 4. Una difficoltà che presentano queste aree è proprio

la forma con la quale si sviluppano: essendo spazi di risulta

hanno spesso conformazioni molto difficili da riorganizzare o da

22 progettare.

Infine, il grafico riguardante i vuoti urbani di grandi dimensioni,

proprio per l'estensione elevata di questi luoghi, rappresenta

elementi puntuali all’interno di tutta la città. Si sviluppano princi-

palmente nella fascia centrale che attraversa verticalmente tutta

la metropoli. Molto spesso queste aree erano adibite a vecchie

caserme in disuso da molti anni.

L'analisi e la sintesi dei ha dunque

luoghi dell'abbandono

permesso di conoscere profondamente questi spazi, compren-

dendone così il forte potenziale e potendo formulare delle ipote-

si d'intervento adeguate, coerenti e calibrate sulle diverse carat-

teristiche che questi spazi presentano. È infatti importante,

prima di stabilire come intervenire, studiare a fondo e analizzare

le aree individuate, per comprenderne le peculiarità e le poten-

zialità, senza trascurare il discorso più grande in cui le stesse si

inseriscono. Non bisogna perdere di vista l'obiettivo che questa

ricerca si pone, ovvero quello di restituire alla città di Milano la

dimensione verde perduta. Se si tiene bene a mente qual è lo

scopo della ricerca, allora si potrà percorrere la strada più giusta

e coerente con gli obiettivi prefissati, riuscendo così a ritrovare,

nei quel valore naturalistico che l'urba-

luoghi dell'abbandono,

nizzazione estrema ha fatto perdere alla città. 23

Attraverso l’analisi dei si è compreso la

luoghi dell’abbandono

necessità che la città di Milano ha di aree verdi. Sfruttando

questi luoghi si vuole ricostruire il rapporto originario che la città

aveva con il suo intorno, utilizzandoli come risorsa paesaggisti-

ca primaria che potrà connettere e dunque migliorare quella già

presente. Proprio per questi motivi è stato deciso di prendere

ad esempio i lavori di Pietro Porcinai.

Prima di tutto egli è stato uno dei pochi architetti italiani che ha

raccolto l’enorme eredità tramandataci in campo paesaggistico

e che l’abbia saputa trasformare con una nuova sensibilità

moderna senza quindi deturparla, rendendole di nuovo un fasci-

no che solo pochi hanno saputo ricreare. Porcinai ha saputo

contestualizzare nuovamente le vecchie tecniche e le vecchie

tradizioni donando loro una nuova vita, facendo si che si potes-

se apprezzarle nuovamente, avvicinandole ai gusti del XX

secolo. Inoltre ha introdotto temi più che mai odierni, come

l’importanza di vivere a contatto con il verde. Egli infatti sostene-

va che:

“Il verde va inteso come tessuto connettivo dell’ambiente umano

dove le opere di architettura sono invece le cellule. E come la fisiolo- 15

gia insegna, è il tessuto connettivo che alimenta le cellule medesime”

Con questa frase Porcinai ha brevemente illustrato l’importanza

delle aree verdi all’interno del tessuto urbano consolidato, sia ad

uso pubblico che privato, un bisogno che come si è visto prece-

dentemente Milano ha e che sta cercando di risolvere per resti-

tuire al cittadino una città più vivibile, gradevole e salutare.

Il nuovo tessuto connettivo potrebbero essere proprio questi

che, andrebbero a svulippare una fitta

luoghi dell’abbandono

rete di verde urbano, permettendo alla città di riacquisire un

valore paesaggistico. Un valore che Milano ha perso da anni a

causa di un consumo di suolo sproporzionato e puntuale.

La mancanza di un coordinamento tra gli interventi e di scelte

progettuali basate su scopi e obiettivi comuni ha dunque causa-

to uno spreco ingente di terreno che genera, tutt’oggi, numero-

se problematiche ecologiche e ambientali.

Risulta chiara la necessità, per la città, di proposte architettoni-

co-progettuali condivisibili che tengano conto dei bisogni

presenti all’interno di ogni zona, ma che propongano delle linee

guida da seguire affrontando in modo sostenibile temi ambien-

tali e paesaggistici. 25

Molto si parla di paesaggio, con una certa confusione, ma

molto poco si parla di progetto, che del paesaggio è , come si

è stato appena affermato, un attività fondamentale. Porcinai

quindi è proposto alla nostra attenzione come un testimone

della storia più recente di paesaggio italiano, proprio attraverso

il progetto, per lo spessore di opere che affrontano molti temi e

come esempio che dobbiamo ripercorrere per saper vedere ciò

che il paesaggio italiano potrebbe e dovrebbe essere. Si può

Pietro Porcinai quindi affermare che Porcinai abbia contribuito a formare il

paesaggio italiano moderno, ha infatti evocato e sensibilizzato

verso temi quali l’ecologia, ancora del tutto estranea alla nostra

cultura, la storia e le tradizioni del luogo, sempre presenti in ogni

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suo lavoro.

Porcinai con il suo immenso lavoro ci si offre come esempio da

seguire, che è di grande importanza per il nostro Paese, essere

radicati nelle tradizioni dei nostri luoghi e allo stesso tempo

essere cittadini del mondo per riscoprire pratiche con spunti

originali. Il suo è un approccio insieme classico e moderno che

segue in modo libero la propria ispirazione da tema a tema

guidato da un’idea semplicissima, eppure difficilmente trasmis-

sibile: la sintonia con la Natura.

Pietro Porcinai, 1910-1936

La trattazione dell’opera di Porcinai è stata qui divisa in tre

periodi, corrispondenti a diverse sedi di studio e a diversi modi

di svolgere la professione. Prima di affrontare i tre periodi

progettuale dell’architetto però ci si è soffermati sugli anni della

sua formazione, anni che hanno senza dubbio influenzato in

modo radicale tutta la sua carriera professionale. Il primo è il

periodo giovanile, durante il quale Porcinai lavora presso un

vivaio pistoiese e comincia l’attività in proprio.

Nel secondo periodo Porcinai collabora in comune con altre

due figure nello studio che sono Baroni e Tempestini.

Nel terzo periodo Porcinai è di nuovo solo e sposta il proprio

17

studio in Villa Rondinelli, sulla collina di Fiesole.

Gli anni di formazione, 1920-1930

Le prime nozioni su piante e fiori li apprese dal padre, Martino,

che possedeva un vivaio a Firenze dopo essere stato capogiar-

diniere della Villa Gamberaia a Settignano. Il giovane Porcinai

tornò numerose volte in questi giardini e proprio qui ebbe i primi

contatti con una società raffinata, colta che lo affascinò e per

questo ne fu attratto per tutta la sua vita.

26 Ottenuto il diploma in agraria nel 1927 partì per la Germania e

successivamente per il Belgio a fare pratica di tecniche colturali

presso alcuni vivai.

In Belgio apprende la teoria del “giardino costruito” di derivazio-

ne classica ma mediata con la tradizione naturalistica che

mirava ad una nuova integrazione della casa con il giardino

secondo linee regolari ma non necessariamente simmetriche,

suddividendolo in settori autonomi, distribuito su livelli diversi

ottenuti con la costruzione di piccoli muri di sostegno.

In questi paesi, a partire dal giardino Jugendstil e da quello di

Olbrich fino ad arrivare al Werkbund, si era sviluppato un forte

sentimento per la conservazione della natura e dei suoi valori

come elemento indispensabile nella nuova visione sociale

dell’architettura che trovava nel parco pubblico un’occasione

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per rispondere ai bisogni della popolazione. In Germania acquisì Esempio di giardino Jugendstil

informazioni riguardanti i principi dell’ecologia e della fitosociolo- Villa Jude a Kromeriz, Repubblica Ceca

gia, l’uso di piante perenni in progetti di giardini e parchi di

impianto semplice e lineare che tengono conto dei cambiamenti

della società e dei suoi bisogni. In Italia si era lontani dal giardino

dell’avvenire, funzionale e utile, così come si era lontani

dall’attenzione per il paesaggio.

Una volta tornato in Italia Porcinai ritiene dunque doveroso far

conoscere i principi innovativi che ha appreso, legati non solo al

disegno estetico del giardino, ma integrati nell’evoluzione natu-

rale, con attenzione al degrado ambientale. Inizia quindi a inse-

gnare presso l’Istituto di agraria a Firenze. Fin dai primi progetti

si va delineando il suo stile, caratterizzato dal ricorso alla scar-

pata per collegare diversi livelli, da un uso limitato di piante con

netta prevalenza di sempreverdi, da scarsa propensione per le

piante da fiore, da un utilizzo sapiente di materiali lapidei per le

pavimentazione, dalla cura di tutti i dettagli cui vanno aggiunti

ingenti e complessi movimenti di terra nelle opere di maturità.

Un primo esempio dell’ applicazione delle nozioni apprese

all’estero in ambito italiano è sicuramente il Parco di Bellaria a

Campagnatico realizzato nel 1932 nel quale è ben definito un

asse centrale attorno al quale si sviluppano percorsi secondari

all’interno di grandi superfici erbose che conducono a angoli di

giardino caratterizzati da diversi temi come ad esempio il giardi-

no degli uccelli, il giardino delle api, il giardino palustre. Ne risulta

quindi un giardino con poche essenze, molto strutturato con un

impianto di immediata lettura.

È possibile individuare due filoni stilistici principali entro i quali si

muove Porcinai. Un indirizzo riguarda soprattutto i giardini 27

toscani, dove il rispetto per la tradizione lo porta a proporre

soluzioni formali severe e geometricamente contenute. Il secon-

do filone, individuabile nei progetti realizzati nelle altre regioni e

nei paesi stranieri, è caratterizzato da una maggiore autonomia,

che diventa libertà assoluta nei giardini in prossimità dei laghi e

del mare, come se l’elemento acqua lasciasse scaturire la crea-

19

tività in tutta la sua pienezza.

L’influenza nordeuropea, 1931-1937

In questo periodo si individuano le radici culturali europee e si

trovano già tracciate molte caratteristiche che verranno svilup-

pate nei periodi successivi. I progetti dei primi anni hanno un

impianto rigido, molto spesso simmetrico e classicheggiante,

ma comprendono già molti ambiti di intervento propri dell’arch-

itettura del paesaggio: dal giardino privato al giardino pubblico,

al teatro all’aperto, al ricovero per gli anziani, al cimitero. Molti

Planimetria del Gartenwurfe di Rosenthal dei disegni ritrovati, il più delle volte a china sono riconducibili a

questo primo periodo per grafia e impostazione. La simmetria

nella distribuzione planimetrica, alcuni dettagli grafici come

l’indicazione del nord, i tipi e le schematizzazioni delle piantagio-

ni ricordano i disegni dei paesaggisti nordeuropei come ad

esempio i disegni di Rosenthal per il Gartenwurfe nel 1928 o i

disegni di Methlen & co per il Garden design of today nel 1934.

In questo periodo Porcinai collabora con il vivaio Bianchi a

Pistoia grazie anche al quale ha realizzato il Parco di Bellaria a

Campagnatico nel 1932. All’interno di una generale schermatu-

ra di alberi e arbusti diversi che distribuisce lungo tutto il perime-

tro, Porcinai lascia molte superfici a prato e propone in diverse

zone ben individuate alcuni giardini tematici: il giardino degli

uccelli, quello delle api, quello palustre e quello alpino che sono,

per l’epoca, ancora un’invenzione.

Già all’inizio Porcinai preferisce cercare e individuare l’unità del

Impostazione grafica Nord Europea, Parco di Bellaria a disegno generale nella struttura forte e chiaramente leggibile,

Campagnatico definita da pochi tipi di essenze, lontanissimo quindi da qualun-

que influenza, del collezionismo di stampo ottocentesco. Egli

infatti propone per i giardini privati la teoria appresa in Belgio e

affinata con le frequentazioni inglesi e tedesche secondo la

quale le regole con le quali si suddividono gli ambienti interni

dell’abitazione devono sussistere anche per il giardino moderno

così da poterlo paragonare ad una grande casa cui sia di tetto

20

il cielo.

Nel 1937 inizia a collaborare, seppur saltuariamente, con

Domus e questo lo porterà sempre più spesso a Milano dove gli

28 si apriranno le porte ad una società aperta alle nuove idee e alle

più moderne tecnologie.

La maturazione professionale e la voglia di sperimentare,

1938-1956

Nel 1938 Porcinai è ormai un professionista noto e con Nello

Baroni e Maurizio Tempestini fonda il nuovo studio che diventa

presto un importante punto di riferimento per la cultura fiorenti-

na. Porcinai in modo autonomo elabora i primi progetti di arredo

e piantagione di terrazze, dove, a seconda dei casi, scherma la

visuale con una cortina folta di piante lasciando solo aperture

verso il cielo, oppure apre dei varchi che consentono la vista su

panorami di particolare pregio; ma soprattutto estende l’abitazi-

one all’aperto.

Nel 1939 inizia quello che poi diventerà uno dei suoi progetti più

importanti. Villa I Collazzi a Firenze è incastonata al centro di un

grande prato parallelo al viale d’accesso e nascosto a esso da

un filare di cipressi, la piscina rettangolare. Di questa ha studiato

la forma sul posto, apparentemente regolare, per riflettere la Villa I Collazzi, Firenze

facciata della villa e tutte le parti di dettaglio, compresi i rivesti-

menti della vasca in quarzite gialla e grigia e il bordo in pietra

serena.

Se i progetti degli anni trenta sono stati caratterizzati dall’infl-

uenza dei paesaggi nordeuropei, gli anni quaranta sono un

periodo di maturazione e di transizione per i fatti storici che li

sconvolgono. È nei primi anni quaranta che Porcinai comincia a

entrare in contatto con le famiglie di spicco dell’imprenditoria,

21

che saranno i suoi committenti fino al concludersi dell’attività.

Con gli anni cinquanta, che sono a cavallo tra il suo secondo e

terzo periodo, si avverte un cambiamento nei suoi progetti.

Porcinai infatti diventa più sensibile e attento allo sviluppo del

design e delle correnti moderne delle arti figurative. Nei suoi

giardini, la cui impronta generale rimane inalterata, indulge a un

maggiore uso di bordure fiorite. Si impreziosiscono di oggetti

come panchine, docce, scalette, che evocano gli astrattismi

applicati in voga in quegli anni.

I suoi oggetti non sono pensati fini a se stessi, ma rientrano in

un discorso più complesso, sempre influenzato dal mondo

naturale. I disegni mostrano ad esempio una panchina che pur

rimanendo tradizionale poggia su un letto di fiori; la parete di

una villa perde il carattere di superficie e diventa movimentata e

vitale perché completamente ricoperta di una leggera struttura

che incorpora tanti piccoli vasi fioriti. 29

Villa La Terrazza, Frirenze Compare, nei progetti degli anni cinquanta, il motivo del

cerchio, l’unico elemento formale che Porcinai riprenderà anche

nei decenni successivi. Il cerchio è presente nel paesaggio sin

dai primordi: è il più costante degli elementi ricorrenti nella

storia.

Al di là di quelle che possono essere considerate interpretazioni

di ordine filosofico, psicologico o antropologico, è nelle arti

figurative e in particolare nella pittura che dobbiamo andare a

cercare le fonti di ispirazione di Porcinai per l’uso che fa del

cerchio, inserito nella composizione architettonica del giardino,

determinata dalla struttura degli alberi. Porcinai usa il cerchio nei

Villa Fiorita, Saronno giardini di pianura o su superfici piane, orizzontali, ripetendolo in

successione o iscrivendone uno entro l’altro per delimitare una

vasca d’acqua, un’aiuola, disegnare una pavimentazione,

giocando con la forma. Il suo è un motivo grafico bidimensiona-

le che trasferito nella realtà viene colto percorrendo il giardino.

Legato al movimento può essere una citazione futurista o può

rimandare, per il succedersi delle visuali ben composte e in

continua trasformazione, al filone dei giardini in movimento

22

giapponesi.

Nel 1952, con il giardino di Villa Fiorita a Saronno, il motivo del

cerchio diventa l’impronta caratterizzante, in una sintesi compo-

sitiva di grande maturità. Successivamente il cerchio acquista

spessore e diventa cilindro nella Villa La Terrazza a Firenze.

La voglia di sperimentare e di conoscere nuove influenze lo

30 portarono a viaggiare sempre più spesso anche all’estero

rendendolo un architetto paesaggista di fama internazionale.

Una nuova espressività, 1957-1986

In questi ultimi anni concepisce organismi sempre più comples-

si, i movimenti di terra si fanno più arditi. Costruisce locali

accessori e padiglioni che successivamente ricopre di terreno

facendoli sparire completamente dalla vista, inseriti come colli-

ne nel disegno generale. Trasforma i luoghi con soluzioni carat- Schizzo progettuale Castello di Paraggi, Genova

terizzate da rapporti volumetrici armonici, seppur di difficile

invenzione, recupera l’architettura nel senso più ampio, come

struttura dell’ambiente fisico.

Un esempio chiarificatore di questa svolta è il progetto eseguito

a Paraggi all’inizio degli anni sessanta. Il giardino del Castello di

Paraggi è molto complesso come concezione spaziale e modfi-

ca del paesaggio. Modifica l’accesso dalla strada ricavando in

una grotta l’indispensabile parcheggio, e prevede di entrare nel

giardino attraverso un cancello. La salita al Castello è una Piscina di una Villa a Portofino, Genova

rampa a gradoni che diventa passaggio aereo, sorretto da

pilastri di ferro nascosti dalla vegetazione, e quindi si trasforma

in percorso a sbalzo nell’ultimo tratto che conduce a un prato.

Sul lato verso il mare, ai piedi del corpo di fabbrica, è ricavata

una piscina tra le rocce tondeggianti. Le piante del giardino

sono inserite tra i grandi pini preesistenti e creano fuggevoli

macchie di colore.

Come già precedentemente accennato è l’elemento acqua che

suggerisce a Porcinai le soluzioni più libere. Immobile superficie

cangiante ai raggi del sole, l’acqua è sempre stata, dall’Arabia Terrazza di Villa Il Roseto, Firenze

alla Cina, dal Giappone all’Italia rinascimentale un elemento

magico all’interno del giardino e del paesaggio. Successiva-

mente il suo stile si fa più personale e il tema dell’acqua, limitato

all’invaso della piscina, diventa una costante.

Nel 1962 realizza quello che poi diventerà uno dei suoi progetti

più conosciuti: la Villa Il Roseto a Firenze. In questo progetto il

motivo del cerchio è la matrice di un’opera di architettura. È il

più costruito dei giardini di Porcinai, ma non per questo meno

giardino degli altri. Porcinai crea su un lato un giardino pensile

in diretta comunicazione con l’interno, sopraelevato di 4 metri

rispetto il terreno. Delle colonne al piano terra sostengono delle

volte che corrispondono ai cerchi soprastanti. C’è una perfetta

sintonia tra struttura, funzione ed estetica: questo terrazzamen-

to diventa infatti un giardino pensile dominato da cespugli di

bosso a forma di cerchio. 31

Progetto di riqualificazione di Parco Sempione, Milano Sono datati 1963 anche una serie di progetti di sistemazioni di

non grande estensione, ad esempio il Memoriale per la morte di

Enrico Mattei a Bascapè. L’architetto bonifica l’area dove è

precipitato l’aereo e crea uno spazio su un lieve sopralzo.

Sull’area viene realizzato un semplice prato delimitato da grandi

massi di pietra e sono state piantate tre querce in ricordo delle

tre persone decedute. La semplicità della soluzione è di grande

forza emotiva.

Schizzo di progetto per l’autostrada del Brennero Nel 1963 Porcinai si occupa del progetto di riqualificazione di

Parco Sempione a Milano. Il tema è molto importante per la

città, Porcinai dunque segue l’aspetto tecnico-paesaggistico. Il

parco viene ridisegnato trasformando alcune parti del progetto

Alemagna con alcune modifiche sulla viabilità. Davanti al castello

viene esclusa la viabilità carraia, incanalata in sottopassaggi per

recuperare a verde tutta l’area superficiale. Movimenti di terreno

adeguati, insieme a una concentrazione di piantagioni, serviran-

no a isolare il rumore proveniente dal traffico. All’interno vengo-

no pensati dei percorsi distinti, quello carrabile e quello pedona-

le, che collegano i vari spazi adibiti a gioco o a prato al suo inter-

no.

A metà degli anni sessanta diventa di attualità in Italia il problema

della progettazione delle strade e delle autostrade. È un tema

che investe tutti i paesi industrializzati perché, attraversando

varie regioni, le nuove arterie costituiscono un elemento fuori

scala rispetto la tessitura del paesaggio agrario tradizionale.

32 Porcinai non arrivò mai a realizzare tratti autostradali ma sicura-

mente le sue ricerche personali, soprattutto quelle riguardanti le

autostrade americane, furono di grande aiuto e ispirazione per

le realizzazioni future.

Verso la fine della sua carriera da professionista Porcinai si

concentrò principalmente su progetti italiani. Non mancò mai

però di far sentire la propria voce e di sensibilizzare la società

italiana su temi che diventavano sempre più importanti e fonda-

mentali, come l’attenzione verso il paesaggio, l’importanza di

salvaguardare il paesaggio agricolo, l’importanza del verde nelle

città, il significato del giardino moderno nella vita del XX secolo,

sul valore della bellezza e del colore nella vita dell’uomo, ed altri

temi che ancor oggi sono rimasti irrisolti. Villa Gamberaia, Firenze

I temi progettuali

Attraverso i temi progettuali qui riproposti si è voluto concentra-

re l’attenzione non solo sul suo metodo progettuale ma anche

sull’utilizzo di elementi, a volte vegetali ed a volte architettonici,

che caratterizzano la sua intera produzione.

Il giardino storico come base progettuale

Un aspetto estremamente stimolante, nelle opere di Porcinai, è

costituito dalle numerose opere con il quale il progettista si

confrontava con la storia. La frequentazione e la consuetudine

con giardini storici importanti, conosciuti sia per la bellezza

compositiva che per le rare collezioni botaniche, costituirono

sicuramente la base per il consolidarsi dello spessore del giova-

ne Porcinai. Sicuramente apprese e seppe rendere propri gli

interventi attuati nelle principali ville che frequentava come l’inte-

grazione scenica che unisce la villa italiana con i suoi spazi

aperti, quel forte legame tra l’edificio e il suo giardino-paesag-

gio, quell’armonia tra gli spazi naturali e artificiali.

Il giardino dei primi del Novecento di Villa Gamberaia costituì per

lui un importante laboratorio di esperienze che gli diede l’oppo-

rtunità di veder crescere e maturare gli spazi, i recinti, la masse

topiarie, di capirne le relazioni volumetriche, gli allineamenti e le

chiusure, insieme al ruolo svolto da diverse quinte nelle studiate

aperture sul paesaggio attorno. Sicuramente l’armonioso

rapporto tra masse verdi e radure, tra luce e ombra, tra pieni e

vuoti, tra elementi lineari ed elementi puntuali hanno segnato in

modo profondo il giovane, grazie al quale formulò un linguaggio

compositivo speciale.

A queste influenze vanno certamente sommate la conoscenza 33

della botanica, il rapporto tra le varie specie acquisite soprattut-

to nel Nord Europa. Inoltre nel 1931 viene definita la carta d’Ate-

ne, relativa al restauro dei monumenti e nel medesimo anno si

organizza la grande mostra del giardino italiano tenuta a Firenze

a palazzo Vecchio. La carta d’Atene segna il momento termina-

le di un processo di maturazione che dalla metà dell’Ottocento

aveva interessato la cultura del restauro monumentale, mentre

la mostra fiorentina riordina per la prima volta il materiale docu-

mentario sul giardino italiano.

Il collegamento con la storia è dunque continuo, la conoscenza

dei capolavori dell’arte dei giardini è fonte di costante ispirazio-

ne, ma fino dai primi anni del suo lavoro è chiaro che la storia

costituisce una conoscenza di base dalla quale partire, fornen-

do le radici a uno sviluppo progettuale del tutto creativo. Padro-

neggiava con competenza l’arte e la storia dei giardini e il suo

punto di riferimento costante era l’antica maestria dei creatori

non solo della Gamberaia, ma anche di Boboli, di villa Lante a

Bagnaia, di villa d’Este a Tivoli, cui spesso faceva riferimento

nelle conferenze e nei suoi scritti. Questo continuo guardare alla

storia, alla tradizione e all’ambiente storicizzato è un dato carat-

terizzante dell’opera di Porcinai, inoltre questo continuo rivol-

gersi alla storia diventa una chiave di lettura anche per le solu-

zioni armoniose di inserimento nel paesaggio, attraverso le quali

propone in chiave moderna le realizzazioni dell’architettura

23

rinascimentale in particolare.

Per comprendere in fondo quanto sia profondo il valore della

storia nell’opera del paesaggista fiorentino basta citare il proget-

to del parterre del giardino di Villa Il Roseto a Firenze. Si tratta di

un progetto del tutto nuovo, il tetto-giardino di un parcheggio

interrato che diventa occasione per una rilettura totalmente

contemporanea delle forme e valori topiari cinque-seicentesco.

Il bosso infatti in questo geniale progetto non ha un valore pura-

mente geometrico formale ma diventa materiale plastico con cui

dar forma a dense ed estese masse che si alternano tra spazi

pieni e vuoti.

In molti altri progetti si ritrova, seppur con modi differenti, il dise-

gno di forme topiarie, chiaro rimando alla storia del giardino

italiano. Inoltre Porcinai inserisce, in modo sapiente, alte e

spesse siepi di sempreverdi come l’alloro, il Lauroceraso, ma

anche la Magnolia grandiflora o il faggio rosso, utilizzati in modo

tale da delimitare gli spazi e le attività, per orientare le viste,

accostando poi essenze più morbide e colorate come la lavan-

da o il Teucrium.

34 Villa le Vergers, Rimini

Un altro lavoro nel quale dimostra questa attenzione ininterrotta

verso i modelli storici è ad esempio Villa des Vergers a San

Lorenzo in Correggiano dove trionfa il tema dell’esedra e dove

la connessione degli spazi attuata tramite collegamenti prospet-

tici e simmetrici rimanda chiaramente agli esempi della tradizio-

ne o nel trionfo delle forme topiarie di Villa La Palmierina negli

24

anni settanta.

L’attenzione per la Natura, per le sue forme, colori e i suoi acco-

stamenti si è sviluppata nel tempo grazie ad una grande curiosi- Villa le Vergers, Rimini

tà progettuale, che si svincola dai riferimenti del linguaggio del

giardino barocco. I primi progetti infatti si rifanno con grande

evidenza al mondo classico, poi pian piano accostato ad un

gusto personale più moderno ma pur sempre semplice e

raffinato.

Nel 1939 la realizzazione della piscina della Villa I Collazzi vicino

a San Casciano, si pone tra i primi interventi importanti in conte-

sti monumentali: la piscina ha già i caratteri di essenzialità clas-

sica che caratterizzeranno le innumerevoli varianti delle tante

25

piscine.

Un esperienza che segnerà molto Porcinai, oltre a quella dei

giardini e del paesaggio toscano, sarà anche quella veneta. Si

trattava infatti di lavorare a progetti per giardini collocati in

paesaggi ben diversi da quelli toscani, sia da un punto di vista

morfologico che da un punto di vista ambientale, storico e uma-

nistico. Il territorio che ebbe la fortuna di visitare, dalle colline 35

Giardino Mille e una rosa, Sommacampagna VR veronesi, alle campagne padovane e vicentine, appariva forte-

mente connotato dal paesaggio ordinato delle ville venete, edifi-

ci che le famiglie veneziane costruirono per un controllo ordina-

to e sistematico dei propri terreni.

Si trattava quindi di complessi il cui impianto tipologico denun-

ciava ordini gerarchici precisi e distinte attività. Villa, viale, giardi-

no, orto, frutteto, campagna, canali, sono tenuti insieme da un

tracciato unitario che sta alla base di un armonico rapporto con

l’ambiente. La comprensione di questa relazione, tra la villa e il

suo paesaggio, trapela nei progetti veneti di Porcinai, da una

parte innovativi ma anche tesi ad una rilettura della storia del

luogo per comprenderne i principali aspetti e per poter inserirsi

in questo contesto in modo coerente. Progettare un giardino in

questo nuovo contesto ha significato per Porcinai misurarsi con

questi valori, rileggendo il disegno del paesaggio storico con il

desiderio di dare fin da subito un contributo progettuale innova-

tivo.

Nella realizzazione dei suoi giardini e per collocare le varie attivi-

tà all’interno di esse, per Porcinai, risulta indispensabile stabilire

le misure ed i livelli per orientare le viste con studiate aperture, a

volte anche appositamente limitate, disegnando un percorso,

fisico o del tutto percettivo, che costringa il fruitore a pause in

luoghi prestabiliti da cui lo sguardo sarà guidato verso elementi

speciali, dentro e fuori il giardino.

Un altro esempio di spunto preso dalla classicità è visibile a

36 Noventa Padovana dove per dilatare illusoriamente lo spazio, il

paesaggista sperimenta un’altra invenzione progettuale. Quella

di rialzare il bordo del prato del confine, incurvandolo verso

l’interno, così da ottenere un pendio erboso leggermente curvo

e non interrompere in modo netto il bordo del giardino.

Un altro elemento che Porcinai coglie dalla lunga tradizione del

giardino storico è proprio nella volontà di trovare posto, là dove

è possibile, per un piccolo giardino botanico, inteso come luogo

di raccolto, separato compositivamente dalla trama figurativa Roseto di Villa il Roseto, Firenze

del giardino, disegnato da un reticolo regolare. Sono recinti,

piccole stanze all’aperto disegnate dalla geometria degli scom-

parti coltivati, giardini di collezioni di rose o di piante aromatiche

legati alla passione per il giardinaggio da parte del proprietario,

giardini curati nei dettagli del materiale costruttivo, resi partico-

lari dalla lavorazione della pietra dei cordoli o dalla scelta precisa

della tessitura dei ciottoli della pavimentazione.

Tutti gli elementi sopra citati, spazi particolari, percorsi, luoghi,

vengono studiati grazie alla capacità di Porcinai in un persona- Giardino delle piante acquatiche, Polvese

lissimo modo di abitare un giardino, concentrando accessi,

parcheggi, campi da tennis e piscine e racchiudendoli dentro

delle vere e proprie stanze verdi.

In modo del tutto naturale, faceva sì che un giardino fosse un

insieme armonico di tanti giardini, un insieme domestico di

recinti più o meno chiusi , a cui si accede da vere e proprie porte

ritagliate nella siepe, ognuno con usi distinti e caratteristiche

precise in cui la vegetazione funge da collante naturale che tiene

insieme i luoghi destinati alla sosta, angoli dedicati alla contem-

plazione della bellezza di un esemplare, del fiume, dei colli circo-

stanti.

Anche nella scelta della vegetazione da inserire nelle suo nuove

creazioni Porcinai fa riferimento alla storia, al contesto e a ciò

26

che oggi definiamo Genius Loci del luogo, il suo spirito.

È ancora oggi gradevole abitare i giardini di Porcinai proprio per

la naturalezza dello stare, lasciando che il percorso segua il

ritmo stabilito dal progettista, entrando nei vari ambiti del giardi-

no e lasciandosi prendere dalle suggestioni, dai continui rimandi

alla storia del giardino, dalle meraviglie della natura e del

paesaggio, riuscendo ancor oggi a comprendere il messaggio

che l’architetto fiorentino ci voleva trasmettere; il rispetto e

l’amore verso ciò che ci circonda.

Flora e vegetazione

Nello studiare l’opera di un architetto di giardini ha particolare 37

significato analizzare la tipologia di essenze arboree utilizzate,

sia nel loro inserimento puntuale che nel loro insieme vegetazio-

nale, per meglio comprendere la sua sensibilità e le sue compe-

tenze. Il progettista infatti individua le piante che gli servono per

esprimersi tramite un analisi in cui vengono tenuti presenti una

serie di parametri morfologici ed ecologici:

- Forma e sviluppo intesi come rapidità e ritmo di crescita,

colore e forma della chioma.

- Valore ornamentale quindi fiori, frutti e foglie

- Fenologia quindi se è una pianta sempreverde o meno, il suo

periodo di fioritura e della fruttificazione

- Esigenze e tolleranze termiche

- Esigenze e tolleranze idriche

- I rapporti di correlazione che si instaurano fra le piante quali,

ad esempio, concorrenza per la luce, per l’acqua, per i nutrienti,

per la riproduzione

- L’espressione della variabilità individuale soprattutto nel caso

delle specie esotiche

Porcinai ha dunque sempre cercato di far collimare determinate

“regole biologiche” con le esigenze del progetto e con le richie-

ste dei committenti. Porcinai infatti nel convegno padovano sul

27

Colore del 1957 parla di Armonia Botanica, in queste parole è

contenuta l’essenza del suo approccio biologico alla creazione

di un sistema artificiale che nasceva proprio dalla conoscenza

del naturale. La vegetazione è il complesso delle piante di un

determinato territorio; essa è la conseguenza delle interazioni

fra clima, suolo, flora e individui presenti.

Oltre a rappresentare un insieme di individui, la vegetazione può

anche essere considerata come costituita da unità elementari

formanti comunità omogenee di elementi accumunabili per

diverse caratteristiche; nel primo caso la vegetazione varia al

suo interno in maniera continua, nel secondo caso l’andamento

è discontinuo. La disciplina che basa i suoi presupposti proprio

su modelli discontinui della vegetazione e che si interessa delle

relazioni presenti tra determinati gruppi in definite aree territoriali

omogenee è la fitosociologia. Queste comunità vengono chia-

mate associazioni vegetali, ciascun associazione non deve

essere considerata stabile e definitiva ma, al contrario, dinamica

proprio per le caratteristiche intrinseche delle piante.

Porcinai conosceva bene questa materia infatti scrisse:

38 ”Le piante stanno meglio in compagnia piuttosto che da sole. Ma

questa compagnia non è casuale; essa, per converso, è sapiente-

mente determinata da rapporti misteriosi: l’ombra di una pianta serve

ad un’altra pianta; le foglie dell’una, cadendo, son preziose alle radici

di un’altra ancora. I Lecci prosperano all’ombra dei Pini, e ne proteg-

gono, ad un tempo, le radici. E via discorrendo. Ma, quel che è più

importante, si è scoperto che, quando le piante vivono fra di loro in

piena armonia associativa (armonia botanica), anche il loro portamen-

to, la loro forma esprimono una perfezione armonica: e tale armonia

28

di rapporti si estende, ovviamente, anche al colore.”

Se nei suoi primi lavori l’uso di specie botaniche ad alto livello di

manutenzione era più massiccio, col passare degli anni il suo

approccio al giardini diventa più specifico, più attento in partico-

lare agli aspetti legati al risparmio idrico, così come la scelta

delle specie in relazione al luogo assume un’importanza sempre

crescente.

Porcinai, conoscendo molto bene la biologia e le esigenze delle

piante dei giardini delle colline fiorentine e, in ambiente mediter-

raneo, utilizzava principalmente specie ecologicamente idonee,

possibilmente autoctone. Si tratta di specie principalmente

sempreverdi e capaci non solo di massimizzare l’efficienza foto-

nica ma anche di sottolineare l’elevata luminosità dell’ambiente;

fra le più frequentemente usate sono il cipresso, il Pino d’Aleppo

e il pino domestico fra le conifere; leccio, olivo, lavanda, rosma-

rino e alloro fra le latifoglie. Il ricorso all’uso di specie autoctone

non era però quasi mai assoluto: una volta realizzata una sorta

di rete a maglie larghe con la vegetazione tipica del luogo, inse-

riva, in modo lieve e sapiente, una seconda trama di specie

alloctone le quali, per tipo di foglia, portamento e colore dei fiori

ben si sposavano con le altre, creando così associazioni vege-

29

tali nuove e particolari.

Porcinai utilizzava quindi taxa locali come componente principa-

le, i quali gli permettevano di costruire ma anche di mantenere il

realizzato; questo ha portato all’attuazione di giardini dotati di

un certo grado di omeostati quindi della capacità di automante-

nersi così come erano stati pensati. Di seguito vengono riporta-

te delle tabelle che dimostrano le affermazioni appena fatte.

Mostrano le principali specie arboree utilizzate nei progetti dei

giardini di Villa Fiorita a Saronno e Villa Junker a Legnano divise

in taxa indigeni e taxa esotici. È possibile notare come in

entrambi i casi, ma soprattutto nel giardino di Villa Fiorita, le

specie autoctone del luogo siano in maggioranza rispetto a 39

specie utilizzate a Villa Fiorita (Saronno) specie utilizzate a Villa Jucker (Legnano)

taxa indigeni taxa esotici taxa indigeni taxa esotici

Fagus sylvatica Abies nordmanniana Pinus mugo Pinus strobus

Fraxinus angustifolia Cedrus atlantica Acer campestre Tsuga canadensis

Cedrus deodara Erica carnea Acer saccharinum

Podocarpus sp. Fagus sylvatica Camellia japonica

Sequoia sempervirens Ilex aquifolium Quercus coccinea

Liquidamnbar styrac. Quercus ilex Salix sericea

Liriodendron tulipifera Quercus robur

Malus purpurea Magnolia grandiflora

Prunus serrulata

quelle alloctone.

Il paesaggio come immenso giardino

Indubbiamente l’attenzione e la dedizione che Porcinai metteva

nella propria professione di architetto paesaggista nasce

dall’amore e dalla passione per il paesaggio Fiesolano. Rappor-

tandosi con il paesaggio in cui andava ad operare, Porcinai lo

intendeva come un “immenso giardino”, del quale assimilare

“tutti gli elementi ambiente, piante, acqua riuniti in una superiore

30

e diversa realtà di vita.” Egli infatti, soprattutto per i giardini

realizzati in Toscana, riprende le caratteristiche del paesaggio e

le ripropone nel giardino.

L’esempio meglio riuscito, elaborando gli elementi del paesag-

gio toscano, sta certamente nel paesaggio ricreato all’Apparita

di Siena. L’intervento sembra quasi minimale tanto è naturale il

risultato, è stato invece ingente e ha trasformato, con ampi

movimenti di terra, tutto il sistema della viabilità di accesso.

Le foto aeree precedenti all’intervento documentano lo stato di

fatto e consentono di valutare l’eccezionale opera. Il giardi-

no-paesaggio è essenziale come lo è il paesaggio senese, dalle

linee molto morbide delle colline alla verticalità dei pochi segni

neri dei cipressi che scandiscono un ritmo all’interno dello

stesso. All’interno di questo paesaggio toscano troviamo però

elementi che fanno riferimento alla cultura giapponese: così due

cipressi inquadrano la città di Siena nello sfondo, Siena che

appare come un modello di città ideale rinascimentale. Un altro

giardino-paesaggio collocato a Firenze può essere rappresen-

tato dal giardino di Villa Il Martello nel quale il paesaggio viene

40 riassunto a giardino tramite il colore. I colori infatti invitano a

percorrere il giardino attraverso i prati non falciati e l’alternanza

31

degli olivi e degli iris.

Ogni suo progetto parte da un primo approccio con il luogo e

dal prenderne possesso, attraverso l’evolversi dell’idea e le

verifiche di una o due, spesso più proposte, fino alla sua realiz-

zazione. Per questo nei suoi giardini non c’è violenza sul

paesaggio ma al contrario c’è continuità, una comprensione

reciproca fra l’ambiente e le cose, fra preesistenze e il nuovo. Villa l’ Apparita, Siena

Egli riesce infatti a far conciliare presenze ingombranti come

piscine, campi da tennis, magazzini, parcheggi con delicatezza

nel paesaggio in cui sono immersi. Porcinai non nasconde

questi manufatti utili e piacevoli, ma certo non presenti nella

tradizione storico italiana, ma si concentra su come ammorbidi-

re i contrasti che questi elementi creano una volta inseriti in un

contesto naturale. Nasconde così con passaggi di quota lievi

ma sempre chiari e definiti o fra il piano del prato e quello

dell’acqua.

La chiarezza espressiva della realizzazione finale nasconde un

percorso progettuale complesso, un processo d’ideazione

dove ogni minimo particolare assume un valore ed un’importa-

nza precisi da cui derivano la qualità estetica, la coerenza

funzionale e un genere di bellezza quasi naturale.

L’unicità delle creazioni di Porcinai sta proprio nel aver saputo Villa Il Martello, Firenze

fondere in un’unità armonica un insieme rilevante di caratteristi- 41

che del fare giardino e quindi del fare paesaggio, il modello per

fare paesaggio deve essere proprio la Natura con la sua perfe-

zione assoluta di rapporti. In questo modo riusciva ad appro-

priarsi, nella progettazione di molti suoi giardini, delle associa-

zioni vegetali e degli elementi che caratterizzavano il paesaggio

delle pianure lombarde, della macchia mediterranea, delle fasce

costiere.

Questo speciale rispetto per i luoghi, per il paesaggio nel quale

il nuovo giardino andava ad inserirsi, era tanto più puntuale ed

attento quanto più si allontanava dall’ambito urbano: è infatti

nelle sue realizzazioni inserite nella trama agricola che il giardino

sembra quasi sfumare nell’ambiente che lo circonda, sottoline-

ando la grande attenzione del professionista per la qualità del

proprio intervento sempre teso al massimo rispetto dell’esist-

ente. È proprio questa una delle principali caratteristiche che

accomuna e rende uniche le creazioni di Porcinai nel territorio:

pur essendo spesso giardini fortemente costruiti, sembra che

siano lì da sempre che li rende unici e senza tempo. Cercava

dunque di accentuare le bellezze e le caratteristiche del luogo in

cui si inseriva tramite un lavoro tanto più impegnativo quanto più

cercava di non apparire con il suo lavoro nel paesaggio circo-

stante. Così, anche nelle scelte vegetazionali, Porcinai non

ricercava l’elemento di rarità, quanto più la bellezza dell’armonia

32

naturale che esiste nella vegetazione spontanea.

L’architettura dei giardini di Porcinai

Il riferimento alla tradizione della creazione dei giardini regolata

da leggi architettoniche in sintonia con il disegno della casa,

legata da proporzioni e viste prospettiche all’edificio, come era

stato in Italia dal Quattrocento fino all’inizio dell’Ottocento, è

denunciato nella maggior parte dei lavori di Porcinai.

In Italia, infatti, la situazione con la quale dovevano misurarsi gli

architetti del paesaggio degli anni Trenta era molto diversa da

quella in cui operavano i loro colleghi della Scandinavia, di altri

paesi europei e degli Stati Uniti. Un paesaggista italiano era

costretto a considerare l’intera gamma di paesaggi del passato,

soprattutto se interveniva in un sito con particolare valore stori-

co. In quegli anni, in America ad esempio, i progettisti non si

dovevano preoccupare di mantenere o esaltare la storia del

luogo, i loro siti infatti erano solitamente territori esenti da ogni

precedente sviluppo.

In Europa vi erano maggiori costrizioni e in Italia, dato il peso

della sua storia del giardino, la situazione era ancora più impe-

42 Villa Ottolenghi, Aqui Terme Villa Ottolenghi, Aqui Terme

gnativa. È, forse stranamente, l’ambiente giapponese quello

che più si avvicina alla condizione storica in cui Porcinai si trovò

spesso a operare, soprattutto nel rifacimento di giardini storici

dopo la seconda guerra mondiale.

L’opera di Porcinai nella sua prima fase fu più una rielaborazione

e aggiornamento di forme storiche con elementi innovativi. Nel

periodo postbellico invece assunse un atteggiamento più sicuro

e drastico. Nelle sue creazioni la topografia ebbe un ruolo molto

importante, partiva dunque da una base molto tecnica ed archi-

tettonica dalla quale nascevano giardini strutturati ma non per

questo mal inseriti nel paesaggio circostante.

Molte furono le invenzioni architettoniche che Porcinai adottò

per realizzare parti terrazzate come in Villa Il Roseto dove

trasforma i rapporti spaziali del preesistente edificio creando,

come facevano gli architetti Rinascimentali, un giardino pensile

e sotto a questo grandi ambienti utilizzabili variamente o per

realizzare un passaggio sotteraneo semiaperto verso la campa- Schizzo progettuale Castello di Paraggi, Genova

33

gna come in Villa Ottolenghi ad Aqui Terme. Generalmente

Porcinai si adeguava al carattere del sito: perciò scelse approcci

diversi per i giardini della Toscana, del Veneto e della Liguria. Se

il terreno era piano, la risposta era solitamente un prato d’erba,

un terreno scosceso richiedeva soluzioni architettoniche più

complesse come ad esempio il percorso sopraelevato che

permetteva l’accesso al Castello di Paraggi vicino Genova. 43

Un altro tema, fortemente legato all’architettura, che sviluppò

Porcinai è quello della casa-giardino progettata anche per le

parti architettoniche come ad esempio la Villa il Palagio a Fieso-

le. In questo progetto realizza quindi una sintesi totale tra edifi-

cio e natura e che pur nella modernità tipologica e tecnologica

della casa sembra richiamare l’ideale della villa-giardino dove il

giardino si integra con l’edificio fino ad immedesimarvisi senza

più limiti di spazio esterno ed interno. La casa-serra, articolata

su giardini chiusi da vetrate anticipò un tema ecologico, un

ideale di vita integrata alla natura su cui ancora oggi si discute:

34

un architettura ecologica e biologica.

I giardini, che realizzò in tutta la sua carriera, furono dunque di

un carattere moderno, pur rispettando una struttura antica di

secoli. Il segreto sta in una moderazione che seppe esprimersi

attraverso la semplicità, il giardino si struttura sulla forma del

rettangolo nelle aree adiacenti la villa, aree di transizione,

spesso realizzate con siepi, che collegano il giardino ai campi

Vista esterna ed interna di Villa il Palagio, Firenze coltivati, ai frutteti, e al più vasto paesaggio circostante. Il tutto

risulta modulato da soluzioni più limitate nei pressi dell’ambiente

architettonico a scelte più rilassate e libere man mano che esso

si allontana, sempre in una fluida continuità.

Studiando questi temi è immediatamente emerso il legame che

l’architetto avesse con l’elemento naturale. Tutto il suo lavoro è

incentrato sull’esaltazione dello stesso, integrandolo molto

spesso, all’elemento architettonico senza però deturparlo.

L’importanza della tradizione ha generato in lui il gusto per la

semplicità e l’eleganza formale, che poi unito ad una grande

conoscenza botanica, ha fatto si che l’architetto potesse confe-

rire ai suoi lavori un carattere moderno rispettando le tradizioni

locali ed il paesaggio circostante. Unendo il disegno del giardino

a quello architettonico compositivo della casa ha quindi saputo

rinnovare l’eredità tramandataci dalla storia del giardino e ripro-

porla a noi con un gusto moderno.

Tutto questo, ovviamente, è stato possibile anche grazie alla

fitta rete di rapporti professionali e personali che Porcinai instau-

rò durante tutta la sua carriera, conoscendo persone di spicco

dell’alta società che potessero finanziare progetti così arditi e

complessi.

La committenza

Si è quindi ritenuto necessario approfondire anche l’aspetto

progettuale riguardante la committenza che si rivolgeva a Porci-

44 Sistemazione del parco antistante la sede Mondadori

nai e per la quale l’architetto decideva di lavorare. I suoi rapporti

con i committenti non sono mai stati facili, difficilissimi con la

committenza pubblica per l’insofferenza verso le lunghe riunioni,

la burocrazia, i ripensamenti, le discussioni che spesso doveva

sostenere. Talvolta anche con la committenza privata ci furono

problematiche. Il committente privato però, era preferibile, a

patto che entrasse in sintonia con le sue idee e si affidasse

35

completamente a lui.

A partire dagli anni quaranta Porcinai, divenuto ormai un’arch- Sistemazione del parco antistante la sede Mondadori

itetto di fama nazionale, entra in contatto con l’alta società in

tutta Italia. Come già affermato lavorò principalmente nel nord

Italia per famiglie e/o aziende come la Buitoni realizzando la Villa

a San Prospero, l’Olivetti realizzando il Parco della sede Olivetti

e l’area residenziale, la Barilla con la sistemazione paesaggistica

dello stabilimento, l’ENI realizzando la sistemazione esterna e i

giardini pensili SNAM, Mondadori con la sistemazione del parco

antistante la sede, Lancia dove anche in questo caso si occupò

della sistemazione paesaggistica dello stabilimento e molti altri

enti privati che si affidavano a lui per realizzare giardini nei propri

stabilimenti o nelle proprie ville.

Sicuramente è stato anche grazie a questi grandi committenze

private che Porcinai potè realizzare i suoi progetti in modo del

tutto libero, adottando le migliori tecnologie di quel tempo. 45

Casi studio

Dopo aver analizzato, studiato e compreso i principali temi

progettuali che Porcinai adottò nella sua carriera sono stati sele-

zionati tre casi studio per cercare di comprendere come veniva-

no effettivamente applicati in ambito progettuale i temi prima

citati. Per raggiungere l’obiettivo prefissatoci, dopo aver scelto i

tre casi, ritenuti particolarmente esplicativi e interessanti per

questo fine, sono stati studiati attraverso diversi temi che li

caratterizzano cioè l’accesso, i percorsi interni, le funzioni

presenti nel giardino come se fosse una “stanza a cielo aperto”,

le trame geometriche ed il contrappunto della vegetazione, la

vegetazione e la sua funzione come elemento caratterizzante il

giardino ed infine il rapporto tra gli spazi esistenti quindi come

un giardino si configura in sintonia con l’architettura.

I tre casi studio sono dunque Villa I Collazzi situata vicino a

Firenze realizzata nel XVI secolo, il cui giardino è stato restaurato

nel 1944, Villa Ottolenghi ad Acqui Terme realizzata nel 1920 e il

giardino iniziato nel 1950 ed infine Villa Il Roseto anch’essa

situata a Firenze realizzata nel XVI secolo, mentre il giardino è

stato sistemato nel 1960. Tutti questi lavori sono stati realizzati

nel arco di circa 15 anni quindi sono contemporanei tra di loro.

I lavori prima citati rientrano in quello che prima è stato definito

il periodo di maturazione professionale, un periodo in cui Porci-

nai era al culmine del proprio lavoro progettuale, un periodo in

cui sperimentava ed era aperto a nuove influenze senza però

mai dimenticare la tradizione italiana ed il rispetto per il paesag-

gio in cui si inseriva. In tutti questi lavori, infatti, Porcinai interve-

niva in paesaggi urbanizzati, si rapportava con architetture

importanti, a volte con un grande valore storico, tutti elementi

che lo obbligavano a instaurare un rapporto con le tradizioni e le

origini del luogo quindi un altro fattore in comune tra i tre esempi

è anche il valore storico ed architettonico nel quale l’architetto si

inseriva. Tutti i giardini privati delle ville hanno metrature simili:

Villa I Collazzi ha un podere che si estende per 4'000'000 mq di

cui 15'000 mq di giardino nel intorno immediato alla villa, il

podere di Villa Ottolenghi si estende per 35'000 mq di cui

15'500 mq di giardino circostante la villa ed infine Villa Il Roseto

si estende per 12'000 mq di giardino. Un altro elemento in

comune di questi tre esempi sono dunque la dimensione della

loro estensione.

Di seguito sono state riportate le descrizioni, per ogni singolo

progetto, degli interventi realizzati da Porcinai e una spiegazione

degli schemi con cui sono stati studiati i temi precedentemente

46 Localizzazione Villa I Collazzi, Firenze

proposti.

Villa I Collazzi, Firenze

La villa, maestosa, è situata su una terrazza rettangolare sulla

sommità di un colle. Il suo progetto è attribuito a Michelangelo

Buonarroti. L’accesso avviene attraverso un viale di cipressi e

termina con posteggio situato davanti la facciata posteriore

della villa. Il giardino della villa è disposto su due terrazzamenti:

il primo è un enorme prato dove nel XIX secolo furono piantati

lecci, ippocastani e cipressi che ormai lo caratterizzano e lo

definiscono rispetto al paesaggio di ulivi circostante. Il secondo

è un giardino “all’Italiana”, con aiuole fiorite di forma quadrata, e

vasi di limoni. Questo secondo terrazzamento è più basso

rispetto al primo e si affaccia completamente su tutto l’uliveto

circostante e verso Firenze. Nel 1933 la proprietà fu acquistata Viale d’accesso di Villa I Collazzi, Firenze

dai fratelli Carlo e Giulio Marchi. I fratelli, ne completarono la

straordinaria architettura, ripristinando il disegno michelangiole-

sco originale. Nel 1944 Porcinai realizzò una piscina rettangola-

re, in quarzite gialla e grigia con il bordo in pietra serena, inca-

stonata nel prato vicino al viale d’accesso: venne studiata la

posizione in maniera da riflettere la facciata della villa nello spec-

chio d’acqua.

La semplicità delle forme primarie e delle qualità essenziali dei Piscina di Villa I Collazzi, Firenze

materiali, che ricorrono nel grande insieme dell’edificio senza

dominarlo. Per accogliere il necessario volume d’acqua, egli 47

Primo schema - accessi e percorsi semplicemente tolse un uguale volume di terra dal prato prospi-

ciente la villa, una soluzione diretta ed elegante. Un risultato che

configura ad una villa antica, storica e classica un aspetto

36

moderno, un’icona del XX secolo.

Il primo schema mostra il singolo accesso alla proprietà. Un

accesso decentrato, realizzato sul lato sud-est. Alla villa infatti si

accede, attraverso un'unica strada sterrata che percorre parte

Vista sui colli circostanti a Villa I Collazzi, Firenze della terrazza, separata lateralmente da essa con un filare di

cipressi. Essa poi termina in un posteggio realizzato nella parte

posteriore della villa.

L’ingresso risulta quindi molto semplice, introdotto da una

piccola esedra che anticipa la maestosità architettonica della

villa. Il secondo ingresso alla proprietà è stato realizzato per

accedere all’apicoltura ed ai vigneti e uliveti che circondano la

villa.

Studiando i percorsi di questo progetto si è evidenziato che essi

si sviluppano in modo rettilineo distribuendosi lungo tutta la

superficie frontale dell’edificio, quindi lungo il terrazzamento

48 Terrazza inferiore di Villa I Collazzi, Firenze

principale fino poi a scendere nella terrazza inferiore in cui è

stato realizzato un giardino all’italiana. Ne risultano quindi

percorsi fortemente classici, centralizzati che riprendono lo stile

e le linee della villa storica, legati dunque non solo alla tradizione

fiorentina ma anche a quella nazionale. I percorsi permettono-

dunque di raggiungere tutte le funzioni presenti.

Nella terrazza esposta a sud-est è stata realizzata la piscina,

studiata apposta per riflettere il fronte della casa, circondata da

un grande manto erboso e separata dalla strada di accesso Terrazza principale di Villa I Collazzi, Firenze

principale. Nella terrazza esposta a nord-ovest invece è stato

realizzato un piccolo giardino dedicato al riposo e al relax, con

comode sedute coperte da grandi lecci e ippocastani. La

terrazza sottostante invece è stata pensata per il passeggio e

per ammirare il paesaggio che offre la posizione elevata della

villa su Firenze. È stata precedentemente definita all’italiana

proprio per il suo impianto cruciforme che si ripete in tutta la sua

lunghezza. Viene così a crearsi una terrazza fortemente geome-

trica, adatta per ammirare il paesaggio. Da queste osservazioni

si conclude dunque che sono stati privilegiati, attraverso la posi-

zione dell’ingresso principale, del sviluppo dei percorsi e della

posizione delle funzioni, i fronti della villa rivolti verso sud-ovest

e nord-est, sottolineando il legame tra la natura collinare del 49

Secondo schema - le geometrie del luogo luogo con quella architettonico-progettuale del complesso.

Successivamente sono state studiate, attraverso delle texture,

le trame geometriche dell’intero complesso rapportandole a

quelle definite dalla vegetazione. Come si può immediatamente

notare l’unica costruzione architettonica, la villa, è posta al

centro di tutta l’area oggetto di studio. La vegetazione concorre

a sottolineare il fronte principale del edificio lasciandolo esposto

verso la valle. Il versante di nord-est infatti risulta essere quello

più chiuso e marcato per la presenza dei due lunghi e alti filari di

cipressi e per la massa finale di vegetazione che chiude lo

spazio dedicato al posteggio. Un’altra massa arborea è presen-

te nella terrazza principale, a lato della piscina. La piccola

massa definisce quindi il centro, il fulcro principale di questo

spazio facendo da sfondo alla piscina stessa. L’ultimo elemento

lineare, anche in questo caso segue l’asse principale est-ovest

della villa, è la bordatura della terrazza inferiore realizzata con

una vegetazione bassa. La restante superficie piana adibita a

50 Terzo schema - le funzioni della vegetazione

prato è caratterizzata in modo puntuale da alcuni esemplari di

piante ad alto fusto.

La vegetazione in questo giardino ha prevalentemente la funzio-

ne di schermare, delimitare gli spazi. I filari di cipressi lungo tutto

il percorso di accesso sono stati realizzati per delineare il

percorso ma anche per separare quest’ultimo dal resto della

terrazza. In modo meno netto e definito si è intervenuti per Schema della conformazione del terreno prima e

dopo l’intervento di Porcinai

delimitare il posteggio. Questa bordatura continua, con lecci e

ippocastani, lungo la piccola superficie a prato sul lato nord-o-

vest. Nella zona antistante la facciata principale dell’edificio

sono stati inseriti arbusti per sottolineare il dislivello tra le due

terrazze, senza però occluderne la vista sul panorama. Per

quanto riguarda la terrazza sottostante, realizzata con un

impianto più classico, sono stati utilizzati limoni in vasi e piante

da orto come rosmarino per arricchire la vasta superficie a

prato. Infine attorno la villa, per oltre 400 ettari, si estende una

superficie di verde agricolo per la coltivazione di ulivi e vigne. 51

Ortofoto di Villa Ottolenghi, Acqui Terme Villa Ottolenghi, Acqui Terme

Nel 1920 i Conti Ottolenghi, Arturo e Herta von Wedekind zu

Horst avevano fatto realizzare dagli architetti Federico d’Amato

e in seguito a Marcello Piacentini, Ernesto Rapisardi, Giuseppe

Vaccaro, un mausoleo ed un complesso architettonico per

ospitare opere d’arte di artisti famosi. Nel 1955 il figlio Arturo

Ottolenghi affida a Porcinai l’incarico relativo alla progettazione

e realizzazione del giardino. Dal 1955 al 1970 Porcinai lavorerà

Vista del passaggio sotto la terrazza di Villa

Ottolenghi, Acqui Terme in diversi momenti alla realizzazione del giardino.

Articolato attorno ai due corpi di fabbrica della villa e degli studi

degli artisti, il progetto di Porcinai riesce a collegare un sistema

di spazi che si presentava frammentato. Dal lato della casa degli

artisti l'enorme prato movimentato da un’ondulata duna viene

racchiuso da un giardino roccioso verso l'ingresso dallo splen-

dido disegno a fiore, mentre lungo il pergolato una lunghissima

aiuola di fioriture, conduce lo sguardo verso la metafisica quinta

Schizzo di progetto della terrazza di Villa Ottolenghi,

Acqui Terme ad archi della casa degli artisti. Nella villa il progetto del giardino

integra la maglia quadrata del cortile con una più larga maglia

reticolare del grande giardino terrazza aperto con una sinuosa

balaustra sul panorama di Acqui Terme. I quadrati del reticolo si

riempiono di prato, di fiori e di rose creando una armoniosa

scacchiera, mentre i più piccoli quadrati del cortile alternano

elementi vegetali a disegni in ciottoli che riprendono il tema delle

37

vigne circostanti.

Il Paesaggista modifica il tracciato della strada di accesso al

52 Terrazza di Villa Ottolenghi, Acqui Terme

complesso architettonico, per un suo inserimento armonioso

nel paesaggio ed introduce manufatti d’arredo; fa piantare siepi

di biancospino e vari esemplari di Lagerstroemia indica che

durante la fine dell’estate ravvivano cromaticamente la strada di

accesso, per accendersi in autunno con il loro fogliame dalle

calde tonalità del rosso e del giallo.

Intorno all’edificio di grande pregio architettonico, realizzato per

ospitare i vari scultori ed architetti durante la loro permanenza a Vista dalla terrazza di Villa Ottolenghi, Acqui Terme

Monterosso, un ampio tappeto erboso amplia la percezione

dello spazio: un lungo percorso sovrastato da un pergolato di

glicine, vite vergine e rose, conduce alla piscina lunga quasi 50

metri, divisa in due settori; uno, con profondità contenuta ed

adornata da una fontana scultura, Il Tobiolo, di Arturo Martini e

da numerosi giochi d’acqua come piccole sculture-tartaruga

ideate da Porcinai, l’altro con profondità di oltre 4 metri. Lungo i

bordi della vasca sono collocate originali poltrone in granito

progettate dal Paesaggista.

Un lungo percorso ad anello collega il grande prato con il giardi- Giardino formale di Villa Ottolenghi, Acqui Terme

no all’italiana, qui Porcinai realizza una struttura a scacchiera:

vengono realizzate piccole aiuole quadrate in bosso, separate

una dall’altra da una pavimentazione in pietra realizzata allo

stesso livello. All’interno di alcune di esse vengono piantate rose

di diverso colore e portamento, mentre altre sono lasciate

vuote; in alcuni punti di intersezione della struttura a scacchiera, 53

Primo e secondo schema - gli accessi e i percorsi, le

geometrie del luogo realizzata con lastre di pietra, sono posizionati grandi vasi in

cotto che ospitavano originariamente limoni.

Porcinai progetta anche il giardino roccioso ove colloca un

tavolo con alcune sedute all’interno della vegetazione, attornia-

te da cerchi in pietra di varia dimensione e da massi: all’interno

delle ruote vengono collocate importanti sculture fra cui Adamo

ed Eva di Arturo Martini.

Il primo schema mostra i numerosi accessi alla proprietà. L’ingr-

Percorso pergolato di Villa Ottolenghi, Acqui Terme esso principale introduce al retro della villa, esposta con il fronte

principale verso sud. La villa dispone di altri due accessi carrabi-

li, uno che permette di attraversare il podere lungo tutto il suo

perimetro entrando a destra di quello principale, percorrendo la

strada realizzata sotto la terrazza. Il secondo accesso carrabile

da direttamente sull’edificio adibito a cantina, sul lato nord-est.

Il percorso realizzato risulta, nonostante i numerosi ingressi, sia

al giardino che alla villa stessa, molto semplice, quasi circolare.

Esso percorre tutto il perimetro del giardino collegando così i

54 Piscina di Villa Ottolenghi, Acqui Terme

vari edifici con funzioni differenti tra loro come le cantine, la villa,

lo studio e la piscina ed il giardino formale allargandosi solamen-

te ai lati della cantina per permettere di posteggiare i veicoli.

Verso la strada che fiancheggia tutto il complesso il percorso di

fonde ulteriormente all’architettura diventando pergolato.

Inoltre per caratterizzare il percorso, sono stati inseriti gruppi

scultorei differenti come panchine ovali o statue raffiguranti

uomini sdraiati. Come già visto precedentemente le funzioni

inserite in questo giardino sono numerose e molto differenti tra

loro. Si possono dividere in spazi coperti come la cantina e lo

studio e in spazi all’aperto come il campo da tennis, la piscina e

il giardino formale. Un esempio di questi è proprio la piscina,

grande vasca rettangolare con al centro una scultura e con

doppio fondo a due quote diverse.

Fulcro di questo giardino è però il giardino formale realizzato su

una terrazza ondulata. Questo spazio è completamente espo-

sto a sud e si caratterizza proprio per l’interazione tra giardino e

architettura. La prima parte di questa si sviluppa all’interno della

corte loggiata. La superficie di questo spazio è quasi interamen-

te pavimentata con un reticolo quadrato che va a sfumare lungo

la restante superficie della terrazza fino ad arrivare alla balaustra

che permette alla vista di spaziare ampiamente sul paesaggio

circostante.

Attraverso delle texture sono stati studiati i principali caratteri 55

Terzo schema - le funzioni della vegetazione geometrico-architettonici e vegetali del progetto. L’elemento

architettonico, rispetto a quello vegetativo, è predominante. Le

tre costruzioni infatti fiancheggiano ogni lato del giardino andan-

do a creare al centro il grande parco. Anche la piscina, avendo

linee molto pulite e squadrate, riprende fortemente le linee geo-

metriche del corpo villa principale. La terrazza ondulata invece

riprende direttamente le curve di livello degli uliveti sottostanti. Il

Conformazione del terreno prima e dopo l’intervento restante giardino pianeggiante viene connotato sul lato sud-est

di Porcinai da una grande massa arborea che delimita la terrazza ed il suo

perimetro, mentre sul lato nord-ovest il pergolato va a formare

un lungo elemento lineare che fiancheggia tutta l’area verde,

unendo con un percorso coperto la villa alle cantine. L’area

adibita a giardino formale è contraddistinta da elementi puntuali

utili per delimitare il percorso o il centro di un particolare spazio.

La principale funzione della vegetazione, in questo giardino, è

quella di chiudere il parco nel proprio spazio. Essa infatti

seguendo tutto il percorso circolare non permette quasi mai alla

56 Ortofoto di Villa Il Roseto, Firenze

vista di spaziare, fatta eccezione per la parte della terrazza

adibita a giardino formale. Diventa dunque un elemento di filtro

tra l’esterno e il giardino interno della villa. Un chiaro esempio di

questo intento è rappresentato dal lungo pergolato di glicine o

dalle numerose piante ad alto fusto inserite lungo tutto l’asse

nord-sud sul lato est della proprietà. Gli elementi di vegetazione

più importanti sono però racchiusi nella terrazza ondulata

precedentemente citata. Le piantagioni includono numerose

specie tra cui alberi di Fagus sylvatica atropurpurea e Populus

alba,Lagerstroemia indica, specie arbustive come Crategus

monogyna, Arbutus unedo e Prunus laurocerasus schipkaen-

sis. Per le fioriture si possono citare rose paulette, tzigane, mitzi

e crimson glory mentre per i rampicanti Hedera helix. Infine le

specie tappezzanti inserite sono Cotoneaster franchetii e Hype-

ricum calycinum. Le specie di alberi prima citate hanno la

funzione di creare un centro visivo e fisico all’interno della

terrazza per sottolinearne l’importanza e definirne l’area. Infine

sul lato sud-est è presente una grande superficie di vegetazione Costruzione della terrazza di Villa Il Roseto, Firenze

adibita all’agricoltura, in questo caso un uliveto.

Villa Il Roseto, Firenze

Il giardino venne realizzato tra il 1960 ed il 1965 da Pietro Porci-

nai per dei clienti a lui affezionati, i Benelli, intorno ad una

costruzione del XVI secolo. Originariamente la villa, che si trova-

va in posizione dominante rispetto al terreno circostante, era 57

raccordata all’esterno con due scalinate, senza avere con il

giardino alcun rapporto diretto, anzi da questo la vista sul

paesaggio lontano era limitata a un angolo molto ristretto. L'iter

progettuale per giungere alla complessa soluzione definitiva fu

lungo ed impegnativo, come testimonia la serie progressiva dei

disegni prodotti dallo Studio agli inizi degli anni Sessanta.

Porcinai crea su un lato un giardino pensile in diretta comunica-

zione con l’interno, sopraelevato di metri quattro rispetto al

terreno. Dal nuovo livello l’occhio spazia su una visuale comple-

Posteggio sotto la terrazza di Villa Il Roseto, Firenze ta, recuperando anche la vista della cupola del Brunelleschi,

delle torri e dei campanili del centro storico. Gli ambienti interni

dell’edificio si dilatano così con gli spazi del giardino e del

paesaggio, si creano dissolvenze tra natura ed architettura,

dialoghi fra esterno ed interno, e definiscono questo luogo di

forte impatto emozionale e qualitativo.

Una selva di colonne di cemento al piano terreno regge una

serie di volte ribassate che corrispondono ai cerchi soprastanti,

alcuni dei quali forati per ottenere pozzi di luce come nei ninfei,

altri sistemi a prato, altri ancora trasformati in una vasca d’acqua

circolare o punto di partenza di una scala poligonale autopor-

tante, di collegamento tra i due piani. C’è un perfetto rapporto

fra struttura, funzione ed estetica: sovrastante le colonne, dove

è possibile, per la forma della volta ribassata, avere uno spesso-

re di terreno maggiore, vengono piantati cespugli di bosso; i

prati o i fiori sono al centro; gli alberi vengono situati in quelle

parti dove si ha una profondità adeguata di terreno, sorretto da

muri in cemento che rientrano nel disegno del posteggio al

piano terreno. Il bosso utilizzato con il motivo circolare nel

tetto-giardino non dà luogo al tradizionale risultato formale dato

dalla geometria di siepi che costruiscono un impianto simmetri-

co rispetto al fronte dell’edificio, ma diventa materiale plastico

Scala poligonale di acceso dal posteggio posteriore con cui dar forma a masse dense e piuttosto estese che si alter-

alla terrazza di Villa Il Roseto, Firenze 38

nano, in un disegno del tutto particolare, ad ampi vuoti a prato.

Lo spazio inferiore infatti, dove è situato l’accesso principale

chiuso da un cancello in ferro battuto, può essere utilizzato per

parcheggiare venti automobili, ma viene curato in tutti i partico-

lari costruttivi così da poter diventare salone delle feste in certe

occasioni: dalla pavimentazione in ciottoli bianchi e neri, ove è

riproposto il motivo del cerchio, alla finitura a graffito delle volte

secondo la tradizione fiorentina dei muri esterni di recinzione alle

ville.

La piattaforma su cui è realizzato il giardino pensile resta com-

pletamente nascosta alla strada, schermata da una fitta cortina

58 Terrazza di Villa Il Roseto, Firenze

di lecci a cespuglio piantati dal basso, nello spazio lasciato

libero tra il muro di recinzione e la nuova struttura. Sul lato

opposto un grande varco tra le colonne consente di accedere al

restante giardino, in parte lasciato a uliveto, in cui viene piantato

un roseto, e di scendere fino alla zona inferiore dove si trovano

la piscina e un campo da tennis. Si tratta di un paesaggio stretto

tra un’ampia siepe che copre la scarpata, anche questa tenuta Terrazza di Villa Il Roseto, Firenze

ad altezza costante dal terreno. È la zona limitrofa al roseto dal

quale si raggiunge il campo di ulivi. Quest’area, pur nell’ampia

disponibilità di mezzi, mantiene una semplicità rustica. Porcinai

si affida ai materiali poveri della campagna: l’ulivo, la lavanda, il

cipresso, il leccio. Stesso rispetto per il paesaggio dimostra

39

nell’inserimento del campo da tennis e nella piscina. Per il

campo da tennis sperimenta l’uso di una robusta siepe che

scherma la struttura sportiva ed al tempo stesso assume la

funzione di rete naturale. Per la piscina studia una soluzione

differente, infatti, è costruita parzialmente in elevazione per

offrire una più ampia visuale della campagna circostante,

ricavando inferiormente gli spogliatoi.

Nel primo schema sono stati evidenziati due accessi differenti,

quello principale, che è anche carraio, indica quindi l’ingresso al Percorso di Villa Il Roseto, Firenze

posteggio sotto la grande terrazza-giardino. Il secondo ingresso

invece è prettamente pedonale ed è situato sul lato nord della 59

Primo schema - gli accessi e i percorsi villa e introduce direttamente sulla terrazza-giardino. Entrambi

gli accessi sono dunque legati e collegati dalla famosa terrazza

che si caratterizza subito come elemento fulcro della villa e del

giardino. Realizzando due accessi Porcinai ha voluto dividere i

diversi flussi di utenza della villa, le macchine infatti accedono al

giardino posteggiando sotto la terrazza, la risalita al piano supe-

riore è garantita da una scenografica scala a chiocciola mentre

chi accede al giardino a piedi si ritrova direttamente sulla mede-

sima terrazza.

I percorsi, in pietra serena bordati da roselline selvatiche e iris,

evidenziati definiscono i principali collegamenti all’interno del

parco della villa. Ne risultano quindi tre percorsi separati, uniti

puntualmente, con collegamenti orizzontali che creano ina fitta

maglia. Essa permette all’utente di raggiungere tutti gli spazi

della villa, dalla piscina al campo da tennis passando una volta

dall’uliveto un'altra dal roseto. I percorsi risultano più complessi

proprio nella terrazza-giardino che offre la possibilità di passeg-

giare sotto imponenti alberi mentre si spazia con la vista sui i

60 Secondo schema - le geometrie del luogo

tetti di Firenze.

Le trame geometriche del giardino sono state studiate tramite

una sovrapposizione di texture.

L’elemento architettonico copre la maggior parte della superfi-

cie sul lato nord. La terrazza-giardino ha modificato profonda-

mente il rapporto tra spazio architettonico e lo spazio esterno.

La villa infatti, prima dell’intervento di Porcinai, era sopraelevata

rispetto tutto al podere. Grazie a questo intervento i collega- Punto panoramico di Villa Il Roseto, Firenze

menti tra villa-giardino sono filtrati, rendendo i passaggi di quota

più lievi e graduali.

La terrazza risulta essere caratterizzata da una forte componen-

te geometrica derivante dall’utilizzo di bosso sagomato, attra-

verso tecniche topiarie, circolarmente. Altre forme geometrica-

mente distinguibili sono collocate davanti al fronte principale

della villa che seguono parallelamente i percorsi e attorno al

campo da tennis realizzando un alto filtro naturale. L’uliveto

infine è caratterizzato da grandi masse arboree divise solamen- 61

Terzo schema - le funzioni della vegetazione te dal percorso che collega la villa alla piscina. Studiando la

sezione morfologica di questo giardino è comprensibile come

l’edificio e la terrazza siano predominante sulle restanti aree che

al contrario seguono il declivio della vallata.

La vegetazione in questo giardino, essendo molto varia,

assume numerose funzioni. Attorno alla costruzione principale

gli arbusti sagomati hanno lo scopo di delimitare i percorsi o il

perimetro della villa. Quelli lineari determinano i percorsi davanti

Conformazione del terreno prima e dopo l’intervento

di Porcinai la facciata principale mentre un inserimento importante, oltre

che dal punto di vista architettonico, è quello della terrazza-giar-

dino in cui riprende, come in molti altri dei suoi progetti, il tema

del cerchio perfettamente reso attraverso tecniche topiarie con

l’inserimento di numerosi arbusti di bosso. La vegetazione in

questo caso è quindi utilizzata come massa plastica che delinea

i percorsi in alcuni casi, in altri, quando è necessaria più privacy

la vegetazione alta e fitta funge da barriera.

A sud della stessa è presente il roseto che assume una funzione

62 principalmente estetica ed è composto da ortensie, azalee e

appunto rose. Antistante ad esso sono presenti due vialetti che

si snodano in quota per raggiungere i vari punti panoramici. La

conformazione ripida del terreno consente solo terrazzamenti,

dove sono presenti le specie più varie come cipresso, oleandro,

arancio amaro, ciliegio, alloro, melograno, e piante tipiche della

macchia mediterranea. Le due grandi aree con ulivi che si

delineano a sud del giardino invece sono adibite a funzione

agricola.

Generalmente, in tutto il podere, sono state mantenute molte

delle piante originarie tipiche del luogo come ad esempio l’ulive-

to e il roseto situato al lato ovest della tenuta. La volontà di

definire la proprietà a sud è espressa dalla presenza dell’alta

siepe attorno al campo da tennis e dal filare di piante davanti la

piscina.

Porcinai in Lombardia

Richiamando l’abstract iniziale, lo scopo di questa ricerca è

quello di evidenziare dei casi studio realizzati da Porcinai, per

comprenderne la metodologia progettuale e riportarla nelle aree

abbandonate in via di dismissione precedentemente censite.

Facendo ciò è possibile riconvertire a verde le suddette aree e

utilizzarle come risorsa paesaggistica all’interno del tessuto

urbano consolidato, recuperando la superficie di terreno persa

con la costruzione di Expo e restituendo alla città una risorsa

prima andata perduta, ora però riutilizzabile per recuperare quel

verde profondo ormai costruito.

Sono stati anche localizzati e studiati alcuni lavori dell’architetto

fiorentino nella regione Lombardia per comprendere in che

modo il suo approccio cambiasse in base al contesto in cui si

inseriva. Sono state trovate una sessantina di sue realizzazioni,

distribuite nelle diverse provincie che hanno principalmente per

oggetto giardini e parchi privati di cui una trentina nella città di

Milano.

L’attività di Pietro Porcinai in Lombardia si svolge continuamen-

te tra gli anni Quaranta e la prima metà degli anni Settanta del

Novecento. Come per tutti i suoi lavori, la progettazione del

giardino o del parco diventa occasione per dare forma ad uno

spazio utilizzando essenze vegetali e tenendo conto del conte-

sto. Giardino o parco, dunque, l’architetto studia il sistema

compositivo con accessi, percorsi, arredi, aree per lo svago,

aree o elementi di servizio, visuali interne o esterne, con una

cura particolare per la scelta dei materiali e delle essenze vege- 63

tali. A partire dagli anni Settanta la progettazione di Porcinai si fa

più complessa e si introducono soluzioni che sfruttano materiali

innovativi come il cemento armato per pendenze o terrazza-

menti artificiali. Un altro aspetto da sottolineare è che, anche nei

giardini e parchi lombardi, emerge l’intenzione da parte di Porci-

nai di ricreare, con le essenze vegetali, un paesaggio nel

paesaggio, un architetto che gioca con la materia naturale e

artificiale che sintetizza un paesaggio adattandolo ai luoghi e

alle esigenze dei committenti. Nei progetti lombardi dunque

ricorrono temi cari alla sua poetica sensibile fatta di colori,

forme, materiali prevalentemente derivanti dal mondo della

natura, ma che Porcinai affianca a soluzioni tecniche a volte

d’avanguardia per creare spazi aperti di qualità.

Tra i progetti più conosciuti in provincia di Varese citiamo Villa

Fiorita a Saronno, Villa Pomini a Castellanza e Villa Sormani a

Venegono Superiore. In provincia di Como gli interventi più

importanti sono stati presso Villa Ravasi e Villa Ratti, Villa Buzzi

ad Alzate Brianza e Villa Rospini a Belvio. A Pavia è stato realiz-

zato il Memoriale per Enrico Mattei a Bascapè. Ed infine a

Milano citiamo i giardini di Villa De Micheli, Villa Jarach, Villa

40

Riva, Villa Monti, Villa Crivelli e Villa Bellini.

Partendo dunque da dalle linee guida, derivate dagli studi

appena citati sui giardini di Porcinai, lo studio di alcuni progetti

realizzati in Lombardia e l’analisi delle aree degradate, localizza-

te all’interno del Comune di Milano e censite dalla municipalità,

sono state selezionate aree abbandonate ritenute interessanti

per la loro localizzazione, per i servizi presenti nel loro intorno,

per l’accessibilità, per la necessità di ciascuna zona di verde

urbano ma anche per l’interesse storico-architettonico dell’edifi-

cio e del giardino su cui si effettueranno gli studi mediante la

metodologia appena descritta. La più interessante tra queste

aree studiate si è rivelata essere un edificio abbandonato, un ex

convento e casa di riposo gestito dalle Piccole Sorelle dei

Poveri, situato tra via Lamarmora 26 e via Orti nella zona 1 di

Milano.

Il complesso, ubicato nella zona centrale della città, è circonda-

to da una moltitudine di servizi e rivela un grande valore storico

come riporta la carta R.03 “analisi dei valori storico-morfologici”

presente nel PGT comunale. Il valore storico-architettonico

dell’edificio deriva dalla data di fondazione dello stesso, uno dei

primi complessi realizzati nei dintorni di Porta Romana. Per lo

stato di completo abbandono in cui la costruzione versa da anni

64


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100

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12.52 MB

AUTORE

milla_te

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher milla_te di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di progettazione architettonica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Mestriner Paolo.

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