Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
D S
IPARTIMENTO DI TUDI LINGUISTICI E CULTURALI
Corso di Laurea Magistrale in
A S M C
NTROPOLOGIA E TORIA DEL ONDO ONTEMPORANEO
La guerra nucleare:
strategie e piani dal 1946 al 1968
Prova finale di:
Michele Perazzani
Relatore / Relatrice:
Prof. Fabio Degli Esposti
Correlatore / Correlatrice
Prof. Lorenzo Bertucelli
Anno Accademico 2025/26
INDICE
INTRODUZIONE……………………………………………………………………...1
PARTE PRIMA: La Guerra Fredda dal 1946 al 1968……………………………….3
1.1 Guerra Fredda: origine di una locuzione…………………………………………….3
1.2 La genesi della Guerra Fredda……………………………………………………….4
1.3 Il fronte europeo………………………………………………………………..……7
1.3.1 La “dottrina Truman”……………………………………………………..……..8
1.3.2 Il Piano Marshall………………………………………………………………….9
1.3.3 La reazione sovietica……………………………………………………………11
1.4 Il fronte militare…………………………………………………………………….12
1.4.1 Il fronte asiatico………………………………………………………………….14
1.4.2 L’allargamento della Nato e la nascita del Patto di Varsavia…….………15
1.4.3 Le armi nucleari non sono più tabù…………………………………………..16
1.5 Il fronte cubano e quello berlinese…………………………………………………20
1.5.1 Le conseguenze della crisi cubana………………………………………..…..25
1.6. La guerra del Vietnam…………………………………………………………….26
1.6.1 L’anticomunismo in America Latina………………………….……………...27
1.7 La “distensione” USA-URSS………………….…………………………………...27
PARTE SECONDA: strategie nucleari……………………………………………...29
2.1 La strategia nucleare della Nato……………………………………………………32
2.1.2 Le armi nucleari in Italia……………………….……………………………...43
2.1.3 La forza multilaterale Nato…………………………………………………….56
2.2 La strategia nucleare sovietica……………………………………………………...57
PARTE TERZA: I piani per la guerra nucleare...………………………………….71
3.1 I piani per la guerra nucleare in Italia ed Europa…………………………………..71
3.1.1 Il Piano d’attacco della Nato del 1963 secondo l’intelligence ungherese.71
3.1.2 Il piano del Patto di Varsavia del 1965 per la guerra in Europa…………81
3.1.3 Strutture antiatomiche Nato per l’Italia………………………………………89
3.2 La guerra nucleare nei piani americani…………………………………………….91
3.2.1 La guerra nucleare in Europa…………………………………………………92
3.2.2 L’attacco nucleare diretto dell’Urss agli Usa……………………………….96
3.2.3 L’attacco nucleare preventivo degli Usa all’Urss…………………………100
3.2.4 Confronto fra gli scenari ipotizzati dagli Usa……………………………...102
CONCLUSIONI……………………………………………………………………...105
BIBLIOGRAFIA INTRODUZIONE
La Guerra Fredda costituisce uno dei paradigmi interpretativi fondamentali della
storia internazionale del secondo Novecento, in quanto ha modellato in profondità gli
equilibri politici, militari e ideologici del mondo dalla fine della Seconda guerra
mondiale fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991. Essa non si configurò
come un conflitto armato diretto tra le due superpotenze emerse dal secondo
dopoguerra, gli Stati Uniti e l’URSS, bensì come una contrapposizione strutturale e
permanente, alimentata dall’incompatibilità tra due modelli opposti di organizzazione
politica, economica e sociale: da un lato il capitalismo liberaldemocratico occidentale,
dall’altro il comunismo sovietico.
All’interno di questo confronto bipolare, il fattore nucleare assunse un rilievo
decisivo, fino a divenire il fulcro stesso della stabilità internazionale. L’introduzione
dell’arma atomica e il successivo sviluppo di arsenali sempre più sofisticati
trasformarono infatti la natura della guerra, rendendo la possibilità di uno scontro totale
potenzialmente coincidente con la distruzione reciproca dei contendenti. In tale
prospettiva, la deterrenza si impose come principio cardine delle relazioni strategiche tra
i due blocchi, fondandosi sulla capacità di minacciare una rappresaglia devastante e,
quindi, di impedire l’impiego effettivo della forza nucleare.
La dimensione europea della Guerra Fredda si rivelò particolarmente
significativa, poiché fu in Europa che la divisione del mondo in blocchi contrapposti
trovò la sua espressione più evidente, dalla cortina di ferro alla questione tedesca, dalla
crisi di Berlino alla costruzione di sistemi di alleanza rigidamente antagonisti, quali la
NATO e il Patto di Varsavia. In questo quadro, il continente europeo non fu soltanto
uno spazio geografico di separazione ideologica, ma anche il principale teatro di
pianificazione militare, di schieramento di armamenti e di definizione delle strategie di
contenimento e di risposta.
In tale contesto, il caso italiano assume un rilievo storiografico e politico di
particolare interesse. Per la propria collocazione geopolitica nel Mediterraneo e per il
suo inserimento nel sistema di difesa euro-atlantico, l’Italia fu coinvolta in modo diretto
nelle dinamiche strategiche della Guerra Fredda, fino a divenire uno dei principali
luoghi di installazione di armi nucleari statunitensi in Europa occidentale. La
1
Repubblica Italiana partecipò attivamente alla struttura politico-militare dell’Alleanza
Atlantica, cercando al contempo di non ridursi al ruolo di semplice territorio passivo di
schieramento, ma di acquisire una propria rilevanza all’interno dei processi decisionali
relativi alla sicurezza collettiva.
Il presente lavoro si propone pertanto di analizzare la Guerra Fredda non solo
come confronto ideologico tra due superpotenze, ma come sistema complesso di
equilibri militari, strategie di deterrenza e dispositivi politico-istituzionali fondati sulla
centralità dell’arma nucleare. Particolare attenzione sarà riservata all’evoluzione delle
dottrine strategiche occidentali e sovietiche, nonché al ruolo svolto dall’Italia
nell’ambito della NATO, al fine di mostrare come la dimensione nazionale si intrecci
profondamente con quella internazionale. In questa prospettiva, lo studio delle strategie
nucleari e della loro applicazione concreta consente di cogliere non soltanto la logica
del confronto Est-Ovest, ma anche le modalità attraverso cui la minaccia atomica ha
inciso sulle scelte politiche, militari e diplomatiche dell’Europa e dell’Italia nel secondo
dopoguerra.
Nella prima parte, delineando il quadro politico internazionale dell’inizio della
cosiddetta Guerra Fredda, si evidenzia come le armi nucleari hanno condizionato sia le
scelte militari, sia quelle politiche del periodo oggetto di questo studio.
Nella seconda parte l’attenzione è rivolta alle strategie militari nucleari degli
Usa e della Nato da una parte e dell’Urss e Patto di Varsavia dall’altra, che confermano
la stretta correlazione tra le armi atomiche e le politiche dell’epoca, con particolare
attenzione al ruolo che hanno avuto in Italia.
Nella terza parte vengono approfonditi i piani di guerra nucleare degli Usa/Nato
e dell’Urss/Patto di Varsavia; sono inoltre menzionate le città europee ed italiane che
sarebbero state colpite e perché, evidenziando concretamente l’influenza reciproca tra il
potenziale nucleare e le concrete scelte politiche e militari.
La ricerca si poggia su testi che hanno studiato il periodo della Guerra Fredda e
sui documenti ufficiali delle istituzioni politiche e militari dell’epoca, riportanti le
strategie nucleari e i piani di guerra nucleare desecretati nel XXI secolo.
2 PARTE PRIMA
La Guerra Fredda dal 1946 al 1968
1.1 Guerra Fredda: origine di una locuzione
...poche persone hanno ancora considerato le sue implicazioni ideologiche, ovvero
il tipo di visione del mondo, il tipo di credenze e la struttura sociale che
probabilmente prevarrebbero in uno Stato che fosse allo stesso tempo
inconquistabile e in uno Stato permanente di “guerra fredda” con i suoi vicini….
[la bomba atomica, nda] è più probabile che ponga fine alle guerre su larga scala a
1
costo di prolungare indefinitamente una pace che non è pace .
In queste poche righe di G. Orwell apparve per la prima volta nel 1945 la locuzione
“guerra fredda”, destinata a segnare un’epoca storica e la vita di miliardi di persone.
Ancora su The Observer, il 10 marzo 1946, Orwell scrisse: «... la Russia ha iniziato una
2
“Guerra Fredda” contro la Gran Bretagna ed il suo impero» . Fu il consigliere
presidenziale Bernard Baruch ad usare per primo il termine per identificare il confronto
fra USA e URSS, il 16 Aprile 1947 in un discorso alla Camera dei rappresentanti della
Carolina del Sud, dove questi affermò:
Non lasciamoci ingannare: oggi siamo nel bel mezzo di una Guerra Fredda. I
nostri nemici si trovano all’estero e a casa. Non dimentichiamolo mai: i nostri
3
disordini sono il cuore del loro successo
« »
1 G. Orwell, You and the Atomic Bomb, in The Tribune 19/10/1945, consultato in Collected Essays,
vol. IV, In Front of Your Nose (1945-1950), Londra, Secker & Warburg, 1968, pp. 6-8, in
https://orwelllibrary.wordpress.com/wp-content/uploads/2014/08/orwell-george-collected-essays-
journalism-letters-vol-4-1945-1950-secker-warburg-19681.pdf , consultato il 05/05/2026.
« »
2 G. Orwell, Russia began to make a 'cold war' on Britain and the British Empire, in The Observer ,
,
10/03/1946, citato in Newslwtter n. 2 Chichester, The Orwell Society, October 2012, p. 15, in
https://orwellsociety.com/wp-content/uploads/2021/11/The-Orwell-Society-Journal-issue-2-October-
2012.pdf (consultato il 02/05/2026). « »
3 B. Baruch, Text of Bernard Baruch's Address at Portrait Unveiling, in The New York Times
17/04/1947, p.21, consultato al link https://www.nytimes.com/1946/06/15/archives/baruchs-speech-at-
opening-session-of-un-atomic-energy-commission.html il 20/06/2026.
3 Egli si riferiva alla necessità di ordine interno per poter affrontare come paese unito
le nuove sfide del dopoguerra. Appena l’anno precedente, su invito del Presidente degli
USA, Baruch aveva predisposto il primo piano per il disarmo atomico, che porta ancora
il suo nome.
Grazie al libro del giornalista e due volte Premio Pulitzer, Walter Lippmann, La
Guerra Fredda: uno studio di politica estera degli Stati Uniti (1947), la locuzione
divenne di uso comune. Lippmann criticava la politica di “contenimento” del Presidente
Truman, adottata contro l’aggressività dell’URSS, perché temeva che in questo modo si
stesse giustificando l’occupazione dell’Europa orientale da parte dell’URSS e la
divisione permanente del mondo in blocchi contrapposti e ideologicamente avversi.
Secondo Lippmann un tale schema avrebbe avvantaggiato un paese totalitario come
4
l’URSS contro la democrazia statunitense . Da allora in poi sulla Guerra Fredda si è
scritto e detto molto.
1.2 La genesi della Guerra Fredda
La Guerra Fredda è quel periodo storico, iniziato alla fine della Seconda guerra
mondiale e terminato con la dissoluzione dell’URSS (1991), segnato dalla
contrapposizione politica, economica e ideologica tra USA e URSS (con i rispettivi
paesi alleati) in merito alle politiche del dopoguerra, caratterizzate da due opposte
impostazioni socio-politiche: capitalismo contro comunismo.
L’aggettivo “fredda” indica che non si arrivò ad uno scontro armato diretto tra le due
superpotenze, anche se furono entrambe coinvolte in conflitti regionali condotti
direttamente dai rispettivi eserciti contro stati o gruppi armati supportati dall’altra
superpotenza (es.: Vietnam e Corea per gli Usa, Afghanistan per l’URSS). Il conflitto fu
combattuto inoltre con le armi politico-diplomatiche, economiche, la propaganda, la
competizione nella ricerca aerospaziale e nella corsa agli armamenti, soprattutto
nucleari.
La tensione tra USA e URSS veniva da lontano. Anzitutto erano Stati e società
fondati su principi ed un assetto socio-economico-istituzionale opposti. Gli USA erano
4 B. Bongiovanni, Storia della guerra fredda, Bari, Laterza, 2021, versione ebook, cap. 2.
4
caratterizzati da un’economia di libero mercato dove la proprietà privata era tutelata,
mentre l’URSS si fondava su un’economia comunista, pianificata dallo Stato, con
l’abolizione della proprietà privata. Gli USA erano uno Stato democratico, mentre
l’URSS era una “dittatura del proletariato”, dove il Partito comunista era l’unico
5
ammesso.
Sin dalla Rivoluzione russa del 1917 la classe dirigente degli Stati Uniti (in primis
l’allora presidente Wilson), guardò con ostilità alla nascente Unione Sovietica.
Quest’ultima, ad esempio, non venne invitata alla conferenza di Versailles, in quanto
USA, Regno Unito e le altre potenze dell’epoca non riconoscevano la legittimità del
paese nato dalla rivoluzione bolscevica. Del resto il Ministero degli esteri russo, con L.
Trotsky e G. Chicherin, reputava i membri della Conferenza come vecchi capitalisti che
la rivoluzione avrebbe spazzato via. Dal 1921 i Bolscevichi ripudiarono il debito
zarista, auspicando che l'intera classe lavoratrice del mondo divenisse parte di un'unica
6
nazione con i medesimi ideali all'insegna del comunismo. Oltre alla rivoluzione, le
7
relazioni divennero tese in quanto diverse industrie in Russia vennero nazionalizzate ed
i leader della politica estera americana rimasero convinti del fatto che l'Unione
8
Sovietica fosse una minaccia ostile ai valori americani. Al di fuori del governo, in
generale l'America era però favorevole alla ripresa delle relazioni con la Russia, in
9
particolare in termini economici . Dal 1933 la comunità commerciale statunitense,
interessata ad un commercio su vasta scala, richiedeva un riconoscimento diplomatico
dell'Unione Sovietica da parte degli Stati Uniti, ma il governo statunitense era ancora
speranzoso di ottenere il pagamento dei debiti contratti a suo tempo dalla Russia
10
zarista . Il Presidente statunitense Roosvelt, dopo aver commissionato un vasto
sondaggio, capì che l’opinione pubblica americana era in maggioranza favorevole
5 M. Clementi, La NATO, Bologna, Il Mulino, 2002, pp. 9-10.
6 M. MacMillan, Paris 1919: six months that changed the world, New York, Random House, 2003, pp.
63–82, in https://bnk.institutkurde.org/images/pdf/EJNCB23UK7.pdf (consultato il 20/05/2026).
7 D.E. Davis e E.P. Trani, Distorted Mirrors: Americans and Their Relations with Russia a
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