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Università degli Studi di Roma "Tor Vergata"

Facoltà di Economia

Corso di laurea in

Economia dei Mercati e degli Intermediari Finanziari

Tesi in Effetti della Regolamentazione sui Modelli

di Business delle Banche

Il Relatore Il laureando

Chiar.mo Prof. Carretta Francesco Cicchinelli

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Anno accademico 2015/2016

Indice

INTRODUZIONE

“LE

CAPITOLO 1: NUOVE REGOLE”

1.1 Il Cambiamento Dei Requisiti Patrimoniali

1.1.1 CRR/CRDIV

1.2 I Nuovi Indici di Indebitamento

1.2.1 Leverage Ratio (LR)

1.3. I Nuovi Indici di Liquidità

1.3.1. Liquidity Coverage Ratio (LCR)

1.3.2. Net Stable Funding Ratio (NSFR)

“LE IMPLICAZIONI SUI

CAPITOLO 2: MODELLI DI

BUSINESS DELLE BANCHE”

2.1 Potenziali Implicazioni in Seguito ai Cambiamenti dei Requisiti

Patrimoniali

2.1.1 CRR & CRDIV

2.2 Potenziali Implicazioni in Seguito ai Cambiamenti dei Requisiti

Riguardanti l’Indice di Leva Finanziaria

2.2.1 LR

2.3 Potenziali Implicazioni in Seguito ai Cambiamenti degli Indici di

Liquidità

2.3.1 LCR & NSFR

3: “IL NUOVO REGIME

CAPITOLO DI RISOLUZIONE

DELLE CRISI E L’EMIR”

3.1. IL Nuovo Regime di Risoluzione

3.1.1. L’Introduzione del Bail-In

3.1.2. Possibili Implicazioni delle Nuove Regole di Risoluzione

L’EMIR

3.2. 3.2.1. I Nuovi Meccanismi di Compensazione

3.2.2. Possibili Implicazioni dell’Introduzione ai Nuovi Meccanismi

di Compensazione

CONCLUSIONI

Riferimenti bibliografici INTRODUZIONE

Il periodo post-Grande Crisi finanziaria 2008/2009, vive una profonda revisione normativa

che riguarda l’intero settore bancario ed ogni suo aspetto vitale. Gli ultimi anni della prima

decade di questo millennio segnano senza alcun dubbio, il passaggio ad un nuovo modo di

“fare banca”; il cambiamento, che riguarda i requisiti patrimoniali delle banche, i regimi di

risoluzione in caso di crisi reversibili o meno e il grado di leva finanziaria, che si unisce

parallelamente alla nascita di nuovi organi, non può che prevedere un cambiamento

all’interno dei modelli di business stessi delle banche. All’introduzione di un nuovo frame-

work normativo, segue un importante periodo di transizione durante il quale le nuove

regole devono poter essere implementate. La presente, ha come obiettivo principale quello

di meglio comprendere le potenziali implicazioni della nuova normativa sui modelli di

business delle banche e dei primi effetti dei nuovi regolamenti bancari nel periodo di

transizione, iniziato ufficialmente con i nuovi e pesanti cambiamenti nei regimi di

risoluzione delle crisi bancarie (passaggio al bail-in). Le nuove regole sorgono, come

ogni buon proposito umano a seguito di storiche catastrofi, per poter diffondere sicurezza e

controllo in un mercato bancario che, in un decennio post-crisi, si trova a fare i conti con

pesanti e negativi fattori economici, talvolta rappresentanti una vera e propria novità (basti

pensare che viviamo la nuova “era e ad un alto livello d’incertezza

dei tassi negativi”)

operativa che gettano l’economia in “acque ed economiche”

e i policy-maker finanziarie

del tutto inesplorate. La Grande Crisi trasformatasi in pochi anni in un vero e proprio

collasso dell’economia reale, il peggiore dal lontano 1929, ha messo in luce un sistema

bancario fragile, approfittatore delle grandi occasioni, non in possesso di quei necessari

requisiti patrimoniali la cui mancanza ha portato al fallimento di un gran numero di

società, che talvolta, di portata gigantesca, hanno innescato panico nelle borse finanziarie

dell’intero globo, con generale perdita di fiducia, crack sistemici, pesanti ripercussioni in

termini di crisi di debiti sovrani, con conseguenti manovre economiche restrittive, calo

della domanda, della produzione e ,di nuovo, crollo della fiducia stessa. La presente ha la

presunzione di introdurre il lavoro con una delle più famosi citazioni di Jhon Maynard

Keynes, la quale, come poche, può trasmettere quello stato di tensione finanziaria in cui le

banche possono trovarsi nel momento in cui il mercato non risponde più ad un range di

parametri ritenuti essere standard, ma incontra instabilità, rispondendo in maniera del tutto

irrazionale. Le banche, senza un adeguato grado di leva finanziaria, una buona copertura di

liquidità e senza adeguate strutture normative, non possono resistere a lungo, in un clima

instabile e senza fiducia, proprio perché i mercati non funzionano mai in base ad un

orologio pre-impostato da una banca. Ciò che Jhon Maynard Keynes inseriva nella sua

citazione erano due dei più importanti requisiti che una buona banca deve avere in

condizioni economiche a-normali; buon grado di leva finanziaria e soprattutto tempo,

tempo di resistenza, per poter evitare conseguenze finanziariamente disastrose.

E’ per tale motivo che l’intera disciplina in tema di attività bancaria è stata pesantemente

sconvolta dalle recenti disposizioni, soprattutto a livello europeo; è per lo stesso motivo

che con il presente studio, si propone di considerare gli aspetti chiave della nuova

regolamentazione e, parallelamente, i cambiamenti nelle principali componenti del

delle banche in seguito all’implementazione delle regole previste per irrobustire e

business

consolidare il sistema bancario. Premettendo che, le conclusioni del presente studio non

vogliono avere la presunzione di illustrare quali saranno le certe conseguenze

dell’implementazione della nuova disciplina in toto e inoltre, non valutando quali saranno i

benefici che dalla stessa potranno essere ricavati nel lungo termine, ovviamente, lo studio è

stato svolto rispettando la seguente struttura e le seguenti modalità:

- Il primo capitolo apre ai grandi cambiamenti indotti dalla nuova normativa bancaria,

illustrando quali requisiti sono stati introdotti o quali, di quelli già esistenti, siano stati

modificati. Si procede, quindi, alla spiegazione dei quattro nuovi e principali requisiti

previsti in Basilea III, oggetti fondamentale delle nuove riforme che riguardano il

settore bancario:

1) Il Capital Requirements Regulation e la Capital Requirements Directive IV;

2) Il Leverage Ratio;

3) Il Liquidity Coverage Ratio;

4) Il Net Stable Funding Ratio;

- Il secondo capitolo spiega, per ognuno dei cambiamenti introdotti indicati

nell’elenco di cui sopra, quali siano le possibili implicazioni e gli effetti sui modelli di

business delle banche, specificando , attraverso una tabella, quali siano

a) gli elementi suscettibili di avere un incremento del loro valore in bilancio a

seguito dell’implementazione e nel periodo di transizione (+);

b) quali sono gli elementi suscettibili di essere scoraggiati (-);

c) gli elementi che verranno colpiti da un effetto ambiguo (+/-);

d) gli elementi che non risentiranno in termini di variazioni della riforma (=).

data l’attualità e l’importanza del tema,

- Nel Terzo ed ultimo capitolo, si sviluppa la

l’introduzione del e l’EMIR.

tematica riguardante nuovo regime di risoluzione

“I mercati possono rimanere irrazionale più a lungo di

quanto tu possa rimanere solvibile.”

(John Maynard Keynes)

CAPITOLO 1

LE NUOVE REGOLE

Nel primo capitolo vengono spiegati i quattro punti fondamentali oggetto della riforma che

coinvolge l’intero sistema bancario. Il periodo di transizione che inizia con l’emanazione

della norme per finire alla piena implementazione di esse, inizia con l’entrata in vigore

delle stesse a partire dagli anni immediatamente successivi alla Grande Recessione; lo

stesso legislatore prevede un processo di acquisizione dei nuovi requisiti da parte del

settore bancario graduale che si concluderà solo il 1 Gennaio 2022, quando, gli indici

diventeranno dei veri e propri requisiti minimi che le banche devono osservare nello

svolgimento della propria attività; la gradualità del processo ha come obiettivo la

formazione di un percorso di riforme che non stravolga o non provochi eccessivi

turbamenti all’interno del sistema finanziario, ma rafforzi le strutture di bilancio delle

banche e pone l’esistenza di incentivi ad una buona gestione della liquidità.

Il terzo e articolato insieme di provvedimenti di riforma, infatti, predisposto dal Comitato

1

di Basilea per la vigilanza bancaria, nasce per migliorare la capacità del settore bancario

di assorbire shock derivanti da tensioni economiche e finanziarie, per migliorare la

gestione del rischio e la governance, e rafforzare la trasparenza informativa delle banche

attraverso uno schema di regolamentazione che sostituisce e/o rafforza le precedenti

misure dettate in Basilea 2. Oltre ai provvedimenti sui requisiti patrimoniali o sul capitale

(CRR E CRDIV), Basilea 3 interessa anche i profili di liquidità (LCR) e la struttura di

finanziamento (NSFR) delle banche. Premettendo che avranno una piena implementazione

a partire solo dal 1 Gennaio 2022, di seguito verranno illustrate le nuove regole previste.

1.1. IL CAMBIAMENTO DEI REQUISITI PATRIMONIALI

1.1.1. CRR/CRDIV

Il regolamento sui requisiti patrimoniali (Capital Requirement Regulation) e la quarta

direttiva sui requisiti del capitale (Capital Requirement Directive), traspongono i nuovi

1 Con l’ultima crisi si è giunti alla terza formulazione di questo corpus di norme; il comitato di Basilea, quale

organizzazione internazionale istituita dai governatori delle Banche centrali dei dieci paesi più industrializzati, con

l’esperienza maturata durante la crisi del 2008 introduce regolatori per garantire un sistema bancario solido e stabile,

fondamentale per assicurare una crescita economica sostenibile.

obiettivi e requisiti dettati in Basilea III all’interno della legislazione europea. Sotto queste

regole, viene definita una ricomposizione dei requisiti patrimoniali, potenziando il CET 1

2

(Common Equity Tier 1 ) che viene portato al 4,5% rispetto al 2% precedente. Il

coefficiente patrimoniale CET 1 viene ottenuto rapportando il Tier 1 alle attività ponderate

3

per il rischio ; la misura minima di questo coefficiente, utilizzato come importante misura

4

di patrimonializzazione di una banca, è stata innalzata da Basilea III , mentre lascia

l’ammontare minimo di capitale che le banche devono possedere,

invariato il quale è

destinato a rimanere all’8%; si ricorda, infatti, che tra gli accordi di Basilea II, veniva

previsto un coefficiente di solvibilità all’8%. Tale coefficiente fissa l’ammontare minimo

di capitale che le banche devono possedere in rapporto al complesso delle attività

ponderate in base al loro rischio creditizio;

“ammontare s’intende un aggregato contabile che può

- per minimo di capitale”

discostarsi in maniera significativa dal patrimonio netto; esso oltre al capitale di

rischio (utili accantonati e capitale apportato dai soci) può comprendere anche

componenti dell’attivo.

capitale di debito e da esso possono essere dedotte alcune

“Le

- attività ponderate al rischio” (Risk-Weighted Assets) sono, invece, le attività

dell’intermediario e gli impegni che questo ha nei confronti di altri soggetti ponderate

in funzione della diversa solvibilità delle controparti secondo uno schema di

ponderazione.

Cambiamenti sui requisiti patrimoniali

Tabella 1.1.1. Basilea II Basilea III

COEFFICIENTE PATRIMONIALE

CET 1 2% 4,5%

Coefficiente di Solvibilità 8% 8%

l’espressione “TIER si fa riferimento

2 Con I” al capitale di base di Classe I; è composto da strumenti di

equity, utili non distribuiti, riserve distribuibili e fondi rischi generali.

3 Le attività vengono rapportate in base al rischio secondo uno schema di orientamento predisposto in Basilea

II.

4 I in realtà il testo di basilea 3 prevede anche il passaggio dal 4% al 6% per la stessa componenti di fondi propri costituita

da strumenti di capitale di qualità elevatissima, cioè il Tier 1, e, inoltre, come altra misura correttiva non saranno più

computati nel patrimonio di vigilanza gli strumenti di capitale di classe 3 (Tier III) e la costituzione di una riserva di

capitale per un importo pari al 2,5% dell’importo complessivo dell’esposizione al rischio degli

conservazione del

strumenti del capitale Tier 1

1.2. I NUOVI INDICI DI INDEBITAMENTO

1.2.1. LEVERAGE RATIO (LR)

Guardando esattamente a ciò che ha innescato la Grande Crisi finanziaria globale, tra le

principali cause emerge l’accumulo di un grado eccessivo L’utilizzo

5

di leva finanziaria .

della leva finanziaria permette di poter acquistare o vendere attività finanziarie per un

ammontare superiore al capitale posseduto, per poter beneficiare di un rendimento

potenziale maggiore, ma allo stesso tempo espone a rischi di perdite molto significative.

Nella fase più acuta della crisi, fattori come la mancanza di liquidità e la perdita di fiducia

hanno costretto il sistema bancario a ridurre la propria leva, innescando un processo

6

catastrofico di deleveraging . Il tutto accadeva mentre le banche riuscivano a mantenere in

apparenza robusti coefficienti patrimoniali; per questo motivo Basilea III si pone come

obiettivo quello di introdurre un indice di leva finanziaria trasparente e non basato sul

l’accumulo di leva finanziaria e rafforzare la struttura patrimoniale.

rischio per contenere

L’indice di leva finanziaria di Basilea 3 è definito come il rapporto tra Misura del

Patrimonio e Misura dell’Esposizione:

La “Misura del Patrimonio” corrisponde al patrimonio

- di base TIER 1, come definito

nello schema di regolamentazione patrimoniale basato sul rischio e dalle disposizioni

transitorie previste in Basilea 3 7 );

La “Misura dell’Esposizione”

- è data dalla somma di quattro diverse tipologie di

esposizioni; esposizioni in bilancio (tutte le attività in bilancio fatta eccezione per

alcune deduzioni possibili o eccezioni previste in Basilea III), esposizioni in derivati,

particolare attenzione al sistema bancario si utilizza un’accezione sia prettamente ragionieristica, che

5 Con di “leva finanziaria”; mentre l’economia aziendale considera la stessa come il

economica del concetto

rapporto tra il totale attività (impieghi)) e il capitale proprio, la ragioneria e la finanza aziendale guardano al

concetto di “leva finanziaria” come una componente del ROE sfruttata particolarmente nel settore finanziario

dell’economia; per “leva” infatti qui s’intende la capacità di investire somme di capitale prese in prestito ed

ottenere un rendimento maggiore del tasso d’interesse richiesto dal prestatore)

6 Il processo di deleveraging consiste nella riduzione del livello di indebitamento da parte delle istituzioni

finanziarie che si realizza rimborsando il debito pregresso con la liquidità disponibile e, in mancanza di

quest’ultima, attraverso la riduzione dei prestiti alla clientela o la vendita di altre attività innescando una

dannosa spirale tra perdite, erosione del capitale delle banche e una fatale contrazione della disponibilità di

credito all’economia reale.

7 La regolamentazione dettata dal Comitato di Basilea identifica il capitale delle Banche in 3 livelli (appunto Tier 1, 2 e

3), classificati per grado crescente di liquidità e decrescente di priorità nel rimborso agli azionisti. Tali livelli di capitale

sono atti a garantire la copertura delle eventuali perdite finanziarie, il loro assorbimento e dunque la “permanenza in vita”

dell’istituto. Il Tier 1 è dato dal capitale sociale, dalle riserve indisponibili di bilancio e dagli utili non distribuiti

agli azionisti e accumulati nel corso della vita della banca.

esposioni per operazioni di finanziamento tramite titoli (Securities Financing

Transactions) e poste fuori bilancio (aperture di credito, accettazioni, lettere di credito

connesse con operazioni con merci).

L’attuazione dei requisiti relativi all’introduzione del Leverage Ratio ha preso avvio il 1°

Gennaio 2013 e sfruttando un periodo di transizione lungo 4 anni, attraverso attività di

monitoraggio e calibrazione con ulteriori adeguamenti completando la definizione

dell’indice il 1°Gennaio 2017, verrà previsto come requisito minimo il 1°Gennaio 2018; le

del 3%.

banche dovranno rispettare un requisito minimo dell’indice

LIQUIDITA’

I NUOVI INDICI DI

1.3.

1.3.1. LIQUIDITY COVERAGE RATIO (LCR)

Il Liquidity Coverage Ratio è una delle riforme fondamentali elaborata dal Comitato di

Basilea 3 per far si che il sistema bancario diventi più robusto; è un indicatore a breve

termine (30 giorni) che propone di aumentare la resilienza del profilo di rischio di liquidità

delle banche. Proprio durante la crisi finanziaria, infatti, nonostante gli adeguati livelli

patrimoniali, molte banche hanno incontrato forti problemi per non aver gestito in maniera

imprudente la liquidità; con la messa in risalto di questo aspetto Basilea III ha introdotto

questo indice, assicurando che le banche mantengano un livello adeguato di attività liquide

di alta qualità non vincolate (High Quality Liquid Assets), che possano essere facilmente

convertite in contanti per soddisfare un improvviso e ipotetico stress di liquidità nell’arco

8

di 30 giorni . Questo indice è stato introdotto a partire dal 1°Gennaio 2015; il requisito

minimo è stato fissato al 60% e sarà innalzato, come previsto, gradualmente di anno in

anno per raggiungere il 100% di requisito minimo il 1° Gennaio 2019. L’introduzione

dell’indice e l’approccio progressivo mira a rafforzare i sistemi bancari senza arrecare però

turbamenti eccessivi ai sistemi stessi.

8 Il LCR stabilisce un livello minimo di liquidità, ma da solo non è su

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescoantonio.cicchinelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia degli intermediari finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Carretta Alessandro.
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