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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO

DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA E SCIENZE DELL’EDUCAZIONE

IN SCIENZE DELL’EDUCAZIONE

CORSO DI LAUREA

EDUCATORE PER LO SVILUPPO SOCIALE E DEL TERRITORIO

Dissertazione finale:

LA CURA MATERNA COME CURA EDUCATIVA

RELATORE:

Cresti Matteo

CORRELATORE:

Federico Zamengo CANDIDATA:

Camosso Deborah

Matricola: 785943

Anno scolastico 2021/2022

INDICE

CAP 1

1.1 INTRODUZIONE……………………………………………………………………………...p.2

…………………………...p

1.2 PROGETTO SALINTER………………………………………… 4

1.3 ETICA DELLA CURA………………………………………………………………………...p 6

…………………………………………………………………………..….

1.4 NEL NODDIGS p 13

……………………………………………………….p

1.5 SARA RUDDICK…………………… 18

VIRGINIA HELD……………………………………………………………………………..p 24

1.6

CAP 2

2.1 LAVORO MATERNO………………………………………………………………………..p 28

p

2.2 CRITICHE…………………………………………………………………………………… 37

2.3EDUCAZIONE E CURA……………………………………………………………………... p 44

CAP 3

3.1 RELAZIONE MAMMA-BAMBINO: la prima relazione……………………………………..p 59

3.2RELAZIONE DI CURA COME RELAZIONE EDUCATIVA………………………………..p 62

3.3 LA CURA COME CURA EDUCATIVA……………………………………………………..p 67

3.4 L’AGIRE DELLA CURA COME AGIRE EDUCATIVO……………………………………p 71

CONCLUSIONI…………………………………………………………………………………p 72

BIBBLIOGRAFIA……………………………………………………………………………….p 73

75

SITOGRAFIA……………………………………………………………………………………p

p 76

RINGRAZIAMENTI……………………………………………………………………………

1

CAPITOLO 1

1.1 INTRODUZIONE della cura, l’idea è nata

In questo primo capitolo si discuterà dal progetto SALINTER, ovvero la

salute come immaginario sociale e religioso, coordinato dal Dipartimento di Filosofia e Scienze

dell’Educazione dell’Università di Torino e realizzato grazie al contributo di Fondazione CRC e

Fondazione CRT. I risultati del progetto che qui proponiamo e discutiamo si basano su di un set di

interviste svolte a un gruppo di infermieri professionisti in servizio presso le strutture dell’ASL CN-

1 e dell’ASO Santa Croce-Carle di Cuneo, oltre che di studenti del Corso di Laurea in Infermieristica

della sede cuneese dell’Università di Torino. Trattandosi di un primo risultato di un lavoro più ampio,

questo progetto vede coinvolti altri professionisti del lavoro di cura e altri strumenti di indagine, oltre

a quelli qui presentati che limitano a offrire un quadro necessariamente parziale, benché

sostanzialmente autosufficiente della ricerca condotta. Il tema principale è il concetto di salute, una

nozione dalla difficile definizione, che costituisce oggetto di interesse per le scienze umane e sociali.

Questo tema viene reso chiaro dalle esperienze dei soggetti che praticano in ambito medico. Grazie a

delle interviste rivolte alle diverse figure presenti in questo ambito sono insorte diverse modalità di

affrontare le situazioni con prospettive diverse, ottenendo risultati diversi. Inoltre, occorre aggiungere

che diverse concezioni di salute comportano conseguenze importanti anche sul piano della

definizione delle nozioni di cura e guarigione. Si ha quindi una distinzione tra i due termini che in

inglese sono “to e “to quell’insieme di interventi medici e

cure” care”. Il primo termine delinea

terapeutici volti a ristabilire o a conservare lo stato di salute di un individuo. Mentre per il secondo

termine ci si riferisce ad un insieme di pratiche relazionali al fine di prendersi in carico totalmente il

c’è l’infermiere di

paziente. La concezione della salute si differenzia in base al ruolo. Ad esempio,

territorio che valuta non solo la patologia ma osserva e si concentra anche sugli aspetti della vita del

si concentrano solamente a eliminare l’elemento patogeno,

paziente, mentre i medici cioè la malattia

che ha il paziente. L’infermiere di territorio deve utilizzare le pratiche relative alla presa in carico,

2

anche sul piano relazionale di un soggetto, con ricadute importanti per le pratiche professionali in

ambito sanitario, è in queste circostanze che si instaura una relazione tra le care giver (colui che cura)

e il care reicever (colui che riceve la cura). La relazione tra i cosiddetti care giver e care reicever, in

tal senso, è stata a lungo definita come, per sua natura, asimmetrica e sbilanciata, in termini di

su quest’ultimo la

allocazione del potere, a favore del care giver, fatto che sposta maggiormente

responsabilità della relazione di cura. Proprio dalla diversa concezione della salute si hanno diverse

teorie sull’etica della cura che noi analizzeremo sui pensieri della Noddings, Ruddick e Held, le quali

sostengono che una buona relazione e una educazione alla cura porta ad una società di individui

Per tale ragione l’indagine di cui si presenta

pacifica e non violenta. nei paragrafi successivi i risultati,

pur concentrandosi prioritariamente sulla nozione di cura, tiene in conto ed enfatizza il rilievo che le

sue diverse rappresentazioni presentano nella costruzione delle retoriche attraverso cui i professionisti

coinvolti nello studio leggono e interpretano la relazione di cura e il proprio ruolo all’interno di

questa. 3

1.2 PROGETTO SALINTER

Il progetto SALINTER si propone di studiare le rappresentazioni culturali della salute dal punto di

vista dei professionisti della cura alla persona, con particolare riferimento al personale infermieristico.

La parola "salute" assume infatti significati diversi che mutano col mutare del background culturale

dei soggetti.

Come detto precedentemente il progetto si basa su una raccolta di testimonianze orali, ottenute

“in

attraverso una serie di interviste qualitative profondità”, ovvero strutturate sul modello

dell’intervista biografica che insiste particolarmente sul vissuto del soggetto. Nel suo complesso

fondante della ricerca era quello di osservare dall’interno la dimensione interculturale delle

l’intento

relazioni di cura nel contesto sanitario a partire dal punto di vista di una specifica figura professionale:

l’infermiere. Nello studio è stato riscontrato che le persone intervistate hanno scelto questa

l’autentico rapporto che si instaura con l’utente. dell’infermiere è

professione per La presenza un

elemento fondamentale nei luoghi socio-sanitari in cui lavorano, per una loro predisposizione verso

il prossimo. Si tratta di infermieri che lavorano in diversi ambiti sanitari, come ad esempio

l’infermiere del pronto soccorso, l’infermiere l’infermiere di reparto di maternità

di territorio, e gli

studenti del corso di Laurea in Infermieristica.

Nell’indagine si è accurato come ogni individuo abbia una diversa concezione del lavoro di cura

influenzata dalle esperienze biografiche e il ruolo svolto. In ogni contesto si instaura una relazione di

cura tra chi deve curare e chi deve ricevere le cure da esso. Questa relazione di cura risulta diversa da

ogni contesto in cui il curante-curato viene inserito.

Un caso particolarmente interessante è quello dell’infermiere di territorio che non si prende carico di

l’intero l’infermiere

fatto solo del paziente ma entra in relazione con nucleo famigliare. Qui presta

sostituisce all’infermiere in sua

cura al paziente a domicilio, cooperando con la famiglia che si

4 1

assenza. Per tale ragione il professionista deve, in tal caso, entrare in punta di piedi in quel contesto

interessarsi non solo al medesimo paziente ma all’intero contesto in cui è inserito.

ed percepisce l’importanza dell’etica

Grazie a questa ricerca si della cura che permetterebbe di adottare

un approccio più corretto, nella sua totalità, con la persona che abbiamo di fronte affrontando la

all’interno dei diversi contesti.

relazione che si svilupperà

1 Intervista FB un infermiere di territoriale ASL CN1 8/7/2020

5

1.3 ETICA DELLA CURA

A partire dall’Ottocento la nozione di cura dà la possibilità di offrire un approccio etico basato su di

sviluppo dell’etica della cura contemporanea corrisponde

essa. Lo allo sviluppo del pensiero

femminista. A dare il loro contributo sul concetto di cura sono le autrici di quella che viene spesso

definita la seconda fase del pensiero femminista.

La “cura” viene descritta come un atteggiamento di attenzione nei confronti di un'altra persona, colui

che presta questo atteggiamento assorbe interamente l’altra persona prendendosi in carico tutto ciò

a rispondere ai bisogni dell’altro in modo concreto e del tutto 2

che la riguarda, spinto personalizzato .

Si tratta di una relazione tra due individui, colui che offre la cura (il care giver) e colui che riceve le

cure (il care receiver), è una relazione reciproca che si concentra sulle azioni, decisioni e sulle

implica l’empatia e

responsabilità di entrambe le parti. Tutto questo il coinvolgimento emotivo

affinché avvenga un’interazione ottimale per creare una connessione tra di loro, per esempio la

relazione tra madre e figlio, educatore e ragazzo, infermiere e paziente.

Per ottenere una buona relazione di cura occorre un riconoscimento vero e proprio come persona e,

senza di ciò la cura non potrà essere messa in atto in modo adeguato. Per questo motivo è importante

l’empatia, anche se rischiosa, poiché se fosse eccessiva porterebbe la relazione ad un sentimento di

dominio vero e proprio e non più ad un necessario sostegno. Si tratta di una rappresentazione della

moralità, di una buona relazione con l’altro .

Basandoci sull’approccio dell’etica della cura, la relazione che instauriamo con chi ha bisogno di

aiuto ci permette di aiutare gli altri. Ci rende anche capaci a cooperare nella società e a contribuire a

far diventare parte integrante della società gli individui che si sono presi in carico. Inoltre, ci spinge

ad avere delle relazioni di amicizia e di amore. Un buon approccio alla cura aumenterà le probabilità

“Concetto di cura tra etica e medicina. Un’analisi del contributo dell’etica della cura alla filosofia

2 Tusino Silvia, Sede Amministrativa: Università degli Studi di Padova Dipartimento di Filosofia,

morale e alla bioetica clinica”

Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata (FISPPA). SCUOLA DI DOTTORATO DI RICERCA IN FILOSOFIA

INDIRIZZO: FILOSOFIA TEORETICA E PRATICA CICLO XXV.

6

di essere circondati da persone capaci, soddisfatte e non da persone disadattate e pericolose, che

3

potranno aiutarci a nostra volta quando ne avremmo bisogno.

incentrata sull’approccio della

Per questo occorre un’educazione cura fin da bambini, basta

un’educazione inadeguata o un’educazione basata sulla violenza per creare delle persone che

all’interno della

porteranno dei rischi non solo a livello personale ma a livello globale, società. Questo

però potrà accadere se gli è stato imposto una buona educazione al fine di riuscire a far fronte alle

pressioni negative della società.

Spesso le persone sono legate a degli obblighi morali verso la famiglia, e gli amici perché loro sono

visti come fragili, ma questo obbligo morale non deve essere riservato solo ai conoscenti ma deve

essere proiettato anche nei confronti di estranei, dato che loro sono soggetti vulnerabili alle nostre

azioni, per di più nei confronti delle persone che vivono una situazione di disagio, e noi siamo in una

4

posizione favorevole per poterli aiutare.

Le basi di questo atteggiamento di obbligo di prendersi cura degli altri derivano dal fatto che le

persone sono dipendenti dagli altri, fin da piccoli dai genitori, dalle cure che essi offrono, dalla

5

medicina in caso di malattia, spesso abbiamo la necessità di avere la presenza di altri per crescere.

Tramite la relazione che instauriamo con gli altri, si sviluppa la nostra personalità ed è solo così che

possiamo accrescere le nostre abilità sensoriali, linguistiche, motorie ed emozionali. Questo è un

concetto difficile da capire, le persone sono alla ricerca di una amica/o, vogliono i genitori vicini a

loro non solo per le faccende domestiche ma semplicemente per avere qualcuno accanto che gli

sostenga nei momenti di difficoltà e gli stiano vicino nei momenti di gioia, da parte di entrambi per

non sentirsi soli. Quindi si cerca negli altri aiuti per il mantenimento delle capacità, abilità e della

“Etica

3 Sara Botto, della cura. Una introduzione.” Ethica Orthotes, Napoli, 2013.

R.Goodin “

4 Utilitarianism as a Pubblic Philosophy”. P. 110-111.

Sara Botto “Etica

5 della cura. Una introduzione.”. Ethica Orthotes, Napoli, 2013. Si tratta della giustificazione

dell’obbligo a prendersi cura degli altri sostenuta da Held e Noddings. P. 57.

7

Le capacità, anche quelle di far del bene, non finiscono con la cura nell’infanzia ma si

6

moralità.

continua con le altre relazioni che si instaurano con gli altri nel corso di tutta la vita. Ad esempio,

anche gli insegnanti possono contribuire come fondamenta a queste relazioni. Dato che si è

un’etica

dipendenti dagli altri, se si impone un’educazione basata su del bene si farà del bene ad altri.

Questo pensiero dipende da chi lo ha trasmesso e viceversa, se viene trasmesso il cattivo esempio non

si avrà un’azione costruttiva ma è possibile che si abbia un’azione negativa. Per cui le persone hanno

una tendenza a far del bene ma ne possiedono una anche a ferir gli altri. Solo con la cura degli altri si

diventerà capaci di cooperare nella società e di contribuire a far diventare un individuo un essere

sociale. Dalla cura degli altri possono nascere le persone con cui si condividerà parte della vita come

sposi, amici; e si aumenterà la possibilità di avere una buona cura che porterà a essere circondati da

persone sicure, e di ottenere la cura in caso di bisogno. Quindi si tratta di modellizzare una società

incentrata sulla cura, e dato che sarà la comunità attiva a crearla, è responsabilità della maggioranza

delle persone a direzionare verso il bene comune.

morale di soddisfare i bisogni degli altri si basa sull’idea intuitiva che la vita abbia valore

L’obbligo

e deve essere supportata. Questa dipendenza impegna ognuno a prendersi cura degli altri, perché

negandogli l’aiuto non saranno in grado di sopravvivere e di raggiungere il benessere che si riconosce

“buono”. non è totalmente autonomo ma

come L’individuo interdipendente, ma allora decidere di

diventare un care giver non è una scelta autonoma, si diventa autonomi attraverso le relazioni che

instauriamo con gli altri, e queste possono influenzare le scelte della vita, con il passare del tempo si

reciproca 7

rimane consapevoli di questa interdipendenza e si avrà così un’autonomia che include la

comprensione, l’empatia, l’accettazione e la condivisione di spazi e tempi, decisioni per raggiungere

l’interdipendenza. con un’educazione e

È attraverso le relazioni appropriate con i care giver, con

pratica che si può imparare a pensare autonomamente a sé stessi e resistere alle pressioni esterne

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DeborahCamosso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Cresti Matteo.
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