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DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE

CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN

RELAZIONI INTERNAZIONALI

CURRICULUM STUDI EUROPEI (LM-52)

TESI DI LAUREA

LA CRISI MIGRATORIA AL CONFINE TRA

MESSICO E STATI UNITI: IMPLICAZIONI GEO-

DEMOGRAFICHE, POLITICHE ED ECONOMICHE

LAUREANDA RELATORE

Valeria Lacava Chiar.mo Prof.

Alfonso Giordano

ANNO ACCADEMICO 2024-2025 1

2

INDICE

INTRODUZIONE 4

1. Inquadramento storico e mutamenti geo-demografici nel

contesto statunitense 7

1.1 Dalla questione del Texas ai giorni nostri 7

1.1.1 Il Trattato di Guadalupe Hidalgo del 1848, la configurazione di una

nuova frontiera e la “febbre dell’oro” californiana 10

seconda guerra mondiale: l’inversione del “senso

1.1.2 Dal Porfiriato alla

di marcia” 13

’60 ad oggi

1.1.3 La crescita dei flussi migratori (clandestini) dai 19

L’incremento e l’assimilazione dei

1.2 demografico tra il XX e il XXI secolo

latinos 28

1.3 Legislazione e dinamiche demografiche degli Stati Uniti 37

l’inclusione sociale

2. Le politiche migratorie, e le realtà

partitiche ed elettorali degli ispanici 42

Dall’immigrazione “illimitata” all’Emergency

2.1 Quota Act del 1921 43

Restrizioni, rifugiati e riforme dagli anni ’20 al secondo dopoguerra

2.2 48

nell’era della globalizzazione e

2.3 La questione migratoria la nascita del Muro

di Tijuana 54

2.4 Non solo chicanos: i flussi provenienti dal Triángulo Norte 63

politiche di sicurezza sulla frontiera negli ultimi trent’anni

2.5 Le 72

L’impatto delle seconde e terze generazioni: riflessioni su alcuni indicatori

2.6 sociali 79

2.7 Il dinamismo politico-elettorale dei latinos 86

3. Le trasformazioni economiche 92

3.1 La migrazione economica: tra necessità, opportunità e dubbi 92

L’entità e il ruolo delle rimesse dei migranti ispanici

3.2 99

3.3 Gli investimenti diretti esteri e il nearshoring in Messico 104

L’impatto dei migranti ispanici sul

3.4 mercato del lavoro 112

3.5 La nuova imprenditorialità latina 117

CONCLUSIONI 123

BIBLIOGRAFIA 126

SITOGRAFIA 130

3

INTRODUZIONE

Le migrazioni costituiscono parte integrante della condizione umana sin

da quando i primi Homo sapiens sapiens iniziarono ad occupare

progressivamente tutti gli spazi ecumenici, ossia i luoghi nei quali l’uomo

trova le condizioni adatte a stabilirsi. Il fenomeno migratorio è talmente

complesso e articolato da richiedere un approccio multi e interdisciplinare

che consenta di analizzarne le numerose sfaccettature, anche alla luce

dell’evoluzione e del dinamismo di tale processo. Contesto di

provenienza dei migranti, paese di destinazione, motivazioni alla base

dello spostamento e tratta percorsa sono solo alcuni degli aspetti

caratterizzanti la mobilità degli individui nel corso della storia. Tuttavia, è

possibile individuare un catalizzatore che più di altri si è rivelato in grado

di dare nuovi impulsi alla necessità dell’uomo di spostarsi e che ha

comportato il delinearsi di nuove dinamiche e, conseguentemente,

l’apertura di nuovi campi d’indagine che consentano di analizzare in

maniera non solo teorica, ma anche pratica, le implicazioni di un

fenomeno che tocca tutte le dimensioni della vita umana: la

globalizzazione. La circolazione attuale di beni, servizi e persone è stata

condizionata dalla compressione di quelle barriere spaziali, temporali e

tecnologiche che per secoli hanno rallentato, se non addirittura impedito,

i movimenti internazionali, creando in seguito un sistema reticolare di

connessioni e interdipendenze.

Questa tesi intende analizzare una storia migratoria specifica che

da vari anni ha attirato l’attenzione mondiale non solo per le sue

l’alterazione degli equilibri negli Stati

proporzioni, ma soprattutto per

coinvolti e nel più ampio ordine mondiale: la crisi migratoria sulla frontiera

tra il Messico e gli Stati Uniti, che ha dato vita a un’emergenza

umanitaria, logistica e politica di non facile gestione. Si tratta di uno dei

percorsi più affollati e che ha comportato conseguenze di grande rilievo

e connotate da un’ampia dinamicità: un crocevia internazionale dalle

4

caratteristiche mai uniformi, una mobilità con attori sempre diversi e con

conseguenze diversificate nel tempo e nello spazio. Lungi da qualsiasi

pretesa di esaustività, questo elaborato si soffermerà su tre ordini di

implicazioni derivanti dalla tratta migratoria in oggetto e che saranno

analizzate mediante una strutturazione in tre capitoli.

La prima sezione fornirà una panoramica storica del fenomeno,

descrivendo le radici della crisi migratoria in esame e il suo

dispiegamento nei principali avvenimenti passati e presenti verificatisi in

quasi due secoli di storia. Nella medesima sezione, verrà analizzata

altresì la provenienza dei flussi migratori che varcano la frontiera

messicana e la nuova veste demografica assunta dagli Stati Uniti,

a gestire l’integrazione degli ispanici nel già corposo

chiamati melting pot

americano soprattutto attraverso un cammino legislativo lungo e

articolato.

Il secondo capitolo approfondirà ulteriormente le politiche

l’integrazione dei

migratorie adottate e il loro tentativo di coniugare

migranti nel tessuto socioeconomico statunitense con la percezione

(reale, verosimile o fittizia) di una possibile minaccia alla sicurezza dello

stato. Saranno approfonditi parimenti ulteriori aspetti relativi ai contesti di

provenienza dei migranti (non solo messicani) che utilizzano il Messico

come passaggio obbligato per giungere negli Stati Uniti, oltre ai

mutamenti socio-politici derivanti dalla sedimentazione di pratiche di

accoglienza e integrazione che hanno reso la presenza latina sempre più

capillare nella società americana.

Infine, ci si soffermerà sull’apporto della popolazione ispanica al

sistema economico mettendo a fuoco alcuni aspetti chiave dei quali la

percezione è risultata spesso distorta dalla classe politica e

dall’attenzione mediatica. Si cercherà di analizzare nella maniera più

pregi e difetti dell’integrazione

oggettiva possibile economica ispanica,

descrivendo altresì l’incidenza dei migranti sul mercato del lavoro, i flussi

5

monetari tra i paesi interessati dal fenomeno in esame e le nuove strade

dello sviluppo e dell’innovazione economica.

Come già precedentemente precisato, non vi sono pretese di

completezza nella trattazione di una questione tanto complessa quanto

gli equilibri di un’area

delicata e che ha alterato nel corso del tempo

geografica che va ben oltre i 3.141 km della frontiera che divide Messico

e Stati Uniti, bensì la volontà di approfondire e sviscerare aspetti settoriali

macro e microscopici di una “storia di confine” meritevole di un esame

dettagliato. 6

CAPITOLO 1

INQUADRAMENTO STORICO E MUTAMENTI GEO-

DEMOGRAFICI NEL CONTESTO STATUNITENSE

A dispetto di una presunta collocazione della questione migratoria tra

Messico e Stati Uniti in un arco temporale relativamente recente poiché

portata maggiormente sotto i riflettori internazionali dall’agenda politica e

dalla pressione mediatica, la storia tormentata di tale confine affonda le

cui il cosiddetto “mito della

proprie radici in una fase più remota in

frontiera” plasmava lo spazio geografico americano. L’ideatore di tale

Frederick Jackson Turner, nel suo “The Frontier in American History”

tesi,

rimarcò la distinzione rispetto al termine “confine” che caratterizzava

all’epoca la topografia europea, sottolineando come la frontiera

americana non presentasse i medesimi caratteri di linearità e staticità: la

frontiera, difatti, è protesa costantemente alla conquista e non può

pertanto fissarsi e irrigidirsi in una statica linea di demarcazione che nulla

1

aveva a che vedere con i desideri espansionistici americani.

La costante spinta della frontiera e il progressivo ampliamento del

raggio d’azione americano furono fonte di conflitto con i territori confinanti

che all’inizio del XIX secolo erano ancora alla ricerca di un assetto stabile

dopo il processo coloniale che aveva attraversato l’America Latina,

quell’area del continente americano nel quale, nel secolo XVI, si sviluppò

la civiltà iberica a seguito delle missioni di conquista, colonizzazione ed

evangelizzazione da parte degli spagnoli e dei portoghesi.

1.1 Dalla questione del Texas ai giorni nostri

dell’odierno Texas, oggi secondo stato degli Stati Uniti

La storia coloniale ebbe inizio nel 1519 quando l’esploratore

per popolazione ed estensione,

Alonso Álvarez de Pineda arrivò in quelle terre nell’ambito di una delle

Gentili D., (2020), “Hic sunt leones. Confine/Frontiera: Genealogia

1 politica di un

dispositivo spaziale” in Teoria Politica, vol. 10, pp. 241-242. 7

tante spedizioni commissionate dalla Corona Spagnola, alla ricerca di

nuove fonti di ricchezza e prosperità nel Nuovo Mondo. Da quel momento

in poi, vari stati si avvicendarono nel controllo di un territorio che secondo

i racconti dell’epoca abbondava di risorse minerarie e auree e che

divenne oggetto di contesa delle vocazioni espansionistiche europee (e

2

non solo).

Il Texas costituiva la parte più settentrionale della colonia

spagnola del Messico fino al 1821, anno in cui fu proclamata

l’indipendenza che precedette l’istituzione formale della Repubblica nel

1824. A fronte di un’alterazione degli assetti territoriali e politici di tale

numerosi conflitti esplosero all’interno di questa regione,

portata,

riconducibili alla presenza dei coloni anglofoni che rappresentavano

l’85% della popolazione e che si ribellarono contro l’autorità del Messico.

L’indipendenza, difatti, non aveva conferito una reale stabilità al neo stato

messicano che impose provvedimenti legislativi in contrasto con gli

interessi economici della parte maggioritaria della popolazione.

Tali fatti costituiscono il principio di un rapporto delicato tra

Messico e Stati Uniti caratterizzato da una forte instabilità e che gettò le

basi di una vicenda che già all’epoca pose la frontiera e i migranti al

centro della disputa: nel 1830, il Messico proibì l’afflusso di migranti dagli

Stati Uniti al Texas nel tentativo di arrestare l’arrivo dei coloni anglofoni.

Il presidente messicano Antonio López de Santa Anna tentò di far

rispettare la legge attraverso l’abolizione della schiavitù e l’aumento dei

dazi doganali, ma tali provvedimenti causarono la reazione della

l’indipendenza

popolazione che annunciò del Texas dal Messico.

L’ostilità degenerò in un atto rivoluzionario che portò a sua volta alla

proclamazione della Repubblica del Texas nel 1836. Dopo alcuni anni,

tanto negli Stati Uniti quanto nel Texas, crebbero le pressioni per

2 Calvert R. A., De León A. e Cantrell G., (2020), The History of Texas, John Wiley and Sons

Inc., pp. 13-15. 8

un’annessione agli Stati Uniti ufficializzata nel 1845, avvenimento non

3

indolore bensì focolaio di un nuovo scontro con il Messico.

Appare chiaro come siamo ben distanti dalla definizione di una

questione migratoria nei termini in cui essa è intesa ai nostri giorni, ossia

come crisi politica, umanitaria e sociale, poiché il nodo problematico alla

è l’istituto della

base delle vicende storiche meglio descritte sopra

schiavitù con conseguente disputa tra schiavisti e abolizionisti. Tuttavia,

non può non essere fonte di riflessione quanto la centralità del tema nel

dibattito sia sopravvissuta ed evoluta fino ai giorni nostri, in un continuum

che si lega alle istanze della società contemporanea e preludio di una

guerra (non necessariamente intesa in senso militare) annunciata.

Questo perché è stato messo in discussione il tassello

fondamentale su cui si è plasmata l’identità americana: quella frontiera

intesa come linea di demarcazione cristallizzata e al tempo stesso mobile

secondo i desideri di conquista americani, e non come protezione da una

minaccia esterna. L’afflusso di migranti (regolari e non) ha messo in

risalto una debolezza della potenza americana abituata a invadere e non

a essere invasa, protesa all’espansione del proprio dominio in quei vasti

e non predisposta all’ingerenza esterna di

spazi inesplorati da civilizzare

altri popoli nella società statunitense.

Il confine tra Stati Uniti e Messico è oggi una delle 5 grandi linee

di faglia geopolitiche del mondo, un border to watch che cela tensioni

permanenti che periodicamente esplodono in un conflitto. Le possibilità̀

questa “frattura" è

di contrasti lungo scaturiscono dal fatto che la regione

una terra di frontiera, termine che in geopolitica ha un'accezione ben

descrive un’area collocata tra due o più spazi culturali ben

precisa e

definiti, eterogenei dal punto di vista sociale ma controllati dallo stato

3 Berardi S., (2019), Manuale di Storia e Istituzioni delle Americhe, Edicusano, p. 24. 9

dotato di maggiore forza militare e politica. Tuttavia, il fatto che

ufficialmente sussista il predominio di una nazione a danno di un'altra

non fa venire meno le frizioni sottocutanee tra le parti coinvolte, ma al

contrario genera una ferita sempre aperta fonte di tensioni mai del tutto

4

sopite.

1.1.1 Il Trattato di Guadalupe Hidalgo del 1848, la configurazione di una

nuova frontiera e la “febbre dell’oro” californiana

Con l’annessione statunitense del Texas si spianò la strada verso il

conflitto armato con il Messico che esplose nel 1846, inaugurando così

la guerra messico-statunitense. Nei due anni del conflitto, gli Stati Uniti

condussero una guerra di conquista avvantaggiati dalla superiorità

numerica e bellica, occupando Città del Messico. Le ostilità si chiusero

ufficialmente nel 1848 con il Trattato di Guadalupe-Hidalgo che comportò

ingenti perdite territoriali a danno della ex colonia spagnola: difatti, il

Messico fu costretto a rinunciare definitivamente al Texas e a cedere

circa metà del suo territorio a Washington, corrispondente agli attuali

New Mexico, Nevada e California. In cambio, il Messico fu indennizzato

con una cifra di oltre 18 milioni di dollari a fronte della perdita di circa

metà del suo territorio e con una nuova frontiera che seguiva il percorso

5

del Río Grande.

Tuttavia, tale accordo altresì conosciuto come “Trattato di pace,

amicizia, confini e appianamento tra gli Stati Uniti d'America e la

Repubblica Messicana” e considerato il primo e più importante patto tra

gli Stati Uniti e coloro che vivevano nella sponda sud del Río Grande, si

rivelò molto più di un’ulteriore concretizzazione dell’ideologia del “Destino

Manifesto” su cui si fondava la vocazione espansionistica americana. Gli

articoli XIII, XIX e XI (l’articolo X fu abolito dal Congresso dietro

raccomandazione del Presidente Polk) erano e sono a tutt’oggi i garanti

4 https://www.limesonline.com/da-non-perdere/perche-puo-scoppiare-un-conflitto-al-confine-

tra-usa-e-messico-14677575/

5 Berardi S., (2019), Manuale di Storia e Istituzioni delle Americhe, Edicusano, p. 24. 10

dei diritti messicani negli Stati Uniti: difatti, attribuirono ai circa 75,000

messicani presenti nei territori conquistati i medesimi diritti e tutele legali

spettanti ai cittadini americani bianchi. I messicani furono posti davanti

alla scelta di diventare cittadini americani o mantenere la cittadinanza

messicana, con l’obbligo di comunicarlo al nuovo governo entro un anno

dalla ratifica del trattato. Apparentemente, si poteva scorgere un tentativo

di assimilazione dei “nuovi” cittadini nella cultura anglo-americana e con

una serie di garanzie a tutela della convivenza pacifica con gli autoctoni.

Tuttavia, quanto promesso dall’accordo non fu mai mantenuto e i

messicani furono trattati alla stregua di cittadini di seconda classe, vittime

6

di pregiudizi razziali ed etnici e senza alcun potere politico.

Iniziò così a plasmarsi una nuova società americana, ma che non

seppe lasciarsi alle spalle la questione razziale che permeerà gli Stati

Uniti fino ai nostri giorni, un nucleo solido sedimentato in secoli di storia

fin dall’epoca coloniale e che ha reso il melting pot un modello a luci e

ombre. La maggior parte dei messicani non riuscì a integrarsi nella

cultura anglo-americana a causa dei pregiudizi degli americani bianchi

contro le proprie tradizioni, la religione e il colore della pelle, al pari degli

La cultura messicana nell’area fu garantita dai costanti

afroamericani.

flussi migratori attraverso la frontiera nelle decadi successive: questi

migranti non erano solo portatori dei costumi ispanici, ma agenti attivi

della storia statunitense come esemplificato dal fatto che molti messicani

combatterono al servizio di entrambe le fazioni in occasione della Guerra

7

civile. Nel frattempo, la tendenza colonizzatrice degli Stati Uniti non si

arrestò neanche di fronte al Grande Deserto Americano,

temporaneamente lasciato agli indiani nella convinzione che quei territori

“Race

6 Guizzo Gutierrez Osorio L. F., (2021), and Resistance on the Creation of Mexican

in

American Citizenship and the Chicano Identity” Undergraduate Research Journal, vol. 1,

pp. 133-134.

7 Ivi, p. 134. 11

l’area

fossero inadatti per un insediamento umano intensivo. Superata

delle Grandi Pianure e

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ValeLac94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economico-politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof Giordano Alfonso.
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