UNIVERSITA’ TELEMATICA “e-Campus”
Facoltà di Lettere
Corso Di Laurea in Letteratura, Lingua E Cultura Italiana
TITOLO:
“Le convenienze politiche della conversione di Costantino”
Relatore:
Prof. Luca Montecchio Tesi di Laurea di:
Vincenza Maria Castro
Matricola numero 005539413
Anno Accademico 2022/ 2023
INDICE
STATUS QUAESTIONIS
CAPITOLO I. I PRECEDENTI DELLA CONVERSIONE DI COSTANTINO……p. 6
1.1 LA VISIONE DI COSTANTINO…………………………………………...…...p. 16
1.2 LE FORZE MOTRICI E LE DIFFICOLTÀ INIZIALI DELLA POLITICA
RELIGIOSA DI COSTANTINO…………………………………………………….p. 21
1.3 L’ATTEGGIAMENTO DI COSTANTINO VERSO I CRISTIANI……………,p. 28
CAPITOLO II. LA POLITICA RELIGIOSA DI COSTANTINO DALL’INIZIO DEL
PERIODO DI TENSIONE CON LICINO ALL’INAUGURAZIONE DI
COSTANTINOPOLI………………………………………………………………...p. 35
2.1 COSTANTINO E LA CHIESA………………………………………………….p. 41
2.2 COSTANTINO: L’IMPERATORE, L’UOMO, IL CONDOTTIERO…………..p. 46
2.3 CORTE, ESERCITO ED AMMINISTRAZIONE……………………………….p.48
CAPITOLO III. GLI ULTIMI CONTATTI E GLI ULTIMI ATTRITI DI
COSTANTINO CON ROMA PRIMA DELL’INAUGURAZIONE DELLA NUOVA
CAPITALE…………………………………………………………………………..p. 57
3.1 IL TRIONFO DELL’INTOLLERANZA………………………………………..p. 67
3.2 LA VECCHIA ROMA E LA NUOVA……………………………………….....p. 70
CONCLUSIONE………………………………………………………………….....,p. 75
BIBLIOGRAFIA……………………………………………………………………...p.78
RINGRAZIAMENTI 2
STATUS QUAESTIONIS
Si credeva che l’imperatore Costantino il Grande, che regnò dal 306 al 337 e fu il primo
imperatore romano a riconoscere il cristianesimo, essendo stato guarito da una malattia,
avesse trasferito a Silvestro I, vescovo di Roma, il suo potere temporale, che cioè la
1
capitale dell’impero fosse passata dal secolo IV sotto il dominio della Chiesa .
2
Questa credenza, sincera o calcolata , nella donazione di Costantino costituì la base per
le ripetute giustificazioni avanzate dai pontefici tardomedievali per il loro ruolo
dominante nella sfera politica e per le loro pretese circa la supremazia della chiesa
romana e il diritto di investire ai loro posti di potere i sovrani civili.
Le prove che legittimavano tale autorità, e testimoniavano l’atto della donazione
presumibilmente seguito da Costantino a favore di Papa Silvestro, si trovano nel
3
Costituto di Costantino che consiste in una serie di dichiarazioni da parte
dell’imperatore Costantino, il quale, in seguito alla conversione al cristianesimo,
avrebbe annunciato il primato della chiesa romana sulle altre quattro sedi patriarcali:
Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, Costantinopoli, la sovranità del pontefice romano
come capo di tutti i sacerdoti del mondo, che così acquistava il diritto di ordinare
sacerdoti e chierici e la superiorità del potere papale su quello imperiale.
Con queste dichiarazioni pronunciate, si lascia credere, nel 313, l’imperatore faceva
diverse concessioni: al papato attribuiva gli onori imperiali, Silvestro ai suoi successori
donava molti territori, agli ecclesiastici conferiva il privilegio di fregiare se stessi e le
proprie cavalcature di insegne e dignità imperiali.
1 Sibilio V., (2006), Costantino il Grande e la Chiesa: una complessa relazione tra dogma, diritto e
politica, in Rivista di Teologia Ecumenico-Patristica
2 Calderone S., (2015), Diritto e religione nella prassi legislativa della «conversione» costantiniana, in
Κοινωνία, pp 352-358
3 Neri V., (2008), Documenti e narrazione storica nel libro IX dell'« Historia ecclesiastica » di Eusebio di
Cesarea, in Adamantius: Rivista del Gruppo Italiano di Ricerca su « Origene e la Tradizione Alessandrina
», pp 218-228 3
4
Riconoscendo la superiorità del potere papale su quello imperiale , proclamava la sua
decisione di trasferire la sede dell’impero a Bisanzio dove avrebbe fatto edificare la città
di Costantinopoli.
E finalmente concludeva che tutto ciò che aveva decretato doveva rimanere immutato
sino alla fine del mondo, non potendo alcuna autorità laica annullare questo privilegio.
Costantino aveva effettivamente volto la sua devozione a un misterioso Dio supremo.
E’ possibile rispondere definitivamente alla domanda se Costantino si sia convertito
sinceramente o per calcolo politico, ritenendo per buona la seconda ipotesi, come si
5
evince dalle parole di Seeck
Sicuramente egli visse, e ne fu inevitabilmente influenzato, in un’età, quella tardo
antica, segnata da un diffuso senso religioso composto da superstizione e fanatismo, che
riempiva il vuoto lasciato dalla tradizione politeistica romana.
Dotato di personalità complessa, era superstizioso, quindi timoroso di perdere il favore
delle diverse “possibili” divinità e alla ricerca inquieta di quella più potente al fine di
salvaguardare l’unità e la potenza dell’impero. Animato da sfrenata ambizione e vanità,
passionale, e impulsivo fino alla temerarietà, egli si sentiva rappresentante di forze
6
divine superiori e aveva un altissimo senso della dignità imperiale e dei suoi doveri .
Il suo sincretismo, del resto, per influenza del padre Costanzo Cloro, sostituì presto il
culto a Giove ed Ercole con quello al Sol invictus, che gli appariva l’incarnazione e il
simbolo dello spirito divino che governa il mondo.
Ma dopo il 312 Costantino rinnegò progressivamente cerimonie e processioni
tradizionali pagane anche se l’abbandono del politeismo appare avvicinamento al
monoteismo solare prima ancora che a quello cristiano, che, comunque, risultano a
lungo intrecciati; Cristo, è l’inviato di quel Dio superiore che egli adorava già sotto
l’emblema del sole. Costantino, del resto, ascoltava tra i suoi consiglieri il vescovo Osio
4 Hartmann L.M., (1916), Cristianesimo e socialismo, in Scritti dell'Associazione accademica delle
scienze sociali di Czernowitz, edizione III, p. 18
5 Seeck O., (1921), Storia del declino del mondo antico, IV: Gli inizi di Costantino il Grande: Declino del
mondo antico: L'amministrazione dell'impero: Religione e moralità: La dinastia costantiniana, p.58
6 Calore A., (2014), L’Imperatore Costantino e la legge, in Koivwvia, p 141 4
di Cordova e educò i figli nella nuova religione. Chiamò addirittura dall’Oriente lo
scrittore cristiano Lattanzio come precettore del figlio primogenito Crispo; non esiterà,
però, a fare uccidere quest’ultimo, falsamente accusato dalla sua seconda moglie Fausta,
anch’essa poi fatta morire, di averla insidiata e il rimorso per tale gesto può anche aver
7
influito sul suo avvicinamento alla fede .
7 Burckhardt J., (2020, L’età di Costantino il Grande, Milano, SE, p.10 5
CAPITOLO I. I PRECEDENTI DELLA CONVERSIONE DI COSTANTINO
Intorno all’anno 300 d.C., quando Costantino era ancora giovane e il suo atteggiamento
di fronte alla vita cominciava a delinearsi chiaramente, le religioni del mondo antico
erano ormai in declino e solo poche venerabili divinità mantenevano la loro forza
d’attrazione: “poiché le cose nate dagli uomini non vengono cancellate dal tempo, né
vengono compiute opere grandi e nobili, quelle accettate dai Greci e dai barbari, le altre
8
e per quale causa combatterono in altre parole” .
Ma il sentimento religioso, lungi dal decadere insieme agli antichi dei, si era allora
ravvivato in misura sorprendente; esso animava con una potenza nuova, senza
precedenti, che avrebbe fatto storia, tanto le pratiche della più bassa superstizione
popolare quanto le raffinate concezioni monoteistiche.
La vita spirituale della società colta, come l’esistenza animale degli strati più primitivi
della popolazione erano ugualmente permeate e dirette dal favore religioso.
Il generale processo di unificazione che si imponeva allora in tutti i campi del vivere
umano non mancava di influenzare anche le religioni politeistiche.
Nel comune crogiolo, il monoteismo cominciava a cristallizzarsi attorno a due solidi
nuclei.
Nel primo, il culto del Dio Sole, convergevano e si mescolavano confusamente la
filosofia che si muta in teosofia, le speculazioni astrologiche dei caldei e il misticismo
sfrenato di quei semi- cristiani ch’erano gli gnostici; tali motivi si incontravano a loro
volta con la religione solare diffusa in tutto l’Oriente e con le idee primitive degli
indogermani e dei gruppi affini sul potere magico e l’onnipotenza del dio Sole.
La divinizzazione del Sole, in una forma tanto composita, era largamente ricettiva.
La politica ufficiale di Roma una volta si era avventurata anch’essa in questa direzione e
aveva tentato di elevare il Sol Invictus quale dominus imperii Romani a signore celeste
9
dell’impero .
8 Erodoto, Le Storie, Hdt. 1.1.0, “ ὡς μήτε τὰ γενόμενα ἐξ ἀνθρώπων τῷ χρόνῳ ἐξίτηλα γένηται, μήτε
ἔργα μεγάλα τε καὶ θωμαστά, τὰ μὲν Ἕλλησι τὰ δὲ βαρβάροισι ἀποδεχθέντα, ἀκλεᾶ γένηται, τά τε ἄλλα
καὶ δι᾽ ἣν αἰτίην ἐπολέμησαν ἀλλήλοισι”. Trad. it Trad.It. Franco L.
9 Cumon F., (1913), La théologie solaire du paganisme romain, in Académie des inscriptions et belles-
lettres de l'Institut de France, pp 147-148 6
Il secondo nucleo della cristallizzazione era costituito, ovviamente, dalla chiesa.
All’inizio, tanto l’uno che l’altro avevano influenzato Costantino.
Appena egli fu in grado di sviluppare una politica indipendente, negli anni che
precedettero la vittoria su Massenzio, il dio Sole ebbe la massima importanza, assieme a
10
Marte, nella sua monetazione gallica .
Quando, nel 310, l’imperatore dedicò ricchi doni in un santuario di Apollo in Gallia, è
probabile che intendesse dedicarli all’universale Sol-Apollo e non a qualche divinità
11
locale.
E, anche dopo ch’ebbe vinto con l’aiuto del Redentore, Costantino non ruppe subito i
legami che facevano di lui un seguace del Sole invincibile; a tal punto che la ricerca
moderna è giunta perfino a mettere in dubbio che ci sia mai stata una conversione di
Costantino a dubitare, almeno della sua sincerità.
Ad ogni modo, egli, è riuscito, nel breve volgere di un decennio, a perdere
completamente le ultime tracce del suo politeismo.
A partire dall’autunno del 312, l’interesse per dio Sole nel mondo spirituale di
Costantino cominciò gradatamente a dissolversi; allo stesso tempo, le sue antiche
simpatie per la chiesa di Cristo divenivano man mano più vive.
Egli aveva ereditato dal padre quest’atteggiamento aperto verso il cristianesimo.
Mentre i colleghi di Costanzo avevano iniziato e per anni portato avanti con implacabile
rigore sanguinose persecuzioni contro i cristiani, quest’ultimo, da parte sua, era stato
riluttante a dar loro inizio nella parte occidentale dell’impero ch’egli reggeva e le aveva
quindi continuate con assai poco zelo. 12
La fede in Cristo aveva già piantato le sue radici nella famiglia di Costantino : “Che
anche questo nome di Gesù e di Cristo sia andato a quegli antichi profeti teofili , il
13
tempo lo ha già dimostrato” .
10 Maurice J., (1911), Numismatique Constantinienne Tome II, Paris, Ernest Leroux, p.20
11 Criscuolo U., (2020), Roma e la Nuova Roma nel IV secolo, Bari, Invigilata Lucernis, pp 119-128
12 Guarducci M., (1974), Le acclamazioni a Cristo e alla Croce e la visione di Costantino in Mélanges de
philosophie, de littérature et d'histoire ancienne,, Rome,Palais Farnèse, p. 789
13 Eusebius, The Ecclesiastical History, 1.3.1, Ὅτι δὲ καὶ αὐτὸ τοὔνομα τοῦ τε Ἰησοῦ καὶ δὴ καὶ τοῦ
Χριστοῦ παῤ αὐτοῖς τοῖς πάλαι θεοφιλέσιν προφήταις τετίμητο, ἤδη καιρὸς ἀποδεικνύναι. Trad. It,
Migliore F. 7
Quest’ultimo provava una simpatia verso i cristiani oppressi nell’odio che anch’egli
nutriva per Diocleziano e Galerio, gli autori delle persecuzioni.
Questi lo avevano escluso dalla successione all’imperiale collegio dei quattro,
offendendo in tal modo il suo immenso desiderio di vedersi riconosciuto.
Il suo odio per loro trovò più tardi espressione pubblica in un editto dove li condannava
per aver condotto sanguinose persecuzioni contro la chiesa: “lo scopo che si propone
questo lavoro è infatti di raccontare ed esporre solo quegli aspetti della sua vita
14
che riguardano la religione”.
Insultata apertamente imperatori di tanta fama, morti non da molto, era un fatto
rivoluzionario, tanto più che l’insulto veniva da chi sedeva ora sullo stesso trono.
Era un fatto assolutamente inaudito per quel mondo romano che si smarriva
nell’ammirazione per l’antichità e che considerava come suo dovere supremo la difesa
della buona, vecchia morale.
È senz’altro possibile che il distacco di Costantino dal passato di Roma non avesse
inizio con la pubblicazione di quell’editto e che fosse già avvenuto quando l’imperatore
era ancora giovane.
Tuttavia, a farlo volgere al cristianesimo, ci furono anche altre ragioni di carattere più
positivo.
La conversione di Costantino fu improvvisa, non preannunciata da alcun segno. Del
resto questa è una delle caratteristiche dei racconti di miracolo come genere letterario:
l’inaspettato sviluppo degli eventi, prodotto da una potenza suprema, è rappresentato di
15
solito nella forma più incomprensibile .
Ma, è molto difficile ammettere che, fino a quel momento, Costantino non avesse avuto
alcuna conoscenza del cristianesimo; eppure, non è Eusebio che si è inventato questa
storia; essa è dovuta al fervore religioso dell’imperatore stesso, quell’imperatore che,
due anni dopo aver posto il nome di Cristo sul suo vessillo, scriveva al sinodo di Arles
in tali termini:
14 Eusebio, VC I,11,1 (GCS, 20), “Τοῦ τῆς προκειμένης ἡμῖν πραγματείας σκοποῦ μόνα τὰ πρὸς τὸν
θεοφιλῆ συντείνοντα βίον λέγειν τε καὶ γράφειν ὑποβάλλοντος”, Trad.It. Franco L.
15 Calderone S., (2015), Diritto e religione nella prassi legislativa della conversione costantiniana, in
Κοινωνία, p 633 8
“L'infinita misericordia del nostro Dio non permette che l'umanità continui a vagare
nelle tenebre. L...] io, che ho appreso questa verità da molti esempi altrui, posso anche
confermarla sulla base della mia propria esperienza. Vi erano cose non giuste nella mia
natura e credevo di non vedere alcuna potenza celeste da coltivare nell'intimo del mio
cuore. [...] Ma l'Onnipotente Dio che guarda dall'alta torre dei cieli mi ha accordato ciò
che non meritavo. Innumerevoli invero sono le benedizioni ch'egli, nella sua celeste
16
benevolenza, ha concesso a me, suo servitore” .
Costantino poteva, dunque, scrivere in questi termini, sebbene non fosse mai stato un
miscredente.
Dieci anni più tardi, mostra ancora una volta dal suo fervore religioso, rivelava di nuovo
i propri sentimenti: già molto tempo fa, addirittura fin dall’inizio, era chiaro, a chiunque
fosse in grado di formarsi un
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