Tecnologie politiche
Il CDP e le sue accezioni
Il CDP ha diverse accezioni e definizioni:
- Un nuovo ordine economico alimentato dall’esperienza umana che ne è fonte di materia prima per pratiche commerciali segrete di estrazione, previsione, controllo e vendita.
- Una logica del profitto parassitaria, la cui produzione di beni e servizi è subordinata a una nuova architettura globale per la modifica dei comportamenti.
- Una mutazione pirata e autoreferenziale del capitalismo industriale, caratterizzata da concentrazioni di ricchezza, conoscenza e potere senza precedenti (digitalizzati).
- Il contesto alla base dell’economia della sorveglianza.
- La minaccia relativa alla natura umana del ventunesimo secolo, come lo è stato il capitalismo industriale nel diciannovesimo.
- L’origine di un nuovo potere strumentalizzante che impone il proprio dominio sulla società e sfida la democrazia dei mercati.
- Un movimento che impone un nuovo ordine collettivo basato sulla sicurezza assoluta.
- L’espropriazione dall’alto dei diritti umani fondamentali, ovvero la sovversione della sovranità democratica del popolo.
Capitale e soldi
Il capitalismo è un ordine economico, il capitalismo rinvia a ‘capitale’. C’è una differenza tra capitale e soldi. Moneta accumulata in funzione di equivalente universale, produzione (di cose) mediante guerre e valore di un oggetto. Il valore è deciso da chi produce le stesse monete, schiavi, proprietà monete, ovvero il potere: accumulazione basata sulla violenza, politico. Es. la moneta di re Carlo. Accumulazione oggi tramite investimenti (banche) per prestare soldi.
Il capitalismo industriale
La prima forma di capitalismo è il capitalismo industriale. Plusvalore è estratto della forza lavoro (non contempla il lavoro schiavistico). Industriale non è schiavitù perché si concentrano nelle città (formandosi così le metropoli).
La nostra civiltà è definita come civiltà dell’informazione digitale. Mettiamo a disposizione una mole intensa di dati attraverso l’uso incessante di smart devices connessi. Il concetto di casa fornisce lo spunto per due grandi aziende della tecnologia digitale di supporto alla vita domestica e quotidiana: Aware Home/Nest. Possiamo apprezzare gli ausili e le prospettive che ci offre l’interconnessione.
La casa e la civiltà emergente
Potremo chiamare casa questa civiltà che sta emergendo? Ma allo stesso tempo vediamo aprirsi nuovi territori fatti di ansia, pericoli e violenza, mentre l’idea stessa di un futuro prevedibile svanisce per sempre. Ogni creatura si dirige verso casa propria. È il punto d’origine che ogni specie usa per orientarsi. Senza orientamento, non potremmo esplorare territori sconosciuti, e saremmo perduti.
Il progetto Aware Home
Nel 2000, un gruppo di scienziati e ingegneri informatici del Georgia Tech collaborò su un progetto chiamato Aware Home, la “casa consapevole”. L’obiettivo era creare un “laboratorio vivente” per studiare “l’uso dell’informatizzazione in ogni luogo”. Nel 2018, il mercato globale delle smart home è stato valutato 36 miliardi di dollari, e ci si aspetta che raggiunga i 151 miliardi entro il 2023.
Il CDS: una nuova forma di capitalismo
Il CDS è una nuova forma di capitalismo basato su una logica di profitto senza precedenti. Si nutre dell’esperienza umana (che diventa fonte di raccolta) e non del suo lavoro, accumulando quanti più dati sensibili (dati personali, vocali, preferenze...) per poter ricavare, attraverso tecnologie dotate di intelligenza artificiale, prodotti predittivi che sviluppano il surplus comportamentale, necessario a elaborare comportamenti sempre più vicini alle aspettative dei consumatori, in modo da manipolarli e indurli a produrre quantitativi sempre maggiori di dati, quindi di surplus.
Fasi evolutive del CDS
- Migrazione mondo virtuale- mondo reale.
- Spostamento focus sulla dimensione sociale, fonte di risorse da sfruttare e di strumentalizzazione.
- Divisione dell’apprendimento pensata come simulazione di macchine che apprendono, subordinate allo stesso sistema.
- La logica di sorveglianza porta a una confluenza sociale in grado di sostituire la democrazia con la pressione di gruppo e certezza computazionale, annullando la percezione della realtà e la funzione sociale individuale.
Capitalismo della sorveglianza
Che cos’è il capitalismo della sorveglianza? Il capitalismo della sorveglianza si appropria dell’esperienza umana usandola come materia prima da trasformare in dati sui comportamenti. Alcuni di questi dati vengono usati per migliorare prodotti o servizi, ma il resto diviene un surplus comportamentale privato, sottoposto a un processo di lavorazione avanzato noto come “intelligenza artificiale” per essere trasformato in prodotti predittivi in grado di vaticinare cosa faremo immediatamente, tra poco e tra molto tempo.
Plusvalore e Big Tech
In che modo questi Big Tech (aziende) accumulano plusvalore? Estrae plusvalore senza pagare, l’estrazione avviene non in base al nostro momento produttivo, ma nel momento della nostra esperienza: quando mandiamo un messaggio, una foto, cerchiamo su internet, ascoltiamo una canzone, allora in quel momento nei Big Tech estraggono plusvalore.
Le aziende del capitalismo della sorveglianza
Le aziende che adottano questo tipo di capitalismo sono principalmente Google, Amazon, Facebook e Apple, continuando verso una sorveglianza sempre più intensa grazie all’aggiramento delle politiche di privacy con ogni strategia possibile. Come il capitalismo industriale era spinto dalla continua crescita dei mezzi di produzione, così il capitalismo della sorveglianza e i suoi operatori di mercato sono costretti ad accrescere continuamente i mezzi per la modifica dei comportamenti e il potere strumentalizzante.
L'immagine di Karl Marx
Il capitalismo della sorveglianza rimanda alla vecchia immagine di Karl Marx del capitalismo come un vampiro che si ciba di lavoro. C’è però una svolta inattesa. Il capitalismo della sorveglianza non si ciba di lavoro, ma di ogni aspetto della vita umana.
La retorica della forza
I capitalisti della sorveglianza si sono camuffati da eroi e hanno finto di lottare per il bene comune, facendo leva sulle ansie più diffuse. Ben presto si sono resi conto di poter fare qualunque cosa volessero, e l’hanno fatta. Che si tratti di un dispositivo smart per la casa, di quella che le compagnie di assicurazioni chiamano “clausola comportamentale” o di qualunque altra tra le migliaia di altre transazioni disponibili, stiamo di fatto pagando per farci dominare.
Il prodotto sei tu
Un vecchio detto sostiene “se è gratis, il prodotto sei tu”, ma anche questa visione è sbagliata. Noi siamo le fonti del fondamentale surplus del capitalismo della sorveglianza: l’oggetto di un’operazione di estrazione della materia prima tecnologicamente avanzata e sempre più inesorabile. I veri clienti del capitalismo della sorveglianza sono le aziende che operano nel mercato dei comportamenti futuri.
Internet e pubblicità
Internet è diventato essenziale per avere una vita sociale, ma internet è anche saturo di pubblicità, e la pubblicità è dipendente al capitalismo della sorveglianza. I capitalisti della sorveglianza sanno tutto di noi, mentre per noi è impossibile sapere quello che fanno. Accumulano un’infinità di nuove conoscenze da noi, ma non per noi. Predicono il nostro futuro perché qualcun altro ci guadagni, ma non noi.
Il trionfo del capitalismo della sorveglianza
Il trionfo del capitalismo della sorveglianza può essere spiegato da un motivo su tutti: è senza precedenti. Quando ci troviamo di fronte a qualcosa senza precedenti, lo interpretiamo automaticamente ricorrendo a categorie familiari. Un esempio classico è la nozione di “carrozza senza cavalli” usata da chi si doveva confrontare con l’invenzione senza precedenti dell’automobile.
Esempi storici
Un esempio tragico è l’incontro tra gli indigeni e i primi conquistadores spagnoli. Quando i Taino dei Caraibi precolombiani osservarono per la prima volta i soldati spagnoli, sudati e barbuti, che arrancavano sulla sabbia coperti di broccato e armature, come avrebbero potuto riconoscere il significato, l’unicità e la portata di quel momento? Non potevano certo immaginare la propria distruzione, e così ritennero che quelle strane creature fossero divine e le salutarono con elaborati riti d’ospitalità.
Il potere di ciò che non ha precedenti
Anni fa, durante una notte di tempesta, casa nostra venne colpita da un fulmine e imparai mio malgrado un’importante lezione sul potere di ciò che non ha precedenti. Pochi secondi dopo il fulmine, un fumo nero e denso si alzò dalle scale del piano interrato, salendo verso il salotto. Mentre ci mettevamo in salvo e chiamavamo i pompieri, credetti di avere un minuto o due per fare qualcosa di utile, prima di correre a raggiungere la mia famiglia.
Per prima cosa, salii le scale e chiusi le porte della camera da letto per proteggerle dai danni del fumo. Poi mi precipitai di nuovo in salotto, dove raccolsi tutti gli album di foto di famiglia che ero in grado di portare, e li misi al sicuro all’aperto, sotto al porticato. Il fumo stava quasi per raggiungermi, quando un vigile del fuoco mi afferrò per la spalla e mi spinse fuori. Sotto la pioggia battente, guardammo allibiti, casa nostra che esplodeva.
Crucialità del riconoscere l'inedito
Imparai molte cose da quell’incendio, soprattutto quanto fosse cruciale il fatto che ciò che non ha precedenti sia irriconoscibile. In quel momento di crisi, avevo immaginato casa nostra danneggiata dal fumo, ma non avevo di certo pensato che potesse svanire nel nulla. Avevo interpretato gli eventi basandomi sulle esperienze passate, supponendo che si trattasse di una deviazione dolorosa ma in fin dei conti gestibile, e che presto avremmo ristabilito lo status quo. Non riuscendo a riconoscere quel che non aveva precedenti, riuscii solo a chiudere la porta di stanze che non sarebbero più esistite, e a mettere le cose al sicuro in un porticato destinato a svanire. Ero cieca al cospetto di cose che per me erano senza precedenti.
Naturalmente, l’arrivo di qualcosa senza precedenti nella storia dell’economia non può essere paragonato a una casa che va a fuoco. Per quelle che erano le mie esperienze, un terribile incendio era senza precedenti, ma non era un evento del tutto originale. Il capitalismo della sorveglianza, invece, è un nuovo attore in scena, allo stesso tempo originale e sui generis. È unico e diverso da qualunque cosa lo abbia preceduto: un nuovo pianeta, dove spazio e tempo seguono una logica tutta loro, i giorni durano sessantasette ore, il cielo è color smeraldo, le catene montuose sono sotterranee e l’acqua è secca.
Burattinai e burattini
Per cominciare a confrontarci con quel che non ha precedenti, dobbiamo capire che ci interessa il burattinaio, non il burattino. Gli imperativi economici propri del capitalismo della sorveglianza sono i burattinai nascosti dietro le quinte che dirigono le macchine e le mettono in azione.
La visione di Thomas Edison
Era il 1912 quando Thomas Edison spiegò la sua visione di una nuova civiltà industriale in una lettera a Henry Ford. Edison temeva che i potenziali servizi dell’industria al progresso dell’umanità potessero essere bloccati dalla testardaggine di banchieri disonesti e finanzieri monopolisti. Edison e Ford capivano che la civilizzazione industriale moderna sulla quale avevano riposto le proprie speranze stava per sprofondare in un tunnel fatto di miseria per tanti e ricchezza per pochi.
Il nuovo capitolo del capitalismo
Tale contesto è il palcoscenico sul quale il capitalismo della sorveglianza è entrato in scena, diventando il popolare autore di un nuovo capitolo della saga del capitalismo.
Le parti del capitolo finale
1^ parte: Procede con l’analisi approfondita dell’invenzione del capitalismo della sorveglianza e della sua prima elaborazione, dovuta a Google.
2^ parte: La migrazione del capitalismo della sorveglianza dal mondo online a quello reale, scaturita dalla competizione per cercare prodotti predittivi in grado di avvicinarsi alla certezza assoluta.
3^ parte: Esamina l’ascesa del potere strumentalizzante.
4^ parte: Nel capitolo finale concludo che i modi nei quali il capitalismo della sorveglianza si distacca dalla storia del capitalismo sono sorprendenti, visto che richiede una libertà senza ostacoli e la conoscenza totale, lasciandosi alle spalle il patto di reciprocità del vecchio capitalismo con le persone e la società, e imponendo una visione collettivista e totalizzante.
29 agosto 2011: preparare il terreno per il capitalismo della sorveglianza
Il 9 agosto del 2011, a distanza di migliaia di chilometri l’uno dall’altro, accaddero tre eventi in grado di racchiudere i buoni auspici e gli imminenti pericoli dell’emergente civiltà dell’informazione. Il primo: Apple, la più avanzata tra le aziende della Silicon Valley, riuscì finalmente a superare la Exxon Mobil e a diventare l’azienda col maggiore capitale al mondo.
La sparatoria a Londra
Il secondo: una fatale sparatoria con la polizia diede il via a una serie di rivolte per le strade di Londra, trascinando il Paese in una spirale di violente proteste. Un decennio di crescita digitale non era riuscito a stemperare l’austerità punitiva dell’economia liberale e le grandi disparità che questa aveva causato.
Il diritto a essere dimenticati
Il terzo: i cittadini spagnoli proclamarono il loro diritto a un futuro più umano esigendo da Google “il diritto a essere dimenticati”.
Apple e la rivoluzione
Apple fece irruzione nel mondo della musica nel bel mezzo di un duello tra domanda e offerta. Nuovo modo di consumare musica: “quel che voglio, quando, dove e come voglio”. Dall’altro c’era l’industria musicale che aveva scelto di soffocare quella domanda seminando il terrore, dando la caccia e denunciando alcuni dei maggiori utenti di Napster. Apple edificò un ponte tra le due parti con una soluzione sostenibile dal punto di vista sia legale sia commerciale. Napster aveva hackerato il mercato musicale, ma Apple sembrò in grado di hackerare il capitalismo.
Il successo di Apple
Le vendite di iPod/iTunes/iPhone fecero decollare i profitti dell’azienda. Tre giorni dopo il lancio della piattaforma iTunes compatibile per Windows nell’ottobre del 2003, gli ascoltatori avevano scaricato un milione di copie del software gratuito e acquistato un milione di canzoni, spingendo Steve Jobs a dichiarare: “In meno di una settimana, abbiamo infranto ogni primato e siamo diventati la più grande azienda di musica online al mondo”. Quattro anni e mezzo dopo, nel gennaio del 2007, la cifra arrivò a due miliardi, e sei anni dopo, nel 2013, a 25 miliardi.
Le modernità nel capitalismo
Le novità rappresentate dall’iPod e dall’iTunes hanno ribaltato la vecchia logica industriale di questo secolo. Come interpretare questo successo? Il “miracolo” di Apple in genere è attribuito al suo talento nel design e nel marketing.
Le due modernità
Il capitalismo si evolve in risposta ai bisogni delle persone in un tempo e in un luogo determinati. Henry Ford era molto chiaro al riguardo: “La produzione di massa inizia con la percezione di un bisogno pubblico”. Ford fu l’unico a capire che una nazione di nuovi individui moderni – agricoltori, impiegati, negozianti – aveva poco e voleva di più, ma ad un prezzo ragionevole. Si potrebbe quindi dedurre che le nuove forme di mercato sono più produttive quando si plasmano in armonia con le esigenze e i valori delle persone.
Individualizzazione e modernizzazione
L’individualizzazione è invece conseguenza della modernizzazione ed è un tratto indelebile della vita contemporanea. Fino a pochissimo tempo fa, nella storia dell’umanità ogni vita era segnata dal sangue e dalla geografia, dal sesso e dalla parentela, dalla classe di appartenenza e dalla religione. Sono la figlia di mia madre. Sono il figlio di mio padre. Gradualmente, nel corso dei secoli è emerso il concetto che l’essere umano potesse essere un individuo, stretto da questa antica morsa.
La strada della modernità
Circa due secoli fa, abbiamo intrapreso la strada della modernità, nella quale la vita non viene più tramandata di generazione in generazione secondo le tradizioni del villaggio o del clan. La “prima modernità” è coincisa con la grande diffusione dell’“individualizzazione” della vita. Ci si adattava a quel che offriva il mondo, e si seguivano le regole. Nessuno chiedeva la tua opinione o ti ascoltava se parlavi. Ci si aspettava che facessi quel che dovevi fare, e poco a poco trovavi la tua strada.
I figli della prima modernità
Mettevi su una bella famigliola, riuscivi ad avere una casa, un’auto, una lavatrice e un frigorifero. Siamo figli della prima modernità, ma con il nostro nuovo modo di pensare abbiamo fatto nascere una “seconda modernità”. A partire dalla migrazione moderna verso nuovi stili di vita, siamo arrivati a costruire una nuova società di persone convinte dalla nascita di meritare una psicologia individuale: un’arma a doppio taglio fatta di libertà e di costrizioni. Sentiamo di avere il diritto e il dovere di scegliere la nostra vita. Non ci accontentiamo più di essere parte di una massa anonima.
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